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SEZIONE 1
Il rapporto con la natura
Nelle società avanzate i modelli di vita prevalenti
tendono a confinare il rapporto con la natura in ambiti
sempre più ristretti o in momenti eccezionali, come le
vacanze e i viaggi. La coltivazione di un orto è al
contrario un’attività quotidiana e prolungata nel tempo e
offre la possibilità di instaurare un rapporto piacevole e
utile con il mondo naturale e con i suoi ritmi, ritmi che
sono decisamente più sereni di quelli ai quali siamo spesso
costretti dalla vita contemporanea.Alla maggioranza delle persone può sembrare che la civiltà
moderna, caratterizzata da tante tecnologie avanzatissime.
sia distante dal mondo naturale mentre, nonostante tutto, la
sopravvivenza stessa dell’umanità è inscindibile dal suo
rapporto con la natura, Questa constatazione potrebbe
apparire ovvia, ma non è banale, perché molti pensano alla
natura in maniera molto astratta, magari per ché vivono in
ambienti dominati dalle opere artificiali palazzi, città,
industrie, automobili, strade, Invece la natura esercita un
vero dominio sull’uomo ed esiste un rapporto forte diretto,
della vita di tutti i giorni con i prodotti della terra; e
questo vale per ogni individuo, anche se si ciba solo di
hamburger, bibite e patatine.La coltivazione di un orto dunque è un’occasione per
ritrovare un contatto quotidiano con la natura, con la terra
e, in ultima analisi, con l’origine stessa della vita.
Un’occasione della quale si dovrebbe approfittare ogni volta
che se ne ha la possibilità.La coltivazione come cultura.Per coloro che non hanno avuto parti- colati rapporti con il
mondo contadino o con la campagna, la coltivazione può
portare alla scoperta di una cultura e di un sapere
materiale che fanno parte della tradizione di tutti, o
quasi, i popoli del mondo, Un legame molto antico stringe
l’uomo alla temi: le prime tracce di coltivazione agricola
risalgono a oltre 10000 anni fa e si può ben comprendere
quanto la nascita dell’agricoltura abbia profondamente
influenzato lo sviluppo della civiltà. Basti pensare alla
fondamentale differenza tra popolazioni dedite alla caccia e
al nomadismo e quelle che, in tempi remoti, sono diventate
stanziali allo scopo di coltivare i campi e trarre il
proprio sostentamento dalla terra.Nei secoli successivi l’agricoltura ha condizionato in tutte
le epoche il rapporto tra insediamenti umani e campagne,
sino ai giorni nostri, quando una parte sempre più esigua
della popolazione attiva si dedica alla produzione agricola.
Nei paesi occidentali il settore agricolo assorbe una
percentuale modesta della popolazione attiva ma, grazie a
tecniche colturali sempre più avanzate, alla selezione
biologica delle varietà vegetali e alla intensiva
meccanizzazione delle lavorazioni, riesce a soddisfare
bisogni alimentari crescenti.
L’alimentazione consapevole
Un altro grande vantaggio dell’orto è la freschezza dei
prodotti e la piena consapevolezza dei metodi con i quali
sono stati coltivati: nessuno può sapere con certezza per
quante ore o per quanti giorni i prodotti che si trovano in
commercio siano stati in cella frigorifera, mentre il
pomodoro del vostro orto lo avete colto pochi minuti prima
di consumarlo; nessuno può fornire garanzie assolute sui
trattamenti chimici cui sono stati sotto posti i prodotti
ortofrutticoli del mercato commerciale, mentre ciò che
proviene dal vostro orto è stato curato da voi stessi. Noi
di agriturando,abbiamo avuto esperienze di vendita di questi
prodotti,e siamo certi nel dire che è meglio fidarsi del
proprio orto,piuttosto che di prodotti acquistati da terzi.La produzione agroalimentare dei circuiti commerciali è
organizzata su vasta scala e con principi industriali.
Questi prodotti agricoli sono dunque una merce come tante
altre, ma non bisogna dimenticare l’antico detto:l’uomo è ciò che mangia. I frutti della terra si trovano
nelle cassette dei fruttivendoli oppure ordinatamente
rinchiusi in vaschette sugli scaffali dei supermercati o
ancora nelle scatole cartonate dei surgelati: una
disponibilità pressoché costante di tutte le varietà
immaginabili contenute in confezioni asettiche e
standardizzate che realizza una sorta di lontananza tra i
prodotti ortofrutticoli in commercio e la loro origine
terricola; conseguenza di questo fatto è che la maggioranza
dei consumatori ha perso ogni cognizione intorno alla
provenienza e alla stagionalità dei frutti della terra e si
ciba di prodotti ‘industriali’ di cui conosce solo vagamente
l’origine. Avviene quindi una separazione pressoché completa
tra ortaggi e frutta pronti per l’acquisto e la loro origine
vegetale, che non a caso è sovente recuperata nei messaggi
pubblicitari. Questa distanza viene annullata dal possesso
di un orto e dalla possibilità di alimentarsi con i
risultati della propria attività agricola, dei quali e noto
ogni aspetto e la cui affidabilità è certa. Quindi, oltre
alla pura convenienza economica, la coltivazione di un orto
comporta un positivo ritorno alla terra e favorisce la
riscoperta di valori profondi che il nostro secolo ha posto
ai margini della considerazione generale e che sono invece
di grande importanza per la qualità della propria
alimentazione e.più in generale, della propria vita.
| La tipica
disposizione su file delle diverse colture orticole: questa
disposizione permette lo corretta esposizione al sole e
facilita le lavorazioni. |

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Il ritorno alla campagna
Rispetto a vent’ anni fa la popolazione delle città italiane
medio-grandi è nettamente diminuita. Si tratta di un
fenomeno complesso, cui non è estraneo il generale calo
demografico, ma almeno in buona parte è dovuto a una nuova
preferenza attribuita alla vita in campagna o in piccoli
centri, tant’è vero che si è parlato addirittura di ‘fuga
dalle città’Coloro che decidono di trasferirsi in campagna manifestano,
più o meno consapevolmente, il bisogno di ritmi più umani e
di ambiti più vivibili rispetto a quelli delle grandi aree
urbanizzate, caratterizzate da congestione e comportamenti
talvolta frenetici Anche il moltiplicarsi delle seconde case
di villeggiatura e gli esodi di fine settimana per gite
fuori porta sono segnali dello stesso bisogno di
natura.Quindi oggi sono molte le persone, sicuramente di più
rispetto agli anni ‘60 o ‘70, che possono disporre di una
‘fetta’ di terra dove collocare il proprio orto.Se l’orto
non è vicino alla residenza abituale, certo saranno
opportuni alcuni accorgimenti perché non manchi la
necessaria continuità nelle cure, ma si possono comunque
ottenere dei buoni risultati evitando colture che richiedono
attenzioni particolarmente assidue come, per esempio, le
insalate a foglia tenera.
L’orto in periferia
La disponibilità di un po’ di terreno nel giardino di casa è
evidentemente la condizione ideale per impiantare un orto
ma, qualora ciò non fosse possibile, ci sì può accontentare
di un piccolo ‘fazzoletto’ in periferia. Non è insolito
infatti trovare agglomerati di orti a fianco di una strada
interurbana in terreni abbandonati o ai margini dei
quartieri periferici:sono piccole lottizzazioni nelle quali
ogni porzione ha una propria recinzione, talvolta piuttosto
approssimativa, e un piccolo capanno per ripone gli
attrezzi.Questi orti sono realizzati da abitanti di città che,
vivendo in appartamento, non dispongono della terra
necessaria per la coltivazione e quindi si sono appropriati
dello spazio necessario lontano dalla propria residenza.Si tratta spesso di collocazioni di fortuna sia sotto il
profilo culturale che dal punto di vista della proprietà del
terreno, e talvolta questi agglomerati danno luogo ad
assembramenti piuttosto disordinati. In altri paesi, come in
Germania, lo sfruttamento a fini orticoli di suolo pubblico
è regolato da apposite disposizioni per cui si possono
incontrare aree attrezzate destinate a tale scopo e
perfettamente suddivise in tante piccole e ordinatissime
parcelle.In ogni caso, anche per questo genere di orti, che
abbiamo voluto chiamare ‘orto in periferia, valgono tutti i
suggerimenti che troverete in Agriturando.
Le uniche due raccomandazioni preliminari consistono nel
valutare con estrema attenzione la distanza dalla propria
abitazione, affinché le necessarie cure non risultino troppo
impegnative per via degli spostamenti, e nell’assicurarsi
della disponibilità di alcune dotazioni indispensabili,
prima tra tutte, naturalmente, l’acqua. Infine, poiché un
simile orto non potrà mai essere ben protetto, occorrerà
rassegnarsi se qualche volta esso sarà visitato da animali
predatori, da qualche ladruncolo o, purtroppo occorre
pensare anche a questa evenienza, da qualche vandalo.
L’orto in appartamento
Anche chi dispone soltanto di un balcone o di una terrazza
può riuscire ugualmente a coltivare alcuni tipi di piante,
utilizzando vasi e vasche colturali e conoscendo alcuni
accorgimenti per sfruttare al meglio l’esigua superficie a
disposizione.
In generale una terrazza sarà più adeguata di un balcone e,
soprattutto, sarebbe opportuna una loro esposizione verso
sud o verso ovest, per poter sfruttare appieno la luce
solare.Se è evidente che le colture ragionevolmente praticabili
saranno limitate ad alcune specie, non mancherà la
soddisfazione di ottenere alcuni ortaggi ed erbe fresche: in
qualche caso sarà possibile collocare una piccola serra per
ottenere delle gustose primizie, puntando soprattutto sulla
qualità piuttosto che sulla quantità.In questa condizione di ‘orto minimo’, esistono poi diverse
soluzioni per sfruttare al meglio la modesta superficie
colturale a disposizione Occorre però prestare alcune
attenzioni che non sono necessarie negli altri casi.Specie in case di vecchia costruzione, bisognerà valutare
attentamente il carico supplementare che i vasi colmi di
terra comportano sulle strutture del balcone ed,
eventualmente, sui parapetti. Inoltre occorrerà prevedere
quanto sia significativa l’azione del vento, che in certe
situazioni può essere amplificato dalla conformazione dello
stabile o della via: il vento può essere dannoso per la
coltivazione e comporta precauzioni supplementari, come per
esempio che ogni contenitore o altra attrezzatura siano
fissati in maniera salda e sicura.
Gli ‘ingredienti’ per una buona
coltivazione
Dopo queste brevi
considerazioni sui significati possibili della coltivazione
e sulle diverse collocazioni dell’orto, torniamo al suo
scopo primario: la possibilità di nutrirsi con il frutto
delle proprie fatiche che permette da un lato di attuare
risparmi sulle spese per gli alimenti che possono essere
anche significative, dall ‘altro di ottenere un
‘alimentazione familiare genuina, consapevole e controllata.
Per raggiungere efficacemente questo scopo occorrono alcuni
‘ingredienti’che se ben miscelati assicurano ottimi
risultati: un cocktail nel quale le competenze e
l’esperienza dell’orticoltore devono misurarsi
quotidianamente con le caratteristiche specifiche del
terreno e con gli altri elementi che influiscono sulla
coltivazione, come l’acqua e il clima: ogni produzione
ortofrutticola infatti è condizionata in maniera
determinante dall ‘ambiente nel quale si svolge.
