Cronaca degli
Avvenimenti
Nella
seconda meta del secolo XVIII, in Francia, la Rivoluzione
batte alla porta. Dopo il lunghissimo regno di Luigi XIV
(16431715) il potere assoluto era passato nelle mani di uno
dei nipoti del Re Sole, Luigi XV, che nel giro di
sessant’anni aveva veduto il paese avviarsi verso la
catastroe. Le ultime parole del sovrano sui letto di morte,
«Apres moi le deluge» (Dopo di me il diluvio) avevano
rispecchiato una sensazione generale di disfacimento ormai
inarrestabile.La crisi investe sia le finanze dissestate
dagli sperperi; sia le strutture sociali ancora gravate da
troppe ingiustizie feudali; sia infine la vita politica,
dove il terzo stato (cioe i borghesi) non e piu disposto a
sopportare lo strapotere del clero e della nobilta nel
quadro di un sistema autocratico (”Lo stato sono io!” aveva
detto Luigi XIV) ormai condannato dai tempi.La miccia che
dara fuoco alle polveri e il movimento intellettuale
dell’illuminismo, che con il suo appello alla ragione e la
denuncia dei misfatti dell’ancien regime ha dato vita a uno
spirito nuovo, diffondendo la coscienza della ineluttabilita
di drastici cambiamenti.Le polveri e la miccia. Alia
scintilla provvedera, quasi casualmente, uno scandalo di
carattere privato, ma per colpa del quale la monarchia
finira travolta dal piu grandioso sommovimento della storia
moderna: la rivoluzione del 1789.Il nuovo re, Luigi XVI,
sale al trono nel 1774, e subito si rivela impari alla
situazione. Non stupido, pio, casta e amante del suo popolo,
Luigi di Borbone considera il governo e la politica come
noiose incombenze che lo tengono lontano dalle sue due
uniche passioni: la caccia e l’arte del fabbro.
L’indecisione e la debolezza cominciano cosi a viziare
l’azione del sovrano, lasciando pericolosamente spazio a
ministri tutt’altro che lungimiranti e di non eccelse
qualita.Luigi XVI si era sposato nel 1770, quando era ancora
delfino. Il matrimonio con Maria Antonietta d’Austria,
figlia dell’imperatrice Maria Teresa, era servito a
suggellare l’alleanza fra i due paesi; ma l’incontro fra i
due giovani non era stato facile. Obeso, timido e per di piu
affetto da una malformazione genitale (cui si era dovuto
porre rimedio con un intervento chirurgico per
consentirgli di aver figli), Luigi di Borbone era ben presto
tornato al suo mondo di cavalli e fucine; mentre Maria
Antonietta aveva ripiegato sulla compagnia di alcune amiche
assai care, come la principessa di Lamballe e madame de
Campan. Una volta diventata regina, questa ritrosia finisce
però per offendere la corte, provocando pettegolezzi e
maldicenze che fanno rapidamente montare una vea e propria
marea di satire e libelli. In quei foglietti, stampati
frettolosamente o ricopiati a mano, la regina viene
presentata come una ninfomane, le sue amiche come
altrettante lesbiche, il re come un povero becco e il
delfino come un piccolo bastardo. Cosi il clima si
invelenisce ancora di piu. Sommersa dalle inslnuazioni,
Maria Antonietta si rinchiude maggiormente in se stessa,
alimentando in cuore una morbosa suscettibilita per ogni
attentato alla sua reputazione. Ormai lontana dal suo popolo
per cui e diventata ‘La austriaca’ prende ad appoggiarsi
in modo crescente al cosiddetto ‘partito della regina’, un
piccolo gruppo di cortigiani fin troppo ossequiente ai suoi
desideri, di cui fa parte anche il ministro dell’interno,
barone de Breteuil, destinato a sostenere un ruolo
disastroso nello scandalo della collana, che e gia in
gestazione dietro le quinte.L'affaire’ comincia nel 1785,
con una banale truffa ai danni del cardinale di Rohan, Gran
de Elemosiniere di corte, da parte di un’avventuriera, la
contessa de La Motte Valois. Rohan che e in disgrazia
presso la regina viene convinto dalla contessa che la
sovrana sta per perdonarlo, anzi lo prega di acquistare per
lei, all’insaputa del re, una preziosa collana. L’acquisto
va in porta grazie a una serie di biglietti con la firma
contraffatta di Maria Antonietta e ai primi di febbraio il
prezioso gioiello finisce nelle mani dell’avventuriera,
che l0 smonta immediatamente per smerciare le pietre senza
dare nell’occhio.Ai primi d’agosto pero la truffa viene alla
luce, perche i gioiellieri si rivolgono alla regina per
sollecitare il pagamento della prima rata. Luigi XVI
potrebbe far giustizia da se, mediante una lettre de cachet
(o decreto reale), ma la regina insiste per una condanna
esemplare degli impudenti che hanno abusato del suo nome; e
Breteuil (che ha anche motivi personali di risentimento
verso Rohan) appoggia l’idea di un processo pubblico. Questa
imprudente decisione viene avallata dal sovrano con la
consueta abulia. Il procedimento di giudizia dinnanzi ai due
rami del parlamento di Parigi comincia nel mese di settembre
ma, invece di rappresentare quel trionfo che la corona si
aspettava, assume rapidamente i colori della diaspora
politica. Jeanne de La Motte accusa di complicita sia il
cardinale di Rohan, sia il suo protetto, conte Alessandro di
Cagliostro, giunto da poco a Parigi con una fama inquietante
di Grande iniziato, taumaturgo e mago. Ma i giudici li
assolvono entrambi ai primi di giugno del 1786.La sentenza
che condanna solo la contessa de La Motte, senza neanche
una parola di deprecazione per la leggerezza con cui si era
potuto credere che il nome della regina fosse coinvolto in
un così losco affare viene accolta a corte come uno schiaffo
in pieno viso.

Una stampa di fine secolo
raffigurante il Collier e i protagonisti
della vicendaSolo a questo
punto, aggiungendo errore ad errore,
Luigi XVI decide di valersi dei suoi
poteri autocratici e invia a Rohan e a
Cagliostro due Jettres de cachet.Il mago
deve così abbandonare la Francia, mentre
il cardinale e costretto a ritirarsi, in
penitenza, in una sperduta abbazia; ma
questo intervento lungi dal placare le
acque, da esca a nuove polemiche. Lo
scandalo della collana diventa così la
bandiera di tutti i nemici della
monarchia e fornisce una malevola chiave
di lettura alle crescenti difficolta
economiche del paese. Il fuoco cova
sotto le ceneri per tre anni: poi, nel
1789, la convocazione degli Stati
Generali mette in movimento la valanga
della rivoluzione. Deposto nel settembre
del 1792, Luigi XVI e processato e
condannato a morte. Il re sale sulla
ghigliottina il 21 gennaio 1793. Maria
Antonietta lo seguira pochi mesi dopo,
il 16 ottobre dello stesso anno.
Scandalo a corte
Il 12 luglio 1785 il gioielliere reale Carlo Augusto
Boehmer porta a Versailles uno spallino e una fibbia di
diamanti, dono di Luigi XVI alla regina per il battesimo del
secondo delfino (il futuro Re Scomparso, Luigi XVII).

L’incoronazione di Luigi XVI
Prima del congedo, Boehmer consegna alla dama di compagnia
Jeanne Louise de Campan un biglietto dal testo contorto e
sibillino : «Signora, e per noi somma gioia pensare che le
ultime proposte pervenuteci, e alle quali ci siamo inchinati
con rispetto, siano una nuova prova della nostra devozione verso
Vostra Maesta, e siamo lieti di sapere che la piu bella parure
di diamanti d’Europa e ornamento della piu grande e della
migliore fra le regine».

