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ANITA GARIBALDI
Come e morta veramente Anita?
Anita Garibaldi muore nelle paludi di Comacchio nell’ agosto del
1849. Il Generale, braccato dai ‘papalini’, non puo nemmeno dare una degna
sepoltura alla sposa sui cui poveri resti viene imbastita una bassa speculazione
politica. Corrono le voci piu incredibili; si parla addirittura di omicidio.
Come e morta veramente Anita?
Il cadavere di una donna semisepolta nella sabbia delle paludi di Comacchio; la
poveretta e stata strangolata: almeno cosi afferma sulle prime il rapporto del
medico legale. Gli elementi base per I’inizio di un giallo ci sono tutti; ce n’e
anche abbastanza per suscitare l’interesse della gente. A maggior ragione la
fantasia popolare si scatena quando si viene a scoprire che il cadavere non e
quello di una sconosciuta ma quello di Anita Garibaldi, moglie dell’Eroe dei due
Mondi. E una notizia bomba, uno scandalo’ che fa gola a molti.Su quei poveri
resti comincia una speculazione politica che definire ’sporca’ sarebbe poco.
Tutti, senza eccezioni, giocano sui cadavere di Anita accreditando le ipotesi
piu fantasiose e assurde. Lettere anonime, ricostruzioni a dir poco improbabili,
accuse prive di fondamento, controaccuse altrettanto risibili: e un gioco al
massacro portato avanti fino all’esasperazione. La verita e chiaro non interessa
a nessuno; l’unica cosa importante e infangare il piu possibile gli avversari.
Agli articoli e ai libelli dei ‘benpensanti’ che vedono in Garibaldi un
avventuriero senza scrupoli, per non dire di peggio, e che non possono certo
lasciar si sfuggire l’ occasione per gettargli fango addosso sia pure
indirettamente, fanno eco gli scritti dei ‘liberali’ che rispondono per le rime
ai ‘papalini’ e ai ‘forcaioli’ di tutti gli staterelli in cui e ancora divisa
l’Italia del 1849, rovesciando su di loro le stesse accuse. Tutti insomma si
palleggiano, senza la minima ombra di pudore, il cadavere straziato di Anita. A
complicare le cose ci si mette anche il popolino: alle mene di bassa politica si
aggiungono cosi anche le ‘voci’ piu incontrollate e incontrollabili che
alimentano sospetti, gonfiano indizi, stravolgono circostanze, contribuendo a
creare un alone di mistero difficile da dissipare anche a distanza di tanti
anni.

Cronaca degli avvenimenti
Fuggito dall’ltalia dopo essere stato condannato a morte dal
tribunale militare di Genova, Garibaldi nel 1835 sbarca in America del sud dove
per quattro anni combattera a fianco degli insorti brasiliani contro la
dominazione portoghese.
Nell ‘estate del 1839, nel porta di Laguna dos Patos, l’Eroe incontra per caso
una bella ragazza dal temperamento fiero: Anna Maria de Jesus, detta Anita. Tra
i due nasce immediatamente una passione travolgente. Non e d’ostacolo al loro
amore ne la differenza d’eta (lui ha trentadue anni, lei diciotto) ne il fatto
che la giovane è sposata da quattro anni. Da quel momento Anita sara sempre al
fianco del suo compagno dividendo con lui mille pericoli e disagi, tra
battaglie, agguati, fughe, marce forzate.
Una vita cosi movimentata non le impedira di mettere al mondo quattro figli,
Menotti, Ricciotti, Teresita e Rosita (quest’ultima morta in tenera eta). Solo
dopo la nascita del primo figlio, nel 184o, Garibaldi interrompe la sua attivita
rivoluzionaria.
Per amore della fa miglia si piega a fare l’insegnante di matematica e il
commesso viaggiatore a Montevideo. Ma e una parentesi di breve durata. L’Eroe
dei due Mondi non sopporta la vita sedentaria: nuove imprese lo attendono.
E Anita è con lui. Nel frattempo, i due si sono sposati nella chiesa di San
Francesco a Montevideo, superando disinvoltamente l’ostacolo costituito dal
precedente matrimonio di lei.
Dopo anni di battaglie al servizio dell’Uruguay contro l’ Argentina, Garibaldi
torna in Italia. Anita lo ha preceduto di pochi mesi. Campagna di Lombardia,
difesa di Roma:gli avvenimenti incalzano e naturalmente, Garibaldi E sempre in
prima linea.
Nel giugno 1849 Anita raggiunge il marito a Roma, proprio nel momento cruciale
della battaglia che la giovane repubblica mazziniana sta com battendo contro i
francesi accorsi in difesa del papa. E un’impresa disperata: la repubblica
capitola e i garibaldini lasciano Roma diretti verso Venezia. Una lunga fuga
verso mezza Italia inseguiti dalle truppe francesi e borboniche. Nella penosa
‘marcia di ripiegamento’ le camicie rosse sono attaccate di continuo dai nemici
che tendono lore mille insidie. In testa a tutti. Anita, accanto al marito,
sprona gli uomini alla resistenza gridando tutto il suo disprezzo a chi
abbandona l’impresa; lo stato di avanzata gravidanza mostra, ancora una volta
una forza d’animo eccezionale: sembra ignorare i pericoli,la fatica, le
privazioni. Con il passare dei giorni, comunque, la fila dei garibaldini si
assottigliano paurosamente: erano partiti da Roma in cinquemila, e a San Marino
sono poco piu di di duecento. Quelli che non sono caduti nelle imboscate hanno
disertato o si sono dispersi. La colonna superstite tenta comunque di
raggiungere Venezia lunge la costa. A Cesenatico i garibaldini prendono il mare
su tredici bragozzi, ma nelle paludi di Comacchio cadono in un’imboscata.
Garibaldi e Anita si salvano a stento insieme con pochi compagni. Anita, pero,
sta male, da qualche giorno è febbricitante ma ora le sue condizioni si sono
aggravate e peggiorano di ora in ora. In qualche modo, l’intrepida donna viene
trasportata in una fattoria dove un medica non puo fare altro che diagnosticare
la malattia: febbre perniciosa. E troppo tardi per tentare qualsiasi cura: Anita
ormai è in agonia e morira poco dopo.
