Storia della Natura

Storia

Seicento milioni d’anni fa esistevano già moltissimi tipi di organismi viventi.
Se potessimo osservare tutti gli animali che vivevano seicento milioni d’anni fa, forse non li giudicheremmo molto interessanti:
bisognerebbe inoltre immergersi nell’acqua, poiché tutti, o almeno tutti quelli di cui è rimasta traccia, vivevano nel mare.
In quei remoti anni gli animali più diffusi erano i trilobiti: numerosissimi, non superavano gli 8-lo cm di lunghezza, eppure erano giganti rispetto alle altre creature che li circondavano. Il nome trilobiti fu dato a questi animali molti milioni di anni dopo che gli ultimi esemplari si erano estinti, quando l’uomo iniziò a classificare i fossili: trilobite significa con tre lobi, poiché la corazza di queste creature era divisa in tre lunghi lobi.
I trilobiti appartenevano a quell’enorme gruppo di animali con zampe articolate, detti artropodi, ma non erano imparentati con gli artropodi dei nostri giorni: ragni, insetti, crostacei. Vivevano nelle acque costiere poco profonde, possedevano branchie piumose per respirare e per nuotare; erano dotati di lunghe antenne e dì grandi occhi composti che permettevano loro di trovare il cibo. Si nutrivano di altri animali vivi oppure di carogne; talvolta mangiavano anche vegetali: alcuni, quando si sentivano minacciati da un pericolo, si arrotolavano a palla; altri si piegavano in due come un libro.
Se confrontiamo queste creature con gli animali evoluti dei giorni nostri, le possiamo considerare semplici: erano però assai più complesse e di dimensioni maggiori degli animali che li avevano preceduti. Gli scienziati pensano che gli esseri viventi siano apparsi e si siano evoluti milioni e milioni d’anni prima che apparissero i trilobiti. Nel medesimo periodo dei trilobiti esistevano spugne, vermi e meduse; vi erano pure piccole chiocciole marine e i primi brachiopodi. Questi ultimi animali possiedono una conchiglia molto simile a quella delle ostriche, benché all’interno abbiano un corpo completamente diverso. Le spugne di quei lontani tempi si abbracciavano alle rocce e i vermi marini strisciavano,lasciando tracce e scavando nel fango e nella saibia, esattamente
come le spugne che noi conosciamo. Anche le chiocciole, le meduse e i brachiopodi erano abbastanza simili a quelli della nostra era. Durante il periodo in cui i trilobiti predominavano, apparvero e si diffusero gigli di mare, o crinoidi: si svilupparono anche le stelle marine, i coralli, (ostiche, vongole, cozze) e i cefalopodi (calamari, polpi, nautili). I gigli di mare che vivevano al tempo dei trilobiti erano assai simili a quelli attuali avevano un aspetto simile a quello di una pianta, con un organo, paragonabile a una radice, che li fissava alle rocce, un peduncolo allungato, e braccia aperte come i
petali di un fiore. I coralli, come quelli moderni, crescevano protetti da uno scheletro calcareo,che rimaneva intatto anche dopo la morte dell’animale.I cefalopodi primitivi, come il nautilo che vive tuttora, erano ricoperti di conchiglie:alcune a spirale, come quella del nautilo, altre lunghe e diritte; la testa e i tentacoli sporgevano dall’apertura della conchiglia. Apparvero poi gli euripteridi, discendenti dei trilobiti, simili a enormi scorpioni.I trilobiti sopravvissero ancora molti milioni di anni, anche se non erano più i padroni del mare: gli ultimi rappresentanti di questo gruppo possedevano talvolta strane sporgenze,lunghe e apparentemente inutili. Circa 230 milioni di anni fa questi animali scomparvero o meglio si estinsero. Gli animali che vivevano anticamente lungo i litorali marini non si trovavano però dove ora sono le coste,poiché queste avevano una forma assai differente da quelle dei nostri giorni: l’Inghilterra, per esempio, era unita al continente europeo, la Manica e il Mare del Nord non esistevano;nella zona dove è situata l’Italia si estendeva un grande oceano.Il periodo in cui i trilobiti e i cefalopodi dominavano viene definito età degli invertebrati perché nessuno degli animali esistenti possedeva una colonna vertebrale. Gli scienziati dividono la storia in lunghi intervalli di tempo,chiamati ere: l’età degli in vertebrati si può considerare come la prima parte dell’era paleozoica, parola greca che significa antica vita. L’inizio dell’era paleozoica era dominata dal silenzio: nessun animale aveva una voce; non esistevano infatti
animali terrestri, che schiamazzassero correndo o svolazzando: gli unici rumori erano quelli del tuono, del vento e delle onde. I pesci, primi animali vertebrati apparsi sulla Terra, fecero la loro comparsa quando i mari erano ancora dominati dai cefalopodi: proliferarono e poi s’imposero sugli altri animali, meno evoluti; il periodo in cui furono gli animali più importanti si può definire l’età dei pesci. Molti erano privi di mandibola e non avevano pinne pari, proprio come le attuali lamprede; erano però molto diversi da queste ultime perché possedevano una corazza di spesse piastre ossee.
Esistevano molte varietà di pesci corazzati, alcuni piccoli, altri molto grandi: Pterichthys (pesce alato) era lungo solo 15 cm, mentre Dinichthys misurava dai 6 ai 9 metri; il nome di questo animale significa pesce terribile: era veramente spaventoso poi ché poteva chiudere a scatto con gran forza le sue mascelle seghettate su qualsiasi preda. Entrambi questi pesci possedevano pinne pari (cioè a 2 a 2)I pesci di questo tipo erano assai diversi dagli altri:oltre alle branchie possedevano polmoni semplicissimi, che permettevano loro di respirare per un certo periodo al di fuori del l’acqua. Nello stesso periodo vivevano i pesci polmonati, o dipnoi, animali che in pochi esemplari sopravvivono tuttora. Nonostante la mole e la robusta armatura, il pesce terribile e il pesce alato non sopravvissero a lungo: come tutti i pesci affini, furono gradualmente sostituiti da pesci più simili a quelli attuali. I crossopterigi e i pesci privi di mandibola non si estesero completamente, ma divennero assai più rari. Per milioni di anni gli squali prosperarono e si differenziarono in centinaia di specie: ancor oggi sono abbastanza nume rosi ma il periodo della loro maggior diffusione terminò circa 300 milioni d’anni fa. All’età dei pesci segui l’età del carbone:siamo sempre nell’era paleozoica. All’inizio di questa età quasi tutta l’Europa,come pure le altre parti del mondo, era occupata da bassopiani e paludi, in cui crescevano fitte foreste, poiché il clima era mite e il terreno e l’aria erano assai umidi: gli alberi che morivano e cadevano negli acquitrini non si disgregavano interamente, ma formavano uno spesso strato di materiale vegetale in putrefazione, simile alla torba,in molte paludi il livello dell’acqua sali lentamente, forse per lo sprofondamento del terreno, o forse perché il livello del mare era cresciuto e l’acqua salata inondava le terre piu basse.
Il fenomeno fu assai lento, ma alla fine le foreste rimasero completamente inondate e gli alberi sommersi si accumularono sopra quelli già caduti: lo spesso strato di vegetazione morta fu infine sepolto dal fango. Più tardi l’acqua che copriva le antiche paludi deflui e le terre acquitrinose riemersero: sopra il fango che ricopriva le foreste sommerse crebbero altre fitte selve. Anche queste foreste poi furono sommerse e rimasero sepolte nell’acqua e nel fango; poiché i medesimi cicli si verificarono piu volte, in molte regioni rimasero parecchi strati di foreste sepolte che col passare di milioni e milioni d’anni si trasformarono in carbone.Gli alberi che costituivano le foreste dell’età del carbone non erano certo querce, olmi o pini: allora crescevano esclusivamente specie gigantesche di licopodi, equiseti, felci, pteridosperme e cordaiti; Forse il primo animale veramente terrestre fu uno scorpione:dall’aspetto simile a quello degli scorpioni, mentre ora, nell’età del carbone, appaiono veri scorpioni. Assieme a questi animali, assai bene adattati alla vita di terraferma, vivevano, già dall’inizio di questa età, ragni e insetti di parecchie specie, tutti abbastanza numerosi.
Alcuni degli insetti piu antichi avevano dimensioni maggiori degli insetti d’oggigiorno: vi erano per esempio libellule che misuravano circa 75 cm di larghezza, ad ali spiegate. Esistevano grossi scarafaggi, lunghi persino 10 cm; erano talmente numero si che l’età del carbone potrebbe esser chiamata anche età degli scarafaggi. Scorpioni, ragni e insetti sono invertebrati. Tutti conoscerete certamente i rospi e le rane, gli anfibi più comuni i girini che nascono dalle uova di questi animali sono assai simili a pesciolini ma in seguito sviluppano i polmoni per poter respirare l’aria e divengono animali terrestri. I primi animali terrestri forniti di colonna vertebrale furono proprio gli anfibi; anche allora inizia vano la loro esistenza nell’acqua ma, raggiunto lo sviluppo completo, si trasferivano sulla terra. Gli studiosi pensano che gli anfibi discendano da pesci.

