Orto

La cura dell’orto

Il rapporto con la natura

Nelle società avanzate i modelli di vita prevalenti tendono a confinare il rapporto con la natura in ambiti sempre più ristretti o in momenti eccezionali, come le vacanze e i viaggi. La coltivazione di un orto è al contrario un’attività quotidiana e prolungata nel tempo e offre la possibilità di instaurare un rapporto piacevole e utile con il mondo naturale e con i suoi ritmi, ritmi che sono decisamente più sereni di quelli ai quali siamo spesso costretti dalla vita contemporanea.Alla maggioranza delle persone può sembrare che la civiltà moderna, caratterizzata da tante tecnologie avanzatissime. sia distante dal mondo naturale mentre, nonostante tutto, la sopravvivenza stessa dell’umanità è inscindibile dal suo rapporto con la natura, Questa constatazione potrebbe apparire ovvia, ma non è banale, perché molti pensano alla natura in maniera molto astratta, magari per ché vivono in ambienti dominati dalle opere artificiali palazzi, città, industrie, automobili, strade, Invece la natura esercita un vero dominio sull’uomo ed esiste un rapporto forte diretto, della vita di tutti i giorni con i prodotti della terra; e questo vale per ogni individuo, anche se si ciba solo di hamburger, bibite e patatine.La coltivazione di un orto dunque è un’occasione per ritrovare un contatto quotidiano con la natura, con la terra e, in ultima analisi, con l’origine stessa della vita. Un’occasione della quale si dovrebbe approfittare ogni volta che se ne ha la possibilità.La coltivazione come cultura.Per coloro che non hanno avuto parti- colati rapporti con il mondo contadino o con la campagna, la coltivazione può portare alla scoperta di una cultura e di un sapere materiale che fanno parte della tradizione di tutti, o quasi, i popoli del mondo, Un legame molto antico stringe l’uomo alla temi: le prime tracce di coltivazione agricola risalgono a oltre 10000 anni fa e si può ben comprendere quanto la nascita dell’agricoltura abbia profondamente influenzato lo sviluppo della civiltà. Basti pensare alla fondamentale differenza tra popolazioni dedite alla caccia e al nomadismo e quelle che, in tempi remoti, sono diventate stanziali allo scopo di coltivare i campi e trarre il proprio sostentamento dalla terra.Nei secoli successivi l’agricoltura ha condizionato in tutte le epoche il rapporto tra insediamenti umani e campagne, sino ai giorni nostri, quando una parte sempre più esigua della popolazione attiva si dedica alla produzione agricola. Nei paesi occidentali il settore agricolo assorbe una percentuale modesta della popolazione attiva ma, grazie a tecniche colturali sempre più avanzate, alla selezione biologica delle varietà vegetali e alla intensiva meccanizzazione delle lavorazioni, riesce a soddisfare bisogni alimentari crescenti.

L’alimentazione consapevole

Un altro grande vantaggio dell’orto è la freschezza dei prodotti e la piena consapevolezza dei metodi con i quali sono stati coltivati: nessuno può sapere con certezza per quante ore o per quanti giorni i prodotti che si trovano in commercio siano stati in cella frigorifera, mentre il pomodoro del vostro orto lo avete colto pochi minuti prima di consumarlo; nessuno può fornire garanzie assolute sui trattamenti chimici cui sono stati sotto posti i prodotti ortofrutticoli del mercato commerciale, mentre ciò che proviene dal vostro orto è stato curato da voi stessi. Noi di agriturando,abbiamo avuto esperienze di vendita di questi prodotti,e siamo certi nel dire che è meglio fidarsi del proprio orto,piuttosto che di prodotti acquistati da terzi.La produzione agroalimentare dei circuiti commerciali è organizzata su vasta scala e con principi industriali. Questi prodotti agricoli sono dunque una merce come tante altre, ma non bisogna dimenticare l’antico detto:l’uomo è ciò che mangia. I frutti della terra si trovano nelle cassette dei fruttivendoli oppure ordinatamente rinchiusi in vaschette sugli scaffali dei supermercati o ancora nelle scatole cartonate dei surgelati: una disponibilità pressoché costante di tutte le varietà immaginabili contenute in confezioni asettiche e standardizzate che realizza una sorta di lontananza tra i prodotti ortofrutticoli in commercio e la loro origine terricola; conseguenza di questo fatto è che la maggioranza dei consumatori ha perso ogni cognizione intorno alla provenienza e alla stagionalità dei frutti della terra e si ciba di prodotti ‘industriali’ di cui conosce solo vagamente l’origine. Avviene quindi una separazione pressoché completa tra ortaggi e frutta pronti per l’acquisto e la loro origine vegetale, che non a caso è sovente recuperata nei messaggi pubblicitari. Questa distanza viene annullata dal possesso di un orto e dalla possibilità di alimentarsi con i risultati della propria attività agricola, dei quali e noto ogni aspetto e la cui affidabilità è certa. Quindi, oltre alla pura convenienza economica, la coltivazione di un orto comporta un positivo ritorno alla terra e favorisce la riscoperta di valori profondi che il nostro secolo ha posto ai margini della considerazione generale e che sono invece di grande importanza per la qualità della propria alimentazione e.più in generale, della propria vita.

La tipica disposizione su file delle diverse colture orticole: questa disposizione permette lo corretta esposizione al sole e facilita le lavorazioni.

La tipica disposizione su file delle diverse colture orticole

Il ritorno alla campagna

Rispetto a vent’ anni fa la popolazione delle città italiane medio-grandi è nettamente diminuita. Si tratta di un fenomeno complesso, cui non è estraneo il generale calo demografico, ma almeno in buona parte è dovuto a una nuova preferenza attribuita alla vita in campagna o in piccoli centri, tant’è vero che si è parlato addirittura di ‘fuga dalle città’Coloro che decidono di trasferirsi in campagna manifestano, più o meno consapevolmente, il bisogno di ritmi più umani e di ambiti più vivibili rispetto a quelli delle grandi aree urbanizzate, caratterizzate da congestione e comportamenti talvolta frenetici Anche il moltiplicarsi delle seconde case di villeggiatura e gli esodi di fine settimana per gite fuori porta sono segnali dello stesso bisogno di natura.Quindi oggi sono molte le persone, sicuramente di più rispetto agli anni ‘60 o ‘70, che possono disporre di una ‘fetta’ di terra dove collocare il proprio orto.Se l’orto non è vicino alla residenza abituale, certo saranno opportuni alcuni accorgimenti perché non manchi la necessaria continuità nelle cure, ma si possono comunque ottenere dei buoni risultati evitando colture che richiedono attenzioni particolarmente assidue come, per esempio, le insalate a foglia tenera.

L’orto in periferia

La disponibilità di un po’ di terreno nel giardino di casa è evidentemente la condizione ideale per impiantare un orto ma, qualora ciò non fosse possibile, ci sì può accontentare di un piccolo ‘fazzoletto’ in periferia. Non è insolito infatti trovare agglomerati di orti a fianco di una strada interurbana in terreni abbandonati o ai margini dei quartieri periferici:sono piccole lottizzazioni nelle quali ogni porzione ha una propria recinzione, talvolta piuttosto approssimativa, e un piccolo capanno per ripone gli attrezzi.Questi orti sono realizzati da abitanti di città che, vivendo in appartamento, non dispongono della terra necessaria per la coltivazione e quindi si sono appropriati dello spazio necessario lontano dalla propria residenza.Si tratta spesso di collocazioni di fortuna sia sotto il profilo culturale che dal punto di vista della proprietà del terreno, e talvolta questi agglomerati danno luogo ad assembramenti piuttosto disordinati. In altri paesi, come in Germania, lo sfruttamento a fini orticoli di suolo pubblico è regolato da apposite disposizioni per cui si possono incontrare aree attrezzate destinate a tale scopo e perfettamente suddivise in tante piccole e ordinatissime parcelle.In ogni caso, anche per questo genere di orti, che abbiamo voluto chiamare ‘orto in periferia, valgono tutti i suggerimenti che troverete in Agriturando.
Le uniche due raccomandazioni preliminari consistono nel valutare con estrema attenzione la distanza dalla propria abitazione, affinché le necessarie cure non risultino troppo impegnative per via degli spostamenti, e nell’assicurarsi della disponibilità di alcune dotazioni indispensabili, prima tra tutte, naturalmente, l’acqua. Infine, poiché un simile orto non potrà mai essere ben protetto, occorrerà rassegnarsi se qualche volta esso sarà visitato da animali predatori, da qualche ladruncolo o, purtroppo occorre pensare anche a questa evenienza, da qualche vandalo.

L’orto in appartamento

Anche chi dispone soltanto di un balcone o di una terrazza può riuscire ugualmente a coltivare alcuni tipi di piante, utilizzando vasi e vasche colturali e conoscendo alcuni accorgimenti per sfruttare al meglio l’esigua superficie a disposizione.
In generale una terrazza sarà più adeguata di un balcone e, soprattutto, sarebbe opportuna una loro esposizione verso sud o verso ovest, per poter sfruttare appieno la luce solare.Se è evidente che le colture ragionevolmente praticabili saranno limitate ad alcune specie, non mancherà la soddisfazione di ottenere alcuni ortaggi ed erbe fresche: in qualche caso sarà possibile collocare una piccola serra per ottenere delle gustose primizie, puntando soprattutto sulla qualità piuttosto che sulla quantità.In questa condizione di ‘orto minimo’, esistono poi diverse soluzioni per sfruttare al meglio la modesta superficie colturale a disposizione Occorre però prestare alcune attenzioni che non sono necessarie negli altri casi.Specie in case di vecchia costruzione, bisognerà valutare attentamente il carico supplementare che i vasi colmi di terra comportano sulle strutture del balcone ed, eventualmente, sui parapetti. Inoltre occorrerà prevedere quanto sia significativa l’azione del vento, che in certe situazioni può essere amplificato dalla conformazione dello stabile o della via: il vento può essere dannoso per la coltivazione e comporta precauzioni supplementari, come per esempio che ogni contenitore o altra attrezzatura siano fissati in maniera salda e sicura.

Gli ‘ingredienti’ per una buona coltivazione

Dopo queste brevi considerazioni sui significati possibili della coltivazione e sulle diverse collocazioni dell’orto, torniamo al suo scopo primario: la possibilità di nutrirsi con il frutto delle proprie fatiche che permette da un lato di attuare risparmi sulle spese per gli alimenti che possono essere anche significative, dall ‘altro di ottenere un ‘alimentazione familiare genuina, consapevole e controllata.
Per raggiungere efficacemente questo scopo occorrono alcuni ‘ingredienti’che se ben miscelati assicurano ottimi risultati: un cocktail nel quale le competenze e l’esperienza dell’orticoltore devono misurarsi quotidianamente con le caratteristiche specifiche del terreno e con gli altri elementi che influiscono sulla coltivazione, come l’acqua e il clima: ogni produzione ortofrutticola infatti è condizionata in maniera determinante dall ‘ambiente nel quale si svolge.

Motivazioni e disponibilità personali

Le risorse basilari per la coltivazione di un orto sono molteplici: non è infatti sufficiente avere a disposizione un po’ di terra, che pure è indispensabile, ma è necessaria anche disponibilità di tempo, di motivazione personale e, in una certa misura, di denaro per le attrezzature, le se- menti, i concimi ecc.L’impiego di denaro è sempre piuttosto modesto e, sfruttando consigli ed esperienza, si rivelerà presto un vero e proprio investimento.Con i piaceri vi è anche la necessità di una certa dose di impegno personale: è importante rendersene conto sin dall’inizio per evitare che gli entusiasmi iniziali si tramutino in esiti deludenti perché non si ha abbastanza tempo per le cure o perché scarseggia la motivazione.Per questo la scelta delle varietà orto frutticole non può avvenire esclusiva mente in base alle proprie preferenze alimentari, ma si deve misurare con la consapevolezza che non tutte le colture sono adatte a tutti i terreni e che non tutte sono di facile coltivazione, che qualcuna richiede più spazio o che non è adatta a un certo clima. Anche la superficie orticola da destinare alle colture è in funzione del tempo e delle energie che ragionevolmente si possono applicare con continuità. Per fare alcuni esempi: la coltivazione dell’asparago richiede una consolidata esperienza, quella della patata lavorazioni impegnative. Per cominciare sono molto indicati alcuni vegetali a rapida crescita come piselli, pomodori e ravanelli.A tutti coloro che sono alle prime armi consigliamo la politica dei piccoli passi: per ingrandire le dimensioni dell’orto e per aumentare te varietà coltivate c’è sempre tempo ed è sicuramente preferibile condurre poche piante a un esito soddisfacente, piuttosto che accorgersi a metà stagione di aver esagerato con le ambizioni e ritrovarsi un orto trascurato, e poco produttivo.Ogni coltivazione comporta una quantità di cure che dipendono dal l’ampiezza dell’orto, dalla sua localizzazione e dalle varietà vegetali introdotte: solo una buona proporzione tra aspettative, impegno e risorse potrà essere ripagata dalle soddisfazioni che vengono dispensate dalla crescita delle piante e dai loro frutti.