Affidata la salma ai proprietari della fattoria, i fratelli Ravaglia, Garibaldi
riprende la fuga verso Venezia. Il corpo di Anita, sepolto frettolosamente nella
sabbia della laguna, viene scoperto da un gruppo di ragazzi che avvertono i
gendarmi.A questo punto si apre il giallo sulla morte di Anita: il perito
settore dichiara in un primo momento che la donna è morta per strangolamento e
la polizia accusa dell’omicidio i fratelli Ravaglia che pero vengono scagionati.
Accanto loro i ‘papalini’ affermano che a uccidere la moglie di Garibaldi sono
stati i ‘liberali’ per liberarsi di uno scomodo fardello; mentre i ‘liberali’
fanno circolare una versione dei fatti secondo la quale Anita sarebbe stata
strangolata dalla polizia del papa. A complicare ancora di piu l’intera faccenda
ci si mette ancheStefano Pelloni, alias il ‘Passatore’, famoso bandito romagnolo
che l’anno dopo assalta la fattoria dei Ravaglia per prendere si dice l’oro che
sarebbe stato rubato ad Anita. I colpi di scena non sono finiti. Il medico
legale che aveva eseguito l’autopsia di Anita afferma clamorosamente di essersi
sbagliato: la donna non è morta per strangolamento. Come è morta allora? Per
cause naturali, dira il dottore che ne ha constatato il decesso.Tutto sembra
chiarito ma la fantasia popolare e la speculazione politica buttano qua e la
dettagli inediti, ‘voci’, supposizioni e l’ombra del mistero rimane.
Un colpo di fulmine
Nel 1835 Garibaldi sbarca, come comandante in seconda della Nautonier,
in America latina, dopo essere sfuggito ad una condanna a morte comminatagli dal
tribunale militare di Genova a seguito di un irrealizzato tentativo
insurrezionale di marca mazziniana. Qui incontra alcuni compatrioti, fra cui il
ligure Rossetti, con i quali decide di affiancare gli insorti della prima
nascente repubblica brasiliana di Rio Grande do Sui, ribellatasi alla
dominazione portoghese.
Al servizio della causa rivoluzionaria e repubblicana, si fa corsaro e, al
comando di una piccola flotta, impegna in furiosi combattimenti la Marina
Imperiale brasiliana.
Il 22 luglio 1839, la Itaparica guidata da Garibaldi e il Seival entrano nel
porto di Laguna dos Patos, attaccando dal mare la cittadina tenuta dagli
imperiali, mentre il colonnello Canabarro la stringe da terra. La battaglia si
conclude con una grande vittoria delle forze rivoluzionarie che fondano una
seconda repubblica brasiliana nel territorio di Santa Caterina. Tenendo il porto
di Laguna come base di attracco, le navi al comando di Garibaldi battono la
costa atlantica alla ricerca dei vascelli nemici.

Un giorno, rientrando nel porta di Laguna dos Patos, il capitano ‘Jose’
Garibaldi avvista col cannocchiale, dal ponte di comando della sua nave, una
bella ragazza che sta camminando lunge la riva. E il classico colpo di fulmine.
Garibaldi ordina ai suoi uomini di attraccare il piu presto possibile, ma quando
sbarca la ragazza e sparita. La cerca inutilmente nelle strade del porto e alla
fine, con un incredibile colpo di fortuna, la ritrova nell’abitazione di un
conoscente che l0 aveva invitato a prendere un caffe. Ecco come lui stesso
descrive l’incontro: «Restammo entrambi estatici e silenziosi, guardandoci
reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta, e che
cercano nei lineamenti l’una dell’altra qualche cosa che agevoli una
reminiscenza. La salutai finalmente, e le dissi: “Tu devi esser mia”. Parlavo
poco il portoghese, e articolai le proterve parole in italiano. Comunque, io fui
magnetico nella mia insolenza. Avevo stretto un nodo, sancito una sentenza, che
la sola morte poteva infrangere!».
Il nome della ragazza e Anna Maria de Jesus, ma tutti la chiamano Anita. E
figlia di un contadino brasiliano trasferitosi al sud, morto quando lei era
ancora bambina; poco piu che fanciulla quattordicenne fu data in moglie al
venticinquenne Manuel Duarte de Aguiar, un pescatore della zona, che pare
facesse anche il calzolaio. Il matrimonio, voluta dalla madre, era stato piu che
altro determinato dalle precarie condizioni economiche della famiglia.
Le nozze con Duarte, celebrate il 30 agosto 1835, come attesta un documento
registrato della chiesa di Laguna, sono contestate in seguito, ma senza
attendibilita, da un figlio di Anita e Garibaldi, Ricciotti.Il temperamento
deciso e ardimentoso della giovane sudamericana (ha diciotto anni quando
incontra il trentaduenne Garibaldi) e testimoniato da una sua coetanea, Maria
Fortunata, che narra come Anita, aggredita in un bosco da uno spasimante
respinto, l0 avesse duramente colpito con uno scudiscio, fosse poi saltata sul
suo cavallo e l0 avesse infine denunziato alla locale gendarmeria.Donna
fondamentalmente libera e appassionata, prova un grande amore per l0 straniero
dagli occhi chiari, che partecipa alla liberazione del suo paese sprezzando la
propria esistenza e anelando a grandi ideali. Lo ama totalmente e l0 segue senza
incertezze.Il marito, Duarte, e nel frattempo arruolato nell’esercito imperiale;
milita quindi nel campo avverso. Secondo alcune voci sarebbe stato fatto
prigioniero dai riograndesi nella battaglia di Laguna.
L’amazzone brasiliana
Sulla Itaparica e sui Rio Pardo Anita condivide i rischi e le audacie
dell’uomo che ama: «Si era deciso ricorda Garibaldi di espugnare sin alla morte,
e tal decisione era corroborata dall’ aspetto imponente dell’ amazzone
brasiliana Anita! che non solo non volle sbarcare, ma prese parte gloriosa all’
arduo conflitto» .
Quando Laguna e riconquistata dagli imperiali, Anita svolge un ruolo
fondamentale di incoraggiamento e di stimolo presso i marinai: «lo dovetti
all’ammirabile sangue freddo della giovine eroina il poter salvare le munizioni
da guerra» scrive ancora Garibaldi.
