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PAGINA 1


IL TURISMO DI OSIMO

ARCHEOLOGIA URBANA

Soggetta a Roma, dal 268 a.c., Osimo fu tenuta nella condizione di Municipium e successivamente, dopo la costruzione delle superbe mura urbane (174 a.C.) e la deduzione di coloni romani (157 a.C.), venne iscritta alla tribù Velina e retta da pretori, edili, questori. Dalle opere di autori classici (Giulio Cesare, Tito Livio, Velleio Patercolo, Plinio il Vecchio, Plutarco, Procopio di Cesarca) apprendiamo: che ad Osimo iniziò la sua brillante
carriera politica e militare Pompeo Magno, interrotta dal sopraggiungere di Giulio Cesare impegnato nella sua azione conquistatrice del territorio piceno; che qui si svolsero varie fasi della guerra greco-gotica (535-553), durante la quale si contrapposero a lungo gli eserciti di Belisario e di Vitige e che fin dal III secolo Osimo accolse il messaggio della nuova religione Cristiana, per la quale non esitarono ad affrontare la morte i primi Martiri della fede, e nel secolo successivo vide insediarsi il primo Vescovo San Leopardo.


Fonte Magna - Si tratta probabilmente dei resti di un ninfeo risalente al 1 sec ac. Secondo una leggenda Pompeo Magno vi avrebbe abbeverato i suoi cavalli.

Antiquarium - raccolta di materiale lapideo, rappresentata soprattutto da dodici statue romane acefale di personaggi togati dei primi due secoli dell’eta imperiale.

Museo Archeologico - qui sono esposti reperti dell’epoca preistorica picena e romana venuti alla luce in diverse campagne di scavo effettuate nel territorio osimano.

Porta Musone - manufatto composito di elementi romani alla base e di un torrione medioevale, sotto l’arco e visibile un dipinto su ceramica chiamato Madonna dell’Arco.

Villa romana di Monte Torto -  Nella frazione Casenuove e stata riportata alla luce la pars fructuaria di una villa rustica di eta imperiale con ambienti utilizzati per la produzione di vino e di olio (visitabile su prenotazione).
 

1 Municipio - Statua acefala di epoca romana
2 Mura Romane di via Fonte Magna (175 aC.)
3 Museo Archeologico - Testa di vecchio romano (I sec. a.C.)
4 Municipio - Statuina di Venere con l'hydria
5 Rudere di Fonte Magna ( sec. a.c.)
6 Chiesetta dei Santi Martiri (1794)
7 Museo Archeologico- Monumento funerario
8 Olinochoe

 

LA CITTA

Situata su di un alto poggio tra le vallate del Musone e dell’Aspio, grazie alla sua favorevole posizione geografica essa può beneficiare per la maggior parte dell’anno di un clima favorevole e di una magnifica vista panoramica, godibile soprattutto dai giardini pubblici di Via Saffi, che in giornate particolarmente limpide si estende dal litorale adriatico al Gran Sasso e dai Monti Sibillini a San Marino.Il profilo del poggio, visto da meridione, inizia ad occidente con il colle Gomero (m 265 s.l.m.), continua verso levante in un livello più basso corrispondente alla zona di Piazza Boccolino, e sulla seconda altura (m 259 s.l.m.) che ha come fulcro centrale Piazza Dante ,per ridiscendere abbastanza rapidamente, sempre in direzione orientale, fino a porta Vaccaro.
L’assetto urbanistico all’interno delle mura romane era caratterizzato dalla presenza di vie che si incrociavano più o meno perpendicolarmente imitando la tipica struttura dell’accampamento romano: quelle che attraversavano la città in direzione longitudinale da levante a ponente erano chiamate decumani; se la percorrevano da nord a sud perpendicolarmente alle prime erano chiamate cardines. Cosi il Corso principale era il decumanus maximus, mentre le vie ad esso parallele erano chiamate decumani minores.
Discorso analogo riguarda i cardines: l’attuale via del Sacramento con il prolungamento di via Baccio Pontelli era il cardo maximus che colle due porte meridionale e settentrionale passando per il foro, e parallelamente a questo i cardines minores completavano il reticolato urbano.
 

