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Faggio
Fagus silvatica, L.
NOMI DIALETTALI: Fòvo, Fòo, Fòvi, Fo, Faghèr,
Fagàro.
DESCRIZIONE: Foglie ovali, superficialmente denticolate,
cigliate nel margine, a nervature sporgenti. H: comune nella
zona montana. P: faggiole, corteccia, libro. F: Copulifere
Le faggiole contengono i 16-17% di olio; 50 kg.danno
6 kg. di olio fino e 2 di torbido: il primo sostituisce
benissimo l'olio d'olivo; il secondo serve per ungere e bruciare.
La corteccia dei rami giovani serve come quella della
quercia, se raccolta in primavera, specie nelle febbri intermittenti. Dose: 15 gr. di corteccia secca, o 30 di verde,
bollita, in un quarto d'acqua.
Il creosoto si ricava pure dal legno di faggio. Il medico
lo prescrive nelle malattie polmonari, nella diarrea,
nelle fermentazioni eccezionali del ventricolo, nella dissenteria, nel catarro intestinale, nel diabete, contro i vermi.
Per uso esterno si adopera nei cancri, negli ascessi, nell'infiammazione alla bocca, nei denti infetti e cavi. Attenzione
però, perché il creosoto infetta i denti sani. La cenere
bollita dà un'eccellente potassa.

Farfaraccio
Petasites officinalis, Mönch
NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Capelazzi, Patacrem,
Baldana, Rodele, Pié de mussa.
DESCRIZIONE: Fusto eretto lanoso (30-50 cm.); foglie basali grandi cuoriformi o reniformi, angoloso-dentate, con lobi basali sporgenti nell'insenatura, pubescenti di
sotto; capolini rosei o biancastri in tirso conico, alla fine
allungato; foglioline involucrali lineari-bislungo ottuse.
H: luoghi umidi, vicino alle sorgenti, lungo i corsi d'acqua. P: le foglie, i fiori e i rizomi. F: Composte.
Le radici o rizomi cotti nel vino giovano contro
l'asma unita a tosse, nell'artrite, nella febbre, nei dolori
della vescica; è emolliente, aperitiva. e sudorifera. Con le
foglie e i capolini si fanno infusi espettoranti e calmanti
della tosse. Dose: 50 gr. in un litro d'acqua. Le foglie
pestate servono quale detersivo contro le piaghe ulcerose.
La polvere della radice si usa essa pure a cospargere le
piaghe e i tumori maligni.


Farfaro
Tussilago Farfara, L.
NOMI DIALETTALI: Pè d'asen, Erba de la toss, Capeleti, Capule, Rodele, Stàlfera, ecc.
DESCRIZIONE: Fusti eretti, semplici, lanosi (10-20
cm.); rizoma grosso; foglie basali svolgentisi dopo i fiori,
cuoriformi, rotonde, angolose, bianco-tomentose di sotto
con cauline lanceolate squamiformi. H: luoghi umidi, argillosi e lungo i rivi e i fiumi. P: fiori, foglie, radici. R:
fiori quando stanno per sbocciare, le foglie in estate, le
radici in primavera e autunno. F: Composte.
I fiori gialli sono i primi che compariscono in tutte le
zone, appena sdiacciato il terreno, o appena sparita la
neve. Fioriscono e sfioriscono prima che spuntino le foglie; da qui il nome — filius ante patrem. — Il the dei fiori
(un pizzico in un quarto d'acqua), preso nella stagione
umida e fredda, giova contro la tosse e i catarri. Se ne
prende una tazza mattina e sera. Eguale virtù hanno pure
le foglie. Le radici, raccolte prima della fioritura, danno
un buon the per i polmoni, nelle febbri etiche, nei flussi
catarrosi e nelle scrofole. Il decotto forte, fatto di fiori,
foglie e radici, serve per impacchi nei tumori. Nell'asma e
tosse si fumano le foglie.

