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ACQUEFORTI



a François Coppée.


I • Schizzo parigino


La luna spargeva i suoi colori di zinco
ad angoli ottusi.
Fili di fumo in forma di cinque
uscivano densi e neri dagli alti tetti aguzzi.

Il cielo era grigio. Piangeva la tramontana
come un contrabbasso.
Lontano, un gatto freddoloso e discreto
miagolava sottile in modo strano.

Io, camminavo, pensando al divino Platone
e a Fidia,
a Salamina e a Maratona,
sotto l'occhio ammiccante dei becchi blu del gas.

II • Incubo


Ho visto passare nel mio sogno
- come l'uragano sulla spiaggia, -
la spada in una mano
nell'altra una clessidra,
quel cavaliere

delle ballate di Germania
che per città e campagna
e dal fiume alla montagna,
dalle foreste alla valle,
uno stallone

rosso-fiamma e nero-ebano,
senza briglia né morso né redini
né hop! né frustino, trascina
tra sordi rantoli
sempre! sempre!

Un gran cappello dalla lunga piuma
ombreggiava il suo occhio che brilla
e si spegne. Così, nella bruma,
s'accende e muore l'azzurro lampo
di un'arma da fuoco.

Come l'ala di un'ossifraga
atterrita da un'improvvisa tempesta,
nell'aria screziata di neve,
si gonfiava il suo mantello
e sbatteva nel vento,

e mostrava con aria trionfante
un torso d'ombra e d'avorio,
e nella notte nera
luccicavano in grida stridenti
trentadue denti.

III • Marina


L'oceano sonoro
palpita sotto l'occhio
della luna in lutto
e palpita ancora,

mentre un lampo
brutale e sinistro
fende il cielo di bistro
con un lungo zig-zag chiaro,

e ogni onda,
con balzi convulsi,
lungo i frangenti
va, viene, brilla e grida

e nel firmamento,
dove corre l'uragano,
ruggisce il tuono
formidabilmente.

IV • Effetto notturno


Notte. Pioggia. Un cielo sbiadito che ritaglia
di guglie e torri traforate un profilo
di città gotica perduta in grigie lontananze.
Pianura. Un patibolo carico d'impiccati contorti;
scossi dall'avido becco delle cornacchie
danzano nell'aria nera gighe ineguagliabili,
e intanto i loro piedi sono pasto dei lupi.
Qua e là cespugli di rovi e qualche agrifoglio
drizzano a destra e a manca l'orrido fogliame
sull'oscuro guazzabuglio di uno sfondo d'abbozzo.
E poi, intorno a tre lividi prigionieri
che vanno a piedi nudi, un drappello di alti armigeri
in marcia: le loro lance dritte, come ferri d'erpice,
brillano in senso contrario alle lance della pioggia.

V • Grotteschi


Le sole gambe per cavalcatura,
sola ricchezza l'oro degli sguardi,
lungo il sentiero delle avventure
vanno cenciosi e tetri.

Indignato, il saggio li rimbrotta;
lo sciocco compiange quei pazzi furiosi;
mostran loro la lingua i bambini
e le ragazze li prendono in giro.

Il fatto è che, odiosi e ridicoli
e veramente malefici,
nei crepuscoli hanno l'aspetto
di un brutto sogno;

e torcendo la mano destra
sulle chitarre stridule,
intonano nel naso canti bizzarri,
nostalgici e ribelli;

insomma nei loro occhi
ride e piange - fastidioso -
l'amore delle cose eterne,
dei vecchi morti e degli antichi dèi!

- Andate, dunque, vagabondi senza sosta,
errate, funesti e maledetti,
lungo abissi e greti,
sotto l'occhio chiuso dei paradisi!

La natura all'uomo si allea
nel punire a dovere
l'orgogliosa malinconia
che vi fa camminare a fronte alta,

e su voi vendicando la bestemmia
delle grandi speranze veementi,
vi dilania la fronte anatema
coi colpi rudi degli elementi.

Il giugno vi arde e il dicembre
fino alle ossa vi gela la carne,
e la febbre vi invade le membra
scorticate nei canneti.

Tutto vi respinge, tutto vi strazia,
e quando per voi verrà la morte,
magra e fredda, il vostro cadavere
sarà disdegnato dai lupi!
 

 

 

 

 

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