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Barbaforte Cochlearia armoracia, L.
Nomi DIALETTALI: Crèm, Ravanada, Crèn, Ròdech.
DESCRIZIONE: Radice grossa, fusiforme, carnosa; fusto eretto, ramoso
(40-60 cm.); foglie basali ovatobislunghe, crenulate; le cauline
inferiori pennatofide, le superiori lanceolate; fiori bianchi;
siliquette ellittiche gonfie. H: coltivata. P: le radici. R: a
preferenza autunno, inverno. F: Crocifere.La radice di questa pianta
ha proprietà depurative, antiscorbutiche e anticatarrali, e
grattugiata con aceto e zucchero serve quale companatico. Eccedendo
nella quantità, produce ritenzione di orina od orina sanguigna.
Giova nel mal di denti, nei crampi di stomaco, in caso di asfissia,
congestione cerebrale, capogiro, mal di testa e simili. Per questi
casi si fa l'empiastro di radici grattugiatesulla parte dolorante.
Messa in acquavite o alcool, dà un liquore giovevole per l'artrite e
reumatismo, fregando fortemente. Per facilitare la digestione, nei
catarri di petto o intestinali, nell'idropisia e nella ritenzione di
orina si fa l'infusione di 80-120 gr. di radici tagliuzzate in 2
litri di vino o birra; da prendersi a bicchierini. La radice
grattugiata e posta nell'aceto, spirito o latte serve a levare le
macchie (lentiggini) dal viso e dalle mani, passandovi sopra con un
po' di ovatta inzuppata nel liquido.

BarbabietolaBeta vulgaris, L,
La radice di questa pianta da tutti conosciuta, perché coltivava,
oltre essere ottimo alimento, specialmente per il bestiame, è pure
medicinale. Essa conviene a preferenza alle persone irascibili,
biliose, irrequiete. Con essa furono guariti molti individui affetti
da gastro-enterite cronica. Le foglie, cotte e condite con molto
olio e poco sale, giovano nella stitichezza. Il decotto di foglie
(40-50 gr. in 1 litro d'acqua) è eccellente nelle infiammazioni
intestinali, nei bruciori d'orinazione, nelle emorroidi e nelle
malattie della pelle.La pianta appartiene alla famiglia delle
Chenopodiacee.

Bardana Lappa maior, Gaertn.
Nomi DIALETTALI: Petolara, Baldana, Slavacioni, ecc.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, ramoso (100-150 cm.); foglie
grandi, cuoriformi, quasi tomentose di sotto, tutte piciolate;
capolini rosei, grandi tutti in racemo basso cuoriforme; squame
involucrali tutte più lunghe dei fiori; disco epigino con orlo
ondulato. H: assai comune vicino alle case, negl'incolti, lungo le
strade, presso depositi di rifiuti. P: la radice e le foglie. R:
autunno e primavera per le radice, per le foglie in pieno sviluppo.
F. Composte.La Bardana, usata da tutti i medici e farmacisti fino
avanti mezzo secolo, ha proprietà sudorifere, diuretiche, depurative
e cicatrizzanti. Il decotto di radice in dose di 60 gr. in i litro
d'acqua, fino a ridurlo a metà è purificante, risolvente,
rinfrescante; giova quindi come sudorifero,nei disturbi
d'orinazione, nelle ulceri, nella gotta, nella podagra,
nell'artrite, nella pietra e nella renella: giova ancora nei catarri
polmonari, e in tutte le malattie della pelle. Con le foglie fresche
pestate, unite a chiaro d'uovo, si fanno impacchi sulle piaghe, sui
tumori vecchi, geloni, nodi emorroidali, indurimenti e ferite. Si
possono adoperare anche le foglie secche, polverizzate, ma in dose
alquanto più elevata. Il sapone si prepara pestando radici e foglie,
che si cuociono nel burro, filtrando il ricavato. E indicatissimo
nelle scottature. La tisana si prepara con 25 gr. di radici in '/2
litro di acqua. È risolutivo efficace ai bambini colpiti da rosolia,
dandone a bere un cucchiaino ogni 5 minuti. In due ore la eruzione è
completa, e il bambino,
tenendolo ben caldo, in tre giorni è guarito. Un empiastro ben caldo
di foglie cotte nel latte fa cessare i dolori locali ordinari,
risana in breve le ferite, i tumori, le emorroidi, le croste lattee
e la tigna.Per le ulceri (vene) varicose delle gambe, si unisce a un
mezzo bicchiere di succo di foglie mezzo bicchiere di olio d'olivo;
si agita fortemente fino a renderlo a consistenza d'unguento; si
applica all'ulcera con una fascia di cotone trasparente, ricoprendo
con una foglia fresca di bardana.
Mezzo per far crescere i capelli. In un litro di acqua si aggiungano
tre litri di aceto; vi si cuocia insieme il quantitativo di 3-4
grosse radici di Bardana per lo spazio di
15-20 minuti; si filtri e si lavi, fregando fortemente a guisa di
massaggio, la testa 2-3 volte il dì, e se il bulbo non è morto, si
ottiene realmente la crescita dei capelli.
Ognuno deve capire che la crescita non è subito pronta, ma bisogna
attendere un tempo più o meno lungo, senza stancarsi.