Motivazionie disponibilità personali
Le risorse basilari per la coltivazione di un orto sono
molteplici: non è infatti sufficiente avere a disposizione
un po’ di terra, che pure è indispensabile, ma è necessaria
anche disponibilità di tempo, di motivazione personale e, in
una certa misura, di denaro per le attrezzature, le se-
menti, i concimi ecc.L’impiego di denaro è sempre piuttosto
modesto e, sfruttando consigli ed esperienza, si rivelerà
presto un vero e proprio investimento.Con i piaceri vi è
anche la necessità di una certa dose di impegno personale: è
importante rendersene conto sin dall’inizio per evitare che
gli entusiasmi iniziali si tramutino in esiti deludenti
perché non si ha abbastanza tempo per le cure o perché
scarseggia la motivazione.Per questo la scelta delle varietà
orto frutticole non può avvenire esclusiva mente in base
alle proprie preferenze alimentari, ma si deve misurare con
la consapevolezza che non tutte le colture sono adatte a
tutti i terreni e che non tutte sono di facile coltivazione,
che qualcuna richiede più spazio o che non è adatta a un
certo clima. Anche la superficie orticola da destinare alle
colture è in funzione del tempo e delle energie che
ragionevolmente si possono applicare con continuità. Per
fare alcuni esempi: la coltivazione dell’asparago richiede
una consolidata esperienza, quella della patata lavorazioni
impegnative. Per cominciare sono molto indicati alcuni
vegetali a rapida crescita come piselli, pomodori e
ravanelli.A tutti coloro che sono alle prime armi
consigliamo la politica dei piccoli passi: per ingrandire le
dimensioni dell’orto e per aumentare te varietà coltivate
c’è sempre tempo ed è sicuramente preferibile condurre poche
piante a un esito soddisfacente, piuttosto che accorgersi a
metà stagione di aver esagerato con le ambizioni e
ritrovarsi un orto trascurato, e poco produttivo.Ogni
coltivazione comporta una quantità di cure che dipendono dal
l’ampiezza dell’orto, dalla sua localizzazione e dalle
varietà vegetali introdotte: solo una buona proporzione tra
aspettative, impegno e risorse potrà essere ripagata dalle
soddisfazioni che vengono dispensate dalla crescita delle
piante e dai loro frutti.
La coltivazione fra tradizione e
innovazione
La coltivazione è, come si è visto, un’attività antica, ma
oggi possiamo avvalerci di conoscenze ago-coltura li molto
avanzate, oltre che di un grande numero di varietà vegetali
che sono state selezionate per adattarsi a diversi climi, a
diverse stagioni e a differenti contesti ambientali, Per
utilizzare al meglio ciò che ilmercato mette a disposizione
dell’orticoltore è opportuno, e talvolta indispensabile,
possedere alcune competenze specifiche che in qualche caso
possono essere anche abbastanza specialistiche.Solo per fare
qualche esempio, saper scegliere la varietà più adatta
rispetto alla specifica collocazione ambientale o rispetto a
un particolare periodo di raccolta, saper riconosce re le
caratteristiche fisico-chimiche del proprio terreno,
adottare la tecnica più adatta nella lotta a un parti colare
parassita o, ancora, impianta re un albero da frutto o
praticare un innesto con successo sono tutte conoscenze
necessarie per ottenere il massimo risultato dal vostro
impegno colturale.
Il terreno colturale: caratteristiche
primarie
In generale, non
si può scegliere il terreno sul quale avviare una
coltivazione: si dispone di un giardino o di una piccola
porzione recintata sui quali si desidera avviare la
coltivazione di qualche vegetale o di qualche albero da
frutto. Non di meno è assai importante conoscerne alcune
primarie caratteristiche chimico-fisiche: queste conoscenze
sono determinanti sia per la scelta della qualità e del tipo
delle varietà vegetali che per intraprendere eventuali
azioni di correzione del terreno e per praticare le
concimazioni più convenienti.
Le caratteristiche del terreno sono tanto più importanti per
il frutteto che per l’o no: infatti lo scarso sviluppo
radicale e il breve ciclo vitale degli ortaggi permettono di
introdurre di anno in anno delle modificazioni consistenti
dello strato colturale, specie su superfici modeste, che
invece non sono possibili per gli alberi da frutto. In gran
parte, infatti, si tratta di piante arboree, con radici
molto sviluppate e che possono raggiungere età
ragguardevoli.La conoscenza approfondita del terreno
colturale, sempre auspicabile, diventa pertanto un ‘esigenza
imprescindibile qualora si desideri impiantare un frutteto.
Caratteristiche fisiche del terreno colturale
Una buona terra adatta alla coltivazione è costituita da un
insieme di materiali di diversa origine e composizione
chimico-fisica, che, a seconda delle proporzioni in cui si
mescolano, conferiscono al terreno caratteristiche e
proprietà differenti. Essenzialmente il terreno è composto
da due parti: la parte terrosa e l’humus.
La frazione terrosa e sua granulometria
Da un punto di vista fisico, la qualità della parte terrosa
dipende dalla dimensione delle particelle che la compongono
(detta anche ‘granulometria’) e dalla proporzione con la
quale vi sono presenti.La frazione più grossolana è
rappresentata dal cosiddetto ‘scheletro’, cioè da ciottoli e
ghiaia di diametro superiore ai 2 mm, mentre le frazioni più
fini del terreno sono la sabbia (le cui particelle hanno
diametro compreso tra 2 e 0,02 mm), il limo (0,02- 0,002
inni) e l’argilla (diametro inferiore a 0,002 mm).
• Lo scheletro del terreno
Ciottoli e ghiaia non influiscono sulle proprietà
colturali del terreno, a meno che non siano presenti in una
percentuale tanto grande da ostacola re le lavorazioni o
danneggiare gli attrezzi.Poiché le parti più grossolane sono
inutili o dannose, si possono senz’altro eliminare: gli orti
hanno generalmente dimensioni ridotte e possono pertanto
essere sottoposti a operazioni particolari che sarebbero
improponibili su vasta scala. Nel corso delle cure che
dedicherete al vostro orto, quindi, vi consigliamo di
approfittare delle varie lavorazioni per eliminare ciottoli
e ghiaia.
•La sabbia
La sabbia è. dunque, dopo lo scheletro, la componente
più grossolana del terreno e ha la proprietà di permettere
il drenaggio dell’acqua e di aumenta re l’aerazione del
suolo: per queste sue caratteristiche si usa aggiungere
sabbia per correggere quei terreni che si impastano troppo
presentando difficoltà di sgrondo dell’acqua ed eccessiva
compattezza.Se la sabbia è presente in proporzioni troppo
grandi però, si manifestano i difetti opposti, cioè
l’incapacità del terreno di trattenere l’acqua e
un’eccessiva aerazione: questi sono inconvenienti
altrettanto gravi perché gli elementi nutritivi non vengono
trattenuti dal terreno e perché la sostanza organica
presente è soggetta a una veloce degradazione e quindi si
esaurisce in poco tempo.Altra caratteristica della sabbia è
quella di possedere una bassa inerzia termica, ovvero di
scaldarsi e di raffreddarsi rapidamente, seguendo le
variazioni della temperatura dell’aria. Per questa ragione
si suole definire ‘caldi’ i terreni sabbiosi.Nel terreno si
possono trovare sabbie di origine diversa a seconda della
zona geologica e del tipo di rocce che lo hanno originato:
le sabbie calcaree sono di colore chiaro, quasi bianche,
mentre quelle silicee sono più scure e tendono a dare al
terreno proprietà alcaline.
•Limo e Argilla
Sono le frazioni più fini del terreno e hanno
composizioni minerali varie e complesse dalle quali
dipendono il colore del terreno (da giallastro a bruno più o
meno rossiccio) e la maggior parte delle sue proprietà
chimiche.Le funzioni dell’ argilla sono importantissime:
essa dà coesione al terreno, ha un notevole potere di
trattenere l’acqua e gli elementi chimici fertilizzanti che
vengono quindi lenta mente assorbiti dalle piante attraverso
le radici.Al contrario della sabbia, l’argilla ha un’inerzia
termica notevole, cioè si scalda e si raffredda molto
lentamente rispetto alle variazioni di tempera tura esterne
e per questo motivo i terreni argillosi sono detti
freddi.Anche nel caso dell’argilla, le sue buone qualità si
trasformano in svantaggi se la proporzione in cui è presente
Bel terreno è superiore a quella ideale: troppa argilla crea
difficoltà di sgrondo, ostacola lo sviluppo delle radici, dà
luogo a un terreno che si asciuga molto lentamente e che,
quando è asciutto, tende a formare zolle durissimo e croste
superficiali che rendono difficile e faticosa ogni
lavorazione.
•Le proporzioni ideali
La proporzione tra le diverse componenti granulometriche
determina il cosiddetto impasto del terreno. Per la
coltivazione orticola il terreno definito a medio impasto è
quello ottimale ed è costituito dal 45% di sabbia, dal 40%
di limo e dal 15% di argilla. Naturalmente sono ammissibili
degli scolamenti da queste quantità, ma è opportuno che
l’argilla non superi mai la percentuale del 20%.
•L’humus
L’humus non è una parte del terreno caratterizzata da
dimensioni precise, ma è un insieme di sostanze chimiche
complesse che hanno un’origine comune: si tratta di residui
di materiale organico. per lo più vegetale ma anche animale,
parzialmente decomposto e in via di continua decomposizione.
L’humus è formato da vari residui che sono naturalmente
presenti nel terreno, come radici morte, foglie cadute,
resti ed escrementi di vermi e lombrichi, oppure vengono
appositamente aggiunti dall’uomo come letame, composti,
paglia ecc.
Su questi materiali mescolati al terre no la flora batterica
del suolo svolge la sua opera di demolizione, ‘smontando’ il
materiale complesso di partenza in pezzi sempre più semplici
e facilmente utilizzabili dalle piante coltivate.La flora
batterica che compie questa importantissima funzione è più o
meno attiva in rapporto a vari fattori ambientali come la
temperatura, l'umidità e la minore o maggiore aerazione
dello strato colturale.L’humus funziona quindi come se fosse
un grande serbatoio di elementi nutritivi che vengono messi
a disposizione delle piante a mano a mano che procede la
degradazione per opera dei batteri.Come l’argilla, anche
l’humus ha un’ottima capacità di trattenere l’ac qua e gli
altri elementi nutritivi aggiunti al terreno, come le
sostanze della concimazione e i fertilizzanti.
L’humus ha colore, composizione chimica e proprietà molto
differenti a seconda della sua origine.
La presenza di humus nel terreno può essere incrementata con
l’apporto di letame o di altro materiale organico decomposto
animale (si trovano in commercio diversi sottoprodotti del
l’industria) e vegetale (avanzi dì altre colture, composto
oppure il fertilizzante organico humificato): si ottiene in
tal modo un effetto duplice di fertilizzare il terreno e di
correggerne la composizione.
•Struttura del terreno
Il terreno è quindi una mescolanza composita di
particelle che si presentano allo stato glomerulare,per
essere adatto alla coltivazione, deve esse re ricco di humus
e con le giuste pro porzioni di sabbia, limo e argilla.Il
terreno siffatto risulta soffice, adatto allo sviluppo delle
radici e presenta buona porosità che consente sia lo sgrondo
dell’acqua, quando questa è in eccesso, che il fenomeno di
risalita della stessa per capillarità quando la superficie è
meno umida dello strato sottostante.In tal caso vi sono le
condizioni migliori per la realizzazione di un equilibrio
idrico ottimale, che è essenziale per un buon esito della
coltivazione.Da notare che alcune lavorazioni compiute sul
terreno hanno lo scopo preciso di migliorare alcune sue
caratteristiche fisiche: infatti, nell’arco di un anno, le
piogge abbondanti, i periodi di siccità o il calpestio del
terreno possono compromettere le buone qualità fisiche
iniziali, che devono essere ripristinate da importanti
azioni meccaniche, come la vangatura e la sarchiatura.
•Consistenza del terreno
A seconda dell’umidità presente nel terreno, cambiano
notevolmente le condizioni della sua lavorabilità. Qualsiasi
terreno, quando è bagnato, tende a essere troppo appiccicoso
e ad attaccarsi agli attrezzi (zappe, vanghe ecc.), mentre
un terreno molto secco diventa duro e compatto. Queste
caratteristiche dipendo no essenzialmente dalla componente
argillosa.Vi consigliamo quindi di intraprende re i lavori
più impegnativi solo dopo aver valutato la consistenza del
vostro terreno e preferibilmente quando esso si trova in
condizioni di umidità media.
