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Al genere Tuber appartengono diverse specie di
funghi ipogei, comunemente chiamate tartufi, appartenenti alla
famiglia Tuberaceae, classe degli Ascomiceti. I tartufi hanno corpo
fruttifero ipogeo, ovvero sotterraneo, e crescono spontaneamente nel
terreno accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti, in
particolare querce, leccio con i quali stabiliscono un rapporto
simbiotico (micorriza).
Comunemente per tartufo si intende il solo corpo fruttifero ipogeo
che viene individuato con l'aiuto di cani e raccolto a mano. Il
tartufo è un alimento estremamente pregiato e ricercato, molto
costoso. Il tipico profumo penetrante e persistente si sviluppa solo
a maturazione avvenuta e ha lo scopo di attirare gli animali
selvatici (maiale, cinghiale, tasso, ghiro, volpe), nonostante la
copertura di terra, per spargere le spore contenute e perpetuare la
specie.
Sotto la denominazione di tartufo vengono ricomprese comunemente
anche le terfezie, genere della famiglia Terfeziaceae, detti anche
tartufi del deserto. Sono endemici di aree desertiche e
semi-desertiche dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dove
sono molto apprezzati. In Italia sono poco comuni e considerati poco
pregiati.
Le specie di questo genere presentano il carpoforo globoso, con la
superficie esterna (peridio) liscia o verrucosa, l'interno (gleba)
marmorizzato, spore brune, sub-globose o ellissoidali, reticolate o
spinose.
Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis
Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al
filosofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l'idea che il
prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore
e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di
questi, Giovenale, spiegò l'origine del prezioso fungo come frutto
di un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia
(albero ritenuto sacro al padre degli dèi). Poiché Giove era anche
famoso per la sua prodigiosa attività sessualea , al tartufo da
sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. la scienza che
studia i tartufi si chiama idnologia e deriva dal greco ydnon.
Il tartufo rimase sempre un cibo altamente apprezzato, soprattutto
nelle mense di nobili ed alti prelati. Per alcuni "scienziati"
dell'epoca, il suo aroma era una sorta di "quinta essenza" che
provocava sull'essere umano un effetto estatico.
Nel 1564 Alfonso Ceccarelli scrisse un libro sul tartufo, l'
Opusculus de tuberis.
Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato presso tutte le
corti europee un alimento tra i più ghiotti. Tra i grandi estimatori
di questo "frutto della terra" non va dimenticato il musicista
Gioacchino Rossini, che lo definì "il Mozart dei funghi". In
particolare il tartufo bianco di Alba e Asti, quello che si
raccoglie nei territori delle Langhe e del Monferrato, è sempre
stato considerato in assoluto il più pregiato: ma solo nel '900
questo tartufo bianco ha acquistato fama mondiale, grazie alla
geniale opera di promozione svolta da Giacomo Morra, albergatore e
ristoratore di Alba, giustamente "incoronato" Re dei Tartufi già nel
1933 dal Times di Londra.
Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato presso tutte le
corti europee un alimento tra i più ghiotti. Tra i grandi estimatori
di questo "frutto della terra" non va dimenticato il musicista
Gioacchino Rossini, che lo definì "il Mozart dei funghi". In
particolare il tartufo bianco di Alba e Asti, quello che si
raccoglie nei territori delle Langhe e del Monferrato, è sempre
stato considerato in assoluto il più pregiato: ma solo nel '900
questo tartufo bianco ha acquistato fama mondiale, grazie alla
geniale opera di promozione svolta da Giacomo Morra, albergatore e
ristoratore di Alba, giustamente "incoronato" Re dei Tartufi già nel
1933 dal Times di Londra.
I tartufi sono abbastanza rari, ed essendo commestibili e
particolarmente apprezzati in gastronomia, arrivano a costare cifre
molto elevate (per alcune varietà, anche oltre 3.000 Euro al kg).
L'Italia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di tartufi.
Nel territorio italiano è possibile raccogliere tutte le specie di
tartufo impiegate in gastronomia.
In Italia è' sempre possibile raccogliere tartufi, salvo il periodo
di fine aprile. Tradizionalmente la raccolta è compiuta impiegando
un maialino. Il problema di tale metodo è che il maiale è ghiotto di
tartufi, ed occorre trattenerlo per impedirgli di mangiare il
ritrovato. Al giorno d'oggi si impiegano esclusivamente i cani. Non
si impiegano razze particolari, al contrario in genere si sceglie un
bastardo di piccola taglia. Nonostante l'associazione dell'immagine
del cinghiale al tartufo, la raccolta con cinghiale non è stata mai
utilizzata, a causa dell'evidente difficoltà di controllare un
animale selvatico e non addomesticabile.