La Regina Maria Antonietta e le sue piu care amiche che hanno
dato adito a pettegolezzi e malignerie.
Maria Antonietta cade dalle nuvole. Quali proposte e quale
parure? Madame de Campan si precipita nell’anticamera, ma
Boehmer ha gia lasciato il palazzo e la regina, con la consueta
leggerezza, brucia il biglietto senza indagare oltre. Poche
settimane dopo, pero, Boehmer torna alla carica per informarsi
presso madame de Campan, senza piu giri di parole, circa i tempi
di pagamento per la collana acquistata tramite monsignore il
cardinale di Rohan.
La storia, quale emerge nel corso di un movimentato incontro con
Maria Antonietta, e la seguente. La ‘collana’ e un gioiello
famoso, il cosiddetto grand collier en esclavage,che Boehmer e
il suo socio Paul Bassenge avevano preparato con 540 diamanti
(fra cui cinque di caratura e luce eccezionali) per la favorita
di Luigi XV, madame du Barry. La vendita del gioiello -
valutato la somma enorme di 1600000 franchi - non era pero
andata in porto, in seguito alla morte del re nel 1774. A piu
riprese, nel corso degli anni, i gioiellieri avevano offerto il
monile alla nuova regina, che pero l’aveva sempre rifiutato con
fermezza.

Il gioielliere reale Boehmer

Il Cardinale di Rohan
Uno spiraglio era sembrato aprirsi nel novembre del 1784,
quando un certo Laporte aveva consigliato Boehmer di far ricorso
ai buoni uffici di una ‘intima consigliera della regina’, la
contessa Jeanne de La Motte-Valois. Con un nome di tale
prestigio (Valois era la famiglia capetingia che aveva regnato
sin all’avvento dei Borboni nel 1589), c’era da sperare di aver
trovato la persona giusta. L’affare infatti aveva subito
cominciato a procedere in modo incoraggiante. Verso la fine del
gennaio 1785, Boehmer era stato informato che la regina, non
volendo comparire direttamente nell’affare, avrebbe effettuato
l’acquisto tramite un alto personaggio. L’intermediario
prescelto, il cardinale Louis-Rene-Edouard de Rohan, vescovo e
principe di Strasburgo, Langravio d’ Alsazia e Grande
Elemosiniere di Francia, era entrato in contatto con gli orefici
il 24 gennaio, e aveva stipulato per conto della regina un
contratto per il pagamento dilazionato della collana in quattro
rate semestrali di 400000 franchi ciascuna, a partire dal 10
agosto 1785. Il gioiello era stato consegnato il 10
febbraio,quando Rohan aveva restituito il contratto con
l’annotazione «Approvato» e la firma di Maria Antonietta di
Francia.

La Collana dello Scandalo
Le difficolta erano cominciate ai primi di luglio, quando Rohan
aveva chiesto - sempre per conto della regina - una riduzione di
200000 franchi sui prezzo pattuito. Gli orefici si erano visti
costretti ad accettare, ma Boehmer aveva ritenuto opportuno far
rilevare alla regina, con il suo allusivo biglietto, l’entita
del sacrificio sostenuto; e poi si era fatto nuovamente vivo con
madame de Campan quando il 10 agosto aveva ricevuto solo un
acconto di 35000 franchi.

Il gioielliere Paul Bassenge, socio di Boehmer. I due avevano
confezionato la collana su incarico di Luigi XV che voleva
regalarla alla sua favorita, madame du Barry, ma la vendita non
era andata in porto per la morte del re nel 1774. Da quel
momento Bassenge e Boehmer tentarono piu volte di vendere il
monile alla nuova regina ma Maria Antonietta rifiuto sempre.
Questa storia provoca in Maria Antonietta stupore e
indignazione. Non ha mai conosciuto la contessa de La Motte e
non si e mai sognata di incaricare Rohan di alcunche. Nei
confronti del cardinale, anzi, prova una viva avversione sin dai
tempi del suo arrivo in Francia come sposa dell’allora delfino.
Rohan - bello, raffinato, corrotto, ricchissimo, appartenente a
una delle piu nobili famiglie di Francia e imbevuto di un
orgoglio luciferino (”Re non posso, duca non mi degno, Rohan
sono” si leggeva sui suo blasone) - nel 1772 era riuscito a
farsi nominare ambasciatore a Vienna, soppiantando il barone
Louis de Breteuil. L’imperatrice d’ Austria, Maria Teresa, madre
della delfina, aveva subito provato antipatia per questo gran
signore, che con la sua prodigalita e dissolutezza rappresentava
una sfida vivente al tono austero e alla pruderie della sua
corte. Rohan, irritato dall’ ostilita da cui si vedeva
circondato, aveva commesso l’imprudenza di esprimere disprezzo
per l’imperatrice in una lettera alla favorita di Luigi XV,
madame du Barry. La lettera, contenente anche alcune espressioni
poco rispettose nei confronti di Maria Antonietta, dopo aver
fatto il giro di Versailles era finita nelle mani della delfina,
che da quel momento aveva votato un odio implacabile alla
cosiddetta ‘Bella Eminenza’. Rohan era stato richiamato da
Vienna nel 1774, subito dopo l’avvento al trono di Luigi XVI, e
negli anni successivi la regina non era riuscita a impedire la
sua nomina a Grande Elemosiniere ne la sua elevazione al soglio
cardinalizio, e neppure il suo insediamento come vescovo
principe di Strasburgo; ma non aveva mai dimenticato l’affronto
e si era sempre rifiutata persino di concedergli udienza.

La Festa di incoronazione di di Luigi XV
L’ affaire du collier passa al vaglio di Luigi XVI e dei suoi
consiglieri piu fidati il 14 agosto. L’episodio viene giudicato
gravissimo al di la della truffa - per la lesa maesta
impliita nell’abuso del nome di Maria Antonietta in un momento
gia cosi carico di calunnie e vilipendi contro la casa reale.Di
fronte all’atteggiamento isterico della regina, che reclama
misure esemplari per l’oltraggio subito, il guardasigilli
Miromesnil suggerisce cautela, ma la presenza nel consiglio del
barone di Breteuil (che e ora ministro dell’ interno) fa pendere
la bilancia verso l’adozione di drastici provvedimenti. Luigi
XVI da cosi il suo assenso all’arresto del cardinale. L’ordine
viene eseguito l’indomani, 15 agosto, giorno dell’ Assunzione,
nella galleria degli specchi a Versailles.Sono le 11 del mattino
e nei grandi saloni una folia di cortigiani attende la coppia
regale che deve recarsi in cappella, accompagnata dal cardinale
Rohan. Ma all’improvviso il prelato, gia in abito da cerimonia,
viene convocato negli appartamenti reali, dove Luigi XVI gli
chiede bruscamente conto del suo operato. Confuso e
pallidissimo, Rohan confessa il suo intervento, si proclama
indegnamente truffato da un’ avventuriera e implora pieta. Ma
le sue scuse e i suoi balbettii attizzano ancor piu l’ira del re
e della regina. L’ora della Messa e ormai passata da tempo
quando la porta degli appartamenti reali si apre, e il Grande
Elemosiniere si avvia come in trance verso la galleria degli
specchi. Ma dietro di lui, nel vano della porta, ecco apparire
Breteuil che, con voce tonante, ordina a un ufficiale della
guardia del corpo: «Arrestate il cardinale!».Prima di essere
preso sotto scorta, Rohan ottiene di poter inviare un biglietto
riservato al suo fedelissimo vicario, l’abate Georgel. Con
queste poche righe, il cardinale da ordine di bruciare tutte le
carte contenute «in un piccolo portafoglio rosso»: un gesto che
dara piu tardi origine a molte illazioni.L’indomani il marchese
di Launay, governatore della Bastiglia, riceve una lettre de
cachet con cui il re dispone che suo ‘cugino’ Rohan venga
‘accolto’ nella fortezza, e qui trattenuto sino a nuovo ordine.
La ‘Bella Eminenza’ varca il ponte levatoio a tarda notte
accompagnato da tre servitori e si sistema in uno dei due
appartamenti riservati ai prigionieri di rango. La contessa de
La Motte apprende delle scandalo il 17 agosto, mentre partecipa
ad una cena fuori citta. Rientrata precipitosamente a casa
insieme con l’amico avvocato Beugnot, si affretta anche lei a
bruciare molte carte, contenute in un baule di legno di sandalo
(non senza aver fatto prima vedere al legale, ‘per futura
memoria’, tutta la corrispondenza amorosa scambiata col
cardinale). L’arresto avviene poche ore dopo. La contessa
consegna senza far storie i suoi gioielli e acconsente
all’apposizione dei sigilli alla sua abitazione. Precauzione di
poca efficacia, comunque, perche poche ore dopo il marito, conte
de La Motte, fa irruzione in casa, racimola tutti i valori e i
documenti superstiti e parte precipitosamente verso il Belgio,
da dove proseguira per l’Inghilterra. Jeanne de La Motte entra
alla Bastiglia il 20 agosto alle 4 del mattino. La sua linea
difensiva e semplicissima: tutto l”affaire’ - afferma - e stato
organizzato dal conte Alessandro di Cagliostro, fondatore della
cosiddetta Massoneria di Rito Egiziano, guaritore e alchimista,
intimo amico del cardinale di Rohan. Cosi anche Cagliostro viene
arrestato il 23 agosto, e finisce a sua volta alla Bastiglia
insieme con la moglie Serafina.

