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PAESAGGI TRISTI
a Catulle Mendès.
I • Tramonti
Un'alba estenuata
sparge per i campi
la malinconia
dei soli morenti.
La malinconia
culla con dolci canti
il mio cuore in oblìo
nei soli morenti.
E strani sogni,
simili a soli
che muoiono sui greti,
fantasmi vermigli,
sfilano senza tregua,
sfilano, simili
a grandi soli
che muoiono sui greti.
II • Crepuscolo della sera mistica
Il Ricordo con il Crepuscolo
rosseggia e trema sull'orizzonte
ardente
della Speranza in fiamme che
indietreggia
e s'ingrandisce come un recinto
misterioso dove più di una fioritura
- dalia, giglio, tulipano e
ranuncolo -
si slancia su un pergolato e circola
tra la malsana esalazione
di odori grevi e caldi il cui veleno
- dalia, giglio, tulipano e
ranuncolo -
annegandomi i sensi, e anima, e
ragione,
mescola in un deliquio immenso
il Ricordo con il Crepuscolo.
III • Passeggiata sentimentale
Il tramonto dardeggiava i suoi
ultimi raggi
e il vento cullava le pallide
ninfee;
le grandi ninfee tra i canneti
rilucevano tristi sulle acque calme.
Io, me ne andavo solo, portando la
mia piaga
lungo lo stagno, tra i salici
dove la bruma vaga evocava un
fantasma
grande, lattiginoso, disperato
e piangente con la voce delle
alzàvole
che si chiamavano battendo le ali
tra i salici dove solo io erravo
portando la mia piaga; e la spessa
coltre
di tenebre venne a sommergere gli
ultimi
raggi del sole nelle sue onde smorte
e le ninfee, tra i canneti,
le grandi ninfee sulle acque calme.
IV • Notte di valpurga classica
È più il sabba del secondo Faust che
l'altro.
Un sabba ritmico, ritmico,
estremamente
ritmico. - Immaginate un giardino di
Lenôtre,
corretto, ridicolo e incantevole.
Delle rotonde; in mezzo, getti
d'acqua; viali
ben dritti; silvani di marmo;
divinità marine
di bronzo; qua e là Veneri denudate;
alberi a scacchiera, prati verdi;
castagni; tappeti di fiori in forma
di dune;
qui, roseti nani affilati con
sapienza;
più in là, tassi potati a triangolo.
Su tutto
la luna di una sera d'estate.
Mezzanotte rintocca, e nell'aulico
parco risveglia
un'aria malinconica, un sordo, lento
e dolce suono
di caccia: dolce, lento, sordo e
malinconico
come l'aria di caccia del Tannhäuser.
Canti velati di corni lontani in cui
la tenerezza
dei sensi stringe la paura
dell'anima in accordi
armoniosamente dissonanti
nell'ebbrezza;
ed ecco che al richiamo dei corni
s'intrecciano d'un tratto forme
candide,
diafane, che il chiaro di luna rende
opaline nell'ombra verde dei rami,
- un Watteau sognato da Raffet! -.
S'intrecciano nell'ombra verde degli
alberi
con languido gesto, disperato,
profondamente,
poi, intorno ai cespugli, ai bronzi
e ai marmi,
danzano in tondo molto lentamente.
- Questi spettri agitati sono dunque
il pensiero
del poeta ebbro, o il suo rimpianto,
o il rimorso,
questi spettri agitati in forme
cadenzate,
oppure sono solo dei morti?
Sono dunque il tuo rimorso,
sognatore attratto
dall'orrore, o il rimpianto, o il
pensiero,
questi spettri agitati da un vortice
sfrenato,
oppure morti in preda alla follia?
Che importa! eccoli andare ancora i
febbrili fantasmi,
in ampio girotondo sussultano tristi
come atomi dentro un raggio di luce
per poi svanire nell'istante
umido e scialbo in cui l'alba, uno
dopo l'altro
spegne i corni, perché non resti più
niente,
proprio niente, tranne un giardino
di Lenôtre,
corretto, ridicolo e incantevole.
V • Canzone d'autunno
I singhiozzi lunghi
dei violini
d'autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.
Ansimante
e smorto, quando
l'ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.
VI • L'ora del pastore
La luna è rossa sul brumoso
orizzonte;
nella nebbia che danza la prateria
s'addormenta fumosa, e la rana grida
tra i verdi giunchi che un brivido
attraversa;
i fiori d'acqua chiudono le corolle;
in lontananza, dritti e serrati,
alcuni pioppi allineano i loro
incerti spettri;
intorno ai cespugli vagano le
lucciole;
si svegliano i gufi e silenziosi
nell'aria nera remano con le ali
pesanti,
e lo zenith si riempie di sordi
bagliori.
Bianca, Venere emerge, ed è la
Notte.
VII • L'usignolo
Come volo strepitante di uccelli
eccitati,
tutti i miei ricordi s'abbattono su
di me,
s'abbattono nel giallo fogliame del
mio cuore
che contempla il suo ricurvo tronco
d'ontano
nello stagno viola dell'acqua dei
Rimpianti
che lì vicino scorre malinconica,
s'abbattono, e poi il frastuono
malvagio
che un'umida brezza salendo placa,
a poco a poco nell'albero si spegne
e in un istante non si sente più
nulla,
più nulla tranne la voce che celebra
l'Assente,
più nulla tranne la voce - languida!
-
dell'uccello che fu il mio Primo
Amore,
che ancora canta come il primo
giorno;
e nel triste splendore di una luna
che s'innalza pallida e solenne,
una notte d'estate malinconica e
greve,
piena di silenzio e di oscurità,
culla sull'azzurro che un dolce
vento sfiora
l'albero che freme e l'uccello che
piange.
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