La coltivazione fra tradizione e innovazione

La coltivazione è, come si è visto, un’attività antica, ma oggi possiamo avvalerci di conoscenze ago-coltura li molto avanzate, oltre che di un grande numero di varietà vegetali che sono state selezionate per adattarsi a diversi climi, a diverse stagioni e a differenti contesti ambientali, Per utilizzare al meglio ciò che ilmercato mette a disposizione dell’orticoltore è opportuno, e talvolta indispensabile, possedere alcune competenze specifiche che in qualche caso possono essere anche abbastanza specialistiche.Solo per fare qualche esempio, saper scegliere la varietà più adatta rispetto alla specifica collocazione ambientale o rispetto a un particolare periodo di raccolta, saper riconosce re le caratteristiche fisico-chimiche del proprio terreno, adottare la tecnica più adatta nella lotta a un parti colare parassita o, ancora, impianta re un albero da frutto o praticare un innesto con successo sono tutte conoscenze necessarie per ottenere il massimo risultato dal vostro impegno colturale.

Il terreno colturale: caratteristiche primarie

In generale, non si può scegliere il terreno sul quale avviare una coltivazione: si dispone di un giardino o di una piccola porzione recintata sui quali si desidera avviare la coltivazione di qualche vegetale o di qualche albero da frutto. Non di meno è assai importante conoscerne alcune primarie caratteristiche chimico-fisiche: queste conoscenze sono determinanti sia per la scelta della qualità e del tipo delle varietà vegetali che per intraprendere eventuali azioni di correzione del terreno e per praticare le concimazioni più convenienti.
Le caratteristiche del terreno sono tanto più importanti per il frutteto che per l’o no: infatti lo scarso sviluppo radicale e il breve ciclo vitale degli ortaggi permettono di introdurre di anno in anno delle modificazioni consistenti dello strato colturale, specie su superfici modeste, che invece non sono possibili per gli alberi da frutto. In gran parte, infatti, si tratta di piante arboree, con radici molto sviluppate e che possono raggiungere età ragguardevoli.La conoscenza approfondita del terreno colturale, sempre auspicabile, diventa pertanto un ‘esigenza imprescindibile qualora si desideri impiantare un frutteto.

Caratteristiche fisiche del terreno colturale

Una buona terra adatta alla coltivazione è costituita da un insieme di materiali di diversa origine e composizione chimico-fisica, che, a seconda delle proporzioni in cui si mescolano, conferiscono al terreno caratteristiche e proprietà differenti. Essenzialmente il terreno è composto da due parti: la parte terrosa e l’humus.

La frazione terrosa e sua granulometria

Da un punto di vista fisico, la qualità della parte terrosa dipende dalla dimensione delle particelle che la compongono (detta anche ‘granulometria’) e dalla proporzione con la quale vi sono presenti.La frazione più grossolana è rappresentata dal cosiddetto ‘scheletro’, cioè da ciottoli e ghiaia di diametro superiore ai 2 mm, mentre le frazioni più fini del terreno sono la sabbia (le cui particelle hanno diametro compreso tra 2 e 0,02 mm), il limo (0,02- 0,002 inni) e l’argilla (diametro inferiore a 0,002 mm).

• Lo scheletro del terreno
Ciottoli e ghiaia non influiscono sulle proprietà colturali del terreno, a meno che non siano presenti in una percentuale tanto grande da ostacola re le lavorazioni o danneggiare gli attrezzi.Poiché le parti più grossolane sono inutili o dannose, si possono senz’altro eliminare: gli orti hanno generalmente dimensioni ridotte e possono pertanto essere sottoposti a operazioni particolari che sarebbero improponibili su vasta scala. Nel corso delle cure che dedicherete al vostro orto, quindi, vi consigliamo di approfittare delle varie lavorazioni per eliminare ciottoli e ghiaia.

• La sabbia
La sabbia è. dunque, dopo lo scheletro, la componente più grossolana del terreno e ha la proprietà di permettere il drenaggio dell’acqua e di aumenta re l’aerazione del suolo: per queste sue caratteristiche si usa aggiungere sabbia per correggere quei terreni che si impastano troppo presentando difficoltà di sgrondo dell’acqua ed eccessiva compattezza.Se la sabbia è presente in proporzioni troppo grandi però, si manifestano i difetti opposti, cioè l’incapacità del terreno di trattenere l’acqua e un’eccessiva aerazione: questi sono inconvenienti altrettanto gravi perché gli elementi nutritivi non vengono trattenuti dal terreno e perché la sostanza organica presente è soggetta a una veloce degradazione e quindi si esaurisce in poco tempo.Altra caratteristica della sabbia è quella di possedere una bassa inerzia termica, ovvero di scaldarsi e di raffreddarsi rapidamente, seguendo le variazioni della temperatura dell’aria. Per questa ragione si suole definire ‘caldi’ i terreni sabbiosi.Nel terreno si possono trovare sabbie di origine diversa a seconda della zona geologica e del tipo di rocce che lo hanno originato: le sabbie calcaree sono di colore chiaro, quasi bianche, mentre quelle silicee sono più scure e tendono a dare al terreno proprietà alcaline.

• Limo e Argilla
Sono le frazioni più fini del terreno e hanno composizioni minerali varie e complesse dalle quali dipendono il colore del terreno (da giallastro a bruno più o meno rossiccio) e la maggior parte delle sue proprietà chimiche.Le funzioni dell’ argilla sono importantissime: essa dà coesione al terreno, ha un notevole potere di trattenere l’acqua e gli elementi chimici fertilizzanti che vengono quindi lenta mente assorbiti dalle piante attraverso le radici.Al contrario della sabbia, l’argilla ha un’inerzia termica notevole, cioè si scalda e si raffredda molto lentamente rispetto alle variazioni di tempera tura esterne e per questo motivo i terreni argillosi sono detti freddi.Anche nel caso dell’argilla, le sue buone qualità si trasformano in svantaggi se la proporzione in cui è presente Bel terreno è superiore a quella ideale: troppa argilla crea difficoltà di sgrondo, ostacola lo sviluppo delle radici, dà luogo a un terreno che si asciuga molto lentamente e che, quando è asciutto, tende a formare zolle durissimo e croste superficiali che rendono difficile e faticosa ogni lavorazione.

• Le proporzioni ideali
La proporzione tra le diverse componenti granulometriche determina il cosiddetto impasto del terreno. Per la coltivazione orticola il terreno definito a medio impasto è quello ottimale ed è costituito dal 45% di sabbia, dal 40% di limo e dal 15% di argilla. Naturalmente sono ammissibili degli scolamenti da queste quantità, ma è opportuno che l’argilla non superi mai la percentuale del 20%.

• L’humus
L’humus non è una parte del terreno caratterizzata da dimensioni precise, ma è un insieme di sostanze chimiche complesse che hanno un’origine comune: si tratta di residui di materiale organico. per lo più vegetale ma anche animale, parzialmente decomposto e in via di continua decomposizione. L’humus è formato da vari residui che sono naturalmente presenti nel terreno, come radici morte, foglie cadute, resti ed escrementi di vermi e lombrichi, oppure vengono appositamente aggiunti dall’uomo come letame, composti, paglia ecc.
Su questi materiali mescolati al terre no la flora batterica del suolo svolge la sua opera di demolizione, ‘smontando’ il materiale complesso di partenza in pezzi sempre più semplici e facilmente utilizzabili dalle piante coltivate.La flora batterica che compie questa importantissima funzione è più o meno attiva in rapporto a vari fattori ambientali come la temperatura, l’umidità e la minore o maggiore aerazione dello strato colturale.L’humus funziona quindi come se fosse un grande serbatoio di elementi nutritivi che vengono messi a disposizione delle piante a mano a mano che procede la degradazione per opera dei batteri.Come l’argilla, anche l’humus ha un’ottima capacità di trattenere l’ac qua e gli altri elementi nutritivi aggiunti al terreno, come le sostanze della concimazione e i fertilizzanti.
L’humus ha colore, composizione chimica e proprietà molto differenti a seconda della sua origine.
La presenza di humus nel terreno può essere incrementata con l’apporto di letame o di altro materiale organico decomposto animale (si trovano in commercio diversi sottoprodotti del l’industria) e vegetale (avanzi dì altre colture, composto oppure il fertilizzante organico humificato): si ottiene in tal modo un effetto duplice di fertilizzare il terreno e di correggerne la composizione.

• Struttura del terreno
Il terreno è quindi una mescolanza composita di particelle che si presentano allo stato glomerulare,per essere adatto alla coltivazione, deve esse re ricco di humus e con le giuste pro porzioni di sabbia, limo e argilla.Il terreno siffatto risulta soffice, adatto allo sviluppo delle radici e presenta buona porosità che consente sia lo sgrondo dell’acqua, quando questa è in eccesso, che il fenomeno di risalita della stessa per capillarità quando la superficie è meno umida dello strato sottostante.In tal caso vi sono le condizioni migliori per la realizzazione di un equilibrio idrico ottimale, che è essenziale per un buon esito della coltivazione.Da notare che alcune lavorazioni compiute sul terreno hanno lo scopo preciso di migliorare alcune sue caratteristiche fisiche: infatti, nell’arco di un anno, le piogge abbondanti, i periodi di siccità o il calpestio del terreno possono compromettere le buone qualità fisiche iniziali, che devono essere ripristinate da importanti azioni meccaniche, come la vangatura e la sarchiatura.

• Consistenza del terreno
A seconda dell’umidità presente nel terreno, cambiano notevolmente le condizioni della sua lavorabilità. Qualsiasi terreno, quando è bagnato, tende a essere troppo appiccicoso e ad attaccarsi agli attrezzi (zappe, vanghe ecc.), mentre un terreno molto secco diventa duro e compatto. Queste caratteristiche dipendo no essenzialmente dalla componente argillosa.Vi consigliamo quindi di intraprende re i lavori più impegnativi solo dopo aver valutato la consistenza del vostro terreno e preferibilmente quando esso si trova in condizioni di umidità media.

Caratteristiche chimiche del terreno culturale

Da un punto di vista chimico, il terreno agrario è una miscela assai complessa e il rapporto tra le sue componenti è mutevole nel tempo: le sue qualità dipendono, oltre che dalle frazioni terrose e dall’humus già descritti, anche dalla presenza di sali minerali, di acqua e di aria, clic sono trattenuti dalle sue porosità. Le caratteristiche complessive del terreno, quindi, sono continuamente modificate dall’evolvere delle stagioni, dai mutamenti di temperatura e dagli agenti atmosferici

Il parametro pH (acidità e basicità del terreno colturale)

Qualunque sia la coltivazione che si intende intraprendere, è consigliabile conoscere il pH del proprio terreno colturale. Il p è un parametro chimico convenzionale col quale si esprime il grado di acidità o di basicità di una soluzione o di un composto, I valori estremi di pH sono O e 14, dove O corrisponde al massima e 14 alla massima basicità (o alcalinità). Il parametro 7 corri sponde al pH neutro, come nell’acqua distillata.Conoscere il ph importante perché se esso si mantiene in prossimità del parametro 7 viene favorito l’assorbi mento del nutrimento da parte delle radici, mentre se il pH del terreno è troppo elevato (ovvero è tendenzialmente basico o alcalino) solo pochissimi elementi vengono assimilati.La misurazione del pH può essere effettuata in maniera piuttosto semplice, acquistando degli appositi kit nei negozi di orticoltori Sulla confezione troverete le indicazioni esatte sulla procedura da seguire, ma in generale l’operazione si effettua prelevando un piccolo campione del terreno e ponendolo in un contenitore pulito con una quantità almeno doppia di acqua distillata e mescolando vigorosamente per qualche minuto. Dopo aver aspettato che il campione di terreno si sia depositato su fondo, si immerge nella soluzione acquosa una cartina graduata che contiene dei reagenti chimici i quali assumono colorazioni diverse in rapporto al PII della soluzione. A questo punto si pone la cartina a confronto con la scala cromatica di riferimento in dotazione al kit.
Se l’appezzamento di terreno presenta apprezzabili difformità dello strato colturale, vi consigliamo di ripetere l’operazione prelevando diversi campioni in altrettante zone diverse.Qualora il pH del orto dovesse risultare inadatto alle coltivazioni, potete corregger con l’impiego di prodotti a base di calcio, come la calce idrata per innalzarne il valore oppure il letame o il solfato di calcio per abbassano.