Madame Du Barry
Il
cardinale e l’avventuriera
Che cosa e accaduto in realta? Attraverso le
deposizioni degli arrestati e le testimonianze delle varie
persone coinvolte in un modo 0 nell’altro nell'affaire’, la
sequenza degIi avvenimenti viene poco a poce alla luce.Jeanne de
La Motte e davvero una discendente dai Valois, anche se
decaduta. Venticinque anni circa, occhi azzurri, capelli
castani, nasino all’insu, mani affusolate e corpo ben modellato,
Jeanne ha sposato il sedicente ‘conte’ Marc Antoine Nicolas de
La Motte, ufficiale scavezzacollo e,giocatore dalla mano lesta,
insieme con il quale si e sistemata a Parigi nel 1781.La coppia,
indebitata sino al collo, e da principio vissuta grazie alla
generosita del principe di Rohan, conosciuto casualmente, che
non e rimasto insensibile alle grazie della ‘contessa’. Per far
quadrare i conti, Jeanne ha anche cominciato a millantare in
giro pretesi rapporti di confidenza con la regina; e parecchi
creduloni si sono lasciati indurre a pagare somme considerevoli
in cambio delle sue fumose ‘raccomandazioni’ Il gioco si fa piu
pesante quando la contessa comincia ad accarezzare l’idea di
sfruttare lo spasmodico desiderio del cardinale Rohan di entrare
nelle grazie della regina. Con un’abile escalation di allusioni
e fuggevoli accenni, la contessa riesce in fatti a far credere
alla ‘BellaEminenza’ che Maria Antonietta sta ravvedendosi delle
passate durezze: riuscira addirittura a corivincerlo che la
sovrana ha avuto al suo indirizzo un impercettibile segno di
simpatia durante una cerimonia ufficiale.
Accertata la credulita di Rohan, Jeanne gli consegna alcune
lettere su carta filigranata con bordo azzurro e gigli di
Francia in un angolo, dicendogli che sono di pugno della regina.
In realta le ha scritte sotto dettatura il segretario amante
della contessa, Louis Marc Antoine Retaux de Villette. Il
contenuto e generico, ma il tono confidenziale e a tratti
allusivo. Il cardinale le legge con passione e si getta ai
piedi della sua benefattrice, pieno di riconoscenza.
L’imbroglio, cominciato nel maggio 1784, si sviluppa nei mesi
successivi con un preteso biglietto a firma Maria Antonietta di
Francia, dal testo assai incoraggiante: «Sono felice di sapervi
non piu in colpa. Non posso ancora concedervi un’udienza, ma vi
faro avvisare a suo tempo. Siate discreto».
Rendezvous con la ‘regina’
Nel luglio 1784, un incontro casuale nei giardini del
Palais Royal apre una nuova fase. Durante una passeggiata il
conte de La Motte si imbatte in una giovane mamma col suo
bambino. Ha lunghi capelli biondo cenere, collo da cigno, labbra
carnose e grandi occhi blu. Si chiama Marie Nicole Le Quay, e fa
la modista. La sua somiglianza con Maria Antonietta salta subito
all’occhio.Cosi la bella Marie Nicole ribattezzata per
l’occasione ‘baronessa d’Oliva’ (anagramma di Valois) viene
sottoposta a un corso intensivo di buone maniere, destinato a
consentirle di impersonare in modo credibile la regale sosia con
il cardinale.La ‘rappresentazione’ viene fissata per la sera del
11 agosto. Nel tardo pomeriggio la combriccola, composta dai
coniugi de La Motte, Villette e la baronessa d’Oliva, si
trasferisce a Versailles, dove in una stanza d’affitto si compie
la metamorfosi. MarieNicole, pettinata come la regina, indossa
un abito copiato dal ritratto dipinto da Vigee Lebrun l’anno
precedente, e riceve le ultime istruzioni. Approfittando della
sua ingenuita, i de La Motte si sono limitati a chiederle di
‘rendere un servigio alla regina’, incontrando un gentiluomo nei
giardini di Versailles per consegnargli un biglietto e una rosa,
con poche parole di accompagnamento.L’incontro avviene verso
mezzanotte nel cosiddetto boschetto di Venere. Alla consegna
della rosa e alle parole beneauguranti, Rohan e come folgorato.
Ora bisogna interrompere la scena, prima che il giuoco mostri la
corda. A cio provvede Villette, che si precipita nel boschetto
per informare che sta arrivando gente.

La contessa Jeanne de La Motte Valois, l’avventuriera che
ideo la truffa. Si spacciava per amica e confidente della regina
ma in realta non la conosceva nemmeno
Per la sua interpretazione Marie Nicole ricevera in
premio circa 4000 franchi (invece dei 15000 che le erano stati
promessi). La contessa de La Motte invece ne otterra dal
cardinale oltre 150000 per «aiuto a una famiglia bisognosa»
(presumibilmente la sua).

