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..:: STORIA E NATURA
 

 

Gli studiosi possono ricostruire l’albero genealogico di molti mammiferi moderni per milioni e milioni d’anni:si è perciò potuto di osservare quali cambiamenti, in certi casi notevoli, siano avvenuti in essi dal momento della comparsa sulla Terra.Per esempio possediamo un albero genealogico completo del cavallo: la sua schiatta comincia con Hyracotherium, più noto col nome scientifico di Eohippus, cioè cavallo dell’alba. Flohippus, un piccolo animale non più grosso d’una volpe, viveva nel primo periodo dell’età dei mammiferi, nelle foreste dell' europa e in quelle situate nella parte occidentale dell’America settentrionale.
Il “cavallo dell'alba” dal collo e muso corto, coi denti che potevano masticare solo foglioline tenere, possedeva in ciascuna zampa anteriore quattro dita e tre nella zampa posteriore; ogni dito terminava con un piccolo zoccolo. La presenza di minuscoli ossicini nelle zampe di questa bestiola, rudimenti dette dita mancanti, dimostra che gli antenati dovevano avere  normali cinque
dita per zampa. Eohippus preferiva come habitat le regioni alberate, poiché le sue zampe, assai adatte per camminare con facilità sul terreno morbido delle radure e dei boschi, gli per mettevano di correre tra gli alberi e di nascondersi nelle macchie quando era minacciato da qualche carnivoro; poteva anche raggiungere e mangiare le foglie dei cespugli e dei rami più bassi degli alberi.
Col passare del tempo, l’abitat in cui vi veva Eohippus si trasformò poiché il terreno divenne per molte cause sempre meno morbido; questa trasformazione fu però graduale e i discendenti di Eohippus si adattarono evolvendosi una generazione dopo l’altra.
Dopo molti, molti secoli, il primitivo cavallino si era talmente trasformato che gli scienziati lo chiamarono con un altro nome:Mesohippus, o cavallo di mezzo; questo nuovo animale, delle dimensioni di un cane setter, aveva collo e muso più lunghi del suo predecessore; anche le zampe si erano allungate e terminavano in modo differente:ognuna ora era fornita di tre dita che toccavano tutte il terreno, anche se il medio era molto grosso. In seguito il clima sulla Terra subì di nuovo una variazione e divenne molto più asciutto nei luoghi dove viveva Mesohippus; scomparvero molte zone boscose, sostituite da praterie aperte: se Mesohippus non fosse stato in grado di trasformarsi, non avremmo mai visto dei cavalli. Fortunatamente anche questo animale, dopo molte generazioni, si trasformò: data la scarsità d alberi con rami bassi, i suoi denti si modificarono e si adattarono, invece che a masticate foglie, a brucar l'erba. L’animale divenne più alto e più rapido nei movimenti, mentre il muso e il collo si allungavano: ecco apparire quindi il genere Merychippus, o cavallo ruminante. Le dimensioni maggiori e la velocità erano molto opportune, poiché scarseggiavano i boschi che un tempo fornivano nascondigli. Merychippus poteva correre moto piu velocemente dei suoi antenati, perché si appoggiava su di un unico zoccolo per ogni zampa; le altre due dita non arrivavano a terra.
Circa 10 milioni d’anni fa Merychippus a sua volta si trasformò in molti aspetti,
tanto che è opportuno chiamarlo con un altro nome; Pliohippus, ossia più (simile) a un cavallo, Pliohippus aveva un solo zoccolo per zampa. Il muso era allungato e decisamente cavallino e i denti erano ancor piu adatti a masticare erba. Da questo animale derivano i cavalli, le zebre e gli asini selvatici attuali. Tutti questi animali possiedo no ossa rudimentali, che dimostrano la presenza di parecchie dita nei lontani predecessori.
La storia dell’elefante è assai diversa da quella del cavallo ed è stata ricostruita da documenti molto piu frammentari. Inizia in Africa circa 40 milioni d’anni fa con un piccolo animale assai simile a un maiale o a un tapiro che nessun uomo vide mai in vita. Se per assurdo qualcuno lo avesse visto, certo non avrebbe immaginato che i suoi discendenti avrebbero avuto lunghe proboscidi, orecchie enormi e grandi zanne d’avorio pesanti mezzo quintale ciascuna. Il nome di questo antenato dell’elefante è Moeritheerium: la parola deriva dal lago
Moeris, un lago dell’antico Egitto, ora asciutto, dove sono stati rinvenuti fossili
di questo animale. Era un essere tarchiato, dalle zampe grosse e corte e dal corpo piuttosto allungato. Possedeva due piccole zanne nella mascella superiore, cioè due denti abbastanza grossi e appuntiti, e due nella mandibola: questi denti erano utili per raccogliere da terra le piante di cui si nutriva.
Gradualmente i discendenti di Moeritherium divennero sempre più alti e nello stesso tempo si modificarono per poter raccogliere il cibo da terra: le mascelle si allungarono, assieme alle zanne. Anche il naso e le labbra superiori si allungarono: cominciarono svilupparsi la tipica proboscide da elefante.
Gli ultimi discendenti crebbero ulteriormente in altezza. La testa era diventata molto grossa e il collo era corto. Le mascelle e le zanne continuarono a crescere, mentre la proboscide si allungò abbastanza da pensare non solo la lunghezza maggiore delle zampe ma anche l’accorciamento del collo. Alla fine risultò un animale dall’aspetto di Trilophodon. Poi avvenne una cosa strana: non solo la mandibola, o mascella inferiore, dopo essersi cosi allungata, ridivenne corta e si trasformò in qualcosa di simile a un mento, ma anche le zanne inferiori scomparvero e le lunghe zanne superiori si incurvarono all’insù invece che verso il basso. Senza più una mandibola su cui appoggiarsi, la proboscide si allungò notevolmente verso il basso e divenne la tipica proboscide da elefante.
I discendenti di Moeritherium che divennero elefanti non erano i soli mammiferi.
Nel lungo tragitto da Moeritherium agli elefanti vi furono molte diramazioni.


