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Primavera
Serena
Presso il ruscello che pel giallo
maggese scorre,
passa ancora il canneto secco dello
scorso anno.
Nel grigiore scivolano meravigliosi
suoni,
si disperde un alito di caldo
letame.
Dai salici penzolano gattici lievi
al vento,
la sua triste nenia canta sognante
un soldato.
Una striscia di prato sussurra
dispersa e fiacca,
un bimbo appare in profilo tenero e
mite.
Là le betulle, il nero cespuglio di
rovi,
figure anche fuggono nel fumo
disciolte.
Chiaro verde germoglia ed altro
marcisce
e rospi strisciano fra i giovani
steli d'aglio.
2
Te fedelmente io amo rude lavandaia.
Ancora porta il flutto del cielo
l'aureo peso.
Un pesciolino lampeggia via e
sbiadisce;
un volto cereo scorre attraverso gli
ontani.
Nei giardini affondano campane a
lungo e lievi,
un uccellino trilla come folle.
Il mite grano si gonfia lento e in
estasi
e api raccolgono ancora con
diligente zelo.
Vieni ora amore al lavoratore
stanco!
Nella sua capanna cade un tiepido
raggio.
Il bosco scorre per la sera aspro e
scialbo
e gemme crepitano allegre qua e là.
3
Ma come tutto il divenire sembra
coś malato!
Un alito febbrile intorno a uno
stagno gira;
ma dai rami fa cenno uno spirito
soave
che apre l'animo a trepida vastità.
Un fiorente gettito scorre via piano
piano
e un non nato cura la propria pace.
Gli amanti fioriscono verso le loro
stelle
e più dolce scorre il loro respiro
nella notte.
Coś dolorosamente buono e vero è
cị che vive;
e sommessa ti sfiora una pietra
antica:
In verità! Io saṛ sempre fra voi.
Oh, bocca! che attraverso l'argenteo
salice trema.
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