Il barone Louis de Breteuil: ambasciatore di Francia a
Vienna, fu soppiantato nel 1772 dall’intrigante Rohan
L’affare va in porto
Pochi mesi dopo, l’incontro con il gioielliere
Boehmer induce la contessa a tentare nuovamente la fortuna, con
un’operazione anche piu arrischiata.Il cardinale di Rohan
gongola di fronte a questa nuova prova di fiducia da parte della
regina, e tutto fila liscio sino alla stipula del contratto
(avallato dal solito Villette) alla fine di gennaio del
1785.Proprio in quei giorni giunge a Parigi il Conte Alessandro
di Cagliostro. Mago, taumaturgo, Grande Iniziato e fondatore
della cosiddetta Massoneria di Rito Egiziano, Cagliostro era
apparso come dal nulla a Londra nel 1776. Costretto l’ anno
seguente a lasciare l’Inghilterra dopo un processo per furto e
stregoneria, aveva viaggiato intensamente per tutta l’Europa,
prendendo contatti con varie Logge massoniche di orientamento
esoterico, e in particolare con i 2 gruppi ispirati al
misterioso Ordine dei Cavalieri Templari (soppresso nel 1314
sotto le accuse di eresia e stregoneria, ma il cui inquietante
fantasma aveva continuato ad aggirarsi per l’Europa per oltre
quattrocento anni). Aveva anche frequentato le corti dell’Europa
Centrale, arrivando sino alla Curlandia sul Baltico, alla
Polonia e alla Russia. Malgrado la fama di guaritore e veggente,
non era però mai riuscito a realizzare il suo sogno di diventare
una ‘potenza dietro il trono’, anche per gli sgradevoli
pettegolezzi su presunte frodi e falsificazioni che erano
aleggiati intorno alle sue attivita.Nel 1780 era arrivato per la
prima volta in Francia e si era stabilito a Strasburgo, dove era
stato accolto con entusiasmo ed aveva stretta amicizia con il
cardinale principe di Rohan, vescovo della citta. Ben presto una
‘ventata di calunnie’ si era nuovamente rovesciata su di lui,
costringendolo a riprendere le sue pellegrinazioni; ma dopo
alcuni mesi aveva deciso di tentare nuovamente la sorte in
Francia, fermandosi prima a Bordeaux, quindi nell’antico centro
iniziatico di Lione, dove, accarezzando il progetto di unificare
sotto la propria guida tutte le obbedienze massoniche, aveva
intrapreso la costruzione di un fastoso Tempio per la sua loggia
di Rito Egiziano. Alla fine di gennaio del 1785, pera, aveva
deciso improvvisamente di trasferirsi a Parigi, dove si era da
poco aperto un congresso genera le della Massoneria Universale,
sotto il patrocinio del potente Ordine dei Filaleti.Appena
giunto nella capitale, Cagliostro viene messo al corrente
dell’acquisto della collana dal suo amico, discepolo e
protettore Rohan. Il ‘mago’ fiuta immediatamente l’imbroglio, ma
poi, dietro le insistenze del cardinale, si rimangia presto ogni
dubbio, spingendo la sua piaggeria sino a trarre un oroscopo
favorevole sui futuro delle trattative.La collana, come si e
detto, viene consegnata il 10 febbraio; lo stesso giorno Jeanne
de La Motte la riceve dalle mani del cardinale nella penombra
del suo boudoir. Ma qualcuno bussa alla porta e Rohan e pregato
di nascondersi in un’alcova. E un ‘messo della regina’, tutto
vestito di nero (ancora una volta Villette), che viene a
ritirare il gioiello. Cosi il prezioso cofanetto cambia di mani
ancora una volta, e il collier en esclavage esce per sempre di
scena. Quella stessa notte, attorno a un tavolo fiocamente
illuminato da due candele, i tre compari cominciano a smontare
il gioiello, con rozzi coltelli da cucina. All’alba la collana
non esiste piu. Ora si tratta di realizzare il bottino, senza
destare sospetti. Il 9 febbraio, Villette vende i primi
brillanti, ma l’offerta insospettisce l’orefice che si reca alla
polizia. In mancanza di qualsiasi denuncia precedente per furto
di gioielli, la segnalazione viene archiviata, ma Jeanne per
prudenza decide di mandare il marito in Inghilterra per
smerciare il grosso del malloppo sui mercato londinese.
Il ‘conte’ torna ai primi di giugno con alcune centinaia di
migliaia di franchi e un singolare assortimento di carabattole
(fra cui un para fuoco, un imbuto di cristallo, due spade, due
astucci per stuzzicadenti, un paio di mollette per asparagi, e
altri articoli del genere). A Parigi, intanto, anche Jeanne si e
data da fare, realizzando qualche altra decina di migliaia di
franchi.
I nodi al pettine
Tutto sembra dunque procedere a gonfie vele, anche se
Rohan comincia a inquietarsi di fronte alla persistente assenza
del monile tanto desiderato dal collo della regina. Jeanne lo
rassicura accampando uno scrupolo di Maria Antonietta nello
sfoggiare la collana prima di aver iniziato i pagamenti, ma nel
frattempo la scadenza della prima rata si avvicina e la truffa
entra nella sua fase più delicata. Si giunge cosi alla richiesta
di un ribasso di 200000 franchi sui prezzo totale (che sani
all’origine del famoso bigIietto consegnato a madame de Campan),
cui segue alla fine di luglio una nuova lettera apocrifa con cui
Maria Antonietta di Francia chiede una dilazione nel versamento
della rata d’agosto, sino al mese di ottobre. Rohan ancora una
volta abbocca, perche Jeanne gli mostra un ‘acconto’ di 35000
franchi (ottenuto impegnando uno dei diamanti); i gioiellieri,
invece, cominciano ad agitarsi sui serio.

La galleria degli specchi a Versailles: qui venne arrestato
il prelato
E il momento di passare alla fase finale dell’ operazione. Con
incredibile audacia, la ‘contessa’ rivela a Boehmer che L’avallo
regale sui contratto e apocrifo e contemporaneamente denuncia al
cardinale L’esistenza di un non meglio precisato complotto ai
propri danni. L’obiettivo e di indurre Rohan a coprire di tasca
sua il prezzo della collana per soffocare lo scandalo. E un
castello di carte che forse reggerebbe se Boehmer anziche
chiedere al cardinale un’amichevole ’sistemazione’ dell’affare
non decidesse di prendere il toro per le corna, recandosi di
nuovo presso madame de Campan.

La fortezza della Bastiglia dove finirono Rohan e la contessa
de La Motte
Cosi il 4 agosto la truffa viene allo scoperto e Boehmer si reca
dal principe di Rohan per interrogarlo cautamente circa l’affidabilita
della ‘contessa’. Rohan cade dalle nuvole, mapartito l’orefice
si affretta a esaminare meglio il biglietto con cui la regina
aveva dato il suo assenso alle condizioni di pagamento. Con
stupore, constata allora che la calligrafia e del tutto diversa
da quella di altre lettere ufficiali in suo possesso; e
Cagliostro immediatamente convocato gli fa rilevare che neanche
la firma «Maria Antonietta di Francia» corrisponde a quella
abituale della regina (che e semplicemente «Maria Antonietta»).
Il consiglio del mago e di gettarsi ai piedi del re, con
fessargli tutto e invocarne il perdono.

L ‘avventuriera viene portata in carcere. E il 20 agosto
1785.
Ma Rohan esita, e si rivolge invece ingenuamente al banchiere
SaintJames, tesoriere della marina reale, per tentare di indurlo
a tacitare i gioiellieri. Forse il cardinale rilutta a
riconoscere che il suo sogno di riappacificazione con la regina
non ha mai avuto alcun fondamento; oppure spera che la stessa
enormita dello scandalo possa spingere le alte sfere a
decretarne l’insabbiamento. Comunque stiano le cose, questa
mossa e un errore che costera assai caro alla ‘Bella
Eminenza’.L’arresto di Rohan, di Jeanne de La Motte e di
Cagliostro (sua moglie Serafina sara presto rimessa in liberta)
non apre automaticamente l’inchiesta giudiziaria. Secondo la
prassi del l’ ancien regime il re potrebbe emettere una sentenza
inappellabile sull’intera vicenda con una lettre de cachet,
senza consultarsi con nessuno. Il clamore suscitato dal ‘caso’
spinge pero il sovrano a evitare un intervento autocratico che
potrebbe lasciar adito a dubbi circa la persona di Maria
Antonietta. Cosi viene offerta a Rohan la scelta fra l’appello
alla clemenza sovrana e un processo pubblico dinnanzi al
parlamento di Parigi. Rohan nella speranza di poter in seguito
accampare il suo diritto al privilegio del foro ecclesiastico
opta per la seconda soluzione e, il 6 settembre, Luigi XVI e
costretto a incaricare ufficialmente i due rami del parlamento
riuniti in Gran Camera dell’inchiesta e del giudizio
sull’affaire du collier. L’esito del processo sembra comunque
scontato: il caso e chiaro, il cardinale e malvisto
dall’opinione pubblica per la sua arroganza, e l’innocenza della
regina dovrebbe questa volta rifulgere in modo clamoroso.Ma e
una previsione errata, che sottovaluta sia la volubilita degli
umori popolari, sia l’ostilita che circonda l’odiata
‘austriaca’, sia l’ansia di rivincita sulla corona che serpeggia
nel parla mento e che finira col far difendere Rohan da tutti:
dai nobili per spirito di casta, dal clero per reverenza alla
porpora e dai borghesi per ribellione al sistema autocratico.Nel
giro di alcuni mesi, la polizia arresta anche la ‘baronessa
Oliva’ e Villette. La prima era fuggita in Belgio, prima ancora
che fosse emerso il suo nome, perche la contessa de La Motte si
era preoccupata di farle pervenire dalla Bastiglia un invito
perentorio a sparire dalla circolazione. Villette, invece, non
aveva avuto bisogno di suggerimenti e si era rifugiato a
Ginevra, di sua iniziativa, sotto falso nome. I due vengono
estradati grazie all’ opera di un intra prendente poliziotto
parigino, l’ispettore Quidor. La ‘baronessa’ cade cosi nella
rete alla fine di ottobre 1785, e il segretario viene fermato
nel marzo 1786. Rimarra a piede libero solo il conte de La Motte
che in Inghilterra si trova al riparo dal pericolo
dell’estradizione.
Il Processo
I sessantaquattro giudici dei due rami del parlamento di
Parigi si riuniscono per giudicare gli imputati il 22 marzo
1786. Durante i primi sei giorni vengono letti i verbali delle
deposizioni rese dinnanzi alla polizia, poi hanno inizio le
udienze. Per due mesi il processo si svolge a porte chiuse ma
gli avvocati difensori fanno circolare come d’uso delle memorie,
che riportano sostanzialrnente il testa delle deposizioni dei
loro clienti.
La contessa de La Motte continua ad accusare Cagliostro,
«guaritore empirico, basso alchimista, sognatore della pietra
filosofale, profeta settario e profanatore dell’unico vero
culto» ,di aver organizzato la truffa, coinvolgendo il succubo
Rohan; e di aver sorpreso la sua buona fede, e quella del
marito, inducendoli a smerciare i diamanti, dopo aver smontato
la collana. Cagliostro, inferocito, respinge ogni addebito,
ricordando fra l’altro di essere giunto a Parigi quando ormai le
trattative per l’acquisto della collana erano andate in porta; e
nel corso di un drammatico confronto aggredisce Jeanne con
l’epiteto di ‘maledetta adescatrice’. La contessa reagisce in
modo poco aristocratico, colpendolo al ventre con un candeliere,
ma poco abituata a scontri fisici di questo tipo finisce per
infilarsi da sola il moccolo acceso in un occhio.
Piu compassata la difesa di Rohan, che si limita a rinfacciare
alla contessa l’inspiegabile ricchezza degli ultimi tempi. Ma
l’avventuriera lo mettera a tacere senza troppa difficolta, con
un accenno poco discreto, ma certamente efficace alla generosita
di cui era stata sempre oggetto proprio da parte del cardinale,
in cambio dei suoi favori.

