Abete bianco
Abile pectinata, D.0
NOMI DIALETTALI: Avéz, Avéc, Avézzo, Paghèra, Avéo,
Avédin, ecc.
DESCRIZIONE: Albero che può raggiungere l'altezza di
25 metri, con fusto a rami quasi orizzontali; foglie persistenti,
piegate in due serie opposte, lineari e percorse di sotto da due
righe bianche; pinne erette con squame caduche.
Habitat: comune nella zona montana e subalpina.
Parti usate: le gemme e le foglie, come pure la
resina.
Raccolta: le gemme in primavera, le foglie in pieno
sviluppo.
Famiglia: Conifere.
Le foglie (500-1500 gr.) bollite fortemente
nell'acqua (3-4 litri) e poi versato il tutto in un bagno con dentro
acqua calda, giovano assai nell'artrite, reumatismo, asma, etisia
iniziale, scorbuto e malattie della pelle. Le gemme bollite servono
quale stimolante sudorifero, urinifero, nelle debolezze di
ventricolo, idropisia, sifilide cronica e impetigini. La resina
produce la trementina di Strasburgo, che serve a fare empiastri.
Dalle pine si estrae olio per ferite; così pure la trementina che si
estrae dalle piccole cellule che sporgono dal tronco liscio.

Abete rosso
Abies excelsa, D.0
NOMI DIALETTALI: Péc, Pazzi, Piec, Pièci, Dasa. H:
la zona montana e subalpina.
P: la trementina con i residuati. R: preferibilmente
in autunno. F: Conifere.
DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.) con fusto
irregolarmente ramoso; i rami orizzontalmente arenati e
ramettipendenti; foglie persistenti, solitarie, rigide, sottili,
quasi tetragone, acute, volte per ogni verso sui rami, affatto
verdi; pine pendenti con le squame persistenti. La trementina, detta
anche Acqua ragia, si ottiene incidendo il tronco; l'olio dalla
distillazione e il residuo è la pece bianca o di Borgogna. Tanto la
trementina che la pece, specialmente se unita a cera vergine,
servono per uso esterno come empiastro o unguento nelle
suppurazioni, reumatismi, lombaggini e negli ascessi. Per uso
interno nei catarri cronici delle vie respiratorie, urinarie e
dell'intestino; si usa prenderne da 1 a 4 grammi al giorno, a
diverse riprese, in capsule o in altro modo. Le gemme si usano
contro i catarri bronchiali e della vescica, come pure nella
blenorragia e nella cistite. Dose: 30 grammi in infusione in un
litro d'acqua. Per chi soffre di petto (tossi, catarri o
predisposizione alla tubercolosi o è in stato di convalescenza)
troverà grande sollievo passeggiando o riposando all'ombra delle
conifere. Per chi non ha tale possibilità, si faccia portare un
fascio di rami verdi di conifere (piceo, abete, pino); li collochi
nella sua stanza e di quando in quando li agiti. Così si sprigionano
le sostanze balsamiche; una volta al mese li sostituisca con nuovi
rami.

Achillea nana
DESCRIZIONE: Fusto ascendente, semplice (6-15 cm.);
foglie bianco-tomentose, bislunghe, pennatosette, con segmenti
lineari interi, dentati o incisi; capolini picco-li, bianchi, in
corimbo terminale compatto, sferico; squame involucrali ottuse e
brune nel margine. Tutte e tre queste composte di alta montagna,
unite all'«Artemisia mutellina» danno il Genepì o thè svizzero che
giova assai nell'atonia del basso ventre, nella digestio-ne
ritardata, nelle conseguenti flatulenze; usasi pure quale
vulnerario. amabile, stomatico e giova anche nei raffreddori e mal
di montagna.