1 Porta Musone
2 Palazzo municipale
3 Fontana di Piazza Boccolino (1883)
4 Giardini pubblici di Piazza Nuova
5 Porta Vaccaro

 


 

DA VEDERE:

  La Piazza del Comune: cuore della città, già Foro romano e poi sede di mercato durante il medioevo.
Il Palazzo comunale:iniziato nei primi anni del 500 fu completato alla fine del ‘600 (la facciata fu progettata dall’architetto militare Pompeo Floriani di Macerata).Nell’atrio e nel cortile sono esposte statue acefale ed altro materiale di epoca romana.

Il Palazzo Campana: del 700, in origine sede di collegio e seminario, ebbe tra i suoi alunni i papi Leone XII e Pio VIII e il Triumviro della Repubblica Romana Aurelio Saffi. Esso ospita oggi il Museo Civico e la sezione Archeologica ed è sede dell’istituto Campana per l’istruzione Permanente.


Il Museo Civico: Il nucleo principale del museo è costituito dalla collezione della Civi ca Raccolta d’Arte. Tra le opere più importanti qui conservate: la Madonna col Bambi no e la Incoronazione della Vergine, polittico di Antonio e Bartolomeo Vivarini. Inoltre si segnalano gli affreschi del XIV secolo di Andrea da Bologna (not. dal 1369 al 1377), i dipinti di Claudio Ridolfi (1570-1644), Bruno da Osimo ed Elmo Cappannari.


Palazzo Gallo: del ‘600. Al piano nobile si trovano affreschi del Pomarancio (visitabile su prenotazione).
Teatro Storico “La Nuova Fenice”: costruito tra il 1877 e il 1894 su disegno dell’Arch. G. Canedi. E’ uno dei teatri storici delle Marche; tra i più belli.


Le Porte della Città: di particolare fattezza architettonica.


I Palazzi Nobiliari del Centro: Nello specifico quelli che si affacciano sul corso principale.

DA MANGIARE:
I diversi ristoranti della città offrono menù a base di cucina della tradizione marchigiana anche rivisitati.
DA BERE:


Nei bar e ristoranti si possono degustare i vini Doc delle Marche a partire dal rosso Conero la cui zona di produzione ricade per gran parte nel territorio di Osimo.
 

1 Veduta aerea del centro storico
2 Teatro La Nuova Fenice (1877-1894)
3 Museo civico - Luigi Guacci Presepio (sec XX)
4 Palazzo campana (sec. XVIII)
5 Museo civico - Madonna col Bambino e due Angeli in pietra (sec. XIII)
 


 