Salinità del terreno

Se nel terreno sono presenti sali di sodio o di potassio in quantità note voli, l’apparato radicale delle piante ha difficoltà ad assimilare gli elementi nutritivi. È una situazione ricorrente nelle zone prossime al mare, In questi casi il pH è sempre piuttosto elevato (fino a 8,5). Frequenti e abbondanti irrigazioni riescono spesso a risolvere questo squilibrio.

Il potere assorbente

L’humus e le argille hanno la caratteristica di trattenere elementi nutritivi e composti chimici. Si tratta della capacità comunemente definita come ‘potere assorbente’ di un terreno ed è di fondamentale importanza per la vita delle piante. Ciò che non è trattenuto nello strato superficiale de terreno viene infatti trascinato dall’ acqua nella falda freatica sottostante, Tra gli elementi chimici necessari alla vita vegetale ve ne sono alcuni, come il potassio e il fosforo, che rimangono a lungo negli strati superficiali e che quindi vengono facilmente assimilati dall’ apparato radica le, mentre altri, come l’azoto in forma nitrica, sono molto solubili e quindi vengono trascinati negli strati profondi dall’acqua irrigua e piovana. Il terreno colturale deve presentare sempre un corretto equilibrio tra i molteplici elementi necessari alla vita vegetale e perciò richiede un sistematico apporto di sostanze minerali attraverso la concimazione.

Dopo aver disciolto in acqua distillata un campione del terreno, mescolate, introducete la cartina graduata e attendete che vari la colorazione; quindi comparate la cartina con la scala di confronto allegata al kit e determinate così il fattore hp.

Dopo aver disciolto in acqua distillata un campione del terreno, mescolate, introducete la cartina graduata e attendete

Il terreno ideale per alcune varietà di alberi da frutto

Occorre essere consapevoli che tutte le piante arboree da frutto, per poter dare una buona e abbondante produzione, devono trovarsi nel terreno più adatto alla loro natura. Tra gli alberi da frutto il melo è poco esigente in tatto di terreno e solo i terreni troppo sciolti o eccessivamente compatti, con elevate percentuali di calcare, sono poco indicati alla sua coltivazione. Al contrario, il pero richiede terreni piuttosto sodi e argillosi, ma non tanto da permettere ristagni di acqua. L’albicocco predilige terreni tendenzialmente sciolti, anche se calcarei, ed è comunque più adattabile del pesco che esige terreni profondi, permeabili e freschi.Il susino è poco esigente: i terreni più indicati sono, per le varietà europee, quelli freschi e leggermente argillosi, mentre per le varietà giapponesi quelli poco compatti e tendenzialmente silicei. Per il ciliegio sono indicati i terreni permeabili, sabbiosi e anche ciottolosi, mentre sono assolutamente da evitarsi quelli argillosi: infatti se il terreno è poco permeabile, la pianta presenta un accrescimento stentato e tende a deperire.
Gli agrumi in genere richiedono terreni di natura calcareo-siliceo-argillosa. Il nocciolo, contrariamente a quanto si pensa, non ama le zone aride più scoscese: è vero che è una pianta ben adattabile, ma la produzione migliore si ottiene in piano.

L’acqua

L’acqua non è uguale ovunque e inoltre varia in rapporto alla fonte di approvvigionamento. Se disponete di acqua proveniente da un acquedotto per consumo umano, potete in linea di massima stare tranquilli: infatti eventuali problemi potrebbero essere causati solo da un eccesso di cloro o, in taluni casi, una temperatura troppo bassa, ma sono inconvenienti facilmente risolvibili immettendo l’acqua in una vasca e attendendo mezza giornata prima di utilizzarla per l’irrigazione: il cloro infatti è molto volatile e si disperde facilmente nell’aria, mentre l’acqua raggiungerà la temperatura ambiente verso sera. Se invece utilizzate l’acqua di un pozzo o di una roggia, bisognerà porre maggiore attenzione a una serie di fattori fisici e chimici: l’acqua potrebbe essere inquinata o presentare in sospensione polveri o fango.In tutti i casi l’acqua è una risorsa scarsa, soprattutto in alcune zone del paese e specialmente nella stagione estiva: quindi è bene utilizzarla con una certa oculatezza, senza mai sprecona. In tutti i casi è consigliabile conoscerne le caratteristiche principali.

Caratteristiche fisiche

Acque fredde
Se l’acqua di cui disponete ha temperatura inferiore ai 12-15 gradi, non è consigliabile utilizzarla direttamente per l’irrigazione, perché è troppo fredda e potrebbe arrecare danno alle colture, rallentandone lo sviluppo. Ciò vale a maggior ragione per le colture appena seminate o ai primi stadi di sviluppo. Se l’orto è di piccole dimensioni e l’irrigazione viene effettuata con annaffiatoi, questo problema è di facile soluzione prevedendo delle apposite vasche da riempire al matti no e da utilizzare la sera, dopo che il sole avrà scaldato l’acqua. Nel caso di altri tipi di irrigazione che utilizza no spruzzatori, questo problema è meno rilevante perché l’acqua passa nei tubi e poi viene ‘polverizzata’, assumendo temperatura prossima a quella dell’aria circostante. Come buona abitudine, se l’acqua ha una temperatura bassa, è consigliabile irrigare verso sera.

Acque torbide
L’acqua proveniente da stagni e tal volta anche da rogge può essere torbida, ovvero presentare veri elementi disciolti c frazioni terrose. In qualche caso è consigliabile compiere delle analisi per scoprire se vi siano componenti dannose.Siccome le acque torbide possono alla lunga procurare inconvenienti ai dispositivi di irrigazione, occludendo tori e ugelli, nonché peggiorare la microporosità del terreno, in alcuni casi può essere opportuno realizzare un pozzetto di chiarificazione, a monte del punto dove si preleva l’acqua per l’irrigazione. Con questo sistema i vari elementi più pesanti, che sono in sospensione nell’acqua, vengono filtrati e si depositano sui fondo del pozzetto.

Pozzetto di chiarificazione delle acque torbide: l’acqua viene fatta scorre re all’in terno di un passaggio obbligato contenente ghiaia; le particelle di terra in sospensione Vengono così trattenute e l’acqua in uscita è sicuramente più limpida di quella in entrata.

 Pozzetto di chiarificazione delle acque torbide

Caratteristiche chimiche

Acque salse

Sono dette ‘salse’ quelle acque che presentano carbonati. cloruri e fosfati in percentuale superiore allo 0,2%. Tali acque costituiscono un serio problema per la maggioranza delle colture, poiché possono rallentarne lo sviluppo e in taluni casi impedirlo. Solo alcuni vegetali tollerano le acque salse: lo spinacio, il pomodoro e la barbabietola, E chiaro quindi che la possibilità di coltura è gravemente limi tata e si dispone solamente di questo genere di acqua per irrigare l’orto.

Acque acide

Il fenomeno delle ‘piogge acide’ ha interessato soprattutto il centro e il nord del creando gravi problemi ecologici, specie a carico delle foreste. In Italia questo problema è di entità minore e comunque limitato ad alcune zone in prossimità di grandi concentrazioni urbane, Infatti la principale causa di questo fenomeno è dovuta all’inquinamento atmosferico da scarichi gassosi della circolazione automobilistica e del riscaldamento domestico. Queste piogge contengono acidi di zolfo e carbonio che poi si infiltrano nel terreno, causando difficoltà allo sviluppo dei vegetali.

L’irrigazione
L’irrigazione è un’operazione solo in apparenza semplice, perché in realtà è legata a moltissimi fattori di cui bisogna tenere conto: il regime delle piogge della zona in cui ci troviamo, la capacità del terreno di trattenere l’acqua (i terreni fini, argillosi, la trattengono meglio di quelli grossolani, sabbiosi), la presenza di una falda acquifera più o meno profonda, le regolari lavorazioni colturali al terreno (vangature e sarchiature), che riducono l’evaporazione al livello del suolo conservando le riserve di umidità, l’intensità dell’irraggiamento solare, che determina una maggiore o minore evapo-traspirazione delle piante (cioè la dispersione dell’acqua nell’atmosfera attraverso i pori delle foglie). In generale possiamo dare un ‘idea dell’importanza dell’acqua per le colture ricordando che, per produrre 18 g di sostanza secca, una pianta deve consumare da 300 a 500 g di acqua evapo-traspirata e che questo può avvenire anche in meno di una giornata.

L’acqua e il terreno
L’acqua svolge l’essenziale funzione di sciogliere gli elementi nutritivi presenti nello strato superficiale del terreno e di renderli così disponibili alle radici che possono assimilarli solo in quanto diluiti in soluzione acquosa. Il terreno, a sua volta, funziona come una riserva d’acqua: la trattiene e la restituisce gradualmente alle piante. Le riserve idriche non sono però costantemente presenti, perché soggette alle oscillazioni pluviometriche stagionali: sono abbondanti alla fine dell’inverno e della primavera, ma poi durante la stagione
calda finiscono per esaurirsi. Per questo l’intervento dell’uomo diventa indispensabile. Da notare poi che la necessità di acqua alle colture del l’orto varia molto in rapporto al tipo di vegetali.L’acqua è un elemento indispensabile a ogni organismo vivente. Le piante manifestano in modo evidente la carenza d’acqua, prima afflosciandosi e poi appassendo: quando queste condizioni si verificano, essa è allo stremo della resistenza e può essere salvata solo a patto di un intervento immediato Da tutte queste considerazioni di scende la primaria importanza di sapere qual è il fabbisogno giornaliero di acqua del proprio orto e di utilizzare efficienti metodi di irrigazione allo scopo di evitare un impegno troppo gravoso che sottrarrebbe tempo a impieghi più utili o interessanti.

Calcolo del fabbisogno
Il fabbisogno idrico è molto variabile sulla base di molteplici fattori tra i quali la localizzazione geografica, le stagioni, le variazioni climatiche estemporanee, nonché il tipo di coltura. Nelle schede colturali in fondo all’opera troverete indicazioni specifiche per le diverse specie vegetali, mentre in questo paragrafo ci si limita a un discorso di carattere generale.I mesi cruciali sono quelli di giugno, luglio e agosto, quando periodi prolungati di siccità possono comportare seri problemi alle colture, molte delle quali sono in una fase critica di sviluppo. Il calcolo del fabbisogno idrico deve quindi essere commisurato alle esigenze irrigue che si determina no in questi mesi, allo scopo di capire se la disponibilità di acqua è sufficiente alle necessità. Nei mesi caldi è prudente preventivare una quantità media giornaliera di 2-4 Litri per metro quadro Nelle aree geografiche molto calde, ove la siccità è più frequente, tali quantità possono raddoppiare o addirittura triplicare. È evidente quindi che la scelta delle varietà colturali va condotta anche in base alla disponibilità costante di acqua.In tutti i casi, prima di decidere le varietà o gli alberi da coltivare, con viene ascoltare i suggerimenti e l’esperienza dei ‘vicini’ di orto o dei contadini della zona.

