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..:: MISTERI DELLA STORIA
 

 

 
 
 
 
AFFAIR DU COLLIER
 
 
 
 
La collana della regina
 
Un collier di enorme valore acquistato a nome di Maria Antonietta e non pagato, fa nascere alla corte di Luigi XVI uno scandalo clamoroso. La regina afferma di non saperne nulla ma non puo sottrarsi alle voci maligne che l’accusano. Nella truffa sono coinvolti una contessa di pochi scrupoli, un ambiguo cardinale e il ‘mago’ Cagliostro …


Una truffatrice di nobile origine, la contessa de La Motte­ Valois; un cardinale credulone, il principe di Rohan; una regina ossessionata dalle maldicenze, Maria Antonietta; e un mago, il conte Alessandro di Cagliostro. Questi i personaggi principali delle scandala della collana, L’affaire du collier, che squassa la corte di Versailles nel 1785.L’episodio, che affascinera Goethe «come una testa di Medusa» e che il conte di Mirabeau - una delle menti piu lucide dell’epoca - definira «il preludio della Rivoluzione francese», ha tutte le caratteristiche di un giallo storico di gran classe.Comincia come uno squallido imbroglio destinato a far cadere nelle mani di un avventuriera la piu preziosa collana del secolo XVIII ma poi l’affare s’allarga e si complica, passa dagli ambienti ovattati della corte a un’ aula di tribunale, e diventa un
esplosivo ‘caso politico’. A prima vista tutto sembra chiaro: la contessa de La Motte e colpevole della truffa, mentre Rohan e Cagliostro sono rimasti vittime dei suoi intrighi; ma troppe piste vengono abbandonate, troppi indizi sono trascurati, troppi interrogativi restano aperti, troppi dettagli sono lasciati in ombra, troppe tessere del mosaico non riescono a trovare la loro giusta collocazione …Davvero Jeanne de La Motte e l’unica colpevole? Davvero la regina era all’oscuro di tutto? Davvero Rohan era stato cosi im­perdonabilmente ingenuo? Davvero Cagliostro si era ritrovato coinvolto nello scandalo per una pura casualita?Da due secoli le ipotesi e gli scenari alternativi si moltiplicano ma nessuna ricostruzione e sinora riuscita a far combaciare in modo davvero soddisfacente tutti i pezzi del mosaico.

 

Cronaca degli Avvenimenti

Nella seconda meta del seco­lo XVIII, in Francia, la Rivolu­zione batte alla porta. Dopo il lunghissimo regno di Luigi XIV (16431715) il potere asso­luto era passato nelle mani di uno dei nipoti del Re Sole, Luigi XV, che nel giro di sessant’anni aveva veduto il paese avviarsi verso la catastro­e. Le ultime parole del sovrano sui letto di morte, «Apres moi le deluge» (Dopo di me il diluvio) avevano rispecchiato una sensazione generale di disfacimento ormai inarrestabile.La crisi investe sia le finanze dissestate dagli sperperi; sia le strutture sociali ancora gravate da troppe ingiustizie feudali; sia infine la vita politica, dove il terzo stato (cioe i borghesi) non e piu disposto a sopportare lo strapotere del clero e della nobilta nel quadro di un sistema autocratico (”Lo stato sono io!” aveva detto Luigi XIV) ormai condannato dai tempi.La miccia che dara fuoco alle polveri e il movimento intellettuale dell’illuminismo, che  con il suo appello alla ragione e la denuncia dei misfatti dell’ancien regime  ha dato vita a uno spirito nuovo, diffondendo la coscienza della ineluttabilita di drastici cambiamenti.Le polveri e la miccia. Alia scintilla provvedera, quasi ca­sualmente, uno scandalo di carattere privato, ma per col­pa del quale la monarchia finira travolta dal piu grandioso sommovimento della sto­ria moderna: la rivoluzione del 1789.Il nuovo re, Luigi XVI, sale al trono nel 1774, e subito si rivela impari alla situazione. Non stupido, pio, casta e amante del suo popolo, Luigi di Borbone considera  il governo e la politica come noiose incombenze che lo tengono lontano dalle sue due uniche passioni: la cac­cia e l’arte del fabbro. L’indecisione e la debolezza cominciano cosi a viziare l’azione del sovrano, lasciando perico­losamente spazio a ministri tutt’altro che lungimiranti e di non eccelse qualita.Luigi XVI si era sposato nel 1770, quando era ancora delfino. Il matrimonio con Maria Antonietta d’Austria, figlia dell’imperatrice Maria Teresa, era servito a suggellare l’alleanza fra i due paesi; ma l’incontro fra i due giovani non era stato facile. Obeso, timido e per di piu affetto da una malformazione genitale (cui si era dovuto porre rime­dio con un intervento chirurgi­co per consentirgli di aver figli), Luigi di Borbone era ben presto tornato al suo mondo di cavalli e fucine; mentre Ma­ria Antonietta aveva ripiegato sulla compagnia di alcune amiche assai care, come la principessa di Lamballe e madame de Campan. Una volta diventata regina, questa ritro­sia finisce però per offendere la corte, provocando pettegolezzi e maldicenze che fanno rapidamente montare una ve­a e propria marea di satire e libelli. In quei foglietti, stam­pati frettolosamente o rico­piati a mano, la regina viene presentata come una ninfo­mane, le sue amiche come al­trettante lesbiche, il re come un povero becco e il delfino come un piccolo bastardo. Cosi il clima si invelenisce ancora di piu. Sommersa dalle inslnuazioni, Maria Anto­nietta si rinchiude maggior­mente in se stessa, alimen­tando in cuore una morbosa suscettibilita per ogni attentato alla sua reputazione. Ormai lontana dal suo popolo ­ per cui e diventata ‘La austriaca’  prende ad appoggiarsi in modo crescente al cosiddetto ‘partito della regina’, un piccolo  gruppo di cortigiani fin troppo ossequiente ai suoi desideri, di cui fa parte anche il ministro dell’interno, baro­ne de Breteuil, destinato a sostenere un ruolo disastroso nello scandalo della collana, che e gia in gestazione dietro le quinte.L'affaire’ comincia nel 1785, con una banale truffa ai danni del cardinale di Rohan, Gran de Elemosiniere di corte, da parte di un’avventuriera, la contessa de La Motte Valois. Rohan  che e in disgrazia presso la regina  viene convinto dalla contessa che la sovrana sta per perdonarlo, anzi lo prega di acquistare per lei, all’insaputa del re, una preziosa collana. L’acquisto va in porta grazie a una serie di biglietti con la firma con­traffatta di Maria Antonietta e ai primi di febbraio il prezioso gioiello finisce nelle mani dell’avventuriera, che l0 smonta immediatamente per smerciare le pietre senza dare nell’occhio.Ai primi d’agosto pero la truffa viene alla luce, perche i gioiellieri si rivolgono alla regina per sollecitare il pagamento della prima rata. Luigi XVI potrebbe far giustizia da se, mediante una lettre de cachet (o decreto reale), ma la regina insiste per una condanna esemplare degli impudenti che hanno abusato del suo nome; e Breteuil (che ha anche motivi personali di risentimento verso Rohan) appoggia l’idea di un processo pubblico. Questa imprudente decisione viene avallata dal sovrano con la consueta abulia. Il procedimento di giudizia dinnanzi ai due rami del parlamento di Parigi comincia nel mese di settembre ma, invece di rappresentare quel trionfo che la corona si aspettava, assume rapidamente i colori della diaspora politica. Jeanne de La Motte accusa di complicita sia il cardinale di Rohan, sia il suo protetto, conte Alessandro di Cagliostro, giunto da poco a Parigi con una fama inquietante di Grande iniziato, taumaturgo e mago. Ma i giudici li assolvo­no entrambi ai primi di giugno del 1786.La sentenza  che condanna solo la contessa de La Motte, senza neanche una parola di deprecazione per la leggerezza con cui si era potuto credere che il nome della regina fosse coinvolto in un così losco affare viene accolta a corte come uno schiaffo in pieno viso.