Acetosella
Oxalis acetosella, L.
NOMI DIALETTALI: Pan e vin, Pan de cuco, Pan del
ciel, Pan de oro, ecc.
DESCRIZIONE: Rizoma sottile con squame carnose,
embricate, rossicce; foglie tutte basali cuoriformi e picciuoli
assai lunghi; stipole lungamente vellutate, picciolari; peduncoli
basali uniflori con una brancola nel mezzo; sepali ovali, bislunghi;
petali obovali, bianchi o rosei convene più cariche. H: luoghi umidi
e ombrosi, specialmente nei boschi di conifere. P: tutta la pianta.
R: estate e autunno. F. Ossolidacee. Questa graziosa pianticella è
efficace nelle febbri intermittenti, nelle costipazioni, nei tumori,
nelle piaghe. Si prepara il decotto con una manata di foglie in 500
gr. di acqua. Per tumori si preparano i cataplasmi con le foglie
cotte nel grasso di maiale; anche il succo, plasmato su piaghe
ulcerose, è assai efficace. Per le costipazioni si mangiano le
foglie crude con sensibile giovamento; però occorre non abusarne per
l'acido ossalico che contengono.

Aconito
Aconitum Napellus, Stoerk.
NOMI DIALETTALI: Mapèl, Radis del diaol, Fior dalla
mort, Luc, Ludo.
DESCRIZIONE: Aconito, dal greco acòne = roccia per
la stazione della pianta.
Rizoma con due tubercoli allunga-ti, fusto eretto,
un po' angoloso; foglie 5 partite e segmenti cuneati a ventaglia,
divisi in lacinie lineari; fiori violaceo-azzurri in racemo; elmo
emisferico, rostro del nettario breve, carpelli appressati all'asse;
semi solcati in una sola faccia. H: nei luoghi umidi e al margine
delle rocce e dei boschi della zona montana e subalpina. P: i
tuberi. R: all'epoca della fioritura e da essiccarsi all'aria
aperta. F: Ranuncolacee. Questa pianta velenosissima in tutte le sue
parti, serve nelle nevralgie, nei dolori reumatici e gottosi, nella
sciatica, nell'angina, nel mal di cuore e nelle congestioni
polmonari. Per l'uso si deve sempre interrogare il medico.

Actea spicata, L.
NOMI DIALETTALI: Barba de capra, Barba de bech.
DESCRIZIONE: L'Actea ha un rizoma grosso, nerastro;
foglie bi-tripennate, con foglioline ovate incisoseghettate; fiori
in racemo denso; petali spatolati, bianchicci; bacca nera, lucida.
H: luoghi ombrosi della zona montana e subalpina. P: la radice. R:
estate, autunno. F: Ranuncolacee. La radice di questa pianta ha
proprietà purgative e sudorifere; venne pure adoperata nel gozzo e
nell'asma, e anche nelle malattie della pelle. Essendo velenosa,
deve essere adoperata con prudenza e in piccolissime dosi.


Agarico bianco o Fungo del larice
Polyporus officinalis, Fries.
Questo fungo si sviluppa sul tronco delle conifere e
specialmente del larice nelle foreste della zona montana subalpina.
Ha forma di zoccolo o mensola, sugheroso, coperto di crosta dura,
segnata da zone di diverso colore. Si può raccogliere in qualunque
stagione. Si raschia la parte superficiale, per liberarlo dalla
parte legnosa. Contiene una resina speciale. Bollito nella dose di
4-5 gr. è purgante violento e anche vomitivo. Nella dose di 1 gr. si
adopera con successo nei sudori dei tisici. Serve pure nelle
emorragie, come anche nella fabbricazione di certi liquori, quali, a
esempio, il Fernet.

Agave americana
Idem, L.
Pianta vivace della famiglia delle Amarillibacee,
con rizoma grosso dal quale hanno origine le foglie carnose e lunghe
fino a un metro. Essa è originaria dall'America, ma è acclimatata
anche da noi. Lungo le coste del Mediterraneo cresce spontanea. Si
usa il succo che si estrae dalle foglie e dal rizoma. Esso è
rinfrescante, depurativo, diuretico. Come rinfrescante interno si
usa l'infuso di 50 gr. di foglie in 1 litro d'acqua che si
addolcisce con miele. Si prende a tazzine. Per uso esterno giova
assai quale lavaggio nelle infiammazioni degli occhi. Le foglie
secche, polverizzate, in dose di una cucchiaiata al giorno, servono
contro l'itterizia e i mali di fegato. Da non confondere, come fanno
taluni, l'Agave con l'Aloè.