OSIMO LA CITTA DELLE GROTTE

Osimo, città di antiche origini come numerosi ritrovamenti archeologici attestano, vanta un passato ben più remoto della colonizzazione romana che gli storici collocano nel 157 aC.Il colle su cui sorge, costituito da arenaria, è percorso da una fitta rete di gallerie, cunicoli ed ambienti sotterranei scavati a più livelI4 spesso collegati tra loro verticalmente mediante pozzi o camini percorribili tramite tacche o pedarole.
Anche qui, come altrove, scarse sono le fonti scritte e rari i documenti che contengono notizie di tali grotte che pure costituiscono una notevole realtà storica. Questo incomprensibile silenzio si deve probabilmente collegare a ragioni di segretezza derivanti dalla necessità di salvaguardare nascondigli e vie di fuga indispensabili alla difesa ed alla sopravvivenza di un’intera comunità in situazioni di pericolo e di emergenza.
Questi ambienti sotterranei, in effetti, furono ampiamente usati dalla popolazione come rifugi anche durante le vicende belliche del 1944 e proprio in tale occasione la popolazione osimana prese coscienza della vastissima rete sotterranea che percorre il sottosuolo di tutto il centro storico. L’uso di queste cavità è comunque riconducibile a quattro principali tipologie individuate secondo le loro diverse caratteristiche: si riconoscono infatti grotte realizzate per scopi difensivi riconoscibili lungo tutta la rete ipogea, cunicoli idraulici a servizio di cisterne e fonti, ambienti particolari costi- tuffi da sale circolari presumibilmente frequentate per scopi rituali o come luoghi di riunione, ed in fine grotte che rivelano tracce di un uso abitati vo presenti soprattutto nel versante meridionale del colle nei pressi di Porta Musorie. Piuttosto estese e di notevole interesse storico sono le Grotte dette “del Cantinone” sottostanti il Mercato Coperto ed i! Convento di San Francesco. La soprastante chiesa, conosciuta popolar mente come chiesa di San Giuseppe da Copertino, è la più grande di Osimo dopo il Duomo e fu costruita nel secolo XIII su un ‘altra preesistente
dedicata a Santa Maria Maddalena Penitente.L’intero sistema ipogeo, o gran parte di esso, fu utilizzato in passato dai Francescani anche come luogo di sepoltura; si deduce questo tipo di frequentazione dalla tipologia dei bassorilievi incisi sulle pareti di arenaria e dalla presenza di un certo numero di nicchie o arcosolli caratteristici di sepolture antiche.Durante la seconda guerra mondiale anche queste grotte furono attrezzate a ricovero antiaereo a cura del Genio Civile: erano infatti in grado di offrire protezione per la loro vasta capienza e per la loro profondità che arriva fino a circa 12 m sotto il Mercato Coperto ed a circa 8 m sotto il cosiddetto Cantinone, antico refettorio dei frati ubicato ne! sotterraneo del Convento, da cui ha preso il nome l’intero complesso.L’interesse storico ed archeologico di questa grotta che risulta continuamente rimaneggiata nel tempo, è dovuto soprattutto alla sua ubicazione. E’ opportuno infatti ricordare che in questa stessa zona scavi condotti dalla Sovrintendenza di Ancona portarono in luce i resti di un abitato dell’Età del Ferro e, più recentemente, reperti riferibili all’Età del Bronzo.E’inoltre importante la sua posizione che la colloca a ridosso delle mura romane, nei pressi della celebre Fonte Magna citata da Procopio da Cesarea, cronista al seguito di Belisario durante la guerra gotica. E nella visita di questi ambienti sotterranei è possibile notare sia la base arenacea sulla quale poggiano direttamente le mura romane, sia le tracce di pozzi e cunicoli più antichi intercettati dai successivi ampliamenti della grotta, probabilmente collegati con quelli che vanno in direzione di Fonte Magna usati dagli Osimani nel 533 d. C. come vie strategiche per rifornirsi di acqua dall’interno delle mura, secondo le vicende narrate da Procopio.Ancora una volta il mondo sotterraneo si rivela un insospettato archivio di dati storici ed un museo vivo e discreto.


ARTE E FEDE

Da Vedere

La Cattedrale di San Leopardo eretta nel XIl-XllI sec. su un primitivo edificio del VIII sec.; è uno degli esempi più interessanti delle Marche di architettura romanico-gotica. La cripta, terminata nel 1191, è costruita con materiali provenienti da preesistenti edifici pagani e cristiani.


Il Battistero, costruito nel XII sec. e modificato, decorato nel )(Vll sec., contiene un fonte battesimale in bronzo realizzato tra il 1622 e il 1629.


Il Museo Diocesano ha il suo ingresso dal cortile deWepiscopio. Vi sono raccolte numerose testimonianze di storia e di arte religiosa.


Il Santuario di San Giuseppe da Copertino, dedicato al Santo. La chiesa, di origini duecentesche, era intitolata a San Francesco. Fu trasformata poi tra il 500 e il 700. Vi è annesso il convento dove mori il Santo, le cui spoglie sono custodite nella cripta. S.Giuseppe e il protettore degli studenti. Numerose le visite dei fedeli e delle scuole.

La Chiesa di San Marco del XVI sec. poi trasformata nei secoli XVII e XVIII. Nell’interno barocco si conservano un’opera del Guercino ed un affresco attribuito ad Arcangelo di Gola.
 

2 Museo Diocesano - Pietra Vannini da Ascoli, Croce stazionale (sec. XV)
3 Chiesa di San Marco - Guercino, Madonna Del Rosario con San Domenico e Santa Caterina Da Siena (1642)
4 Santuario della Beata Vergine Addolorata di Campocavallo (ture sec. X1X)
5 Santuario San Giuseppe Da Copertino - Interno (sec XVIII)
6 Cattedrale di San Leopardo (sec. VIII - XII)

INFORMAZIONI E MAPPE

COME SI ARRIVA:

Autostrada A 14 - uscita Ancona sud - Osimo

Linea Ferroviaria di MILANO,BOLOGNA,ANCONA,LECCE/ROMA,FALCONARA

STAZIONI DI ANCONA E OSIMO

Areoporto Raffaello Sanzio Ancona/Falconara

Porto di Ancona

 

MAPPA

LEGENDA

NUMERI UTILI


 

 

 

 

