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..:: STORIA E
NATURA
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Seicento milioni d’anni fa esistevano
già moltissimi tipi di organismi
viventi.
Se potessimo osservare tutti gli animali
che vivevano seicento milioni d’anni fa,
forse non li giudicheremmo molto
interessanti:
bisognerebbe inoltre immergersi
nell’acqua, poiché tutti, o almeno tutti
quelli di cui è rimasta traccia,
vivevano nel mare.
In quei remoti anni gli animali più
diffusi erano i trilobiti:
numerosissimi, non superavano gli 8-lo
cm di lunghezza, eppure erano giganti
rispetto alle altre creature che li
circondavano. Il nome trilobiti fu dato a
questi animali molti milioni di anni
dopo che gli ultimi esemplari si erano
estinti, quando l’uomo iniziò a
classificare i fossili: trilobite
significa con tre lobi, poiché la
corazza di queste creature era divisa in
tre lunghi lobi.
I trilobiti appartenevano a quell’enorme
gruppo di animali con zampe articolate,
detti artropodi, ma non erano
imparentati con gli artropodi dei nostri
giorni: ragni, insetti, crostacei.
Vivevano nelle acque costiere poco
profonde, possedevano branchie piumose
per respirare e per nuotare; erano
dotati di lunghe antenne e dì grandi
occhi composti che permettevano loro di
trovare il cibo. Si nutrivano di altri
animali vivi oppure di carogne; talvolta
mangiavano anche vegetali: alcuni,
quando si sentivano minacciati da un
pericolo, si arrotolavano a palla; altri
si piegavano in due come un libro.
Se confrontiamo queste creature con gli
animali evoluti dei giorni nostri, le
possiamo considerare semplici: erano
però assai più complesse e di dimensioni
maggiori degli animali che li avevano
preceduti. Gli scienziati pensano che
gli esseri viventi siano apparsi e si
siano evoluti milioni e milioni d’anni
prima che apparissero i trilobiti. Nel
medesimo periodo dei trilobiti
esistevano spugne, vermi e meduse; vi
erano pure piccole chiocciole marine e i
primi brachiopodi. Questi ultimi animali
possiedono una conchiglia molto simile a
quella delle ostriche, benché
all’interno abbiano un corpo
completamente diverso. Le spugne di quei
lontani tempi si abbracciavano alle
rocce e i vermi marini
strisciavano,lasciando tracce e scavando
nel fango e nella saibia, esattamente
come le spugne che noi
conosciamo. Anche le chiocciole, le
meduse e i brachiopodi erano abbastanza
simili a quelli della nostra era. Durante
il periodo in cui i trilobiti
predominavano, apparvero e si diffusero
gigli di mare, o crinoidi: si
svilupparono anche le stelle marine, i
coralli, (ostiche, vongole,
cozze) e i cefalopodi (calamari, polpi,
nautili). I gigli di mare che vivevano al
tempo dei trilobiti erano assai simili a
quelli attuali avevano un aspetto simile
a quello di una pianta, con un organo,
paragonabile a una radice, che li
fissava alle rocce, un peduncolo
allungato, e braccia aperte come i
petali di un fiore. I coralli, come
quelli moderni, crescevano protetti da
uno scheletro calcareo,che rimaneva
intatto anche dopo la morte dell’animale.I
cefalopodi primitivi, come il nautilo
che vive tuttora, erano ricoperti di
conchiglie:alcune a spirale, come quella
del nautilo, altre lunghe e diritte; la
testa e i tentacoli sporgevano
dall’apertura della conchiglia. Apparvero
poi gli euripteridi, discendenti dei
trilobiti, simili a enormi scorpioni.I
trilobiti sopravvissero ancora molti
milioni di anni, anche se non erano più
i padroni del mare: gli ultimi