La coltivazione del tartufo o tartuficoltura è allo stadio
sperimentale in Italia ed in Francia. Per creare un terreno adatto
alla produzione intensiva del tartufo, o tartufaia coltivata,
occorre scegliere un terreno calcareo e povero di humus, scegliere
una varietà di tartufo ed impiantare essenze arboree ed arbustive
tartufigene (quercia nocciolo, salice, leccio). Le pianticelle sono
preventivamente micorizzate, ovvero le radici sono già in simbiosi
con le fungine prescelte. I risultati della tartuficoltura
sono risultati deludenti con le specie più pregiate di tartufo (Tuber
Magnatum Pico, mentre con le altre specie la produzione raggiungi
ottimi livelli di qualità e quantità. Data la forte domanda non ci
sono stati ancora forti impatti sui prezzi.
Risultati ottimi si sono avuti con l'impianto di ulteriori piantine
microtizzate in aree boschive dove il tartufo cresce naturalmente.
Per tartufaia controllate si intende una tartufaia naturale
migliorata con opportune pratiche colturali ed incrementate con la
messa a dimora di idonee piante arboree ed arbustive tartufigene,
preventivamente micorrizate.
Il tartufo, in quanto prodotto pregiato, di nicchia, si adatta alla
perfezione al modello di marketing made in Italy. Raramente viene
commercializzato intero e fresco, a causa del costo esorbitante,
della difficoltà di trasporto e conservazione e della caratteristica
attitudine del tartufo ad essere trasformato in modo creativo. È
sufficiente infatti una ridottissima quantità di tartufo per
insaporire un piatto o una salsa, e l'enorme valore aggiunto della
lavorazione stimola il proliferare di piccole imprese di
trasformazione. Vengono preparati normalmente vasetti con tartufi
interi di piccole dimensioni, carpaccio di tartufi (ovvero fettine
molto sottili), salse pronte a base di tartufo e comprendenti in
genere una base di funghi, che si prestano all'uso su crostini,
bruschette, pasta di grano duro, pasta fresca o di soia, bistecche
di filetto. Altre preparazioni comuni sono la grappa e l'amaro al
tartufo. Gli oli d'oliva aromatizzati al tartufo sono molto
richiesti, ma a causa di difficoltà insite nel processo di
produzione, vengono preparati con aromi ed essenze: sono quindi
prodotti meno naturali rispetto alle salse con polpa di tartufo.
Alcune preparazioni particolari si stanno affermando grazie
all'inventiva dei produttori, come le peschette al tartufo d'abruzzo,
preparati con pesche verdi nane, olio ed aceto.

RICETTE AL TARTUFO
Agnolotti al tartufo
prosciutto crudo gr 100 un tartufo bianco sei cucchiaiate di
parmigiano un uovo sale pepe noce moscata una fetta di lonza gr 150
sugo di carne o burro vitello gr 150 farina bianca gr 600 burro gr
150 farina bianca gr 400 acqua circa gr 90 due uova
Mettere sul fuoco una casseruola con una noce di burro, la lonza, il
vitello; salare, pepare e lasciare cuocere la carne bagnandola ogni
tanto con poca acqua. A cottura ultimata tritare la carne insieme al
prosciutto e mettere il tutto in una zuppierina, unire all'impasto
la metà circa del tartufo ben pulito e tagliato a fettine sottili,
l'uovo intero e due cucchiaiate di parmigiano: amalgamare per bene
tutti gli ingredienti. Con la farina, le uova e l'acqua, preparare
una sfoglia; fare poi dei piccoli agnolotti, cuocendoli solo quando
la pasta sarà ben asciutta, ma non troppo secca. Mezz'ora prima di
andare in tavola porre sul fuoco una pentola con abbondante acqua,
salarla e appena bolle versarvi delicatamente gli agnolotti;
lasciarli cuocere, poi scolarli ancora al dente e disporli a strati
su un piatto di portata fondo e ben caldo irrorandoli, man mano, con
burro fuso, e spolverizzandoli con il restante parmigiano
grattugiato. Sull'ultimo strato far cadere il rimanente tartufo
tagliato a fettine sottilissime.
Uova al tartufo
2 uova 1 noce di burro tartufo bianco sale
Metti in un tegamino il burro e fallo friggere. Quando assume un
leggero color nocciola, tira via il tegame dal fuoco, rompi due
uova, salale e, sulle uova, taglia un sottile strato di fettine di
tartufo bianco. Rimetti il tegame un attimo ancora sul fuoco e
servile immediatamente.