FRASASSI

Il complesso ipogeo delle Grotte di Frasassi rappresenta, con i suoi 30 km di estensione disposti su 8 differenti livelli geologici, uno dei percorsi sotterranei più grandiosi e affascinanti del mondo.Il complesso si trova nel comune di Genga (AN) nel cuore del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi.
L’ incontro tra le acque bicarbonate del fiume Sentino e quelle minerali sulfuree risalenti dal basso diede vita nel corso dei millenni al fantastico mondo delle Grotte di Frasassi, con sentendo oggi a noi di ammirare lo splendore delle concrezioni in un’atmosfera fiabesca, dove il tempo sembra scorrere con ritmi diversi e l’irreale silenzio è rotto solo dallo stillicidio delle gocce che cadono dall’alto. In uno scenario di stalattiti e stalagmiti intarsiate, laghetti di acqua cristallina, suggestive lance di alabastro, si può optare per l’itinerario turistico, facilmente accessibile, che si percorre in circa un’ora, o provare l’emozione del giro speleologico, per il quale è necessaria la prenotazione.Il complesso delle grotte, tutelato dal Consorzio Frasassi, è costantemente monitorato al fine di garantire il corretto stato di salute degli ambienti ipogei e della rara fauna per la quale rappresenta l’habitat ideale.

VOLANTINI

 

Genga
Borgo medievale sito sull’alto di un colle, sede dell’interessante Museo d’Arte Sacra “San Clemente” che custodisce una Madonna con Bambino in marmo attribuita alla bottega del Canova.

Tempietto del Valadier e dell'eremo di Santa Maria infra saxa
I due santuari sorgono I’ uno accanto all’ altro sulla bocca di una grotta in una splendida posizione rialzata sulla valle. L’elegante Tempietto in stile neoclassico a pianta ottagonale fu commissionato nel 1828 all’architetto Giuseppe Valadier da Papa Leone XII originario di Genga, mentre il semplice e suggestivo eremo di Santa Maria infra saxa, ricavato in parte dalla viva roccia è citato in documenti dell’XI secolo.

Gola di Frasassi
La pittoresca Gola, lunga circa 2 km e profonda 300-400 m, è il prodotto dell’erosione millenaria del fiume Sentino.

 

Abbazia di San Vittore alte Chiuse

Una delle più belle ed importanti abbazie della regione è un esempio di romanico puro a pianta centrale a croce greca. Sorge nel piccolo borgo di San Vittore.



 

Museo speleopateontologico
Il museo, che si trova accanto all’ abbazia di San Vittore, è stato inaugurato nel 2006 e custodisce preziosi reperti dell’ età del bronzo trovati nella zona. All’ interno è possibile ammirare un enorme fossile di lttiosauro ben conservato nella sua interezza.


 

Ponte di San Vittore
Prospiciente alla chiesa di San Vittore si trova il ponte romano di età augustea protetto da una Torre gotica tronca edificata nel secolo XIV con conci di pietra locale.

 

 



 

PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI

Un Mondo tra storia e leggenda

Terra di fate, negromanti ed orrori d ogni genere; così i Sibillini venivano dipinti in tutta Europa nel XV-X\TI secolo. Un mondo fantastico quindi, ma anche aspro e selvaggio, che da sempre ha destato la fantasia, i sogni e le speranze di tanti celebri scrittori. Fra questi, Andrea da Barberino che nel “Guerrin Meschino” del 1409, narrò le vicende del prode cavaliere alla perenne ricerca delle proprie origini; il francese Antoine de La Sale o l’Hemerlin che definì il M. della Sibifia come il M. di Venere (Venusberg) perché abitato dalla moglie di Vulcano e da spiriti maligni. In realtà i Sibillini costituisco no una catena montuosa, d’ origine prettamente calcarea, formata da oltre una ventina di cime aventi una quota superiore ai duemila metri. Fra queste, la più elevata è il M. Vettore o Vetta del Re (2476 m.), alla quale si contrappone il Pizzo della Regina (2332 m), sommità del M. Priora,possente montagna ai cui piedi sorge 1’ eremo di 5. Leonardo che fu Priorato Avellanita; inoltre 11 Monte Sibifia (2173 m), dove si trova l’antro della mitica fata; il Palazzo Borghese (2145 m), così denominato perché ricorda un edificio gentilizio romano, nei pressi del quale passava l’importante Via Imperiale che collegava il Piceno alla valle Tiberina e quindi a Roma; il M. Castel Manardo (1917 m), il cui nome trae origine da un antica famiglia nobiliare (i Conti Manardo) che, nel 977, ebbe in dono dal vescovo di Fermo, un castello fortificato in località “Le Roccacce”.

