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SEZIONE 3
La riproduzione nell’orto
Fra le diverse fasi della coltivazione
di ortaggi la riproduzione non è probabilmente la più
importante, ma rappresenta sicuramente il momento più bello
e più ricco di significato. Le modalità di riproduzione dei
vegetali sono molteplici: un’esperienza millenaria di
coltivazione ha individuato per ogni specie i procedimenti
più validi. ½ presentiamo quindi una breve rassegna ditali
modalità, illustrando per ciascuna le tecniche più efficaci.
Per quanto dettagliata possa esse re la descrizione delle
fasi operative e per quanto rigoroso possa essere
l’orticoltore nel metterle in pratica, avvisiamo che solo
l’esperienza può colmare la distanza che separa un tentativo
da un successo: la riproduzione dei vegetali, chiamata più
propriamente ‘propagazione’, richiede una cena dose di
pazienza e la possibilità di raffinare nel tempo le proprie
tecniche, anche in relazione alle specifiche condizioni
ambientali (terreno, soleggiamento, aria, acqua ecc.) e
climatiche.In natura le piante si moltiplicano per mezzo dei
semi. E, questo, un metodo di riproduzione sessuale (o
gamica), perché il seme nasce dalla fusione dell ‘ovulo
femminile e del polline maschile. Moltissime specie però
sono in grado di moltiplicarsi anche per via vegetativa (o
agamica). Un ramo flessibile si piega verso terra, emette
radici, dà origine a una nuova pianta e si ha la propaggine.
Un ramo spezzato cade a terra, vi radica, nasce una nuova
pianta ed ecco la talea.
Riproduzione per semina e trapianto
Con la germinazione del seme nasce una nuova pianta ed è
un momento particolarmente critico che non sempre viene
superato felicemente: la natura cerca di porre rimedio a
questa difficoltà facendo in modo che le specie vegetali
producano grandissime quantità di semi di cui è sufficiente,
che riesca a germinare anche una parte esigua per conservare
la Specie.L’orticoltore invece deve cercare di ridurre al
minimo il divario tra il numero di semi collocati nel
terreno e quello dei semi germinati.
La buona qualità dei semi è la fonda mentale condizione di
partenza, mentre l’adeguata e tempestiva preparazione del
terreno è la seconda condizione richiesta.Bisogna a questo
punto fare una distinzione a proposito delle caratteristiche
del seme e della pianta: alcune specie infatti si prestano a
essere seminate direttamente ‘a dimora’, cioè nello stesso
posto dove poi cresceranno e verranno raccolte; altre
necessitano invece di una fase intermedia, devono cioè
essere seminate in un luogo appositamente preparato, il
semenzaio, da dove saranno trasferite a dimora solo dopo
avere superato le prime fasi di sviluppo.
La semina in semenzaio
Un altro aspetto fondamentale è che la superficie ridotta
consente la possibilità di proteggere molto bene dal freddo
e dalle intemperie le pianticelle in una fase critica della
loro crescita: questo permette anche di ‘forzare’ certe
coltivazioni per ottenere delle primizie.
La funzione del semenzaio è di far germinare i semi in un
luogo protetto in attesa che le piantine siano robuste a
sufficienza da poter essere colloca te definitivamente a
dimora in piena terra. La sua utilità è duplice: non si
tratta semplicemente di far superare alle piante un periodo
critico per il loro ciclo biologico, trapiantando poi solo
le migliori, ma si raggiunge anche lo scopo di guadagnare
tempo per la coltura, mettendole in semenzaio quando ancora
il clima è troppo rigido per la piena terra e collocandole
nell’aiuola appena possibile. E per questo che il semenzaio
è quasi sempre collocato in un ambiente pro tetto. Il
semenzaio beneficia quindi di condizioni particolarmente
favorevoli alla germinazione delle piante e puòessere
realizzato come porzione pro tetta di terreno oppure in
vasche larghe e basse riparate da vetri chiamate ‘cassoni’
La semina in semenzaio o in cassone richiede poi, a un
determinato stadio di sviluppo delle pianticelle, il
successivo trapianto nell'aiuola.Salvo specifiche esigenze
di alcune colture, la germinazione in semenzaio è senz’altro
da preferirsi per almeno due ragioni. Primo, perché permette
un uso più razionale della superficie orticola: infatti una
piantina alle prime fasi di crescita occupapoco spazio e può
essere anche molto vicina alle altre, mentre la
distanzanecessaria allo sviluppo adulto sarà invece
rispettata nella collocazione definitiva nell’aiuola.
Secondaria mente perché il semenzaio consente di selezionare
gli esemplari migliori in una fase ancora iniziale, quando
le cure dedicate non sono un investimento cospicuo rispetto
al numero di pianticelle.
• Come usare il semenzaio
Per esempio, volendo destinare a semenzaio un’aiuola
dell’orto, si sceglierà quella meglio esposta a mezzo
giorno; uno strato di letame, magari di cavallo, non molto
decomposto collocato a 5-6 cm di profondità potrà permettere
con la sua fermentazione il mantenimento di una temperatura
più elevata del terreno e favorire le nascite.Nel semenzaio
le semine sono ordinariamente piuttosto fitte, anche se
bisogna badare a una distribuzione omogenea per evitare che
le piantine nascano troppo vicine e tendano a ‘filare’
crescendo verso l’alto e divenendo deboli: un seme ogni due
centimetri è una buona misura, che però non Si riesce a
rispettare se i semi sono troppo piccoli. In questo caso è
utile distribuire i semi con un pezzetto di cartoncino
piegato a metà,magari dopo averli mischiati con sabbia per
ottenere una semina più rada e omogenea.Dopo la semina i
semi vanno coperti col terriccio e la superficie va pressata
in modo uniforme, per esempio con un’assicella di legno; poi
bagnate bene la terra, usando un annaffiatoio con doccia
finissima per non smuovere il terreno di copertura.Si
possono realizzare semenzai in cassette, che sono più facili
da curare e da tenere in un ambiente protetto, in casa,
sulla veranda ecc.; esistono in particolare cassette
apposite, larghe e basse, in plastica o in terracotta;
quest’ultima è migliore perché protegge i semi dagli sbalzi
di temperatura. Preparando il semenzaio in cassetta si
ottengono due vantaggi: il primo è quello di una più facile
protezione dal freddo; il secondo è dato dalla possibilità
di usare terriccio appositamente preparato per la semina.