Diplovertebron è il nome di uno degli anfibi più primitivi di cui ci sia giunta traccia: a prima vista non sembra molto diverso dai suoi antenati crossopterigi.
Trascorreva probabilmente gran pane del tempo immerso in acqua; le sue zampette, simili a quelle di una salamandra, dimostrano però che doveva essere anche un buon camminatore. A completo sviluppo questo animale misurava dai 30 ai 90 cm. Più tardi, sempre durante l’età del carbone, apparvero i rettili: il pelicosauro dallo strano aspetto apparteneva appunto a questa classe.
Molti rettili dei tempi antichi erano forniti di una cresta dorsale simile a una vela: alcuni studiosi pensano che avesse la funzione di regolare la temperatura interna dell’animale. I peli cosauri,dall’alta cresta e dalla bocca irta di denti, dovevano avere un aspetto terrificante: erano però esclusivamente erbivori.Dalla fine dell’età del carbone al termine di tutta l’era paleozoica trascorsero
circa 50 milioni di anni: a questo periodo gli scienziati danno il nome di Periniano. Durante il Permiano si verificarono grandi mutamenti sulla superficie terrestre: vaste aree della crosta furono spinte verso l’alto, e si formarono lunghe catene montuose; molti bracci di mare si trasformarono in terre aride e molte paludi scomparvero. Anche il clima subì dei cambiamenti: alcune regioni divennero molto fredde, altre assai aride; il numero di piante e di animali terrestri diminuì notevolmente.Le conifere divennero le piante più diffuse. Gli animali terresti più importanti erano gli anfibi e i rettili, ma nessuno d’essi
aveva le dimensioni gigantesche dei rettili e dei mammiferi delle ere successive. Eryops, un grosso anfibio di quel periodo, raggiungeva una lunghezza massima di 2-2,5 metri: sembrava una rana gigantesca, con la coda.
Come gli altri anfibi dei suoi tempi, tuttavia, possedeva qualcosa in più di quelli attuali: un terzo occhio posto sulla fronte.Il nome scientifico completo d questa crcatura è Eryops megalocephalus, cioè Eryops dalla grossa testa:
possedeva infatti una testa enorme e una bocca smisurata. Era in grado di camminare, ma non certo velocemente: le sue zampe, benché robuste, erano talmente corte che il corpo restava di poco sollevato dal terreno. Probabilmente passava quasi tutto il giorno ai bordi degli acquitrini: trovava, per nutrirsi, pesciolini e pianticelle acquatiche appena sotto il pelo dell’acqua. Poteva anche, grazie ai denti acuti, catturare e divorare piccoli anfibi. Il suo grosso cranio, formato da ossa assai spesse, conteneva un cervello di piccole dimensioni: stava sempre a crogiolarsi pigramente ai sole e non si curava del mondo circostante; forse emetteva di tanto in tanto un rauco gracidio, poiché è probabile che avesse una voce come le rane e i rospi d’oggigiorno.A differenza di alcuni anfibi, che vivono tuttora, Eryops, nonostante le gigantesche dimensioni, scomparve milioni d’anni fa. Pensate che il più grande anfibio dei nostri giorni, la salamandra gigante del Giappone,è lungo solo la metà di questo antico animale.
I rettili discendono dagli anfibi; Seymou Ha era un anfibio ma si avvicinava alla struttura di un rettile: infatti non fu facile per gli scienziati decidere se questo animale appartenesse all’una o all’altra classe, poiché aveva assunto praticamente la struttura tipica di un rettile. Limnoscelis era certamente un rettile; probabilmente però,viveva quasi sempre in acqua e si cibava di pesci.A prima vista è difficile stabilire le differenze tra il pelicosauro dell’età del carbone e il dimetrodonte poiché la loro forma è quasi identica: il dimetrodonte non aveva però le interruzioni trasversali nei raggi della cresta dorsale. Tuttavia la differenza piu evidente tra i due animali era nella struttura dei denti: il dimetrodonte, carnivoro,uno dei più feroci predatori del l’era paleozoica, possedeva denti lunghi e affilati. Nelle regioni che si stavano trasformando in deserto, i rettili avevano notevoli vantaggi sugli anfibi poiché nascevano sulla terra e non nell’acqua. Le uova dei rettili, a differenza di quelle degli anfibi circondate da uno strato gelatinoso, sempre umido perché immerso nell’acqua, erano ricoperte da un guscio duro, che le proteggeva dall’essiccazione: i piccoli nati dalle uova non erano simili a piccoli pesci, ma rassomiglia vano ai loro genitori; potevano vivere Sulla terra perché fin dalla nascita erano forniti di polmoni per respirare, anziché di branchie. Al termine della lunga era paleozoica, iniziò l’era mesozoica (della vita di mezzo), che durò circa 165 milioni di anni: potrebbe esser chiamata anche l’età dei rettili, per ché in tale periodo questi animali si diffusero in maniera straordinaria, tanto da prendere il sopravvento su tutti gli altri.