Una stampa di fine secolo raffigurante il Collier e i protagonisti della vicenda

Solo a questo punto, aggiungendo errore ad errore, Luigi XVI decide di valersi dei suoi poteri autocratici e invia a Rohan e a Cagliostro due Jettres de cachet.Il mago deve così abbandonare la Francia, mentre il cardinale e costretto a ritirarsi, in penitenza, in una sperduta abbazia; ma questo intervento lungi dal placare le acque, da esca a nuove polemiche. Lo scandalo della collana diventa così la bandiera di tutti i nemici della monarchia e fornisce una malevola chiave di lettura alle crescenti difficolta economiche del paese. Il fuoco cova sotto le ceneri per tre anni: poi, nel 1789, la convocazione degli Stati Generali mette in movimento la valanga della rivoluzione. Deposto nel settembre del 1792, Luigi XVI e processato e condannato a morte. Il re sale sulla ghigliottina il 21 gennaio 1793. Maria Antonietta lo seguira pochi mesi dopo, il 16 ottobre dello stesso anno.

Scandalo a corte


Il 12 luglio 1785 il gioielliere reale Carlo Augu­sto Boehmer porta a Versailles uno spallino e una fibbia di diamanti, dono di Luigi XVI alla regina per il battesimo del secondo delfino (il futuro Re Scomparso, Luigi XVII).



L’incoronazione di Luigi XVI

Prima del congedo, Boehmer consegna alla da­ma di compagnia Jeanne Louise de Campan un biglietto dal testo contorto e sibillino : «Si­gnora, e per noi somma gioia pensare che le ul­time proposte pervenuteci, e alle quali ci siamo inchinati con rispetto, siano una nuova prova della nostra devozione verso Vostra Maesta, e siamo lieti di sapere che la piu bella parure di diamanti d’Europa e ornamento della piu grande e della migliore fra le regine».



La Regina Maria Antonietta e le sue piu care amiche che hanno dato adito a pettegolezzi e malignerie.

Maria Antonietta cade dalle nuvole. Quali pro­poste e quale parure? Madame de Campan si precipita nell’anticamera, ma Boehmer ha gia lasciato il palazzo e la regina, con la consueta leggerezza, brucia il biglietto senza indagare oltre. Poche settimane dopo, pero, Boehmer torna alla carica per informarsi presso madame de Campan, senza piu giri di parole, circa i tempi di pagamento per la collana acquistata tramite monsignore il cardinale di Rohan.

La storia, quale emerge nel corso di un movimentato incontro con Maria Antonietta, e la seguente. La ‘collana’ e un gioiello famoso, il cosiddetto grand collier en esclavage,che Boeh­mer e il suo socio Paul Bassenge avevano pre­parato con 540 diamanti (fra cui cinque di caratura e luce eccezionali) per la favorita di Lui­gi XV, madame du Barry. La vendita del gioiello - valutato la somma enorme di 1600000 franchi - non era pero andata in porto, in seguito alla morte del re nel 1774. A piu ri­prese, nel corso degli anni, i gioiellieri avevano offerto il monile alla nuova regina, che pero l’aveva sempre rifiutato con fermezza.



Il gioielliere reale Boehmer



Il Cardinale di Rohan


Uno spiraglio era sembrato aprirsi nel novem­bre del 1784, quando un certo Laporte aveva consigliato Boehmer di far ricorso ai buoni uffici di una ‘intima consigliera della regina’, la contessa Jeanne de La Motte-Valois. Con un nome di tale prestigio (Valois era la famiglia capetingia che aveva regnato sin all’avvento dei Borboni nel 1589), c’era da sperare di aver trovato la persona giusta. L’affare infatti aveva subito cominciato a procedere in modo incoraggiante. Verso la fine del gennaio 1785, Boehmer era stato informato che la regina, non volendo comparire direttamente nell’affare, avrebbe effettuato l’acquisto tramite un alto personaggio. L’intermediario prescelto, il cardinale Louis-Rene-Edouard de Rohan, vescovo e principe di Strasburgo, Langravio d’ Alsazia e Grande Elemosiniere di Francia, era entrato in contatto con gli orefici il 24 gennaio, e aveva stipulato per conto della regina un contratto per il pagamento dilazionato della collana in quattro rate semestrali di 400000 franchi ciascuna, a partire dal 10 agosto 1785. Il gioiello era stato consegnato il 10 febbraio,quando Rohan aveva restituito il contratto con l’annotazione «Approvato» e la firma di Maria Antonietta di Francia.



La Collana dello Scandalo

Le difficolta erano cominciate ai primi di lu­glio, quando Rohan aveva chiesto - sempre per conto della regina - una riduzione di 200000 franchi sui prezzo pattuito. Gli orefici si erano visti costretti ad accettare, ma Boehmer aveva ritenuto opportuno far rilevare alla regina, con il suo allusivo biglietto, l’entita del sacrificio sostenuto; e poi si era fatto nuovamente vivo con madame de Campan quando il 10 agosto aveva ricevuto solo un acconto di 35000 franchi.

Il gioielliere Paul Bassenge, socio di Boehmer. I due avevano confezionato la collana su incarico di Luigi XV che voleva regalarla alla sua favorita, madame du Barry, ma la vendita non era andata in porto per la morte del re nel 1774. Da quel momento Bassenge e Boehmer tentarono piu volte di vendere il monile alla nuova regina ma Maria Antonietta rifiuto sempre.

 

Questa storia provoca in Maria Antonietta stu­pore e indignazione. Non ha mai conosciuto la contessa de La Motte e non si e mai sognata di incaricare Rohan di alcunche. Nei confronti del cardinale, anzi, prova una viva avversione sin dai tempi del suo arrivo in Francia come sposa dell’allora delfino. Rohan - bello, raf­finato, corrotto, ricchissimo, appartenente a una delle piu nobili famiglie di Francia e imbe­vuto di un orgoglio luciferino (”Re non posso, duca non mi degno, Rohan sono” si leggeva sui suo blasone) - nel 1772 era riuscito a farsi nominare ambasciatore a Vienna, soppiantan­do il barone Louis de Breteuil. L’imperatrice d’ Austria, Maria Teresa, madre della delfina, aveva subito provato antipatia per questo gran signore, che con la sua prodigalita e dissolutezza rappresentava una sfida vivente al tono austero e alla pruderie della sua corte. Rohan, irritato dall’ ostilita da cui si vedeva circondato, aveva commesso l’imprudenza di esprimere disprezzo per l’imperatrice in una lettera alla fa­vorita di Luigi XV, madame du Barry. La lettera, contenente anche alcune espressioni poco rispettose nei confronti di Maria Antonietta, dopo aver fatto il giro di Versailles era finita nelle mani della delfina, che da quel momento aveva votato un odio implacabile alla cosiddetta ‘Bella Eminenza’. Rohan era stato richiama­to da Vienna nel 1774, subito dopo l’avvento al trono di Luigi XVI, e negli anni successivi la regina non era riuscita a impedire la sua nomina a Grande Elemosiniere ne la sua elevazione al soglio cardinalizio, e neppure il suo insedia­mento come vescovo principe di Strasburgo; ma non aveva mai dimenticato l’affronto e si era sempre rifiutata persino di concedergli udienza.