rappresentanti di questo gruppo
possedevano talvolta strane
sporgenze,lunghe e apparentemente
inutili. Circa 230 milioni di anni fa
questi animali scomparvero o meglio si
estinsero. Gli animali che vivevano
anticamente lungo i litorali marini non
si trovavano però dove ora sono le
coste,poiché queste avevano una forma
assai differente da quelle dei nostri
giorni: l’Inghilterra, per esempio, era
unita al continente europeo, la Manica e
il Mare del Nord non esistevano;nella
zona dove è situata l’Italia si
estendeva un grande oceano.Il periodo in
cui i trilobiti e i cefalopodi
dominavano viene definito età degli
invertebrati perché nessuno degli
animali esistenti possedeva una colonna
vertebrale. Gli scienziati dividono la
storia in lunghi intervalli di
tempo,chiamati ere: l’età degli in
vertebrati si può considerare come la
prima parte dell’era paleozoica, parola
greca che significa antica vita. L’inizio
dell’era paleozoica era dominata dal
silenzio: nessun animale aveva una voce;
non esistevano infatti
animali terrestri, che schiamazzassero
correndo o svolazzando: gli unici rumori
erano quelli del tuono, del vento e
delle onde. I pesci, primi animali
vertebrati apparsi sulla Terra, fecero
la loro comparsa quando i mari erano
ancora dominati dai cefalopodi:
proliferarono e poi s’imposero sugli
altri animali, meno evoluti; il periodo
in cui furono gli animali più importanti
si può definire l’età dei pesci. Molti
erano privi di mandibola e non avevano
pinne pari, proprio come le attuali
lamprede; erano però molto diversi da
queste ultime perché possedevano una
corazza di spesse piastre ossee.
Esistevano molte varietà di pesci
corazzati, alcuni piccoli, altri molto
grandi: Pterichthys (pesce alato) era
lungo solo 15 cm, mentre Dinichthys
misurava dai 6 ai 9 metri; il nome di
questo animale significa pesce
terribile: era veramente spaventoso poi
ché poteva chiudere a scatto con gran
forza le sue mascelle seghettate su
qualsiasi preda. Entrambi questi pesci
possedevano pinne pari (cioè a 2 a 2)I
pesci di questo tipo erano assai diversi
dagli altri:oltre alle branchie
possedevano polmoni semplicissimi, che
permettevano loro di respirare per un
certo periodo al di fuori del l’acqua.
Nello stesso periodo vivevano i pesci
polmonati, o dipnoi, animali che in
pochi esemplari sopravvivono
tuttora. Nonostante la mole e la robusta
armatura, il pesce terribile e il pesce
alato non sopravvissero a lungo: come
tutti i pesci affini, furono
gradualmente sostituiti da pesci più
simili a quelli attuali. I crossopterigi
e i pesci privi di mandibola non si
estesero completamente, ma divennero
assai più rari. Per milioni di anni gli
squali prosperarono e si differenziarono
in centinaia di specie: ancor oggi
sono abbastanza nume rosi ma il periodo
della loro maggior diffusione terminò
circa 300 milioni d’anni fa. All’età dei
pesci segui l’età del carbone:siamo
sempre nell’era paleozoica. All’inizio
di questa età quasi tutta l’Europa,come
pure le altre parti del mondo, era
occupata da bassopiani e paludi, in cui
crescevano fitte foreste, poiché il
clima era mite e il terreno e l’aria
erano assai umidi: gli alberi che
morivano e cadevano negli acquitrini non
si disgregavano interamente, ma
formavano uno spesso strato di materiale
vegetale in putrefazione, simile alla
torba,in molte paludi il livello
dell’acqua sali lentamente, forse per lo
sprofondamento del terreno, o forse
perché il livello del mare era cresciuto
e l’acqua salata inondava le terre piu
basse.