Aglio
Allium sativum, L.
H: ignoto allo stato spontaneo; viene comunemente
coltivato negli orti. F:
Liliacee.
Preso per bocca è considerato quale stimolante delle
vie respiratorie e digestive; è ottimo preservativo nelle malattie
infettive; bollito nel latte (meglio ancora nel vi-no) è potente
vermifugo; pestato si applica come cataplasma nei dolori reumatici;
pestato e unito a grasso di maiale e olio si ha la cosiddetta
«Senape del diavolo» che si usa quale unguento nei tumori freddi,
contro la tigna e la scabbia, come pure nelle paralisi e nei
reumatismi cronici. Quest'unguento deve essere usato caldo. Contro
l'artrite e reumatismo è di grande effetto anche la tintura che si
prepara con 20 gr. di aglio pestato messo in infusione per20 giorni
in 100 gr. di alcool; se ne prendano 10 gocce al giorno sullo
zucchero, aumentando giornalmente di una goccia fino a che la
tintura è finita, e se occorre, si ripeta la cura.

Aglio orsino
Allium ursinum, L.
DESCRIZIONE: Bulbo inserito sopra un rizoma obliquo
od orizzontale; foglie piane larghette; tepali lineari, lanceolati;
stami lunghi, acuti; ovario con caselle a due ovoli. H: prati umidi
e lungo i margini dei boschi dalla collina alla zona alpina. P: le
foglie. F: Liliacee. Questa pianticella compare in principio di
primavera. Ha proprietà depurative, e si può cuocere, a tale scopo,
in grande quantità, nella minestra o in insalata. Ha il sapore e la
forma simile al porro. Non vi è forse pianta più salutare per
purificare lo stomaco, gli intestini e il sangue.

Aglio serpentino
Allium victorialis, L.
DESCRIZIONE: Bulbo bislungo. scapo foglioso fino
alla metà, angoloso in alto; fiori' bianco-verdognoli in ombrello
globoso; stami lunghi il doppio del perigonio; cassula
globosa-trigona. H: luoghi umidi e ombrosi e nei margini dei prati
di montagna. P: il bulbo. F: Liliacee. Il bulbo ha virtù fortemente
astringente e si usa quale empiastro nei dolori reumatici,
artritici, gottosi, co-me pure sui flemoni e sui tumori. Nel mal di
denti, di orecchi e delle articolazioni si applicano i bulbi
contusi, e i dolori spariscono.

Agrifoglio
Ilex aquifolium, L,
NOMI DIALETTALI: Vialòr, Lassimistar, Spèrgil,
Laurano, Spina Christi.
DESCRIZIONE: Arboscello sempre verde; foglie
alter-ne, coriacee, ovali o ellittiche con margine ondulato o
irregolarmente dentato, spinoso; fiori in corimbi ascellari o
solitari; drupa globosa, rossa. H: località fresche e riparate,
specialmente fra le querce e castagni. P: foglie e corteccia. R:
tutto l'anno. F: Aquifoliacee. Le foglie di questo arbusto servono
contro l'artrite e reumatismo in dose di 30- 40 gr. in un litro
d'acqua; la corteccia rammollita con l'acqua unita a trementina,
cera, burro e miele dà un sapone giovevole contro tumori ed
enfiagioni; il decotto serve contro la febbre e isteria; la
corteccia pesta, unita ad acqua, dà un buon vischio per gli
uccellatori.

