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..:: CURARE IL PRATO
 

 

 
 
 
 
 

L'IMPIANTO
Fertilità fisica ,Come operare ,Fertilità chimica, il ph ,Acidità in eccesso? ,Alcalinità in eccesso? ,Operazione aratro ,Movimenti di terra ,Sistemazioni idriche


Prima di dare avvio ai lavori per l'impianto di un tappeto erboso bisogna sottoporre a un piccolo check-up il terreno per controllare qual è il suo grado di fertilità, cioè la sua attitudine a ospitare e sostenere le piantine durante il loro ciclo biologico. Nel caso in cui vengano riscontrate anomalie gravi, infatti, è possibile prendere i necessari provvedimenti per migliorare la situazione.
Fertilità fisica. Da un punto di vista prettamente fisico, le proprietà più importanti che un terreno deve avere sono tre: la massa, la tessitura e la struttura. La massa è lo spessore dello strato del terreno utile per una buona espansione delle radici: permette alle piante di assimilare una maggiore quantità di acqua e di elementi nutritivi, mitigando nello stesso tempo gli effetti di eventuali sostanze tossiche o troppo concentrate.
Se la massa è carente e la roccia sottostante affiora qua e là (cosa che si può verificare soprattutto negli ambienti premontani e montani, nei luoghi più scoscesi) è opportuno aggiungere altra terra per creare uno spessore iniziale e sicuro di almeno 30 cm.
La tessitura è la proporzione con cui le particelle di vario diametro si trovano presenti nel suolo. Le particelle vengono universalmente suddivise a seconda del loro diametro in diverse categorie.


Ad esempio, una tessitura "grossolana" è composta essenzialmente da elementi di diametro maggiore; in una tessitura "fine" prevalgono le componenti più piccole. La struttura è il modo in cui queste particelle sono disposte e assestate. Quando gli spazi vuoti tra i vari elementi sono ridotti al minimo si ha la struttura "compatta"; se gli spazi invece sono molti, la struttura è "lacunare" o "glomerulare".
La tessitura e la struttura sono fondamentali in un suolo, perché determinano la maggiore o minore permeabilità, il grado di aerazione, la capacità di assorbimento. Un terreno con troppo "scheletro", cioè con troppi ciottoli o ghiaia, crea problemi, non solo di eccessiva permeabilità (l'acqua scivola via), ma anche per le normali lavorazioni e operazioni di impianto del prato (gli strumenti trovano ostacoli nel loro cammino). Anche un terreno sabbioso come quello di un deserto o di una spiaggia, non è adatto alla coltivazione. Come nel caso precedente, se gli elementi sono di una certa dimensione c'è molto spazio tra l'uno e l'altro e le radici possono godere di ottimi scambi gassosi, ma muoiono per disidratazione, perché l'acqua non si ferma a sufficienza negli strati superficiali, ma scivola subito nel sottosuolo.
Il caso opposto è quello di un terreno composto esclusivamente da argille in cui le piccolissime particelle sono talmente vicine tra loro da non permettere gli scambi gassosi. Il terreno è dunque asfittico. I suoli dovrebbero sempre contenere una giusta percentuale di argille, che trattengono l'acqua, e di sabbia, che ne aumenta la porosità. In definitiva il suolo adatto a un prato deve essere profondo, con poco scheletro, tessitura abbastanza fine, ma con una struttura non compatta, cioè con una buona parte di sabbia. Un eccesso di materiale sciolto (sabbia) è da preferire a un eccesso di argilla.
Come operare. Per migliorare un terreno troppo pesante si possono adottare vari metodi, tra i quali l'aggiunta di sabbia e di un buon materiale organico che ne migliorano la struttura, aumentano l'aerazione e la permeabilità.
Per la parte organica si può utilizzare un composto di buona torba, contenente i principali elementi nutritivi, che, oltre all'azione ammendante, svolge una contemporanea fertilizzazione del letto di semina. Si usa aggiungendolo al terreno in ragione di 6-9 l/mq e mescolandolo con gli ultimi 10-15 cm di suolo. Un altro metodo prevede l'aggiunta di calce viva spenta. La calce ha le proprietà di far flocculare (cioè addensare) le piccolissime particelle argillose, in modo che si formino degli aggregati di buone dimensioni.
Se il terreno, al contrario, è troppo sciolto, arido e sterile, la struttura può essere migliorata soprattutto con la sostanza organica. Anche in questo caso il problema può essere risolto dalla torba, che proviene in genere dalle torbiere della Germania del Nord, e che contiene una alta percentuale di sostanza organica. Ne vanno distribuiti 18-24 l/mq da incorporare poi a una profondità di 10-15 cm.
Dopo una iniziale buona modificazione della struttura e della massa del terreno, probabilmente non ci sarà bisogno di altri interventi in questo senso, perché saranno le stesse piante, con le loro radici e con la decomposizione delle loro parti secche, a creare altro humus o comunque a mantenere una struttura adeguata. Eventuali altre sabbiature rientreranno nei lavori di manutenzione.
L'analisi delle caratteristiche fisiche va fatta eseguire da persona esperta per ottenere dati corretti: l'esame infatti non è semplice e richiede attrezzature da laboratorio.