Il sedicente conte MarcAntoine Nicolas de La Motte, marito di
Jeanne. I due erano fatti l’uno per I’altra: se Jeanne
spacciandosi per confidente della regina spillava i soldi agli
ingenui che ricorrevano alle sue ‘raccomandazioni’, Marc
Antoine, approfittando dell’aria rispettabile che gli conferiva
la divisa da ‘ufficiale, arrotondava lo stipendio barando al
gioco. Quando la moglie viene arrestata, il conte arraffa tutti
i valori e i documenti che riesce a trovare in casa e fugge in
lnghilterra.
La linea di difesaattacco della contessa entra pero in crisi quando
sono chiamati a deporre i complici ‘Oliva’ e Villette. La prima
riferisce infatti con ogni dettaglio l’inganno di cui Rohan e
stato vittima nel boschetto di Venere; e il secondo addirittura
confessa di essere stato l’autore materiale delle firme apocrife
dietro istigazione della ‘crudele incantatrice’.
Cosi, quando il 22 maggio il processo entra nella sua fase
pubblica, la situazione e ormai chiara. La contessa de La Motte
tenta ancora una disperata difesa, facendo allusione fra
l’indignazione di tutti all’esistenza di una tresca fra Rohan e
la regina; ma tutte le altre deposizioni conferrnano senza ombra
di dubbio il quadro emerso in precedenza. L’affaire du collier,
insommna, non e altro che la truffa organizzata da
un’avventuriera, che ha millantato inesistenti entrature a corte
per imbrogliare un ingenuo cardinale. Il re e la regina, pero,
sono fortemente contrariati dall’andamento del processo, che
scagiona l’imprudente Rohan (reo di aver potuto supporre un
comportamento cosi poco regale da parte di Maria Antonietta)
senza neanche una parola di condanna per il fango che in questo
modo e stato gettato sui trono. Cosi il 29 maggio, il
procuratore del re Joly de Fleury, senza neanche consultarsi con
il pubblico ministero, si alza per suggerire che tutti i
documenti firmati «Maria Antonietta di Francia» vengano
dichiarati «falsi fraudolenti»; e per chiedere che il cardinale
confessi le sue responsabilita oggettive nell’affare, si
dichiari pentito e invochi il perdono del re e della regina,
prima di essere condannato a dimettersi da tutte le cariche e a
ritirarsi in esilio, lontano da Parigi.

Una seduta di Cagliostro. Il famoso ‘mago’,amico del
cardinale di Rohan,. viene indicato dalla contessa de La Motte
come il vero organizzatore della truffa della collana; cosi
anche lui finisce alla Bastiglia insieme con la moglie Serafina.
Questo intervento dall’alto appare all’opinione pubblica (che
poco a poco e passata dall’originaria ostilita verso la ‘Bella
Eminenza’ a posizioni sempre piu innocentiste) come la prova
estrema della protervia con cui la corona intende sigillare i
suoi scheletri negli armadi e provoca fra i giudici una reazione
di dispetto che non favorisce certo la causa della regina.
Il marchio dell’infamia
La sentenza viene pronunciata il 31 maggio alle 6 del
mattino, mentre una folla immensa si accalca davanti al palazzo
di giustizia. Jeanne de La Motte Valois e condannata a essere
pubblicamente fustigata e marchiata con un ferro rovente a forma
di V, iniziale della parola voleu se (ladra), prima di essere
rinchiusa per sempre nella prigione della Salpetriere. Il conte
de La Motte, contumace, e condannato alla galera a vita e alla
confisca di tutti i beni. Retaux de Villette viene esiliato dal
regno, mentre Marie Nicole ‘Oliva’ e «assolta fuori corte», cioe
con formula dubitativa.

Marie Nicole Le Guay, la modista che per la sua somiglianza
con Maria Antonietta venne impiegata dai conti de La Motte per
far cadere in trappola il cardinale Rohan ansioso di
riconciliarsi con la regina.

Tutti i documenti firmati «Maria Antonietta di Francia» sono
dichiarati «falsi e fraudolenti», come richiesto dal procuratore
del re; ma il principe di Rohan e Cagliostro vengono
completamente scagionati da ogni accusa. La sentenza provoca
scene di entusiasmo fra la folla, che accompagna trionfalmente
Rohan sino alla Bastiglia (dove dovra passare ancora una notte)
e sosta a lungo davanti al portone per applaudirlo.
A Versailles, Maria Antonietta scoppia in pianto di fronte a
madame de Campan: «Fatemi pure le vostre condoglianze le dice.
L’intrigante che ha abusato del mio nome e stato assolto. Ma
compiangete anche il popolo francese, per questo tribunale
supremo composto da avvoltoi, preda delle passioni, facile a
farsi corrompere e animato da una incredibile audacia nei
confronti dell’autorità».