Spesso si parla, anziché di un’età dei rettili, dell’età dei dinosauri, poiché questo grande gruppo di rettili apparve proprio all’inizio dell’era mesozoica, mentre gli ultimi suoi rappresentanti scomparvero al termine di questo periodo.
La parola dinosauro significa rettile terribile: non è un nome indovinato, perché non tutti i dìnosauri erano terribili, anzi alcuni erano piuttosto piccoli, e altri, benché grossi, erano erbivori del tutto innocui; esistevano però alcune specie di dinosauri veramente spaventosi.
Il guppo comprendeva migliaia di specie differenti, probabilmente circa 5000: appena una specie si estingueva, un’altra ne occupava il posto. Hanno tutte un nome scientifico, ma qualcuna possiede anche un nome volgare, derivato da quello scientifico.
Uno dei primi dinosauri, il plateosauro, era gigantesco: dal naso alla punta della coda misurava circa 6 metri, ma non era pericoloso perché si nutriva esclusivamente di piante. Era un animale piuttosto goffo, certamente stupido: nella sua minuscola testa non vi era molto spazio per il cervello.
l’allosauro e Compsognathus erano vagamente simili tra loro, mentre lo stegosauro aveva una forma completamente diversa:
tutti e tre, come del resto tutti i dinosauri, erano animali terrestri.
Compsognathus aveva circa le dimensioni di un galletto: correva velocemente sulle lunghe zampe posteriori per acchiappare piccoli rettili e mammiferi primitivi, d’aspetto simile a quello di topi, che poi mangiava. Le sue zampe anteriori erano talmente piccole che sembravano cresciute malamente.
L’allosauro, un feroce carnivoro lungo piu di 10 metri, era un dinosauro veramente pericoloso per gli altri animali. Allosauro significa rettile saltante: si suppone che questo orrendo mostro usasse le robuste zampe posteriori, su cui si reggeva, per balzare addosso alle prede.
Gli altri animali terrestri probabilmente vivevano nel terrore di cader vittime di questo predone: la natura aveva dotato per ciò alcuni dinosauri erbivori di corazze difensive.
Uno di questi dinosauri corazzati era lo stegosauro: fornito di una doppia fila di placche ossee lungo il dorso e di grandi aculei aguzzi sulla coda, quando la sbatteva di qua e di là produceva danni paragonabili a quelli di una mazza ferrata vibrata a tutta forza.
Lo stegosauro, gigantesco come molti altri dinosauri, raggiungeva una lunghezza di 6 metri, e possedeva un cervello non molto piu grande di un pugno, troppo minuscolo per poter controllare i muscoli delle zampe posteriori e della coda: questi muscoli era no controllati da un ingrossamento del midollo spinale posto alla base della coda. Questo ingrossamento fece sorgere l’idea che lo stegosauro avesse due cervelli; secondo
un detto, questo animale poteva meditare « sul pro e sul contro di ogni questione »
ovviamente ciò significherebbe che l’anima le poteva pensare ad un lato di una questione col cervello della testa, mentre poteva pensare all’altro lato col cervello della coda. Il proverbio continua appunto dicendo che lo stegosauro poteva fare « testa e coda » con ogni problema: in realtà questo gigantesco rettile non era certo in grado di pensare. Lo stegosauro non era l’unico dinosauro con due cervelli: anche ai mostruosi dinosauri erbivori occorreva un cervello di riserva.
Il colossale diplodoco, l’animale terrestre più lungo che sia mai esistito, misurava circa 27 metri dal muso alla punta della coda.
Mangiava solo piante tenere che crescevano nei numerosi laghi e acquitrini: non poteva nutrirsi d’erba, perché l’erba non esisteva ancora. Questa enorme creatura probabilmente trascorreva tutto il giorno a inghiottire cibo, per placare la fame: il suo corpo pesantissimo era quasi sempre semi- sommerso negli stagni perché in questo modo era sorretto dall’acqua. Nella minuscola testa del diplodoco non vi era molto spazio per il cervello, che pesava circa mezzo chilo:
piuttosto poco per un corpo di circa 25 tonnellate!
Come tutti i dinosauri, anche questo bestione iniziava la sua vita sgusciando da un uovo; sappiamo che le uova di un dinosauro lungo circa 3 metri erano lunghe circa 20 centimetri: se le uova di un diplodoco avessero avuto lo stesso rapporto di lunghezza rispetto all’animale adulto, quali enormi dimensioni avrebbero raggiunto?
Il brachiosauro non era lungo come il diplodoco, ma era molto più pesante. È l’animale terrestre più pesante che sia mai esistito: raggiungeva le 50 tonnellate di peso!
Probabilmente il dinosauro più conosciuto è il brontosauro: il suo nome significa rettile-tuono. A questo animale non fu dato certo un nome simile perché avesse una voce tonante: nessuno mai potrà sapere quale tipo di suono potesse emettere dalla gola.

Lo scienziato che scopri le sue ossa e lo classificò pensava al tremito del terreno e al rimbombo che questa creatura produceva muovendosi. Lo scheletro di un brontosauro: la lunghezza dell’animale si aggirava sui 20 metri, mentre il peso superava le 30 tonnellate.Molti altri dlinosauri rassomigliavano a questi tre esseri giganteschi: non erano però corazzati come lo stegosauro e dovevano costituire una ghiotta preda per l’allosauro e per gli altri dinosauri carnivori; non potevano fuggire velocemente, poiché le zampe avevano le dimensioni di tronchi d’albero e la coda doveva intralciare il cammino. Probabilmente la miglior difesa, oltre la pelle spessa e coriacea era quella di starsene quieti nelle acque di un lago.
Benché questi dinosauri fossero i più grossi quadrupedi di tutti i tempi, non sono tuttavia i più grossi animali esistiti: la balenottera azzurra che vive attualmente detiene certamente il primato di grandezza.