Fertilità chimica, il pH. Il grado di acidità o di alcalinità di un terreno è molto importante per la buona riuscita di una coltura, perché condiziona direttamente la capacità nutritiva del suolo.
Si misura con la scala del pH, che va da 0 (massima acidità) a 14 (massima alcalinità). L'analisi per valutare il pH del vostro terreno può essere fatta in casa, usando semplici indicatori (cartine di tornasole) oppure alcuni reagenti specifici in vendita nei garden center.


Acidità in eccesso? La maggior parte delle colture preferisce un pH neutro (6,57,5), ma per le essenze prative in genere sono adatti substrati leggermente acidi (pH tra 5,5 e 6,5). Una acidità eccessiva agisce negativamente sulla fertilità dei terreni: oltre a non rendere più disponibili certi elementi necessari alle piante, blocca l'attività della flora microbica, impedendo la trasformazione degli elementi nutritivi nelle forme assimilabili per le piante (il fosforo viene bloccato in composti con il ferro e l'alluminio e non è più assorbibile dalle radici, mentre il potassio, il calcio e il magnesio vengono più facilmente trasportati dalla pioggia negli strati profondi del suolo).
Un terreno acido può essere corretto apportando materiali come la calce spenta, calcari o marne, in quantitativi inversamente proporzionali al pH di partenza e al loro valore correttivo, e usando concimi non acidificanti. È da tener presente, comunque, che l'acqua di irrigazione, se presa dagli acquedotti comunali, è quasi sempre troppo dura e alla lunga tende a far innalzare il grado di pH, e che le essenze da prato tollerano abbastanza un lieve eccesso di acidità.


Alcalinità in eccesso? I terreni troppo alcalini in genere sono argillosi, chiari, privi di vegetazione arborea, ma presentano inconvenienti simili a quelli dei terreni acidi: molti elementi non sono più disponibili per le piante. Il ferro diventa meno solubile, per cui le piante possono accusare i tipici sintomi della clorosi ferrica (ingiallimento); il fosforo viene bloccato in una forma che decisamente non è assorbibile dalle radici; la compattezza, l'impermeabilità e la scarsezza di ossigeno rendono la vita difficile alla flora microbica, per cui anche l'azoto, che viene reso disponibile per la vegetazione dal "lavoro" dei batteri, scarseggia. Questo tipo di anomalia può essere abbastanza grave per le essenze che costituiscono i tappeti erbosi (graminacee).
La eccessiva alcalinità si corregge in genere con sostanze come gesso, zolfo, o solfato ferroso, ma è più importante ed efficace cercare di migliorare la struttura del terreno con i metodi spiegati prima, che oltretutto favoriscono molto l'ossigenazione e offrono un efficiente sistema di drenaggio. Col passar del tempo, saranno poi le stesse essenze del prato con il loro capillizio radicale a migliorare l'aerazione degli strati superficiali del suolo. I concimi da impiegare in questi terreni dovranno essere tendenzialmente acidi.

Operazione aratro. L'aratura è la prima operazione da affrontare per rendere un terreno in grado di essere coltivato. La frantumazione e il rimescolamento di un terreno compatto sono importanti perchè prima di tutto arieggiano lo strato coltivato, poi espongono all'azione del sole, del gelo, dell'acqua e delle escursioni termiche i diversi strati del suolo.
La struttura viene così profondamente modificata e migliorata, perchè riacquista una forma a glomeruli e porosità ideale per le colture, facilitando i movimenti dell'acqua.



Movimenti di terra. Una volta che il terreno è stato dissodato, bisogna rendere la superficie più o meno livellata, seguendo canoni estetici voluti o esigenze di drenaggio (può essere utile, nei terreni pesanti, creare lievi pendenze che convoglino le acque verso docci di raccolta).
Volendo trasportare da una parte all'altra del giardino un certo quantitativo di terra per ottenere una superficie mossa, quasi collinare, o, al contrario, perfettamente piana, è necessario asportare prima uno strato superficiale di almeno 15-20 cm (i primi centimetri di suolo sono più umificati e fertili: è in questo strato che vivono i microrganismi che tengono vivo il terreno), che andrà ridistribuito, dopo aver effettuato il movimento, in modo regolare su tutta la superficie.
È sempre molto conveniente approfittare delle operazioni preliminari di aratura e di movimento per eseguire contemporaneamente le operazioni di correzioni del pH e di ammendamento della struttura con sostanza organica e sabbia.



