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..:: STORIA E NATURA
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni discendenti dei primi rettili, anziché scendere al mare, si adattarono al volo: erano gli pterosauri o rettili alati: le loro ali erano formate da lembi di pelle, come quelle dei pipistrelli; ogni zampa anteriore possedeva un lungo dito a cui era fissato il bordo anteriore dell’ala: questo dito era talmente lungo negli ultimi pterosauri che gli studiosi li chiamarono anche pterodattili, cioè ‘‘ditoalato’’
Il corpo dei più grossi di questi animali aveva circa le medesime dimensioni di un’oca o di un tacchino, ma l’apertura alare era gigantesca: poteva raggiungere persino gli 8 metri, cioè il doppio di quella di un albatros (la maggiore per gli uccelli d’oggigiorno) - I primi rettili volanti avevano un’apertura alare che misurava circa il doppio della lunghezza del corpo.
Uno dei primi pterosauri era il ranforinco, lungo circa mezzo metro e dall’apertura alare di m 1,20. La coda, lunga e sottile, terminava con un’espansione della pelle a forma di foglia, che serviva come una specie di timone durante il volo librato.Il ranforinco riposava di rado sul terreno: preferiva aggrapparsi a una roccia, a un tronco o a un ramo d’un albero, probabilmente a testa in giù, come fanno i pipistrelli; si arrampicava aggrappandosi agli alberi, con gli artigli posti sulla parte anteriore delle ali. Poiché la pelle dell’ala era fissata al quarto dito, le altre tre erano libere per aggrapparsi; il mignolo invece era atrofizzato. Questo rettile aveva i denti aguzzi, con le punte rivolte in avanti, che probabilmente fungevano da fiocine per catturare i pesci, di cui era ghiotto.
Pterodactylus, era un rettile alato primitivo più piccolo del ranforinco: talvolta raggiungeva le dimensioni di un passerotto, ma le sue ali erano molto, molto più ampie in rapporto al corpo. Non era fornito di denti aguzzi.
Lo pteranodonte visse molto tempo dopo, nello stesso periodo del tirannosauro e dei dinosauri dal becco d’anitra. Era il gigante dei rettili volanti perché le sue ali era no lunghe 4 metri ciascuna; il dito che sosteneva l’ala era lungo quasi 3 metri.
Una stranezza dello pteranodonte era la notevole grandezza del capo rispetto al resto del corpo; questo tuttavia non significa che l’animale possedesse un cervello di dimensioni notevoli: l’interno del cranio, dalla forma ad incudine, era in gran pane occupato d’aria.Gli scienziati non sanno come questo pterodattilo gigantesco potesse volare: ben ché le ossa fossero cave, come quelle della maggioranza degli pterosauri, e le ali gli dessero la possibilità di librarsi nell’aria, poteva solo sbatterle; perciò non sembra potesse volare come gli uccelli che vivono attualmente.
Uno strappo nell’ala, che la rendeva inservibile, era un incidente assai più grave di quello della perdita di una o due penne di un uccello. I naturalisti pensano che spesso gli pteranodonti, cercando di catturare pesci, si lacerassero le ali e cadessero in mare, dove s’inabissavano o venivano divorati. Sembra certo, inoltre, che quando questi animali, calando sulle prede, eseguivano un atterraggio forzato sul terreno piatto, non fossero più in grado di risollevarsi in volo.Lo pteranodonte benché carnivoro non possedeva denti, ma era fornito di un lunghissimo e robusto becco.La sparizione di questa gigantesca creatura volante avvenuta verso la fine dell’età dei rettili, coincise con la fine degli pterosauri.Gli uccelli che noi conosciamo non rassomigliano certo ai coccodrilli, eppure gli scienziati sostengono che uccelli e coccodrilli, dinosauri e rettili volanti, traggono origine, attraverso rami separati, dallo stesso