Come e quando irrigare

Non esiste evidentemente una regola generale per la frequenza e la quantità delle irrigazioni: per esempio, durante la stagione estiva, l’irrigazione è di solito una necessità quotidiana, ma possono esservi giornate nuvolose con temporali che la rendo no superflua. Quindi solo l’esperienza potrà suggerirvi la misura e i ritmi migliori per questa importantissima azione perché dipendono da molteplici fattori come la temperatura, l’umidità dell’aria, le piogge, il tipo di colture ecc. Vi possiamo però fornire alcuni consigli che sono delle regole generali.E importante effettuare le irrigazioni a ragion veduta e non quando fa più comodo: l’acqua va distribuita alle piante nella quantità effettivamente necessaria e con periodicità regolare. Irrigazioni eccessive, sregolate, possono causare danni alle piante e anche al terreno, del quale si può danneggiare facilmente la struttura. In genere è meglio bagnare poco e spesso, ma nella quantità sufficiente a far arrivare l’acqua fino alle radici. Le esigenze delle piante dell’orto sono molto diverse da quelle fruttifere che sono dotate di apparato radicale profondo e resistono assai meglio a periodi secchi.E necessario incominciare ad annaffiare prima che la siccità, nel terreno, abbia raggiunto una certa profondità; ciò sarà reso evidente dalla presenza di una crosta tendenzialmente asciutta, spessa anche soltanto un paio di centimetri, sulla superficie. Le ore migliori per annaffiare sono di primo mattino oppure in tarda serata, il vento, specie in primavera e a inizio estate, può disidratare rapidamente il terreno e allora è evidente che la cadenza delle irrigazioni consuete sarà cambiata: sarà necessario irrigare sempre dopo una giornata di vento, preferibilmente al mattino presto del giorno successivo, provvedendo anche all’irrorazione delle foglie.La maggior parte delle piante, come per esempio fagiolini, lattughe, ravanelli, peperoni e pomodori, traggono vantaggio da un’irrigazione regolare e non risentono troppo degli eccessi; i cavoli e le colture da tubero o da radice, come patate e carote, possono invece essere seriamente svantaggiate da un’annaffiatura eccessiva, dando raccolti meno abbondanti. Tutti gli ortaggi da poco trapiantati, comunque, devono essere ben annaffiati se il terreno è asciutto, e mantenuti poi umidi fino alla loro completa ripresa. Occorre molta attenzione per non eccedere in nessuno dei due sensi.

Errori ricorrenti nell’irrigazione

L’irrigazione può trasformarsi in un elemento di rischio se non si rispettano le regole generali appena illustrate. I danni più frequenti provocati alle piante sono le scottature, i marciumi e le malattie crittogamiche.Si rischia di provocare scottature alle foglie quando si bagna la pianta esposta ai raggi forti e diretti del sole, mentre le irrigazioni, se sono irregolari o eccessive, possono provocare squilibri nelle piante coltivate e quindi arrecare gravi danni come il disseccamento degli apici vegetativi o della punta delle foglie oppure il marciume dei semi, asfissiati dalla troppa acqua.Con un eccesso di acqua nel terreno marciscono i peli radicali e la pianta si trova nell’impossibilità di nutrirsi degli elementi minerali presenti perché non può assorbire l’acqua nonostante la sua abbondanza. È ovvio che in tali casi si deve cercare di eliminare l’acqua e, appena possibile, lavorare il terreno per arieggiarlo e per arricchirlo di ossigeno.
Questi errori sono frequenti soprattutto quando la temperatura è secca e si fanno seguire irrigazioni esagerate a periodi di trascuratezza.
Le malattie crittogamiche sono originate da vari tipi di funghi: la loro comparsa è favorita da eccessiva presenza d’acqua; in particolare, se le foglie vengono bagnate quando l’atmosfera circostante è molto calda e umida, si creano le condizioni ideali alle infestazioni fungine.Anche erosione, dilavamento e formazione di una dura crosta superficiale del terreno sono risultati di annaffiature eccessive o effettuate nei momenti e con i metodi sbagliati.L’erosione si verifica soprattutto se il terreno è in pendenza: le annaffiature troppo frequenti o troppo abbondanti rischiano di far scorrere via gli strati superficiali, scalzando anche le piantine coltivate; se il terreno è senza copertura vegetale i danni possono anche essere maggiori.Il dilavamento è un fenomeno naturale: l’acqua piovana o irrigua presto o tardi raggiunge gli strati profondi e la falda acquifera sotterranea, trascinando con sé gli elementi nutritivi che si disciolgono in acqua. Se la frequenza delle annaffiature è eccessiva, tale fenomeno viene accelerato e lo strato colturale si impoverisce.
L’alterazione della struttura superficiale è provocata da piovaschi o da annaffiature troppo abbondanti, specie se seguite dall’azione essiccante del sole: si forma una crosta superficiale che, in rapporto alla composizione del terreno, può anche diventare molto dura e compatta. In tali casi è indispensabile effettuare la scarificatura del terreno, che consiste nella sua zappatura superficiale.

I metodi tradizionali di irrigazione

Oggi i metodi di irrigazione sono molteplici e la scelta più adatta verrà compiuta sulla base di alcune variabili, tra le quali le dimensioni dell’orto, la disponibilità alle cure giornaliere, la quantità d’acqua e la pressione di erogazione, nonché le possibilità di spesa. Per un piccolo orto (sotto i 40- 50 m non conviene certo apprestare sistemi di irrigazione automatica, a meno che altri motivi non ne suggeriscano l’impiego, come, per esempio, un giardino esteso o una scarsa disponibilità di tempo; nel caso di assenze prolungate l’irrigazione automatica può essere addirittura necessaria.Invece sembra comunque proficuo l’utilizzo di un pluviometro: questo strumento indica la quantità d’acqua ricevuta dal terreno, qualunque sia la sua provenienza. Opportunamente collocato in una zona raggiunta dai sistemi di irrigazione, potrà quindi rilevare sia l’acqua piovana che quel la irrigua, segnalandovi la quantità d’acqua effettivamente fornita alle colture e permettendovi così di evitare eccessi inutili o dannosi.

• Irrigazione con annaffiatoi
Un annaffiatoio è uno strumento indispensabile per ogni orticoltore e in particolare per irrigare delicatamente il semenzaio o per i primissimi stadi di sviluppo delle piantine. In questi casi, quando il terreno deve essere mantenuto umido senza essere in alcun modo smosso, è necessario utilizzare l’apposito becco conico traforato (o rosetta) che permette di spargere l’acqua a pioggia e talvolta può essere anche opportuno l’uso di uno spruzzatore.Versate direttamente dal collo, togliendo il becco conico, solo quando è possibile far arrivare direttamente l’acqua a livello del terreno: un getto d’acqua che cade anche da piccole altezze danneggia le coltivazioni perché scopre il colletto delle piante. Ricordate che senza rosetta anche 10 cm di altezza sono troppi.Un annaffiatoio può essere sufficiente per colture in vaso o su superfici molto ridotte, ma se il vostro orto ha dimensioni medio-grandi, allora questo strumento è inadatto perché comporta inutili fatiche e sprechi di tempo.

• Irrigazione con nebulizzatore
Una volta il nebulizzatore era un apparecchio strettamente riservato agli agricoltori professionisti e usato solo in certi casi. Da qualche tempo sono apparsi sul mercato modelli adatti a tutte le esigenze, sia dal punto di vista della dimensione sia da quello del costo.
La scelta di un nebulizzatore dipende principalmente dalla grandezza del vostro orto e dal numero di piante da irrorare.
La gamma di apparecchi per dilettanti va dal piccolo spruzzatore a mano della capacità di 1 1, fino alla pompa portata in spalla o su carriola con capacità anche superiore ai 20 l. In questa gamma potete scegliere il modello più adatto.
Il nebulizzatore è utile per bagnare i semenzai, è essenziale per irrorare il foglioline delle piante sviluppate e degli alberi da frutto e si dimostrerà utile anche per spargere soluzioni per la concimazione fogliare o sostanze antiparassitarie.

• Irrigazione con canaline
L’acqua irrigua può essere fatta scorrere in solchi tra le aiuole, realizzati appositamente sulla base di un picco lo progetto idraulico che sappia sfruttare i declivi dell’orto. Con questo sistema l’acqua si infiltra nel terreno e tiene umide le radici delle piante. È un sistema che richiede abbondanza d’acqua e soprattutto un terreno a medio impasto: infatti un terreno molto argilloso è poco permeabile all’acqua e quindi impedisce la sua propagazione laterale, mentre un terreno con percentuali elevate di sabbia risulta molto poroso e quindi l’acqua delle canaline rischia di essere assorbita prima di riuscire a raggiungere tutte le aiuole dell’orto.Questo tipo di irrigazione quindi è da consigliarsi solo ai coltivatori esperti e solo in seguito a una serie di verifiche delle condizioni ambientali.I suoi vantaggi sono rappresentati dall’assenza di spese per impianti e da un ottimo controllo igienico, poi ché l’acqua è a cielo aperto e lo scorrimento favorisce la decantazione di eventuali particelle sospese.Inoltre un simile sistema di irrigazione, efficiente e armonicamente distribuito tra le aiuole, è molto ingegnoso e non privo di una certa eleganza.

• Irrigazione con manichette forate o irrigatari oscillanti
In commercio vi sono diversi tipi di tubi di plastica dotati di minuscoli forellini dai quali zampilla l’acqua. I tubi sono ovali, per impedirne la rotazione, e la sezione è composta da 2 o 3 camere in modo che gli zampilli siano orientati in direzioni opposte. Costituiscono una soluzione pratica ed economica, ma il loro utilizzo richiede una buona pressione dell’acqua e la loro efficienza diminuisce con la distanza: se lo sviluppo lineare del percorso irriguo è notevole, ovvero oltre i 15-20 m, sì avranno dei getti troppo alti all’inizio e molto bassi alla fine.Vale la pena di osservare che la manichetta forata rappresenta un ottimo sistema per l’irrigazione delle coltivazioni in pacciamatura, poiché il tubo può essere fatto scorrere sotto i fogli protettivi di polietilene per mantenere le radici al giusto grado di umidità.
Una variante di questo sistema consiste in un tubo convenzionale che porta l’acqua a lance per annaffiatura o a irrigatori oscillanti: questi ultimi vanno senz’altro segnalati perché, a differenza di quelli circolari e semi- circolari, coprono aree rettangolari senza problemi di sovrapposizione o angoli morti.

• Irrigazione a pioggia con impianti fissi
Questo sistema di irrigazione costituisce l’evoluzione tecnologica del precedente. In sostanza si tratta di un opportuno impianto di tubazioni, che possono essere a vista o sotterranee, in ferro o in materiale plastico, che porta l’acqua fino a degli erogatori. Questi sono opportunamente collocati e la spargono ‘a pioggia’, assicurandone l’omogenea distribuzione su tutte le superfici da irrigare. È un metodo molto indicato per aree consistenti e soprattutto quando occorre irrigare prati, giardini ornamentali o piante da frutto. Inoltre, con l’introduzione delle centraline temporizzate, questo sistema rappresenta il più efficiente apparato di irrigazione delle colture, che merita una trattazione più ampia e specifica: la prossima sezione è dedicata a questo sistema.

Con il becco conica traforato (sopra) si possono annaffiare le colture ai diversi stadi di sviluppo. Questo modello di irrigatore oscillante (sotto) permette un annaffiatura più completa e omogenea delle superfici.

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Metodi di irrigazione automatica

Un impianto automatico per irrigare il giardino o l’orto assicura la necessaria quantità di acqua nei momenti più favorevoli, fa risparmiare lavoro e non ha un costo proibitivo. Questo sistema consente soprattutto maggiore libertà dagli obblighi giornalieri, in particolare durante la stagione calda: per tale ragione potrebbe essere una scelta obbligata per alcuni orticoltori. Considerando che l’irrigazione non è certo l’attività piu entusiasmante da svolgere nell’orto, permette di utilizzare il proprio tempo per lavorazioni più importanti e piacevoli.
Sostanzialmente, l’irrigazione automatica consiste nell’impiego di un temporizzatore che ogni orticoltore può regolare secondo le specifiche esigenze, per programmare in modo ottimale le tutte le operazioni.