Agrimonia
Agrimonia eupatoria, L,
DESCRIZIONE: Agrimonia da agros = campo e mone =
abitazione. Pianta irsuta, fusto eretto (30-50 cm); foglie
pennatosette, a segmenti ovali grossolanamente seghettati; fiori
gialli in racemo terminale a forma di spiga; achenio unico. H:
frequente nei luoghi erbosi, nelle siepi lungo il margine dei
sentieri, dal piano fino alla zona montana. P: sommità fiorite e
foglie. R: all'epoca della fioritura; F: Rosacee. Questa pianta
contiene un olio etereo e una certa quantità di tannino. Essendo
astringente si prescrive il thè di foglie e sommità fiorite nel
principio di angina, di faringiti croniche delle persone obbligate a
parlare o cantare in pubblico. Il succo e il decotto (10% ), da
prendersi 3-4 volte al giorno, giovano per i medesimi mali, come
purenella dissenteria, diarrea, nelle affezioni del fegato, della
milza, dei reni, nelle glandole mesenteriche e intestinali.
Esternamente si suole usare quale cataplasmo nei tumori, piaghe e
vene varicose.

Alchimilla
Alchemilla vulgaris, L. TAV. 4 - N. 31
NOMI DIALETTALI: Foie dala bruma, Erba stela.
DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; fusto eretto o
ascendente (5-20 cm); foglie basali picciolate, reniformi, divise
fino a '/5 dal margine in 5-9 lobi semicircolari, dentati in tutto
il contorno, piegate a ventaglio; fiori in corimbi terminali,
verdognoli; calice con lembo a 8 denti ovali, quasi uguali.

Alchimilla alpina
Alchemilla alpina, L. TAV. 4 - N. 32
DESCRIZIONE: Radice grossa, legnosa; foglie basali
palmeto partite in 5-7 lacinie lanceolate, seghettate all'apice,
serico-argentine di sotto; fiori quasi verticillati in corimbo
allungato; calice con lembo a 4 divisioni, 3-4 volte più larghe dei
lobi del calicetto. Tutte e due queste piante hanno proprietà
vulnerarie e astringenti e si adoperano in infuso contro le diarree
e flussi sanguigni in dose di 60 gr. in 1 litro d'acqua.
Esternamente si usa nelle contusioni. Vi ha pure chi l'adopera quale
afrodisiaco per le bestie. Queste due specie cotte nell'acqua e
bevute a caldo servono per tutti i dolori di testa, specialmente per
indigestione di acqua nella stagione estiva, nei raffreddori, nelle
infiammazioni degli occhi e nel mal di denti, facendo gargarismi. È
salutare l'una o la seconda nelle rotture o ernie, facendo degli
impacchi. H: prati umidi di montagna. P: foglie. R: estate. F:
Sanguisorbacee.

Alloro
Laurus nobilis, L,
DESCRIZIONE: Lauro dal celtico Lauer = verde, perché
pianta sempre verde; foglie bislunghe-lanceolate; coriacee e a
margine ondulato; frutto drupa. H: da noi coltivato nella regione
Vezzano-Riva. P: le foglie e le drupe. R: a maturazione. F:
Lauracee. Le foglie di alloro, oltre che adoperate come condimento,
si preparano in infusione quale stomachico, sudorifero e
carminativo. Dalle drupe si estrae un olio per frizioni nel
reumatismo e nell'emorroidi. Tale olio si adopera pure in
veterinaria. L'infuso delle foglie si fa con 5-10 foglie in una
tazza di acqua bollente. Esso giova anche nelle flatuosità, nella
debolezza di stomaco e nelle gastralgie, eccitando l'appetito,
facilitando la digestione. Nella paralisi si danno 8 gocce
dell'essenza delle bacche.