Caratteristiche chimiche del terreno culturale
Da un punto di vista chimico, il terreno agrario è una
miscela assai complessa e il rapporto tra le sue componenti
è mutevole nel tempo: le sue qualità dipendono, oltre che
dalle frazioni terrose e dall’humus già descritti, anche
dalla presenza di sali minerali, di acqua e di aria, clic
sono trattenuti dalle sue porosità. Le caratteristiche
complessive del terreno, quindi, sono continuamente
modificate dall’evolvere delle stagioni, dai mutamenti di
temperatura e dagli agenti atmosferici
Il parametro pH (acidità e basicità del
terreno colturale)
Qualunque sia la coltivazione che si
intende intraprendere, è consigliabile conoscere il pH del
proprio terreno colturale. Il p è un parametro chimico
convenzionale col quale si esprime il grado di acidità o di
basicità di una soluzione o di un composto, I valori estremi
di pH sono O e 14, dove O corrisponde al massima e 14 alla
massima basicità (o alcalinità). Il parametro 7 corri sponde
al pH neutro, come nell’acqua distillata.Conoscere il ph
importante perché se esso si mantiene in prossimità del
parametro 7 viene favorito l’assorbi mento del nutrimento da
parte delle radici, mentre se il pH del terreno è troppo
elevato (ovvero è tendenzialmente basico o alcalino) solo
pochissimi elementi vengono assimilati.La misurazione del pH
può essere effettuata in maniera piuttosto semplice,
acquistando degli appositi kit nei negozi di orticoltori
Sulla confezione troverete le indicazioni esatte sulla
procedura da seguire, ma in generale l’operazione si
effettua prelevando un piccolo campione del terreno e
ponendolo in un contenitore pulito con una quantità almeno
doppia di acqua distillata e mescolando vigorosamente per
qualche minuto. Dopo aver aspettato che il campione di
terreno si sia depositato su fondo, si immerge nella
soluzione acquosa una cartina graduata che contiene dei
reagenti chimici i quali assumono colorazioni diverse in
rapporto al PII della soluzione. A questo punto si pone la
cartina a confronto con la scala cromatica di riferimento in
dotazione al kit.
Se l’appezzamento di terreno presenta apprezzabili
difformità dello strato colturale, vi consigliamo di
ripetere l'operazione prelevando diversi campioni in
altrettante zone diverse.Qualora il pH del orto dovesse
risultare inadatto alle coltivazioni, potete corregger con
l’impiego di prodotti a base di calcio, come la calce idrata
per innalzarne il valore oppure il letame o il solfato di
calcio per abbassano.
Salinità del terreno
Se nel terreno sono presenti sali di sodio o di potassio in
quantità note voli, l’apparato radicale delle piante ha
difficoltà ad assimilare gli elementi nutritivi. È una
situazione ricorrente nelle zone prossime al mare, In questi
casi il pH è sempre piuttosto elevato (fino a 8,5).
Frequenti e abbondanti irrigazioni riescono spesso a
risolvere questo squilibrio.
Il potere assorbente
L’humus e le argille hanno la caratteristica di
trattenere elementi nutritivi e composti chimici. Si tratta
della capacità comunemente definita come ‘potere assorbente’
di un terreno ed è di fondamentale importanza per la vita
delle piante. Ciò che non è trattenuto nello strato
superficiale de terreno viene infatti trascinato dall’ acqua
nella falda freatica sottostante, Tra gli elementi chimici
necessari alla vita vegetale ve ne sono alcuni, come il
potassio e il fosforo, che rimangono a lungo negli strati
superficiali e che quindi vengono facilmente assimilati
dall’ apparato radica le, mentre altri, come l’azoto in
forma nitrica, sono molto solubili e quindi vengono
trascinati negli strati profondi dall’acqua irrigua e
piovana. Il terreno colturale deve presentare sempre un
corretto equilibrio tra i molteplici elementi necessari alla
vita vegetale e perciò richiede un sistematico apporto di
sostanze minerali attraverso la concimazione.
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Dopo aver disciolto
in acqua distillata un campione del terreno,
mescolate, introducete la cartina graduata e
attendete che vari la colorazione; quindi
comparate la cartina con la scala di confronto
allegata al kit e determinate così il fattore hp.
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Il terreno ideale per alcune varietà di
alberi da frutto
Occorre essere consapevoli che tutte le piante arboree
da frutto, per poter dare una buona e abbondante produzione,
devono trovarsi nel terreno più adatto alla loro natura. Tra
gli alberi da frutto il melo è poco esigente in tatto di
terreno e solo i terreni troppo sciolti o eccessivamente
compatti, con elevate percentuali di calcare, sono poco
indicati alla sua coltivazione. Al contrario, il pero
richiede terreni piuttosto sodi e argillosi, ma non tanto da
permettere ristagni di acqua. L’albicocco predilige terreni
tendenzialmente sciolti, anche se calcarei, ed è comunque
più adattabile del pesco che esige terreni profondi,
permeabili e freschi.Il susino è poco esigente: i terreni
più indicati sono, per le varietà europee, quelli freschi e
leggermente argillosi, mentre per le varietà giapponesi
quelli poco compatti e tendenzialmente silicei. Per il
ciliegio sono indicati i terreni permeabili, sabbiosi e
anche ciottolosi, mentre sono assolutamente da evitarsi
quelli argillosi: infatti se il terreno è poco
permeabile, la pianta presenta un accrescimento stentato e
tende a deperire.
Gli agrumi in genere richiedono terreni di natura
calcareo-siliceo-argillosa. Il nocciolo, contrariamente a
quanto si pensa, non ama le zone aride più scoscese: è vero
che è una pianta ben adattabile, ma la produzione migliore
si ottiene in piano.
L’acqua
L’acqua non è uguale ovunque e inoltre varia in rapporto
alla fonte di approvvigionamento. Se disponete di acqua
proveniente da un acquedotto per consumo umano, potete in
linea di massima stare tranquilli: infatti eventuali
problemi potrebbero essere causati solo da un eccesso di
cloro o, in taluni casi, una temperatura troppo bassa, ma
sono inconvenienti facilmente risolvibili immettendo l’acqua
in una vasca e attendendo mezza giornata prima di
utilizzarla per l’irrigazione: il cloro infatti è molto
volatile e si disperde facilmente nell’aria, mentre l’acqua
raggiungerà la temperatura ambiente verso sera. Se invece
utilizzate l’acqua di un pozzo o di una roggia, bisognerà
porre maggiore attenzione a una serie di fattori fisici e
chimici: l’acqua potrebbe essere inquinata o presentare in
sospensione polveri o fango.In tutti i casi l’acqua è una
risorsa scarsa, soprattutto in alcune zone del paese e
specialmente nella stagione estiva: quindi è bene
utilizzarla con una certa oculatezza, senza mai sprecona. In
tutti i casi è consigliabile conoscerne le caratteristiche
principali.
Caratteristiche fisiche
Acque fredde
Se l’acqua di cui disponete ha temperatura inferiore ai
12-15 gradi, non è consigliabile utilizzarla direttamente
per l’irrigazione, perché è troppo fredda e potrebbe
arrecare danno alle colture, rallentandone lo sviluppo. Ciò
vale a maggior ragione per le colture appena seminate o ai
primi stadi di sviluppo. Se l’orto è di piccole dimensioni e
l’irrigazione viene effettuata con annaffiatoi, questo
problema è di facile soluzione prevedendo delle apposite
vasche da riempire al matti no e da utilizzare la sera, dopo
che il sole avrà scaldato l’acqua. Nel caso di altri tipi di
irrigazione che utilizza no spruzzatori, questo problema è
meno rilevante perché l’acqua passa nei tubi e poi viene ‘polverizzata’,
assumendo temperatura prossima a quella dell’aria
circostante. Come buona abitudine, se l’acqua ha una
temperatura bassa, è consigliabile irrigare verso sera.
Acque torbide
L’acqua proveniente da stagni e tal volta anche da rogge
può essere torbida, ovvero presentare veri elementi
disciolti c frazioni terrose. In qualche caso è
consigliabile compiere delle analisi per scoprire se vi
siano componenti dannose.Siccome le acque torbide possono
alla lunga procurare inconvenienti ai dispositivi di
irrigazione, occludendo tori e ugelli, nonché peggiorare la
microporosità del terreno, in alcuni casi può essere
opportuno realizzare un pozzetto di chiarificazione, a monte
del punto dove si preleva l'acqua per l’irrigazione. Con
questo sistema i vari elementi più pesanti, che sono in
sospensione nell’acqua, vengono filtrati e si depositano sui
fondo del pozzetto.
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Pozzetto di
chiarificazione delle acque torbide: l’acqua
viene fatta scorre re all’in terno di un
passaggio obbligato contenente ghiaia; le
particelle di terra in sospensione Vengono così
trattenute e l’acqua in uscita è sicuramente più
limpida di quella in entrata.
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Caratteristiche chimiche
Acque salse
Sono dette ‘salse’ quelle acque che presentano
carbonati. cloruri e fosfati in percentuale superiore allo
0,2%. Tali acque costituiscono un serio problema per la
maggioranza delle colture, poiché possono rallentarne lo sviluppo
e in taluni casi impedirlo. Solo alcuni vegetali tollerano
le acque salse: lo spinacio, il pomodoro e la barbabietola,
E chiaro quindi che la possibilità di coltura è gravemente
limi tata e si dispone solamente di questo genere di acqua
per irrigare l’orto.
Acque acide
Il fenomeno delle ‘piogge acide’ ha interessato
soprattutto il centro e il nord del creando gravi problemi
ecologici, specie a carico delle foreste. In Italia questo
problema è di entità minore e comunque limitato ad alcune
zone in prossimità di grandi concentrazioni urbane, Infatti
la principale causa di questo fenomeno è dovuta
all’inquinamento atmosferico da scarichi gassosi della
circolazione automobilistica e del riscaldamento domestico.
Queste piogge contengono acidi di zolfo e carbonio che poi
si infiltrano nel terreno, causando difficoltà allo sviluppo
dei vegetali.
L’irrigazione
L’irrigazione è un’operazione solo in apparenza
semplice, perché in realtà è legata a moltissimi fattori di
cui bisogna tenere conto: il regime delle piogge della zona
in cui ci troviamo, la capacità del terreno di trattenere
l’acqua (i terreni fini, argillosi, la trattengono meglio di
quelli grossolani, sabbiosi), la presenza di una falda
acquifera più o meno profonda, le regolari lavorazioni
colturali al terreno (vangature e sarchiature), che riducono
l’evaporazione al livello del suolo conservando le riserve
di umidità, l’intensità dell'irraggiamento solare, che
determina una maggiore o minore evapo-traspirazione delle
piante (cioè la dispersione dell’acqua nell’atmosfera
attraverso i pori delle foglie). In generale possiamo dare
un ‘idea dell’importanza dell’acqua per le colture
ricordando che, per produrre 18 g di sostanza secca, una
pianta deve consumare da 300 a 500 g di acqua
evapo-traspirata e che questo può avvenire anche in meno di
una giornata.
L’acqua e il terreno
L’acqua svolge l’essenziale funzione di sciogliere gli
elementi nutritivi presenti nello strato superficiale del
terreno e di renderli così disponibili alle radici che
possono assimilarli solo in quanto diluiti in soluzione
acquosa. Il terreno, a sua volta, funziona come una riserva
d’acqua: la trattiene e la restituisce gradualmente alle
piante. Le riserve idriche non sono però costantemente
presenti, perché soggette alle oscillazioni pluviometriche
stagionali: sono abbondanti alla fine dell’inverno e della
primavera, ma poi durante la stagione
calda finiscono per esaurirsi. Per questo l’intervento
dell’uomo diventa indispensabile. Da notare poi che la
necessità di acqua alle colture del l’orto varia molto in
rapporto al tipo di vegetali.L'acqua è un elemento
indispensabile a ogni organismo vivente. Le piante
manifestano in modo evidente la carenza d’acqua, prima
afflosciandosi e poi appassendo: quando queste condizioni si
verificano, essa è allo stremo della resistenza e può essere
salvata solo a patto di un intervento immediato Da tutte
queste considerazioni di scende la primaria importanza di
sapere qual è il fabbisogno giornaliero di acqua del proprio
orto e di utilizzare efficienti metodi di irrigazione allo
scopo di evitare un impegno troppo gravoso che sottrarrebbe
tempo a impieghi più utili o interessanti.