Sistemazioni idriche. Nei periodi e nelle zone più piovose si presenta spesso il problema dei terreni troppo bagnati, che richiedono un sistema per sgrondare l'acqua in eccesso. Il terreno infatti può essere assimilato, nel comportamento, ad una spugna: esso assorbe acqua riempiendo tutti i pori interni sino al punto in cui, ammettendo altra acqua, non ne può contenere più, e allora l'acqua si spinge per gravità verso il sottosuolo oppure, se il terreno è molto compatto, scivola sulla superficie provocando fenomeni di erosione o ristagni.
Le piante hanno bisogno che un certo quantitativo d'acqua sia sempre a loro disposizione, ma molte non tollerano di averne in eccesso, con pericolo di asfissie radicali o marciumi. Semplici fossi o tubi di drenaggio favoriscono allora lo sgrondo dell'acqua in sovrappiù.
I fossi si preparano scavando semplici canaletti che hanno la funzione di convogliare le acque di superficie. La distanza tra i fossi è in rapporto con la compattezza del terreno; la loro profondità non deve essere mai eccessiva. Questo sistema ha due difetti: può rendere difficile il passaggio di macchine, è costoso da mantenere.
Il drenaggio invece è un sistema di tubi interrati che fa confluire l'acqua all'interno dei tubi stessi e la convoglia in fossi collettori sotterranei, molto utile nella sistemazione di terreni non molto estesi.
In Italia, però, sino a pochi anni fa non era preso in considerazione: si tratta infatti di un metodo piuttosto lento, poiché l'acqua, per penetrare all'interno dei dreni, richiede un certo tempo mentre da noi, spesso, i problemi nascono con gli acquazzoni, piogge di breve durata ma di alta intensità che provocano erosioni, in quanto le acque in eccesso scorrono in superficie e la quantità che può essere drenata nel sottosuolo è irrilevante. Il sistema tuttavia rimane comunque valido per terreni di piccole dimensioni.
Un sistema efficiente deve essere progettato in base alla natura del terreno che determina il diametro, la distanza e la profondità dei tubi da interrare. L'impianto deve essere affidato a esperti. I dreni possono essere tubi in terracotta, in cemento o in plastica e vengono sistemati in fossetti scavati con pendenza costante e alla profondità voluta. Sui dreni messi in opera si sistema materiale sempre più fine in progressione: ciottoli, ghiaia, ghiaino, eccetera. Gli schemi di apertura dei canaletti sono i più diversi: a spina di pesce, a ventaglio, a griglia.

 

 



LA SEMINA
Scelta delle specie ,Le essenze ,Miscugli ,Quando seminare ,Quantità di semente ,Preparazione del letto di semina ,Semina ,Propagazione vegetativa,Scelta delle specie.

 

La semina del tappeto erboso presuppone la scelta della specie o, più spesso, delle specie che lo costituiranno. Scelta dalla quale dipende in molti casi il successo o il fallimento del prato, condizionata com'è da fattori quali il clima, il terreno, le esigenze delle diverse essenze, l'impiego cui il prato è destinato.
La particolare conformazione morfologica del nostro Paese, per il quale più che di clima si può parlare di un insieme di microclimi, definiti non soltanto dalla latitudine ma anche (e soprattutto) da altitudine e esposizione, rende tale scelta la più ampia possibile, potendo ricorrere sia a erbe per climi freschi sia a erbe per climi caldi.


Le prime vivono bene nei climi fresco-umidi, tollerano la neve, le gelate invernali e la calura estiva, non sopportando la siccità prolungata: allora diventano gialle e secche senza quasi traccia di nuovi germogli.
Le seconde, invece, restano verdi tutto l'anno nei climi miti, dove le temperature non scendono sotto gli 0 °C. Comunque i miscugli in commercio, costituiti essenzialmente da graminacee, sono studiati in modo da rispondere alle condizioni climatiche più disparate: le essenze che ne fanno parte, per le caratteristiche proprie a ciascuna, assicurano in ogni momento dell'anno una copertura verde, folta e uniforme.
Si contano sulle dita di una mano i generi botanici cui appartengono le più comuni e utilizzate specie da prato, arrivando invece a sommarne una ventina se si prendono in considerazione tradizionali piante da pascolo usate anche per i tappeti erbosi, o specie della flora tropicale e subtropicale.