Il 16 settembre 1840, nel villaggio di Mustarda, Anita da alla luce un bambino
che viene chiamato Menotti, in memoria del patriota modenese fatto uccidere da
Francesco IV. La nascita del figlio impone una sosta all’attivita
rivoluzionaria: la famiglia si trasferisce cosi a Montevideo, in una modesta
abitazione in prossimita del porto. «Era necessario annota Garibaldi procacciar
l’esistenza di tre individui in un modo indipendente». Ed ecco il guerrigliero
farsi insegnante di matematica e commesso viaggiatore.
Primavera del 1848: Garibaldi con un gruppo di compagni, a bordo del brigantino
‘Speranza’ nel viaggio di ritorno dall’Americaverso
L’Italia. A Nizza pote riabbracciare la moglie e i figli che l’avevano preceduto
di qualche mese, e la madre
Nel giugno del 1842, Anita convince Garibaldi anticlericale e massone a sposarla
in chiesa (il precedente matrimonio con Duarte viene evidentemente
‘dimenticato’). Vuol sancire con la sacralita l’unione con quell’uomo
affascinante, ammirato dalle donne e troppo propenso a lasciarsi conquistare da
esse: la gelosia.E infatti uno dei tratti caratteristici dell’ appassionata
personalita di Anita.
Il Generale con la secondogenita Teresita
Com’era da prevedersi, la vita del commerciante non si confa all’esule
irrequieto. Con gli amici Cuneo, Anzani, Castellini, Antonini, Medici, egli
prepara il ritorno in patria. Intanto si arruola nella marina uruguayana, dopo
aver ricevuto dal presidente Rivera l’incarico di riorganizzare la flotta,
distrutta dagli argentini ne11841. Riprende cosi le armi, questa volta al
servizio dell’ Uruguay in guerra contro l’ Argentina, dominata dal dittatore
Rosas. Nell’aprile del 1843 e incaricato dal governo uruguayano di formare una
legione italiana, alla cui testa difende Montevideo dagli assedi del ‘43 e del
‘46. Sono proprio i legionari di Montevideo ad indossare la camicia rossa e a
dare origine, seguendo il loro comandante in Europa, al primo nucleo
garibaldino.
Il 15 aprile 1848, Garibaldi, con una sessantina di fedeli compagni d’arme, si
imbarca sui brigantino Bifronte, che ribattezza Speranza, diretto a Nizza, dove
puo riabbracciare l’anziana madre e ricongiungersi alla moglie e ai tre figli,
Menotti, Teresita e Ricciotti, che l hanno preceduto di qualche mese nella
traversata. Porta con se il cadaverino della quarta figlia, Rosita, morta a due
anni e mezzo, che ha segretamente dissepolto dal cimitero americano e
trasportato a bordo della Speranza in una bara sigillata: «Un sorriso
malinconico ed una lacrima di angelo bagnava le guance di Anita quando io
annunciavo ad essa in Nizza il tesoro da me condotto dall’ America».Ma la sosta
e breve e Anita deve di nuovo vederlo partire con i piu fidi legionari per
parteci pare prima alla campagna di Lombardia, poi alla difesa di Roma.

E con Anita (in un quadro dell’epoca). La coppia aveva avuto un quarto
figlio, una bambina di nome Rosita, morta in tenera eta.
Tornando in Italia, Garibaldi porta con se il cadaverino della figlia che aveva
dissepolto segretamente dal cimitero di Montevideo. Al momento della morte,
Anita era in attesa del quinto figlio.Anita piomba improvvisamente a Roma nel
giugno del 1849, proprio nei giorni in cui la giovane repubblica retta da
Mazzini, Saffi e Armellini subisce l’assedio delle truppe francesi, scese ad
imporre la restaurazione papale, agli ordini del generale Oudinot. Gia un’altra
volta Anita aveva raggiunto il marito in Italia, ma questa deve esserle
fatale.Coraggiosa come sempre, non batte ciglio quando una bomba sfonda il
soffitto della stanza in cui si trova con Garibaldi, accorso generosamente in
aiuto dei repubblicani romani non appena avuta notizia dell’assassinio del primo
ministro papalino, conte Pellegrino Rossi, e della proclamazione della
repubblica. Con il suo corpo di legionari in camicia rossa, l’Eroe si impegna a
fondo nella difesa delle Mura Aureliane. I garibaldini, ufficiali e soldati, si
distinguono nei furibondi corpo a corpo, suscitando anche l’ ammirazione dell’
avversario. Ma il 30 giugno i francesi riescono ad aprire una breccia sul
Gianicolo; piu tardi sono conquistate le Mura Aureliane. I cannonieri
garibaldini giacciono uccisi sugli spalti; fra gli altri, Garibaldi perde un
amico cui e particolarmente affezionato: il suo attendente Aguiar. Nino Bixio
viene gravemente ferito. E la fine. La repubblica capitola e per i suoi
difensoriri masti in vita comincia la dura odissea della fuga attraverso le
varie regioni, verso Venezia, che ancora resiste al comando di Manin. Prima di
partire, Garibaldi raduna le sparse fila del suo esercito: «La fortuna dice che
oggi ci tradi, ci arridera domani. I0 esco da Roma: chi vuol continuare la
guerra contro l0 straniero venga con me. Non offro ne paga, ne quartiere, ne
provvigioni: offro fame, sete, marce forzate, battaglie e morte. Chi ha il nome
d’Italia non sulle labbra ma nel cuore, mi segua!».Quasi cinquemila raccolgono
l’ appello del condottiero, che li precede a cavallo con a fianco l’intrepida
consorte; Anita indossa un uniforme maschile, ed ha sacrificato la lunga chioma
alle dure esigenze del momento.

Il Primo Incontro
Cosi Garibaldi descrisse nelle sue Memorie iI prima incontro con Anita «Io
giammai avevo pensato al matrimonio, e mene credevo inadeguato per troppa
indipendenza d’indole e propensione ad una carriera avventurosa. Avere una
donna, dei figli, sembrava cosa interamente disdicevole a chi si era consacrato
assolutamente ad un principio, che, per quanto eccellente, non mi avrebbe
permesso, propugnandolo col fervore di cui mi sentivo capace, la quiete e la
stabilita necessarie a un padre di famiglia. Il destino decise in altro modo!