La Festa di incoronazione di di Luigi XV

L’ affaire du collier passa al vaglio di Luigi XVI e dei suoi consiglieri piu fidati il 14 agosto. L’episodio viene giudicato gravissimo ­ al di la della truffa - per la lesa maesta impli­ita nell’abuso del nome di Maria Antonietta in un momento gia cosi carico di calunnie e vilipendi contro la casa reale.Di fronte all’atteggiamento isterico della regi­na, che reclama misure esemplari per l’oltraggio subito, il guardasigilli Miromesnil suggerisce cautela, ma la presenza nel consiglio del barone di Breteuil (che e ora ministro dell’ interno) fa pendere la bilancia verso l’adozione di drastici provvedimenti. Luigi XVI da cosi il suo assenso all’arresto del cardinale. L’ordine viene eseguito l’indomani, 15 agosto, giorno dell’ Assunzione, nella galleria degli specchi a Versailles.Sono le 11 del mattino e nei grandi saloni una folia di cortigiani attende la coppia regale che deve recarsi in cappella, accompagnata dal cardinale Rohan. Ma all’improvviso il prelato, gia in abito da cerimonia, viene convocato negli appartamenti reali, dove Luigi XVI gli chiede bruscamente conto del suo operato. Confuso e pallidissimo, Rohan confessa il suo intervento, si proclama indegnamente truffato da un’ av­venturiera e implora pieta. Ma le sue scuse e i suoi balbettii attizzano ancor piu l’ira del re e della regina. L’ora della Messa e ormai passata da tempo quando la porta degli appartamenti reali si apre, e il Grande Elemosiniere si avvia come in trance verso la galleria degli specchi. Ma dietro di lui, nel vano della porta, ecco ap­parire Breteuil che, con voce tonante, ordina a un ufficiale della guardia del corpo: «Arrestate il cardinale!».Prima di essere preso sotto scorta, Rohan ottiene di poter inviare un biglietto riservato al suo fedelissimo vicario, l’abate Georgel. Con queste poche righe, il cardinale da ordine di bruciare tutte le carte contenute «in un piccolo portafoglio rosso»: un gesto che dara piu tardi origine a molte illazioni.L’indomani il marchese di Launay, governatore della Bastiglia, riceve una lettre de cachet con cui il re dispone che suo ‘cugino’ Rohan venga ‘accolto’ nella fortezza, e qui trattenuto sino a nuovo ordine. La ‘Bella Eminenza’ var­ca il ponte levatoio a tarda notte accompagna­to da tre servitori e si sistema in uno dei due appartamenti riservati ai prigionieri di rango. La contessa de La Motte apprende delle scandalo il 17 agosto, mentre partecipa ad una cena fuori citta. Rientrata precipitosamente a casa insieme con l’amico avvocato Beugnot, si affretta anche lei a bruciare molte carte, contenute in un baule di legno di sandalo (non senza aver fatto prima vedere al legale, ‘per futura memoria’, tutta la corrispondenza amorosa scambiata col cardinale). L’arresto avviene po­che ore dopo. La contessa consegna senza far storie i suoi gioielli e acconsente all’apposizio­ne dei sigilli alla sua abitazione. Precauzione di poca efficacia, comunque, perche poche ore dopo il marito, conte de La Motte, fa irruzione in casa, racimola tutti i valori e i documenti superstiti e parte precipitosamente verso il Bel­gio, da dove proseguira per l’Inghilterra. Jeanne de La Motte entra alla Bastiglia il 20 agosto alle 4 del mattino. La sua linea difensiva e semplicissima: tutto l”affaire’ - afferma - e stato organizzato dal conte Alessandro di Cagliostro, fondatore della cosiddetta Masso­neria di Rito Egiziano, guaritore e alchimista, intimo amico del cardinale di Rohan. Cosi anche Cagliostro viene arrestato il 23 agosto, e finisce a sua volta alla Bastiglia insieme con la moglie Serafina.



Madame Du Barry

 

Il cardinale e l’avventuriera


Che cosa e accaduto in realta? Attraverso le deposizioni degli arrestati e le testimonianze delle varie persone coinvolte in un modo 0 nell’altro nell'affaire’, la sequenza degIi avvenimenti viene poco a poce alla luce.Jeanne de La Motte e davvero una discendente dai Valois, anche se decaduta. Venticinque anni circa, occhi azzurri, capelli castani, nasino all’insu, mani affusolate e corpo ben modellato, Jeanne ha sposato il sedicente ‘conte’ Marc Antoine Nicolas de La Motte, ufficiale scavezzacollo e,giocatore dalla mano lesta, insieme con il quale si e sistemata a Parigi nel 1781.La coppia, indebitata sino al collo, e da principio vissuta grazie alla generosita del principe di Rohan, conosciuto casualmente, che non e rimasto insensibile alle grazie della ‘contessa’. Per far quadrare i conti, Jeanne ha anche cominciato a millantare in giro pretesi rapporti di confidenza con la regina; e parecchi creduloni si sono lasciati indurre a pagare somme considerevoli in cambio delle sue fumose ‘raccomandazioni’ Il gioco si fa piu pesante quando la contessa comincia ad accarezzare l’idea di sfruttare lo spasmodico desiderio del cardinale Rohan di entrare nelle grazie della regina. Con un’abile escalation di allusioni e fuggevoli accenni, la contessa riesce in fatti a far credere alla ‘BellaEminenza’ che Maria Antonietta sta ravvedendosi delle passate durezze: riuscira addirittura a corivincerlo che la sovrana ha avuto al suo indirizzo un impercettibile segno di simpatia durante una cerimonia ufficiale.
Accertata la credulita di Rohan, Jeanne gli consegna alcune lettere su carta filigranata con bordo azzurro e gigli di Francia in un angolo, dicendogli che sono di pugno della regina. In realta le ha scritte sotto dettatura il segretario amante della contessa, Louis Marc Antoine Retaux de Villette. Il contenuto e generico, ma il tono confidenziale e a tratti allusivo. Il cardi­nale le legge con passione e si getta ai piedi della sua benefattrice, pieno di riconoscenza. L’imbroglio, cominciato nel maggio 1784, si sviluppa nei mesi successivi con un preteso biglietto a firma Maria Antonietta di Francia, dal testo assai incoraggiante: «Sono felice di sapervi non piu in colpa. Non posso ancora concedervi un’udienza, ma vi faro avvisare a suo tempo. Siate discreto».


Rendezvous con la ‘regina’


Nel luglio 1784, un incontro casuale nei giardini del Palais Royal apre una nuova fase. Durante una passeggiata il conte de La Motte si imbatte in una giovane mamma col suo bambino. Ha lunghi capelli biondo cenere, collo da cigno, labbra carnose e grandi occhi blu. Si chiama Marie Nicole Le Quay, e fa la modista. La sua somiglianza con Maria Antonietta salta subito all’occhio.Cosi la bella Marie Nicole ribattezzata per l’occasione ‘baronessa d’Oliva’ (anagramma di Valois) viene sottoposta a un corso intensivo di buone maniere, destinato a consentirle di impersonare in modo credibile la regale sosia con il cardinale.La ‘rappresentazione’ viene fissata per la sera del 11 agosto. Nel tardo pomeriggio la combriccola, composta dai coniugi de La Motte, Villette e la baronessa d’Oliva, si trasferisce a Versailles, dove in una stanza d’affitto si compie la metamorfosi. MarieNicole, pettinata come la regina, indossa un abito copiato dal ritratto dipinto da Vigee Lebrun l’anno precedente, e riceve le ultime istruzioni. Approfit­tando della sua ingenuita, i de La Motte si sono limitati a chiederle di ‘rendere un servigio alla regina’, incontrando un gentiluomo nei giardini di Versailles per consegnargli un biglietto e una rosa, con poche parole di accompagnamento.L’incontro avviene verso mezzanotte nel cosiddetto boschetto di Venere. Alla consegna della rosa e alle parole beneauguranti, Rohan e co­me folgorato. Ora bisogna interrompere la scena, prima che il giuoco mostri la corda. A cio provvede Villette, che si precipita nel boschetto per informare che sta arrivando gente.

La contessa Jeanne de La Motte­ Valois, l’avventuriera che ideo la truffa. Si spacciava per amica e confidente della regina ma in realta non la conosceva nemmeno

 

Per la sua interpretazione Marie Nicole ricevera in premio circa 4000 franchi (invece dei 15000 che le erano stati promessi). La contessa de La Motte invece ne otterra dal cardinale oltre 150000 per «aiuto a una famiglia bisognosa» (presumibilmente la sua).