Il versante orientale di queste montagne, che sono allineate lungo un unico asse principale, è caratterizzato da valli strette ed orientate a Nord, quali quella dell’Aso, del Tenna, dell’ Ainbro e del Fiastrone. Quello occi dentale è invece contraddistinto da tre depressioni ad alta quota: Pian Grande, Pian Perduto e Pian Piccolo. Tutta l’area sommitale risulta inoltre pro fondamente modellata dai ghiacciai del Quaternario. La loro azione è ancora oggi facilmente riconoscibile negli splendidi circhi glaciali della Valle del Lago di Pilato (M. Vettore), della Val di Panico, della Val di Bove, delle alte valli dell’Arnbro, del Tenna e della Val di Tela (M. Rotondo) e nelle valli ad “U” sottostanti. Rilevanti sono inoltre i fenomeni carsici le cui tracce sono particolarmente evidenti nei piani di Castelluccio, nei solchi e nelle cavità delle pareti rocciose delle valli principali dove affiora il calcare massiccio quali quelle del Tenna, dell’ Ambro e del Fiastrone.

LA NATURA

Negli esseri viventi dei Sibillini è incarnato quello Spirito selvaggio che contribuisce a rendere indimenticabile ogni esperienza vissuta fra questi monti. Qui la vegetazione tende, come d’incanto, a cambiare, man mano che si sale sino a raggiungere le cime più elevate. Fino a circa 1000 m, predomina infatti il bosco di roverella, carpino nero e orniello, quindi la faggeta, prima mista e poi pura. Al di sopra del limite potenziale del bosco, si sviluppano invece i pascoli primari o naturali dove si possono rinvenire specie assai rare e pregiate fra cui la stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale).

Anche la fauna è molto interessante. In particolare, fra i mammiferi ricordiamo il lupo, l’elusivo gatto selvatico, l istrice, che diffusosi solo da qualche decennio, occupa le zone più termofile e il capriolo. Fra li uccelli sono da ricordare l'aquila reale, che dall’ istituzione del parco ha iniziato a nidificare anche in zone abbandonate da anni, l’astore e lo sparviero, tipici abitatori dell’ambiente boschivo, e il falco pellegrino. Frequenti sono anche il gracchio alpino e quello corallino.Interessante è inoltre la presenza del piviere tortolino, del codirossone, del sordone, del fringuello alpino, del picchio muraiolo e della coturnice. Numerose sono anche le specie endemiche, fra cui il chirocefalo del Marchesoni, piccolo crostaceo che vive esclusivamente nel lago di Filato.



 

L'UOMO E LA VALORIZZAZIONE DEL PARCO

Settantamila ettari,18 comuni di cui 13 ricadenti con il loro capoluogo nel Parco, una popolazione di circa 16.000 abitanti, risorse naturalistiche e storico-architettoniche di straordinario rilievo anche sul piano internazionale: questo è il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un parco che è caratterizzato da una diffusa presenza di centri e nuclei d’origine medioevale in cui sono rinvenibili beni di notevole interesse storico e architettonico.

La popolazione però, nell’ultimo trentennio, è diminuita d’oltre il cinquanta per cento; ne discende che la fragilità e la delicatezza, degli equilibri ambientali e socio-economici, sono le caratteristiche fondamentali di questo grande Parco Nazionale.Un Parco quindi, che opera per il reale recupero di tutti quei valori che determinano l’identità naturalistica, culturale e storica dei Sibillini; per garantire uno sviluppo razionale e duraturo del l’area. Ciò nella piena coscienza che questo territorio è frutto di un millenario e attento lavoro, che va apprezzato e valorizzato, d’integrazione fra le forze della natura e quelle dell’uomo e che come tale va tramandato alle future generazioni.
 

IL PARCO NAZIONALE


Una catena montuosa che si erge nel cuore dell’Italia fino a raggiungere, con il M. Vettore, i 2.476 m. Un territorio dove la magia, la natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica ed irripetibile.
 