Calcolo del fabbisogno
Il fabbisogno idrico è molto variabile sulla base di
molteplici fattori tra i quali la localizzazione geografica,
le stagioni, le variazioni climatiche estemporanee, nonché
il tipo di coltura. Nelle schede colturali in fondo
all’opera troverete indicazioni specifiche per le diverse
specie vegetali, mentre in questo paragrafo ci si limita a
un discorso di carattere generale.I mesi cruciali sono
quelli di giugno, luglio e agosto, quando periodi prolungati
di siccità possono comportare seri problemi alle colture,
molte delle quali sono in una fase critica di sviluppo. Il
calcolo del fabbisogno idrico deve quindi essere commisurato
alle esigenze irrigue che si determina no in questi mesi,
allo scopo di capire se la disponibilità di acqua è
sufficiente alle necessità. Nei mesi caldi è prudente
preventivare una quantità media giornaliera di 2-4 Litri per
metro quadro Nelle aree geografiche molto calde, ove la
siccità è più frequente, tali quantità possono raddoppiare o
addirittura triplicare. È evidente quindi che la scelta
delle varietà colturali va condotta anche in base alla
disponibilità costante di acqua.In tutti i casi, prima di
decidere le varietà o gli alberi da coltivare, con viene
ascoltare i suggerimenti e l’esperienza dei ‘vicini’ di orto
o dei contadini della zona.
Come e quando irrigare
Non esiste evidentemente una regola generale per la
frequenza e la quantità delle irrigazioni: per esempio,
durante la stagione estiva, l’irrigazione è di solito una
necessità quotidiana, ma possono esservi giornate nuvolose
con temporali che la rendo no superflua. Quindi solo
l’esperienza potrà suggerirvi la misura e i ritmi migliori
per questa importantissima azione perché dipendono da
molteplici fattori come la temperatura, l’umidità dell’aria,
le piogge, il tipo di colture ecc. Vi possiamo però fornire
alcuni consigli che sono delle regole generali.E importante
effettuare le irrigazioni a ragion veduta e non quando fa
più comodo: l’acqua va distribuita alle piante nella
quantità effettivamente necessaria e con periodicità
regolare. Irrigazioni eccessive, sregolate, possono causare
danni alle piante e anche al terreno, del quale si può
danneggiare facilmente la struttura. In genere è meglio
bagnare poco e spesso, ma nella quantità sufficiente a far
arrivare l’acqua fino alle radici. Le esigenze delle piante
dell’orto sono molto diverse da quelle fruttifere che sono
dotate di apparato radicale profondo e resistono assai
meglio a periodi secchi.E necessario incominciare ad
annaffiare prima che la siccità, nel terreno, abbia
raggiunto una certa profondità; ciò sarà reso evidente dalla
presenza di una crosta tendenzialmente asciutta, spessa
anche soltanto un paio di centimetri, sulla superficie. Le
ore migliori per annaffiare sono di primo mattino oppure in
tarda serata, il vento, specie in primavera e a inizio
estate, può disidratare rapidamente il terreno e allora è
evidente che la cadenza delle irrigazioni consuete sarà
cambiata: sarà necessario irrigare sempre dopo una giornata
di vento, preferibilmente al mattino presto del giorno
successivo, provvedendo anche all’irrorazione delle
foglie.La maggior parte delle piante, come per esempio
fagiolini, lattughe, ravanelli, peperoni e pomodori,
traggono vantaggio da un’irrigazione regolare e non
risentono troppo degli eccessi; i cavoli e le colture da
tubero o da radice, come patate e carote, possono invece
essere seriamente svantaggiate da un’annaffiatura eccessiva,
dando raccolti meno abbondanti. Tutti gli ortaggi da poco
trapiantati, comunque, devono essere ben annaffiati se il
terreno è asciutto, e mantenuti poi umidi fino alla loro
completa ripresa. Occorre molta attenzione per non eccedere
in nessuno dei due sensi.
Errori ricorrenti nell’irrigazione
L’irrigazione può trasformarsi in un elemento di rischio
se non si rispettano le regole generali appena illustrate. I
danni più frequenti provocati alle piante sono le
scottature, i marciumi e le malattie crittogamiche.Si
rischia di provocare scottature alle foglie quando si bagna
la pianta esposta ai raggi forti e diretti del sole, mentre
le irrigazioni, se sono irregolari o eccessive, possono
provocare squilibri nelle piante coltivate e quindi arrecare
gravi danni come il disseccamento degli apici vegetativi o
della punta delle foglie oppure il marciume dei semi,
asfissiati dalla troppa acqua.Con un eccesso di acqua nel
terreno marciscono i peli radicali e la pianta si trova
nell’impossibilità di nutrirsi degli elementi minerali
presenti perché non può assorbire l’acqua nonostante la sua
abbondanza. È ovvio che in tali casi si deve cercare di
eliminare l’acqua e, appena possibile, lavorare il terreno
per arieggiarlo e per arricchirlo di ossigeno.
Questi errori sono frequenti soprattutto quando la
temperatura è secca e si fanno seguire irrigazioni esagerate
a periodi di trascuratezza.
Le malattie crittogamiche sono originate da vari tipi di
funghi: la loro comparsa è favorita da eccessiva presenza
d’acqua; in particolare, se le foglie vengono bagnate quando
l’atmosfera circostante è molto calda e umida, si creano le
condizioni ideali alle infestazioni fungine.Anche erosione,
dilavamento e formazione di una dura crosta superficiale del
terreno sono risultati di annaffiature eccessive o
effettuate nei momenti e con i metodi sbagliati.L’erosione
si verifica soprattutto se il terreno è in pendenza: le
annaffiature troppo frequenti o troppo abbondanti rischiano
di far scorrere via gli strati superficiali, scalzando anche
le piantine coltivate; se il terreno è senza copertura
vegetale i danni possono anche essere maggiori.Il
dilavamento è un fenomeno naturale: l’acqua piovana o
irrigua presto o tardi raggiunge gli strati profondi e la
falda acquifera sotterranea, trascinando con sé gli elementi
nutritivi che si disciolgono in acqua. Se la frequenza delle
annaffiature è eccessiva, tale fenomeno viene accelerato e
lo strato colturale si impoverisce.
L’alterazione della struttura superficiale è provocata da
piovaschi o da annaffiature troppo abbondanti, specie se
seguite dall’azione essiccante del sole: si forma una crosta
superficiale che, in rapporto alla composizione del terreno,
può anche diventare molto dura e compatta. In tali casi è
indispensabile effettuare la scarificatura del terreno, che
consiste nella sua zappatura superficiale.
I metodi tradizionali di irrigazione
Oggi i metodi di irrigazione sono molteplici e la scelta
più adatta verrà compiuta sulla base di alcune variabili,
tra le quali le dimensioni dell'orto, la disponibilità alle
cure giornaliere, la quantità d’acqua e la pressione di
erogazione, nonché le possibilità di spesa. Per un piccolo
orto (sotto i 40- 50 m non conviene certo apprestare sistemi
di irrigazione automatica, a meno che altri motivi non ne
suggeriscano l’impiego, come, per esempio, un giardino
esteso o una scarsa disponibilità di tempo; nel caso di
assenze prolungate l’irrigazione automatica può essere
addirittura necessaria.Invece sembra comunque proficuo
l’utilizzo di un pluviometro: questo strumento indica la
quantità d’acqua ricevuta dal terreno, qualunque sia la sua
provenienza. Opportunamente collocato in una zona raggiunta
dai sistemi di irrigazione, potrà quindi rilevare sia
l’acqua piovana che quel la irrigua, segnalandovi la
quantità d’acqua effettivamente fornita alle colture e
permettendovi così di evitare eccessi inutili o dannosi.
•Irrigazione con annaffiatoi
Un annaffiatoio è uno strumento indispensabile per ogni
orticoltore e in particolare per irrigare delicatamente il
semenzaio o per i primissimi stadi di sviluppo delle
piantine. In questi casi, quando il terreno deve essere
mantenuto umido senza essere in alcun modo smosso, è
necessario utilizzare l’apposito becco conico traforato (o
rosetta) che permette di spargere l’acqua a pioggia e
talvolta può essere anche opportuno l’uso di uno
spruzzatore.Versate direttamente dal collo, togliendo il
becco conico, solo quando è possibile far arrivare
direttamente l’acqua a livello del terreno: un getto d’acqua
che cade anche da piccole altezze danneggia le coltivazioni
perché scopre il colletto delle piante. Ricordate che senza
rosetta anche 10 cm di altezza sono troppi.Un annaffiatoio
può essere sufficiente per colture in vaso o su superfici
molto ridotte, ma se il vostro orto ha dimensioni
medio-grandi, allora questo strumento è inadatto perché
comporta inutili fatiche e sprechi di tempo.
•Irrigazione con nebulizzatore
Una volta il nebulizzatore era un apparecchio
strettamente riservato agli agricoltori professionisti e
usato solo in certi casi. Da qualche tempo sono apparsi sul
mercato modelli adatti a tutte le esigenze, sia dal punto di
vista della dimensione sia da quello del costo.
La scelta di un nebulizzatore dipende principalmente dalla
grandezza del vostro orto e dal numero di piante da
irrorare.
La gamma di apparecchi per dilettanti va dal piccolo
spruzzatore a mano della capacità di 1 1, fino alla pompa
portata in spalla o su carriola con capacità anche superiore
ai 20 l. In questa gamma potete scegliere il modello più
adatto.
Il nebulizzatore è utile per bagnare i semenzai, è
essenziale per irrorare il foglioline delle piante
sviluppate e degli alberi da frutto e si dimostrerà utile
anche per spargere soluzioni per la concimazione fogliare o
sostanze antiparassitarie.
•Irrigazione con canaline
L'acqua irrigua può essere fatta scorrere in solchi tra
le aiuole, realizzati appositamente sulla base di un picco
lo progetto idraulico che sappia sfruttare i declivi
dell’orto. Con questo sistema l’acqua si infiltra nel
terreno e tiene umide le radici delle piante. È un sistema
che richiede abbondanza d’acqua e soprattutto un terreno a
medio impasto: infatti un terreno molto argilloso è poco
permeabile all’acqua e quindi impedisce la sua propagazione
laterale, mentre un terreno con percentuali elevate di
sabbia risulta molto poroso e quindi l’acqua delle canaline
rischia di essere assorbita prima di riuscire a raggiungere
tutte le aiuole dell’orto.Questo tipo di irrigazione quindi
è da consigliarsi solo ai coltivatori esperti e solo in
seguito a una serie di verifiche delle condizioni
ambientali.I suoi vantaggi sono rappresentati dall’assenza
di spese per impianti e da un ottimo controllo igienico, poi
ché l’acqua è a cielo aperto e lo scorrimento favorisce la
decantazione di eventuali particelle sospese.Inoltre un
simile sistema di irrigazione, efficiente e armonicamente
distribuito tra le aiuole, è molto ingegnoso e non privo di
una certa eleganza.
•Irrigazione con manichette forate o
irrigatari oscillanti
In commercio vi sono diversi tipi di tubi di plastica
dotati di minuscoli forellini dai quali zampilla l’acqua. I
tubi sono ovali, per impedirne la rotazione, e la sezione è
composta da 2 o 3 camere in modo che gli zampilli siano
orientati in direzioni opposte. Costituiscono una soluzione
pratica ed economica, ma il loro utilizzo richiede una buona
pressione dell’acqua e la loro efficienza diminuisce con la
distanza: se lo sviluppo lineare del percorso irriguo è
notevole, ovvero oltre i 15-20 m, sì avranno dei getti
troppo alti all’inizio e molto bassi alla fine.Vale la pena
di osservare che la manichetta forata rappresenta un ottimo
sistema per l’irrigazione delle coltivazioni in
pacciamatura, poiché il tubo può essere fatto scorrere sotto
i fogli protettivi di polietilene per mantenere le radici al
giusto grado di umidità.
Una variante di questo sistema consiste in un tubo
convenzionale che porta l’acqua a lance per annaffiatura o a
irrigatori oscillanti: questi ultimi vanno senz’altro
segnalati perché, a differenza di quelli circolari e semi-
circolari, coprono aree rettangolari senza problemi di
sovrapposizione o angoli morti.