Il fenomeno fu assai lento, ma alla fine
le foreste rimasero completamente
inondate e gli alberi sommersi si
accumularono sopra quelli già caduti: lo
spesso strato di vegetazione morta fu
infine sepolto dal fango. Più tardi
l’acqua che copriva le antiche paludi
deflui e le terre acquitrinose
riemersero: sopra il fango che ricopriva
le foreste sommerse crebbero altre fitte
selve. Anche queste foreste poi furono
sommerse e rimasero sepolte nell’acqua e
nel fango; poiché i medesimi cicli si
verificarono piu volte, in molte regioni
rimasero parecchi strati di foreste
sepolte che col passare di milioni e
milioni d’anni si trasformarono in
carbone.Gli alberi che costituivano le
foreste dell’età del carbone non erano
certo querce, olmi o pini: allora
crescevano esclusivamente specie
gigantesche di licopodi, equiseti,
felci, pteridosperme e cordaiti; Forse
il primo animale veramente terrestre fu
uno scorpione:dall’aspetto simile a
quello degli scorpioni, mentre ora,
nell’età del carbone, appaiono veri
scorpioni. Assieme a questi animali,
assai bene adattati alla vita di
terraferma, vivevano, già dall’inizio di
questa età, ragni e insetti di parecchie
specie, tutti abbastanza numerosi.
Alcuni degli insetti piu antichi avevano
dimensioni maggiori degli insetti
d’oggigiorno: vi erano per esempio
libellule che misuravano circa 75 cm di
larghezza, ad ali spiegate. Esistevano
grossi scarafaggi, lunghi persino 10 cm;
erano talmente numero si che l’età del
carbone potrebbe esser chiamata anche
età degli scarafaggi. Scorpioni, ragni e
insetti sono invertebrati. Tutti
conoscerete certamente i rospi e le
rane, gli anfibi più comuni i girini che
nascono dalle uova di questi animali
sono assai simili a pesciolini ma in
seguito sviluppano i polmoni per poter
respirare l’aria e divengono animali
terrestri. I primi animali terrestri
forniti di colonna vertebrale furono
proprio gli anfibi; anche allora inizia
vano la loro esistenza nell’acqua ma,
raggiunto lo sviluppo completo, si
trasferivano sulla terra. Gli studiosi
pensano che gli anfibi discendano da
pesci.
Diplovertebron è il nome di uno degli
anfibi più primitivi di cui ci sia
giunta traccia: a prima vista non sembra
molto diverso dai suoi antenati
crossopterigi.
Trascorreva probabilmente gran pane del
tempo immerso in acqua; le sue zampette,
simili a quelle di una salamandra,
dimostrano però che doveva essere anche
un buon camminatore. A completo sviluppo
questo animale misurava dai 30 ai 90 cm. Più
tardi, sempre durante l’età del carbone,
apparvero i rettili: il pelicosauro
dallo strano aspetto apparteneva appunto
a questa classe.
Molti rettili dei tempi antichi erano
forniti di una cresta dorsale simile a
una vela: alcuni studiosi pensano che
avesse la funzione di regolare la
temperatura interna dell’animale. I peli
cosauri,dall’alta cresta e dalla bocca
irta di denti, dovevano avere un aspetto
terrificante: erano però esclusivamente
erbivori.Dalla fine dell’età del carbone
al termine di tutta l’era paleozoica
trascorsero
circa 50 milioni di anni: a questo
periodo gli scienziati danno il nome di
Periniano. Durante il Permiano si
verificarono grandi mutamenti sulla
superficie terrestre: vaste aree della
crosta furono spinte verso l’alto, e si
formarono lunghe catene montuose; molti
bracci di mare si trasformarono in terre
aride e molte paludi scomparvero. Anche
il clima subì dei cambiamenti: alcune
regioni divennero molto fredde, altre
assai aride; il numero di piante e di
animali terrestri diminuì notevolmente.Le
conifere divennero le piante più
diffuse. Gli animali terresti più
importanti erano gli anfibi e i rettili,
ma nessuno d’essi
aveva le dimensioni gigantesche dei
rettili e dei mammiferi delle ere
successive. Eryops, un grosso anfibio di
quel periodo, raggiungeva una lunghezza
massima di 2-2,5 metri: sembrava una
rana gigantesca, con la coda.
Come gli altri anfibi dei suoi tempi,
tuttavia, possedeva qualcosa in più di
quelli attuali: un terzo occhio posto
sulla fronte.Il nome scientifico
completo d questa crcatura è Eryops
megalocephalus, cioè Eryops dalla grossa
testa:
possedeva infatti una testa enorme e una
bocca smisurata. Era in grado di
camminare, ma non certo velocemente: le
sue zampe, benché robuste, erano
talmente corte che il corpo restava di
poco sollevato dal terreno.