Sopra uno strato di ciottoli o di cocci, che faccia da
drenaggio sul fondo della cassetta, stendete uno strato di
torba e sabbia, con eventuale aggiunta di concimi appositi,
il tutto finemente sminuzzato e ben miscelato. Fate
attenzione ai lati e agli angoli e lasciate un margine di 1
02cm dal bordo per far posto all’acqua delle annaffiature;
se i semi sono molto minuti, spargete l’ultimo strato di
terra o di sabbia con un setaccio molto fine.Inoltre, al
momento del trapianto, sarà possibile portare le cassette
vicino all’aiuola di destinazione, rendendo così più rapida
l’intera operazione.
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Semina in semenzaio: in
una cassetta dal fondo forato si copre il
materiale per il drenaggio — sassolini o cocci
di mattone — con del terriccio, comprimendolo
con le mani, lo si livella e si semina (1); se i
semi sono grossi se ne deposita un paio in un
vaso piccolo (2) e poi si toglie la piantina più
debole. Si setaccia del composto sui semi e si
pone il semenzaio in acqua finché si vede la
superficie bagnata. Una volta nate, si tolgono
le piantine con un legnetto appuntito (3) per
trasferirle in un nuovo semenzaio più ampio.
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La
ripicchettatura consiste nel prelevare dal
semenzaio le giovani piantine, da poco
germogliate, e nel sistemarle in singoli
contenitori in ambiente protetto; in seguito
verranno collocate a con le mani in maniera da
rispettare lo sviluppo delle diverse specie.
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• Il trapianto
Il trapianto delle piantine dal semenzaio al campo deve
essere effettuato quando queste hanno tre o quattro foglie
oltre a quelle embrionali ed è passato il pericolo di
gelate. È meglio farlo in giornate coperte o al tramonto,
per evitare una eccessiva traspirazione nel momento delicato
del cambiamento ambientale. Bisogna dapprima prelevare le
pianti ne sollevandole con una spatolina, che va affondata a
qualche centimetro di distanza dalla pianta, passando- la al
di sotto delle radici; aiutandosi con le dita, occorre
sollevare poi la zolla di terra e districare le singole
piantine, che avranno parte delle radici sottili
intrecciate, cercando di danneggiarle il meno possibile. Per
gli ortaggi precoci (sedani, pomodori, lattughe o cavoli
primaverili) è importante eseguire la ripicchettatura:
questa pratica consiste nel prelevare le migliori tra le
giovani pianticelle e trapiantarle di nuovo in semenzaio o
in singoli contenitori allo scopo di rinforzarle prima dello
spostamento definitivo a dimora. Altri ortaggi, invece, si
trapiantano direttamente a dimora in pieno campo, quando
hanno già raggiunto un buon sviluppo. Nel caso dei porri,
prima del trapianto è utile accorciar ne le radici fino a I
.5 cm e le foglie fino a 12 cm.Per quanto riguarda le rape e
le lattughe, bisogna interrarle parzialmente, in modo che il
‘cuore’ affiori dal suolo, mentre è necessario interrare
solo fino alle prime foglie cavoli, pomodori, melanzane e
porri.Una volta che le piante sono a dimora, è buona norma
comprimere la terra intorno alle radici, schiacciandola con
una spatolina tenuta obliqua mente a qualche centimetro
dalla base delle piante. Si devono piantare con
l’aiuto di una paletta tutte quelle piante con apparato
radicale molto espanso, come quelle seminate in vaso, In
questo caso occorrerà fare una buca abbastanza profonda e
larga da contenere l’intero pane di terra. Dopo avere
posizionato le piante si dovranno riempire accuratamente i
vuoti intorno alla zolla con la terra smossa in precedenza,
comprimendo la con le mani attorno al piede delle piante.
Dopo il trapianto, è importante annaffiare abbondantemente,
ma con delicatezza.
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Il trapianto a dimora della lattuga va fatto
prelevando le piantine dal semenzaio e
collocandole nei solchi preparati in precedenza:
quindi le radici vanno ricoperte e poi
delicatamente innaffiate.
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• Il trapianto ‘facilitato’
Da qualche anno si sono andate diffondendo diverse tecniche
di semina che consentono di eliminare la fase del trapianto
e la conseguente estrazione della pianta dal terreno, con il
relativo trauma provocato alle sue radici. Queste tecniche,
impiegate soprattutto negli orti e nei vivai professionali,
offrono vantaggi anche all’amatore: vasetti in terracotta o
di plastica (dai quali l’estrazione risulta più facile)
vanno riempiti col solito composto per la semina e poi
semina ti con una sola piantina per vasetto; al momento del
trapianto si potrà estrarre la piantina con tutto il ‘pane’
di terra e in questo modo collocarla a dimora senza recarle
nessun disagio. Un altro metodo simile consiste
nell’utilizzare vasetti di torba o gusci d’uovo tagliati a
metà e appoggiati nella sabbia: entrambi vanno riempiti di
composto per la semina e seminati.
• La semina a dimora
La semina sul campo, direttamente nel posto dove le specie
dovranno completare il loro sviluppo, riguarda sia gli
ortaggi per i quali non si ricerca un’anticipazione forzata
della produzione con la semina in ambiente protetto, sia
tutte le piante che manifestano difficoltà a sopportare il
tra pianto. Si può seminare a spaglio, a file, o in una
successione di piccole buche (postarelle).La semina a
spaglio consiste nel distribuire la semente spargendola con
la mano. La semina a file è la più impiegata per l’orto, in
quanto facilita la distribuzione dei semi, il successi vo
diradamento e la lavorazione del terreno. La semina a
postarella è da riservare ai semi più grossi, da interrarsi
in gruppi a seconda della specie. L’esecuzione della semina
diretta mente a dimora richiede un’ accurata preparazione
del terreno. Se le aiuole sono state lavorate bene, con
almeno una ventina di giorni di anticipo, prima della semina
è necessario completare la rottura superficiale delle zolle
con la zappa prima e col rastrello metallico poi. Il terreno
ben preparato crea condizioni favorevoli alla nascita delle
piantine, ma non solo di quelle da noi seminate: molti semi
di erbe infestanti, che si trovano già nel terreno,
germinano infatti dopo essere stati portati in superficie
dalle lavorazioni. Per evitare che le piantine subiscono la
concorrenza delle infestanti, almeno nelle prime fasi di
vita, è sufficiente bagnare bene la superficie lavorata,
attendere qual che giorno la germinazione delle erbacce e
poi ripassare col rastrello per eliminarle e preparate il
terreno per seminare.
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Il disegno illustro come procedere per la
distribuzione dei semi nei solchi.
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Tecniche di distribuzione del seme
Quasi sempre la distribuzione del seme in piena terra si fa
al fondo di so precedentemente tracciati con la zappetta.