Il barone Louis de Breteuil: ambasciatore di Francia a Vienna, fu soppiantato nel 1772 dall’intrigante Rohan


L’affare va in porto


Pochi mesi dopo, l’incontro con il gioielliere Boehmer induce la contessa a tentare nuovamente la fortuna, con un’operazione anche piu arrischiata.Il cardinale di Rohan gongola di fronte a questa nuova prova di fiducia da parte della regina, e tutto fila liscio sino alla stipula del contratto (avallato dal solito Villette) alla fine di gennaio del 1785.Proprio in quei giorni giunge a Parigi il Conte Alessandro di Cagliostro. Mago, taumaturgo, Grande Iniziato e fondatore della cosiddetta Massoneria di Rito Egiziano, Cagliostro era apparso come dal nulla a Londra nel 1776. Costretto l’ anno seguente a lasciare l’Inghilterra dopo un processo per furto e stregoneria, aveva viaggiato intensamente per tutta l’Europa, prendendo contatti con varie Logge massoniche di orientamento esoterico, e in particolare con i 2 gruppi ispirati al misterioso Ordine dei Cavalieri Templari (soppresso nel 1314 sotto le accuse di eresia e stregoneria, ma il cui inquietante fantasma aveva continuato ad aggirarsi per l’Europa per oltre quattrocento anni). Aveva anche frequentato le corti dell’Europa Centrale, arrivando sino alla Curlandia sul Baltico, alla Polonia e alla Russia. Malgrado la fama di guaritore e veggente, non era però mai riuscito a realizzare il suo sogno di diventare una ‘potenza dietro il trono’, anche per gli sgradevoli pettegolezzi su presunte frodi e falsificazioni che erano aleggiati intorno alle sue attivita.Nel 1780 era arrivato per la prima volta in Francia e si era stabilito a Strasburgo, dove era stato accolto con entusiasmo ed aveva stretta amicizia con il cardinale principe di Rohan, vescovo della citta. Ben presto una ‘ventata di calunnie’ si era nuovamente rovesciata su di lui, costringendolo a riprendere le sue pellegrinazioni; ma dopo alcuni mesi aveva deciso di tentare nuovamente la sorte in Francia, fermandosi prima a Bordeaux, quindi nell’antico centro iniziatico di Lione, dove, accarezzando il progetto di unificare sotto la propria guida tutte le obbedienze massoniche, aveva intrapreso la costruzione di un fastoso Tempio per la sua loggia di Rito Egiziano. Alla fine di gennaio del 1785, pera, aveva deciso improvvisamente di trasferirsi a Parigi, dove si era da poco aperto un congresso genera le della Massoneria Universale, sotto il patrocinio del potente Ordine dei Filaleti.Appena giunto nella capitale, Cagliostro viene messo al corrente dell’acquisto della collana dal suo amico, discepolo e protettore Rohan. Il ‘mago’ fiuta immediatamente l’imbroglio, ma poi, dietro le insistenze del cardinale, si rimangia presto ogni dubbio, spingendo la sua piaggeria sino a trarre un oroscopo favorevole sui futuro delle trattative.La collana, come si e detto, viene consegnata il 10 febbraio; lo stesso giorno Jeanne de La Motte la riceve dalle mani del cardinale nella penombra del suo boudoir. Ma qualcuno bussa alla porta e Rohan e pregato di nascondersi in un’alcova. E un ‘messo della regina’, tutto vestito di nero (ancora una volta Villette), che viene a ritirare il gioiello. Cosi il prezioso cofanetto cambia di mani ancora una volta, e il collier en esclavage esce per sempre di scena. Quella stessa notte, attorno a un tavolo fiocamente illuminato da due candele, i tre compari cominciano a smontare il gioiello, con rozzi coltelli da cucina. All’alba la collana non esiste piu. Ora si tratta di realizzare il bottino, senza destare sospetti. Il 9 febbraio, Villette vende i primi brillanti, ma l’offerta insospettisce l’orefice che si reca alla polizia. In mancanza di qualsiasi denuncia precedente per furto di gioielli, la segnalazione viene archiviata, ma Jeanne per prudenza decide di mandare il marito in Inghilterra per smerciare il grosso del malloppo sui mercato londinese.
Il ‘conte’ torna ai primi di giugno con alcune centinaia di migliaia di franchi e un singolare assortimento di carabattole (fra cui un para fuoco, un imbuto di cristallo, due spade, due astucci per stuzzicadenti, un paio di mollette per asparagi, e altri articoli del genere). A Parigi, intanto, anche Jeanne si e data da fare, realizzando qualche altra decina di migliaia di franchi.

I nodi al pettine


Tutto sembra dunque procedere a gonfie vele, anche se Rohan comincia a inquietarsi di fronte alla persistente assenza del monile tanto desiderato dal collo della regina. Jeanne lo rassicura accampando uno scrupolo di Maria Antonietta nello sfoggiare la collana prima di aver iniziato i pagamenti, ma nel frattempo la scadenza della prima rata si avvicina e la truffa entra nella sua fase più delicata. Si giunge cosi alla richiesta di un ribasso di 200000 franchi sui prezzo totale (che sani all’origine del famoso bigIietto consegnato a madame de Campan), cui segue alla fine di luglio una nuova lettera apocrifa con cui Maria Antonietta di Francia chiede una dilazione nel versamento della rata d’agosto, sino al mese di ottobre. Rohan ancora una volta abbocca, perche Jeanne gli mostra un ‘acconto’ di 35000 franchi (ottenuto impegnando uno dei diamanti); i gioiellieri, invece, cominciano ad agitarsi sui serio.



La galleria degli specchi a Versailles: qui venne arrestato il prelato


E il momento di passare alla fase finale dell’ operazione. Con incredibile audacia, la ‘contessa’ rivela a Boehmer che L’avallo regale sui contratto e apocrifo e contemporaneamente denuncia al cardinale L’esistenza di un non meglio precisato complotto ai propri danni. L’obiettivo e di indurre Rohan a coprire di tasca sua il prezzo della collana per soffocare lo scandalo. E un castello di carte che forse reggerebbe se Boehmer anziche chiedere al cardinale un’amichevole ’sistemazione’ dell’affare non decidesse di prendere il toro per le corna, recandosi di nuovo presso madame de Campan.



La fortezza della Bastiglia dove finirono Rohan e la contessa de La Motte


Cosi il 4 agosto la truffa viene allo scoperto e Boehmer si reca dal principe di Rohan per interrogarlo cautamente circa l’affidabilita della ‘contessa’. Rohan cade dalle nuvole, mapartito l’orefice si affretta a esaminare meglio il biglietto con cui la regina aveva dato il suo assenso alle condizioni di pagamento. Con stupore, constata allora che la calligrafia e del tutto diversa da quella di altre lettere ufficiali in suo possesso; e Cagliostro immediatamente convocato gli fa rilevare che neanche la firma «Maria Antonietta di Francia» corrisponde a quella abituale della regina (che e semplicemente «Maria Antonietta»). Il consiglio del mago e di gettarsi ai piedi del re, con fessargli tutto e invocarne il perdono.



L ‘avventuriera viene portata in carcere. E il 20 agosto 1785.