Altea officinale
Althaea officinalis, L
DESCRIZIONE: Pianta cinerino-tomentosa; fusto
eretto, (60-120 cm.); foglie quasi ovali più o meno angolose,
crenato-dentate con stipole lesiniformi, caduche; peduncoli con 1-3
fiori, calicetto con 7-9 divisioni lineari-lanceolate; carpelli
molti reniformi a margini ottusi, rugosi sul dorso. H: assai rara
come spontanea; si trova invece coltivata ed è di facile coltura. P:
principalmente le radici e anche le foglie e i fiori. R: autunno per
radici; le foglie e i fiori a maturazione. F: Malvacee. Le radici
sono lassative, calmanti, diuretiche, emollienti, espettoranti. Si
usa l'infuso di 20-30 gr. in tutte le infiammazioni acute, nella
diarrea, dissenteria, nelle malattie delle vie respiratorie, nei
bruciori d'orinare, nella leucorrea, e in fomenti nei foruncoli,
nelle erisipole e nelle piaghe. L'infuso di foglie e fiori (10-15
gr.) in 1 litro di acqua è rimedio nelle tossi ribelli; le foglie si
applicano sui tumori come emollienti.

Amarella
Artemisia vulgaris, L.
NOMI DIALETTALI: Erba legn, Erba per la fever,
Medemaistro mat.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (70-110 cm.); foglie
verde- cupo di sopra, bianco-tomentose di sotto, le inferiori
picciolate, le superiori sessili, tutte pennato partite con segmenti
larghi inciso-dentati; capolini ovoidi piccoli biancastri in racemo
composto stretto; squame involucrali. H: comunissima nei luoghi
incolti, aridi, lungo le siepi. P: le foglie e le sommità fiorite.
R: in pieno sviluppo delle foglie e prima che sboccino interamente i
fiori..F: Composte. Il thè si prepara con 30 gr. in un litro
d'acqua, quale stimolante nei disturbi gastrici, nelle regole
soppresse o dolorose come emmenagogo, nelle metrorragie e nelle
difficili mestruazioni (un bicchiere la mattina alcuni giorni
precedenti). Viene pure adoperata per le bestie nelle cosiddette
«engropade» e nel «mal del sangue».

Anemone dei boschi
Anemone nemorosa, L.
DESCRIZIONE: Erba rizomatosa con foglie radicali
simili alle bratte dell'involucro, brevemente picciolate, ternate
con segmento medio generalmente trifido e bifidi i due laterali,
tutti dentati; fiore solitario bianco o roseo con peduncoli curvati
a maturità; achenio pubescente, terminato da una punta glabra. H:
comune nei boschi della zona montana e subalpina. P: le foglie e i
fiori. R: primavera. F: Ranuncolacee. La pianta fresca pestata viene
adoperata come cataplasma contro la tigna e quale vescicatorio,
producendo sulla pelle eritema più o meno grande a seconda della
durata dell'applicazione.

Angelica
Angelica silvestris, L. -TAV. 1 N. 3
NOMI DIALETTALI: Angelica, Sambughi mati, Carò.
DESCRIZIONE: Dal grego angelos = angelo per le sue
proprietà medicinali. Fusto eretto, grosso, cavo ramoso in alto,
foglioso (50-150 cm.); foglie triangolari grandissime,
tripennatosette con segmenti discosti, bislungo-lanceolari,
acuminati, inegualmente seghettati; fiori bianchi; ombrelle con
20-30 raggi; frutto ellittico con coste dorsali ottuse.

Arcangela
Angelica Archangelica, L.
DESCRIZIONE: Radice grossa, aromatica; fusto grosso,
cavo (100-120 cm.); foglie basali assai grandi, tripennatosette, con
segmenti ovolo-bislunghi inegualmente seghettati; il terminale
trifido; ombrelle grandi con molti raggi; frutto con coste
sporgenti, acute a vallicelle, senza canaletti. H: tutte e due nei
luoghi umidi e nei fossi della pianura alla zona subalpina. P: la
radice (raccolta dopo la fioritura) le foglie e i frutti. F:
Ombrellifere. La radice in dose da 3-4 gr. sola o con zucchero in
decozione giova nella gonfiezza del basso ventre, nei disturbi
gastrici e nei catarri di petto; messa in infusione per otto giorni
nel vino bianco, serve nelle coliche prodotte da bibite fredde o da
freddo ai piedi; masticata serve quale preservativo nelle malattie
contagiose. Facendo l'infuso di 15-30 gr. in 1 litro d'acqua, si
ottiene un delizioso stomachico, eccitante l'appetito, facilita
l'espettorazione; è indicato contro l'isteria. L'infuso di foglie e
di fiori è anticatarrale e depurativo del sangue.