Felce maschio
Polypodium filix mas, L.
NOMI DIALETTALI: Féles-i, Far, Farni, Fèlése, Flefs,
Flees,
DESCRIZIONE: Rizoma grosso; foglie bislungo-lanceolate (40-80 cm.), pennatosette con segmenti lanceolati,
pennato-partiti, a lobi bislunghi, ottusi o quasi troncati,
scabri. H: comune nelle radure dei boschi, nei luoghi
ombrosi e fra i cespugli. P: la radice. R: autunno-primavera. F: Felci.
La radice della felce maschio, che ha odore sgradevole, sapore pizzicante e amaro, è rimedio insuperabile per
l'espulsione della tenia (verme solitario). Si libera il rizoma da tutte le squame, senza lavarlo nell'acqua, si estrae
la parte giallo-verde interna. Si prende la dose di 12-15
gr. di polvere a digiuno, in 200 gr. di acqua. Due ore
dopo, si prende una buona dose di olio di ricino. Per
aiutare l'evacuazione del parassita, si usa prendere un'insalata di aglio, cipolle e arringhe. Però è sempre meglio
interessare il medico, per evitare seri inconvenienti, perché
detto rizoma e assai velenoso.
Il letto più salutare per le persone che patiscono
crampi, dolori alle articolazioni, reumatismi, è quello di
involgere il corpo in un sacco ripieno di Felci secche. Il
sonno, in questo letto singolare, porta il perfetto riposo.
Per di più, in tal letto non vi possono regnare nè pulci, nè
cimici. La radice di felce maschio cotta nell'aceto, si adopera per far frizioni contro il gozzo, con buon esito. Nel
reumatismo, nelle lombaggini, nei dolori articolari, nella
sciatica, nei nodi artritici, si fa l'impacco delle foglie verdi
sulle parti doloranti. Dapprincipio si sente un dolore più
forte, ma poi svanisce affatto. Per sordità, causata da
raffreddori, si usa riposare la testa su di un cuscino ripieno di foglie verdi, e l'udito ritorna interamente.
Il Professor Antonelli direbbe che nella pozione che
si dà per espellere la tenia, non si può far susseguire olii,
ma calomelano, gialappa o convolvolo delle siepi. I bagni
ai piedi fatti per alcuni giorni con queste radici bollite
fortemente, levano i dolori spasmodici e gottosi; applicate
ai piedi, levano l'infiammazione.

Fieno greco
Trigonella foenum graecum,
DESCRIZIONE: Pianta erbacea importata dall'Oriente
e da noi coltivata nei giardini e nei prati. Raggiunge l'altezza di 30-40 cm. simile al Trifoglio con foglie trifogliate,
ovali, bislunghe e cinericce nella pagina inferiore; fiori
bianco-giallastri; frutto una siliqua lunga terminante in
forme di corno; semi giallo-dorati, duri, solcati. R: giugno-settembre. F: Leguminose.
I semi sono molto medicinali, usati ancora dagli Arabi come emollienti e dissolventi.
Il the dei semi (bollirne due cucchiai in 1 quarto di
litro di acqua) serve quale stimolante degli organi digerenti, nella diarrea, colica, ventosità e nelle infiammazioni
della pelle. Con la farina si fanno impiastri contro tumori,
foruncoli, ulceri, gonfiori, piedi piagati; disciolgono le
materie putride, puliscono, chiudono le ferite e guariscono.
Con l'acqua si fanno gargarismi per le tonsilli infiammate. I cataplasmi si fanno con 3-4 cucchiai di farina, un
)o' di acqua con dell'aceto da renderli consistenti.

Finocchio
Foeniculum officinale, Allioni
H: qua e là nei luoghi incolti e secchi, coltivato
ovunque.P: il frutto. F: Ombrellifere.
Il frutto del finocchio è usato in medicina, come
l'anice e il cumino tedesco. Esso è stomachico, diuretico,
carminativo, risolvente, galatoforo (che favorisce
la secrezione del latte). Si usa l'infuso al 10% d'acqua.
Anche le radici,
specialmente allo stato fresco, sono diuretiche e
carminative. Si fa l'infuso: da 20 a 50 gr. in un litro acqua.
Le radici si mangiano in insalata come il sedano.
Il finocchio arresta pure il singhiozzo e il vomito.
Per uso esterno sono raccomandati i cataplasmi per conservare e migliorare la vista, negli ingorghi delle mammelle e
nei tumori maligni.
L'acqua, nella quale si sono bolliti i semi serve per la
testa contro le croste e la tigna e per gargarismi.