• Irrigazione a pioggia con impianti fissi
Questo sistema di irrigazione costituisce l’evoluzione
tecnologica del precedente. In sostanza si tratta di un
opportuno impianto di tubazioni, che possono essere a vista
o sotterranee, in ferro o in materiale plastico, che porta
l’acqua fino a degli erogatori. Questi sono opportunamente
collocati e la spargono ‘a pioggia’, assicurandone
l’omogenea distribuzione su tutte le superfici da irrigare.
È un metodo molto indicato per aree consistenti e
soprattutto quando occorre irrigare prati, giardini
ornamentali o piante da frutto. Inoltre, con l’introduzione
delle centraline temporizzate, questo sistema rappresenta il
più efficiente apparato di irrigazione delle colture, che
merita una trattazione più ampia e specifica: la prossima
sezione è dedicata a questo sistema.

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Con il becco conica
traforato (sopra) si possono annaffiare le
colture ai diversi stadi di sviluppo. Questo
modello di irrigatore oscillante (sotto)
permette un annaffiatura più completa e omogenea
delle superfici.
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Metodi di irrigazione automatica
Un impianto automatico per irrigare il giardino o l’orto
assicura la necessaria quantità di acqua nei momenti più
favorevoli, fa risparmiare lavoro e non ha un costo
proibitivo. Questo sistema consente soprattutto maggiore
libertà dagli obblighi giornalieri, in particolare durante
la stagione calda: per tale ragione potrebbe essere una
scelta obbligata per alcuni orticoltori. Considerando che
l’irrigazione non è certo l’attività piu entusiasmante da
svolgere nell’orto, permette di utilizzare il proprio tempo
per lavorazioni più importanti e piacevoli.
Sostanzialmente, l’irrigazione automatica consiste
nell’impiego di un temporizzatore che ogni orticoltore può
regolare secondo le specifiche esigenze, per programmare in
modo ottimale le tutte le operazioni.
• L’automazione semplice
Se la portata d’acqua di cui si dispone è sufficiente
per bagnare contemporaneamente tutte le piante, il sistema è
molto facile e si regola come una sveglia, con un duplice
comando, uno per l’apertura e uno per la chiusura del
passaggio dell’acqua. Al primo comando l’acqua entra nella
tubazione principale e raggiunge tutti gli erogatori
dell’impianto irriguo, siano gocciolatori o microgetti o
ugelli. Al secondo comando, il flusso si interrompe e
l’erogazione cessa. Il tempo di apertura sarà naturalmente
regolato in funzione delle esigenze delle piante e della
portata degli erogatori Per fare un esempio, se questi sono
gocciolatori con la portata di 4 L l’ora ciascuno e il
fabbisogno idrico della pianta servita da un gocciolatore è
di 8L al giorno. basterà che l’impianto resti in funzione
ogni giorno per due ore.
•L’automazione complessa
Quando la portata di acqua disponibile non è sufficiente
a bagnare contemporaneamente tutta l’area servita dalla rete
di distribuzione, occorrerà dividere l’impianto in unità
irrigue e servirle una dopo l’altra, in successione, in
rapporto alla portata disponibile. In questo caso, il
procedimento è più complesso.Prendiamo come esempio un orto
e un giardino di complessivi di 2500 m dove vi siano 20
irrigatori con la portata ciascuno di un quarto di litro per
secondo: se è disponibile solo un litro per secondo,
occorrerà suddividere l’impianto in 5 aree da circa 500 m
ciascuna, con 4 irrigatori per area, che distribuiscano
l’acqua disponibile. Quindi, per bagnare tutte le superfici,
saranno necessarie cinque successive aperture e chiusure
giornaliere, ma questo non deve dare preoccupazioni, perché
a tutto ciò può provedere una centralina automatica. Infatti
tutti i settori da 4 irrigatori sono collegati alla condotta
principale, che avrà sempre acqua in pressione, in modo che
l’automatismo serva ad aprire alternativamente le
saracinesche al punto dell’immissione del l’acqua. Se
occorrerà mezz’ora a postazione, ci vorranno 2 ore e mezza
per bagnare tutto il prato. Ma, grazie all’ automatismo, si
potrà bagnare con poca acqua e anche utilizzando tubi di
piccolo diametro (e basso costo), dato che non dovranno mai
portare più di un litro al secondo. Proprio per realizzare
questa economia spesso si ricorre alla suddivisione in
settori, anche se si dispone di acqua in abbondanza
•I componenti principali
Un impianto di irrigazione automatica è composto da
varie parti di cui la più importante è la cosiddetta ‘centralina’.
La centralina viene program mata e comanda le valvole
idrauliche che permettono o impediscono il flusso
dell’acqua. Ogni sezione del l’impianto viene così attivata
in base all’impostazione data. La centralina deve essere
collegata all’impianto elettrico e collocata in una
posizione agevole e riparata.Sono reperibili sul mercato
centraline di svariati tipi. Le più semplici sono
elettromeccaniche e si usano per controllare da uno fino a
4-6 settori. Le più complesse sono veri e propri computer
destinati alla gestione irrigua e possono arrivare a
comandare, attraverso unità intermedie, anche centinaia di
valvole.Inoltre la centralina può essere collegata ad
appositi sensori, che hanno la funzione di segnalare la
variazione delle condizioni ambientali dalle quali dipendono
le modalità di irrigazione. Tali sensori possono essere
pluviometri per le piogge, anemometri per il vento,
igrometri per l’umidità del terreno o dell’aria. La
centralina elabora i dati ricevuti dai sensori e può quindi
interrompere l’irrigazione a causa della pioggia o del forte
vento. Sistemi sofisticati possono far variare l’irrigazione
in rapporto ai cambiamenti giornalieri di umidità o di
temperatura. Questi dispositivi, naturalmente, sono
consigliabili solo per irrigare grandi aree.
Con quale frequenza irrigare
Qualcuno penserà che sia eccessivo annaffiare tutti i
giorni: è un errore. L’eccesso d’acqua si ha se la quantità
erogata quotidianamente è superiore a quello che la pianta
assorbe e il terreno fa evaporare ogni giorno. Una volta che
l’esperienza ha permesso di
stabilire questa quantità, è sicuramente meglio frazionare
l’apporto d’acqua nel tempo. Non a caso la vegetazione più
lussureggiante si ha nelle foreste pluviali, dove piove
quasi tutti i giorni e lo stesso vale per il microambiente
di un giardino o di una terrazza.
Le ore più idonee per l’irrigazione automatica
I momenti migliori sono quando il soleggiamento non è
intenso, quindi al mattino presto o alla sera. Ciò vale a
maggior ragione d’estate e se il terreno è piuttosto
argilloso: il sole fa evaporare rapidamente l’acqua, e
questo è uno spreco, mentre l’impasto acqua-argilla tende a
formare con l’azione dei raggi solari una crosta
dannosissima per l’aerazione dello strato colturale.Nel caso
di metodi di irrigazione automatica, non essendo necessaria
la presenza dell’operatore, si programmerà quindi la
centralina per compie re l’irrigazione al mattino presto o
verso il tramonto. Inoltre esistono dei timer, dotati di una
cellula sensibile alla luce, che avviano l’irrigazione al
crepuscolo: in tal caso basta solo fissare la durata
dell’apertura.Non si può però regolare il temporizzatore una
volta per sempre. Il clima infatti varia ogni mese e bisogna
quindi adeguare l’erogazione alle mutate condizioni.
Come nutrire le piante: la concimazione
Abbiamo visto
come la terra dell’orto sia costituita da un insieme di
materiali di diversa origine e composizione chimica che, a
seconda delle proporzioni in cui sono presenti, danno al
terreno caratteristiche e propri età differenti.La resa
ottimale del terreno viene ottenuta attraverso l’interazione
complessa di molteplici fattori:si è visto come siano
rilevanti alcuni aspetti quali la conoscenza della
composizione del terreno, l’uso di un’acqua adatta e di una
corretta irrigazione, mentre in seguito vedremo l’importanza
dell’esecuzione metodica delle lavorazioni. Ma ora
dedichiamo il giusto spazio a un’altra operazione
fondamentale: la concimazione. Essa consiste nell’introdurre
nel terreno colturale tutte le sostanze delle quali la
pianta ha bisogno per svilupparsi e per realizzare il suo
ciclo vegetativo. Infatti, quella che viene comunemente
definita fertilità del terreno non è un valore assoluto e
costante, ma un parametro variabile in rapporto alle colture
prescelte, al tipo di terreno, alle sostanze in esso
disponibili e alle lavorazioni cui esso è sottoposto. Infine
non è solo importante che le sostanze nutritive siano
presenti nella corretta quantità, ma che siano disponibili
nella forma più adatta alla loro assimilazione.
Scegliere la concimazione adatta
Oggi si richiedono alle piante delle prestazioni
eccezionali, sia in termini di qualità del prodotto che in
termini di velocità di sviluppo: la c concimazione del
terreno consente il costante apporto dei materiali nutritivi
necessari alla crescita ottimale delle piante. E opportuno
però scegliere in maniera mirata il tipo di concimazione per
aggiungere quelle specifiche sostanze utili per il tipo di
terreno e per le colture introdottePer compiere tali scelte
e quindi per ottenere i risultati migliori bisogna possedere
alcune cognizioni tecniche di base, tra le quali una
essenziale: la cosiddetta ‘legge dei fattori limitanti di
Liebig.La concimazione minerale e la produzione vegetale
sono regolate da questa legge (detta anche del minimo’),
secondo la quale il livello produttivo di una coltura è
limitato dal l’elemento, minerale o ambientale,che più
scarseggia nel terreno, in rapporto ai fabbisogni della
coltura stessa. L’elemento in difetto è detto ‘fattore
limitante’ Per esempio, se il fattore limitante è il
fosforo, sarà inutile aggiungere al terreno qualunque altro
genere di sostanza che non sia il fosforo; la coltivazione
non migliorerà sostanzialmente fino a che non si aggiungerà
proprio quella sostanza di cui è carente. Da ricordare che
non è detto che il fattore limitante sia necessariamente un
componente del terreno: potrebbe anche essere l’acqua
irrigua o la luce del sole, ovvero potrebbe essere uno
qualsiasi degli elementi indispensabili alla crescita delle
piante.
La concimazione organica
Tra i concimi organici, il migliore in assoluto è il
letame equino, seguito da quello bovino. Da soli questi
letami rappresentano un ottimo fertilizzante, equilibrato e
ricco dei cosiddetti elementi minori. Inoltre sono capaci di
migliorare la struttura del terreno, poiché arricchiscono
l’humus e la porosità dello strato superficiale.Qualora ne
disponiate, anche il letame di polli o di conigli è adatto
allo scopo, ma va utilizzato con maggior cautela, ovvero in
dosi minori e miscelato con sabbia ed eventualmente con
residui vegetali, come erba tagliata, fogliame ecc.Tutti i
letami sono concimi estremamente ricchi, ma non è
consigliabile usarli quando sono freschi, perché potrebbero
bruciare le radici delle piante; tutti i letami devono
fermentare per diversi mesi prima di poter essere
utilizzati.
Altri materiali di origine organica possono essere
utilizzati per concimazioni, come alghe, cascami di lana e
di seta e diversi altri che si trovano in commercio come
scarti di molte produzioni industriali.Il letame di stalla e
i fertilizzanti organici sono considerati ottimi concimi;
sono completi e hanno la caratteristica positiva di essere a
lento effetto in quanto la loro decomposizione, che avviene
a opera della flora batterica del terreno, libera a poco a
poco tutti gli elementi minerali di cui sono ricchi,
compresi i tre principali, cioè l’azoto, il fosforo e il
potassio.
Produrre in proprio il compost
Non è sempre facile procurarsi dello stallatico: da
qualche tempo in commercio si trovano diversi tipi di pro
dotti fertilizzanti a base di materia organica di diverse
origini e giù parzialmente ‘humificata’, ovvero già in parte
decomposta dai batteri; occorre dire che non sempre
l’efficacia di tali prodotti è proporzionata al loro costo.
Può essere conveniente allora impara re a produrre per
proprio conto del compost, cioè del fertilizzante organico
humìficato ottenuto semplicemente a partire dai residui
vegetali del l’orto e del giardino, con l’aggiunta dei
rifiuti di casa e di quanto altro si possa decomporre.