Anice
Pimpinella Anisum, L.
DESCRIZIONE: Fusto glabro, ramoso (30-50 cm.);
foglie basali cuoriformi, rotonde, lobate, inciso dentate, le medie
pennato-lobate a lobi cuneati o lanceolati; frutti pubescenti con
pochi peli sparsi. H: d'ordinario coltivato negli orti. P: il seme.
F: Ombrellifere. I semi assai profumati di questa pianticella sono
carminativi, sudoriferi, sedativi, espettoranti e si usano in
infusione (15 gr. in 1 litro d'acqua). Il thè (un cucchiaio di semi
in una tazza di acqua bollente) è eccellente nelle difficili
digestioni, nelle ventosità, negli spasimi nervosi delle vie
respiratorie, nei dolori di ventre dei bambini, nel mal di capo. Per
gli asmatici giova assai fumare i semi.

Antennaria
Gnaphalium dioicum, L. TAV. 6 N. 49
DESCRIZIONE: Pianta con stoloni radicanti; fusto
eretto, semplice (5-15 cm.); foglie lanceolato-lineari verde-
cinerine e tomentose di sotto, le basali obovato-spatolate assai
ottuse, le superiori acuminate quasi uguali; capolini mediocri in
piccolo corimbo di color bianco o roseo. H: nei luoghi aridi e
boschi chiari della zona subalpina e alpina. P: la pianta intera. R:
in fioritura. F: Composte. Questa pianticella simile nella sua forma
alla Stella alpina, si trova assai spesso associata a questa. Si usa
l'infuso nelle malattie di petto in dose di 20 gr. in 1 litro
d'acqua. Ma, oltre che espettorante, è sudorifera, antielmintica e
vulneraria. Vi è pure chi asserisce come detta pianta, posta negli
armadi, scacci insetti nocivi. Lavandosi, con il decotto la testa,
fa morire altri insetti schifosi.

Arnica
Arnica montana, L. - TAV.1 - N. 5
DESCRIZIONE: Erba perenne con foglie radicali a
rosetta, 5-nervate; fusto eretto (20-40 cm.), con 1-2 coppie di
foglie lanceolate opposte; il caule verde e peloso al vertice
termina con una infiorescenza a capolino color giallo; achenio
cilindrico, coronato da un papo di setole bianche uniseriate. H:
comune nei prati di alta montagna. P: fiori e radici. R: i fiori in
luglio, ben distesi ed essiccati all'ombra, le radici in ottobre ed
essiccate all'aria aperta. F: Composte. Anche questa bella e
graziosa pianta delle nostre Alpi ha parecchie virtù medicamentose,
tanto per uso interno che esterno. Internamente si prepara l'infuso
nel quantitativo di 10-12 gr. in 250 di acqua. Se ne prende un
cucchiaio ogni due ore negli assalti nervosi, nel principio della
gotta, negli avvelenamenti, nella gonfiezza al basso ventre e contro
le perdite sanguigne emorroidali. Giova pure nelle peritoniti, nelle
febbri intermittenti ostinate con infiammazioni ai piedi e
idropisia. Esternamente si usa il decotto nelle lividure, slogature,
piaghe, tagli, punture, ascessi freddi, cadute, punture. Per
fanciulli idrocefali si usano 15 gr. di fiori d'arnica in 90 gr. di
aceto bollente e 150 gr. di acqua pure bollente, mettendo la miscela
sul capo del malato quale impacco e cambiandola spesso. Fare
attenzione, perché una dose troppo elevata per uso interno potrebbe
cagionare nausee, vomiti, oppressione, vertigini. Nelle paralisi,
frizioni con lo spirito sulla spina dorsale.