Le essenze. Adattissime agli impianti sportivi e ai tappeti erbosi soggetti a calpestio, le Poa, che si diffondono per mezzo di rizomi, e producono una copertura verde fitta e uniforme; resistono bene al freddo, meno bene alla siccità e al caldo (specie quello del terreno), in presenza dei quali interrompono l'attività per riprenderla alle prime piogge e al sopraggiungere di temperature meno elevate. In genere sopportano poco anche l'ombra e i terreni molto acidi.
Di lento insediamento, hanno però una durata più che soddisfacente. Utilizzatissima sia da sola che nei miscugli è Poa pratensis, o erba fienarola. Di un bel colore verde brillante, preferisce terreno ben drenato, a reazione neutra oppure leggermente acida, e tagli non troppo bassi, intorno ai 3,5-4 centimetri. Se l'apparato radicale è profondo resiste bene al freddo e alla siccità. Tante le varietà selezionate, capaci di superare gli svantaggi della specie tipo.
Più rustiche e più resistenti al calpestio delle Poa, sono le Festuca, tipiche essenze per prati stabili, di cui soprattutto la "rossa" si presta alla formazione dei tappeti erbosi. Festuca rubra ha foglie verde scuro, strette e dure; tollera i terreni poveri e l'ombreggiamento, è adatta a quelli secchi ma non sopporta i tagli inferiori ai 3 centimetri. Anche Festuca ovina, simile a quella "rossa" ma con fogliame verdeblu, è ancora meno esigente, cresce bene nei terreni poveri e ombreggiati purché non soggetti a ristagni d'acqua, anche in condizioni di freddo e siccità.
Graminacee da prato "importanti" sono anche le Agrostis, capaci di adattarsi all'ombreggiamento, ma esigenti in fatto di umidità e di concimazioni, soprattutto azotate (in particolare Agrostís stolonifera). Agrostis tenuis è un'essenza molto bella ma delicata, che per tali caratteristiche viene impiegata nei prati in miscuglio con altre; da sola, seminata fitta, la si utilizza nei green dei campi da golf perché si presta a tagli molto bassi fornendo un tappeto compatto, quasi il piano di un biliardo. Sopporta una leggera acidità del terreno, ma come tutte le Agrostis è alquanto esigente in fatto di umidità e concimazioni.
La più nota tra le essenze da prato è però senza dubbio Lolium perenne, conosciuta con i nomi di loietto inglese o perenne. La frequente presenza del loietto nei miscugli si spiega col fatto che questa è una tipica specie protettrice, "un'erba pilota": grazie alla rapidità di crescita (a una temperatura del terreno di 8 °C germina in 5-6 giorni) protegge con la sua presenza le erbe più lente a germinare e svilupparsi ma più durature e attraenti; inoltre, se consociata con specie macroterme, quelle cioè che durante l'inverno interrompono il proprio sviluppo, assicura una continua copertura verde del terreno. Resistente al calpestio, entra a far parte, per un 40% almeno, dei miscugli per prati molto frequentati, come quelli destinati a giochi o a camping.
Per terminare questa brevissima rassegna sulle essenze prative maggiormente utilizzate, due parole soltanto su una specie per climi caldi, Cynodon dactylon. Conosciutissima come infestante (si tratta infatti della gramigna), si adatta a qualunque tipo di terreno, compresi quelli salini; non è molto esigente ma non sopporta l'ombreggiamento. Se ben curata si espande rapidamente formando un tappeto denso e uniforme. Per l'impianto si utilizzano sia i semi sia porzioni di stoloni, secondo un procedimento cui accenneremo brevemente al termine del capitolo.


Miscugli. È molto raro che un prato sia costituito da un'unica specie, più spesso si utilizza un miscuglio di erbe differenti, pronto tal quale in commercio oppure miscelato "artigianalmente".
Le ragioni di questa scelta sono essenzialmente pratiche. Un appezzamento, anche se di piccole dimensioni, difficilmente è uniforme in fatto di terreno o esposizione, certe zone saranno più ombrose o più soleggiate, più umide o al contrario più asciutte di altre. Seminando specie di erbe differenti si farà sì che ciascuna vada a insediarsi dove può crescere meglio.
Inoltre un prato formato da più essenze è molto più robusto, e capace di resistere agli attacchi dei parassiti perché non tutte hanno la medesima suscettibilità nei confronti dei patogeni.
Fino a non molto tempo fa i miscugli per tappeti erbosi erano costituiti da molte specie, anche otto, nove o più, ultimamente il loro numero non supera le due o tre. E questo perché si preferisce eliminare dal miscuglio le specie troppo o troppo poco invadenti, incapaci di crescere a fianco delle altre senza creare pericolose competizioni. E poi, quanto maggiore è il numero delle essenze scelte, tanto più difficile è decidere i rapporti percentuali di ciascuna nel miscuglio e più alta è la probabilità che le diverse caratteristiche si annullino reciprocamente: senza contare che anche i tempi di germinazione possono variare moltissimo.
Comunque, in generale, i miscugli per prati ornamentali in commercio sono preparati in modo da produrre erbe capaci di adattarsi a condizioni ambientali anche molto diverse tra loro: quando il prato si sarà consolidato prevarrà il tipo di erba specifico per quel determinato ambiente.