Con la perdita di Luigi Camiglia, di Edoardo Mutru e di altri miei compagni
conterranei, era rimasto in un desolante isolamento. Sembrava di essere solo nel
mondo! Nessuno piu scorgevo dei miei cari amici, che quasi mi tenevano luogo di
patria in quelle lontane regioni. Nessuna intimita con i miei nuovi compagni che
appena conoscevo, e non un amico di cui ho sempre sentito il bisogno nella mia
vita.
Il cambiamento di condizione erasi poi effettuato in modo cosi inaspettato ed
orribile, che io ne era rimasto profondamente colpito. Rossetti, l’unico che
avrebbe potuto riempire il vuoto del mio cuore, era lontano ed occupato nel
governo del nuovo Stato repubblicano; e mi era impossibile quindi goderne il
fraterno consorzio. Infine, avevo bisogno di un essere umano che mi amasse
subito e di averlo vicino, senza di cui insopportabile mi diventava l’esistenza.
Benche non vecchio, conoscevo abbastanza gli uomini per sapere quanto abbisogna
per trovare un vero amico. Una donna! si una donna! Giacche sempre io la
considerai la piu perfetta delle creature e, checche ne dicano, infinitamente
piu facile di trovare un cuore umano fra esse.
Io passeggiavo sul cassero dell’ltaparica, ravvolgendomi nei miei tetri pensieri
e, dopo ragionamenti di ogni genere, conchiusi finalmente di cercarmi una donna
per trarmi da una noiosa e insopportabile condizione.Gettai, a caso, l0 sguardo
verso le abitazioni della Barra cosi si chiamava una collina piuttosto alta
all’entrata della Laguna nella parte meridionale e sulla quale scorgevano alcune
semplici abitazioni pittoresche. La, con l’aiuto del cannocchiale che
abitualmente tenevo in mano, quando stavo sul cassero di una nave, scopersi una
giovane ed ordinai che mi trasportassero in terra nella direzione di lei.
Sbarcai; ed avviandomi verso le case dove trovavasi l’oggetto del mio viaggio,
non mi era possibile il rinvenirlo; quando m’incontrai con un individuo del
luogo e che avevo conosciuto ai primi momenti dell’arrivo nostro.Egli
invitandomi a prendere il caffe nella di lui casa. Entrammo, e la prima persona
che si affaccio al mio sguardo era quella il di cui aspetto mi aveva fatto
sbarcare.Era Anita! la madre dei miei figli! la compagna della mia vita nella
buona e nella cattiva fortuna! la donna, il di cui coraggio io mi sono tante
volte desiderato! Restammo entrambi estatici e silenziosi, guardandoci
reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta e che
cercano, nei lineamenti l’una dell’altra, qualche cosa che agevoli una
reminiscenza. La salutai finalmente e le dissi: “Tu devi essere mia!”. Parlavo
po co il portoghese ed articolai le proterve parole in italiano. Comunque, io
fui magnetico nella mia insolenza! Avevo stretto un nodo, sancito una sentenza
che solo la morte poteva infrangere! Avevo incontrato un proibito tesoro, ma
pure un tesoro di gran prezzo!»

L’interno della modesta abitazione della famiglia Garibaldi, nei pressi del
porto di Montevideo
L’ultima avventura
Il residuo esercito garibaldino, inseguito dalll truppe francesi e
borboniche, riesce a portar a Terni, dove i ranghi vengono rinforzati dagli
uomini del colonnello Forbes, un ex ufficiale inglese simpatizzante per la causa
italiana.Garibaldi spera di sollevare le popolazioni, ma trova diffidenza e
ostilita specialmente presso i contadini delle campagne pontificie, dai quali
pretende ingenti quantia di derrate alimentari, che paga con la moneta di una
repubblica che non esiste piu .Il 14 luglio le truppe garibaldine toccano
Orvieto, da cui ripartono poco prima dell’ arrivo dei francesi.
In Toscana, la minaccia e costituita dagli austriaci, calati ad operare un’altra
restaurazione, quella del granduca Leopoldo. Il loro comandante, von d’ Aspre,
impartisce ordini draconiani circa il trattamento dei ribelli, come attesta una
sua lettera diretta a Schwarzenberg; «Tutti i miei soldati hanno avuto l’ordine
di non accettare nessuna resa, e di fare ogni sforzo per distruggere questa
banda, trattandone i componenti come banditi».
I garibaldini entrano in Toscana il 17 luglio e riescono ad eludere gli attacchi
austriaci spostandosi con celerità. A Montepulciano, Anita, eretta sul cavallo
bianco, lancia occhiate dl fuoco alle giovani donne accorse a salutare
Garibaldi. Secondo alcune testimonianze, pare che anche in questa occasione
abbia fatto a marito una tremenda scenata di gelosia. Il radicalismo del suo
temperamento la porta ad atteggiamenti estremamente maniacali: in un convento,
dove si fermano a riposare, Anita rifiuta di essere servita dai frati: la sua
ripugnanza verso costoro e cosi forte da impedirle di ricevere le vivande dalle
loro mani.
Dopo incredibili peripezie e marce forzate, nel corso delle quali le fila dei
soldati si assottigliano a causa delle continue diserzioni, Garibaldi varca la
frontiera, rientrando in territorio pontificio, raggiunge Citerna e punta verso
l’ Adriatico, operando finte e deviazioni per in gannare gli eserciti nemici che
lo incalzano. Dura sorte tocca ai garibaldini disertori o dispersi: catturati
dagli austriaci, vengono subito fucilati, anche se alcuni di essi sono poco più
che ragazzi.