L’operazione è semplice: innanzitutto bisogna determinare la
distanza tra le file richiesta dalla specie di ortaggio che
stiamo per seminare, poi con la cordicella e i picchetti
individuare la direzione lungo la quale scavare il solco e
solo quando tutti i solchi sono aperti si può cominciare la
semina.In genere i semi degli ortaggi che non richiedono il
trapianto non sono molto piccoli e possono agevolmente
essere lasciati cadere a uno a uno dalla mano nel fondo dei
solchi, alla distanza richiesta dalla specie semi nata. Se
invece i semi sono piccoli è opportuno mescolarli con sabbia
di fiume asciutta per poterli distribuire in modo uniforme
oppure, per evitare di sprecarli, si può ricorrere all’uso
del seminatoio.
• La semina ‘a postarella’
È una variante da adottare per i semi grossi, per esempio
per i fagioli, e che consiste nel far cadere insieme ogni
volta tre o quattro semi in una buchetta per poi coltivare
la più vigorosa tra le piantine nate.Con alcune sementi,
come quelle di ravanello, cicoria o carota, si può anche
evitare di scavare le buchette e seminare direttamente sul
terreno dell’aiuola: così facendo, però, saranno poi più
complicate la ricopertura dei semi e la pressatura del
terreno, operazioni indispensabili affinché il seme possa
germinare.
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Semina ‘a postarella’ Tre o quattro semi vengono
collocati nella stessa buche
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• La semina in solco
Praticati i solchi e completata la distribuzione dei semi,
si richiudono i solchi con il rastrello e poi col dorso di
esso si compatta bene il terreno battendolo leggermente,
oppure, più rapidamente, si cammina lungo il solco per
seminare (è più comodo procedere a ritroso) e con un
movimento del piede si copre il seme con la terra e subito
si preme per compattarla bene.
• La semina a spaglio
Questa tecnica richiede una certa abilità per ottenere una
distribuzione regolare e viene eseguita a mano spargendo i
semi con un movimento rota torio del polso: si raccomanda di
e tare di seminare nei giorni ventosi.Il letto di semina
ideale sarà composto da una parte di terriccio ricco ben
lavorato, una parte di torba e quattro parti di sabbia di
fiume.A primavera è opportuno aspettare prima della semina
che il terreno si sia riscaldato ed evitare che sia in
zuppato d’acqua o, al contrario, troppo asciutto, Si semina
a spaglio su terreno unito e quindi bisogna poi spargere su
tutta la superficie uno strato uniforme di semi in questo
caso la pressatura può essere eseguita col dorso del badile,
se la superficie non è molto grande, altrimenti bisogna
ricorrere al rullo, In ogni caso badate a non ricoprire con
uno strato troppo alto il seme per non creare difficoltà
alla futura piantina: di solito è sufficiente uno spessore
di due-tre volte il suo diametro.In linea generale, la
profondità di semina dipende dalle dimensioni dei
semi: sarà necessario ricoprire i semi grossi con uno strato
di terriccio pari a doppio del loro spessore. Anche la
natura del terreno può influenzare la profondità di semina:
in un terreno sabbioso i semi andranno interrati più
profondamente che in un terreno pesante. Dopo la crescita
delle piantine, che sono state seminate a una distanza
minore di quella richiesta per il loro sviluppo definitivo,
per essere sicuri di averne un numero sufficiente è
necessario provvedere al loro diradamento, eliminando quelle
più deboli e troppo vicine.Talvolta può essere necessaria,
prima della semina o de] trapianto, una preparazione
particolare del terreno in cui i solchetti sono sostituiti
da grosse buche, o grossi solchi (profondi fino a 40 cm),
che hanno principalmente una funzione di conservazione del
calore per la pianta che vi viene coltivata: è il caso delle
zucche, dei cocomeri e degli asparagi.
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Semina a dimora e successivo diradamento: quando
le piantine dispongono dì due/tre foglie occorre
diradarle lasciandone una ogni 10-15 cm: questo
per favorire lo sviluppo di quelle che si
lasciano sul posto.
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Gli ambienti protetti
Il pensiero corre subito alla serra, possibilmente
riscaldata, ma ci sono validi sostitutivi per ottenere
discreti anticipi sulle normali epoche di
raccolta.Innanzitutto la casa, sfruttando i davanzali
interni delle finestre del lato sud o ovest, o, meglio
ancora, la veranda. Poi il cassone, anche se fatto con
materiali di fortuna (assi di legno per pareti e una vecchia
finestra per coperchio); si ricordi che la copertura in PVC
sostenuta da intelaiature in legno può essere usata non solo
per il semenzaio ma anche per coprire aiuole intere e
proteggere una coltura fino alla raccolta. Infine il
semplice metodo di coprire con una lastra di vetro i
semenzai in cassetta, almeno fino a quando le piantine hanno
messo due o tre foglie.Infine è utile controllare con un
termometro a massima e minima le caratteristiche climatiche
dei vari ambienti che possono essere scelti, Un’ultima
precauzione, che va presa soprattutto nel caso del cassone e
della copertura in vetro, consiste nel pone attenzione agli
eccessi di umidità che sono facili a prodursi in ambienti
chiusi: uniti alla temperatura ancora bassa, possono
provocare gravi attacchi di malattie fungine, muffe e
marciumi.
Riproduzione per talea
La talea è una porzione diramo, provvisto o meno di foglie,
oppure una porzione di foglia o anche di radice, che si
preleva da una pianta (detta pianta-madre) e viene quindi
interrata, La talea interrata emette radici e germogli dando
origine a una nuova pianta che ha caratteristiche perfetta
mente identiche a quelle della pianta- madre. E un metodo di
riproduzione agamica, ovvero asessuata, e la nuova pianta
che si ottiene è un ‘clone’:possiede il medesimo corredo
genetico della pianta-madre e quindi le stesse
caratteristiche.
Occasionalmente può succedere che la nuova pianta presenti
una qualche mutazione genetica: in tal caso il clone può
dare origine a una nuova varietà ed è per questa ragione che
la talea è adottata da alcuni vivaisti a scopi
sperimentali.La propagazione per talea è oggi poco usata
nella pratica delle coltivazioni ortofrutticole, mentre un
tempo era frequente utilizzare tale sistema per gli agrumi e
per la vite.
Per il buon risultato della moltiplicazione per talea sono
indispensabili quattro condizioni: scegliere con cura la
talea. prelevarla al momento giusto, piantarla in un
substrato adatto e darle un’atmosfera adeguata.
Scegliere con cura la talea
A seconda della specie si utilizzano germogli o altre
porzioni di pianta non ancora lignificati (talee erbacee), o
parzialmente lignificati (talee semi- legnose), o già
lignificati (talee legnose). Le talee erbacee, generalmente
prelevate all’apice dei rametti, emettono radici con
particolare facilità: devono essere provviste di gemme ben
formate e non in via di schiusura. È importante che le talee
vengano prelevate da soggetti perfettamente sani.