Circa due milioni d’anni fa cominciò la cosiddetta età glaciale: questa denominazione deriva dalle glaciazioni, ossia dalle espansioni del mantello di ghiaccio del Polo Nord che si verificarono più volte durante gli ultimi due milioni d’anni di storia terrestre. In questo periodo la famiglia degli
elefanti contava un maggior numero di specie e si era diffusa nelle regioni più remote. Due grossi rappresentanti, il mammut e il mastodonte, erano numerosi nelle regioni settentrionali.I mammut più grossi avevano un’altezza di più di 4 metri alla spalla. Le zanne, gigantesche e ricurve, misuravano quasi 4 metri di lunghezza. Alcuni di questi bestioni erano ricoperti da un pelo ruvido. Branchi enormi di mammut lanosi vagabondavano quasi sempre ai bordi dei ghiacciai, poiché lo spesso mantello lanoso li proteggeva dal freddo.Non si sa ancora con certezza quando l’uomo apparve sulla Terra. Sappiamo che esistevano già delle popolazioni umane primitive che vivevano in caverne, in alcune regioni europee verso la fine dell’età glaciale, perché gli artisti primitivi raffiguravano sulle pareti delle caverne enormi creature, attualmente scomparse, come per esempio i mammut lanosi; questi animali, allora assai diffusi in Europa, erano molto utili agli uomini primitivi soprattutto come fonte di cibo. Forse alcune delle pitture ritrovate avevano una funzione rituale: davanti ad esse la tribù si raccoglieva per invocare il successo nella caccia agli animali raffigurati.
Gli uomini primitivi dipinsero nelle caverne anche le sembianze del rinoceronte lanoso, una grossa creatura pelosa che si aggirava in tutta libertà in quel periodo.
Il mastodonte, come il mammut lanoso e il rinoceronte lanoso, era ben protetto contro il freddo.Mammut, mastodonte e rinoceronte lanoso erano erbivori. La tigre dai denti a sciabola era invece un carnivoro dell’età glaciale. Come appare dal suo nome, questo grosso felino possedeva due enormi zanne, taglienti come spade (o sciabole), con cui infliggeva terribili pugnalate anche agli ani mali coperti di pelle coriacea come i mastodonti, probabilmente sue prede preferite. Quasi nel medesimo periodo in cui scomparve il mastodonte, prima in Europa, poi nell’America settentrionale, si estinse anche la tigre dai denti a sciabola.