Per rifocillare e far riposare gli uomini stanchi e provati dal lungo
inseguimento, Garibaldi dirige infine le sue colonne verso il territorio
neutrale di San Marino, dove penetra nella notte del 30 luglio, con gli
austriaci dell’arciduca Ernesto e del generale Hahne ormai alle calcagna. La
retroguardia garibaldina viene attaccata ed i suoi componenti, terrorizzati,
tentano la fuga attraverso i sentieri di montagna. Nelle Memorie, Garibaldi,
amareggiato, confronta il coraggio di Anita con la codardia di questi soldati
(che pero, non avevano tutti i torti: stanchi, affamati, allo stremo delle
forze, furono assaliti da un nemico superiore di numero ed in gran forma): «La
maestosa presenza dell’amazzone americana non giovo, a Sant’ Angelo in Vado e a
San Marino, a fermare i fuggitivi. La parola ‘codardi’, da lei con disprezzo
gridata, veniva portata via dal vento, e non piu poteva ferire l’orecchie
d’uomini che avevano perduto il loro spirito. Ah, io debbo rammentarmi il
glorioso campo di San Antonio, per scordare il disastro di San Marino! ».Gli
sono tuttavia vicini i coraggiosi difensori di Roma, quali Ciceruacchio coi suoi
due figli, il prete ribelle Ugo Bassi e altri, destinati tutti ad una tragica
fine.
I giorni dell’agonia
I governanti sanmarinesi accolgono i rifugiati a malincuore: sono
preoccupati per le possibili rappresaglie dell’ esercito austriaco accampato ai
piedi del monte su cui si erge la piccola repubblica indipendente e si offrono
come intermediari per le trattative di resa. Ma Garibaldi non si fida, e non e
suo costume arrendersi. In segreto propone ai compagni di raggiungere Venezia,
riesce ancora una volta a superare inosservato l’ accerchiamento nemico e a
puntare, con i duecento volontari ancora disposti a seguirlo, verso Cesenatico,
dove conta di im barcarsi. Anita, che improvvisamente e stata assalita dalla
febbre e il cui repentino malessere e reso piu preoccupante dall’avanzato stato
di gravidanza, vuole seguirlo ad ogni costo, malgrado le proteste del marito che
non intende sottoporla ad ulteriori strapazzi. «Tu vuoi lasciarmi!» gli grida
disperata. Garibaldi, sconvolto dall’idea che possa cadere in mani nemiche, alla
fine cede.
Raggiunta Cesenatico, si deve pensare al modo di procurarsi le imbarcazioni:
Garibaldi le pretende dal sindaco, che sveglia in piena notte; poi prende
prigionieri i carabinieri della locale guarnigione, fedeli al papa, e li imbarca
su uno dei tredici bragozzi che riesce ad ottenere.I barconi, guidati di
malavoglia da un gruppo di pescatori e dallo stesso Garibaldi, prendono il mare
malgrado il tempo avverso. Ma la notte fra il 2 e il 3 agosto, mentre procedono
nelle acque della paludosa zona di Comacchio, sono avvistati dal brigantino
austriaco Orestes, che apre il fuoco. Vengono catturati otto bragozzi e i 162
legionari che li occupano. Garibaldi e la sua stremata compagna si trovano in
una delle barche che riesce a guadagnare la riva; Garibaldi scende in acqua e
trasporta la moglie a terra sollevandola fra le braccia. Dopo aver licenziato i
compagni che occupavano le altre barche scampate alle cannonate austriache,
dando loro alcuni consigli per evitare la cattura e spronandoli a proseguire
verso Venezia, depone Anita su un campo di granturco e spedisce il maggiore
Leggero un prode maddalenino che lo aveva affiancato nella campagna d’ America a
ispezionare la zona.
Anita si sente morire, ma non si dispera, si preoccupa solo per la sorte del
marito e per i figli lontani.Leggero ritorna in compagnia di un abitante del
posto, amico e compagno di Garibaldi, Nino Bonnet, che ha combattuto a Roma in
camicia rossa. Sara proprio grazie a lui che si costruira la fitta rete di
collegamenti con i patrioti del luogo, senza la quale l’eroe non sarebbe potuto
sfuggire al rastrellamento nemico. Dopo una prima sosta in una capanna, dove
Anita viene soccorsa dalla vedova che abita la povera dimora, i fuggiaschi si
dirigono verso la casa colonica dell a ‘Cavallina’, procedendo con fatica fra
gli acquitrini. Anita, in groppa a un somaro, viene sostenuta dal marito, da
Leggero e da un pescatore soprannominato ‘Bara moro’ . Alla fattoria, la
poveretta puo soltanto bere qualche sorso d’acqua. Ripresasi un poco, si
preoccupa subito per il marito e lo esorta a tagliarsi la barba bionda che lo
rende troppo riconoscibile. Anche per non contraddirla, Garibaldi si fa portare
un paio di forbici e un pettine. Ma al momento di dar mano all’operazione,
allontana gli strumenti con un gesto rabbioso. Ha sostituito la camicia rossa
con indumenti da contadino ma non vuol rinnegare a tal punto la sua personalita.
Infine, Bonnet affronta l’ argomento principale: se il generale vuole salvarsi e
lo deve a se stesso e alla patria e necessario che lasci Anita alle cure di un
medico del luogo di sicura fede repubblicana: gli amici la proteggeranno. Per il
momento, viene trasportata alla fattoria Zanetto. Quanto a lui, Bonnet, andra a
Comacchio a cercare due barcaioli disposti a condurre Garibaldi e Leggero oltre
la laguna.Garibaldi acconsente e anche Anita sembra arrendersi alla
inevitabilita delle circostanze. Bonnet parte: a Comacchio gli viene riferito
che gli austriaci hanno individuato l’albergo in cui alloggia Ugo Bassi. Si
precipita ad avvertirlo, ma e ormai troppo tardi. Bassi, che non ha mai
impugnato un’arma e ha invece svolto un ruolo di cristiana esortazione presso
Garibaldi perche non infierisse sul nemico catturato, viene trasferito a Bologna
insieme al compagno Livraghi, e con questi fucilato. A denunziarlo e stato
proprio il brigadiere Sereni, uno dei gendarmi fatti prigionieri da Garibaldi a
Cesenatico per cui l’ex prete aveva chiesto e ottenuto clemenza.