Ma Rohan esita, e si rivolge invece ingenuamente al banchiere SaintJames, tesoriere della marina reale, per tentare di indurlo a tacitare i gioiellieri. Forse il cardinale rilutta a riconoscere che il suo sogno di riappacificazione con la regina non ha mai avuto alcun fondamento; oppure spera che la stessa enormita dello scandalo possa spingere le alte sfere a decretarne l’insabbiamento. Comunque stiano le cose, questa mossa e un errore che costera assai caro alla ‘Bella Eminenza’.L’arresto di Rohan, di Jeanne de La Motte e di Cagliostro (sua moglie Serafina sara presto rimessa in liberta) non apre automaticamente l’inchiesta giudiziaria. Secondo la prassi del l’ ancien regime il re potrebbe emettere una sentenza inappellabile sull’intera vicenda con una lettre de cachet, senza consultarsi con nessuno. Il clamore suscitato dal ‘caso’ spinge pero il sovrano a evitare un intervento autocratico che potrebbe lasciar adito a dubbi circa la persona di Maria Antonietta. Cosi viene offerta a Rohan la scelta fra l’appello alla clemenza sovrana e un processo pubblico dinnanzi al parlamento di Parigi. Rohan nella speranza di poter in seguito accampare il suo diritto al privilegio del foro ecclesiastico opta per la seconda soluzione e, il 6 settembre, Luigi XVI e costretto a incaricare ufficialmente i due rami del parlamento riuniti in Gran Camera dell’inchiesta e del giudizio sull’affaire du collier. L’esito del processo sembra comunque scontato: il caso e chiaro, il cardinale e malvisto dall’opinione pubblica per la sua arroganza, e l’innocenza della regina dovrebbe questa volta rifulgere in modo clamoroso.Ma e una previsione errata, che sottovaluta sia la volubilita degli umori popolari, sia l’ostilita che circonda l’odiata ‘austriaca’, sia l’ansia di rivincita sulla corona che serpeggia nel parla mento e che finira col far difendere Rohan da tutti: dai nobili per spirito di casta, dal clero per reverenza alla porpora e dai borghesi per ribellione al sistema autocratico.Nel giro di alcuni mesi, la polizia arresta anche la ‘baronessa Oliva’ e Villette. La prima era fuggita in Belgio, prima ancora che fosse emerso il suo nome, perche la contessa de La Motte si era preoccupata di farle pervenire dalla Bastiglia un invito perentorio a sparire dalla circolazione. Villette, invece, non aveva avuto bisogno di suggerimenti e si era rifugiato a Ginevra, di sua iniziativa, sotto falso nome. I due vengono estradati grazie all’ opera di un intra prendente poliziotto parigino, l’ispettore Quidor. La ‘baronessa’ cade cosi nella rete alla fine di ottobre 1785, e il segretario viene fermato nel marzo 1786. Rimarra a piede libero solo il conte de La Motte che in Inghilterra si trova al riparo dal pericolo dell’estradizione.



Il Processo
I sessantaquattro giudici dei due rami del parlamento di Parigi si riuniscono per giudicare gli imputati il 22 marzo 1786. Durante i primi sei giorni vengono letti i verbali delle deposizioni rese dinnanzi alla polizia, poi hanno inizio le udienze. Per due mesi il processo si svolge a porte chiuse ma gli avvocati difensori fanno circolare come d’uso delle memorie, che riportano sostanzialrnente il testa delle deposizioni dei loro clienti.
La contessa de La Motte continua ad accusare Cagliostro, «guaritore empirico, basso alchimista, sognatore della pietra filosofale, profeta settario e profanatore dell’unico vero culto» ,di aver organizzato la truffa, coinvolgendo il succubo Rohan; e di aver sorpreso la sua buona fede, e quella del marito, inducendoli a smerciare i diamanti, dopo aver smontato la collana. Cagliostro, inferocito, respinge ogni addebito, ricordando fra l’altro di essere giunto a Parigi quando ormai le trattative per l’acquisto della collana erano andate in porta; e nel corso di un drammatico confronto aggredisce Jeanne con l’epiteto di ‘maledetta adescatrice’. La contessa reagisce in modo poco aristocratico, colpendolo al ventre con un candeliere, ma poco abituata a scontri fisici di questo tipo finisce per infilarsi da sola il moccolo acceso in un occhio.
Piu compassata la difesa di Rohan, che si limita a rinfacciare alla contessa l’inspiegabile ricchezza degli ultimi tempi. Ma l’avventuriera lo mettera a tacere senza troppa difficolta, con un accenno poco discreto, ma certamente efficace alla generosita di cui era stata sempre oggetto proprio da parte del cardinale, in cambio dei suoi favori.



Il sedicente conte MarcAntoine Nicolas de La Motte, marito di Jeanne. I due erano fatti l’uno per I’altra: se Jeanne spacciandosi per confidente della regina spillava i soldi agli ingenui che ricorrevano alle sue ‘raccomandazioni’, Marc Antoine, approfittando dell’aria rispettabile che gli conferiva la divisa da ‘ufficiale, arrotondava lo stipendio barando al gioco. Quando la moglie viene arrestata, il conte arraffa tutti i valori e i documenti che riesce a trovare in casa e fugge in lnghilterra.
 

La linea di difesaattacco della contessa entra pero in crisi quando sono chiamati a deporre i complici ‘Oliva’ e Villette. La prima riferisce infatti con ogni dettaglio l’inganno di cui Rohan e stato vittima nel boschetto di Venere; e il secondo addirittura confessa di essere stato l’autore materiale delle firme apocrife dietro istigazione della ‘crudele incantatrice’.
Cosi, quando il 22 maggio il processo entra nella sua fase pubblica, la situazione e ormai chiara. La contessa de La Motte tenta ancora una disperata difesa, facendo allusione fra l’indignazione di tutti all’esistenza di una tresca fra Rohan e la regina; ma tutte le altre deposizioni conferrnano senza ombra di dubbio il quadro emerso in precedenza. L’affaire du collier, insommna, non e altro che la truffa organizzata da un’avventuriera, che ha millantato inesistenti entrature a corte per imbrogliare un ingenuo cardinale. Il re e la regina, pero, sono fortemente contrariati dall’andamento del processo, che scagiona l’imprudente Rohan (reo di aver potuto supporre un comportamento cosi poco regale da parte di Maria Antonietta) senza neanche una parola di condanna per il fango che in questo modo e stato gettato sui trono. Cosi il 29 maggio, il procuratore del re Joly de Fleury, senza neanche consultarsi con il pubblico ministero, si alza per suggerire che tutti i documenti firmati «Maria Antonietta di Francia» vengano dichiarati «falsi fraudolenti»; e per chiedere che il cardinale confessi le sue responsabilita oggettive nell’affare, si dichiari pentito e invochi il perdono del re e della regina, prima di essere condannato a dimettersi da tutte le cariche e a ritirarsi in esilio, lontano da Parigi.



Una seduta di Cagliostro. Il famoso ‘mago’,amico del cardinale di Rohan,. viene indicato dalla contessa de La Motte come il vero organizzatore della truffa della collana; cosi anche lui finisce alla Bastiglia insieme con la moglie Serafina.


Questo intervento dall’alto appare all’opinione pubblica (che poco a poco e passata dall’originaria ostilita verso la ‘Bella Eminenza’ a posizioni sempre piu innocentiste) come la prova estrema della protervia con cui la corona intende sigillare i suoi scheletri negli armadi e provoca fra i giudici una reazione di dispetto che non favorisce certo la causa della regina.

Il marchio dell’infamia


La sentenza viene pronunciata il 31 maggio alle 6 del mattino, mentre una folla immensa si accalca davanti al palazzo di giustizia. Jeanne de La Motte Valois e condannata a essere pubblicamente fustigata e marchiata con un ferro rovente a forma di V, iniziale della parola voleu se (ladra), prima di essere rinchiusa per sempre nella prigione della Salpetriere. Il conte de La Motte, contumace, e condannato alla galera a vita e alla confisca di tutti i beni. Retaux de Villette viene esiliato dal regno, mentre Marie Nicole ‘Oliva’ e «assolta fuori corte», cioe con formula dubitativa.



Marie Nicole Le Guay, la modista che per la sua somiglianza con Maria Antonietta venne impiegata dai conti de La Motte per far cadere in trappola il cardinale Rohan ansioso di riconciliarsi con la regina.



Tutti i documenti firmati «Maria Antonietta di Francia» sono dichiarati «falsi e fraudolenti», come richiesto dal procuratore del re; ma il principe di Rohan e Cagliostro vengono completamente scagionati da ogni accusa. La sentenza provoca scene di entusiasmo fra la folla, che accompagna trionfalmente Rohan sino alla Bastiglia (dove dovra passare ancora una notte) e sosta a lungo davanti al portone per applaudirlo.
A Versailles, Maria Antonietta scoppia in pianto di fronte a madame de Campan: «Fatemi pure le vostre condoglianze le dice. L’intrigante che ha abusato del mio nome e stato assolto. Ma compiangete anche il popolo francese, per questo tribunale supremo composto da avvoltoi, preda delle passioni, facile a farsi corrompere e animato da una incredibile audacia nei confronti dell’autorità».



L’incontro del cardinale con Marie Nicole che, sapientemente truccata, gli farà credere di essere la sovrana.