E qui, nel regno della mitica Sibilla che nel 1993 è nato il Parco Nazionale Monti Sibillini (Ca. 70.000 ettari) con lo scopo di salvaguardare l’ambiente, promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile e favorire la fruizione ad ogni persona sì da creare un “Parco per tutti” . Lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose specie endemiche sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica che, unitamente al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati a guisa di corona alle falde del gruppo montuoso, hanno contribuito a determinare un mondo antico e suggestivo dove il tempo sembra, ancora oggi, essersi fermato per rendere omaggio a una realtà di così straordinaria bellezza.

 


 

VISITATE I SIBILLINI

I sentieri escursionistici, fra cui il Grande Anello dei Sibillini che abbraccia l'intero territorio del parco e che può essere percorso in nove tappe, quelli appositamente studiati per famiglie o quelli che si sviluppano nei centri storici attraversano come una rete queste montagne e garantiscono, dalla primavera all’autunno, di poter scoprire in maniera vivificante l’ambiente sia naturale che storico-culturale. L’inverno, quando le cime più elevate sono ricoperte dalle abbondanti nevi, rap presenta invece un’occasione nuova per muoversi, sci ai piedi, fra boschi e valli avvolti da un silenzio assoluto. Passeggiate a cavallo, in bicicletta come quelle lungo il Grande Anello di Mountain Bike o nei percorsi secondari che da questo si sviluppano permettono la scoperta di alcuni fra i più interessanti valori ambientali, paesaggistici ed insediativi del parco. Rivolgendosi alle “Case del Parco” è possibile effettuare interessanti escursioni guidate, sia storiche che naturalistiche, alla scoperta dei quattro differenti versanti del parco.

 

IL VERSANTE DELL'ALTO NERA E DELLE SUE GUAITE

La tradizione vuole che Visso , oggi sede del Parco Nazionale sia stato fondato ben 907 anni prima dell’era di Roma e che, dal suo riconoscimento come libero comune e fino all’invasione napoleonica, fosse diviso in cinque distretti chiamati “Guaite” che comprendevano anche Castelsantangelo ed Ussita. Un territorio ricco di castelli e torri di vedetta, che ancora oggi caratterizzano la struttura di numerosi centri abitati, edificati dai valligiani per difendersi dalle ripetute incursioni dei saraceni. Dal punto di vista naturalistico. in quest’area, risultano interessanti le Gole della Valnerina , scavate dall’impetuoso fiume e che sono percorribili con l’auto, e il massiccio montuoso, di aspetto dolomitico, del M. Bove , dove si possono rinvenire tutte le associazioni vegetali d’alta quota, tipiche dei Sibillini.

IL VERSANTE FIORITO

Comprende la zona più settentrionale del parco con i prati di Ragnolo  dove, nel periodo estivo, si possono osservare splendide fioriture di orchidee, liliace ed altre interessanti specie come la fritillaria dell’Orsini, il narciso e l’astro alpino. Nella valle del Fiastrone , impressionante forra scavata dalle acque, si trova la Grotta dei Frati  antico e suggestivo eremo dei monaci Olareni, dell’anno mille. Risalendo lungo il fiume, a monte del lago di Fiastra , dove si rispecchiano le vette dei monti circostanti, si può raggiungere la suggestiva valle dell’Acquasanta  con le sue splendide cascate e la grotta dell’orso, toponimo che testimonia la passata presenza di questa specie anche sui Sibillini.


IL VERSANTE DELLA MAGIA

I Sibillini nel medioevo erano conosciuti in tutta Europa come regno di demoni, negromanti e fate. Fra le numerose leggende le più famose sono quelle della Sibilla, “Illustre profetessa” che viveva in una grotta sita sull’omonimo monte  e quella di Filato secondo la quale il corpo esanime del famoso procuratore romano fu trascinato da alcuni bufali nelle acque rosseggianti del “demoniaco” lago , sito nell’alta incisione valliva che attraversa longitudinalmente il massiccio del Vettore . Poco distante si trova la Gola dell’Infernaccio , in cui aleggiano ancora i ricordi di antichi riti negromantici e che risulta essere un suggestivo esempio dell’erosione operata dal fiume Tenna sui calcari della zona. In tutto questo settore, unitamente a belle faggete d’alto fusto, vegetano la stella alpina dell’Appennino e la genziana; è inoltre possibile incontrare anche alcune specie rare come il lupo, l’astore e l’aquila reale tipiche delle quote più elevate dei Sibillini.
 

 

 

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