Prelevare la talea al momento giusto
Le talee si eseguono in primavera e in estate con del
materiale vegetale provvisto di foglie, mentre in autunno e
in inverno sì utilizzano talee prelevate dopo la caduta
delle foglie.Le talee primaverili sono prevalente mente
erbacee o semilegnose, effettuate con l’apice di rametti
appena germogliati, mentre quelle autunnali o invernali sono
prevalentemente legnose e vanno prelevate dopo la caduta
delle foglie.
Piantare la talea in un substrato adatto
Si chiama substrato la terra in cui le talee vengono messe a
radicare. Deve essere leggero, permeabile e in grado di
riscaldarsi facilmente. Nella fase iniziale il miglior
substrato è costituito dalla sabbia; ma è un sub strato
inerte e privo di elementi nutritivi e la talea non può
permanervi molto a lungo. È perciò opportuno aggiungere alla
sabbia un p di torba, che ha caratteristiche più vicine al
terreno colturale. La temperatura del substrato deve essere
un po’ piu elevata di quella dell’aria e ciò si ottiene
mediante la tecnica del riscaldamento basale (resistenza
elettrica disposta sui fondo del cassone di moltiplicazione,
collocazione del cassone su superfici riscaldate ecc.)
Piantare la talea in un’atmosfera adeguata
Un’atmosfera umida e con tempera tura costante facilita la
radicazione:l’elevata umidità dell’aria è importante
soprattutto nel caso di talee erbacee e provviste dì foglie,
in quanto riduce la traspirazione ed evita il precoce
appassimento della talea. Un ambiente protetto e umido può
essere ottenuto mediante la tecnica della ‘forzatura’, che
consiste nell’ isolare la parte aerea della talea
dall’ambiente circostante mediante un sacchetto o un
recipiente di plastica, fino al momento in cui la
radicazione è sicura. Anche una buona illuminazione è
condizione importante per la radicazione. Ecco perché la
talea va isolata dall’ambiente circo stante con del
materiale trasparente. La luce favorisce dunque la
radicazione, ma non deve essere troppo intensa altrimenti
accelera la traspirazione.
Riproduzione per propaggine
La riproduzione per propaggine sfrutta il fatto che dai
tagli non cicatrizzati, praticati sui rami, possono formarsi
nuove radici se la parte è in contatto col terreno o con
altro mezzo radicante.Molte piante arbustive si propagano
spontaneamente per propaggine:
infatti il costante sfregamento di alcune ramificazioni
contro il suolo dovuto all’azione del vento può provocare
delle abrasioni alla corteccia e da queste porzioni della
pianta si sviluppano le nuove radici. Sovente la
riproduzione per propaggine ha successo quando fallisce
quella per talea.Questa tecnica è molto usata per diverse
piante ornamentali, mentre per le colture dell’orto il suo
impiego è limitato ad alcune piante arbustive come il
lampone o la mora Nella moltiplicazione per talea siasporta
dalla pianta-madre una porzione vegetante; nella
moltiplicazione per propaggine, invece, il ramo che darà
origine a una nuova pianta viene lasciato attaccato alla
pianta- madre, che provvede a nutrirlo e verrà separato da
essa solo quando avrà emesso le proprie radici.
Tecniche per la riproduzione per propaggine
Il metodo consiste nel piegare verso terra un giovane
ramo della pianta- madre: una porzione di esso, tra il suo
punto di origine e il suo apice (deve comprendere un nodo),
viene interrata e fissata al terreno con una forcella o con
un uncino; infine va coperta con uno strato di terriccio di
5-8 cm. Per facilitare l’emissione di radici si pratica
un’incisione longitudinale sulla porzione di ramo intenata.
La porzione di ramo che spunta dal terreno va mantenuta
verticale con l’ausilio di un tutore.
Quest’operazione può essere eseguita in piena terra, usando
uno dei rami più bassi e flessibili oppure si può interrare
il ramo in un vaso riempito di terriccio, posto vicino alla
pianta- madre. il primo metodo presenta il vantaggio di non
richiedere cure particolari una volta eseguito, mentre
interrando la propaggine in un vaso risulta più facile il
successivo tra pianto, perché non è difficile estrarre la
nuova pianta con l’intera zolla dove ha sviluppato le nuove
radici.
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La moltiplicazione per
propaggine: si pratica un taglio in un ramo
basso e sano, che si incurva verso il terreno
fissandolo con un picchetto a U e ricoprendolo
di terra; quando avrà emesso le radici, sarà
possibile separarlo dalla pianta-madre.
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Riproduzione dei tuberi
Nel caso degli ortaggi da tubero, non si ricorre ai semi
per la riproduzione, bensì alla collocazione sotterranea dei
tuberi stessi, che nel loro ciclo vegetativo ne originano
diversi altri: il tubero di gran lunga più importante per
l’alimentazione umana è la patata e si propaga proprio con
questa tecnica.Un tempo si utilizzavano porzioni di patata
che contenessero almeno una gemma, la cui presenza è
essenziale per dare avvio al processo di germi nazione: oggi
si preferisce interrare l’intero tubero, per evitare che
sulla parte tagliata possano attecchire batteri o altre
affezioni che comprometterebbero totalmente l’esito della
coltivazione.Per la collocazione sotterranea dei tuberi si
parla usualmente di ‘semina’, anche se a rigore sarebbe
improprio: la semina si effettua in solchi di 1o cm di
profondità in terreno a medio impasto e tendenzialmente
acido. Si utilizzano patate piuttosto grosse, dotate di
almeno 3 o 4 gemme che é importante rivolgere verso la
superficie del suolo all’arto della messa a dimora.
I diversi metodi di protezione delle
giovani colture
Pacciamature
Abitualmente viene utilizzato un film di PVC o di PE
(polietilene) opaco e di colore scuro che si stende sul
terreno e si fissa ricoprendone i bordi con la terra.Con
questo sistema è possibile ottenere un anticipo di una
ventina di giorni e anche più nelle colture di molti
ortaggi.
Tunnel di plastica
Con teli di PVC o PE trasparenti si realizzano tunnel di
varia grandezza, a seconda dell’ampiezza dell’aiuola da
ricoprire: il sistema è pratico ed efficiente e consiste
nell’appoggiare il film di plastica teso sopra archetti di
legno o metallo, fissandolo bene ai lati.
Per alcune colture sono indicati i tunnel alti abbastanza da
potervi lavora re comodamente; in orticoltura questi tipi di
tunnel si usano spesso in combinazione con la pacciamatura.