Basilico (Basalicò)
Ocymum basilicum,
Questa labiata, perché coltivata negli orti, è abbastanza
conosciuta, senza dover farne la descrizione. È pianticella molto
aromatica, anche dopo l'essiccazione; oltre essere ornamentale e
servire quale condimento nella confezione di diversi cibi, ha pure
virtù medicinali stimolanti e stupefacenti. Si usa l'infuso di 10
gr. di foglie in un litro d'acqua contro la tosse, nel vomito, nella
dispepsia nervosa, e quale gargarizzante nell'angina. Il succo giova
nel male d'orecchia, inzuppando dell'ovatta con alcune gocce. Il
decotto usasi esternamente nelle screpolature. Il sapone composto di
grasso di maiale e di succo di basilico, serve per le labbra e per i
capezzoli feriti. Con l'olio essenziale si fanno frizioni contro la
caduta dei capelli e nelle paralisi. Per eccitare lo scolo soppresso
dal naso si fiuta la polvere.

Beccabunga Veronica beccabunga, L.
Nomi DIALETTALI: Grasson, Erba del tai, Sempreviva.
DESCRIZIONE: Fusti grossetti, cavi, radicanti alla base e rossastri
(20-60 cm.); foglie ellittiche, ottuse, picciolate, superficialmente
seghettate; calice quadripartito con lacinie uguali; cassula glabra
quasi tonda oppure marginata o intiera. H: presso le sorgenti, lungo
i rigagnoli, nei fossi e nelle paludi, quasi sempre associata al
Crescione. P: foglie e germogli. R: giugno, luglio. F:
Scrofulariacee.Il succo «Succus herbae Beccabungae» è scorbutico,
risolvente e giova nelle costipazioni, nelle eruzioni cutanee, nella
ritenzione di orina. Dose: da 40-70 gr. al giorno. Le foglie e i
germogli danno un'ottima insalata primaverile.

Belladonna Atropa belladonna, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (50-150 cm.); foglie ovate,
affatto intiere, accoppiate o solitarie; peduncoli uniformi; corolla
di coloro rossastro livido, campanulata; bacca nera. H: nei boschi
freschi o recentemente tagliati della zona montana e subalpina. P:
foglie e radici. R: le foglie dopo la fioritura; le radici, di 3-4
anni, in autunno o in primavera. F: Solanacee.Questa pianta
velenosissima deve essere trattata solamente dai chimici, dai medici
e farmacisti. La si prescrive dagli oculisti per dilatare e
immobilizzare l'iride dell'occhio e la pupilla. Le foglie, ma più
specialmente le radici, vengono usate nelle nevralgie facciali,
nelle gastralgie, nella tosse asinina e nell'asma.Sia dovere preciso
dei genitori e dei maestri che la conoscono di mostrarla ai loro
rispettivi figliuoli e discepoli avvertendoli di non manipolarla o
coglierne le bacche per mangiarle. Tre-quattro bacche bastano per
dare la morte a un adulto; una sola può essere letale a un bambino!