gruppo di rettili primitivi. Gli uccelli, ben ché presentino una lontana parentela con i rettili alati, non ne sono i discendenti: gli antenati degli uccelli, sempre secondo l’opinione degli Scienziati, erano quei piccoli rettili che correvano velocemente sul terreno sostenendosi sulle agili zampe posteriori. Forse questi animaletti vivevano di solito tra gli alberi ed erano capaci di saltare con leggerezza da un ramo all’altro; probabilmente le squame si mutarono in penne e le zampe anteriori divennero ali. I rettili che si trasformavano in uccelli modificarono poi sostanzialmente la propria fisiologia:divennero animali a sangue caldo.Il primo uccello di cui abbiamo notizia è Archaeopteryx: benché avesse ancora molti aspetti da rettile, è stato classificato tra gli uccelli perché il fossile rinvenuto in Germania appare ricoperto da penne.
La parte ossea della coda di tutti gli uccelli attuali è cortissima, mentre le penne della coda si protendono dalle vertebre come le stecche di un ventaglio; la lunga coda di Archaeopteryx era invece formata da molte vertebre, dalle quali sporgevano le penne, due per ciascuna articolazione.Archaeopteryx significa ala antica. Le ali di questo uccello primitivo non erano tuttavia vere ali; benché fossero ricoperte di penne, terminavano con dita munite di artigli, molto simili a quelle dei dinosauri carnivori; probabilmente l’animale usava le dita per arrampicarsi sugli alberi dove vive va e le ali distese per planare a terra.
Aveva le dimensioni di una cornacchia e forse era nero come questo volatile.
Questo uccello apparve al tempo dei primi dinosauri, circa 150 milioni d’anni fa; molti altri uccelli, come per esempio Hespe rorms, il primo uccello acquatico noto, comparvero nell’età dei rettili.
Hesperornis era probabilmente meglio adattato alle immersioni di qualsiasi uccello attuale; aveva il corpo, lungo più di m 1,2, molto snello, il becco lungo e appuntito, le zampe robustissime, fornite di un piede palmato che funzionava egregiamente come remo. Come Archaeopteryx, era fornito di molti denti, con cui tratteneva strettamente i pesci che riusciva a catturare.
Questo grosso uccello non sapeva volare, perché le sue ali erano rudimentali; non poteva neppure camminare con facilità, dato che le zampe erano impiantate lateralmente, ad angolo retto col corpo, e poste troppo vicino alla coda.
Benché Hesperornis fosse di grandi dimensioni, i veri giganti pennuti del passato erano gli uccelli terrestri, anch’essi incapaci di volare.
Diatryma, alto più di 2 metri, dalle zampe potenti e dal becco enorme, apparve dopo la fine dell’età dei rettili; in quel periodo esistevano molti altri grossi uccelli simili a questo, tanto che se allora fosse stato possibile dare un’occhiata sulla Terra, si sarebbe potuto credere che gli uccelli Stessero per avere il sopravvento su tutti gli altri animali, come i rettili molti milioni d’anni prima.
Phororhacos era molto simile a Diatryma:aveva una testa grande come quella di un cavallo, che, nonostante l’uccello fosse alto quasi due metri e mezzo, era assai sproporzionata; il becco terminava con un grosso uncino, utile per strappare pezzi di cane. Questo animale viveva in Patagonia, all’estremità sud dell’America meridionale, circa 20 milioni di anni fa, molto tempo dopo il periodo dei dinosauri.Gli Aepyornis e i moa, incapaci di volare, che vivevano in tempi remoti, erano simili allo struzzo, l’uccello più grande che vive attualmente, e ad altri uccelli affini, come i casuari e i kiwi.Aepyornis è chiamato anche, nel Madagascar, uccello elefante. Aveva circa le medesime dimensioni  di uno struzzo, ma le sue uova erano grosse come palloni da calcio. Il moa, che poteva raggiungere un’altezza di 3,6 metri, è il più alto uccello esistito; non deve essere molto antico, poiché quandoi primi missionari giunsero nella Nuova Zelanda, udirono raccontare storie di uccelli cosi giganteschi da poter uccidere con una zampata un uomo: evidentemente gli indigeni dovevano aver conosciuto i moa e forse avevano contribuito alla loro scomparsa,cacciandoli per cibarsi delle carni.
Si è talvolta pensato che gli antichi e gli attuali uccelli corridori, incapaci di volare,
discendessero da uccelli primitivi con la medesima impossibilità di volo. Tuttavia gli scienziati non sono di questo parere: sostengono che tutti gli uccelli potevano volare,ma  alcuni persero questa capacità, perciò non avevano più bisogno di sollevarsi da terra né per procurarsi cibo, né per sfuggire ai loro nemici carnivori.