Insieme sino alla fine
Frattanto i fuggiaschi, guidati dal liberale Patrignani, raggiungono villa
Zanetto, dove la malata viene accudita dalla moglie del Patrignani, signora De
Carli. Una tazza di brodo caldo sembra ristorarla e farla riavere dal torpore:
riacquistata per brevi tratti la coscienza supplica il marito con accenni
appassionati di non abbandonarla. Garibaldi e combattuto e straziato. Ma quando
ritorna Bonnet ha preso una decisione: «Voi non potete immaginare esclama quali
e quanti servigi mi abbia reso questa donna! Io ho verso di lei un immenso
debito di riconoscenza e di amore. Lascia che mi segua!».
Bonnet invita Garibaldi a dirigersi verso Ravenna, dove lo attendono i patrioti
romagnoli intanto, la successiva tappa di sosta sara la fattoria ‘Le Mandriole’
del marchese Guicciol raggiungibile via mare allargo di Comacchio zona battuta
di continuo dalle imbarcazioni austriache in cerca del condottiero. Anita gia
sul fondo della barca, su un materasso messo a disposizione dai Patrignani.
Forse i barcaioli cui li ha affidati Bonnet, non conoscono in un primo momento
l’identita degli ospiti e la intuiscono soltanto durante il tragitto, o forse
sono colti da improvvisa paura. Fatto e che a le tre del mattino del 4 agosto,
in localita Casene del Piviero nella valle Agosta, li sbarcano, e si
dileguano.Se non sono eroi, i traghettatori non sono tuttavia nemmeno dei
traditori. Giunti a Comacchio, fanno sapere a Bonnet l’ubicazione dei
fuggiaschi. Bonnet invia loro i fratelli Guidi, patrioti convinti e consci del
compito che si assumono. Con le nuove guide, Anita riprende il viaggio d’agonia,
alle 8 del mattino. Con un fazzoletto di seta Garibaldi le asciuga la saliva,
senza poterla dissetare perche non dispone di acqua potabile. In queste
condizioni attraversano illido di Magnavacca. Verso l’una del pomeriggio,
battendo la costa, fermano due giovani conosciuti dai Guidi, cui Garibaldi
chiede del brodo per la moglie, ormai morente. I ragazzi riescono a procurarsi
una gallina, che viene subito messa a bollire in un vicino cascinale, ma Anita
non puo sorbirne il brodo: e ormai in preda a convulsioni e al delirio. Piu
tardi, il liberale Battista Manetti, detto ‘Bonazza’, fornisce al generale un
cigolante carretto per il trasporto di Anita alle Mandriole, dove giungera a
visitarla il dottor Nannini, fatto avvisare da Bonnet.

La donna e di nuovo trasferita sui carro e adagiata sopra il materasso, madido
di sudore. Angosciato, Garibaldi cerca di ripararla dal sole con un
ombrello.Alle cinque del pomeriggio giungono finalmente alla fattoria. Il dottor
Nannini si accorge subito che la donna e in fin di vita. Questa la sua diagnosi:
febbre perniciosa, cioe malaria. Mentre la trasportano, distesa sui materasso,
sulle scale dell’ abitazione per collocarla su un letto al prima piano, Anita
esala l’ultimo respiro. «Nel posare la mia donna in letto ricorda Garibaldi mi
sembro di scoprire sui volto l’espressione della morte. Le presi il polso … piu
non batteva. Avevo davanti a me la madre dei miei figli, ch’io tanto amava,
cadavere!». Sono le 19,45. Anche il dottor Nannini ne constata la morte.
Il risultato dell’autopsia:strangolamento
Fattori alle Mandriole sono i fratelli Stefano e Giuseppe Ravaglia.
Nessuno dei due era in casa all’arrivo dei profughi. Viste le gravi condizioni
di Anita, Giovanna Ravaglia aveva mandato a chiamare il fratello Giuseppe che
accudiva al bestiame nella grande stalla della fattoria. Stefano invece si
trovava al mercato a Ravenna, dove aveva incontrato Bonnet, che gli aveva
comunicato di avergli indirizzato il gruppo dei fuggitivi.
Dopo la morte della moglie, Garibaldi da sfogo alla disperazione; i presenti l0
esortano a ritornare in se e a porsi in salvo. Si allontana infine con Leggero
dopo aver raccomandato a Giuseppe e a Stefano Ravaglia, nel frattempo rientrato,
di dare ad Anita una degna sepoltura. Quando le ombre della sera calano sulla
laguna, i Ravaglia ed alcuni amici seppelliscono in fretta e furia il cadavere,
col terrore di essere sorpresi; in una landa poco distante dalla fattoria,
denominata Pastorara.
Sei giorni piu tardi, il 10, alcuni ragazzetti addetti alla sorveglianza del
bestiame giocano e si rincorrono sulla spiaggia. Ad un tratto una di loro,
Pasqua Del Pozzo, scorge una mano affiorare dalla rena e si ferma atterrita. La
macabra scoperta viene comunicata ai genitori e quindi alle autorita.
Si recano sui posto il giudice processuale Giuseppe Francesconi e il professor
Luigi Fuschini, medico legale, che eseguira l’autopsia, nel corso della quale
verra estratto dalle viscere della morta un feto di circa sei mesi, di sesso
incerto. Poiche il cadavere presenta occhi e lingua sporgenti, e una lacerazione
circolare sul collo, il medico legale imputa la morte della donna a
strangolamento.Il 12 agosto, il delegato pontificio a Ravenna, conte Alberto
Lovatelli, informa monsignor Bedini, commissario straordinario pontificio per le
quattro legazioni a Bologna, del rinvenimento del cadavere di una donna e della
sua presunta identificazione: «Fatta levare la sabbia, che vi era, per l’altezza
di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femina, dell’altezza di un
metro e due terzi circa, dell’apparente eta di 30 in 35 anni alquanto complessa,
i capelli gia staccati dalla cute, e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro
piuttosto lunghi, cosi detti ‘alla puritana’. Fu osservato avere gli occhi
sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonche la trachea
rotta ed un segno circolare intorno al collo, segni non equivoci di sofferto
strangolamento. Ne alcuna altra lesione fu osservata alla periferia del corpo;
fu veduto mancarle due denti molari della mandibola superiore alla parte
sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore.