L’incontro del cardinale con Marie Nicole che, sapientemente
truccata, gli farà credere di essere la sovrana.
Rohan e Cagliostro sono rimessi in liberta l’indomani. Il
principe e il mago sono riusciti a umiliare la regina di
Francia, ma la vendetta della corona non si fara attendere.
Subito dopo l’arresto, Cagliostro aveva accusato un ispettore di
polizia e il governatore del la Bastiglia di avergli sottratto
denaro, gioielli e manoscritti. Questa denuncia avventata su cui
il tribunale aveva evitato di pronunciarsi fornisce il pretesto
per un’espulsionelampo a sole ventiquattr’ore dal rilascio.Il 2
giugno, infatti, una lettre de cachet ingiunge al mago di
abbandonare la Francia entro tre settimane. Cagliostro, che ha
da tempo visto fallire anche il suo ambizioso progetto di di
ventare capo della Massoneria Universale, decide di partire
immediatamente; e il 16 giugno si imbarca con la moglie alla
volta dell’Inghilterra.Saggiamente, Rohan non attende di essere
pubblicamente colpito dalla collera reale e all’indomani
dell’assoluzione rassegna le dimissioni dalla carica di Grande
Elemosiniere. Cosi, quando il 3 giugno giunge anche per lui
l’ordine di lasciare Parigi, tutto e gia pronto per trasportarlo
nell’abbazia di La Chaise Dieu, appositamente scelta dal sovrano
come residenza obbligata a causa della sua lontananza da ogni
centro abitato.Il supplizio di Jeanne de La Motte ha luogo, dopo
due rinvii, il 23 giugno. Alle 5 del mattino la contessa e
condotta nel cortile della Conciergede (dove e rimasta detenuta
sin dalla fine del processo), sotto gli occhi di alcune
centinaia di curiosi, affacciati alle finestre delle case
circostanti. Afferrata da quattro carnefici, Jeanne rifiuta di
spogliarsi e si difende come una tigre, sicche le si devono
tagliare addosso gli abiti per procedere alla fustigazione.
Svincolatasi dai suoi torturatori, continua a dibattersi al
punto che il marchio rovente, anzi che sulla spalla, finisce
cosi esserle apposto sul seno.Terminato il supplizio, la
contessa de La Motte viene trasportata alla prigione della
Salpetriere: ma vi rimarra solo pochi mesi, perche alla fine di
dicembre dello stesso anno riuscirà ad evadere nottetempo,
grazie a complicita esterne su cui non si riuscira mai a fare
piena luce. Rifugiatasi in Inghilterra la contessa si dedichera
alla stesura delle sue memorie, in cui tirera in ballo senza
mezzi termini la regina come ispiratrice dell’acquisto della
collana e ribadira la sua accusa col sostegno di una serie di
esplosive lettere d’amore fra Maria Antonietta e Rohan
(disgraziatamente mai messe a disposizione in originale).L’
affaire du collier condurra alla rovina i gioiellieri Boehmer e
Bassenge che vanamente continueranno a citare in tribunale, sino
al 1843, la famiglia Rohan, per essere risarciti del danno; e
segnera anche la fine definitiva della carriera di cortigiano
per la ‘Hella Eminenza’ cui la clemenza regale concedera solo,
un po’ piu tardi, di far ritorno nella sua diocesi di
Strasburgo.Ma gli effetti piu dirompenti saranno di carattere
politico.
La miccia e accesa
«Il valore storico dell’ affaire du collier ha
scritto Stephan Zweig nella sua biografia di Maria Antonietta
consiste in questo: che serve a orientare il riflettore
dell’opinione pubblica verso le finestre di Versailles. E in
tempi di turbamento ogni illuminazione può essere pericolosa. La
sentenza del parlamento di Parigi aveva in pratica avallato il
diritto del cardinale a credere che la regina potesse essersi
comportata in quel modo, criticandone cosi pubblicamente di
proposito la leggerezza. Se almeno si fosse riconosciuto che
Rohan aveva mancato di rispetto alla sovrana, Maria Antonietta
sarebbe stata in qualche modo risarcita dell’abuso che si era
fatto del suo nome; ma essendo stato egli assolto con formula
piena, la regina aveva finito col l’essere inevitabilmente
censurata sul piano morale».

Lo scandalo fornisce inoltre una malevola chiave di lettura alla
rivelazione che di li a poco il ministro delle finanze sara
costretto a fare sul disavanzo pubblico, ammontante a un
miliardo e 250 milioni di franchi. Come si e raggiunta una cifra
cosi astronomica? L’affaire du collier sembra dare la risposta:
in certi ambienti i diamanti possono essere scambiati come pegni
d’amore, mentre il popolo fa la fame.Adesso Maria Antonietta non
e piu soltanto ‘l’austriaca’, ma e diventata ‘Madame Deficit’,
un nome che le rimarrà addosso come un marchio. Una grandine di
libelli, petizioni e di scorsi si abbatte sulla Francia; ma i
temi, ora, non sono piu le coma del re o le amicizie particolari
della regina.

L’incontro tra Boehmer e Maria Antonietta, quando il
malcapitato gioielliere, recatosi a corte per riscuotere almeno
parte della somma dovutagli, scopri che la regina non aveva
affatto incaricato Rohan di acquistare la collana.
La nazione non crede piu alla corona ne al govemo, e neanche al
parlamento dei nobili o alle assemblee dei notabili. Per questo
Lui gi XVI, nel 1789, acconsente a convocare, per la prima volta
dopo due secoli, gli Stati Generali, cioe il popolo tutto
intero; e per ridurre la preponderanza del clero e della nobilta
decide di aumentare il numero dei rappresentanti del terzo
stato.Cosi si pensa, le forze si bilanceranno e al re
spetteranno le decisioni ultime.La seduta inaugurale degli Stati
Generali ha luogo il 5 maggio 1789; ma gli eventi si susseguono
in modo ben diverso dalle previsioni, con l’impeto di un
torrente in piena.17 giugno: gli Stati Generali si costituiscono
in Assemblea Generale.20 giugno: nella Sala della Pallacorda, a
Versailles, i membri dell’ Assemblea giurano di non separarsi
sinche non si sia ottenuta una Costituzione.14 luglio: assalto
alla Bastiglia.26 agosto: Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e
del Cittadino.5 ottobre: marcia delle popolane su Versailles;
Luigi XVI e costretto a trasferirsi con i suoi a Parigi nel
palazzo delle Tuileries: comincia l’agonia del trono.Nel 1790 si
ha un momento di respiro, ma nel 1791 i moderati perdono terreno
e gli estremisti avanzano. Il torrente sta per rompere gli
argini.20 giugno: la famiglia reale tenta la fuga, ma viene
catturata a Varennes ed e ricondotta a Parigi sotto scorta.14
settembre: il re e costretto a giurare fedelta alla
Costituzione. Nasce una nuova Assemblea Legislativa ormai
dominata dai repubblicani.10 agosto 1792: assalto alle Tuileries
e internamento di tutta la famiglia reale nella fortezza del
Tempio. Luigi XVI e Maria Antonietta sono ormai soltanto dei
prigionieri.La repubblica viene proclamata in settembre; e il 21
gennaio 1793, poco piu di sei mesi dopo, Luigi XVI, condannato a
morte, sale sul patibolo.
Nel boschetto di Venere
Dalla deposizione resa al pro cesso da MarieNicole Le
Guay, ‘baronessa d’Oliva’: «Madame de La Motte mi consegno una
piccola lettera senza firma, piegata in modo normale. Non mi
disse ne cosa conteneva ne a chi fosse indirizzata. Mi disse
solo:“Questa sera vi guidero nel parco e la consegnerete a un
gran signore”.
Tra le undici e mezzanotte uscii con il conte e la contessa de
La Motte. Avevo indossato una mantellina bianca, con una
‘therese’ sulla testa. Mi guidarono verso il parco e la contessa
mi diede una rosa dicendomi: “Consegnate que ta rosa, insieme
con la lettera, alla persona che si presentera, dicendo soltanto
“Voi sapete cosa significa questo’. La regina sara presente per
vedere come vanno le cose”. Stavamo ancora camminando, quando il
signor de La Motte incontro un uomo al quale disse: “Ah, eccovi
qua”. Ho successivamente riconosciuto quest’uomo in Retaux de
Villette.Scomparso lo sconosciuto, madame de La Motte mi
condusse vicino a una pergola, e ando incontro al gran signore,
che non si era ancora visto. Poco dopo giunse il signore che mi
s’inchino davanti, mentre la contessa in disparte osservava la
scena. A quel tempo, in quell’uomo non ri conobbi nessuno, anche
se il cardinale di Rohan ha detto che si trattava di lui.Gli
offersi allora la rosa, di cendo “Voi sapete cosa significa”, 0
qualcosa di simile. La lettera, invece, rimase nella mia tasca,
del tutto dimenticata.Avevo appena finito di parlare che madame
de La Motte accorse verso di noi dicendo sottovoce: “Presto,
presto, venite”.Questo e tutto quello che ricordo. Poco piu in
la ritrovai il signor de La Motte, al quale consegnai la lettera
che mi ero dimenticata in tasca.Il conte mi ricondusse all’abergo
dove aspettammo il ritorno di madame de La Motte, che arrivo
verso le due del pomeriggio. Le raccontai della lettera temendo
di essere rimproverata. Ma lei mi assicuro che la regina era
soddisfattissima di come mi era comportata. Cosi me ne andai a
letto per riposarmi, convinta che la mia fortuna fosse fatta».