• L’automazione semplice
Se la portata d’acqua di cui si dispone è sufficiente per bagnare contemporaneamente tutte le piante, il sistema è molto facile e si regola come una sveglia, con un duplice comando, uno per l’apertura e uno per la chiusura del passaggio dell’acqua. Al primo comando l’acqua entra nella tubazione principale e raggiunge tutti gli erogatori dell’impianto irriguo, siano gocciolatori o microgetti o ugelli. Al secondo comando, il flusso si interrompe e l’erogazione cessa. Il tempo di apertura sarà naturalmente regolato in funzione delle esigenze delle piante e della portata degli erogatori Per fare un esempio, se questi sono gocciolatori con la portata di 4 L l’ora ciascuno e il fabbisogno idrico della pianta servita da un gocciolatore è di 8L al giorno. basterà che l’impianto resti in funzione ogni giorno per due ore.

• L’automazione complessa
Quando la portata di acqua disponibile non è sufficiente a bagnare contemporaneamente tutta l’area servita dalla rete di distribuzione, occorrerà dividere l’impianto in unità irrigue e servirle una dopo l’altra, in successione, in rapporto alla portata disponibile. In questo caso, il procedimento è più complesso.Prendiamo come esempio un orto e un giardino di complessivi di 2500 m dove vi siano 20 irrigatori con la portata ciascuno di un quarto di litro per secondo: se è disponibile solo un litro per secondo, occorrerà suddividere l’impianto in 5 aree da circa 500 m ciascuna, con 4 irrigatori per area, che distribuiscano l’acqua disponibile. Quindi, per bagnare tutte le superfici, saranno necessarie cinque successive aperture e chiusure giornaliere, ma questo non deve dare preoccupazioni, perché a tutto ciò può provedere una centralina automatica. Infatti tutti i settori da 4 irrigatori sono collegati alla condotta principale, che avrà sempre acqua in pressione, in modo che l’automatismo serva ad aprire alternativamente le saracinesche al punto dell’immissione del l’acqua. Se occorrerà mezz’ora a postazione, ci vorranno 2 ore e mezza per bagnare tutto il prato. Ma, grazie all’ automatismo, si potrà bagnare con poca acqua e anche utilizzando tubi di piccolo diametro (e basso costo), dato che non dovranno mai portare più di un litro al secondo. Proprio per realizzare questa economia spesso si ricorre alla suddivisione in settori, anche se si dispone di acqua in abbondanza

• I componenti principali
Un impianto di irrigazione automatica è composto da varie parti di cui la più importante è la cosiddetta ‘centralina’. La centralina viene program mata e comanda le valvole idrauliche che permettono o impediscono il flusso dell’acqua. Ogni sezione del l’impianto viene così attivata in base all’impostazione data. La centralina deve essere collegata all’impianto elettrico e collocata in una posizione agevole e riparata.Sono reperibili sul mercato centraline di svariati tipi. Le più semplici sono elettromeccaniche e si usano per controllare da uno fino a 4-6 settori. Le più complesse sono veri e propri computer destinati alla gestione irrigua e possono arrivare a comandare, attraverso unità intermedie, anche centinaia di valvole.Inoltre la centralina può essere collegata ad appositi sensori, che hanno la funzione di segnalare la variazione delle condizioni ambientali dalle quali dipendono le modalità di irrigazione. Tali sensori possono essere pluviometri per le piogge, anemometri per il vento, igrometri per l’umidità del terreno o dell’aria. La centralina elabora i dati ricevuti dai sensori e può quindi interrompere l’irrigazione a causa della pioggia o del forte vento. Sistemi sofisticati possono far variare l’irrigazione in rapporto ai cambiamenti giornalieri di umidità o di temperatura. Questi dispositivi, naturalmente, sono consigliabili solo per irrigare grandi aree.

Con quale frequenza irrigare

Qualcuno penserà che sia eccessivo annaffiare tutti i giorni: è un errore. L’eccesso d’acqua si ha se la quantità erogata quotidianamente è superiore a quello che la pianta assorbe e il terreno fa evaporare ogni giorno. Una volta che l’esperienza ha permesso di
stabilire questa quantità, è sicuramente meglio frazionare l’apporto d’acqua nel tempo. Non a caso la vegetazione più lussureggiante si ha nelle foreste pluviali, dove piove quasi tutti i giorni e lo stesso vale per il microambiente di un giardino o di una terrazza.

Le ore più idonee per l’irrigazione automatica

I momenti migliori sono quando il soleggiamento non è intenso, quindi al mattino presto o alla sera. Ciò vale a maggior ragione d’estate e se il terreno è piuttosto argilloso: il sole fa evaporare rapidamente l’acqua, e questo è uno spreco, mentre l’impasto acqua-argilla tende a formare con l’azione dei raggi solari una crosta dannosissima per l’aerazione dello strato colturale.Nel caso di metodi di irrigazione automatica, non essendo necessaria la presenza dell’operatore, si programmerà quindi la centralina per compie re l’irrigazione al mattino presto o verso il tramonto. Inoltre esistono dei timer, dotati di una cellula sensibile alla luce, che avviano l’irrigazione al crepuscolo: in tal caso basta solo fissare la durata dell’apertura.Non si può però regolare il temporizzatore una volta per sempre. Il clima infatti varia ogni mese e bisogna quindi adeguare l’erogazione alle mutate condizioni.

Come nutrire le piante: la concimazione

Abbiamo visto come la terra dell’orto sia costituita da un insieme di materiali di diversa origine e composizione chimica che, a seconda delle proporzioni in cui sono presenti, danno al terreno caratteristiche e propri età differenti.La resa ottimale del terreno viene ottenuta attraverso l’interazione complessa di molteplici fattori:si è visto come siano rilevanti alcuni aspetti quali la conoscenza della composizione del terreno, l’uso di un’acqua adatta e di una corretta irrigazione, mentre in seguito vedremo l’importanza dell’esecuzione metodica delle lavorazioni. Ma ora dedichiamo il giusto spazio a un’altra operazione fondamentale: la concimazione. Essa consiste nell’introdurre nel terreno colturale tutte le sostanze delle quali la pianta ha bisogno per svilupparsi e per realizzare il suo ciclo vegetativo. Infatti, quella che viene comunemente definita fertilità del terreno non è un valore assoluto e costante, ma un parametro variabile in rapporto alle colture prescelte, al tipo di terreno, alle sostanze in esso disponibili e alle lavorazioni cui esso è sottoposto. Infine non è solo importante che le sostanze nutritive siano presenti nella corretta quantità, ma che siano disponibili nella forma più adatta alla loro assimilazione.

Scegliere la concimazione adatta

Oggi si richiedono alle piante delle prestazioni eccezionali, sia in termini di qualità del prodotto che in termini di velocità di sviluppo: la c concimazione del terreno consente il costante apporto dei materiali nutritivi necessari alla crescita ottimale delle piante. E opportuno però scegliere in maniera mirata il tipo di concimazione per aggiungere quelle specifiche sostanze utili per il tipo di terreno e per le colture introdottePer compiere tali scelte e quindi per ottenere i risultati migliori bisogna possedere alcune cognizioni tecniche di base, tra le quali una essenziale: la cosiddetta ‘legge dei fattori limitanti di Liebig.La concimazione minerale e la produzione vegetale sono regolate da questa legge (detta anche del minimo’), secondo la quale il livello produttivo di una coltura è limitato dal l’elemento, minerale o ambientale,che più scarseggia nel terreno, in rapporto ai fabbisogni della coltura stessa. L’elemento in difetto è detto ‘fattore limitante’ Per esempio, se il fattore limitante è il fosforo, sarà inutile aggiungere al terreno qualunque altro genere di sostanza che non sia il fosforo; la coltivazione non migliorerà sostanzialmente fino a che non si aggiungerà proprio quella sostanza di cui è carente. Da ricordare che non è detto che il fattore limitante sia necessariamente un componente del terreno: potrebbe anche essere l’acqua irrigua o la luce del sole, ovvero potrebbe essere uno qualsiasi degli elementi indispensabili alla crescita delle piante.

La concimazione organica

Tra i concimi organici, il migliore in assoluto è il letame equino, seguito da quello bovino. Da soli questi letami rappresentano un ottimo fertilizzante, equilibrato e ricco dei cosiddetti elementi minori. Inoltre sono capaci di migliorare la struttura del terreno, poiché arricchiscono l’humus e la porosità dello strato superficiale.Qualora ne disponiate, anche il letame di polli o di conigli è adatto allo scopo, ma va utilizzato con maggior cautela, ovvero in dosi minori e miscelato con sabbia ed eventualmente con residui vegetali, come erba tagliata, fogliame ecc.Tutti i letami sono concimi estremamente ricchi, ma non è consigliabile usarli quando sono freschi, perché potrebbero bruciare le radici delle piante; tutti i letami devono fermentare per diversi mesi prima di poter essere utilizzati.
Altri materiali di origine organica possono essere utilizzati per concimazioni, come alghe, cascami di lana e di seta e diversi altri che si trovano in commercio come scarti di molte produzioni industriali.Il letame di stalla e i fertilizzanti organici sono considerati ottimi concimi; sono completi e hanno la caratteristica positiva di essere a lento effetto in quanto la loro decomposizione, che avviene a opera della flora batterica del terreno, libera a poco a poco tutti gli elementi minerali di cui sono ricchi, compresi i tre principali, cioè l’azoto, il fosforo e il potassio.

Produrre in proprio il compost

Non è sempre facile procurarsi dello stallatico: da qualche tempo in commercio si trovano diversi tipi di pro dotti fertilizzanti a base di materia organica di diverse origini e giù parzialmente ‘humificata’, ovvero già in parte decomposta dai batteri; occorre dire che non sempre l’efficacia di tali prodotti è proporzionata al loro costo. Può essere conveniente allora impara re a produrre per proprio conto del compost, cioè del fertilizzante organico humìficato ottenuto semplicemente a partire dai residui vegetali del l’orto e del giardino, con l’aggiunta dei rifiuti di casa e di quanto altro si possa decomporre. Accumulando questi materiali in apposite fosse o concimaie, eventualmente stimolando l’avvio dell’attacco batterico (esisto no in commercio specifici attivatori), si può ottenere nel giro di qualche mese un buon compost organico e usarlo in sostituzione del letame, eventualmente con l’aggiunta di altri fertilizzanti minerali.
Occorre però vigilare sul buon procedere della reazione e tenere la massa in decomposizione ben umida e arieggiata.

Aggiunta di concimazione organica a una coltura in corso

Una semplice costruzione per accumulare i residui organici e produrre compost.

La concimazione minerale

Un tempo l’unica forma conosciuta di arricchimento del terreno per incrementarne la produttività agricola era la concimazione con il letame, mentre la concimazione minerale era quasi ignorata anche se risulta che gli antichi romani usassero rocce calcaree frantumate (le ‘marne’) per correggere la qualità dei terreni.La concimazione minerale è spesso chiamata ‘fertilizzazione chimica’ per distinguerla dalla concimazione organica: il suo scopo è introdurre nel terreno gli elementi chimici necessari allo sviluppo delle piante e non ha alcun effetto sulla formazione dell’humus, che è l’unica componente del terreno colturale capace di trattenere a lungo tali sostanze negli strati superficiali del terreno senza lasciarli sfuggire nell’acqua di falda.Non è il caso di addentrarsi in questioni troppo complesse di chimica applicata e quindi sarà sufficiente ricordare che i preparati fertilizzanti in commercio hanno composizioni e formulati diversi a seconda dell’uso e del tempo di azione: ve ne sono alcuni a lentissimo effetto (per esempio certi prodotti per le concimazioni all’impianto degli alberi da frutto), mentre altri si esauriscono in una sta-gione (in genere i concimi complessi fosfo-potassici e quelli ammoniacali) e altri ancora sono a effetto immediato, come i concimi nitrici. Nella scelta di questi ultimi, data la quantità di prodotti in commercio rivolti a orticoltori e giardinieri ‘hobbisti’, ricordate che quello che conta di più in un prodotto è sempre la percentuale di elemento fertilizzante contenuto (azoto, fosforo, potassio). In genere i prodotti semplici costano meno di quelli complessi ma obbliga no a conoscere meglio le esigenze delle piante da fertilizzare I prodotti in polvere costano. quasi sempre meno dei granulati, che però sono molto più comodi da distribuire.