Betonica Betonica officinalis
DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-60 cm.); foglie inferiori lungamente
picciolate, ovato-bislunghe; brattee ovato-mucronate; spiga
bislunga, speronata alla base; calice più o meno peloso, non
reticolato, venoso; corolla porporina o bianca. H: nelle radure,
luoghi erbosi e incolti, ai margini dei boschi. P: tutta la pianta.
R: durante la fioritura. F: Labiate.Le foglie giovani e i germogli
cotti nell'acqua salata danno un cibo saporito. Le foglie secche in
dose di 8-10 gr. in 1/2 litro d'acqua offrono un thè pettorale
risolvente i catarri. Sono bensì amare e sgradite, ma giovano assai
nello sputo di sangue, nella debolezza di nervi e nei disturbi di
respirazione. La pianta, cotta nel vino, serve, per uso esterno, a
medicare ulceri varicose e piaghe infette. La radice è purgativa.

Betulla Betula alba
NOMI DIALETTALI: Bedól, Beól, Bogòla, Bedói.
DESCRIZIONE: Foglie romboidali-triangolari, lungamente picciolate,
non reticolate nella pagina inferiore, ementi fruttiferi lungamente
peduncolati. H: qua e là nel-
la zona montana e subalpina. P: le foglie e le gemme. F: Betulacee.Per
malattie di cuore con edemi diffusi, contro i vermi, per attivare le
funzioni dei reni, nella gotta e nel mal della pietra si fa l'infuso
di foglie di 20-40 gr. in 1 litro d'acqua, o il decotto di 25-40 gr.
in 1 litro d'acqua fino a ridurlo a metà.Il decotto di gemme si fa
con 100-150 gr. in 700 di acqua, riducendolo a 500. Tanto
dell'infuso che del decotto se ne può prendere alcuni bicchieri al
giorno. Per uso esterno il decotto serve contro l'erpete, sudor di
piedi e artrite.Contro l'artrite giova assai procurarsi una specie
di pagliericcio riempito di foglie disseccate; vi si entra in mezzo,
spogli dei vestiti; in tal modo si produce molto sudore che si
continua restandovi dentro un 20-30 minuti; indi ci si asciuga, ci
si veste, evitando l'aria.Il così detto carbone vegetale, calcinato
in recipiente chiuso, si usa nelle dispepsie flatulenti, nelle
diarree fetide, nelle gonfiezze del basso ventre. Dose: 2-3 cucchiai
dopo il pasto in una tazza d'acqua.

Biancospino Crataegus oxjacantha, L.
NOMI DIALETTALI: Marendelàr, Brugnolàr, Piratolèr, Amperlàr,
Perletìn, ecc.
DESCRIZIONE: Da cratos = forza e agem = condurre. Arbusto con rami
spinosi; foglie coriacee, fatte a ventaglio e pennatifide con 3-5
lobi inciso dentati; fiori bianchi o rosei in corimbo di pochi
fiori; peduncoli glabri, sepali glabri ovati; petali obovati, quasi
tondi; stili 1-2; frutto piccolo bloboso, quasi rosso corallo. H:
nelle macchie e nelle siepi dalla pianura alla montagna. P: sommità
in fioritura. R: in principio della sbocciatura dei fiori. F:
Rosacee.Il thè dei fiori è prezioso tonico del cuore. Dose: un buon
pizzico in una tazza d'acqua da prendersi 2-3 volte il dì. La
tintura è cardiotonica per le persone a sistema nervoso molto debole
(15-20 gocce al giorno); come anti- spasmodico, nelle vertigini e
nell'insonnia si può arrivare fino a 40 gocce, da prendere prima di
coricarsi. Il biancospino è pure rimedio specifico contro l'angina.