Fiordaliso
Centaurea Cyanus, L.
NOMI DIALETTALI: Batiségola, Conovani, Scoate turchine, Flor blavéta, Glorini.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (30-80 cm.); foglie basali trifide, pennato-partite o intiere, le successive
inferiori dentate alla base, le superiori sessili lineari, affatto intere; capolini mediocri terminali ovoidi; squame involucrali ovato-lanceolate, dentato-cigliate, con cigli piani
argentini; fiori del raggio azzurri, di rado bianchi o rosei;
pappo quasi uguale all'achenio. H: nei campi di cereali.
P: la pianta fiorita. F: Composte.
Questa pianta, una volta in rinomanza, oggi ha perduto il suo primiero prestigio; tuttavia è adoperata anche
adesso contro la tosse, ed è diuretica e lassativa. È pure
usata contro il bruciore degli occhi. A tale scopo si fa il
decotto di fiori, e con l'acqua si lavano gli occhi rossi o
infiammati.

Fiori di fieno
L'infuso, con 3-5- manate nell'acqua bollente e chiuso
in un vaso, o lasciato bollire per 15 minuti, è utile per
molte malattie, quale aperitivo, risolvente e tonico. Si usa
di solito: per pediluvi, nel caso di piedi gelati, sudore
putrido, ferite, schiacciamenti, stasi nella circolazione del
sangue, artrite, incallimenti, duroni, tumori delle unghie,
e piedi suppuranti aperti. Per impacchi e involti, nel reu-
matismo, anche articolare, artrite, male di stomaco, scrofole, tumori, gonfiezze, ascessi.
Gli involti giovano pure nella rosolia (rosa pila, risipola), se l'infuso è usato a caldo, nell'orticaria, scarlattina
e nefrite.
Nelle intossicazioni del sangue, si involge per tempo
nell'infuso caldo e cocente, osservando che la fasciatura
che copre con i fiori la parte malata deve restar ferma per
parecchie ore, bagnandola invece con acqua caldissima
dell'infuso. In tal modo il veleno viene cacciato.
I vapori di fiori di fieno si usano, come quelli della
d'orinazione e nei mali di vescica di tutte le specie.
coda cavallina, contro l'idrope incipiente, nelle sofferenze

Fragola
Fragola Vesca, L.
Pianta conosciutissima, e quindi non ha bisogno di
descrizione. H: ovunque fino alla zona alpina. F:
Rosacee.
Il frutto giova nell'artrite, nella disposizione all'apoplessia, nella pienezza di sangue, nell'obesità, nei mali di
fegato, nei disturbi intestinali, nell'emorroidi, nei disturbi
generali della sensibilità. Si prendono sempre con zucchero e vino. A certe persone, specialmente donne, dal mangiarne avvengono eruzioni cutanee; però tale conseguenza
non è nè pericolosa, nè dannosa.
Il succo è indicato nell'artrite, nella podagra, nel mal
della pietra, contro i vermi, e in modo particolare nella
stitichezza.
Il rizoma e le foglie in decozione (2 gr. per una tazza
d'acqua) servono contro i catarri intestinali, nelle affezioni
della mucosa boccale, per i sedentari, per i nervosi e nelle
costipazioni.
Questi frutti sono indicatissimi per espellere gli acidi
urici; così pure possono usarne con grande vantaggio i
tisici, gli anemici, i clorotici per gli elementi minerali che
contengono.

