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Quercia Quercus pedunculata, Ehr.

NOMI DIALETTALI: Ròver, Ròvar, Ròer, Róvre.

DESCRIZIONE: Albero grande; foglie con stipole fugaci; squame della cupola appressate, le inferiori ovate e le altre ovate e ovato-lanceolate; ghianda ombilicata all'apice. H: comune nei boschi cedui dalla zona collina alla subalpina. P: le foglie, corteccia, ghiande, galle. F: Cupulifere.Il the, o meglio la decozione della corteccia (30 gr. in un litro d'acqua), è efficace contro gli avvelenamenti vegetali: funghi, belladonna, colchico, tabacco, digitale; solatro, aconito, ecc. Si usa pure contro la diarrea, dissenteria, scrofole, consunzione, emorragia gastro-intestinale, nello sputo di sangue, nel catarro alle mucose, alla vescica, ai bronchi. Il thè deve essere concentrato; da prenderne un cucchiaio da tavola ogni 2 ore. Per uso esterno, il decotto, che sarà più forte, si usa quale lavacro nelle dilatazioni dei vasi, nell'emorroidi, svenimenti, rotture, idropisia, enfiagioni, ascessi maligni, fratture, ustioni, piaghe derivanti da lunga degenza in letto, nel sudore delle ascelle e deipiedi, nelle piaghe agli stessi, geloni e, soprattutto, nel pericolosissimo carbonchio alla milza, nelle infiammazioni alla gola e per l'abbassamento di voce; per schizzettare nelle emorragie e passaggi di catarro, e per inalazione ai tisici.La polvere di corteccia si usa: una punta di coltello, per lo sputo di sangue, nelle emorragie gastro-intestinali, nella diarrea, nelle difficoltà d'orina e nel mal della pietra; da fiuto per il sangue da naso. La tintura serve per tutti i disturbi suaccennati. Vien preparata in questo modo: si schiacciano i rami giovani in primavera insieme con le foglie; se ne raccoglie il succo che si mescola con altrettanto alcool; indi si pone il liquido al sole per 14 giorni e si versa poi la parte chiara in un recipiente ben chiuso. Si prende a gocce, sullo zucchero o con il miele. Le foglie, raccolte da maggio ad agosto, agiscono come la corteccia. Devono essere essiccate all'ombra, ben distese. Una manata di foglie cotte in un litro d'acqua si pongono sulle piaghe maligne, sulle vesciche, sulle pustole del vaiuolo, sugli ascessi e ferite.Le ghiande contengono acido tannico, una sostanza amara, molto amido, un olio grasso, sali di potassa, di calce, di allume; arrostite, nutrono, rinforzando il ventricolo e l'intestino. Prese come caffe, non tostarle troppo, perché perderebbero la loro efficacia. I fanciulli rachitici e deboli di ossa ne traggono grande vantaggio. Le galle, raccolte secche in autunno, si polverizzano. In tale stato contengono il 25/30% di tannino. Con la cura di esse si allontanano le carni matte dagli ascessi, lo scorbuto, le gengive sanguinanti; detta polvere immessa nei denti cavi, fa cessare il dolore; fiutata, cessa il sangue da naso.

 

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