I dinosauri qui raffigurati apparvero nella tarda età dei rettili: erano tutti erbivori, tranne il tirannosauro e il piccolo dinosauro dall’aspetto simile a quello di un tacchino, che si nutrivano di animali.Il tirannosauro aveva un aspetto simile a quello del suo parente più antico, l’allo sauro, ma di dimensioni maggiori: era lungo circa 15 metri e alto, quando camminava, circa 6 metri: né prima né dopo di lui esistettero carnivori terrestri di tali dimensioni; aveva le mascelle talmente grandi che quando spalancava la bocca formava un buco lungo più d’un metro: alcuni denti raggiungevano una lunghezza di 15 cm. Le dita delle grosse zampe posteriori erano armate di artigli aguzzi come quelli di un’aquila. Le braccia invece erano sproporzionatamente piccole e deboli. Questo carnivoro gigantesco si reggeva bene in equilibrio sulle zampe posteriori appoggiandosi alla coda robusta.Triceratops, che significa tre corna: questo bestione, ben corazzato sulla testa e sul collo, possedeva infatti tre corna affilate sulla testa. Finché poteva lottare faccia a faccia col nemico era perciò ben protetto, ma dietro al collare osseo aveva come unica difesa la pelle coriacea e spessa: il Triceratops era quindi in grado di vincere alcune battaglie, ma spesso soccombeva agli attacchi dei carnivori giganti.Un altro dinosauro cornuto era lo stiracosauro: anch’esso doveva sempre stare di faccia all’aggressore, per potersi servire del le corna come arma difensiva.L’anchilosauro, lungo circa 5 metri e alto un metro e mezzo, ricordava un po’ nell’aspetto un carro armato perché aveva il dorso e la testa ricoperti di piastre ossee e la coda corazzata con anelli ossei; file di aculei difendevano le zampe e la coda, che terminava con un ingrossamento osseo simile a una mazza. Se si escludono alcune tartarughe, nessun altro rettile è mai stato dotato di una corazza cosi perfetta.
Gli altri tre dinosauri appartenevano ad un vasto gruppo di animali dallo stranissimo cranio, terminante a spatola, come un becco d’anitra: probabilmente erano le prede favorite del tirannosauro e di altri grossi dinosauri carnivori.
Trachodon, lungo circa 9 metti, possedeva sulle dita delle zampe posteriori e su quasi tutte quelle delle zampe anteriori piccoli zoccoli cornei: le “mani” e probabilmente anche i “piedi” erano palmati. Viveva di solito nell’acqua, cibandosi delle piante che vì crescevano. Il suo nome significa dente ruvido: nella bocca questo enorme erbivoro aveva almeno un migliaio di denti
Circa 65 milioni d’anni fa i dinosauri si estinsero completamente. La vera ragione della loro scomparsa, dopo che per 165 milioni d’anni avevano spadroneggiato sulle terre emerse, è ancora un mistero: con la loro estinzione termina naturalmente anche la cosiddetta età dei rettili. Forse queste creature gigantesche avevano un cervello troppo piccolo per un corpo cosi smisurato: con un corpo più piccolo e un cervello più grosso sarebbero probabilmente sopravvissuti. Vissero a lungo perché l’aspetto della superficie terrestre rimase identico per milioni di anni: quando mutò i dinosauri non riuscirono ad adattarsi alla variazione ambientale, anche perché non erano abbastanza intelligenti per farlo.Una delle più importanti variazioni sulla superficie terrestre fu il prosciugamento di molti laghi e acquitrini; le località in cui i dinosauri erbivori potevano nutrirsi e sostenere il loro corpo massiccio diminuirono; le piante acquatiche che servivano loro di nutrimento divennero sempre più scarse; poi ché gli erbivori diminuivano, il cibo divenne sempre meno abbondante anche per i carnivori.Anche le variazioni di temperatura furono avverse ai dinosauri poiché, come i rettili d’oggigiorno, avevano il sangue freddo, o meglio, la loro temperatura corporea era uguale alla temperatura ambientale: in molte regioni il clima divenne più freddo e i dinosauri non riuscirono a mantenere alta la temperatura corporea, divenendo lenti ed incapaci di difendersi. Inoltre le loro uova non si schiudevano neppure da quando la temperatura era cosi diminuita.
Il prosciugamento dei laghi e delle paludi dell’America settentrionale e le variazioni climatiche furono in parte provocati dall’innalzamento delle Montagne Rocciose: il sorgere di questa catena montuosa è quindi certamente una delle cause dell’estinzione di quei dinosauri che si trovavano nell’antica regione corrispondente all’America settentrionale .
Una delle ragioni piu importanti dell’estinzione di questo gruppo di animali fu anche l’abitudine di alcuni dinosauri, chiamati Oviraptor, ossia ladro di uova, mangiava le uova di altri animali; questi piccoli dinosauri dall’aspetto di struzzi, che correva velocemente sostenendosi su due zampe, rubavano le uova dai nidi: le zampe anteriori, libere, potevano forse esser d’aiuto nel prenderle con destrezza. La loro velocità poi li metteva al sicuro dai grossi dinosauri che depredavano.Quando, molti anni fa, in un territorio desertico della Mongolia fu scoperto uno scheletro e un nido di uova del piccolo dinosauro Protoceratops, accanto fu rinvenuto il cranio fracassato di un dinosauro dall’aspetto di struzzo: probabilmente era rimasto vittima del furibondo genitore, mentre tentava di mangiare le uova.Anche lo sviluppo di animali piu evoluti, come i mammiferi, fu una delle cause della scomparsa di questi rettili: alcuni mammiferi primitivi forse si cibavano delle uova di dinosauro; è strano però che molti rettili, affini ai dinosauri, siano sopravvissuti. Durante l’età dei rettili, alcuni di questi animali erano terrestri, molti altri acquatici, soprattutto marini: tra questi ricordiamo i plesiosauri, gli ittiosauri e alcuni dei gruppi tuttora viventi, cioè coccodrilli, tartarughe e lucertole.I plesiosauri, discendenti di rettili terrestri primitivi, non solo erano molto diversi dai loro predecessori, ma erano assai dissimili anche dai grandi dinosauri erbivori che vivevano nei laghi: avevano un corpo compatto, piuttosto appiattito, fornito di robustissime pinne a paletta, anziché di zampe.
Alcuni plesiosauri avevano collo lunghissimo e testa piccola, altri invece collo corto e testa allungata. Il geosauro si potrebbe definire un coccodrillo; aveva però la coda simile a quella d’un pesce e zampe a paletta, molto diverse da quelle dei coccodrilli terrestri. Alcuni degli antichi coccodrilli marini erano lunghi ben 15 metri: il doppio dei pii grossi coccodrilli che vivono attualmente.
Ittiosauro significa pesce-rettile: è un nome assai appropriato, perché questo rettile aveva un aspetto notevolmente simile a quello di un grosso pesce. Il corpo era affusolato, adatto a fendere l’acqua con agilità, e la coda era da pesce, come quella del geosauro: questi animali, che al posto delle zampe avevano palette simili alle pinne dei pesci, nuotavano grazie alla coda e al corpo, mentre usavano le pinne come timoni, proprio come fanno i pesci.
Gli ittiosauri erano caratterizzati da occhi enormi, più grossi di quelli di qualsiasi altro animale di tutti i tempi: gli occhi di un ittiosauro lungo 8 metri erano grossi come la testa d’mi uomo e gli servivano per trovare le prede nella luce scarsa delle profondità marine. Gli ittiosauri, a differenza degli altri rettili marini, non potevano trascinarsi a riva per deporre le uova: poiché le uova di rettile non si possono schiudere in acqua, questi animali superarono la difficoltà mantenendo le uova fecondate nel corpo materno fino alla schiusa. I piccoli ittiosauri venivano alla luce già vivi, ma non si sa se seguissero la madre appena dopo la nascita.
Gli ittiosauri si estinsero prima della fine dell’età dei rettili: avevano imitato casi di pesci, apparsi nel mare molto tempo prima e ancora numerosissimi oggi, che non si riesce proprio a comprendere perché non siano sopravvissuti.
Gli ittiosauri erano già rari nel momento in cui apparvero i rettili, che vivevano nel mare quando il tirannosauro era il tiranno dei rettili terrestri.
Come il primitivo plesiosauro dal collo lungo, Trinacromerum e il cronosauro erano plesiosauri, ma appartenevano al gruppo con collo corto e testa lunga: probabilmente le mascelle allungate sono utili proprio come un collo lungo per catturare pesci. Il cronosauro, lungo circa 15 metri, era il gigante dei plesiosauri: la sola testa misurava 3 metri. Uno dei plesiosauri dal collo lungo, vissuto nello stesso periodo, raggiungeva quasi la medesima lunghezza: il collo dall’aspetto serpentino, era lungo il doppio del resto del corpo.I plesiosauri possedevano una coda non molto adatta a fornire una forte spinta In avanti: gli arti invece, dotati di dita con più di dodici articolazioni, erano natatorie dalla forma perfetta, tanto che questi animali remavano nel vero senso della parola.
Archelon, una tartaruga marina primitiva, aveva un aspetto non molto diverso dalle attuali testuggini marine, benché fosse di dimensioni maggiori: misurava fino a tre metri e mezzo di lunghezza e, con le natatorie estese, altrettanto di larghezza.Il tilosauro, che misurava circa 9 metri di lunghezza, apparteneva a un gruppo di rettili marini detti mosasauri, lucertoloni marini, lontani parenti dei grossi varani che ora vivono nell’Estremo Oriente. Tutti i mosasauri avevano zampe a paletta come tutti gli altri rettili marini ma, come i serpenti, possedevano pelle squamosa e mascelle fornite di articolazioni che permettevano loro di inghiottire prede di grosse dimensioni: erano probabilmente i più importanti divoratori di pesci del periodo mesozoico. Al termine dell’età dei rettili anche i piesiosauri e i mosasauri scomparvero: ignoriamo la vera causa dell’estinzione, anche perché stranamente le tartarughe invece riuscirono a sopravvivere.