 


Rohan e Cagliostro sono rimessi in liberta l’indomani. Il principe e il mago sono riusciti a umiliare la regina di Francia, ma la vendetta della corona non si fara attendere.
Subito dopo l’arresto, Cagliostro aveva accusato un ispettore di polizia e il governatore del la Bastiglia di avergli sottratto denaro, gioielli e manoscritti. Questa denuncia avventata su cui il tribunale aveva evitato di pronunciarsi fornisce il pretesto per un’espulsionelampo a sole ventiquattr’ore dal rilascio.Il 2 giugno, infatti, una lettre de cachet ingiunge al mago di abbandonare la Francia entro tre settimane. Cagliostro, che ha da tempo visto fallire anche il suo ambizioso progetto di di ventare capo della Massoneria Universale, decide di partire immediatamente; e il 16 giugno si imbarca con la moglie alla volta dell’Inghilterra.Saggiamente, Rohan non attende di essere pubblicamente colpito dalla collera reale e all’indomani dell’assoluzione rassegna le dimissioni dalla carica di Grande Elemosiniere. Cosi, quando il 3 giugno giunge anche per lui l’ordine di lasciare Parigi, tutto e gia pronto per trasportarlo nell’abbazia di La Chaise Dieu, appositamente scelta dal sovrano come residenza obbligata a causa della sua lontananza da ogni centro abitato.Il supplizio di Jeanne de La Motte ha luogo, dopo due rinvii, il 23 giugno. Alle 5 del mattino la contessa e condotta nel cortile della Conciergede (dove e rimasta detenuta sin dalla fine del processo), sotto gli occhi di alcune centinaia di curiosi, affacciati alle finestre delle case circostanti. Afferrata da quattro carnefici, Jeanne rifiuta di spogliarsi e si difende come una tigre, sicche le si devono tagliare addosso gli abiti per procedere alla fustigazione. Svincolatasi dai suoi torturatori, continua a dibattersi al punto che il marchio rovente, anzi che sulla spalla, finisce cosi esserle apposto sul seno.Terminato il supplizio, la contessa de La Motte viene trasportata alla prigione della Salpetriere: ma vi rimarra solo pochi mesi, perche alla fine di dicembre dello stesso anno riuscirà ad evadere nottetempo, grazie a complicita esterne su cui non si riuscira mai a fare piena luce. Rifugiatasi in Inghilterra la contessa si dedichera alla stesura delle sue memorie, in cui tirera in ballo senza mezzi termini la regina come ispiratrice dell’acquisto della collana e ribadira la sua accusa col sostegno di una serie di esplosive lettere d’amore fra Maria Antonietta e Rohan (disgraziatamente mai messe a disposizione in originale).L’ affaire du collier condurra alla rovina i gioiellieri Boehmer e Bassenge che vanamente continueranno a citare in tribunale, sino al 1843, la famiglia Rohan, per essere risarciti del danno; e segnera anche la fine definitiva della carriera di cortigiano per la ‘Hella Eminenza’ cui la clemenza regale concedera solo, un po’ piu tardi, di far ritorno nella sua diocesi di Strasburgo.Ma gli effetti piu dirompenti saranno di carattere politico.

La miccia e accesa


«Il valore storico dell’ affaire du collier ha scritto Stephan Zweig nella sua biografia di Maria Antonietta consiste in questo: che serve a orientare il riflettore dell’opinione pubblica verso le finestre di Versailles. E in tempi di turbamento ogni illuminazione può essere pericolosa. La sentenza del parlamento di Parigi aveva in pratica avallato il diritto del cardinale a credere che la regina potesse essersi comportata in quel modo, criticandone cosi pubblicamente di proposito la leggerezza. Se almeno si fosse riconosciuto che Rohan aveva mancato di rispetto alla sovrana, Maria Antonietta sarebbe stata in qualche modo risarcita dell’abuso che si era fatto del suo nome; ma essendo stato egli assolto con formula piena, la regina aveva finito col l’essere inevitabilmente censurata sul piano morale».



Lo scandalo fornisce inoltre una malevola chiave di lettura alla rivelazione che di li a poco il ministro delle finanze sara costretto a fare sul disavanzo pubblico, ammontante a un miliardo e 250 milioni di franchi. Come si e raggiunta una cifra cosi astronomica? L’affaire du collier sembra dare la risposta: in certi ambienti i diamanti possono essere scambiati come pegni d’amore, mentre il popolo fa la fame.Adesso Maria Antonietta non e piu soltanto ‘l’austriaca’, ma e diventata ‘Madame Deficit’, un nome che le rimarrà addosso come un marchio. Una grandine di libelli, petizioni e di scorsi si abbatte sulla Francia; ma i temi, ora, non sono piu le coma del re o le amicizie particolari della regina.



L’incontro tra Boehmer e Maria Antonietta, quando il malcapitato gioielliere, recatosi a corte per riscuotere almeno parte della somma dovutagli, scopri che la regina non aveva affatto incaricato Rohan di acquistare la collana.


La nazione non crede piu alla corona ne al govemo, e neanche al parlamento dei nobili o alle assemblee dei notabili. Per questo Lui gi XVI, nel 1789, acconsente a convocare, per la prima volta dopo due secoli, gli Stati Generali, cioe il popolo tutto intero; e per ridurre la preponderanza del clero e della nobilta decide di aumentare il numero dei rappresentanti del terzo stato.Cosi si pensa, le forze si bilanceranno e al re spetteranno le decisioni ultime.La seduta inaugurale degli Stati Generali ha luogo il 5 maggio 1789; ma gli eventi si susseguono in modo ben diverso dalle previsioni, con l’impeto di un torrente in piena.17 giugno: gli Stati Generali si costituiscono in Assemblea Generale.20 giugno: nella Sala della Pallacorda, a Versailles, i membri dell’ Assemblea giurano di non separarsi sinche non si sia ottenuta una Costituzione.14 luglio: assalto alla Bastiglia.26 agosto: Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.5 ottobre: marcia delle popolane su Versailles; Luigi XVI e costretto a trasferirsi con i suoi a Parigi nel palazzo delle Tuileries: comincia l’agonia del trono.Nel 1790 si ha un momento di respiro, ma nel 1791 i moderati perdono terreno e gli estremisti avanzano. Il torrente sta per rompere gli argini.20 giugno: la famiglia reale tenta la fuga, ma viene catturata a Varennes ed e ricondotta a Parigi sotto scorta.14 settembre: il re e costretto a giurare fedelta alla Costituzione. Nasce una nuova Assemblea Legislativa ormai dominata dai repubblicani.10 agosto 1792: assalto alle Tuileries e internamento di tutta la famiglia reale nella fortezza del Tempio. Luigi XVI e Maria Antonietta sono ormai soltanto dei prigionieri.La repubblica viene proclamata in settembre; e il 21 gennaio 1793, poco piu di sei mesi dopo, Luigi XVI, condannato a morte, sale sul patibolo.

Nel boschetto di Venere


Dalla deposizione resa al pro cesso da MarieNicole Le Guay, ‘baronessa d’Oliva’: «Madame de La Motte mi consegno una piccola lettera senza firma, piegata in modo normale. Non mi disse ne cosa conteneva ne a chi fosse indirizzata. Mi disse solo:“Questa sera vi guidero nel parco e la consegnerete a un gran signore”.
Tra le undici e mezzanotte uscii con il conte e la contessa de La Motte. Avevo indossato una mantellina bianca, con una ‘therese’ sulla testa. Mi guidarono verso il parco e la contessa mi diede una rosa dicendomi: “Consegnate que ta rosa, insieme con la lettera, alla persona che si presentera, dicendo soltanto “Voi sapete cosa significa questo’. La regina sara presente per vedere come vanno le cose”. Stavamo ancora camminando, quando il signor de La Motte incontro un uomo al quale disse: “Ah, eccovi qua”. Ho successivamente riconosciuto quest’uomo in Retaux de Villette.Scomparso lo sconosciuto, madame de La Motte mi condusse vicino a una pergola, e ando incontro al gran signore, che non si era ancora visto. Poco dopo giunse il signore che mi s’inchino davanti, mentre la contessa in disparte osservava la scena. A quel tempo, in quell’uomo non ri conobbi nessuno, anche se il cardinale di Rohan ha detto che si trattava di lui.Gli offersi allora la rosa, di cendo “Voi sapete cosa significa”, 0 qualcosa di simile. La lettera, invece, rimase nella mia tasca, del tutto dimenticata.Avevo appena finito di parlare che madame de La Motte accorse verso di noi dicendo sottovoce: “Presto, presto, venite”.Questo e tutto quello che ricordo. Poco piu in la ritrovai il signor de La Motte, al quale consegnai la lettera che mi ero dimenticata in tasca.Il conte mi ricondusse all’abergo dove aspettammo il ritorno di madame de La Motte, che arrivo verso le due del pomeriggio. Le raccontai della lettera temendo di essere rimproverata. Ma lei mi assicuro che la regina era soddisfattissima di come mi era comportata. Cosi me ne andai a letto per riposarmi, convinta che la mia fortuna fosse fatta».