Accumulando questi materiali in apposite fosse o concimaie,
eventualmente stimolando l’avvio dell’attacco batterico
(esisto no in commercio specifici attivatori), si può
ottenere nel giro di qualche mese un buon compost organico e
usarlo in sostituzione del letame, eventualmente con
l’aggiunta di altri fertilizzanti minerali.
Occorre però vigilare sul buon procedere della reazione e
tenere la massa in decomposizione ben umida e arieggiata.
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Aggiunta di concimazione organica a una coltura
in corso |
Una semplice costruzione
per accumulare i residui organici e produrre
compost.
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La concimazione minerale
Un tempo l’unica forma conosciuta di arricchimento del
terreno per incrementarne la produttività agricola era la
concimazione con il letame, mentre la concimazione minerale
era quasi ignorata anche se risulta che gli antichi romani
usassero rocce calcaree frantumate (le ‘marne’) per
correggere la qualità dei terreni.La concimazione minerale è
spesso chiamata ‘fertilizzazione chimica’ per distinguerla
dalla concimazione organica: il suo scopo è introdurre nel
terreno gli elementi chimici necessari allo sviluppo delle
piante e non ha alcun effetto sulla formazione dell’humus,
che è l’unica componente del terreno colturale capace di
trattenere a lungo tali sostanze negli strati superficiali
del terreno senza lasciarli sfuggire nell’acqua di falda.Non
è il caso di addentrarsi in questioni troppo complesse di
chimica applicata e quindi sarà sufficiente ricordare che i
preparati fertilizzanti in commercio hanno composizioni e
formulati diversi a seconda dell’uso e del tempo di azione:
ve ne sono alcuni a lentissimo effetto (per esempio certi
prodotti per le concimazioni all’impianto degli alberi da
frutto), mentre altri si esauriscono in una sta-gione (in
genere i concimi complessi fosfo-potassici e quelli
ammoniacali) e altri ancora sono a effetto immediato, come i
concimi nitrici. Nella scelta di questi ultimi, data la
quantità di prodotti in commercio rivolti a orticoltori e
giardinieri ‘hobbisti’, ricordate che quello che conta di
più in un prodotto è sempre la percentuale di elemento
fertilizzante contenuto (azoto, fosforo, potassio). In
genere i prodotti semplici costano meno di quelli complessi
ma obbliga no a conoscere meglio le esigenze delle piante da
fertilizzare I prodotti in polvere costano. quasi sempre
meno dei granulati, che però sono molto più comodi da
distribuire.
Gli elementi fondamentali della vita vegetale
Le piante sono organismi autotrofi, capaci cioè di
sintetizzare sostanze organiche a partire da composti
minerali semplici. Ciò avviene attraverso il processo di
fotosintesi clorofilliana, che è caratteristica propria ed
esclusiva dei vegetali.La luce è l’energia che attiva nelle
foglie verdi la fotosintesi clorofilliana: questa è un
processo di sintesi chimica attraverso la quale i vegetali
trasformano l’anidride carbonica, l’acqua e gli elementi
semplici tratti dal terreno in sostanze organiche,
prevalentemente in carboidrati. L’anidride carbonica si
trova nell’aria e viene assimilata attraverso i minuscoli
pori presenti nelle foglie, mentre le sostanze minerali e
l’acqua sono assorbite dalle radici e vengono trasportate
nelle foglie dalla linfa.Questa capacità di utilizzare
elementi minerali per trasformarli in materiale biologico
manca agli animali, che devono quindi avvalersi
dell’intermediazione dei vegetali per ottenere le sostanze
organiche necessarie per ‘costruire’ e alimentare il loro
corpo. Tre elementi essenziali alla vita vegetale, cioè
carbonio, idrogeno e ossi geno, sono forniti dall’acqua e
dall’a ria, mentre gli altri devono essere forniti dal
terreno. Questi elementi sono 12 e tutti sono
indispensabili, anche se in dosi e in momenti diversi: i
risultati colturali saranno migliori se essi saranno resi
disponibili nelle quantità giuste e al momento
opportuno.Questi 12 elementi sono abitualmente suddivisi in
due grandi categorie:microelementi e macroelementi
Microelementi e macroelementi
I microelementi sono cinque: boro, manganese, rame,
molibdeno e zinco; svolgono la loro azione entrando a far
parte, in dosi piccolissime, di alcuni processi enzimatici
delle piante. E rarissimo che il terreno ne sia privo e la
loro eventuale carenza deve essere accertata con analisi
chimiche mirate.
I macroelementi sono sette e si dividono a loro volta in due
gruppi: i secondari, che sono calcio, magnesio, ferro e
zolfo, e i primari, che sono azoto, fosforo e potassio.I
primi sono generalmente presenti nel terreno in quantità
sufficienti a soddisfare il bisogno delle colture, per cui
solo raramente si deve ricorrere a delle somministrazioni
aggiuntive. Anche i secondi sono sempre presenti nel terreno
tanto da consenti re ovunque la vegetazione naturale, ma
vengono assimilati in quantità notevoli dalle piante
coltivate, specialmente quando le forziamo a pro- dune il
più possibile. Potremmo dire che le piante ortofrutticole ‘consumano’
molto rapidamente questi de menti e quindi accade che il
terreno non sia in grado di fornire le quantità necessarie:
per questa ragione Si deve ricorrere alle fertilizzazioni.
I macroelementi
Sono i principali elementi necessari alla vita
vegetativa: l’azoto (N), il fosforo (P), il potassio (K), il
calcio (Ca), il magnesio (Mg), il ferro (Fe) e lo zolfo (S).
Indichiamo anche le loro sigle chimiche perché spesso così
sono indicati sulle confezioni commerciali dei concimi.
L’azoto è di fondamentale importanza per la crescita e la
sua assimilazione richiede abbondante apporto d’acqua. La
carenza di azoto è segnalata dall’ingiallimento diffuso del
fogliame, mentre il suo eccesso ha come risultato un
ingrossamento scompensato dei frutti, nel quale alle
notevoli dimensioni non corrisponde un’ adeguata presenza di
sostanze nutritive per l’alimentazione.Il potassio rientra
nel processo di formazione degli zuccheri e favorisce la
colorazione dei frutti e, per gli ortaggi, lo sviluppo dei
tuberi e dei bulbi, mentre la carenza di fosforo rende
difficoltosa la crescita dei frutti che restano più piccoli
della norma.Il calcio è importante per lo sviluppo
dell’apparato radicale e di un fogliame turgido e saldo. Un
suo eccesso invece inibisce l’assorbimento del ferro e
determinando fenomeni di clorosi. Il magnesio rientra nel
processo di fotosintesi clorofilliana ed è indispensabile
per la produzione della linfa.
L’azoto (N)
La maggior parte dell’azoto si trova nei vegetali sotto
forma di proteine, composti organici di fondamentale
importanza nella composizione delle cellule e degli enzimi
vegetali; la restante parte è contenuta nella clorofilla.
Fornito nelle giuste proporzioni, l’azoto induce un forte
stimolo all’accrescimento dei vegetali: una pianta provvista
di azoto in modo adatto cresce rapidamente, produce un
apparato radicale efficiente e si presenta di colore verde
intenso proprio per l’abbondanza di clorofilla. Poiché è
nelle parti verdi delle piante che hanno luogo i processi di
fotosintesi, una vegetazione rigogliosa è la premessa
indispensabile per una ricca produzione ortofrutticola.Una
carenza di azoto si manifesta con un generale stentato
accrescimento della pianta, dove i giovani germogli tendono
ad avvizzire. le foglie appaiono di un colore verde pallido,
più piccole del normale e cadono prima del tempo; nei
fruttiferi, la produzione è inferiore alla norma e comporta
spesso la cascola dei flutti.Peraltro bisogna anche fare
attenzione a non esagerare nelle concimazioni azotate perché
gli eccessi di azoto possono infatti dar luogo alle
manifestazioni qui di seguito elencate:minore resistenza
alle avversità:
l’eccesso di azoto provoca un insufficiente sviluppo dei
tessuti meccanici del corpo della pianta (che diviene per
esempio, meno resistente al vento) e i tessuti vegetali
diventano troppo teneri e acquosi e possono essere attaccati
più facilmente da parassiti;aumento dei consumi idrici: il
più denso sviluppo della parte fogliare richiede maggiore
disponibilità di acqua;rallentamento generale dello
sviluppo: i vegetali fioriscono, fruttificano e maturano
qualche giorno più tardi.Come si vede, l’equilibrio
dell’azoto è piuttosto delicato e l’uso dei conci mi azotati
deve essere cauto. L’azoto che le piante possono utilizzare
per il loro nutrimento è solo quello solubile allo stato
minerale: esse infatti non possono assimilare l’azoto
presente nell’atmosfera, né quello presente nella sostanza
organica del terreno. Sia l’azoto atmosferico sia quello
organico devono, quindi, subire dei processi chimici di
mineralizzazione per essere assorbiti dalle radici.
Il ciclo dell’azoto
L'azoto presente nell’aria non è direttamente
utilizzabile dalle piante: ne ciclo degli eventi naturali, i
microrganismi che popolano il terreno e l’azione dei fulmini
trasformano l’azoto dell’atmosfera in composti inorganici,
in nitrati, e in questa particolare forma esso può essere
assimilato dalle radici delle piante. Poi il cielo prosegue
per opera di altri microrganismi che decompongono i residui
animali e vegetali liberando azoto che torna nell’atmosfera.
I concimi azotati di origine industriale sono frutto di un
processo che, riproducendo quello naturale, fissa l’azoto in
forma nitrica per renderlo utilizzabile dalle piante. Questo
ciclo essenziale per la vita sulla Terra è schematica mente
rappresentato nel disegno qui sotto.

I Concimi azotati
I concimi azotati si classificano secondo due principi:
la combinazione di azoto e altri elementi in essi contenuti
e la reazione verso il terreno e le piante.
• Concimi ammononiacali
Sono concimi che contengono azoto in forma ammoniacale,
o facilmente trasformabile in forma ammoniacale, una volta
che sono immessi nel terreno.Questi concimi vengono
assorbiti dal terreno in poco tempo, ma la particolare forma
chimica in cui è presente l’azoto impedisce che esso sia
dilavato dall’acqua piovana o irrigua e rende possibile una
sua protratta permanenza negli strati superficiali a
disposizione delle radici. L’effetto dei concimi ammoniacali
sulle piante non è quindi rapido: essi sono utilizzati per
le cosiddette ‘concimazioni di fondo’, ovvero quelle
annuali, che hanno la funzione essenziale di ricostituire
gli elementi primari del suolo molto sfruttato dalle
coltivazioni intensive. Questo tipo di concimi deve essere
interrato durante le lavorazioni annuali di vangatura.
I principali concimi ammoniacali sono:
• la calciocianammide, primo conci me azotato ottenuto per
via sintetica; si presenta come una polvere nera dal
contenuto in azoto del 20-21%. Contiene inoltre il 15% di
carbone e il 30% di calce viva e carbonato di calcio puro.
La calciocianammide è fortemente alcalina e si usa anche
come correttivo per i terreni molto argillosi, poveri di
calce e acidi, e ha un costo relativamente elevato;
• l’urea, che si presenta in granuli di 1-2 mm di diametro,
contiene il 46% di azoto ureico, che nel terreno si
trasforma in azoto ammoniacale. Si presta alla concimazione
di fondo di colture primaverili e all’utilizzazione su
terreni acidi; il suo costo è relativamente basso;
• il solfato ammonico, che contiene il 20-21% di azoto
ammoniacale e il 23-24% di zolfo. Lo zolfo acidifica il
terreno e questo è un vantaggio per le terre alcaline e
subalcaline. Si utilizza per la concimazione di patate, vite
e piante fruttifere, ma è meno economico dell’urea.
•Concimi nitrici
Questi concimi contengono azoto in forma nitrica; sono
molto solubili, vengono rapidamente assorbiti dalle piante e
altrettanto rapidamente vengono dilavati verso gli strati
profondi del terreno. I concimi nitrici si utilizzano per
gli interventi urgenti nelle cosiddette ‘concimazioni di
copertura’ e vengono sparsi in superficie.