Alcuni discendenti dei primi rettili, anziché scendere al mare, si adattarono al volo: erano gli pterosauri o rettili alati: le loro ali erano formate da lembi di pelle, come quelle dei pipistrelli; ogni zampa anteriore possedeva un lungo dito a cui era fissato il bordo anteriore dell’ala: questo dito era talmente lungo negli ultimi pterosauri che gli studiosi li chiamarono anche pterodattili, cioè ‘‘ditoalato’’
Il corpo dei più grossi di questi animali aveva circa le medesime dimensioni di un’oca o di un tacchino, ma l’apertura alare era gigantesca: poteva raggiungere persino gli 8 metri, cioè il doppio di quella di un albatros (la maggiore per gli uccelli d’oggigiorno) – I primi rettili volanti avevano un’apertura alare che misurava circa il doppio della lunghezza del corpo.
Uno dei primi pterosauri era il ranforinco, lungo circa mezzo metro e dall’apertura alare di m 1,20. La coda, lunga e sottile, terminava con un’espansione della pelle a forma di foglia, che serviva come una specie di timone durante il volo librato.Il ranforinco riposava di rado sul terreno: preferiva aggrapparsi a una roccia, a un tronco o a un ramo d’un albero, probabilmente a testa in giù, come fanno i pipistrelli; si arrampicava aggrappandosi agli alberi, con gli artigli posti sulla parte anteriore delle ali. Poiché la pelle dell’ala era fissata al quarto dito, le altre tre erano libere per aggrapparsi; il mignolo invece era atrofizzato. Questo rettile aveva i denti aguzzi, con le punte rivolte in avanti, che probabilmente fungevano da fiocine per catturare i pesci, di cui era ghiotto.
Pterodactylus, era un rettile alato primitivo più piccolo del ranforinco: talvolta raggiungeva le dimensioni di un passerotto, ma le sue ali erano molto, molto più ampie in rapporto al corpo. Non era fornito di denti aguzzi.
Lo pteranodonte visse molto tempo dopo, nello stesso periodo del tirannosauro e dei dinosauri dal becco d’anitra. Era il gigante dei rettili volanti perché le sue ali era no lunghe 4 metri ciascuna; il dito che sosteneva l’ala era lungo quasi 3 metri.
Una stranezza dello pteranodonte era la notevole grandezza del capo rispetto al resto del corpo; questo tuttavia non significa che l’animale possedesse un cervello di dimensioni notevoli: l’interno del cranio, dalla forma ad incudine, era in gran pane occupato d’aria.Gli scienziati non sanno come questo pterodattilo gigantesco potesse volare: ben ché le ossa fossero cave, come quelle della maggioranza degli pterosauri, e le ali gli dessero la possibilità di librarsi nell’aria, poteva solo sbatterle; perciò non sembra potesse volare come gli uccelli che vivono attualmente.
Uno strappo nell’ala, che la rendeva inservibile, era un incidente assai più grave di quello della perdita di una o due penne di un uccello. I naturalisti pensano che spesso gli pteranodonti, cercando di catturare pesci, si lacerassero le ali e cadessero in mare, dove s’inabissavano o venivano divorati. Sembra certo, inoltre, che quando questi animali, calando sulle prede, eseguivano un atterraggio forzato sul terreno piatto, non fossero più in grado di risollevarsi in volo.Lo pteranodonte benché carnivoro non possedeva denti, ma era fornito di un lunghissimo e robusto becco.La sparizione di questa gigantesca creatura volante avvenuta verso la fine dell’età dei rettili, coincise con la fine degli pterosauri.Gli uccelli che noi conosciamo non rassomigliano certo ai coccodrilli, eppure gli scienziati sostengono che uccelli e coccodrilli, dinosauri e rettili volanti, traggono origine, attraverso rami separati, dallo stesso
gruppo di rettili primitivi. Gli uccelli, ben ché presentino una lontana parentela con i rettili alati, non ne sono i discendenti: gli antenati degli uccelli, sempre secondo l’opinione degli Scienziati, erano quei piccoli rettili che correvano velocemente sul terreno sostenendosi sulle agili zampe posteriori. Forse questi animaletti vivevano di solito tra gli alberi ed erano capaci di saltare con leggerezza da un ramo all’altro; probabilmente le squame si mutarono in penne e le zampe anteriori divennero ali. I rettili che si trasformavano in uccelli modificarono poi sostanzialmente la propria fisiologia:divennero animali a sangue caldo.Il primo uccello di cui abbiamo notizia è Archaeopteryx: benché avesse ancora molti aspetti da rettile, è stato classificato tra gli uccelli perché il fossile rinvenuto in Germania appare ricoperto da penne.
La parte ossea della coda di tutti gli uccelli attuali è cortissima, mentre le penne della coda si protendono dalle vertebre come le stecche di un ventaglio; la lunga coda di Archaeopteryx era invece formata da molte vertebre, dalle quali sporgevano le penne, due per ciascuna articolazione.Archaeopteryx significa ala antica. Le ali di questo uccello primitivo non erano tuttavia vere ali; benché fossero ricoperte di penne, terminavano con dita munite di artigli, molto simili a quelle dei dinosauri carnivori; probabilmente l’animale usava le dita per arrampicarsi sugli alberi dove vive va e le ali distese per planare a terra.
Aveva le dimensioni di una cornacchia e forse era nero come questo volatile.
Questo uccello apparve al tempo dei primi dinosauri, circa 150 milioni d’anni fa; molti altri uccelli, come per esempio Hespe rorms, il primo uccello acquatico noto, comparvero nell’età dei rettili.
Hesperornis era probabilmente meglio adattato alle immersioni di qualsiasi uccello attuale; aveva il corpo, lungo più di m 1,2, molto snello, il becco lungo e appuntito, le zampe robustissime, fornite di un piede palmato che funzionava egregiamente come remo. Come Archaeopteryx, era fornito di molti denti, con cui tratteneva strettamente i pesci che riusciva a catturare.
Questo grosso uccello non sapeva volare, perché le sue ali erano rudimentali; non poteva neppure camminare con facilità, dato che le zampe erano impiantate lateralmente, ad angolo retto col corpo, e poste troppo vicino alla coda.
Benché Hesperornis fosse di grandi dimensioni, i veri giganti pennuti del passato erano gli uccelli terrestri, anch’essi incapaci di volare.
Diatryma, alto più di 2 metri, dalle zampe potenti e dal becco enorme, apparve dopo la fine dell’età dei rettili; in quel periodo esistevano molti altri grossi uccelli simili a questo, tanto che se allora fosse stato possibile dare un’occhiata sulla Terra, si sarebbe potuto credere che gli uccelli Stessero per avere il sopravvento su tutti gli altri animali, come i rettili molti milioni d’anni prima.
Phororhacos era molto simile a Diatryma:aveva una testa grande come quella di un cavallo, che, nonostante l’uccello fosse alto quasi due metri e mezzo, era assai sproporzionata; il becco terminava con un grosso uncino, utile per strappare pezzi di cane. Questo animale viveva in Patagonia, all’estremità sud dell’America meridionale, circa 20 milioni di anni fa, molto tempo dopo il periodo dei dinosauri.Gli Aepyornis e i moa, incapaci di volare, che vivevano in tempi remoti, erano simili allo struzzo, l’uccello più grande che vive attualmente, e ad altri uccelli affini, come i casuari e i kiwi.Aepyornis è chiamato anche, nel Madagascar, uccello elefante. Aveva circa le medesime dimensioni di uno struzzo, ma le sue uova erano grosse come palloni da calcio. Il moa, che poteva raggiungere un’altezza di 3,6 metri, è il più alto uccello esistito; non deve essere molto antico, poiché quandoi primi missionari giunsero nella Nuova Zelanda, udirono raccontare storie di uccelli cosi giganteschi da poter uccidere con una zampata un uomo: evidentemente gli indigeni dovevano aver conosciuto i moa e forse avevano contribuito alla loro scomparsa,cacciandoli per cibarsi delle carni.
Si è talvolta pensato che gli antichi e gli attuali uccelli corridori, incapaci di volare,
discendessero da uccelli primitivi con la medesima impossibilità di volo. Tuttavia gli scienziati non sono di questo parere: sostengono che tutti gli uccelli potevano volare,ma alcuni persero questa capacità, perciò non avevano più bisogno di sollevarsi da terra né per procurarsi cibo, né per sfuggire ai loro nemici carnivori.