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Il
tunnel in PVC leggero ha il vantaggio di poter
essere trasportato da un punto all’altro
dell’orto secondo le esigenze colturali. Potete
acquistano in scatola di montaggio corredato
degli archetti di sostegno. Per ombreggiare le
coltivazioni, distendetevi sopra dei cannicci di
misura adeguata.
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Campane di plastica
Sono usate su larga scala nella forza tura
delle coltivazioni orticole perché consentono di migliorare
le caratteristiche di molte specie, in particolare delle
insalate di cui favoriscono l’imbianchimento e una migliore
consistenza. Il loro effetto consiste nella
creazione di un po’ più caldo dell’esterno e al riparo da
correnti d’aria.Le campane di plastica trasparente sono
usate anche per proteggere le piantine ai primi stadi di
sviluppo:inoltre consentono la forzatura delle coltivazioni
realizzando anticipi di qualche giorno.

Bottiglie di plastica
Per proteggere le giovani pianticelle appena trapiantate, si
può evitare l’acquisto di campane in plastica da orticoltura
e ottenere lo stesso effetto utilizzando le comuni bottiglie
di plastica: basta tagliarle a metà e collocare la parte
superiore a protezione della pianta,infilandola poco
nella terra. In questo modo inoltre si può regolare
l’aerazione mettendo o togliendo il tappo.
Piccole coperture in legno e plastica
Sotto questa definizione si può classificare una numerosa
varietà di protezioni delle colture orticole che hanno in
comune i materiali con cui sono realizzate, cioè legno e
plastica; solitamente sono di piccole dimensioni,
trattandosi di semplici intelaia ture in legno, spesso
realizzate con materiali di recupero, e poi ricoperte di
fogli di plastica trasparente. Per quanto piccole, è bene
che tali strutture vengano saldamente fissate al suolo per
evitare che siano spostate dal vento.Pratiche e leggere sono
le strutture realizzate con listelli di legno e snodi di
plastica per le connessioni: ne esistono in commercio
diversi tipi, da ricoprire con film di PVC.
Lastre di vetro
Di uso semplicissimo, bisogna solo fare attenzione alla loro
fragilità: si tratta di collocare la lastra vicino, a
colture da proteggere (di solito semine di cui bisogna
accelerare le nascite), conficcandole nel terreno fra esse e
il sole, meglio se con una leggera inclinazione verso nord,
per sfruttare maggiormente il calore dei raggi solari.
Il cassonetto
Il vetro resta il materiale più usato nella costruzione dei
cassonetti, la cui struttura principale può essere
realizzata in muratura o in legno. In questo secondo caso,
essendo senza fondo, possono essere spostati per essere
collocati nel luogo più opportuno o per proteggere questa o
quella semina a seconda delle esigenze.Il perimetro è
rettangolare e il telaio vetrato è incernierato su un lato
in modo che possa essere tenuto più o meno aperto in
rapporto alle condizioni climatiche e alla temperatura.Con
un po’ di attitudine ai bricolage, si possono realizzare
cassonetti perfettamente efficienti e con poca spesa.
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Un
ampio cassonetto realizzato in legno e con un
semplice telaio vetrato le cerniere permettono
di aprire a discrezione la proiezione.
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La riproduzione nel frutteto
Le piante arboree da frutto hanno in linea di massima
caratteristiche assai diverse dalle piante dell ‘orto:
innanzitutto hanno il fusto ligneo e una vita media di gran
lunga superiore, poiché alcune possono vivere per parecchi
decenni.Le tecniche di riproduzione sono quindi molto
diverse fra loro, tanto che si possono a ragione dividere in
due grandi categorie:
• riproduzione per seme;
•altri metodi di moltiplicazione utilizzando parti delle
piante stesse.
La riproduzione per seme
Questo sistema di riproduzione dà la possibilità di avere
degli individui che, in genere, sono vigorosi in quanto
hanno un miglior apparato radicale e un miglior sviluppo
vegetativo. L’inconveniente è che non si hanno di solito
delle piante e dei frutti che riproducono le caratteristiche
delle piante-madri da cui hanno avuto origine. I semi,
infatti, derivando da fecondazione incrociata, possono dare
origine a frutti con forma, sapore e colore anche molto
diversi.
Altri metodi di moltiplicazione
La propagazione degli alberi da frutto effettuata
utilizzando parti di piante (detta anche ‘agamica’) può
essere realizzata per propaggine, per margotta, per talea o
per innesto: gli ultimi due mezzi sono i più comunemente
usati. Questi sistemi permettono di moltiplicare una certa
varietà conservandone fedelmente tutti i caratteri.
La talea
La talea è costituita da una parte di ramo, di fusto o di
foglia che, posta in adatte condizioni, è in grado di
emettere delle radici e di sviluppare dei germogli dando
origine a un nuovo individuo. Di solito le talee sono
costituite da parti di rami di uno o più annidi età.
Si dà il nome di ‘barbatella’ alla talea che abbia emesso
delle radici. Le talee di vite, di cotogno, di fico radicano
con una certa facilità, mentre più difficilmente si possono
ottenere talee radicate da altre specie frutticole.
L’innesto
L’innesto è un metodo di moltiplicazione vegetativa che
consiste nell’uni re porzioni di piante diverse, ma che
presentino delle affinità e appartenga no alla stessa
famiglia botanica, cosicché esse, saldandosi, costituiscano
una nuova pianta. Tale metodo è comunemente utilizzato per
moltiplicare gli alberi da frutto, ma viene anche usato nel
caso di alberi e di arbusti ornamentali. Grazie a esso si
possono moltiplicare quelle piante che non è possibile, o
non è consigliabile, riprodurre per seme o per talea.
L’innesto si pratica anche per consentire la crescita di una
pianta in un terreno non adatto o per sottrarla ad alcune
malattie o parassiti, come nel caso della vite.
La nuova pianta ottenuta per innesto è quindi costituita da
due parti chiamate ‘bionti’, di cui quella sotto il punto
d’innesto fornisce l’apparato radicale ed è detta porta
innesto (o ‘soggetto’ o selvatico’), mentre quella sopra
fornirà la chioma ed è detta ‘marza’ (o anche, in rapporto
alle diverse regioni, ‘oggetto’, ‘nesto’, ‘domestico’, ‘gentile’)
Gli scopi dell’innesto sono molteplici:
per esempio è utilizzato per ottenere piante che non si
possono riprodurre per seme o moltiplicare per talea; oppure
per poter coltivare specie e varietà non adatte a un certo
terreno o un certo ambiente (per esempio, pesco innestato
sul susino o sul mandorlo, a seconda che si voglia
impiantare in terreni rispettivamente pesanti e umidi o
asciutti e superficiali); oppure per prevenire i danni dei
parassiti (esempio classico, la vite europea innestata su
viti americane resi stenti alla fillossera); ancora, per
ringiovanire piante invecchiate, per pro pagare piante
aventi tutte le caratteristiche della pianta-madre e così
via, Infine l’innesto consente di rimuove re le piante e di
modificarle: può capitare, per esempio, che una certa
varietà di frutta non vi soddisfi più e in tal caso basterà
innestare sulla vecchia pianta una nuova varietà.