L’incontro tra Rohan e la falsa Maria Antonietta nel parco di Versailles. MarieNicole Le Guay recita la parte convinta di rendere un servigio alla regina.

 

La Sentenza


Sentenza pronunciata dalla Corte del parlamento di Parigi riunita in Grande Camera, il 31 maggio 1786:«Questa Corte dichiara la parola ‘approvato’ e la firma ‘Maria Antonietta di Francia’ essere state apposte con intenzione fraudolenta in margine allo scritto “Proposte e condizioni per il prezzo e il pagamento della collana”, cui si ri ferisce questo processo, e falsamente attribuite alla regina. Ordina che la suddetta parola e la suddetta firma siano cancellate dal suddetto scritto, e che questa sentenza venga menzionata su tale documento, che sara depositato presso la Cancelleria criminale della nostra Corte. Concedendo il beneficio della contumacia, condanna Marc Antoine Nicolas de La Motte a essere percosso e fustigato nudo per mezzo di verghe, e marchiato con ferro rovente con le tre lettere GAL sulla spalla destra; per poi essere condotto nelle galere del re come forzato a vita. Ordina inoltre che tutti i beni del sud detto MarcAntoineNicolas de La Motte siano confiscati. La suddetta Corte esilia a vita dal regno LouisMarcAntoine Retaux de Villette. Condanna Jeanne de Valois de Saint Remy de Luz, moglie di Marc AntoineNicolas de La Motte, a essere percossa al collo con la corda, fustigata nuda per mezzo di verghe, e marchiata con ferro a forma di V sulle due spalle dall’esecutore dell’alta giustizia dinnanzi alla porta della prigione della Conciergerie di Palazzo; per poi essere condotta nella prigione dell’ospedale generale della Salpetriere, per esservi rinchiusa a vita.
La Corte dichiara inoltre che i beni della suddetta de La Motte e del suddetto Retaux de Villette verranno ugualmente confiscati. Riguardo alle accuse mosse contro MarieNicole Le Guay, detta d’Oliva, la sentenza assolve l’accusata fuori Corte e fuori processo.Discolpa inoltre Alessandro di Cagliostro e LouisRenè Edouard de Rohan dalle accuse mosse contro di loro dal nostro procuratore generale. Riguardo alle richieste del suddetto Cagliostro contro il commissario Chenon figlio, e contro il governatore della Bastiglia Launay, la sentenza le respinge, lasciando a lui l’iniziativa di fare nuovamente appello se lo riterra necessario».



Il procuratore del re, Joly de Fleury.

 

Nel labirinto delle ipotesi


Ma torniamo alla collana. Tutto e stato davvero chiarito? A prima vista la sentenza sembra corrispondere ai fatti, ma in realta solo due cose risultano accertate in modo inequivocabile: che Boehmer e Bassenge sono stati truffati e che i diamanti sono stati smerciati dalla ‘banda de La Motte’ su varie piazze. Il resto e confuso e incerto.
 

Riconosciuta colpevole, la contessa de La Motte viene afferrata dai camefici e marchiata con un ferro rovente a forma di V (iniziale della parola ‘voleuse’, ladra)
E mai possibile, per esempio ci si e chiesti che Rohan, nella scena del boschetto, si sia fatto ingannare cosi platealmente dalla sosia di una persona che aveva sotto gli occhi tutti i giorni? E possibile che sia stato cosi sbadato da non accorgersi subito che i biglietti erano scritti con calligrafia diversa da quella della regina e firmati in modo a dir poco bizzarro?



La prigione della Salpetriere dove la contessa rimase solo pochi mesi, perche evase e raggiunse L’Inghilterra dove pubblica un supplemento delle sue memorie nel quale accusava la regina di aver organizzato la truffa.


E ancora: come mai, una volta scoperto l’imbroglio,la ‘Bella Eminenza’ non ha fatto nulla per salvarsi e subito dopo l’arresto ha ordinato invece per prima cosa di bruciare tutte le carte contenute nel ‘portafoglio rosso’? Se si trattava, come sembra, dei biglietti incriminati, per che mai ha distrutto con le sue mani proprio le prove principali della sua innocenza? «Non ho mai visto questa de La Motte si legge in una lettera di Maria Antonietta a sua sorella. Pare si tratti di un intrigante della piu squallida specie che mi ha incontrato un paio di volte sulla scala della Corte dei Principi … ». Tutti i contemporanei, e buona parte degli storici, hanno accettato senza discutere questa affermazione. Ma le cose stavano proprio cosi? Oppure e possibile che la ’squallida intrigante’ (contessa fasulla, ma Valois autentica) fosse davvero una specie di faccendiera segreta della regina?«Nessuno di noi ha mai detto la verita in questo processo» si legge nella deposizione di Jeanne de La Motte dinnanzi ai giudici. Di chi parlava e anche cosa alludeva esattamente? Verso la meta dell’ottocento, lo storico Jules Michelet avanzera l’ipotesi che Maria Antonietta avesse effettivamente fatto acquistare la collana, salvo poi spaventarsi tardivamente per il prezzo (da qui la richiesta delle ’sconto’). Cosi, dopo qualche esitazione, il monile sarebbe stato restituito; ma anziche ritomare ai gioiellieri sarebbe stato rivenduto dalla infedele mediatrice, abbacinata dalla prospettiva del ‘colpo grosso’.
Secondo questa teoria, insomma, i biglietti di Maria Antonietta sarebbero stati veri: ciò spiegherebbe sia l’affrettato rogo di tutta la corrispondenza da parte dei destinatari subito dopo l’esplosione dello scandalo, sia il ricorso altrimenti demenziale di Rohan proprio al tesoriere della marina, con la possibilita (poi puntualmente verificatasi) che la sua richiesta venisse risaputa negli ambienti di corte.Lo scenario e suggestivo, ma fa acqua da troppe parti: sia perche presuppone contro ogni evidenza uno spasmodico interesse della regina per la collana; sia perche comporta l’esistenza di una intesa segreta fra Maria Antonietta e Rohan che (malgrado le ‘rivelazioni’ di Jeanne de Valois) nulla sembra confermare; sia infine perche mal si concilia con l’ odio viscerale della regina verso coloro che in ultima analisi si sarebbero accollati un ruolo infamante per salvare la sua reputazione.
 


La principessa di Lamballe, un’amica della regina. Tenta di incontrare la de La Motte alla Salpetriere. Perchè?