Sezionato il cadavere, fu trovato gravida di un feto di circa sei mesi. Era
vestita di camicia di cambrik bianco, di sottana simile, di sournous egualmente
di cambrik, fondo paonazzo, fiorata di bianco. Scalza nelle gambe e nei piedi,
senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie, tuttoche forate. I
piedi mostravano essere di persona piuttosto civile, e non di campagna, perche
non callosi alle piante. La massa delle persone accorse di Mandriole, di Primaro,
di Sant’ Alberto, ed altri finittimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere.
Non si e potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in
putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale. Ne si credette di
trasportarlo in piu pubblico luogo per la ricognizione, atteso il gran fetore
per cui fu subito sotterrato anche per riguardo alla pubblica salute. Tutto cio
conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna di Garibaldi, si
per le prevenzioni che si avevano, lui sbarco da quelle parti, si per lo stato
di gravidanza. Si stanno pero praticando le opportune indagini, delle quali sara
mia premura sotto mettere all’Eccellenza Vostra Rev.ma alla opportunita l’
analogo risultato».
Scrive il conte Lovatelli che Anita riceve cristiana sepoltura ad opera del
parroco delle Mandriole, don Francesco Burzatti, che la terra nel locale
cimitero fra la croce maggiore, la siepe e l’orto, come attesta un documento da
lui redatto, che permettera in seguito a Garibaldi di ritrovare le ossa della
sua compagna e di farle inumare nel cimitero di Nizza, dove riposa la madre
dell’eroe, Rosa Raimondi. Dalle indagini condotte sul luogo, la polizia apprende
che la donna aveva sostato nella fattoria del marchese Guiccioli: il 14 agosto,
i fratelli Ravaglia si vedono piombare a casa l’ispettore Zeffirino Socci, che
li arresta per supposta correita in omicidio di ’sconosciuta’ (tale resta
soltanto negli atti ufficiali, poiche il nome di Anita corre ormai su tutte le
bocche).
Un misfatto … casuale
Dalla lettera anonima inviata al ministro dell’interno:
«I Pastori delle Mandriole nel pascolare gli armenti trovarono una mano
umana, e ne fecero parte ai Genitori. La cosa che venne a cognizione del
Brigadiere Bonvicini Federico di Sant’Alberto, subito venne guardata con
beneficia dei Piantoni, dei suoi dipendenti, ne fu subito fatto rapporto a
questo Tribunale e Polizia. Questi vi accedette e dissotterro il cadavere che
presente quello di una donna di civili condizioni. […]Subito fu detto che era la
donna dell’inseguito Garibaldi, ma pero che era stata assassinata in casa dei
Fattori del Marchese Guiccioli, Giuseppe e Stefano Ravaglia, spogliata delle
ricche vesti che erano imbottite di gemme, oro e denari, specialmente del Busto,
che quindi fosse vestita delle sottane di cottonina appartenenti alla moglie del
fattore, con un Bernus triviale, e cosi scalza e derelitta, sepolta come un
cane. Subito che si seppe questa cosa non si poteva scoprire la verita precisa
del fatto, per che i Fattori Ravaglia avevano diffidato tutti i Contadini a
tacere il fatto. La Polizia spedi all’effetto il bravo Ispettore Zeffirino
Socci, il quale in unione al bravo Brigadiere, si porta subito sulla faccia del
luogo, e con singolare ispezione subito scopri il fatto, e venne all’arresto dei
Fattori suddetti non solo, ma tento anche gli arresti di Pietro Nannini Medico
condotto di Sant’Alberto, e di Francesco Moretti d.o Chiccaccia, il primo un in
truso nell’infame anarchia, il secondo di pessime qualita: il primo perche aveva
abandonata, come si pretendeva, la donna come dissero colpita da febbre, senza
poi assistere il Feto, e salvarlo quanto che Ella fosse spirata, senza darne
denuncia doverosa: il se condo perche, nel giorno antecedente al fatto l’aveva
asportata sopra un Biroccio in casa dei Ravaglia, e quindi unito ad essi aveva
consumato il delitto, ma non furono riusciti i tentativi del lodato Ispettore,
perche si l’uno, che l’altro si erano dati alla fuga e contumacia di venti e piu
giorni, il primo, cioe il Nannini abbandona la condotta e il paese, ed il
secondo coabitante in casa del Nannini, la propria famiglia.
Saputasi questa brava operazione dal Segretario di polizia Luigi Cesaretti, il
quale gia sapeva la cosa e siccome i Ravaglia complici del delitto erano gia
detenuti, e volevano difendersi perche appartenenti al famoso Marchese Guiccioli,
cosi in mezzo ad una ispezione cosi importante che avrebbe dato luogo alla
carcerazione di Garibaldi tanto ricercato, il detto Cesaretti con foglio del 15
agosto richiama l’ispettore onde si ritirasse, e cosi gli impedi di farsi onore
avanti il Governo, scoprendo un misfatto che a forza di denaro e di ben
manipolate astuzie e stato battezzato per cosa casuale, ed innocente. [… ]Eppure
la cosa vergognosamente si e cosi dipinta, i ministri di Giustizia hanno così
mascherato un notorio delitto che ha fatto eco universalmente di modo tale che
si sono fatti sonetti».
Il perito settore ci ripensa
L’istruttoria procede rapidamente. Sulla base delle testimonianze del
dottor Nannini che constata l’avvenuta morte di Anita e di quanti erano presenti
al momento del decesso, viene fuori con chiarezza l’innocenza dei Ravaglia.
Anche il professor Fuschini rivede la propria affrettata perizia e ne denuncia
l’ errore: esso consiste nell’ aver attribuito a strangolaento i segni di una
rapida decomposizione della zona del collo, dove il calore della sabbia a
maggiormente agito, provocando il distacco degli anelli tracheali: «quei guasti
nel ridetto cadavere riscontrati l’11 agosto non derivanobbe dall’effetto della
inoltrata putrefazione, la quale avendo agito meno nella parte anteriore del
collo, perche il mento l0 aveva maggiorente difeso dal calore tramandato dalla
sabbia, ivi aveva lasciato come un cerchio di depressione».Il processo si
conclude con verdetto assoluto. Lo stesso comando austriaco distanza a Bologna
lo accetta in pieno e sollecita I’immediata scarcerazione degli imputati.