Gli elementi fondamentali della vita vegetale

Le piante sono organismi autotrofi, capaci cioè di sintetizzare sostanze organiche a partire da composti minerali semplici. Ciò avviene attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, che è caratteristica propria ed esclusiva dei vegetali.La luce è l’energia che attiva nelle foglie verdi la fotosintesi clorofilliana: questa è un processo di sintesi chimica attraverso la quale i vegetali trasformano l’anidride carbonica, l’acqua e gli elementi semplici tratti dal terreno in sostanze organiche, prevalentemente in carboidrati. L’anidride carbonica si trova nell’aria e viene assimilata attraverso i minuscoli pori presenti nelle foglie, mentre le sostanze minerali e l’acqua sono assorbite dalle radici e vengono trasportate nelle foglie dalla linfa.Questa capacità di utilizzare elementi minerali per trasformarli in materiale biologico manca agli animali, che devono quindi avvalersi dell’intermediazione dei vegetali per ottenere le sostanze organiche necessarie per ‘costruire’ e alimentare il loro corpo. Tre elementi essenziali alla vita vegetale, cioè carbonio, idrogeno e ossi geno, sono forniti dall’acqua e dall’a ria, mentre gli altri devono essere forniti dal terreno. Questi elementi sono 12 e tutti sono indispensabili, anche se in dosi e in momenti diversi: i risultati colturali saranno migliori se essi saranno resi disponibili nelle quantità giuste e al momento opportuno.Questi 12 elementi sono abitualmente suddivisi in due grandi categorie:microelementi e macroelementi

Microelementi e macroelementi

I microelementi sono cinque: boro, manganese, rame, molibdeno e zinco; svolgono la loro azione entrando a far parte, in dosi piccolissime, di alcuni processi enzimatici delle piante. E rarissimo che il terreno ne sia privo e la loro eventuale carenza deve essere accertata con analisi chimiche mirate.
I macroelementi sono sette e si dividono a loro volta in due gruppi: i secondari, che sono calcio, magnesio, ferro e zolfo, e i primari, che sono azoto, fosforo e potassio.I primi sono generalmente presenti nel terreno in quantità sufficienti a soddisfare il bisogno delle colture, per cui solo raramente si deve ricorrere a delle somministrazioni aggiuntive. Anche i secondi sono sempre presenti nel terreno tanto da consenti re ovunque la vegetazione naturale, ma vengono assimilati in quantità notevoli dalle piante coltivate, specialmente quando le forziamo a pro- dune il più possibile. Potremmo dire che le piante ortofrutticole ‘consumano’ molto rapidamente questi de menti e quindi accade che il terreno non sia in grado di fornire le quantità necessarie: per questa ragione Si deve ricorrere alle fertilizzazioni.

I macroelementi

Sono i principali elementi necessari alla vita vegetativa: l’azoto (N), il fosforo (P), il potassio (K), il calcio (Ca), il magnesio (Mg), il ferro (Fe) e lo zolfo (S). Indichiamo anche le loro sigle chimiche perché spesso così sono indicati sulle confezioni commerciali dei concimi.
L’azoto è di fondamentale importanza per la crescita e la sua assimilazione richiede abbondante apporto d’acqua. La carenza di azoto è segnalata dall’ingiallimento diffuso del fogliame, mentre il suo eccesso ha come risultato un ingrossamento scompensato dei frutti, nel quale alle notevoli dimensioni non corrisponde un’ adeguata presenza di sostanze nutritive per l’alimentazione.Il potassio rientra nel processo di formazione degli zuccheri e favorisce la colorazione dei frutti e, per gli ortaggi, lo sviluppo dei tuberi e dei bulbi, mentre la carenza di fosforo rende difficoltosa la crescita dei frutti che restano più piccoli della norma.Il calcio è importante per lo sviluppo dell’apparato radicale e di un fogliame turgido e saldo. Un suo eccesso invece inibisce l’assorbimento del ferro e determinando fenomeni di clorosi. Il magnesio rientra nel processo di fotosintesi clorofilliana ed è indispensabile per la produzione della linfa.

L’azoto (N)

La maggior parte dell’azoto si trova nei vegetali sotto forma di proteine, composti organici di fondamentale importanza nella composizione delle cellule e degli enzimi vegetali; la restante parte è contenuta nella clorofilla. Fornito nelle giuste proporzioni, l’azoto induce un forte stimolo all’accrescimento dei vegetali: una pianta provvista di azoto in modo adatto cresce rapidamente, produce un apparato radicale efficiente e si presenta di colore verde intenso proprio per l’abbondanza di clorofilla. Poiché è nelle parti verdi delle piante che hanno luogo i processi di fotosintesi, una vegetazione rigogliosa è la premessa indispensabile per una ricca produzione ortofrutticola.Una carenza di azoto si manifesta con un generale stentato accrescimento della pianta, dove i giovani germogli tendono ad avvizzire. le foglie appaiono di un colore verde pallido, più piccole del normale e cadono prima del tempo; nei fruttiferi, la produzione è inferiore alla norma e comporta spesso la cascola dei flutti.Peraltro bisogna anche fare attenzione a non esagerare nelle concimazioni azotate perché gli eccessi di azoto possono infatti dar luogo alle manifestazioni qui di seguito elencate:minore resistenza alle avversità:
l’eccesso di azoto provoca un insufficiente sviluppo dei tessuti meccanici del corpo della pianta (che diviene per esempio, meno resistente al vento) e i tessuti vegetali diventano troppo teneri e acquosi e possono essere attaccati più facilmente da parassiti;aumento dei consumi idrici: il più denso sviluppo della parte fogliare richiede maggiore disponibilità di acqua;rallentamento generale dello sviluppo: i vegetali fioriscono, fruttificano e maturano qualche giorno più tardi.Come si vede, l’equilibrio dell’azoto è piuttosto delicato e l’uso dei conci mi azotati deve essere cauto. L’azoto che le piante possono utilizzare per il loro nutrimento è solo quello solubile allo stato minerale: esse infatti non possono assimilare l’azoto presente nell’atmosfera, né quello presente nella sostanza organica del terreno. Sia l’azoto atmosferico sia quello organico devono, quindi, subire dei processi chimici di mineralizzazione per essere assorbiti dalle radici.

Il ciclo dell’azoto

L’azoto presente nell’aria non è direttamente utilizzabile dalle piante: ne ciclo degli eventi naturali, i microrganismi che popolano il terreno e l’azione dei fulmini trasformano l’azoto dell’atmosfera in composti inorganici, in nitrati, e in questa particolare forma esso può essere assimilato dalle radici delle piante. Poi il cielo prosegue per opera di altri microrganismi che decompongono i residui animali e vegetali liberando azoto che torna nell’atmosfera. I concimi azotati di origine industriale sono frutto di un processo che, riproducendo quello naturale, fissa l’azoto in forma nitrica per renderlo utilizzabile dalle piante. Questo ciclo essenziale per la vita sulla Terra è schematica mente rappresentato nel disegno qui sotto.

Il ciclo dell’azoto

I Concimi azotati

I concimi azotati si classificano secondo due principi: la combinazione di azoto e altri elementi in essi contenuti e la reazione verso il terreno e le piante.

• Concimi ammononiacali

Sono concimi che contengono azoto in forma ammoniacale, o facilmente trasformabile in forma ammoniacale, una volta che sono immessi nel terreno.Questi concimi vengono assorbiti dal terreno in poco tempo, ma la particolare forma chimica in cui è presente l’azoto impedisce che esso sia dilavato dall’acqua piovana o irrigua e rende possibile una sua protratta permanenza negli strati superficiali a disposizione delle radici. L’effetto dei concimi ammoniacali sulle piante non è quindi rapido: essi sono utilizzati per le cosiddette ‘concimazioni di fondo’, ovvero quelle annuali, che hanno la funzione essenziale di ricostituire gli elementi primari del suolo molto sfruttato dalle coltivazioni intensive. Questo tipo di concimi deve essere interrato durante le lavorazioni annuali di vangatura.

I principali concimi ammoniacali sono:

• la calciocianammide, primo conci me azotato ottenuto per via sintetica; si presenta come una polvere nera dal contenuto in azoto del 20-21%. Contiene inoltre il 15% di carbone e il 30% di calce viva e carbonato di calcio puro. La calciocianammide è fortemente alcalina e si usa anche come correttivo per i terreni molto argillosi, poveri di calce e acidi, e ha un costo relativamente elevato;

• l’urea, che si presenta in granuli di 1-2 mm di diametro, contiene il 46% di azoto ureico, che nel terreno si trasforma in azoto ammoniacale. Si presta alla concimazione di fondo di colture primaverili e all’utilizzazione su terreni acidi; il suo costo è relativamente basso;

• il solfato ammonico, che contiene il 20-21% di azoto ammoniacale e il 23-24% di zolfo. Lo zolfo acidifica il terreno e questo è un vantaggio per le terre alcaline e subalcaline. Si utilizza per la concimazione di patate, vite e piante fruttifere, ma è meno economico dell’urea.

• Concimi nitrici
Questi concimi contengono azoto in forma nitrica; sono molto solubili, vengono rapidamente assorbiti dalle piante e altrettanto rapidamente vengono dilavati verso gli strati profondi del terreno. I concimi nitrici si utilizzano per gli interventi urgenti nelle cosiddette ‘concimazioni di copertura’ e vengono sparsi in superficie.

I concimi nitrici sono:

• il nitrato di sodio o nitro del Cile, che contiene il 16% di azoto, il 25% di sodio e molti oligoelementi. Questo concime non deve essere utilizzato sui terreni argillosi perché ne altera la struttura;

• il nitrato di calcio, che contiene il 15% di azoto e il 25% di ossido di calcio, Questo concime assorbe l’ umidità, si spande con difficoltà ed è piuttosto costoso.

• Concimi nitroammoniacali
L’associazione dei due principi appena descritti è ottenuta con pro cedimenti industriali e offre la possibilità di riunire la prontezza d’azio ne dell’azoto nitrico con la caratteristica essenziale dell’azoto aminoniacale, cioè la sua bassa dilavabilità. Questi concimi si usano sia per la concimazione di fondo delle colture primaverili sia per concimazioni di copertura.Il principale concime di questo gruppo è il nitrato ammonico: con tiene il 26-27% di azoto, metà in forma nitrica e metà in forma ammoniacale. Da notare che, tra tutti i concimi azotati, è fra i più economici.

• Il fosforo
Il fosforo è un elemento fondamentale per la vita delle piante, in quanto entra nella costituzione di composti responsabili degli scambi energetici, partecipa alla sintesi clorofilliana, entra a far parte del DNA e dell’RNA ed è un componente delle sostanze di riserva nei semi e nei tuberi; inoltre è in grado di accelera re la fioritura, la fecondazione e la maturazione. E indispensabile alla vita vegetale in tutte le fasi di sviluppo: le giovani pianticelle utilizzano il fosforo presente nei semi e, appena si sono esaurite le riserve, manifestano subito segnali di disagio. La carenza di fosforo comporta una crescita stentata, il fogliame appare di un verde più scuro del normale, i frutti maturano prima del tempo, sono insipidi e di difficile conservabilità; se la carenza è di grave entità, le foglie assumono una colorazione rossastra sui margini e tendono a seccare.

• I concimi fosfatici

Il fosforo viene immagazzinato nel terreno e non è soggetto ad alcuna azione dilavante. I concimi fosfatici devono essere interrati bene e in maniera uniforme durante le concimazioni di fondo. Può essere opportuno aggiungerli al terriccio delle semine.
Il contenuto di fosforo nei concimi si esprime correntemente come anidride fosforica (P205) che contiene il 44% di fosforo elementare.