Esiste però una variante, che potrebbe ovviare alle suddette incongruenze. Secondo questa subordinata, Jeanne de Valois avrebbe potuto essere davvero una confidente della regina; la truffa pero, sarebbe stata una sua operazione personale, interamente progettata e realizzata dietro le spalle dell’ augusta protettrice e Rohan sarebbe stato tirato dentro semplicemente per far pagare il costo dell’ imbroglio a qualcuno in grado di pagare una somma cosi forte. Il 12 agosto, dunque, Maria Antonietta sarebbe avvampata d’ira soprattutto per l’abuso di fiducia e per il coinvolgimento nell’affare proprio di un personaggio da lei tenuto sino ad allora accuratamente a distanza. Questa ricostruzione rende meno assurdo anche il comportamento di Rohan, spinto dalla conoscenza dei reali rapporti esistenti fra Jeanne e Maria Antonietta a non guardare troppo per il sottile; e spiegherebbe pure la sua inerzia di fronte alla truffa, in quanto opera di persona dell’entourage reale, e quindi perfettamente in grado di impedire che l’affare prendesse proporzioni troppo pericolose.In realta, la vera posizione della regina di fronte allo scandalo non e mai stata completamente chiarita. La versione corrente la vuole infatti decisa a ottenere la riparazione piu clamorosa possibile, ma esiste anche una lettera dove la regina afferma invece che sarebbe stato suo desiderio veder punita «la condotta indecente del cardinale» soltanto con «le dimissioni forzate e l’esilio». Secondo questa lettera, sarebbe stato Breteuil, spinto dalla sete di vendetta personale, a sostenere l’arresto di Rohan e piu tardi il suo deferimento dinnanzi al parlamento di Parigi. Se le cose fossero andate davvero cosi, allora bisognerebbe supporre che la regina, il cui proposito era in realta solo quello di ottenere dal regale consorte una ‘riparazione’ privata, sia rimasta vittima di una specie di ’salto della quaglia’ politico da parte di Breteuil.Cosi Jeanne de Valois finisce davanti ai giudici, e tenta di scaricare tutta la colpa sull’enigmatico Cagliostro. La sua ardita costruzione, fatta di menzogne, mezze verita e omissioni, crolla pero miseramente in seguito all’estradizione dei due complici e alle loro devastanti di chiarazioni. Rohan, rapidamente promosso a martire del dispotismo regale, viene quindi assolto insieme con il suo amico mago, mentre la ‘maledetta adescatrice’ paga per tutti malgrado i suoi tentativi in extremis di intorbidare le acque.Resta da spiegare la sua strana fuga dalla prigione della Salpetriere, che per alcuni storici eterodossi sono propensi a ritenere opera della stessa Maria Antonietta, ormai soddisfatta nella sua sete di vendetta per il ‘tradimento’ della faccendiera e impietosita dalla sua sorte, oltre che convinta della necessita di chiudere in qualche modo, definitivamente, l’affare. L’ipotesi e audace, ma non priva di logica, e soprattutto resa suggestiva da un altro episodio misterioso: la tentata visita della piu stretta amica di Maria Antonietta, la principessa di Lamballe, alla Salpetriere, proprio poco prima dell’evasione di Jeanne de La Motte. Qual’era l’obiettivo dell’incontro? Recare conforto alla prigioniera, oppure comunicarle i dettagli dell’operazione di salvataggio, organizzata dalla sua augusta ex protettrice?

 

Il ruolo del mago


E Cagliostro? Di solito i suoi biografi, anche i piu ostili, concordano nel ritenerlo ingiustamente coinvolto nell’affare. Eppure anche per lui esistono alcune ipotesi che gli attribuiscono un ruolo assai meno innocente di quello che traspare dalle sue deposizioni.Il prima ordine di perplessita riguarda i rapporti di Cagliostro con Jeanne de La Motte. Perche mai la falsa contessa ha tentato di scaricare su di lui tutta la colpa? La risposta potrebbe essere che l”uomo del mistero’ si prestava alla perfezione per l’identikit di un maestro del crimine; ma non poteva darsi invece che Cagliostro avesse davvero avuto in qualche modo le mani in pasta?Il punto maggiore a sua difesa e l’arrivo a Parigi solo il 30 gennaio, quando le trattative erano ormai in dirittura d’arrivo. Ma l’obiezione non e insormontabile. Cagliostro infatti, messo al corrente da Rohan, sebbene abbia subito” fiutato il marcio, non tarda a dare la sua approvazione, affrettandosi anzi a tranquillizzare la ‘Bella Eminenza’ con un oroscopo di buon augurio. Per non contrariare il protettore, oppure perche ha intravisto la possibilita di trarre vantaggio dalla situazione?Nei mesi successivi poi, e visto frequentare casa de La Motte. Solo per cercare tramite la contessa un’entratura a corte oppure perche sta proponendosi come complicericattatore? Una cosa e certa: quando in agosto scoppia lo scandalo, Cagliostro e l’unico ad avere le idee chiare, tanto da consigliare a Rohan di metter subito da parte ogni orgoglio, per gettarsi ai piedi del re. Intuito di mago o conoscenza di retta di quanto e avvenuto dietro le quinte? La seconda serie di interrogativi riguarda invece i rapporti di Cagliostro con la Massoneria. Tra i vari tentativi di interpretazionedella storia mondiale come risultato dell’azione sotterranea di tenebrose societa segrete, una delle piu diffuse riguarda la supposta vendetta dei Templari. Vittima della sua eresia e del cedimento alle lusinghe di forze oscure (oppure piu probabilmente della rapacita del re di Francia Filippo il Bello e del papa Clemente V, ingelositi dalle ricchezze dell’Ordine), il Gran Maestro dei Cavalieri della Croce Jacques de Molay muore sul rogo dinnanzi a NotreDame il 18 marzo 1314. Da quel giorno l’ordine cessa di esistere, ma una leggenda assai tenace fa rifugiare i Cavalieri della Croce in lunga clandestinita, in attesa della vendetta. E non pochi esoteristi hanno visto quel contrappasso proprio nella prigionia di Luigi XVI e Maria Antonietta al Tempio, da dove usciranno solo per salire sulla ghigliottina.
Al di la di ogni fumisteria, comunque, una cosa e certa: che all’interno della Massoneria sopravvive davvero un filone che, apertamente, si richiama all’Ordine del Tempio. Cagliostro ne fa parte: la sua iniziazione e avvenuta in una ‘cripta templare’ di Francoforte poco prima dell’ arrivo in Francia nel 1780. «Da quanto mi dissero si legge nelle sue Memorie mi parve di capire che si voleva colpire la Francia, e poi Roma; che la societa aveva molto denaro proveniente da 180000 massoni che versavano cinque luigi a testa; e che questo denaro serviva per pagare gli emissari annidati in tutti le corti, oltre che per le altre necessita della setta, com presi i premi agli agenti guastatori». Piu che alla vendetta postuma di Jacques de Molay, la frase fa pensare a un’organizzazione rivoluzionaria con precisi scopi politici, quantunque ammantata d’occultismo secondo la moda dell’epoca.Tenuto conto di tutto questo, qualcuno ha avanzato un’ipotesi in realta meno fantastica di quanto possa sembrare a prima vista: Cagliostro, ‘agente’ dei Templari, una volta venuto a conoscenza del losco piano progettato da Jeanne de Valois, si sarebbe astenuto dal denunciarlo perche ne avrebbe compreso il potenziale destabilizzante in una situazione in quieta come quella francese.L’assoluzione del ‘nobile viaggiatore’ (formula da lui usata di proposito durante il processo per far conoscere a chi di dovere il suo rango segreto di Superiore Templare) sarebbe quindi stata opera dei confratelli annidati tra i giudici e non gia un semplice sottoprodotto del salvataggio di Rohan da parte della nobilta e del clero. Cosi come la sua frettolosa espulsione dal paese avrebbe rispecchiato soprattutto la scoperta da parte delle autorita del suo eccezionale grado di pericolosita politica.Questa ipotesi troverebbe conferma anche negli sviluppi successivi della vita di Cagliostro, impegnatosi a Londra in una lotta contro la monarchia francese di chiaro segno politico e poi passato a Roma con intendimenti altrettanto sovversivi nei confronti dello Stato Pontificio.Il papato, pero, si dimostrera assai meno tollerante di Luigi XVI: Cagliostro finira cosi dinnanzi al tribunale del Sant’Uffizio, verra condannato a morte, e andra a concludere la sua vita «a titolo di grazia speciale» nella Rocca di San Leo.Maria Antonietta, Rohan, Cagliostro. A un esame piu ravvicinato e diffidente tutte le certezze processuali si sgretolano e l’affare della collana si trasforma in un labirinto in cui e facile sperdersi, mentre la verita che sembrava a portata di mano si fa di momento in momento sempre piu inaccessibile.



Illustrazione tratta dal romanzo ‘La collana della regina’ di Dumas padre. Del misterioso ‘affaire’si sono occupati numerosi scrittori e saggisti alla ricerca di una verità difficile da svelare.
 

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