Il portainnesto e la marza
Prima di procedere all’innesto occorre procurarsi il
portainnesto scegliendolo con cura e badando innanzitutto
che sia adatto al clima e al tipo di terreno in cui si vuole
piantarlo e che inoltre sia sano, vigoroso e di misura
adatta a ricevere la marza. il portainnesto può essere
ottenuto da seme, oppure comperato sotto forma di piantina
presso i vivaisti specializzati. La marza è destinata a
costituire la parte aerea della nuova pianta ed è a essa che
si affida la fruttificazione della specie prescelta; ‘e
indispensabile che venga prelevata da una pianta- madre sana
e che abbia tutte le caratteristiche della specie che si
vuole propagare.Solitamente si innesta in marzo-apri le,
cioè all’inizio della ripresa vegetativa, oppure in estate,
da luglio a settembre; è in ogni caso necessario che le
piante da innestare siano in ‘succhio’, ossia la loro
corteccia si deve staccare facilmente dal legno sotto
stante.Questo fenomeno si verifica più volte all’anno in
epoche diverse a seconda delle differenti specie. E
necessario che la marza che si va a prelevare si stacchi
facilmente dalla pianta madre e che altrettanto facilmente
si riesca a tagliare e a sollevare la corteccia del
portainnesto sotto la quale esso andrà inserito. Per la
buona riuscita delle operazioni è anche indispensabile
servirsi di coltelli da innesto ben affilati. Se si innesta
in estate, in genere la marza è prelevata al momento del
l’operazione, mentre se si innesta alla ripresa vegetativa
si utilizzano marze prelevate durante il periodo invernale e
conservate al fresco (per esempio sotto strati di sabbia a
ridosso di un muro esposto a nord).
Requisiti necessari per l’innesto
Tuttavia tali importanti scopi possono
essere ottenuti solamente se si rispettano delle precise
condizioni per garantire l' attecchimento dell’innesto,
Occorre innanzitutto che esista affinità d’innesto tra marza
e portainnesto e cioè che le due parti siano in perfetta
armonia dal punto di vista anatomico e fisiologico. Non
sempre l’affinità è legata al grado di parentela: infatti
melo e pero non sono compatibili mentre lo sono pero e
cotogno; molte volte poi l’affinità cessa con l’innesto
reciproco, invertendo cioè le parti. Altra importante
condizione è che lo stato vegetativo della marza sia in
ritardo rispetto a quello del portainnesto: spesso occorre
infatti prelevare in inverno le marze e conservarle fino al
momento dell’innesto in luoghi adatti, senza farle
germogliare. L’innesto poi deve essere eseguito all’epoca
giusta e i tagli, da praticarsi con gli appositi coltelli da
innesto, devono essere netti e precisi. Di notevole
importanza è che le due zone generatrici poste a contatto
combaci no perfettamente.
Strumenti e materiali impiegati nell’innesto
Per assicurare una maggiore solidità all’innesto sono quasi
sempre indispensabili le legature, che vengono fatte con
l’uso di legacci per lo più di rafia.Tale materiale si
mantiene tenace per un tempo sufficiente a garantire
l’attecchimento dell’innesto, quindi si rompe facilmente
quando marza e portainnesto si ingrossano, evitando così
dannose strozzature. Da tempo vengono usati legacci di gomma
o plastica tenuti in sede con del filo di ferro, oppure sono
impiegate strisce di corteccia di salice o olmo: sono
sistemi più pratici, ma che talvolta possono non avere i
requisiti, descritti in precedenza, di adattamento allo
sviluppo della pianta.Per ovviare a un’eccessiva perdita di
umidità, a pericolose infiltrazioni di acqua nel punto
d’innesto e soprattutto per impedire l’attacco di parassiti
che troverebbero facile attecchimento sulle parti di legno
scoperte, occorre ricoprire di mastice le sezioni di taglio
e la testa della marza.Il mastice può essere dato a freddo o
a caldo, a seconda che richieda o meno il riscaldamento
prima di poter essere applicato. In commercio ne esistono
vari tipi che possono soddisfare ogni esigenza.
I diversi tipi di innesto
Innesto a gemma (o a scudetto)
E un metodo d’innesto molto utilizzato per gli alberi da
frutto, per i rosai e per un gran numero di altre piante.La
gemma viene prelevata dal fusto della pianta che si vuole
moltiplicare e deve essere provvista di un pezzetto di
corteccia legnosa.L’operazione può essere effettuata in
primavera, da aprile a giugno: in tal caso la gemma può
svilupparsi immediatamente e l’innesto è detto ‘a occhio
vegetante’; mentre se si esegue più avanti, nel corso
dell’estate (luglio-settembre), la gemma si svilupperà solo
la primavera successiva e l’innesto viene detto ‘a occhio
dormiente.Il portainnesto va scelto giovane (fino a tre
anni) e lo scudetto si preleva da un rametto dell’anno;
sarebbe anzi meglio staccare con un certo anticipo delle
marze e da queste prelevare poi gli scudetti
(preferibilmente dalla parte centrale del rametto dove le
gemme non sono nè troppo grandi né troppo piccole).Se si
innesta in primavera, le marze si possono prelevare durante
l’inverno e conservare al fresco fino al momento
dell’innesto.Nella corteccia del portainnesto si pratica
un’incisione a T, si solleva delicatamente la corteccia e
sotto di essa si inserisce Io scudetto, quindi si lega
saldamente con rafia, senza coprire né la gemma né il
moncone di picciolo fogliare che si trova sotto di essa.
Non si deve usare mastice. Se, dopo qualche tempo, il
picciolo ingiallisce e cade spontaneamente, l’innesto è
attecchito e bisogna togliere i legacci; in caso contrario
il picciolo resta attaccato e la gemma secca.Perché la gemma
attecchita possa svilupparsi occorre tagliare il fusto del
portainnesto 2-3 cm sopra il punto d’innesto.
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Innesto a scudetto: incisione a T
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Innesto a scudetto o a gemma.
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Innesto a doppio spacco inglese.
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Innesto comune a due marze.
