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La morte
a Victor Hugo.
Come un mietitore la cui falce cieca
abbatte il fiordaliso e insieme il
duro cardo,
come piombo crudele che nella corsa
brilla,
sibila e inesorabile fende l'aria a
colpirvi;
cosė l'orrenda morte si mostra sopra
un drago,
passando tra gli umani come un
tuono,
rovesciando, folgorando ogni cosa
che incontri
impugnando una falce tra le livide
mani.
Ricco, vecchio, giovane, povero, al
suo lugubre impero
tutti obbediscono; nel cuore dei
mortali
il mostro affonda, ahimč!, unghie di
vampiro!
e sui bambini infierisce come sui
criminali:
aquila fiera e serena, quando
dall'alto dei tuoi cieli
vedi planare sull'universo
quell'avvoltoio nero
non insorge il disprezzo (pių che
collera, vero?),
o magnanimo genio, nel tuo cuore?
Ma, pur sdegnando la morte e i suoi
allarmi,
Hugo, tu sai appenarti per i poveri
vinti;
tu sai, quando bisogna, qualche
lacrima spargere,
qualche lacrima d'amore per chi non
vive pių.
[1858.] |