L’incontro tra Rohan e la falsa Maria Antonietta nel parco di
Versailles. MarieNicole Le Guay recita la parte convinta di
rendere un servigio alla regina.
La Sentenza
Sentenza pronunciata dalla Corte del parlamento di
Parigi riunita in Grande Camera, il 31 maggio 1786:«Questa Corte
dichiara la parola ‘approvato’ e la firma ‘Maria Antonietta di
Francia’ essere state apposte con intenzione fraudolenta in
margine allo scritto “Proposte e condizioni per il prezzo e il
pagamento della collana”, cui si ri ferisce questo processo, e
falsamente attribuite alla regina. Ordina che la suddetta parola
e la suddetta firma siano cancellate dal suddetto scritto, e che
questa sentenza venga menzionata su tale documento, che sara
depositato presso la Cancelleria criminale della nostra Corte.
Concedendo il beneficio della contumacia, condanna Marc Antoine
Nicolas de La Motte a essere percosso e fustigato nudo per mezzo
di verghe, e marchiato con ferro rovente con le tre lettere GAL
sulla spalla destra; per poi essere condotto nelle galere del re
come forzato a vita. Ordina inoltre che tutti i beni del sud
detto MarcAntoineNicolas de La Motte siano confiscati. La
suddetta Corte esilia a vita dal regno LouisMarcAntoine Retaux
de Villette. Condanna Jeanne de Valois de Saint Remy de Luz,
moglie di Marc AntoineNicolas de La Motte, a essere percossa al
collo con la corda, fustigata nuda per mezzo di verghe, e
marchiata con ferro a forma di V sulle due spalle dall’esecutore
dell’alta giustizia dinnanzi alla porta della prigione della
Conciergerie di Palazzo; per poi essere condotta nella prigione
dell’ospedale generale della Salpetriere, per esservi rinchiusa
a vita.
La Corte dichiara inoltre che i beni della suddetta de La Motte
e del suddetto Retaux de Villette verranno ugualmente
confiscati. Riguardo alle accuse mosse contro MarieNicole Le
Guay, detta d’Oliva, la sentenza assolve l’accusata fuori Corte
e fuori processo.Discolpa inoltre Alessandro di Cagliostro e
LouisRenè Edouard de Rohan dalle accuse mosse contro di loro dal
nostro procuratore generale. Riguardo alle richieste del
suddetto Cagliostro contro il commissario Chenon figlio, e
contro il governatore della Bastiglia Launay, la sentenza le
respinge, lasciando a lui l’iniziativa di fare nuovamente
appello se lo riterra necessario».

Il procuratore del re, Joly de Fleury.
Nel labirinto delle ipotesi
Ma torniamo alla collana. Tutto e stato davvero
chiarito? A prima vista la sentenza sembra corrispondere ai
fatti, ma in realta solo due cose risultano accertate in modo
inequivocabile: che Boehmer e Bassenge sono stati truffati e che
i diamanti sono stati smerciati dalla ‘banda de La Motte’ su
varie piazze. Il resto e confuso e incerto.

Riconosciuta colpevole, la contessa de La Motte viene afferrata
dai camefici e marchiata con un ferro rovente a forma di V
(iniziale della parola ‘voleuse’, ladra)
E mai possibile, per esempio ci si e chiesti che Rohan, nella
scena del boschetto, si sia fatto ingannare cosi platealmente
dalla sosia di una persona che aveva sotto gli occhi tutti i
giorni? E possibile che sia stato cosi sbadato da non accorgersi
subito che i biglietti erano scritti con calligrafia diversa da
quella della regina e firmati in modo a dir poco bizzarro?

La prigione della Salpetriere dove la contessa rimase solo
pochi mesi, perche evase e raggiunse L’Inghilterra dove pubblica
un supplemento delle sue memorie nel quale accusava la regina di
aver organizzato la truffa.
E ancora: come mai, una volta scoperto l’imbroglio,la ‘Bella
Eminenza’ non ha fatto nulla per salvarsi e subito dopo
l’arresto ha ordinato invece per prima cosa di bruciare tutte le
carte contenute nel ‘portafoglio rosso’? Se si trattava, come
sembra, dei biglietti incriminati, per che mai ha distrutto con
le sue mani proprio le prove principali della sua innocenza?
«Non ho mai visto questa de La Motte si legge in una lettera di
Maria Antonietta a sua sorella. Pare si tratti di un intrigante
della piu squallida specie che mi ha incontrato un paio di volte
sulla scala della Corte dei Principi … ». Tutti i contemporanei,
e buona parte degli storici, hanno accettato senza discutere
questa affermazione. Ma le cose stavano proprio cosi? Oppure e
possibile che la ’squallida intrigante’ (contessa fasulla, ma
Valois autentica) fosse davvero una specie di faccendiera
segreta della regina?«Nessuno di noi ha mai detto la verita in
questo processo» si legge nella deposizione di Jeanne de La
Motte dinnanzi ai giudici. Di chi parlava e anche cosa alludeva
esattamente? Verso la meta dell’ottocento, lo storico Jules
Michelet avanzera l’ipotesi che Maria Antonietta avesse
effettivamente fatto acquistare la collana, salvo poi
spaventarsi tardivamente per il prezzo (da qui la richiesta
delle ’sconto’). Cosi, dopo qualche esitazione, il monile
sarebbe stato restituito; ma anziche ritomare ai gioiellieri
sarebbe stato rivenduto dalla infedele mediatrice, abbacinata
dalla prospettiva del ‘colpo grosso’.
Secondo questa teoria, insomma, i biglietti di Maria Antonietta
sarebbero stati veri: ciò spiegherebbe sia l’affrettato rogo di
tutta la corrispondenza da parte dei destinatari subito dopo
l’esplosione dello scandalo, sia il ricorso altrimenti
demenziale di Rohan proprio al tesoriere della marina, con la
possibilita (poi puntualmente verificatasi) che la sua richiesta
venisse risaputa negli ambienti di corte.Lo scenario e
suggestivo, ma fa acqua da troppe parti: sia perche presuppone
contro ogni evidenza uno spasmodico interesse della regina per
la collana; sia perche comporta l’esistenza di una intesa
segreta fra Maria Antonietta e Rohan che (malgrado le
‘rivelazioni’ di Jeanne de Valois) nulla sembra confermare; sia
infine perche mal si concilia con l’ odio viscerale della regina
verso coloro che in ultima analisi si sarebbero accollati un
ruolo infamante per salvare la sua reputazione.