I primi mammiferi erano creature piuttosto insignificanti. Nell’età dei rettili nessuno, se avesse visto questi animaletti pelosi, delle dimensioni di un topo, avrebbe previsto che i loro discendenti, a causa dell’enorme diffusione, avrebbero dominato gli uccelli e sostituito i rettili come padroni del mondo. A questo periodo possiamo dare il nome di età dei mammiferi; in realtà la denominazione scientifica è era cenozoica, che significa era della vita recente.
Al termine dell’età dei rettili, in molte regioni, la temperatura si era notevolmente abbassata; questo fenomeno aveva reso la loro vita difficile perché, come sappiamo, i rettili hanno il sangue freddo. La variazione climatica non fu altrettanto pericolosa per uccelli e mammiferi, animali a sangue caldo, che potevano mantenere inalterata la temperatura corporea anche in ambiente freddo.

Il pelo (o la pelliccia) che essi possiedono è infatti un ottimo isolante: conduce pochissimo il calore e quindi il calore corporeo non si disperde. Grazie a questa caratteristica i mammiferi primitivi potevano mantenere per tutto l’anno il medesimo ritmo di vita.Questi animali, in grado di muoversi velocemente, per la loro agile struttura corporea riuscivano a mantenersi sempre fuori del raggio d’azione dei giganteschi dinosauri carnivori; inoltre anch essi erano spesso carnivori e la velocità forniva indubbi vantaggi.
Un altro fatto che permetteva ai mammiferi di rimanere in numero predominante rispetto ai rettili era che essi si prendevano ora della prole: infatti, mentre i rettili, dopo aver deposto le uova, le abbandonavano per cui i neonati si trovavano alla merceé dei carnivori e del clima, i piccoli mammiferi venivano al mondo già vivi. La madre portava nel grembo le uova fino al momento in cui queste si sviluppavano e producevano i piccoli che dopo la nascita, venivano nutriti col latte materno e venivano guidati e accuditi, finché non erano in condizione d badare a se stessi.Senza dubbio però la caratteristica più importante dei mammiferi è la dimensione del cervello, molto più rilevante di quello dei rettili, per cui erano più adatti a vivere in un mondo soggetto a bruschi cambiamenti.