Billeri Cardamine amara et pratensis, L,
DESCRIZIONE: Cardamine amara: fusto eretto, ascen- dente, angoloso
(20-50 cm.); foglie pennate tutte, a foglioline osavate, o bislunghe
sinuate, o dentato-angolose, la terminale un poco più grande; petali
bianchi, raramente violetti, lunghi 3 volte il calice; silique
lineari strette.Cardamine pratensis: rizoma corto, fusto eretto
(30-40 cm.); foglie basali pennate, tondo-ovate; la più grande
terminale reniforme; fiori lilla a corimbo corto; petali lunghi il
triplo del calice. H: la prima lungo i fossi e le sorgenti; la
seconda nei prati umidi, paludosi. P: tutta la pianta. R: dopo la
fioritura. F: Crocifere.Il succo «Succus herbae Cardaminis S.
Nasturtii pratensis» è aperitivo, impedisce la decomposizione degli
umori, migliora le funzioni del basso ventre, e si usa nelle idropi,
nello scorbuto e nelle eruzioni cutanee. Dose: da 15-30 gr. da solo
o con acqua.

Biondella (Centaurea minore) Erythrea centaurium, Pers
DESCRIZIONE: Fusto eretto ramoso superiormente (20-40 cm.); foglie
basali ovato ottuse in rosetta; fiori rossi, sessili, solitari nelle
dicotomie e fascicolati nell'apice dei rami, i laterali accompagnati
da due bratteole; stimma bifico. H: nei pascoli e nelle radure dei
boschi fino a mezza montagna. P: tutta la pianta. R: in fioritura.
F: Genzianacee.Questa simpatica ed elegante pianticella ha
proprietàtoniche, stomachiche, febbrifughe e leggermente purgative.
Si usa il the di tutta la pianta in dose di 10-15 gr. in 1/4 di
litro d'acqua. Questo thè, assai prezioso, giova nelle debolezze di
ventricolo, inappetenze, nelle febbri, nei mali di stomaco, nel
catarro gastrico, nella diminuzione dell'attività digerente,
nell'acidità. Esternamente si applicano fasciature del decotto nelle
malattie della pelle (erpete, eczema, tigna, ascessi, ecc.).II vino
amaro stomachico si prepara mescolando in parti uguali Biondella e
Trifoglio fibrino, un po' di Assenzio, un pizzico di fiori di
Camomilla e alcune scorze di Arancio in 2 litri di vino nero. Si
lascia in deposito per 8 giorni al caldo; poi si filtra e il liquido
filtrato e spremuto si mette in bottiglie ben chiuse. Se ne beve un
bicchierino due volte al dì.

Bistorta Polygonum bistorta, L
DESCRIZIONE: Rizoma rossastro piegato due volte su se stesso; fusto
semplice (20-60 cm.); foglie inferiori ovali,bislunghe, glauche di
sotto scorrenti sul picciolo, tronca- te o cuoriformi alla base;
fiori rosei in spiga compatta a spigoli acuti. H: prati e pascoli
umidi della zona montana e subalpina. P: il rizoma. R: autunno e
primavera. F: Poligonacee.La radice, che si essicca rapidamente al
forno o al sole, contiene oltre ad acido tannico e gallico, un poco
di acido salicilico e molto amido, e si usa in decozione di 60 gr.
in 1 litro di acqua nelle infiammazioni delle mucose e sanguigne
come astringente, come pure nelle diarree, febbri intermittenti e
denti malfermi.Esternamente si usa quale cataplasma nei tumori,
ferite e indurimento delle gengive. Internamente si prende la
polvere in dosi di 2-4 gr. in un bicchier d'acqua nei catarri
gastro-intestinali. Le foglie si preparano come le spinacce.