Durante quasi tutta l’età glaciale, il clima di quella parte dell’America settentrionale che corrisponde agli attuali Stati Uniti era mite. Ci furono lunghi periodi in cui predo minava il clima caldo, intervallati da espansioni della calotta glaciale. Molti animali trasmigrati dall’America meridionale si diffusero qui soprattutto durante i periodi caldi.Uno  di questi animali era il megaterio, cioè la “bestia gigante”: si trattava di un bradipo che viveva sul terreno. Attualmente i bradipi vivono sugli alberi: animali strani,goffi, che si appendono ai rami da cui non si spostano quasi mai, possiedono quattro zampe come quasi tutti i mammiferi, che però non sono molto adatte per camminare. Il megaterio, invece, trascorreva tutta la vita sul terreno, perché era troppo pesante per arrampicarsi sugli alberi.Questo bestione, un innocuo erbivoro, aveva coda spessa e zampe posteriori pesanti; quando vi si accucciava sopra, come era solito fare, poteva usare le zampe anteriori dai fortissimi unghioni come braccia, per sradicare pianticelle o per mozzare rami. Era talmente forte che poteva abbattere al che alberi per mangiare in pace le foglie:
le strappava con la lunga e forte lingua stando probabilmente seduto, dato che era alto circa il doppio di un uomo.Gli unghioni aguzzi e ricurvi gli erano indispensabili per strappare radici e piante, ma erano assai scomodi quando camminava:probabilmente erano ripiegati in un modo assai approssimativo sotto le zampe, poiché non potevano certo essere retrattili come le unghie d’un gatto. Questa difficoltà nel camminare forse fu una delle cause dell’estinzione del megaterio.Un altro animale immigrato dal Sud era Boreostracon, un gliptodonte, appartenente cioè a un gruppo di animali antichi affini agli attuali armadilli: aveva qualche pelo ma non era ricoperto & pelliccia.
Boreostracon talvolta raggiungeva le dimensioni di un bue. Come tutti i gliptodonti, era quasi completamente ricoperto da una corazza. Sulla schiena aveva uno scudo molto simile a quello di un armadillo, inoltre possedeva una placca ossea sulla testa, anelli ossei attorno alla coda e molti aculei alla estremità di essa; tuttavia non era in grado di avvolgersi a palla come l’armadillo.


Molti animali dell’età glaciale trovassero la morte in zone che non erano ricoperte di ghiaccio, ma nelle quali scaturiva il petrolio dal terreno, formando laghetti di bitume appiccicoso: dopo una pioggia l’acqua si raccoglieva sopra queste pozze dove spesso arriva vano mammut cavalli o cammelli primitivi per abbeverarsi e attraversarle. Il bitume attaccaticcio li invischiava immediatamente; le urla degli animali in trappola attiravano tigri dai denti a sciabola, condor giganti ed altri carnivori che speravano di procurarsi un facile banchetto. Purtroppo però le armi di questi grandi carnivori diventavano inservibili perché anch’essi si trovavano invischiati e  affondavano nel bitume e morivano. I laghi di bitume inghiottivano tanti animali, che spesso sono stati definiti trappole della morte. Alcuni mammiferi fornivano cibo agli uomini delle caverne: oltre ai mammut, c’erano renne, buoi muschiati, cavalli selvatici e pecore selvatiche.
Questi animali potevano essere considerati amici dell’uomo, che però aveva anche molti nemici, come l’orso delle caverne: entrambi infatti si rintanavano in caverne, soprattutto durante l’inverno, per proteggersi dal freddo; perciò tra uomo e orso devono essere state ingaggiate parecchie lotte mortali: se l’uomo risultava vincitore, si poteva poi vestire con una calda pelliccia d’orso oppure poteva preparare una bella coperta; in quei tempi l’uomo dipendeva dagli animali selvatici sia per i vestiti invernali, sia per il cibo.
Siamo ancora nell’era cenozoica, l’età dei mammiferi: come abbiamo giù detto, l’età glaciale e l’età dell’uomo fanno parte del l’età dei mammiferi. Ora ci possiamo chiedere: i mammiferi saranno ancora per molto i dominatori del mondo? Oppure fra 100 milioni di anni i mammiferi ora viventi saranno estinti? Gli elefanti, le antilopi e le balene subiranno la stessa sorte dei dinosauri? Nessuno può saperlo: per ora non vi sono molte probabilità che l’uomo possa essere sopraffatto da altri animali, ma purtroppo è più verosimile che l’uomo porti all’estinzione molte specie viventi.



















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