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Innesto a spacco inglese semplice
Si tratta di un sistema comunemente utilizzato dai vivaisti
per innestare giovani arbusti, conifere o anche talee. E d
facile esecuzione e consiste nell’unire due porzioni di
uguale diametro recise con un taglio obliquo avente la
stessa inclinazione. Si procede nel seguente modo: si taglia
il portainnesto a una certa altezza (supponiamo, per
esempio, che si tratti di un giovane fusto) con un taglio
obli quo molto inclinato la cui lunghezza deve essere uguale
a tre volte circa il diametro de] fusto. È importante che ìl
taglio sia lungo e inclinato per riuscire a legare
saldamente le due parti da unire. La difficoltà consiste nel
recidere poi la marza con un taglio identico, in modo che
entrambe le superfici di taglio combacino perfettamente
Talvolta, per dare maggiore solidità all’innesto, si
introduce un pezzo di filo di ferro nel midollo.Questo
innesto si esegue in primavera, in marzo-aprile. È utile
ricordare che la marza deve essere provvista di almeno una o
due gemme. Qualche volta si opera in questo modo a fine
stagione, in settembre-ottobre, utilizzando innesti
prelevati direttamente dalla pianta da riprodurre; in questo
caso le gemme si svilupperanno nella primavera successiva.
Innesto a doppio spacco inglese
Questo innesto differisce dal prece dente unicamente per il
fatto che nelle superfici di taglio del portainnesto e della
marza si pratica un taglio obliquo in modo da formare una
linguetta e si fanno quindi combaciare le due superfici di
taglio incastrando le per mezzo delle due linguette.
Solitamente si esegue un taglio un po’ meno inclinato che
nell’innesto a spacco semplice, di lunghezza pari a una
volta e mezzo circa il diametro, ma l’unione tra le due
parti risulta ugualmente solida.Si utilizza, anche
industrialmente, per innestare gli alberi da frutto e gli
arbusti ornamentali ed è il metodo normalmente adottato per
la vite, per la quale si usano come portainnesti talee che
non hanno ancora emesso radici. Si mettono quindi questi
innesti-talee in un miscuglio di torba, sabbia e segatura a
25-30 °C in modo che l’emissione delle radici avvenga
durante il processo di saldatura del l’innesto.
Innesto a spacco comune
Il portainnesto viene reciso all’altezza voluta con un
taglio orizzontale, quindi si pratica in mezzo alla
superficie di taglio una fenditura verticale usando un
coltello da innesto o una piccola roncola, a seconda del
diametro de fusto che sì deve innestare. La marza deve
essere provvista di alme no due o tre gemme.Immediatamente
sotto la gemma più bassa si praticano due tagli obliqui in
modo che la base della marza sia a forma di cuneo.Con una
spatola si allontanano delicatamente i due lembi della
fenditura praticata sul portainnesto e si inserisce quindi
la marza: è utile che la porzione tagliata a cuneo di questa
sia piuttosto lunga in modo che il contatto tra i due bionti
sia esteso.Si possono inserire anche due marze alle due
estremità della spaccatura: si ha allora l’innesto a due
marze, che in genere si utilizza quando il diametro del
portainnesto è molto maggiore di quello della marza o quando
si teme che una marza non debba attecchire in questo caso
infatti resta la seconda e pertanto le possibilità di
successo sono raddoppiate.
L’innesto viene completato legando i due bionti con rafia o
legacci e spalmando le superfici tagliate con l’apposito
mastice per innesto.
L’innesto a spacco comune si esegue all’inizio della ripresa
vegetativa, oppure anche verso la fine di tale periodo: nel
primo caso si utilizzano marze prelevate durante l’inverno e
opportunamente conservate, nel secondo il prelievo dalle
piante da moltiplicare viene fatto quando è il momento di
innestare. È comunemente usato per gli alberi da frutto e
per gli alberi e gli arbusti ornamentali.
Innesto a intarsio
Viene anche chiamato innesto a incastro e rispetto a quello
a spacco questo metodo ha il vantaggio di evitare le
profonde fenditure radiali o diametrali del portainnesto.Sul
portainnesto si asporta un pezzetto di corteccia e di legno
in modo da formare una piccola cavità; quindi si taglia la
base della marza in modo da darle una forma che corrisponda
esattamente alla cavità scavata (per esempio nell’innesto
detto ‘a triangolo’ si pratica nel portainnesto un’incisione
angolare, mentre nella parte inferiore della marza si fanno
due tagli convergenti) e infine si legano le due parti
innestate e si spalmano le ferite con mastice per innesti.
Innesto a corona
Si esegue, solitamente all’inizio della primavera, su piante
adulte e quindi di notevoli dimensioni, per ringiovanirle se
sono malate o danneggiate o anche per sostituire la varietà
che forma la chioma di un albero da frutto (si parla allora
di reinnesto).La pianta che si vuole innestare deve essere
comunque sufficientemente vigorosa perché l’innesto possa
riuscire e viene preparata durante l’in verno
‘capitozzandola’ (cioè tagliando il tronco sotto
l’inserzione delle branche) oppure lasciandole solo i rami
più grossi fortemente accorciati con un taglio orizzontale.
Sempre d’inverno si prelevano le marze e si conservano al
fresco affinché restino in stato di riposo vegetativo fino
al momento dell’innesto: ogni marza deve essere provvista di
due o tre gemme e la sua base viene recisa con un solo
taglio obliquo, oppure con due tagli obliqui convergenti ad
angolo acuto in modo da formare un cuneo.L’innesto si esegue
inserendo sotto la corteccia della pianta da innestare
diverse marze disposte a corona intorno alla superficie di
taglio:occorre quindi che la pianta sia in succhio,
altrimenti per inserire la marza occorre incidere la
corteccia con un taglio verticale e sollevare i lembi della
fenditura. Il numero delle marze da inserire intorno alla
superficie di taglio dipende dal diametro di quest’ultima.
L’operazione si conclude legando e spalmando l’apposito
mastice
Innesto per approssimazione
In questo tipo d’innesto la marza non viene staccata dalla
pianta madre se non dopo l’attecchimento. I due bioni ti
devono trovarsi (io vaso o in piena terra) uno accanto
all’altro e da un ramo di entrambi si asporta un uguale
pezzo di corteccia; si mettono quindi a contatto le due
superfici scoperte e si legano i due rami. Quando
l’attecchimento è avvenuto, si stacca la marza dalla pianta
madre con un taglio eseguito sotto il punto d’innesto.Questo
metodo d’innesto si usa per propagare le specie da frutto e
orna mentali difficili da moltiplicare con gli altri metodi.
Aftri metodi d’innesto
I metodi d’innesto che abbiamo descritto sono i più comuni
ma ne esistono alcune varianti che si utilizzano in casi
specifici.
Innesto a pezza:
si tratta di un innesto in cui lo scudetto
è formato da una gemma provvista di un pezzo di corteccia
rettangolare. Sul portainnesto si asporta un pezzo di
corteccia della medesima forma e dimensione e al suo posto
si applica lo scudetto. È un metodo d’innesto utilizzato per
alberi da frutto esotici.