Quando seminare. L'epoca migliore per la semina del prato è quella in cui il terreno è tiepido e, dopo la semina, è prevedibile un periodo fresco e umido di alcune settimane: condizioni queste che favoriscono la rapida germinazione dei semi. Ciò, alle nostre latitudini, significa autunno o primavera.
In quelle zone in cui i primi mesi dell'anno sono caratterizzati da improvvisi ritorni di freddo o in cui soffiano venti freddi e asciutti, la semina autunnale, dalla fine di agosto alla metà di ottobre circa, darà senz'altro maggiori garanzie di successo, mentre là dove l'inverno arriva presto, sarà meglio aspettare marzo, o l'inizio di aprile, prima di affidare i semi al terreno.
In Italia si preferisce in genere la semina autunnale: è minore, infatti, il rischio di basse temperature in autunno rispetto a quello, ben più concreto, di ridotte precipitazioni primaverili. In primavera, poi, le erbe infestanti annuali (quelle che nell'arco di una decina di mesi nascono, fioriscono, fruttificano e muoiono) germineranno fianco a fianco con l'erba seminata che, al medesimo livello di sviluppo, difficilmente potrà competere per la luce, l'acqua o gli elementi nutritivi. La semina autunnale, invece, consentirà all'erba di attecchire bene, svilupparsi e farsi rigogliosa prima della comparsa delle infestanti.
Essenzialmente primaverile è, al contrario, la semina delle specie macroterme come Cynodon dactylon, in modo che il loro sviluppo sia già avanzato prima del periodo di massimo accrescimento in piena estate.



Quantità di semente. Altro fattore da ben valutare prima della semina è la quantità di semente necessaria, quantità variabile al variare del momento di semina, dell'utilizzo che del tappeto erboso si vuol fare, delle condizioni fisico-chimiche del terreno, del tempo in cui il prato deve essere pronto.
Premesso che è sempre meglio preferire sementi di buona qualità, anche se più costose, utilizzandole con parsimonia piuttosto che il contrario, quanto più ci si discosta dall'epoca di semina ottimale tanto maggiore sarà la quantità di seme necessaria, soprattutto nelle semine tardive: le non ottimali condizioni di temperatura o umidità che i semi dovranno affrontare determineranno una più bassa percentuale di germinazione e quindi, a parità di numero di piante per metro quadrato, un più elevato impiego.

Preparazione del letto di semina. Scelte le sementi, decisa la loro quantità per metro quadrato (o ettaro), effettuata l'aratura (come è stato detto nel capitolo precedente), si eseguiranno le operazioni di affinamento rappresentate da una o più erpicature (incrociate ad angolo retto in questo caso) per affinare quanto più possibile il terreno prima della semina, pareggiandone la superficie. Nella grande agricoltura si ricorre per questo agli erpici, alle fresatrici o ad altri strumenti capaci di disgregare il suolo mediante tagli verticali o orizzontali; per la lavorazione di superfici ridotte si ricorrerà a strumenti più semplici come motocoltivatori o motozappe oppure a rastrelli.
Fatto ciò, si spargono i concimi fosfatici, potassici e azotati a lento effetto non ancora distribuiti, e lasciare il terreno in riposo per qualche giorno. Completerà la preparazione del letto di semina un'ultima rastrellatura che ha lo scopo di spianare piccole differenze di livello, smuovere il terreno al punto giusto per ricevere la semente e permettere alle particelle di terra di assestarsi.
In conclusione, un terreno preparato a regola d'arte pronto per la semina deve essere privo di qualunque residuo vegetale vivo, e costituito da particelle di terra della grandezza di un grano di pepe, uniformemente assestate per uno spessore di almeno 20 centimetri.