Bonaga (Ononide ) Ononis spinosa,
NOMI DIALETTALI: Malaighe, Bunaga, Bonaghe, Binaghe.
DESCRIZIONE: Fusto prostrato o eretto, vellutato da una parte,
spinoso (20-60 cm.); foglie ovali bislunghe, ottuse, dentate; fiori
ascellari a coppie o solitari, rosei;
lacinie del calice lanceolato lineari acuminate; legume ovalo-eretto;
semi tubercoloso-scabri. H: pascoli aridi, sui margini delle strade
fino alla zona subalpina. P: le foglie e il fittone. R: estate. F:
Leguminose.Il decotto del fittone da 20-25 gr. in 1 litro di acqua,
fino a renderlo un terzo, si prescrive in tutte le infiammazioni
delle vie respiratorie, urinarie, nelle cistiti e nella gotta.
Essendo fortemente diuretico si usa con buon effetto nelle
idropisie, nelle emorroidi e nei calcoli renali e vescicali. Per i
medesimi mali si adoperano le foglie e i fiori, ma in modo più
blando.

Borrana Borrago officinalis, L.
DESCRIZIONE: Fusto grossetto, eretto (20-40 cm.); foglie grandi
ovali o ellittiche, ristrette in lungo picciolo, le superiori
bislunghe; racemo foglioso alla base; corolla celeste, piana,
rotata. H: campi asciutti, siepi, nei ruderi. P: la pianta. R: in
fioritura. F: Borrinacee.Il the si prepara con 15-20 gr. di foglie,
preferibilmente fresche, in 1 litro di acqua bollente. Giova nei
reumatismi, provocando traspirazione e per curare le tos- si; come
sudorifera, diuretica, emolliente e depurativa si
prescrive il decotto (da 50-100 gr. in 1 litro d'acqua) da prendersi
molto caldo nelle infiammazioni polmonari, nella nefrite, nelle
febbri esantemiche (rosolia, scarlattina, vaiolo) come pure nelle
malattie della pelle. Come depurativo si cuoce la pianta nel vino
che si beve a bicchierini.

Borsapastore Capsella bursa pastoris, Mönch.
DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice o ramoso(20-40 cm.); foglie
basali a rosetta, bislunghe, intere o pennatofide, le cauline
saettiformi lanceolate; fiori bian-
chi; siliquette triangolari, sopra peduncoli quasi orizzonta- li. H:
ovunque nei luoghi incolti e coltivati dal piano alla zona
subalpina. P: la pianta (meglio fresca). R: al principio di
fioritura. F: Crocifere.Il decotto si prepara con una manata di
piante fresche in tre tazze di acqua fino a ridurla a un terzo, che
si beve in due volte con qualche intervallo. Giova moltissimo nelle
febbri intermittenti (malariche e terzane) nei passaggi sanguigni,
nella diarrea, nell'itterizia, nelle scrofole al collo, nelle
emorroidi, nell'albuminuria (morbo di Bright) e nella renella.La
Borsapastore, oltre essere prezioso astringente ed emostatico, ha
pure grande proprietà radioattiva, agendo magnificamente quando si
fanno applicazioni esterne per curare malattie interne. Così, a
esempio, per curare le febbri malariche si applica la Borsapastore
fresca bene tagliuzzata ai polsi e alla pianta dei piedi e la febbre
cessa quasi subito.Così chi porta con sè in tasca uno o due tuberi
di ciclamino, pure radioattivo, si libera in brevissimo tempo dalle
emorroidi più ostinate. Così si dica di altre piante radioattive: la
cipolla, applicata sui reni schiacciata, contro le malattie di
fegato, milza, bile, reni; la cariofillata, applicata al collo per
infiammazione agli occhi, l'imperatoria, l'aglio orsino, il geranio
roberziano e lo spino cervino.Nella cura delle metrorragie di
soggetti giovani o nella menopausa si fa il the di 50 gr. di
Borsapastore e 50 gr. di Amarella (Artemisia vulgaris) in 1 litro di
acqua. Si lascia sedare per 10 minuti; poi si filtra e se ne beve un
bicchiere ogni ora.Il succo gocciolato a caldo nelle orecchie, giova
nelle otiti purulenti, e all'esterno giova pure, fregando, nella
podagra e nei tumori infiammanti. La polvere stagna il sangue da
naso e si usa anche sulle piaghe fresche. Da notarsi che la pianta,
per avere un buon effetto, deve essere usata possibilmente fresca.Lo
stesso decotto è utilissimo nelle urine sanguigne, dando ottimi
risultati. Dose: 30-60 gr. in un litro d'acqua.