I concimi fosfatici sono:

• i perfosfati minerali, così chiamati per distinguerli dal perfosfato d’ossa, divenuto rarissimo. La quantità di P205 varia da un minimo del 14% a un massimo del 22%; sul le confezioni sono riportate due cifre (18-20 e 19-21) tra le quali deve essere compresa la percentuale di P205 presente nel concime. I perfosfati sono adatti a terreni alcalini perché contengono anche gesso;

• i perfosfati doppi e tripli, che hanno percentuali di P205 rispettiva mente del 35% e del 48%;

• le scorie Thomas, che sono un sottoprodotto dell’industria metallurgica, contengono percentuali di P del 18-20%, altri microelementi (boro, manganese, rame, molibdeno e zinco) oltre a notevoli quantità di calce attiva: quest’ultima caratteristica le rende adatte ai terreni acidi.

• Il potassio
Tra gli elementi primari, il potassio occupa un posto di rilievo, nono stante non entri nella formula dei costituenti biologicamente più importanti. Il potassio agisce come regolatore di molti processi fisiologici, come per esempio la resistenza alle condizioni climatiche, nonché per la formazione e per l’accumulo di sostanze di riserva.Dalla disponibilità di potassio di pende la qualità e la quantità dei prodotti ortofrutticoli.Le eventuali carenze di potassio si manifestano in maniera molto differente nelle diverse specie vegetali, e
il metodo migliore per appurarle è effettuare un’analisi del terreno. In Italia il potassio naturalmente presente nel terreno è di regola sufficiente a soddisfare le esigenze della maggior parte delle colture, anche perché è poco dilavabile e poco mobile e quindi non si disperde.

• I concimi potassici
Il contenuto di potassio dei concimi è espresso come ossido di potassio (K2O), del quale il potassio costituisce il 75%. I concimi potassici sono,come i fosfatici, concimi di fondo e devono essere interrati prima della semina o della piantagione. È bene che siano sotterrati quanto prima, perché tendono a peggiorare le loro caratteristiche in tempi relativamente brevi.

I concimi potassici sono:

• il cloruro di potassio, che contiene il 62% di K2O e cloro. Si utilizza per tutte le colture meno che per quelle che temono il cloro, come ad esempio il fagiolo. Si deve evitare di usarlo in copertura, perché è poco mobile, e anche a diretto contatto con i semi per evitare di bruciarli;

• il solfato di potassio, che contiene il 48-52% di LO e il I 8% di zolfo. E piuttosto costoso, ma ha il vantaggio di non avere particolari controindicazioni;

• il salino potassico, che contiene il 34-45% di K2O.

• I concimi complessi
I concimi complessi contengono più elementi fertilizzanti uniti assieme e vengono distinti con un nome e dei numeri- Il nome può essere di fantasia, o fare riferimento alla ditta produttrice, oppure richiamare l’ attenzione sugli elementi contenuti (come ad esempio ‘fosfopotassio’, ‘ternario’). I numeri che seguono il nome del concime indicano il titolo, ovvero la percentuale, dei principali elementi contenuti. La prima cifra indica il contenuto di azoto, la seconda il contenuto di anidride fosforica e la terza il contenuto di ossido di potassio; nei concimi binari privi di potassio la terza cifra manca. Per esempio: il concime ternario 8-5-12 contiene 18% di azoto, il 5% di anidride fosforica e il 12% di ossido di potassio.

La concimazione di copertura: il concime viene sparso sulle superfici colturali.

I macroelementi secondari e i microelementi

Sono indispensabili alla vita delle piante, ma ne bastano minime quantità, che solitamente sono fornite dal terreno, Solo in alcuni casi si dovranno aggiungere con le concimazioni: per sapere quali sono le carenze minerali del vostro terreno è necessario procedere a un’analisi chimica per campionature da effettuarsi presso laboratori specializzati, ma si tratta di un’eventualità davvero remota, da prendere in considerazione solo se i risultati colturali dovessero essere insoddisfacenti nonostante l’impiego corretto delle concimazioni usuali, così come sono state appena illustrate.

Nella fertirrigazione l’irrorazione di concimi solubili avviene per mezzo di un annaffiatoio munito dell’apposito accessorio diffusore.

La fertirrigazione

L’acqua per l’irrigazione, sia questa tradizionale o automatica, può con tenere anche concimi solubili per fertilizzare il terreno: si parla in tal caso di ‘fertirrigazione’. Questo metodo è indicato soprattutto per i terreni colturali dove vi è una spiccata prevalenza di sabbia, al confronto con le proporzioni ottimali già descritte in precedenza: tali terreni risultano quindi molto drenati e
l’acqua irrigua in questo caso trascina negli strati profondi la gran parte delle sostanze nutritive che vanno quindi costantemente riequilibrate. La fertirrigazione può essere effetti a mano con un apposito annaffiatoio, oppure può essere automatizzata: in tal caso richiede un serbatoio collegato con l’impianto d irrigazione in cui sciogliere i preparati che si trovano in commercio. Vi raccomandiamo di fare molta attenzione alle istruzioni sulle confezioni per quanto riguarda la concentrazione ditali prodotti in rapporto alle dimensioni del vostro serbatoio: una concentrazione troppo elevata può infatti essere dannosa, mentre una troppo bassa potrebbe risultare perfettamente inutile.

Le lavorazioni sul terreno

L’orto richiede numerose lavorazioni: alcune sono sporadiche, come il livellamento, altre, e sono la maggior parte, sono cicliche e vanno eseguite una o più volte all ‘anno.Ogni stagione ha la sua lavorazione caratteristica, che può slittare di qualche settimana per via di particolari condizioni climatiche: per esempio una improvvisa gelata a fine febbraio consiglierà di rimandare le semine a dimora, mentre una pioggia persistente a novembre farà rimandare la vangatura annuale.In ogni caso illustriamo qui le principali lavorazioni a cui andrà sottoposto il vostro orto nel corso delle stagioni.

Il livellamento

Si tratta di un’operazione di carattere preliminare e perciò occasionale: in sostanza consiste nella preparazione del terreno orticolo una volta che è stata decisa la porzione da destinare a coltura. Il livellamento comporta l’eliminazione di ogni affossamento o dislivello presenti nelle aree destinate alla coltivazione e corrispondenti alle aiuole. Essa ha lo scopo fondamenta le di predispone il terreno ad accogliere le colture e di evitare la formazione di ristagni d’acqua negli strati superficiali: i ristagni infatti sono molto dannosi per le radici perché predispongono alle affezioni fungine. Il livellamento si esegue con la vanga.Nei casi di terreni in pendenza sarà necessario procedere all ‘esecuzione di terrazzamenti la cui altezza è in rapporto all’entità dell’inclinazione. In caso di pendenze ragguardevoli sarà necessario realizzare degli argini o procedere alla costruzione di terrazzamenti con pietre o altri materia li. In questo caso si raccomanda di non superare mai altezze di 80- cm, perché potrebbero prodursi fenomeni di smottamento del terreno. Se la pendenza del terreno supera il 25% è opportuno chiedere il parere di qualche contadino professionista del luogo, sia per ragioni di sicurezza sia per questioni inerenti il flusso di sgrondo dell’acqua che potrebbe essere troppo rapido.

La vangatura

La vangatura è una lavorazione periodica annuale ed è essenziale per ottenere buoni risultati colturali: consiste nel rivoltare sistematicamente tutta la superficie colturale per 15-30 cm di profondità allo scopo di esporre il terreno all’aria e all’umidità e di effettuare la concimazione profonda annuale. Si esegue abitualmente in autunno, di solito in novembre. Il concime organico o minerale deve essere sparso omogeneamente Su tutta la superficie che poi viene smossa con la vanga e rivoltata.
La vangatura ha anche l’importante funzione di preparare il terreno all’inverno, in quanto le zolle sono sottoposte all’azione del gelo e, in seguito alla vangatura, vengono frantumate e saranno così più facilmente lavorabili.Un effetto non secondario della vangatura è quello di contrastare la diffusione di parassiti: infatti essa porta le larve terricole in superficie ed espone alla benefica luce del sole lo strato superficiale, ostacolando l’insedia mento di ogni genere di fungo.

Il disegno illustra il modo appropriato per procedere alla vangatura.

Schematizzazione della vangatura: le singole zolle vengono rivoltate.

La scarificatura

Questa lavorazione consiste nella zappatura di un terreno senza effettuane il rovesciamento: il suo scopo è aerare i suoli troppo compatti, aumentare il drenaggio e migliorare la penetrazione dei fertilizzanti di superficie. La sua frequenza sarà quindi maggiore nel caso di terreni argillosi.Come la vangatura, anche la scarificatura svolge una positiva opera di prevenzione contro parassiti animali e fungini.

La rastrellatura

E’ una lavorazione da eseguire prima della semina a dimora e ha la funzione di frantumare le zolle più grosse, affinare lo strato più superficiale e portare il terreno a livello omogeneo. Una volta effettuata la semina, si esegue di nuovo, con maggior delicatezza, per coprire i semi e per offrire alle giovani pianticelle la giusta compattezza dello strato superficiale.Si esegue con il rastrello o, meglio, con la forca a denti ricurvi che appunto serve per graffiare la superficie del suolo e per sminuzzare il terreno.

La rincalzatura

Questa operazione riguarda la parte del fusto più vicina alla terra (detta anche ‘piede’ o ‘colletto’) e consiste nel coprirla con un po’ di terra che viene raccolta a cono intorno alla pianticella. La rincalzatura ha diversi effetti benefici: aumenta la stabilità delle piante, facilita lo sgrondo del l’acqua evitando ristagni localizzati, favorisce lo sviluppo delle radici. Inoltre, siccome stimola l’emissione di nuovi getti alla base della pianta, è una pratica preliminare per la propagazione a mezzo di talee e propaggini. Si utilizza il terreno di coltura, opportunamente frantumato, e si compie con le mani.

La rincalzatura protegge le pianticelle e ne stimola io sviluppo.

La sarchiatura

Consiste nello smuovere il terreno tra le colture in corso con un attrezzo leggero e ha la funzione primaria di interrompere la risalita per capillarità dell’acqua e quindi ridurre la sua dispersione per evaporazione. Nel contempo si eliminano tutte le erbe infestanti. La sarchiatura è una lavo razione da eseguire con continuità durante tutto l’arco della coltivazione e si compie con una zappetta o un sarchiello, ponendo molta attenzione nell’evitare danni alle radici.

La scerbatura

È un’operazione utile per eliminare le piante infestanti nelle colture con apparato radicale superficiale e delicato: in questo caso è bene non strappare le erbe infestanti, ma tagliarle al piede in modo da farne morire le radici senza procurare danni alle colture, Questa lavorazione deve essere ripetuta con sistematicità per ottenere buoni risultati.

La cimatura

Quest’operazione consiste nel recidere la parte apicale della pianta, al di sotto della 3 /5 foglia, per favorire lo sviluppo delle branche e dei getti laterali. Si pratica soprattutto con le solanacee e con diverse erbe aromatiche: è essenziale per il basilico, per l’origano e per la melissa. In taluni casi la cimatura consente di impedire il processo riproduttivo che impegna molte energie della pianta a scapito della produzione di ortaggi: è il caso del cetriolo, della zucca, della zucchina e del melone.

La scacchiatura

Molte specie di ortaggi tendono a produrre germogli laterali che non generano né fiori né frutti, ma solo foglie. Se la pianta ha già sviluppato branche laterali giudicate sufficienti alla normale produzione, allora conviene eliminare questi germogli laterali prima che si allunghino oltre i 5- 10cm: la pianta ne risulterà rafforzata e si eviteranno inutili assorbimenti supplementari di elementi nutritivi. Questa operazione viene effettuata soprattutto per i pomodori, la melanzana e in generale per le solanacee,

La pacciainatura

Si tratta di un’operazione necessaria per molte colture dell’orto e che presenta una successione abbastanza complessa di azioni: per questa ragione la sua illustrazione è necessariamente articolata.Con il termine di pacciamatura si intende la copertura del terreno coltivato con materiali diversi, organici e inorganici. Serve a proteggere il terreno dall ‘eccessiva insolazione, dall’evaporazione e anche dal freddo. È quasi sempre una pratica utile, ma in alcuni casi diventa addirittura indispensabile.

Pacciamatura di un alberello eseguita con foglie secche.