Innesto ad anello:
è una particolare versione
dell’innesto a pezza. Sul portainnesto si asporta un anello
di corteccia e lo si sostituisce con un altro provvisto di
una o più gemme prelevato dalla pianta da moltiplicare. Di
solito questo tipo di innesto riesce facilmente purché lo si
esegua quando le piante sono bene ‘in succhio’.
Innesto a spacco laterale:
si effettua in serra, su piccoli
arbusti ornamentali coltivati in vaso.Sul portainnesto si
pratica un’ incisione obliqua dall’alto verso il basso,
partendo dalla corteccia e spingendo si fino ai tessuti più
interni, nella quale si inserisce successivamente una marza
con la base tagliata a forma di cuneo.Innesto a carrello;
differisce dall’innesto a spacco comune perché è il
portainnesto che viene tagliato a cuneo, mentre la fenditura
è praticata nel nesto.
Sterilità delle piante da frutto
Dopo un periodo detto giovanile in cui avviene il primo
sviluppo vegetativo e la formazione della chioma, le piante
da frutto cominciano a fruttificare. Ciò non sempre si
verifica e, talvolta anche dopo un certo numero di anni, la
pianta non fiorisce; può anche succedere che, pur fiorendo
in modo normale, i fiori cadano senza dare frutto.Si tratta
di casi di sterilità dei quali è opportuno fare cenno per
l’importanza pratica che ne deriva nei confronti della
redditività del frutteto.Le cause di sterilità possono
essere diverse e ognuna di esse comporta differenti
procedimenti di correzione.
Squilibri nutritivi
Uno dei motivi per cui la pianta, pur avendo un florido
aspetto, non dà fiori può dipendere da squilibri nutritivi
collegati a un eccessivo vigore vegetativo. Per far si che
la pianta fiorisca e fruttifichi si può procedere in due
diversi modi: o riducendo l’afflusso della linfa che
proviene dalle radici oppure cercando di rallentare la
discesa delle sostanze che vengono elaborate dalle foglie,
in modo che rimangano più facilmente a disposizione di
quelle gemme che si dovranno trasformare in fiori.Il primo
procedimento, che consisterebbe nell’amputazione primaverile
di una parte delle radici, non è consiglia bile in quanto dà
origine a notevoli inconvenienti, primo fra tutti
l’indebolimento eccessivo della pianta.E invece utilizzabile
il secondo pro cedimento, in quanto per ostacolare la
discesa di sostanze elaborate dalle foglie si può, molto
semplicemente, applicare i cosiddetti ‘cinti fruttiferi’:sono
strisce di lamiera con cui si fasciano una o più branche,
oppure anche il tronco della pianta che si vuole indurre a
fruttificare.La striscia viene stretta fortemente con
robusti fili di ferro e. con il successivo accrescimento
della branca, si realizza una costrizione, nella
circolazione delle sostanze elaborate dalle foglie, che è
spesso utile alla fruttificazione. Quando si sia ottenuto il
risultato di far fiorire la pianta, il cinto deve essere
asportato per evita re possibili inconvenienti allo sviluppo
successivo.
Mancanza di fecondazione
Esistono dei casi in cui la pianta fiorisce ma non riesce a
fruttificare.Ciò dipende dalla mancata fecondazione, che è
da mettersi in relazione ai fenomeni di auto sterilità e di
inter-sterilità.
Autosterilità
Per ‘autosterilità’ si intende l’impossibilità da parte di
un fiore di autofe condarsi. Infatti quasi tutte le specie
frutticole, pur avendo fiori eimafroditi, cioè dotati sia di
organi maschili che femminili, non sono in grado di auto
fecondarsi e abbisognano di polline estraneo, proveniente da
varietà colturali diverse: non tutte sono adatte a fungere
da impollinatrici ed è perciò estremamente importante, anche
perché esistono i fenomeni di inter sterilità, come vedremo
fra poco, conoscere le migliori varietà impollinatrici per
ciascuna varietà colturale, in modo da poterle consociare
nel frutteto per ottenere buoni risultati.
• Intersterilità
Per ‘intersterilità’ si intende l’incapacità presentata da
alcune varietà coi turali della stessa specie di fecondarsi
vicendevolmente. Anche per questo problema l’elenco
riportato è di estrema importanza e i] frutticoltore dovrà
tenerne debito conto al mo mento della scelta della varietà.Alla
varietà colturale principale sarà sufficiente, nella grande
maggioranza dei casi, intercalare, ogni 6-8 esemplari, una
pianta d’una buona varietà impollinatrice, per assicurarsi
un risultato positivo.Molto vantaggiosa è la presenza di
insetti impollinatori, quali le api che favoriscono
notevolmente il trasporto del polline da un fiore all’altro.
Sarà molto opportuno perciò, nell’effettuare i trattamenti
insetticidi, tener conto dei danni che potrebbero esse re
arrecati a questi utilissimi collaboratori.Qui di seguito
riportiamo una tabella che potrà essere molto utile per
risol vere questo genere di problemi.




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La coltura del
ciliegio è assai importante per il nostro paese
e si estende dall'italia settentrionale fino al
Mezzogiorno, ma è diffusa particolarmente in
Campania, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
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Tra le specie da frutto il
melo ha goduto, sin dall’antichità, di un
particolare interesse da parte degli
agricoltori: infatti era già molto diffuso anche
al tempo dei romani.
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La raccolta delle
uve da tavola si esegue, generalmente, in più
riprese procedendo man mano al prelievo dei
grappoli più maturi; essi devono essere
maneggiati con cura prendendoli dal peduncolo.
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Il limone, in condizioni
climatiche adatte, è una specie rifiorente che
porta a maturazione i frutti in quasi tutte le
stagioni dell’anno.
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Tra i lamponi si
distinguono varietà che producono una volta sola
nel corso della stagione vegetativa e altre che,
essendo rifiorenti, hanno un periodo di raccolta
più prolungato.
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Dal punto di vista climatico
si può osservare che il pesco, avendo fioritura
piuttosto precoce, sopporta bene il freddo
invernale mentre è più sensibile nei confronti
di tardive gelate primaverili.
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Sull’origine del
susino non si hanno dati molto sicuri e in
genere si distinguono diversi gruppi di specie a
seconda dell’area di provenienza.
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La pianta del mirtillo ha un
portamento arbustivo e può raggiungere l’altezza
di 3-4 m ; i fiori sono riuniti in grappoli e i
frutti sono delle bacche dal colore azzurro più
o meno intenso.
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FINE SEZIONE 3
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