I concimi nitrici sono:
•il nitrato di sodio o nitro del Cile, che contiene il 16%
di azoto, il 25% di sodio e molti oligoelementi. Questo
concime non deve essere utilizzato sui terreni argillosi
perché ne altera la struttura;
• il nitrato di calcio, che contiene il 15% di azoto e il
25% di ossido di calcio, Questo concime assorbe l’ umidità,
si spande con difficoltà ed è piuttosto costoso.
• Concimi nitroammoniacali
L’associazione dei due principi appena descritti è ottenuta
con pro cedimenti industriali e offre la possibilità di
riunire la prontezza d’azio ne dell’azoto nitrico con la
caratteristica essenziale dell’azoto aminoniacale, cioè la
sua bassa dilavabilità. Questi concimi si usano sia per la
concimazione di fondo delle colture primaverili sia per
concimazioni di copertura.Il principale concime di questo
gruppo è il nitrato ammonico: con tiene il 26-27% di azoto,
metà in forma nitrica e metà in forma ammoniacale. Da notare
che, tra tutti i concimi azotati, è fra i più economici.
•Il fosforo
Il fosforo è un elemento fondamentale per la vita delle
piante, in quanto entra nella costituzione di composti
responsabili degli scambi energetici, partecipa alla sintesi
clorofilliana, entra a far parte del DNA e dell’RNA ed è un
componente delle sostanze di riserva nei semi e nei tuberi;
inoltre è in grado di accelera re la fioritura, la
fecondazione e la maturazione. E indispensabile alla vita
vegetale in tutte le fasi di sviluppo: le giovani
pianticelle utilizzano il fosforo presente nei semi e,
appena si sono esaurite le riserve, manifestano subito
segnali di disagio. La carenza di fosforo comporta una
crescita stentata, il fogliame appare di un verde più scuro
del normale, i frutti maturano prima del tempo, sono
insipidi e di difficile conservabilità; se la carenza è di
grave entità, le foglie assumono una colorazione rossastra
sui margini e tendono a seccare.
•I concimi fosfatici
Il fosforo viene immagazzinato nel terreno e non è soggetto
ad alcuna azione dilavante. I concimi fosfatici devono
essere interrati bene e in maniera uniforme durante le
concimazioni di fondo. Può essere opportuno aggiungerli al
terriccio delle semine.
Il contenuto di fosforo nei concimi si esprime correntemente
come anidride fosforica (P205) che contiene il 44% di
fosforo elementare.
I concimi fosfatici sono:
•i perfosfati minerali, così chiamati per distinguerli dal
perfosfato d’ossa, divenuto rarissimo. La quantità di P205
varia da un minimo del 14% a un massimo del 22%; sul le
confezioni sono riportate due cifre (18-20 e 19-21) tra le
quali deve essere compresa la percentuale di P205 presente
nel concime. I perfosfati sono adatti a terreni alcalini
perché contengono anche gesso;
•i perfosfati doppi e tripli, che hanno
percentuali di P205 rispettiva mente del 35% e del 48%;
•le scorie Thomas, che sono un
sottoprodotto dell’industria metallurgica, contengono
percentuali di P del 18-20%, altri microelementi (boro,
manganese, rame, molibdeno e zinco) oltre a notevoli
quantità di calce attiva: quest’ultima caratteristica le
rende adatte ai terreni acidi.
•Il potassio
Tra gli elementi primari, il potassio occupa un posto di
rilievo, nono stante non entri nella formula dei costituenti
biologicamente più importanti. Il potassio agisce come
regolatore di molti processi fisiologici, come per esempio
la resistenza alle condizioni climatiche, nonché per la
formazione e per l’accumulo di sostanze di riserva.Dalla
disponibilità di potassio di pende la qualità e la quantità
dei prodotti ortofrutticoli.Le eventuali carenze di potassio
si manifestano in maniera molto differente nelle diverse
specie vegetali, e
il metodo migliore per appurarle è effettuare un’analisi del
terreno. In Italia il potassio naturalmente presente nel
terreno è di regola sufficiente a soddisfare le esigenze
della maggior parte delle colture, anche perché è poco
dilavabile e poco mobile e quindi non si disperde.
•I concimi potassici
Il contenuto di potassio dei concimi è espresso come ossido
di potassio (K2O), del quale il potassio costituisce il 75%.
I concimi potassici sono,come i fosfatici, concimi di fondo
e devono essere interrati prima della semina o della
piantagione. È bene che siano sotterrati quanto prima,
perché tendono a peggiorare le loro caratteristiche in tempi
relativamente brevi.
I concimi potassici sono:
•il cloruro di potassio, che contiene il 62% di K2O e cloro.
Si utilizza per tutte le colture meno che per quelle che
temono il cloro, come ad esempio il fagiolo. Si deve evitare
di usarlo in copertura, perché è poco mobile, e anche a
diretto contatto con i semi per evitare di bruciarli;
• il solfato di potassio, che contiene il 48-52% di LO e il
I 8% di zolfo. E piuttosto costoso, ma ha il vantaggio di
non avere particolari controindicazioni;
• il salino potassico, che contiene il 34-45% di K2O.
•I concimi complessi
I concimi complessi contengono più elementi fertilizzanti
uniti assieme e vengono distinti con un nome e dei numeri-
Il nome può essere di fantasia, o fare riferimento alla
ditta produttrice, oppure richiamare l’ attenzione sugli
elementi contenuti (come ad esempio ‘fosfopotassio’, ‘ternario’).
I numeri che seguono il nome del concime indicano il titolo,
ovvero la percentuale, dei principali elementi contenuti. La
prima cifra indica il contenuto di azoto, la seconda il
contenuto di anidride fosforica e la terza il contenuto di
ossido di potassio; nei concimi binari privi di potassio la
terza cifra manca. Per esempio: il concime ternario 8-5-12
contiene 18% di azoto, il 5% di anidride fosforica e il 12%
di ossido di potassio.
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La
concimazione di copertura: il concime viene
sparso sulle superfici colturali.
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I macroelementi secondari e i
microelementi
Sono indispensabili alla vita delle piante, ma ne bastano
minime quantità, che solitamente sono fornite dal terreno,
Solo in alcuni casi si dovranno aggiungere con le
concimazioni: per sapere quali sono le carenze minerali del
vostro terreno è necessario procedere a un’analisi chimica
per campionature da effettuarsi presso laboratori
specializzati, ma si tratta di un’eventualità davvero
remota, da prendere in considerazione solo se i risultati
colturali dovessero essere insoddisfacenti nonostante
l’impiego corretto delle concimazioni usuali, così come sono
state appena illustrate.
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Nella fertirrigazione l’irrorazione di concimi
solubili avviene per mezzo di un annaffiatoio
munito dell’apposito accessorio diffusore.
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La fertirrigazione
L’acqua per l’irrigazione, sia questa tradizionale o
automatica, può con tenere anche concimi solubili per
fertilizzare il terreno: si parla in tal caso di ‘fertirrigazione’.
Questo metodo è indicato soprattutto per i terreni colturali
dove vi è una spiccata prevalenza di sabbia, al confronto
con le proporzioni ottimali già descritte in precedenza:
tali terreni risultano quindi molto drenati e
l’acqua irrigua in questo caso trascina negli strati
profondi la gran parte delle sostanze nutritive che vanno
quindi costantemente riequilibrate. La fertirrigazione può
essere effetti a mano con un apposito annaffiatoio, oppure
può essere automatizzata: in tal caso richiede un serbatoio
collegato con l’impianto d irrigazione in cui sciogliere i
preparati che si trovano in commercio. Vi raccomandiamo di
fare molta attenzione alle istruzioni sulle confezioni per
quanto riguarda la concentrazione ditali prodotti in
rapporto alle dimensioni del vostro serbatoio: una
concentrazione troppo elevata può infatti essere dannosa,
mentre una troppo bassa potrebbe risultare perfettamente
inutile.

Le lavorazioni sul terreno
L’orto richiede
numerose lavorazioni: alcune sono sporadiche, come il
livellamento, altre, e sono la maggior parte, sono cicliche
e vanno eseguite una o più volte all ‘anno.Ogni stagione ha
la sua lavorazione caratteristica, che può slittare di
qualche settimana per via di particolari condizioni
climatiche: per esempio una improvvisa gelata a fine
febbraio consiglierà di rimandare le semine a dimora, mentre
una pioggia persistente a novembre farà rimandare la
vangatura annuale.In ogni caso illustriamo qui le principali
lavorazioni a cui andrà sottoposto il vostro orto nel corso
delle stagioni.
Il livellamento
Si tratta di un’operazione di carattere preliminare e perciò
occasionale: in sostanza consiste nella preparazione del
terreno orticolo una volta che è stata decisa la porzione da
destinare a coltura. Il livellamento comporta l’eliminazione
di ogni affossamento o dislivello presenti nelle aree
destinate alla coltivazione e corrispondenti alle aiuole.
Essa ha lo scopo fondamenta le di predispone il terreno ad
accogliere le colture e di evitare la formazione di ristagni
d’acqua negli strati superficiali: i ristagni infatti sono
molto dannosi per le radici perché predispongono alle
affezioni fungine. Il livellamento si esegue con la
vanga.Nei casi di terreni in pendenza sarà necessario
procedere all ‘esecuzione di terrazzamenti la cui altezza è
in rapporto all’entità dell’inclinazione. In caso di
pendenze ragguardevoli sarà necessario realizzare degli
argini o procedere alla costruzione di terrazzamenti con
pietre o altri materia li. In questo caso si raccomanda di
non superare mai altezze di 80- cm, perché potrebbero
prodursi fenomeni di smottamento del terreno. Se la pendenza
del terreno supera il 25% è opportuno chiedere il parere di
qualche contadino professionista del luogo, sia per ragioni
di sicurezza sia per questioni inerenti il flusso di sgrondo
dell’acqua che potrebbe essere troppo rapido.
La vangatura
La vangatura è una lavorazione periodica annuale ed è
essenziale per ottenere buoni risultati colturali: consiste
nel rivoltare sistematicamente tutta la superficie colturale
per 15-30 cm di profondità allo scopo di esporre il terreno
all’aria e all’umidità e di effettuare la concimazione
profonda annuale. Si esegue abitualmente in autunno, di
solito in novembre. Il concime organico o minerale deve
essere sparso omogeneamente Su tutta la superficie che poi
viene smossa con la vanga e rivoltata.
La vangatura ha anche l’importante funzione di preparare il
terreno all’inverno, in quanto le zolle sono sottoposte
all’azione del gelo e, in seguito alla vangatura, vengono
frantumate e saranno così più facilmente lavorabili.Un
effetto non secondario della vangatura è quello di
contrastare la diffusione di parassiti: infatti essa porta
le larve terricole in superficie ed espone alla benefica
luce del sole lo strato
superficiale, ostacolando l’insedia mento di ogni genere di
fungo.
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Il
disegno illustra il modo appropriato per
procedere alla vangatura.
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Schematizzazione della vangatura: le singole
zolle vengono rivoltate.
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La scarificatura
Questa lavorazione consiste nella zappatura di un terreno
senza effettuane il rovesciamento: il suo scopo è aerare i
suoli troppo compatti, aumentare il drenaggio e migliorare
la penetrazione dei fertilizzanti di superficie. La sua
frequenza sarà quindi maggiore nel caso di terreni
argillosi.Come la vangatura, anche la scarificatura svolge
una positiva opera di prevenzione contro parassiti animali e
fungini.
La rastrellatura
È una lavorazione da eseguire prima della semina a dimora e
ha la funzione di frantumare le zolle più grosse, affinare
lo strato più superficiale e portare il terreno a livello
omogeneo. Una volta effettuata la semina, si esegue di
nuovo, con maggior delicatezza, per coprire i semi e per
offrire alle giovani pianticelle la giusta compattezza dello
strato superficiale.Si esegue con il rastrello o, meglio,
con la forca a denti ricurvi che appunto serve per graffiare
la superficie del suolo e per sminuzzare il terreno.