Durante l’età dei mammiferi — che prosegue tuttora — si svilupparono migliaia e migliaia di specie. Come è logico, poiché questa età dura da 65 milioni d’anni, molti generi sono comparsi, si sono sviluppati e poi si sono estinti. Poco dopo la scomparsa dei giganteschi dinosauri comparvero degli enormi mammiferi: i tre più importanti bestioni erano Baluchitherium, Uintatherium e Brontops.
Baluchitherium, la ‘bestia del Belucistan”, un rinoceronte, senza corna e motto più grande degli attuali, era il più grande mammifero terrestre che sia mai esistito: basti pensare che una giraffa adulta gli sarebbe arrivata a malapena alla spalla; naturalmente era anche molto pesante. Immaginate di voler tentare di introdurre questo animale.In una stanza del vostro appartamento: vi occorrerebbe un salone lungo 9 metri e alto più di 2 piani della vostra casa.
Uintatherium trae il suo nome dai Monti Uinta, nella parte occidentale degli Stati Uniti d’America, dove sono stati rinvenuti i fossili di questo animale. Esisteva molto tempo prima di Baliachithenum e non era altrettanto grande, ma era tuttavia un gi gante per i suoi tempi: possedeva ben tre paia di corna, a diversa altezza sulla testa.Brontops apparteneva al gruppo dei mammiferi detto dei titanoteri, ossia delle bestie giganti, e il suo nome significa muso di tuono. Era anch esso fornito di corna, ma ne possedeva solo un paio gigantesco posto appena dietro il naso, oltre il quale era situato il cranio concavo: tutta la testa assumeva quindi una curiosa forma di ciotola che non conteneva un grosso cervello. Non tutti i mammiferi giganteschi del passato conducevano la loro esistenza sulla superficie terrestre. Quando Uintathcrium era l’animale terrestre più grosso, Zeuglo don, un cetaceo primitivo che viveva nel mare, aveva un corpo molto snello che raggiungeva una lunghezza di 21 metri. Se Zeuglodon non fosse scomparso molto tempo prima de dell’uomo sulla Iena, si sarebbero potute spiegare le storie che raccontavano gli antichi navigatori sugli enormi serpenti di mare.

Gli studiosi possono ricostruire l’albero genealogico di molti mammiferi moderni per milioni e milioni d’anni:si è perciò potuto di osservare quali cambiamenti, in certi casi notevoli, siano avvenuti in essi dal momento della comparsa sulla Terra.Per esempio possediamo un albero genealogico completo del cavallo: la sua schiatta comincia con Hyracotherium, più noto col nome scientifico di Eohippus, cioè cavallo dell’alba. Flohippus, un piccolo animale non più grosso d’una volpe, viveva nel primo periodo dell’età dei mammiferi, nelle foreste dell’ europa e in quelle situate nella parte occidentale dell’America settentrionale.
Il “cavallo dell’alba” dal collo e muso corto, coi denti che potevano masticare solo foglioline tenere, possedeva in ciascuna zampa anteriore quattro dita e tre nella zampa posteriore; ogni dito terminava con un piccolo zoccolo. La presenza di minuscoli ossicini nelle zampe di questa bestiola, rudimenti dette dita mancanti, dimostra che gli antenati dovevano avere normali cinque
dita per zampa. Eohippus preferiva come habitat le regioni alberate, poiché le sue zampe, assai adatte per camminare con facilità sul terreno morbido delle radure e dei boschi, gli per mettevano di correre tra gli alberi e di nascondersi nelle macchie quando era minacciato da qualche carnivoro; poteva anche raggiungere e mangiare le foglie dei cespugli e dei rami più bassi degli alberi.
Col passare del tempo, l’abitat in cui vi veva Eohippus si trasformò poiché il terreno divenne per molte cause sempre meno morbido; questa trasformazione fu però graduale e i discendenti di Eohippus si adattarono evolvendosi una generazione dopo l’altra.
Dopo molti, molti secoli, il primitivo cavallino si era talmente trasformato che gli scienziati lo chiamarono con un altro nome:Mesohippus, o cavallo di mezzo; questo nuovo animale, delle dimensioni di un cane setter, aveva collo e muso più lunghi del suo predecessore; anche le zampe si erano allungate e terminavano in modo differente:ognuna ora era fornita di tre dita che toccavano tutte il terreno, anche se il medio era molto grosso. In seguito il clima sulla Terra subì di nuovo una variazione e divenne molto più asciutto nei luoghi dove viveva Mesohippus; scomparvero molte zone boscose, sostituite da praterie aperte: se Mesohippus non fosse stato in grado di trasformarsi, non avremmo mai visto dei cavalli. Fortunatamente anche questo animale, dopo molte generazioni, si trasformò: data la scarsità d alberi con rami bassi, i suoi denti si modificarono e si adattarono, invece che a masticate foglie, a brucar l’erba. L’animale divenne più alto e più rapido nei movimenti, mentre il muso e il collo si allungavano: ecco apparire quindi il genere Merychippus, o cavallo ruminante. Le dimensioni maggiori e la velocità erano molto opportune, poiché scarseggiavano i boschi che un tempo fornivano nascondigli. Merychippus poteva correre moto piu velocemente dei suoi antenati, perché si appoggiava su di un unico zoccolo per ogni zampa; le altre due dita non arrivavano a terra.
Circa 10 milioni d’anni fa Merychippus a sua volta si trasformò in molti aspetti,
tanto che è opportuno chiamarlo con un altro nome; Pliohippus, ossia più (simile) a un cavallo, Pliohippus aveva un solo zoccolo per zampa. Il muso era allungato e decisamente cavallino e i denti erano ancor piu adatti a masticare erba. Da questo animale derivano i cavalli, le zebre e gli asini selvatici attuali. Tutti questi animali possiedo no ossa rudimentali, che dimostrano la presenza di parecchie dita nei lontani predecessori.
La storia dell’elefante è assai diversa da quella del cavallo ed è stata ricostruita da documenti molto piu frammentari. Inizia in Africa circa 40 milioni d’anni fa con un piccolo animale assai simile a un maiale o a un tapiro che nessun uomo vide mai in vita. Se per assurdo qualcuno lo avesse visto, certo non avrebbe immaginato che i suoi discendenti avrebbero avuto lunghe proboscidi, orecchie enormi e grandi zanne d’avorio pesanti mezzo quintale ciascuna. Il nome di questo antenato dell’elefante è Moeritheerium: la parola deriva dal lago
Moeris, un lago dell’antico Egitto, ora asciutto, dove sono stati rinvenuti fossili
di questo animale. Era un essere tarchiato, dalle zampe grosse e corte e dal corpo piuttosto allungato. Possedeva due piccole zanne nella mascella superiore, cioè due denti abbastanza grossi e appuntiti, e due nella mandibola: questi denti erano utili per raccogliere da terra le piante di cui si nutriva.
Gradualmente i discendenti di Moeritherium divennero sempre più alti e nello stesso tempo si modificarono per poter raccogliere il cibo da terra: le mascelle si allungarono, assieme alle zanne. Anche il naso e le labbra superiori si allungarono: cominciarono svilupparsi la tipica proboscide da elefante.
Gli ultimi discendenti crebbero ulteriormente in altezza. La testa era diventata molto grossa e il collo era corto. Le mascelle e le zanne continuarono a crescere, mentre la proboscide si allungò abbastanza da pensare non solo la lunghezza maggiore delle zampe ma anche l’accorciamento del collo. Alla fine risultò un animale dall’aspetto di Trilophodon. Poi avvenne una cosa strana: non solo la mandibola, o mascella inferiore, dopo essersi cosi allungata, ridivenne corta e si trasformò in qualcosa di simile a un mento, ma anche le zanne inferiori scomparvero e le lunghe zanne superiori si incurvarono all’insù invece che verso il basso. Senza più una mandibola su cui appoggiarsi, la proboscide si allungò notevolmente verso il basso e divenne la tipica proboscide da elefante.
I discendenti di Moeritherium che divennero elefanti non erano i soli mammiferi.
Nel lungo tragitto da Moeritherium agli elefanti vi furono molte diramazioni.