Frangola
Rhamnus Frangula, L.
DESCRIZIONE: Fruttice o arboscello; foglie alterne,
caduche, ellittiche, acuminate, affatto intiere; stipole lesiniformi; fiori ermafroditi, pentandri; stimma a capolino
drupa globosa, rossa e poi nera. H: nei boschi umidi e
freschi, lungo i corsi d'acqua. P: corteccia. F: Ramnacee.
La corteccia di frangola è antipiretica (contro la febbre) antielmintica (contro i vermi), e anche purgativa: è
un comodo succedaneo del costoso rabarbaro. Giova contro l'emorroidi, nei dolori di fegato e di milza, negl'ingorghi e nell'idropisia. Si prescrive l'infuso di 30-40 gr. in '/2
litro d'acqua. L'estratto della corteccia interna si adopera
quale lavaggio contro la rogna, tenia e altre malattie della
pelle.
Quale blando, ma efficace, purgante, si usa il decotto
di 15-20 gr. di scorza ben secca in 1 litro di acqua. Esso
non produce nè irritazione delle mucose, nè rilasciamento
intestinale, nè intossicazione; anzi il Dottor Leclerc
Lo indica perfino alle donne in stato interessante, e a tutti
che patiscono stitichezza proveniente da dolori intestinali.

Frassino comune
Fraxinus excelsior, L.
DESCRIZIONE: Albero; foglie dispari pennate, con
foglioline da 9-13 ovali lanceolate o bislunghe, seghettate,
sessili. H: comune nelle località fresche della zona montana e subalpina. P: la corteccia e le foglie. R: quando le
foglie distillano una specie di gomma (manna), il che
avviene in maggio-giugno. F: Oleacee.
Le foglie e la corteccia, specialmente quella della
radice, contengono molto tannino e sono febbrifughe, antireumatiche,
diuretiche e purgative. Si usa la decozione Dose: 20 gr.
di foglie in 200 d'acqua, nelle affezioni
reumatiche e gottose. Le foglie hanno un'azione purgativa
simile a quella della senna: (decozione di 15 gr. in 250 di
acqua). Nell'idropisia, si adopera il decotto della radice al
10%. Eguale dose si adopera pure nelle febbri e nei mali
di fegato. Si può usare anche un cucchiaio di samare, in
una tazza d'acqua bollente. Samare vien chiamato il
frutto.
Le foglie di Frassino sono pure efficaci nel reumatismo e nella gotta, come pure nell'artrite. Dose: infuso di
8-10 gr. di foglie tagliuzzate in 250 di acqua che si lascia
sedare per 15-20 minuti, che si beve a caldo, o la decozione per 6-8 minuti nella stessa dose, lasciando raffreddare.
La radice ha più forte azione diuretica.

Fumaria
Fumaria officinalis, L.
DESCRIZIONE: Pianta un po' glauca; foglie bipennate
e a segmenti piani, bislungo-lineari; sepali ovato-lanceolati, dentati, lunghi circa 1 terzo della corolla e di questa
più stretti; frutti eretto-patenti, più larghi che lunghi, globoso-troncati e
quasi smarginati all'apice. H: comune nei campi, negli orti, lungo le strade e
sui muri vecchi. P: tutta la pianta. R: in fioritura. F: Papaveracee. Questa
piantina ha proprietà toniche, risolutive, depurative, sudorifere. Si usa
nell'itterizia, nello scorbuto, nelle malattie della pelle. Dose: infuso: 100
gr. di fumaria in 250 d'acqua. Se ne prendono due o tre tazze al giorno, per una
settimana, come tonico e depurativo, nell'itterizia, e negli ingorghi del basso
ventre. Nell'arteriosclerosi riesce ottimo ipotensore. L'infuso di fumaria è
adoperato con grande vantaggio nelle serpigini e malattie cutanee, lavando con
esso le parti malate. Tanto nell'infuso, come nel succo, si può unire il dente
di leone che possiede quasi le stesse qualità. L'estratto si ha scottando l'erba
secca nell'acqua bollente; si lascia sedare e, filtrando il liquido, si cuoce
con zucchero fino a renderlo denso. Se ne prendono 3-4 gr. al dì, solo con
acqua.

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