La rincalzatura
Questa operazione riguarda la parte del
fusto più vicina alla terra (detta anche ‘piede’ o ‘colletto’)
e consiste nel coprirla con un po’ di terra che viene
raccolta a cono intorno alla pianticella. La rincalzatura ha
diversi effetti benefici: aumenta la stabilità delle piante,
facilita lo sgrondo del l’acqua evitando ristagni
localizzati, favorisce lo sviluppo delle radici. Inoltre,
siccome stimola l’emissione di nuovi getti alla base della
pianta, è una pratica preliminare per la propagazione a
mezzo di talee e propaggini. Si utilizza il terreno di
coltura, opportunamente frantumato, e si compie con le mani.
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La
rincalzatura protegge le pianticelle e ne
stimola io sviluppo.
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La sarchiatura
Consiste nello smuovere il terreno tra le colture in corso
con un attrezzo leggero e ha la funzione primaria di
interrompere la risalita per capillarità dell’acqua e quindi
ridurre la sua dispersione per evaporazione. Nel contempo si
eliminano tutte le erbe infestanti. La sarchiatura è una
lavo razione da eseguire con continuità durante tutto l’arco
della coltivazione e si compie con una zappetta o un
sarchiello, ponendo molta attenzione nell’evitare danni alle
radici.
La scerbatura
È un’operazione utile per eliminare le piante infestanti
nelle colture con apparato radicale superficiale e delicato:
in questo caso è bene non strappare le erbe infestanti, ma
tagliarle al piede in modo da farne morire le radici senza
procurare danni alle colture, Questa lavorazione deve essere
ripetuta con sistematicità per ottenere buoni risultati.
La cimatura
Quest’operazione consiste nel recidere la parte apicale
della pianta, al di sotto della 3 /5 foglia, per favorire lo
sviluppo delle branche e dei getti laterali. Si pratica
soprattutto con le solanacee e con diverse erbe aromatiche:
è essenziale per il basilico, per l’origano e per la
melissa. In taluni casi la cimatura consente di impedire il
processo riproduttivo che impegna molte energie della pianta
a scapito della produzione di ortaggi: è il caso del
cetriolo, della zucca, della zucchina e del melone.
La scacchiatura
Molte specie di ortaggi tendono a produrre germogli laterali
che non generano né fiori né frutti, ma solo foglie. Se la
pianta ha già sviluppato branche laterali giudicate
sufficienti alla normale produzione, allora conviene
eliminare questi germogli laterali prima che si allunghino
oltre i 5- 10cm: la pianta ne risulterà rafforzata e si
eviteranno inutili assorbimenti supplementari di elementi
nutritivi. Questa operazione viene effettuata soprattutto
per i pomodori, la melanzana e in generale per le solanacee,
La pacciainatura
Si tratta di un’operazione necessaria per molte colture
dell’orto e che presenta una successione abbastanza
complessa di azioni: per questa ragione la sua illustrazione
è necessariamente articolata.Con il termine di pacciamatura
si intende la copertura del terreno coltivato con materiali
diversi, organici e inorganici. Serve a proteggere il
terreno dall ‘eccessiva insolazione, dall’evaporazione e
anche dal freddo. È quasi sempre una pratica utile, ma in
alcuni casi diventa addirittura indispensabile.
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Pacciamatura di un alberello eseguita con foglie
secche.
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Pacciamatura di
fragole: posa de lfoglio di plastica(1);
incisione del foglio (2); trapianto delle piante
(3); annaffiatura (4).
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I materiali usati
La pacciamatura può essere fatta con il metodo tradizionale,
usando cioè materiali organici e quindi biodegradabili
(foglie secche, torba, ramaglie, scaglie di corteccia,
letame ecc.), oppure utilizzando materiali artificiali,
facilmente reperibili sul mercato, come il film di plastica
(polietilene), che in genere sono neri per ottenere un
maggior riscaldamento del suolo.
Perché si pacciamano le piante
Uno dei motivi per cui si usano le
protezioni è quello di conservare l’umidità nel terreno
durante i periodi di siccità, impedendo l’evaporazione
dell’acqua. Inoltre la protezione, soprattutto quella con il
film di plastica, la paglia o la torba, impedisce anche la
crescita delle erbacce annuali e di alcune fra quelle
perenni, che vengono ‘soffocate’. Se la protezione viene
realizzata con un materia organico, come il letame o il
terriccio di foglie, serve anche da nutrimento supplementare
perle piante.
Quando eseguire la pacciamatura
Il periodo migliore per disporre le protezioni è compreso
fra marzo e maggio, dopo aver effettuato una concimazione di
superficie sul suolo umido e libero dalle erbacce.La
pacciamatura con materiale organico dovrebbe essere disposta
attorno alle piante oppure fra le file delle colture, fino a
raggiungere uno spessore di 5-7 cm.La collocazione del film
di plastica è abbastanza semplice e sì trovano in commercio
dei prodotti di polietilene appositamente realizzati per la
pacciamatura sui quali verranno praticati i fori per le
piante.
Quali piante pacciamare
Nel frutteto è bene proteggere le piante di ribes, di uva
spina, di lampone, di rovi da more e di rabarbaro, poiché
queste piante per crescere hanno bisogno di una notevole
scorta di sostanze nutritive e di umidità, Meglio sarebbe
ripararle ogni anno con letame o altro concime ben maturo.I
meli, i peri e i susini possono essere leggermente
pacciamati alla base con letame o concime, specie nei primi
due o tre mesi.Tutti gli ortaggi traggono vantaggio da un
riparo che conservi l’umidità del suolo, anche se è ideale è
ovviamente rappresentato da una pacciamatura che, allo
stesso tempo, fornisca nutrimento alle piante.Le piante che
vengono più frequentemente sottoposte a pacciamatura con
film di polietilene sono le fragole, i cocomeri, le patate,
i pomodori e le cucurbitacee in genere.
Gli strumenti del coltivatore
L’orto e
come il giardino, richiedono una cura sistematica, non
soltanto per soddisfare le eventuali esigenze estetiche del
proprietario, ma soprattutto per mantenere ai massimi
livelli la loro produttività. Per questo occorrono diversi
strumenti che qui elenchiamo, raggruppando in base alle
lavorazioni e alle funzioni nelle quali vengono impiegati:
attrezzi per i lavori colturali, attrezzi per semine e
trapianti, attrezzi per l’irrigazione e attrezzi per usi
vari.
Attrezzi per i lavori colturali
•La Vanga
E l’attrezzo fondamentale dell’orticoltore: serve per
lavorare in profondità il suolo, rivoltando le zolle o anche
solo sollevandole, e può essere usata come badile o per
formare bordure attorno al prato. Si trova in commercio con
manico fisso o intercambiabile: si consiglia la forma a T
quando si usa per rivoltare il terreno.
•La zappetta
È il secondo fondamentale attrezzo dell’orticoltore;
consente di eseguire diverse operazioni: distruzione delle
erbe infestanti, soprattutto nei viali, aerazione e
affinamento del terreno, tracciamento di solchi usandola di
spigolo, rincalzatura, piantagioni a postarella, ecc,
•La forca-vanga
È un attrezzo solido, con robusto manico e denti appuntiti e
triangolari. Si utilizza al posto della vanga classica per
vangare con minore fatica i terreni sassosi e per lavorare
vicino agli alberi senza danneggiare troppo le radici. Può
anche servire per aerare i terreni leggeri.
• La forca a denti ricurvi
È essenziale in ogni giardino, utile nell’orto: serve per
graffiare la superficie del suolo, per sminuzzare il
terreno, aerarlo, diserbarlo, renderlo soffice in
superficie. Permette di inforcare il composto il letame
quando è difficile maneggiare il forcone. Ha denti di
sezione rotonda o ovale e non va confusa con la forca-vanga
che serve per vangare, ha denti triangolari ed è più
pesante.
•Il rastrello
Il rastrello comune ha denti diritti, ma ne esistono modelli
a denti ricurvi e regolo articolato che permette diverse
posizioni di lavoro. Il rastrello è utile per ripulire il
giardino, per preparare gli appezzamenti da coltivare, per
livellare i viali, raccogliere le foglie morte, sminuzzare
il terreno, renderlo soffice in superficie, ricoprire di
terra i semi ecc.
•Il rastrello scarificatore
Consente di eseguire le stesse operazioni di un normale
rastrello ed è utile per aerare il prato, per ripulirlo dal
muschio, per rompere la crosta superficiale dei terreni
argillosi.
• Il zappa
Serve per sminuzzare il terreno, distruggere le erbe
infestanti, rincalza re le piante ed è molto utile per
tagliare le radici degli alberi da sradicare.
•Il sarchiello da tirare
Attrezzo a lama affilata, è ottimo per ripulire i viali, per
eliminare le erbe infestanti, per aerare e sminuzzare il
terreno. In sostanza, può essere usato in sostituzione della
zappa quando le superfici non sono troppo estese.
•Il sarchiello da spingere
Attrezzo identico al precedente tranne che per la forma,
consente di lavorare solo nella direzione indietro avanti.
Per questo fatto è destinato quasi unicamente al diserbo.
• graffietto
E un piccolo strumento che permette di lavorare in spazi
ristretti (in particolare vasi, terrine, fioriere) per
aerare la terra, rompere l’eventuale crosta superficiale,
eliminare le erbe infestanti.
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Alcuni degli attrezzi più comunemente usati dal
coltivatore.
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Attrezzi per semine e trapianti
• La paletta per trapianti
Questo attrezzo è sostanzialmente una piccola pala
caratterizzata da bordi incurvati. Viene utilizzato per
mettere a dimora le piante, ma serve anche per estrarre una
zolla dal terreno, per scalzare una piccola porzione di
terreno, per spargere il terriccio e i concimi, per
rinvasare e ancora per mille altri usi,
• Il piantatoio
Il piantatoio, detto comunemente ‘cavicchio’, si usa per
trapiantare giovani piante o talee. È formato da una punta
conica, con il vertice rinforzato in metallo se è di legno,
e da un manico che permette una buona presa. Serve per
produrre nel terreno i buchi nei quali si collocano le
radici delle giovani pianticelle provenienti dal semenzaio.
Non usate però il piantatoio per i bulbi perché la sua forma
appuntita lascia sotto al bulbo stesso un vuoto che potrebbe
nuocere al regolare sviluppo delle radici.
• Il pianta bulbi
Per interrare i bulbi, è bene usare il pianta bulbi (o
piantatoio cavo): si tratta di un attrezzo di forma grosso
modo cilindrica, cavo internamente, dotato di una maniglia
orizzontale, Esso scava nel terreno dei buchi cilindrici,
senza comprimere la terra, di 6-8 cm di diametro e profondi
fino a 12 cm, sul fondo dei quali va posto il bulbo, ben
piatto, e poi ricoperto di terra.Il pianta bulbi è molto
efficace anche per trapiantare le piantine con intorno un
piccolo pane di terra: la zolla estratta senza comprimere le
pareti del foro sarà sostituita dal pane di terra della
piantina da trapiantare.Esistono anche modelli con manico
lungo a T che permettono di lavorare senza chinarsi.
• La cordicella
Per ottenere file ben diritte e distanze regolari di
pianticelle, la cordicella è un attrezzo indispensabile,
poiché permette di tracciare solchi diritti per semine e
ripicchettature. Più in generale è di grande aiuto quando si
devono compiere operazioni seguendo linee rette
(tracciamento di percorsi, perimetri di aiuole ecc.). In
commercio ne esiste un tipo molto pratico, costituito da due
picchetti in legno
verniciato legati da una cordicella in plastica, ma la
potete fabbricare voi stessi con due bastoncini di legno
lunghi 20-30cm e un gomitolo di spago. Si utilizza piantando
in terra il primo pichetto e srotolando la cordicella fino
al punto in cui si infigge l’altro pichetto.Da notare che
con dei piccoli picchetti infissi nei suolo lungo
l’estensione della corda, a intervalli regolari, si possono
anche tracciare delle curve.
La cordicella serve anche per realizzare sul terreno delle
forme particolari quando si vogliono realizzare ‘macchie di
colore’ su un prato collocandovi, secondo forme geometriche,
delle aiuole decorative.
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Il disegno illustra il
modo appropriato per usare la zappa
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• La seminatrice
Il costo di un sacchetto di semente è contenuto, ma è
comunque un peccato sprecare una parte di semi, cosa che
inevitabilmente accade spargendoli a mano, operazione che
richiede u
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