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Decalogo
dell’infusione
1. La raccolta deve avvenire nel momento
“balsamico” quando cioè la pianta, o le sue parti,
contengono ancora tutti i loro principi attivi.
2. La raccolta deve essere fatta in giornata
serena e senza vento. Se è piovuto da poco è buona
regola astenersi. Anche la rugiada (escluso l’infuso di
noci verdi) è da evitare.
3. Scegliere sempre gli esemplari migliori,
quelli più vitali e che non siano già stati sradicati,
rosicchiati da qualche animale o recisi dal vento.
4. Gli steli e le foglie devono essere raccolti
quando ancora sono teneri e freschi, vale a dire
all’epoca in cui la pianta non ha ancora emesso fiori, o
lo ha appena fatto.
5. La raccolta delle sommità fiorite e dei fiori
deve avvenire prima che la piena fioritura sia in atto,
quando cioè i boccioli sono appena dischiusi e prima di
essere visitati dagli insetti. Qualora se ne voglia
mantenere il colore, è consigliabile conservarli in un
locale chiuso.
6. I frutti e i semi devono aver raggiunto la loro piena
maturazione (fa ancora eccezione l’infuso di noci che
esige la drupa verde).
7. Le cortecce si raccolgono in primavera o in
autunno. Si devono scartare quelle di alberi troppo
vecchi, ormai prive di principi attivi. Le cortecce
vanno spazzolate e mai lavate, pena la marcescenza.
8. Le radici, i rizomi, i tubercoli, i bulbi si
raccolgono in autunno, all’inizio del loro riposo
vegetativo. Oppure in primavera, prima della nuova
vegetazione. Le radici vanno accorciate e pulite per
bene della terra e di ogni altra cosa residua.
9. Dare la preferenza ai contenitori in vetro a
tenue colorazione ed evitare di usare oggetti metallici
per il taglio, la triturazione e lo sminuzzamento (anche
il mortaio e relativo pestello devono essere quanto meno
di maiolica , o marmo).
10. Usare alcol a più bassa gradazione possibile.
Agitare con sistematicità il contenuto durante il
periodo di macerazione. Filtrare con pazienza ed
attendere senza fretta che tutte le sostanze in
infusione siano ben entrate in armonica comunione tra di
loro.
Attrezzatura Indispensabile
E’ ben vero che nella confezione casalinga degli infusi
e dei liquori si è sempre fatto riferimento, in fatto
d’attrezzi, a quanto la casa, e la cucina in
particolare, poteva offrire: i consueti utensili
recuperati per l’impropria e temporanea funzione
“liquoristica”. Riteniamo che così, in stato di
necessità, si debba proseguire anche se è doveroso
sottolineare che quando si utilizzano strumenti
solitamente usati per altre funzioni, ed in particolare
per quella culinaria, esiste sempre in agguato il
pericolo che gli utensili pur lavati scrupolosamente
continuino a portar traccia delle precedenti esperienze
e quindi a cedere involontariamente sapori e profumi
anomali. Meglio allora attrezzare un piccolo laboratorio
casalingo che, con modica spesa, metta al riparo da tale
pericolo e nello stesso tempo semplifichi e razionalizzi
i successivi momenti previsti dalle varie procedure.
Bilancetta da cucina:
Con una precisione di 10 gr per tacca.
Mortaio e pestello in coccio maiolicato:
Di media grandezza ( da escludere rigorosamente
quelli in metallo)
Una serie di coltelli a lama continua e seghettata:
da escludere quelli in metallo, usare quelli in
plastica o legno.
Tagliere in legno:
da usare solo per questo scopo.
Bicchiere in vetro bianco, conico e graduato:
capacità mezzo litro.
Misurino cilindrico in vetro bianco, alto e
millimetrato:
per intenderci, quelli solitamente usati in
laboratorio. Ricordiamo che le misure segnate hanno le
seguenti indicazioni: tacca piccola 1 cl. (un centesimo
di litro), tacca media senza indicazione 5 cl. (un
ventesimo di litro), tacca più lunga, di solito un
numero marcato, 10 cl. (un decimo di litro). Rammentiamo
pure che il bicchiere conico offre maggior comodità
nelle miscelazioni e nei travasi. Il cilindro graduato
migliore precisione nelle misure.