Aro
Arum maculatum, L. TAV. 1 N. 6
DESCRIZIONE: Rizoma a tubero; foglie grandi astate,
con macchie brune, donde il nome, con infiorescenza a spadice di
color rosso. H: sporadico nella zona montana in luoghi ombrosi e
freschi (Folgaria, Bondo, Giustino, ecc.). P: il rizoma. R: dopo la
fioritura. F: Aracee. Il rizoma si usa come antielmintico e
antireumatico; schiacciato si applica con buon esito sulle piaghe,
paterecci, porri e calli. Per uso interno si raccomanda molta
prudenza (4 gr. in polvere pro dose) perché rimedio pericoloso.

Asparago
Asparagus officinalis, L.
DESCRIZIONE: Pianta erbacea perenne che ci dà in
primavera il noto eccellente ortaggio. Della famiglia delle
liliacee, qua e là inselvatichito, ma più comunemente coltivato. La
radice ha proprietà diuretica, calmante del cuore. Si fa il decotto
con 50 gr. di radici in 1 litro di acqua da prenderne tre bicchieri
al giorno tra i pasti. Questo decotto è pure indicato nell'idropisia
e nella pinguedine.

Assenzio
Artemisia absinthium L. TAV. 12 N. 86
NOMI DIALETTALI: Medemaistro, Mèdech, Erba bianca,
Erba bona, ecc.
DESCRIZIONE: Pianta bianco tomentosa; fusto eretto
ramoso (60-80 cm.); foglie ovali le inferiori tripenatosette con
lacinie lanceolate, ottuse, le superiori pennatosette; capolini
gialli mediocri in pannocchia fogliosa, volti da un lato. H: luoghi
incolti, asciutti, sui muri e ai margini delle strade. P: foglie e
sommità fiorite. R: in fioritura. F: Composte. Il thè si prepara con
le foglie e le sommità fiorite nella dose di 8 gr. in un litro di
acqua bollente che si lascia riposare per un'ora. È indicato contro
il mal di mare, come diuretico, digestivo, antielmintico,
antiitterico e stomachico. Da prendersi in piccole dosi (tre-quattro
cucchiai alla volta); come vermifugo da prenderne una tazza la
mattina a digiuno per gli adulti, per i bambini in quantità minore.
Non abusarne, perché l'abuso potrebbe portare a gravi disordini.

Avena
Avena sativa, L.
DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-120 cm.); foglie
lineari piane; pannocchia grande, ramosa in tutti i sensi; spighette
biflore, aristate; gemette glabre. H: coltivata. P: i semi. R: a
maturità. F: Graminacee. I semi sono nutritivi, aumentano le forze
vitali, sono antiemorroidali e rinfrescanti. Contro le costipazioni
ed emorroidi si prendono ogni mattina due o tre tazze di caffè
preparato con avena torrefatta. Contro l'idropisia ribelle si usa il
decotto di un litro di avena in 2 litri d'acqua fino a ridurla a 1
litro che si beve tutto durante il giorno. Per catarri di petto,
nelle infiammazioni del tubo digerente, delle vie urinarie, nei
calcoli vescicali e nella renella si fa il decotto di avena mondata
in dose di 25-30 gr. in 11/2 di acqua fino a ridurla a un litro. Si
beve in giornata tra i pasti. Anche la farina di avena cotta bene
nell'acqua con un po' di burro riesce eccellente e nutritiva
minestra per gli anemici, deboli, vecchi, per le nutrici e per i
convalescenti di malattie contagiose. Con una manata di paglia
d'avena, ben tritata, messa a bollire per 25-30 minuti in un litro
d'acqua si ottiene una bevanda ottima contro gli acidi urici
cagionanti la gotta, la podagra, l'artrite, la calcolosi e la
renella. Se ne bevono 2-3 bicchieri al giorno. In ogni cura però
bisogna procedere con fiducia e costanza!