Semina. Eseguite le operazioni descritte, non resta che attendere una giornata di bel tempo, secca e senza vento, per effettuare la semina. Semina che può essere eseguita a macchina oppure a mano, ma sempre a spaglio. In generale è sempre meglio, perché la semina sia la più uniforme possibile, non mescolare semi di specie diverse soprattutto quando le loro caratteristiche, dimensione e peso, differiscono parecchio.
Seminando a macchina, una volta regolata la seminatrice sulla base della dimensione della semente, se ne distribuirà metà in senso longitudinale e l'altra metà in senso trasversale. Le seminatrici più usate sono 'a caduta" o "a distributori rotanti". Si possono utilizzare anche seminatrici spandiconcime ma in questo caso bisognerà usare l'avvertenza di mescolare il seme a materiali inerti come sabbia, terra, vermiculite.
In mancanza di una seminatrice, non resta che ricorrere alla semina a mano, facendo cadere il seme dal pugno chiuso con un ampio gesto del braccio. Si potrà dividere la quantità totale di semente in due parti distribuendone una metà perpendicolarmente all'altra oppure ripartire la superficie da seminare in tanti riquadri per ciascuno dei quali verrà predisposta la relativa dose di seme, da dividere poi in quattro parti, ognuna delle quali verrà distribuita sul riquadro in tempi successivi, facendo in modo di incrociare le distribuzioni.
Subito dopo la semina si copriranno i semi con un sottilissimo strato di terra, non superiore ai 4-5 millimetri; uno strato più spesso infatti può impedire alle piantine di raggiungere la superficie del suolo. Lo si può fare con un erpice molto leggero, un rastrello oppure, seguendo un metodo empirico, adatto quindi a piccole superfici, tramite una porzione di rete metallica che, trascinata sul terreno, lo smuove coprendo i semi e le impronte dei piedi e lascia la superficie meno compatta, più ricettiva nei confronti dell'umidità. Altrimenti si potrà distribuire direttamente sulla superficie del terreno seminato uno straterello di terra o di sabbia. Nessuno di questi metodi comunque copre completamente i semi, ma ciò non è grave: alla prima innaffiatura la maggior parte cadrà nelle fenditure del terreno.
Se il suolo è molto sciolto può essere utile rullarlo leggermente per favorire la risalita dell'umidità dagli strati profondi e aumentare il contatto dei semi con le particelle di terra; altrimenti è meglio evitare la rullatura per non rischiare di comprimerlo eccessivamente.



Propagazione vegetativa. La semina non è l'unico metodo con il quale è possibile impiantare un tappeto erboso, lo si può fare anche ricorrendo alla propagazione vegetativa. I vantaggi risiedono nella rapidità di insediamento del prato, nella sicurezza di ottenere un tappeto erboso folto e uniforme costituito senza alcun dubbio dalle specie e dalle varietà prescelte e nel minore impegno richiesto in fase di preparazione e manutenzione. L'unico svantaggio è rappresentato dal costo elevato: ciò limita l'impiego di questa pratica ai casi in cui si voglia utilizzare una varietà di seme ibrido a scarsa o nulla produzione di semente oppure propagabile esclusivamente per via vegetativa.
Caratteristiche queste di molte specie macroterme adatte ai climi caldi, come ad esempio Cynodon dactylon.
I materiali utilizzabili per la propagazione vegetativa sono rappresentati da stoloni, piccoli germogli striscianti caratteristici delle specie stolonifere; ciuffi (meno utilizzati), porzioni di cotica erbosa di 5-10 centimetri di diametro circa per 5 di profondità; zolle (o piote) erbose nonché dai rotoli di tappeto che hanno la stessa origine dei ciuffi, dimensioni molto maggiori e servono per coprire aree nude di una certa estensione. Gli stoloni vengono tagliuzzati e poi sparsi sulla superficie da inerbire; si esegue una rullatura e una distribuzione di terriccio. È indispensabile irrigare frequentemente l'area inerbita fintanto che il tappeto non si sia definitivamente insediato.
I ciuffi e le zolle erbose si utilizzano per riparare le zone danneggiate del tappeto: è importante, per non mescolare specie o varietà, eseguire le riparazioni con la graminacea già insediata.
I materiali usati per questi tipi di impianto si propagano tutti muovendosi sopra o sotto la superficie del suolo, grazie a fusti modificati chiamati stoloni e rizomi: è così che piantine disposte a intervalli riescono a riempire in breve tempo gli spazi vuoti intermedi. Il trapianto di piote erbose o di rotoli di cotica è, infine, il sistema più rapido per la costituzione di un nuovo prato e per impiantare tappeti erbosi su pendii ripidi dove la semente verrebbe. probabilmente dilavata alla prima pioggia. Zolle e rotoli possono essere tagliati e messi a dimora in qualunque momento (tranne quando il terreno è gelato), purché non manchi l'acqua necessaria per l'irrigazione.



LA CONCIMAZIONE
Le sostanze nutritive ,Azoto ,Fosforo e potassio ,I concimi complessi ,Come si opera


L'erosione, il dilavamento delle sostanze a causa della pioggia e dell'irrigazione, il taglio e l'asportazione delle colture che a loro volta avevano assorbito elementi necessari alla crescita, possono portare a forti carenze nutritive o, nei casi peggiori, alla sterilità del terreno.
Come rimediare? Esistono due tipi di sostanze fertilizzanti: quelle organiche, che sono residui di sostanze di origine animale o vegetale decomposte, e quelle minerali, formate essenzialmente da azoto, fosforo e potassio combinati in forme più o meno prontamente assorbibili dalle piante.
I fertilizzanti organici sono conosciuti fin dai tempi più antichi: già Aristotele ne faceva menzione, sostenendo la tesi, poi accettata sino alla fine del '700, che solo la terra nutre le piante, come se il terreno fosse un enorme stomaco che prepara e fornisce cibo ai vegetali. L'uso dei fertilizzanti e dei concimi minerali ha rivoluzionato la storia dell'agricoltura, ma il loro uso sistematico è cominciato solo a metà del 1800, in seguito alle ricerche dello scienziato Julius Liebig, il "padre della chimica agricola". Il vantaggio offerto dai fertilizzanti minerali è nel minore costo e nei risultati superiori.
Di fatto, le piante assorbono con le radici gli elementi che servono alla loro crescita sotto forma di particelle elementari (ioni), siano esse provenienti da sostanze minerali oppure organiche. Usati soprattutto nella fase di preparazione del terreno, i fertilizzanti organici aiutano a correggere la struttura e ad aumentarne il tenore in humus, mentre la conciliazione minerale apporta gli elementi nutritivi necessari per un corretto sviluppo della vegetazione.