Filtri di carta pieghettati:
si consigliano filtri del diametro di 30 cm, anche
del tipo a “filtrazione rapida”.
Pezze di garza:
di 50 cm di lato. Indispensabili per la filtrazione
di liquidi densi o ricchi di scorie, mucillagini e
depositi.
Colini in plastica:
di varie dimensioni e di diverso diametro nei
forellini. I più utilizzabili sono quelli di 12 cm. Di
diametro.
Imbuti per filtrazione:
fornirsi di quelli specifici “per filtrazione”, con
parte conica non bombata per permettere al filtro di
aderire perfettamente alle pareti accelerando così il
processo di filtrazione. Meglio in vetro, oppure in
plastica.
Imbuti per travaso:
quelli soliti in vetro o plastica, partendo da un
diametro di 15 cm. a calare.
“Specilli” e cucchiai in vetro:
“specillo” è una sottile asticciola in vetro pieno
con estremità rilevata indispensabile per rimestare
liquidi ed amalgamarli quando essi sono in contenitori
piccoli ed a “bocca” stretta (si acquistano nei negozi
di sanitari). I cucchiai in vetro sono poi preferibili
per la loro assoluta possibilità di “recupero” dopo una
semplice risciacquatura.
Vasetti in vetro bianco con coperchio a chiusura
ermetica:
indispensabili per la conservazione di radici e parti
essiccate di vegetali.
Vasi in vetro bianco a chiusura ermetica:
quelli maggiormente idonei sono quelli che vanno,
come capacità, da 1 a 2 kg. Preoccuparsi che il sistema
di chiusura sia pratico ed efficace.
Tappi in sughero:
di varie dimensioni. Ottimi se usati nella fase
d’infusione del prodotto, indispensabili
nell’imbottigliamento finale. Debbono essere di ottima
qualità e di struttura compatta. Evitare quelli con
eccessiva porosità. Prima di usarli bagnateli con lo
stesso alcol utilizzato per l’infusione (acquavite o
grappa). Evitate l’errata consuetudine di ammorbidirli
con sostanze oleose.
Distillatore:
per chi volesse cimentarsi esistono in commercio piccoli
e funzionali distillatori con capacità di distillazione
fino ad un litro di prodotto. Sono consentiti dalla
legge per la piccola produzione familiare di distillati.
Sono sempre corredati di una guida che aiuta il neofita
a conseguire i risultati più efficaci.
Avvertenze
Accertatevi sempre che tutti gli utensili e gli
strumenti che vi accingete ad usare siano perfettamente
lavati, asciutti al momento e non abbiano sentore di
cloro e detersivi. Evitare strumenti ed utensili in
ferro: le reazioni con l’alcol e le varie sostanze
compositive dei liquori ne trarrebbero un sapore
sgradevole. Si dia sempre la preferenza al vetro bianco
(salvo non sia espressamente indicato e previsto un
diverso colore nella ricetta) che permette un controllo
visivo ed immediato dei livelli, dello stato
d’avanzamento e del colore dell’infuso. Non resta, a
questo punto, che fare un cenno agli storici contenitori
in legno per il lungo invecchiamento ed affinamento di
determinati infusi e distillati. Si vuole intendere la
messa a dimora del prodotto in piccole botticelle (dai 5
ai 15 litri, per consuetudine) costruite in legni
diversi che conferiscono particolari ed originali
sapori, colorazioni delicate ed affascinanti, “bouquet”
complessi, ma gradevolissimi. Iniziamo subito col dire
che il ricorso al legno non deve essere indiscriminato,
ma ragionato e valutato, giacchè non tutti gli infusi
“amano” il legno (maggiormente adatti il “nocino”, il “laurino”,
il “mirtillino”, ecc. cioè infusi in genere a base di
bacche, sufficientemente scorrevoli ed a buon tenore
alcolico). Maggiori possibilità per i distillati
(acquaviti e grappe). I legni maggiormente indicati sono
il rovere, il frassino, il ginepro, il ciliegio, il pero
e, talvolta, il gelso. Ovviamente chi ricorre a questo
prezioso invecchiamento dovrà avere elementare
conoscenza delle procedure indispensabili per trattare
la botticella e renderla idonea a ricevere il prodotto
(fase “d’avvezzamento”) ed alle attenzioni richieste
successivamente nel tempo. Si può risolvere il problema
rivolgendosi, per consigli ed acquisti, ad un maestro
bottaio.