Probabilmente passava quasi tutto il
giorno ai bordi degli acquitrini:
trovava, per nutrirsi, pesciolini e
pianticelle acquatiche appena sotto il
pelo dell’acqua. Poteva anche, grazie ai
denti acuti, catturare e divorare
piccoli anfibi. Il suo grosso cranio,
formato da ossa assai spesse, conteneva
un cervello di piccole dimensioni: stava
sempre a crogiolarsi pigramente ai sole
e non si curava del mondo circostante;
forse emetteva di tanto in tanto un
rauco gracidio, poiché è probabile che
avesse una voce come le rane e i rospi
d’oggigiorno.A differenza di alcuni
anfibi, che vivono tuttora, Eryops,
nonostante le gigantesche dimensioni,
scomparve milioni d’anni fa. Pensate che
il più grande anfibio dei nostri giorni,
la salamandra gigante del Giappone,è
lungo solo la metà di questo antico
animale.
I rettili discendono dagli anfibi;
Seymou Ha era un anfibio ma si
avvicinava alla struttura di un rettile:
infatti non fu facile per gli scienziati
decidere se questo animale appartenesse
all’una o all’altra classe, poiché aveva
assunto praticamente la struttura tipica
di un rettile. Limnoscelis era
certamente un rettile; probabilmente
però,viveva quasi sempre in acqua e si
cibava di pesci.A prima vista è
difficile stabilire le differenze tra il
pelicosauro dell’età del carbone e il
dimetrodonte poiché la loro forma
è quasi identica: il dimetrodonte non
aveva però le interruzioni trasversali
nei raggi della cresta dorsale. Tuttavia
la differenza piu evidente tra i due
animali era nella struttura dei denti:
il dimetrodonte, carnivoro,uno dei più
feroci predatori del l’era paleozoica,
possedeva denti lunghi e affilati. Nelle
regioni che si stavano trasformando in
deserto, i rettili avevano notevoli
vantaggi sugli anfibi poiché nascevano
sulla terra e non nell’acqua. Le uova
dei rettili, a differenza di quelle
degli anfibi circondate da uno strato
gelatinoso, sempre umido perché immerso
nell’acqua, erano ricoperte da un guscio
duro, che le proteggeva
dall’essiccazione: i piccoli nati dalle
uova non erano simili a piccoli pesci,
ma rassomiglia vano ai loro genitori;
potevano vivere Sulla terra perché fin
dalla nascita erano forniti di polmoni
per respirare, anziché di branchie. Al
termine della lunga era paleozoica,
iniziò l’era mesozoica (della vita di
mezzo), che durò circa 165 milioni di
anni: potrebbe esser chiamata anche
l’età dei rettili, per ché in tale
periodo questi animali si diffusero in
maniera straordinaria, tanto da prendere
il sopravvento su tutti gli altri.
Spesso si parla, anziché di un’età dei
rettili, dell’età dei dinosauri, poiché
questo grande gruppo di rettili apparve
proprio all’inizio dell’era mesozoica,
mentre gli ultimi suoi rappresentanti
scomparvero al termine di questo
periodo.
La parola dinosauro significa rettile
terribile: non è un nome indovinato,
perché non tutti i dìnosauri erano
terribili, anzi alcuni erano piuttosto
piccoli, e altri, benché grossi, erano
erbivori del tutto innocui; esistevano
però alcune specie di dinosauri
veramente spaventosi.
Il guppo comprendeva migliaia di specie
differenti, probabilmente circa 5000:
appena una specie si estingueva,
un’altra ne occupava il posto. Hanno tutte un nome
scientifico, ma qualcuna possiede anche
un nome volgare, derivato da quello
scientifico.
Uno dei primi dinosauri, il plateosauro,
era gigantesco: dal naso alla punta
della coda misurava circa 6 metri, ma
non era pericoloso perché si nutriva
esclusivamente di piante. Era un animale
piuttosto goffo, certamente stupido:
nella sua minuscola testa non vi era
molto spazio per il cervello.
l’allosauro e Compsognathus erano
vagamente simili tra loro, mentre lo
stegosauro aveva una forma completamente
diversa:
tutti e tre, come del resto tutti i
dinosauri, erano animali terrestri.