Costoro non sono infatti punibili nemmeno per aver dato ricetto a Garibaldi, in
quanto all’epoca dei fatti non erano ancora entrati in vigore gli ordini del
generale austriaco Gorzkowski contenuti in questo proclama: «Si ricorda a
chiunque il divieto di prestare aiuto, ricovero o favore in qualsiasi modo ai
delinquenti, ed il dovere di buon cittadino di ributtarli da se, e di prestarsi
a tutta possa per discoprirli, e consegnarli alla giustizia; e si avverte che
sara assoggettato al Giudizio Statario Militare e chiunque avesse aiutato,
rieoverato o favorito il profugo Garibaldi, o altro individuo della banda da lui
condotta o comandata».
Entra in scena anche il ‘Passatore’
Riconosciuta in sede processuale l’innocenza dei Ravaglia, la
propaganda papalina da fiato alle trambe per divulgare la versione di una Anita
uccisa dalla ‘canaglia liberale’. Sarebbero stati, secondo tale fonte, proprio i
contadini e i paesani romagnoli simpatizzanti per Garibaldi ad accoglierla
gravemente ammalata e quindi ad ucciderla per liberarsi di un personaggio troppo
compromettente. Compiuto il delitto, l’avrebbero sommariamente sotterrata, dopa
averla depredata delle gioie che portava indosso.La nuova ‘pista’ prende corpo
quando monsignor Bedini riceve due lettere anonime in cui, non solo si da per
certo l’ omicidio di Anita compiuto da «una setta di empi», ma se ne indicano
anche gli autori: sono i cospiratori del posto, riunitisi in casa Moreschi a
Sant’ Alberto, un paese vicino alle Mandriole: Antonio Moreschi, Pietro Fabbri,
il dottor Pietro Nannini, Battista Manetti, detto ‘Bonazza’, ed al trio Tutti
amici di Garibaldi, «senza principi ne religione» .
Alla richiesta di monsignor Bedini di saperne di piu sulla faccenda, il delegato
Lovatelli risponde che si vi e stata una riunione dai Moreschi, ma essa fu
«tenuta senza veruna segretezza al cospetto di tutta quella popolazione, e della
locale Brigata. La scopo altro non fu, che quello di consumare un grosso barrile
di vino fatto venire da Comacchio … Assisterono a questa riunione non solo tutti
quelli che indica l’anonimo, ma altri ancora, che trovandosi a passare, venivano
invitati, perche la porta della casa era aperta, ed accessibile a chiunque vi si
fosse voluto introdurre». Non dovette tutta via trattarsi soltanto di una
chiassosa bisbocciata, data che i principali partecipanti erano liberali e
alcuni di loro, la sera stessa, aiutarono Garibaldi a fuggire con Leggero. Si
cerca probabilmente di distogliere l’ attenzione dei gendarmi, inducendoli a
bere in allegra compagnia.Il fatto rilevante e che il Lovatelli invia a
monsignor Bedini un biglietto vergato da un prete di Sant’ Alberto, noto per la
sua foga antiliberale, don Pieroni, pregandolo di confrontarlo con gli originali
anonimi. La calligrafia sembra la stessa!A complicare le cose, giunge al
ministro dell’interno, Savelli, un foglio anonimo, che ripercorre la storia
dell’affrettata sepoltura di Anita Garibaldi, fa propria la tesi del delitto e
loda in modo sperticato l’azione del ‘bravo’ ispettore Zeffirino Socci, che ha
effettuato il fermo dei veri colpevoli. Questa terza lettera anonima e un tal
pena al Socci che anche un bambino capirebbe che a scriverla e stato il Socci
stesso.Savelli tuttavia, messo in allarme, sollecita l’intervento del ministro
di grazia e giustizia, Giansanti, che scrive a sua volta una lettera al
presidente del tribunale di Ravenna, conte Guaccimanni, dove si e svolto il
processo Ravaglia, per avere «pronte e precise» informazioni sui caso.Nel
frattempo, Savelli sollecita monsignor Bedini ad esaminare «se la condotta degli
addetti all’ufficio di polizia di Ravenna sia stata con forme a dovere di buon
impiegato».

Con la relazione dell’8 ottobre e il rapporto del 6 novembre 1849, il conte
Guaccimanni risponde con esemplare chiarezza al ministro di grazia e giustizia,
fugando finalmente ogni sospetto. Restano soltanto le chiacchiere dei
malevoli.Neanche sui piano materiale sono finiti i guai per i fattori delle
Mandriole: una incursione compiuta, nel settembre dell’ anno successivo, da
Stefano Pelloni, il famoso brigante romagnolo detto il ‘Passatore’, e dalla sua
banda, li depreda di denaro e di oggetti preziosi. Subito si leva la voce che il
bandito abbia voluto punire i Ravaglia, sottraendo loro il ‘tesoro’ rubato ad
Anita Garibaldi. L’unica soddisfazione, dopo tante avversita, i Ravaglia l’
ottengono quando Garibaldi stesso, nel 1859, ritornando in quei luoghi a
riprendersi le spoglie della moglie, li abbraccia e li riabilita pubblicamente
definendoli suoi salvatori.Da parte liberale, circola in fine un’altra storia
sulla ‘misteriosa’ fine di Anita. Ce ne fa testa l0 scrittore Bandi, ardente
garibaldino: «Per cio leggemmo, non senza lacrime, certe pagine pietose, scritte
e stampate occultamente e di ulgate tra il popolo, nelle quali si diceva con
linguaggio di santa poesia come la meschina fosse stata tormentata nella agonia
miseranda, e finalmente strozzata dagli agenti della polizia papale, stanchi di
portar tra le braccia una moribonda, e cupidi di sotterrarla e togliersi cosi di
sulle spalle quel molesto, infruttuoso compito. E cosi credemmo fino all’anno
1859: anno in cui fu dato sapere come veramente procedettero le cose in quella
selvaggia, deserta selva, che fu testimone di tante scene d’orrore, ne’ giorni
in cui il croato e il prete ebbero agio di sfogare il loro odio su’ raminghi
garibaldini, rigettati dal mare e cercati a morte come tante bestie feroci».

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