Le sostanze nutritive. Le radici assorbono dal terreno una soluzione composta da acqua e da elementi nutritivi disciolti. Gli elementi sono ceduti all'acqua dal terreno. Continuando a passare in soluzione, le sostanze si esaurirebbero se non intervenissero vari processi (disfacimento delle piante e degli animali morti, disgregazione delle rocce sottostanti, "fissazione" di elementi dall'aria, eccetera) a riequilibrare la situazione.
Un prato coltivato, che subisce rasature continue con esportazione di materiale, richiede grandi quantitativi di elementi nutritivi per crescere sano e rigoglioso: pertanto è necessario aiutare il terreno a soddisfare tali esigenze. Gli elementi di cui le piante hanno bisogno sono molti. Alcuni sono disponibili in abbondanza, e sono quelli presenti nell'aria e nell'acqua (carbonio, ossigeno e idrogeno). Altri, invece, sono "esauribili" non sempre a disposizione.
Possono essere macroelementi (necessari in quantità notevoli) e microelementi, che partecipano in minima parte alla costituzione della pianta e che perciò sono richiesti in quantità piccolissime. Quando vengono a mancare, però, determinano danni talmente gravi e immediati da non poter essere affatto sottovalutati. Tre i macroelementi essenziali: azoto, fosforo e potassio. Ma ci sono anche magnesio, zolfo e calcio, più o meno necessari a seconda della coltura o del terreno con cui si ha a che fare.
Microelementi, invece, sono il ferro, il molibdeno, il manganese, il rame, lo zinco, eccetera.


Azoto. È l'elemento più richiesto dalle piante perché serve alla sintesi delle proteine e con la fotosintesi clorofilliana consente la crescita e lo sviluppo delle piante.
L'azoto (N) presiede allo sviluppo vegetativo e la sua manifestazione più evidente è l'aumento della superficie fogliare. Se manca, le piante sviluppano poco la parte aerea (fenomeni di nanismo), appaiono poco vigorose, ingiallite e molto più suscettibili a problemi fitosanitari. Il tappeto erboso può diradarsi sino a deperire completamente.
Una corretta concimazione evita gli scompensi che derivano da dosaggi eccessivi: crescita sproporzionata delle foglie (e quindi maggiore spesa di manutenzione del prato e difficoltà per ottenere una corretta rasatura); cellule del tessuto fogliare con pareti deboli e notevoli perdite d'acqua per traspirazione (che avviene su una superficie maggiore).
L'azoto regola anche la formazione del feltro, costituito dalle parti vegetative morte, che sta alla base delle essenze prative. Una piccola parte di questa sorta di "tappeto secco" si trova in tutti i prati: permette di limitare l'evaporazione dell'acqua dal terreno e la sua decomposizione concorre alla formazione di uno strato organico superficiale. Un dosaggio corretto di azoto evita che il feltro si accumuli, che l'acqua di irrigazione stenti a penetrare in profondità e che l'aerazione risulti insufficiente rendendo necessari lavori di scarificazione.


La giusta conciliazione azotata determina, quindi, la crescita omogenea e il perfetto accrestimento delle specie prative, foglie resistenti e compatte, maggiore resistenza al calpestio, sviluppo radicale equilibrato con conseguente maggiore resistenza alla siccità.
Come essere sicuri che l'apporto di azoto utilizzabile per il prato sia quantitativamente corretto e continuo (non dilavato dall'acqua), senza dover ricorrere ad analisi complicate o metodi empirici per determinarne la mancanza?
Da qualche anno la ricerca ha fatto passi da gigante, e la soluzione a tutti questi problemi viene dalla creazione dei fertilizzanti cosiddetti "ad azione prolungata". Nel caso dell'azoto, si tratta di concimi granulari nei quali l'elemento contenuto viene ceduto lentamente, in funzione del fabbisogno della pianta. L'azoto ad azione prolungata si scioglie in circa 15 settimane, mantenendo costante la quantità di elemento ceduta al terreno. L'azione è determinata essenzialmente dalla sua scarsa solubilità: l'elemento viene decomposto da microorganismi o per via idrolitica. È importante sottolineare che, siccome l'azoto viene ceduto lentamente, le piante lo assorbono completamente e non si verificano eccedenze che possono venir dilavate dall'acqua e andare ad alterare le falde acquifere. Con la somministrazione di azoto ad azione prolungata, nei periodi e nei quantitativi corretti, vengono risolti i problemi che tale elemento ha sempre procurato.