Pacciamatura di fragole: posa de lfoglio di plastica(1); incisione del foglio (2); trapianto delle piante (3); annaffiatura (4).

Pacciamatura di fragole

I materiali usati

La pacciamatura può essere fatta con il metodo tradizionale, usando cioè materiali organici e quindi biodegradabili (foglie secche, torba, ramaglie, scaglie di corteccia, letame ecc.), oppure utilizzando materiali artificiali, facilmente reperibili sul mercato, come il film di plastica (polietilene), che in genere sono neri per ottenere un maggior riscaldamento del suolo.

Perché si pacciamano le piante

Uno dei motivi per cui si usano le protezioni è quello di conservare l’umidità nel terreno durante i periodi di siccità, impedendo l’evaporazione dell’acqua. Inoltre la protezione, soprattutto quella con il film di plastica, la paglia o la torba, impedisce anche la crescita delle erbacce annuali e di alcune fra quelle perenni, che vengono ‘soffocate’. Se la protezione viene realizzata con un materia organico, come il letame o il terriccio di foglie, serve anche da nutrimento supplementare perle piante.

Quando eseguire la pacciamatura

Il periodo migliore per disporre le protezioni è compreso fra marzo e maggio, dopo aver effettuato una concimazione di superficie sul suolo umido e libero dalle erbacce.La pacciamatura con materiale organico dovrebbe essere disposta attorno alle piante oppure fra le file delle colture, fino a raggiungere uno spessore di 5-7 cm.La collocazione del film di plastica è abbastanza semplice e sì trovano in commercio dei prodotti di polietilene appositamente realizzati per la pacciamatura sui quali verranno praticati i fori per le piante.

Quali piante pacciamare

Nel frutteto è bene proteggere le piante di ribes, di uva spina, di lampone, di rovi da more e di rabarbaro, poiché queste piante per crescere hanno bisogno di una notevole scorta di sostanze nutritive e di umidità, Meglio sarebbe ripararle ogni anno con letame o altro concime ben maturo.I meli, i peri e i susini possono essere leggermente pacciamati alla base con letame o concime, specie nei primi due o tre mesi.Tutti gli ortaggi traggono vantaggio da un riparo che conservi l’umidità del suolo, anche se è ideale è ovviamente rappresentato da una pacciamatura che, allo stesso tempo, fornisca nutrimento alle piante.Le piante che vengono più frequentemente sottoposte a pacciamatura con film di polietilene sono le fragole, i cocomeri, le patate, i pomodori e le cucurbitacee in genere.

Gli strumenti del coltivatore

L’orto e come il giardino, richiedono una cura sistematica, non soltanto per soddisfare le eventuali esigenze estetiche del proprietario, ma soprattutto per mantenere ai massimi livelli la loro produttività. Per questo occorrono diversi strumenti che qui elenchiamo, raggruppando in base alle lavorazioni e alle funzioni nelle quali vengono impiegati: attrezzi per i lavori colturali, attrezzi per semine e trapianti, attrezzi per l’irrigazione e attrezzi per usi vari.

Attrezzi per i lavori colturali

• La Vanga
E’ l’attrezzo fondamentale dell’orticoltore: serve per lavorare in profondità il suolo, rivoltando le zolle o anche solo sollevandole, e può essere usata come badile o per formare bordure attorno al prato. Si trova in commercio con manico fisso o intercambiabile: si consiglia la forma a T quando si usa per rivoltare il terreno.

• La zappetta
E’ il secondo fondamentale attrezzo dell’orticoltore; consente di eseguire diverse operazioni: distruzione delle erbe infestanti, soprattutto nei viali, aerazione e affinamento del terreno, tracciamento di solchi usandola di spigolo, rincalzatura, piantagioni a postarella, ecc,

• La forca-vanga
E’ un attrezzo solido, con robusto manico e denti appuntiti e triangolari. Si utilizza al posto della vanga classica per vangare con minore fatica i terreni sassosi e per lavorare vicino agli alberi senza danneggiare troppo le radici. Può anche servire per aerare i terreni leggeri.

• La forca a denti ricurvi
E’ essenziale in ogni giardino, utile nell’orto: serve per graffiare la superficie del suolo, per sminuzzare il terreno, aerarlo, diserbarlo, renderlo soffice in superficie. Permette di inforcare il composto il letame quando è difficile maneggiare il forcone. Ha denti di sezione rotonda o ovale e non va confusa con la forca-vanga che serve per vangare, ha denti triangolari ed è più pesante.

• Il rastrello
Il rastrello comune ha denti diritti, ma ne esistono modelli a denti ricurvi e regolo articolato che permette diverse posizioni di lavoro. Il rastrello è utile per ripulire il giardino, per preparare gli appezzamenti da coltivare, per livellare i viali, raccogliere le foglie morte, sminuzzare il terreno, renderlo soffice in superficie, ricoprire di terra i semi ecc.

• Il rastrello scarificatore
Consente di eseguire le stesse operazioni di un normale rastrello ed è utile per aerare il prato, per ripulirlo dal muschio, per rompere la crosta superficiale dei terreni argillosi.

• Il zappa
Serve per sminuzzare il terreno, distruggere le erbe infestanti, rincalza re le piante ed è molto utile per tagliare le radici degli alberi da sradicare.

• Il sarchiello da tirare
Attrezzo a lama affilata, è ottimo per ripulire i viali, per eliminare le erbe infestanti, per aerare e sminuzzare il terreno. In sostanza, può essere usato in sostituzione della zappa quando le superfici non sono troppo estese.

• Il sarchiello da spingere
Attrezzo identico al precedente tranne che per la forma, consente di lavorare solo nella direzione indietro avanti. Per questo fatto è destinato quasi unicamente al diserbo.

• Graffietto
E’ un piccolo strumento che permette di lavorare in spazi ristretti (in particolare vasi, terrine, fioriere) per aerare la terra, rompere l’eventuale crosta superficiale, eliminare le erbe infestanti.

Alcuni degli attrezzi più comunemente usati dal coltivatore.

Attrezzi per semine e trapianti

• La paletta per trapianti
Questo attrezzo è sostanzialmente una piccola pala caratterizzata da bordi incurvati. Viene utilizzato per mettere a dimora le piante, ma serve anche per estrarre una zolla dal terreno, per scalzare una piccola porzione di terreno, per spargere il terriccio e i concimi, per rinvasare e ancora per mille altri usi,

• Il piantatoio
Il piantatoio, detto comunemente ‘cavicchio’, si usa per trapiantare giovani piante o talee. È formato da una punta conica, con il vertice rinforzato in metallo se è di legno, e da un manico che permette una buona presa. Serve per produrre nel terreno i buchi nei quali si collocano le radici delle giovani pianticelle provenienti dal semenzaio. Non usate però il piantatoio per i bulbi perché la sua forma appuntita lascia sotto al bulbo stesso un vuoto che potrebbe nuocere al regolare sviluppo delle radici.

• Il pianta bulbi
Per interrare i bulbi, è bene usare il pianta bulbi (o piantatoio cavo): si tratta di un attrezzo di forma grosso modo cilindrica, cavo internamente, dotato di una maniglia orizzontale, Esso scava nel terreno dei buchi cilindrici, senza comprimere la terra, di 6-8 cm di diametro e profondi fino a 12 cm, sul fondo dei quali va posto il bulbo, ben piatto, e poi ricoperto di terra.Il pianta bulbi è molto efficace anche per trapiantare le piantine con intorno un piccolo pane di terra: la zolla estratta senza comprimere le pareti del foro sarà sostituita dal pane di terra della piantina da trapiantare.Esistono anche modelli con manico lungo a T che permettono di lavorare senza chinarsi.

• La cordicella
Per ottenere file ben diritte e distanze regolari di pianticelle, la cordicella è un attrezzo indispensabile, poiché permette di tracciare solchi diritti per semine e ripicchettature. Più in generale è di grande aiuto quando si devono compiere operazioni seguendo linee rette (tracciamento di percorsi, perimetri di aiuole ecc.). In commercio ne esiste un tipo molto pratico, costituito da due picchetti in legno
verniciato legati da una cordicella in plastica, ma la potete fabbricare voi stessi con due bastoncini di legno lunghi 20-30cm e un gomitolo di spago. Si utilizza piantando in terra il primo pichetto e srotolando la cordicella fino al punto in cui si infigge l’altro pichetto.Da notare che con dei piccoli picchetti infissi nei suolo lungo l’estensione della corda, a intervalli regolari, si possono anche tracciare delle curve.
La cordicella serve anche per realizzare sul terreno delle forme particolari quando si vogliono realizzare ‘macchie di colore’ su un prato collocandovi, secondo forme geometriche, delle aiuole decorative.

Il disegno illustra il modo appropriato per usare la zappa

Come usare la zappa

• La seminatrice
Il costo di un sacchetto di semente è contenuto, ma è comunque un peccato sprecare una parte di semi, cosa che inevitabilmente accade spargendoli a mano, operazione che richiede una certa abilità.Per evitare sprechi, e soprattutto per le seminagioni in linea, si traccia prima un piccolo solco con l’aiuto della cordicella ben tesa, e quindi si può utilizzare una seminatrice. La più semplice ed economica è costituita da una scatola cilindrica di ferro o di plastica, del tutto simile a una ruota; sull’asse della scatola è fissato un perno intorno al quale essa può ruota-re, sostenuta da un manico. La scatola si può aprire per collocarvi i semi che vengono deposti nel terreno attraverso una serie di forellini sul ‘batti strada’ della ruota. In questo modo si riduce al minimo lo spreco di semi, che escono praticamente a uno a uno e correttamente distanziati. Ogni seminatrice corrisponde alla grossezza di un determinato tipo d semi.
Per distribuire i semi il più uniforme- mente possibile si fa sempre ricorso alle seminatrici. Quando i grani de]la semente sono molto fini, aggiungete sabbia (due-tre volte il volume dei semi) e mischiate bene affinché siano ben miscelati.Le seminatrici meccaniche a semina verticale facilitano notevolmente la seminagione quando la superficie su cui bisogna condurre l’operazione è molto vasta. Esse sono generalmente costituite da una vaschetta, che fa da serbatoio, munita di ruote e di un manico. Un dispositivo particolare permette di adattare i fori praticati sul fondo della vaschetta alle grandezze dei diversi semi e, in alcuni modelli, di regolarne l’uscita.

Trapianto a dimora di una piantina Con il piantatoio.

Trapianto eseguito con la paletta per trapianti

Trapianto eseguito con il pianta bulbi

Una volta tesa la cordicella, si traccia il solco che dovrà accogliere i semi e Passaggio della seminatrice rotante sullo stesso solco.

Una volta tesa la cordicella, si traccia il solco  che dovrà accogliere i semi e Passaggio della seminatrice rotante sullo stesso solco.

Attrezzi per l’irrigazione

• L’annaffiatoio
Sempre necessario nonostante gli irrigatori automatici, si usa con rosetta a fori sottili per i semenzai e per le pianticelle appena dopo il trapianto; senza rosetta per bagnare la base delle colture, ma solo da piccola altezza.

• L’annaffiatoio per serre e vasi
E’ utile per coloro che possiedono una serra, una terrazza, un balcone o piante d’appartamento. Si differenzia dagli annaffiatoi per esterni per esse re più piccolo e dotato di un becco lungo e sottile che permette di annaffiare anche i vasi più piccoli.

• Altri sistemi di irrigazione
Ne abbiamo parlato nel capitolo dedicato all’irrigazione: ogni sistema in commercio ha sue particolari componenti e tecniche d’installazione.

Attrezzi per usi vari

• Le forbici
Utili nell’orto, sono praticamente indispensabili nel frutteto. Bisogna però imparare usarle nel modo giusto: la parte tagliente infatti deve sempre essere a contatto con la sezione di ramo che si lascia sulla pianta per non danneggiarla

• Le cesoie
Sono indispensabili per potare e per tagliare i rami. La lama deve essere ben affilata perché i tagli devono sempre essere decisi e netti.

• La Sega ad arco
Utile nel frutteto e nell’orto per tagliare i grossi rami morti o comunque da eliminare, può servire anche per i tutori dei rampicanti e per tutti i supporti in legno o in canne dell’orto in verticale.

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