La principessa di Lamballe, un’amica della regina. Tenta di
incontrare la de La Motte alla Salpetriere. Perchè?
Esiste però una variante, che potrebbe ovviare alle suddette
incongruenze. Secondo questa subordinata, Jeanne de Valois
avrebbe potuto essere davvero una confidente della regina; la
truffa pero, sarebbe stata una sua operazione personale,
interamente progettata e realizzata dietro le spalle dell’
augusta protettrice e Rohan sarebbe stato tirato dentro
semplicemente per far pagare il costo dell’ imbroglio a qualcuno
in grado di pagare una somma cosi forte. Il 12 agosto, dunque,
Maria Antonietta sarebbe avvampata d’ira soprattutto per l’abuso
di fiducia e per il coinvolgimento nell’affare proprio di un
personaggio da lei tenuto sino ad allora accuratamente a
distanza. Questa ricostruzione rende meno assurdo anche il
comportamento di Rohan, spinto dalla conoscenza dei reali
rapporti esistenti fra Jeanne e Maria Antonietta a non guardare
troppo per il sottile; e spiegherebbe pure la sua inerzia di
fronte alla truffa, in quanto opera di persona dell’entourage
reale, e quindi perfettamente in grado di impedire che l’affare
prendesse proporzioni troppo pericolose.In realta, la vera
posizione della regina di fronte allo scandalo non e mai stata
completamente chiarita. La versione corrente la vuole infatti
decisa a ottenere la riparazione piu clamorosa possibile, ma
esiste anche una lettera dove la regina afferma invece che
sarebbe stato suo desiderio veder punita «la condotta indecente
del cardinale» soltanto con «le dimissioni forzate e l’esilio».
Secondo questa lettera, sarebbe stato Breteuil, spinto dalla
sete di vendetta personale, a sostenere l’arresto di Rohan e piu
tardi il suo deferimento dinnanzi al parlamento di Parigi. Se le
cose fossero andate davvero cosi, allora bisognerebbe supporre
che la regina, il cui proposito era in realta solo quello di
ottenere dal regale consorte una ‘riparazione’ privata, sia
rimasta vittima di una specie di ’salto della quaglia’ politico
da parte di Breteuil.Cosi Jeanne de Valois finisce davanti ai
giudici, e tenta di scaricare tutta la colpa sull’enigmatico
Cagliostro. La sua ardita costruzione, fatta di menzogne, mezze
verita e omissioni, crolla pero miseramente in seguito
all’estradizione dei due complici e alle loro devastanti di
chiarazioni. Rohan, rapidamente promosso a martire del
dispotismo regale, viene quindi assolto insieme con il suo amico
mago, mentre la ‘maledetta adescatrice’ paga per tutti malgrado
i suoi tentativi in extremis di intorbidare le acque.Resta da
spiegare la sua strana fuga dalla prigione della Salpetriere,
che per alcuni storici eterodossi sono propensi a ritenere opera
della stessa Maria Antonietta, ormai soddisfatta nella sua sete
di vendetta per il ‘tradimento’ della faccendiera e impietosita
dalla sua sorte, oltre che convinta della necessita di chiudere
in qualche modo, definitivamente, l’affare. L’ipotesi e audace,
ma non priva di logica, e soprattutto resa suggestiva da un
altro episodio misterioso: la tentata visita della piu stretta
amica di Maria Antonietta, la principessa di Lamballe, alla
Salpetriere, proprio poco prima dell’evasione di Jeanne de La
Motte. Qual’era l’obiettivo dell’incontro? Recare conforto alla
prigioniera, oppure comunicarle i dettagli dell’operazione di
salvataggio, organizzata dalla sua augusta ex protettrice?
Il ruolo del mago
E Cagliostro? Di solito i suoi biografi, anche i piu
ostili, concordano nel ritenerlo ingiustamente coinvolto
nell’affare. Eppure anche per lui esistono alcune ipotesi che
gli attribuiscono un ruolo assai meno innocente di quello che
traspare dalle sue deposizioni.Il prima ordine di perplessita
riguarda i rapporti di Cagliostro con Jeanne de La Motte. Perche
mai la falsa contessa ha tentato di scaricare su di lui tutta la
colpa? La risposta potrebbe essere che l”uomo del mistero’ si
prestava alla perfezione per l’identikit di un maestro del
crimine; ma non poteva darsi invece che Cagliostro avesse
davvero avuto in qualche modo le mani in pasta?Il punto maggiore
a sua difesa e l’arrivo a Parigi solo il 30 gennaio, quando le
trattative erano ormai in dirittura d’arrivo. Ma l’obiezione non
e insormontabile. Cagliostro infatti, messo al corrente da Rohan,
sebbene abbia subito” fiutato il marcio, non tarda a dare la sua
approvazione, affrettandosi anzi a tranquillizzare la ‘Bella
Eminenza’ con un oroscopo di buon augurio. Per non contrariare
il protettore, oppure perche ha intravisto la possibilita di
trarre vantaggio dalla situazione?Nei mesi successivi poi, e
visto frequentare casa de La Motte. Solo per cercare tramite la
contessa un’entratura a corte oppure perche sta proponendosi
come complicericattatore? Una cosa e certa: quando in agosto
scoppia lo scandalo, Cagliostro e l’unico ad avere le idee
chiare, tanto da consigliare a Rohan di metter subito da parte
ogni orgoglio, per gettarsi ai piedi del re. Intuito di mago o
conoscenza di retta di quanto e avvenuto dietro le quinte? La
seconda serie di interrogativi riguarda invece i rapporti di
Cagliostro con la Massoneria. Tra i vari tentativi di
interpretazionedella storia mondiale come risultato dell’azione
sotterranea di tenebrose societa segrete, una delle piu diffuse
riguarda la supposta vendetta dei Templari. Vittima della sua
eresia e del cedimento alle lusinghe di forze oscure (oppure piu
probabilmente della rapacita del re di Francia Filippo il Bello
e del papa Clemente V, ingelositi dalle ricchezze dell’Ordine),
il Gran Maestro dei Cavalieri della Croce Jacques de Molay muore
sul rogo dinnanzi a NotreDame il 18 marzo 1314. Da quel giorno
l’ordine cessa di esistere, ma una leggenda assai tenace fa
rifugiare i Cavalieri della Croce in lunga clandestinita, in
attesa della vendetta. E non pochi esoteristi hanno visto quel
contrappasso proprio nella prigionia di Luigi XVI e Maria
Antonietta al Tempio, da dove usciranno solo per salire sulla
ghigliottina.
Al di la di ogni fumisteria, comunque, una cosa e certa: che
all’interno della Massoneria sopravvive davvero un filone che,
apertamente, si richiama all’Ordine del Tempio. Cagliostro ne fa
parte: la sua iniziazione e avvenuta in una ‘cripta templare’ di
Francoforte poco prima dell’ arrivo in Francia nel 1780. «Da
quanto mi dissero si legge nelle sue Memorie mi parve di capire
che si voleva colpire la Francia, e poi Roma; che la societa
aveva molto denaro proveniente da 180000 massoni che versavano
cinque luigi a testa; e che questo denaro serviva per pagare gli
emissari annidati in tutti le corti, oltre che per le altre
necessita della setta, com presi i premi agli agenti
guastatori». Piu che alla vendetta postuma di Jacques de Molay,
la frase fa pensare a un’organizzazione rivoluzionaria con
precisi scopi politici, quantunque ammantata d’occultismo
secondo la moda dell’epoca.Tenuto conto di tutto questo,
qualcuno ha avanzato un’ipotesi in realta meno fantastica di
quanto possa sembrare a prima vista: Cagliostro, ‘agente’ dei
Templari, una volta venuto a conoscenza del losco piano
progettato da Jeanne de Valois, si sarebbe astenuto dal
denunciarlo perche ne avrebbe compreso il potenziale
destabilizzante in una situazione in quieta come quella
francese.L’assoluzione del ‘nobile viaggiatore’ (formula da lui
usata di proposito durante il processo per far conoscere a chi
di dovere il suo rango segreto di Superiore Templare) sarebbe
quindi stata opera dei confratelli annidati tra i giudici e non
gia un semplice sottoprodotto del salvataggio di Rohan da parte
della nobilta e del clero. Cosi come la sua frettolosa
espulsione dal paese avrebbe rispecchiato soprattutto la
scoperta da parte delle autorita del suo eccezionale grado di
pericolosita politica.Questa ipotesi troverebbe conferma anche
negli sviluppi successivi della vita di Cagliostro, impegnatosi
a Londra in una lotta contro la monarchia francese di chiaro
segno politico e poi passato a Roma con intendimenti altrettanto
sovversivi nei confronti dello Stato Pontificio.Il papato, pero,
si dimostrera assai meno tollerante di Luigi XVI: Cagliostro
finira cosi dinnanzi al tribunale del Sant’Uffizio, verra
condannato a morte, e andra a concludere la sua vita «a titolo
di grazia speciale» nella Rocca di San Leo.Maria Antonietta,
Rohan, Cagliostro. A un esame piu ravvicinato e diffidente tutte
le certezze processuali si sgretolano e l’affare della collana
si trasforma in un labirinto in cui e facile sperdersi, mentre
la verita che sembrava a portata di mano si fa di momento in
momento sempre piu inaccessibile.

Illustrazione tratta dal romanzo ‘La collana della regina’ di
Dumas padre. Del misterioso ‘affaire’si sono occupati numerosi
scrittori e saggisti alla ricerca di una verità difficile da
svelare.