Lombatine di vitello ai
tartufi
(dose per 6 persone )6 lombatine di vitello da circa g 180 cad. -
panna liquida g 100 - vino bianco secco - burro - olio d'oliva -
pasta di tartufo - tartufo nero - farina bianca - sale.
Infarinate molto leggermente le lombatine di vitello, scuotendole
per eliminare l'eccedenza. Scaldate in una larga padella g 30 di
burro con 2 cucchiaiate d'olio d'oliva. Fatevi rosolare la carne
(circa 3' per lato), quindi cospargetela con una grattatina di
tartufo. Irrorate con mezzo bicchiere di vino bianco, fatelo
evaporare e cuocete per altri 3' circa. Unitela panna e stemperatevi
circa 2 cm di pasta di tartufo (spremuta dal tubetto); lasciate
sobbollire finche' il fondo di cottura si sara' addensato. Salate la
carne quindi portatela in tavola ben calda, ricoperta con il suo
denso e aromatico sughetto, accompagnata da verdura cotta, a
piacere.
Fonduta con tartufo bianco
d'alba
200 G Formaggio Fontina D'aosta, n200 G Formaggio Fontal, n2
Bicchieri Latte, n5 Tuorli D'uovo, n Tartufo Bianco D'alba
Tagliate la fontina d'Aosta e il fontal a dadini, disponeteli in una
terrina e copriteli di latte. Lasciateli riposare per sei ore a
temperatura ambiente. Travasate il composto di formaggi e latte in
una casseruola alta e stretta e ponetela sul bagnomaria caldo:
aiutatevi col frustino a sciogliere le fontine. Dopodichè aggiungete
cinque rossi d'uovo e completate la cottura sempre rimestando. Dopo
qualche minuto la fonduta assumerà un aspetto cremoso e denso; è il
momento di servirla caldissima entro ciotoline, coperta di lamine di
tartufo bianco d'Alba. La fonduta è un piatto che deve essere
confezionato sul momento, poco prima di servirlo.
Pasticcini al tartufo
Per La Pasta:, 100 G Farina, 1 Tuorlo D'uovo, 35 G Burro
Ammorbidito, 1 Cucchiaio Latte, Per Il Ripieno:, 60 G Tartufo
Nero, 15 G Burro, 15 G Olio D'oliva, 1 Spicchio Aglio, 1/2 Cucchiaio
Prezzemolo Tritato, 5 G Formaggio Parmigiano Grattugiato, 1 Limone
(succo)
Versare la farina in una ciotola, aggiungere il tuorlo d'uovo, il
burro, il latte, e un pizzico di sale. Mescolare fino ad ottenere
una pasta liscia. Lasciare l'impasto riposare in un posto fresco per
almeno un'ora. Portare la temperatura del forno a 220 gradi.
Tagliare il tartufo in finissime striscioline. Riscaldare il burro e
l'olio in una padella, se è possibile su carbonella ardente, e
imbiondire l'aglio. Rimuovere l'aglio e gettarlo. Cuocere le
striscioline di tartufo nell'olio e il burro. Aggiungere il
prezzemolo tritato, il Parmigiano grattugiato, e il succo di limone.
Cuocere per 10 minuti, poi lasciar freddare il tartufo. Imburrare 4
terrine. Stendere la pasta e dividerla in 8 pezzi. Mettere uno
strato di impasto in ogni terrina e riempirle con il pasticcio di
tartufo. Coprire ogni terrina con un disco di impasto e cuocere in
forno per 20 minuti. I pasticcini devono poi essere coperti con un
po' di fonduta piemontese e leggermente gratinati. Servirli caldi
con alcune striscioline di tartufo bianco, se disponibile, coperti
dalla fonduta.
Patate tartufate piemonte
1 Tartufo Bianco Piccolo, 4 Patate, 40 G Burro, 3 Uova, 1 Mestolino
Latte Fresco Intero, 1 Cipolla, Noce Moscata, Prezzemolo
Tritato, Pepe Nero, Sale
Cuocere in 1 padella coperta le patate sbucciate, tagliate a fette,
salate e ricoperte di latte e fiocchi di burro (metà ). Nel restante
burro far sudare la cipolla affettata. Versare le patate in 1
pirofila imburrata; unire le cipolle e le uova sbattute con 1
mestolino di latte, sale, pepe, prezzemolo. Infornare 10 minuti, e
cospargere di scaglie di tartufo.