Compsognathus aveva circa le dimensioni
di un galletto: correva velocemente
sulle lunghe zampe posteriori per
acchiappare piccoli rettili e mammiferi
primitivi, d’aspetto simile a quello di
topi, che poi mangiava. Le sue zampe
anteriori erano talmente piccole che
sembravano cresciute malamente.
L’allosauro, un feroce carnivoro lungo
piu di 10 metri, era un dinosauro
veramente pericoloso per gli altri
animali. Allosauro significa rettile
saltante: si suppone che questo orrendo
mostro usasse le robuste zampe
posteriori, su cui si reggeva, per
balzare addosso alle prede.
Gli altri animali terrestri
probabilmente vivevano nel terrore di
cader vittime di questo predone: la
natura aveva dotato per ciò alcuni
dinosauri erbivori di corazze difensive.
Uno di questi dinosauri corazzati era lo
stegosauro: fornito di una doppia fila
di placche ossee lungo il dorso e di
grandi aculei aguzzi sulla coda, quando
la sbatteva di qua e di là produceva
danni paragonabili a quelli di una mazza
ferrata vibrata a tutta forza.
Lo stegosauro, gigantesco come molti altri dinosauri, raggiungeva una lunghezza
di 6 metri, e possedeva un cervello non
molto piu grande di un pugno, troppo
minuscolo per poter controllare i
muscoli delle zampe posteriori e della
coda: questi muscoli era no controllati
da un ingrossamento del midollo spinale
posto alla base della coda. Questo
ingrossamento fece sorgere l’idea che lo
stegosauro avesse due cervelli; secondo
un detto, questo animale poteva meditare
« sul pro e sul contro di ogni questione
»
ovviamente ciò significherebbe che
l’anima le poteva pensare ad un lato di
una questione col cervello della testa,
mentre poteva pensare all’altro lato col
cervello della coda. Il proverbio
continua appunto dicendo che lo
stegosauro poteva fare « testa e coda »
con ogni problema: in realtà questo
gigantesco rettile non era certo in
grado di pensare. Lo stegosauro non era
l’unico dinosauro con due cervelli:
anche ai mostruosi dinosauri erbivori
occorreva un cervello di riserva.
Il colossale diplodoco, l’animale
terrestre più lungo che sia mai
esistito, misurava circa 27 metri dal
muso alla punta della coda.
Mangiava solo piante tenere che
crescevano nei numerosi laghi e
acquitrini: non poteva nutrirsi d’erba,
perché l’erba non esisteva ancora.
Questa enorme creatura probabilmente
trascorreva tutto il giorno a
inghiottire cibo, per placare la fame:
il suo corpo pesantissimo era quasi
sempre semi- sommerso negli stagni
perché in questo modo era sorretto
dall’acqua. Nella minuscola testa del
diplodoco non vi era molto spazio per il
cervello, che pesava circa mezzo chilo:
piuttosto poco per un corpo di circa 25
tonnellate!
Come tutti i dinosauri, anche questo bestione iniziava la sua vita sgusciando
da un uovo; sappiamo che le uova di un
dinosauro lungo circa 3 metri erano
lunghe circa 20 centimetri: se le uova
di un diplodoco avessero avuto lo stesso
rapporto di lunghezza rispetto
all’animale adulto, quali enormi
dimensioni avrebbero raggiunto?
Il brachiosauro non era lungo come il
diplodoco, ma era molto più pesante. È
l’animale terrestre più pesante che sia
mai esistito: raggiungeva le 50
tonnellate di peso!
Probabilmente il dinosauro più
conosciuto è il brontosauro: il suo nome
significa rettile-tuono. A questo
animale non fu dato certo un nome simile
perché avesse una voce tonante: nessuno
mai potrà sapere quale tipo di suono
potesse emettere dalla gola.
AVANTI >> |
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