“Memento”
Le annate migliori per raccogliere fiori, erbe e frutti
sono quelle in cui non è piovuto molto. Non sempre
l’abbondanza degli ingredienti assicura la bontà di un
infuso.
Foglie e bacche non possono essere raccolte nello stesso
tempo: le foglie in primavera e le bacche quando la loro
maturazione è completa. Le une e le altre devono essere
fatte essiccare all’ombra e in assenza di polvere.
Discordi sono i pareri in merito all’esposizione alla
luce del contenitore con le sostanze in infusione
o macerazione. Vi è chi propende per la forte penombra.
Una cosa certa è che la luce del sole, e di conseguenza
il calore, accelera i processi d’infusione e
macerazione. Per le dosi, anche se possono variare a
seconda delle scelte personali, è importante non cadere
in esagerazioni, tenendo presente che il tipo di infuso
dichiarato non deve essere sovrastato da un eccesso di
sostanze aromatiche, od all’opposto non deve avere una
univoca, graffiante dichiarazione di paternità. Un buon
infuso deve essere gradevole al palato, riconoscibile,
negli aspetti gustativi, della materia prima usata, con
discreta tangente aromatica, rotondo e ben equilibrato
nel suo tenore alcolico. Uno degli accorgimenti, mai
abbastanza avvertito, nella corretta preparazione dei
nostri liquori familiari è l’attenzione che deve essere
rivolta alla scelta dell’acqua. Infatti, oltre
l’indispensabile limpidezza e potabilità, essa deve
possedere il requisito della “purezza”, priva cioè di
calcare o delle sostanze potabilizzanti (come il cloro)
impiegate solitamente nei circuiti degli acquedotti
cittadini. L’acqua di fonte è da preferirsi poiché
scioglie meglio lo zucchero ed ammorbidisce il gusto
graffiante dell’alcol, in situazioni di difficile
reperimento usare, in sua vece, acqua distillata. Lo
zucchero, prezioso ed indispensabile ingrediente per
molti dei liquori preposti, assolve non solo il compito
primario della dolcificazione, ma pure quello della
colorazione quando esso viene impiegato sotto
forma di “caramello”. Può essere richiesto dalla ricetta
allo stato “sciropposo” (cioè disciolto a freddo in
acqua distillata: in questo caso lasciare tutto il tempo
necessario finchè risulti completamente liquefatto),
oppure a caldo in acqua naturale per essere ridotto a
caramello
(attenzione alla temperatura di ebollizione; sui 160° lo
zucchero fonde, oltre tale limite inizia a caramellarsi.
La vostra accortezza e sensibilità eviteranno il rischio
che esso si attacchi al fondo del tegame col pericolo di
trasmettergli il caratteristico e sgradevole sentore
d’amaro. Schiumare e, se necessario, “schiarire” con
chiaro d’uovo sbattuto in poc’acqua). Ad evitare patemi
si può adottare il procedimento più lungo, ma più
sicuro, del “bagnomaria”. Per rendere più comprensibili,
quantitativamente alcune ricette, proponiamo le seguenti
tabelle: un pizzico corrisponde a 2-3 grammi; un
cucchiaino da tè corrisponde a 5 grammi; un cucchiaio da
minestra corrisponde a 10 grammi; una manciata
corrisponde a 30-40 grammi.
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