Circa due milioni d’anni fa cominciò la cosiddetta età glaciale: questa denominazione deriva dalle glaciazioni, ossia dalle espansioni del mantello di ghiaccio del Polo Nord che si verificarono più volte durante gli ultimi due milioni d’anni di storia terrestre. In questo periodo la famiglia degli
elefanti contava un maggior numero di specie e si era diffusa nelle regioni più remote. Due grossi rappresentanti, il mammut e il mastodonte, erano numerosi nelle regioni settentrionali.I mammut più grossi avevano un’altezza di più di 4 metri alla spalla. Le zanne, gigantesche e ricurve, misuravano quasi 4 metri di lunghezza. Alcuni di questi bestioni erano ricoperti da un pelo ruvido. Branchi enormi di mammut lanosi vagabondavano quasi sempre ai bordi dei ghiacciai, poiché lo spesso mantello lanoso li proteggeva dal freddo.Non si sa ancora con certezza quando l’uomo apparve sulla Terra. Sappiamo che esistevano già delle popolazioni umane primitive che vivevano in caverne, in alcune regioni europee verso la fine dell’età glaciale, perché gli artisti primitivi raffiguravano sulle pareti delle caverne enormi creature, attualmente scomparse, come per esempio i mammut lanosi; questi animali, allora assai diffusi in Europa, erano molto utili agli uomini primitivi soprattutto come fonte di cibo. Forse alcune delle pitture ritrovate avevano una funzione rituale: davanti ad esse la tribù si raccoglieva per invocare il successo nella caccia agli animali raffigurati.
Gli uomini primitivi dipinsero nelle caverne anche le sembianze del rinoceronte lanoso, una grossa creatura pelosa che si aggirava in tutta libertà in quel periodo.
Il mastodonte, come il mammut lanoso e il rinoceronte lanoso, era ben protetto contro il freddo.Mammut, mastodonte e rinoceronte lanoso erano erbivori. La tigre dai denti a sciabola era invece un carnivoro dell’età glaciale. Come appare dal suo nome, questo grosso felino possedeva due enormi zanne, taglienti come spade (o sciabole), con cui infliggeva terribili pugnalate anche agli ani mali coperti di pelle coriacea come i mastodonti, probabilmente sue prede preferite. Quasi nel medesimo periodo in cui scomparve il mastodonte, prima in Europa, poi nell’America settentrionale, si estinse anche la tigre dai denti a sciabola.

Durante quasi tutta l’età glaciale, il clima di quella parte dell’America settentrionale che corrisponde agli attuali Stati Uniti era mite. Ci furono lunghi periodi in cui predo minava il clima caldo, intervallati da espansioni della calotta glaciale. Molti animali trasmigrati dall’America meridionale si diffusero qui soprattutto durante i periodi caldi.Uno di questi animali era il megaterio, cioè la “bestia gigante”: si trattava di un bradipo che viveva sul terreno. Attualmente i bradipi vivono sugli alberi: animali strani,goffi, che si appendono ai rami da cui non si spostano quasi mai, possiedono quattro zampe come quasi tutti i mammiferi, che però non sono molto adatte per camminare. Il megaterio, invece, trascorreva tutta la vita sul terreno, perché era troppo pesante per arrampicarsi sugli alberi.Questo bestione, un innocuo erbivoro, aveva coda spessa e zampe posteriori pesanti; quando vi si accucciava sopra, come era solito fare, poteva usare le zampe anteriori dai fortissimi unghioni come braccia, per sradicare pianticelle o per mozzare rami. Era talmente forte che poteva abbattere al che alberi per mangiare in pace le foglie:
le strappava con la lunga e forte lingua stando probabilmente seduto, dato che era alto circa il doppio di un uomo.Gli unghioni aguzzi e ricurvi gli erano indispensabili per strappare radici e piante, ma erano assai scomodi quando camminava:probabilmente erano ripiegati in un modo assai approssimativo sotto le zampe, poiché non potevano certo essere retrattili come le unghie d’un gatto. Questa difficoltà nel camminare forse fu una delle cause dell’estinzione del megaterio.Un altro animale immigrato dal Sud era Boreostracon, un gliptodonte, appartenente cioè a un gruppo di animali antichi affini agli attuali armadilli: aveva qualche pelo ma non era ricoperto & pelliccia.
Boreostracon talvolta raggiungeva le dimensioni di un bue. Come tutti i gliptodonti, era quasi completamente ricoperto da una corazza. Sulla schiena aveva uno scudo molto simile a quello di un armadillo, inoltre possedeva una placca ossea sulla testa, anelli ossei attorno alla coda e molti aculei alla estremità di essa; tuttavia non era in grado di avvolgersi a palla come l’armadillo.

Molti animali dell’età glaciale trovassero la morte in zone che non erano ricoperte di ghiaccio, ma nelle quali scaturiva il petrolio dal terreno, formando laghetti di bitume appiccicoso: dopo una pioggia l’acqua si raccoglieva sopra queste pozze dove spesso arriva vano mammut cavalli o cammelli primitivi per abbeverarsi e attraversarle. Il bitume attaccaticcio li invischiava immediatamente; le urla degli animali in trappola attiravano tigri dai denti a sciabola, condor giganti ed altri carnivori che speravano di procurarsi un facile banchetto. Purtroppo però le armi di questi grandi carnivori diventavano inservibili perché anch’essi si trovavano invischiati e affondavano nel bitume e morivano. I laghi di bitume inghiottivano tanti animali, che spesso sono stati definiti trappole della morte. Alcuni mammiferi fornivano cibo agli uomini delle caverne: oltre ai mammut, c’erano renne, buoi muschiati, cavalli selvatici e pecore selvatiche.
Questi animali potevano essere considerati amici dell’uomo, che però aveva anche molti nemici, come l’orso delle caverne: entrambi infatti si rintanavano in caverne, soprattutto durante l’inverno, per proteggersi dal freddo; perciò tra uomo e orso devono essere state ingaggiate parecchie lotte mortali: se l’uomo risultava vincitore, si poteva poi vestire con una calda pelliccia d’orso oppure poteva preparare una bella coperta; in quei tempi l’uomo dipendeva dagli animali selvatici sia per i vestiti invernali, sia per il cibo.
Siamo ancora nell’era cenozoica, l’età dei mammiferi: come abbiamo giù detto, l’età glaciale e l’età dell’uomo fanno parte del l’età dei mammiferi. Ora ci possiamo chiedere: i mammiferi saranno ancora per molto i dominatori del mondo? Oppure fra 100 milioni di anni i mammiferi ora viventi saranno estinti? Gli elefanti, le antilopi e le balene subiranno la stessa sorte dei dinosauri? Nessuno può saperlo: per ora non vi sono molte probabilità che l’uomo possa essere sopraffatto da altri animali, ma purtroppo è più verosimile che l’uomo porti all’estinzione molte specie viventi.

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