Scaloppe alla fontina
4 Scaloppe Di Vitello, 1 Limone, 1 Bicchierino Brandy, Burro,
Pasta Di Tartufo, Formaggio Fontina, Sale
Far marinare con il brandy e il succo di limone le scaloppe.
Asciugarle, spalmarle con un velo di pasta di tartufo, farle
rosolare nel burro e salarle. Coprirle con lamelle di fontina,
coprire, far sciogliere il formaggio e servire.
Tagliatelle al Tartufo
Pasta Tipo Tagliatelle Fresche, Olio
D'oliva, Tartufo, Poco Pepe, Formaggio Parmigiano A
Scaglie
Tagliatelle fatte a mano condite con olio nel quale avrai scaldato
un po' di tartufo con poco pepe e parmigiano a scaglie.
Acciughe al Tartufo
Acciughe sotto sale 16 Tartufi bianchi 2 Vino bianco secco q.b. Olio
extravergine q.b.
Sciacquate le acciughe, privatele di testa e coda e togliete la
lisca centrale; separate i filetti e asciugateli. Spazzolate e
lavate con il vino bianco i tartufi, quindi riduceteli a scaglie con
l’apposita grattugina per tartufi. In un contenitore con il
coperchio disponete strati di filetti di acciuga e scaglie di
tartufo, che avrete precedentemente sciacquato con del vino bianco.
Coprite il tutto con abbondante olio e chiudete bene il recipiente.
Mettete in frigorifero.
Salsa base di Tartufo
La preparazione della salsa base al tartufo è molto semplice: in un
tegamino fare soffriggere nell'olio extravergine di oliva uno
spicchio di aglio intero fin quando sarà ben dorato; quindi ritirare
dal fuoco e lasciare raffreddare un poco. Grattugiare o pestare i
tartufi neri, togliere l'aglio dall'olio, unire i tartufi, condire
con sale e pepe e rimettere sul fuoco per meno di un minuto. Molte
sono le varianti personali a questa salsa, ma questo è il modo
migliore per gustare il sapore naturale del tartufo
Filetto al Tartufo
Per 4 persone: 4 fette di filetto spesse 3 cm., olio extravergine di
oliva, 50 g. di tartufo a fettine, aceto balsamico, sale e pepe.
Cuocere il filetto alla griglia come consueto; preparare in un
tegame olio, sale, pepe, qualche goccia di aceto balsamico, il
tartufo a fettine e disporvi il filetto cotto e tagliato a fette
trasversali; passare un attimo al fuoco vivace affinché il filetto
raccolga il condimento.
Risotto al Tartufo
Salsa tartufata, riso, brodo classico o preparato con il dado,
zafferano (a piacere).
Fare soffriggere in pentola un po' d'olio e cipolla. Dopodiché
aggiungere il riso e un po' alla volta il brodo mescolando sempre
finché il riso non risulterà cotto, prima di togliere dal fuoco
aggiungere del parmigiano grattugiato e la salsa tartufata. Servire
subito.

CURIOSITA' SUI TARTUFI
Un
tartufo da 330.000 dollari (220 mila euro). Pesa
un chilo e mezzo; è il più grande tartufo
rinvenuto negli ultimi 50 anni. Se l'è
aggiudicato un ricchissimo cinese di Macao che
ha trionfato anche sulle generose offerte
proposte dal figlio dello sceicco del Dubai.
All'asta, svolta a Firenze, è stato superato il
precedente record mondiale fissato a 221 mila
dollari, 150.000 euro. I proventi dell'asta
saranno destinati in beneficenza. Applausi a
Luciano e Cristiano Savini, padre e figlio, i
tartufai che hanno rinvenuto la maxiprelibatezza
nei boschi di Palia, in provincia di Pisa

I TIPI DI TARTUFO (
IN AGGIORNAMENTO )
TARTUFO BIANCO PREGIATO (Tuber magnatum
pico)
Descrizione
Ha peridio o scorza non verrucosa ma liscia, di colore giallo
chiaro o verdicchio, e gleba o polpa dal marrone al nocciola più o
meno tenue, talvolta sfumata di rosso vivo, con venature chiare fini
e numerose. Emana un forte profumo gradevole.
TARTUFO NERO PREGIATO (Tuber melanosporum
Vittad)
Descrizione
Ha peridio o scorza nera rugosa con verruche minute, poligonali,
e gleba o polpa neroviolacea a maturazione, con venature
bianche fini. Emana un delicato profumo molto gradevole.
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