I primi mammiferi erano creature piuttosto insignificanti. Nell’età dei rettili nessuno, se avesse visto questi animaletti pelosi, delle dimensioni di un topo, avrebbe previsto che i loro discendenti, a causa dell’enorme diffusione, avrebbero dominato gli uccelli e sostituito i rettili come padroni del mondo. A questo periodo possiamo dare il nome di età dei mammiferi; in realtà la denominazione scientifica è era cenozoica, che significa era della vita recente.
Al termine dell’età dei rettili, in molte regioni, la temperatura si era notevolmente abbassata; questo fenomeno aveva reso la loro vita difficile perché, come sappiamo, i rettili hanno il sangue freddo. La variazione climatica non fu altrettanto pericolosa per uccelli e mammiferi, animali a sangue caldo, che potevano mantenere inalterata la temperatura corporea anche in ambiente freddo.

 

 

Il pelo (o la pelliccia) che essi possiedono è infatti un ottimo isolante: conduce pochissimo il calore e quindi il calore corporeo non si disperde. Grazie a questa caratteristica i mammiferi primitivi potevano mantenere per tutto l’anno il medesimo ritmo di vita.Questi animali, in grado di muoversi velocemente, per la loro agile struttura corporea riuscivano a mantenersi sempre fuori del raggio d’azione dei giganteschi dinosauri carnivori; inoltre anch essi erano spesso carnivori e la velocità forniva indubbi vantaggi.
Un altro fatto che permetteva ai mammiferi di rimanere in numero predominante rispetto ai rettili era che essi si prendevano ora della prole: infatti, mentre i rettili, dopo aver deposto le uova, le abbandonavano per cui i neonati si trovavano alla merceé dei carnivori e del clima, i piccoli mammiferi venivano al mondo già vivi. La madre portava nel grembo le uova fino al momento in cui queste si sviluppavano e producevano i piccoli che dopo la nascita, venivano nutriti col latte materno e venivano guidati e accuditi, finché non erano in condizione d badare a se stessi.Senza dubbio però la caratteristica più importante dei mammiferi è la dimensione del cervello, molto più rilevante di quello dei rettili, per cui erano più adatti a vivere in un mondo soggetto a bruschi cambiamenti.

Durante l’età dei mammiferi — che prosegue tuttora — si svilupparono migliaia e migliaia di specie. Come è logico, poiché questa età dura da 65 milioni d’anni, molti generi sono comparsi, si sono sviluppati e poi si sono estinti. Poco dopo la scomparsa dei giganteschi dinosauri comparvero degli enormi mammiferi: i tre più importanti bestioni erano Baluchitherium, Uintatherium e Brontops.
Baluchitherium, la ‘bestia del Belucistan”, un rinoceronte, senza corna e motto più grande degli attuali, era il più grande mammifero terrestre che sia mai esistito: basti pensare che una giraffa adulta gli sarebbe arrivata a malapena alla spalla; naturalmente era anche molto pesante. Immaginate di voler tentare di introdurre questo animale.In una stanza del vostro appartamento: vi occorrerebbe un salone lungo 9 metri e alto più di 2 piani della vostra casa.
Uintatherium trae il suo nome dai Monti Uinta, nella parte occidentale degli Stati Uniti d’America, dove sono stati rinvenuti i fossili di questo animale. Esisteva molto tempo prima di Baliachithenum e non era altrettanto grande, ma era tuttavia un gi gante per i suoi tempi: possedeva ben tre paia di corna, a diversa altezza sulla testa.Brontops apparteneva al gruppo dei mammiferi detto dei titanoteri, ossia delle bestie giganti, e il suo nome significa muso di tuono. Era anch esso fornito di corna, ma ne possedeva solo un paio gigantesco posto appena dietro il naso, oltre il quale era situato il cranio concavo: tutta la testa assumeva quindi una curiosa forma di ciotola che non conteneva un grosso cervello. Non tutti i mammiferi giganteschi del passato conducevano la loro esistenza sulla superficie terrestre. Quando Uintathcrium era l’animale terrestre più grosso, Zeuglo don, un cetaceo primitivo che viveva nel mare, aveva un corpo molto snello che raggiungeva una lunghezza di 21 metri. Se Zeuglodon non fosse scomparso molto tempo prima de dell’uomo sulla Iena, si sarebbero potute spiegare le  storie che raccontavano gli antichi navigatori sugli enormi serpenti di mare.





















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