Fosforo e potassio. L'azoto non è il solo macroelemento che si dà alle piante perché crescano sane e rigogliose: anche il fosforo e il potassio sono molto importanti.
Il fosforo (P) è necessario per la moltiplicazione cellulare poiché trasporta l'energia necessaria per le reazioni vitali; aumenta lo sviluppo radicale e apporta piccoli ma importanti benefici. Se viene a mancare, le piante presentano scarso sviluppo, deperimenti, diminuita attività clorofilliana.
Il potassio (K) ha la funzione di controllare la trasformazione e l'assorbimento dell'azoto minerale nelle forme assimilabili. Serve nella regolazione dell'equilibrio idrico, perché facilita l'assorbimento dell'acqua e limita le perdite per traspirazione. Aumentando la concentrazione salina dei succhi cellulari permette una maggiore resistenza al freddo e al gelo. Favorisce anche il processo fotosintetico. Se manca il potassio, le piante presentano gli apici e i margini delle foglie ingialliti, minor sviluppo, tessuti molli e acquosi.
Tra gli altri macroelementi ce n'è uno in particolare che, per la cura di un prato, è da prendere in considerazione: il magnesio (Mg). Questo elemento partecipa direttamente alla formazione della clorofilla e contribuisce a rendere più resistenti al freddo le piante.

 

 

 


I concimi complessi. In commercio esistono fertilizzanti che contengono due o tre elementi combinati nelle proporzioni giuste con speciali procedimenti chimici. A seconda che contengano due o tre elementi, vengono chiamati concimi complessi "binari" o "ternari". Offrono importanti vantaggi di ordine pratico: con un solo prodotto è possibile effettuare una conciliazione completa; gli elementi sono preordinati in dosi corrette e possono agire tutti nello stesso tempo; la reazione chimica, in genere, è neutra: non nascono quindi problemi nei confronti del pH del terreno; la forma è granulare, la più comoda da usare. I tre macroelementi fondamentali e il magnesio (N-P-K+Mg) sono contenuti in concimi con azoto a lenta cessione, usati con grande successo sia per i prati ornamentali sia per quelli sottoposti a forte calpestio, come campi di calcio, green per campi da golf, aree ricreative condominiali, eccetera.
Azoto, fosforo, potassio e magnesio, nei casi ottimali, entrano in queste proporzioni: 20-5-8-2. Vale a dire che 100 grammi di prodotto contengono 20 gr di azoto, 5 di fosforo, 8 di potassio e 2 di magnesio. L'azoto è, nella maggior parte, sotto forma di azione prolungata, mentre una frazione è in altre forme, per permettere alle piante di goderne immediatamente, in equilibrio con gli altri elementi.
L'azoto in azione prolungata è ideale per tappeti erbosi di qualsiasi tipo: ne aumenta la resistenza al calpestamento favorendo l'apparato radicale, intensifica il colore, fa sviluppare in modo giusto e armonico le essenze, accresce la resistenza al freddo. Con il buon sviluppo delle specie volute, inoltre, limita l'espansione delle infestanti.


Ne esiste una variante contenente solfato ferroso, utile nelle zone ombrose e umide perché previene la formazione di muschio. Le dosi consigliate per tappeti erbosi ornamentali sono: 10 kg per 300 mq di superficie (corrisponde a 30-40 g/mq) per ogni intervento.
Deve essere somministrato tre volte all'anno: in marzo-aprile, in giugno-luglio e in ottobre-novembre. L'azione prolungata dell'azoto consente il nutrimento costante ed equilibrato del prato, senza che si verifichino eccessi o carenze nell'arco dell'anno.
Come si opera. Le concimazioni si possono eseguire prima, contemporaneamente alla semina, oppure "in copertura", quando le piante sono già cresciute. La distribuzione del fertilizzante deve essere effettuata il più uniformemente possibile, a mano oppure con una macchina spandiconcime. Queste macchine piuttosto semplici consentono di dosare correttamente il prodotto e sono in genere in materiale plastico, leggero e maneggevole. Ne esistono di diverse dimensioni, a seconda delle superfici da trattare. Per non creare accumuli o carenze, si eviti di conciliare in giornate di forte vento. Se le dosi da somministrare sono piccole, si mescola accuratamente il fertilizzante con sabbia o terra per creare un certo volume.
Le concimazioni d'impianto vengono effettuate con l'aratura iniziale, sfruttando il movimento del terreno. In tale occasione si può aggiungere, insieme al fertilizzante, anche la sostanza organica.

 

 

 

 

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