BOSSO Buxus sempervirens, L,
NOMI DIALETTALI: Martèl, Ardescol, Berverde, Verzòl.
DESCRIZIONE: Arboscello con rametti giovani un po' pelosi; foglie
opposte, ovali, brevemente picciolate, luci- de, sempre verdi (2-3
cm.), con picciolo un po' peloso ai lati. H: inselvatichito e
coltivato nei parchi e nei. giardini. P: le foglie e la corteccia.
R: in ogni stagione. F: Buxacee.Questa pianta ha proprietà
diaforetiche, purgative e colagoghe, e si usa per questi scopi la
decozione di 40 gr. di foglie in 1 litro d'acqua, fino a ridurlo a
1/3. Il decotto della corteccia in ragione di 60 gr. in 1 litro
d'acqua, serve a provocare il sudore nelle affezioni reumatiche,
erpetiche e sifilitiche. Attenzione alle dosi, perché pianta
velenosa!

Brionia Bryonia dioica, Iacq.
NOMI DIALETTALI: Zucàra selvadega, Zucàra mata.
DESCRIZIONE: Fusti gracili, erbacei, angolosi, rampicanti (2-3 m.);
foglie picciolate, ruvide, palmatoquinquelobe e lobisinuato dentate,
le superiori più lunghe e più
acute; fiori in racemi ascellari con brevi peduncoli; calicipiù
corti della corolla; bacca rossa piccola. H: nelle siepi e negli
avallamenti riparati e caldi. P: la radice. R: terminata la
vegetazione. F: Cucurbitacee.Questa pianta velenosa deve usarsi con
molta discrezione. La radice per essere molto grossa, deve essere
tagliata a fette per ottenere più facilmente l'essiccazione: è
potente vomitivo, purgativo, diuretico, antireumatico. Per dissipare
tumori, umori freddi, glandole sono ottimo rimedio le frizioni fatte
con la radice fresca raschiata. Nei dolori reumatici si applica la
polpa fresca di questa radice. Nelle congestioni, nelle bronchiti,
pleuriti, grippe, epilessia, artrite e quale purgativo si usa
l'infusione di 8 gr. di polvere di radice in 1 litro di acqua. Il
vino di Brionia si ottiene con 60 gr. di radici poste a macero per
24 ore in un litro di vino. Se ne prendono 2 cucchiai prima del
pranzo e della cena quale diuretico e lassativo nella cura
dell'idropisia. La radice fresca pestata e cotta col sego è rimedio
efficace contro la rogna. Quattro o sei frizioni bastano per
ottenere la guarigione. Attenzione per l'uso interno, essendo
potente veleno.

Brunella Brunella vulgaris, L.
NOMI DIALETTALI: Morella, Moratola, Sanzuòla.
DESCRIZIONE: Pianta alta 10-30 cm.; foglie picciolate con denti
divaricati e l'inferiore diviso fino a metà; corolla lunga il doppio
del calice; stami con punta lesini- forme diritta. H: comune nei
prati e lungo i luoghi erbosi delle vie. P: pianta intera. R:
estate. F: Labiate.Questa pianta leggermente astringente si usa in
infuso da 30-40 gr. in 1 litro d'acqua, nelle infiammazioni
intestinali e quale gargarismo nelle irritazioni della bocca e della
gola. La pianta intera fresca, ridotta in poltiglia, si usa
come cataplasma nei gavoccioli (giavizzòi).

Buglossa Anchusa officinalis, L.
DESCRIZIONE: Foglie lanceolate, le superiori dilatate alla base;
fusto eretto (30-50 cm.); calice 5-fido; corolla porpora-violacea
con tubo quasi uguale al lembo e squame vellutate; stima unico
smarginato; carpelli acuti. H: nei campi e nei luoghi incolti.Questa
pianta ha le stesse qualità della Borrana.

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