Il prato

Il prato: la semina

La semina del tappeto erboso presuppone la scelta della specie o, più spesso, delle specie che lo costituiranno. Scelta dalla quale dipende in molti casi il successo o il fallimento del prato, condizionata com’è da fattori quali il clima, il terreno, le esigenze delle diverse essenze, l’impiego cui il prato è destinato.
La particolare conformazione morfologica del nostro Paese, per il quale più che di clima si può parlare di un insieme di microclimi, definiti non soltanto dalla latitudine ma anche (e soprattutto) da altitudine e esposizione, rende tale scelta la più ampia possibile, potendo ricorrere sia a erbe per climi freschi sia a erbe per climi caldi.

La semina

Le prime vivono bene nei climi fresco-umidi, tollerano la neve, le gelate invernali e la calura estiva, non sopportando la siccità prolungata: allora diventano gialle e secche senza quasi traccia di nuovi germogli.
Le seconde, invece, restano verdi tutto l’anno nei climi miti, dove le temperature non scendono sotto gli 0 °C. Comunque i miscugli in commercio, costituiti essenzialmente da graminacee, sono studiati in modo da rispondere alle condizioni climatiche più disparate: le essenze che ne fanno parte, per le caratteristiche proprie a ciascuna, assicurano in ogni momento dell’anno una copertura verde, folta e uniforme.
Si contano sulle dita di una mano i generi botanici cui appartengono le più comuni e utilizzate specie da prato, arrivando invece a sommarne una ventina se si prendono in considerazione tradizionali piante da pascolo usate anche per i tappeti erbosi, o specie della flora tropicale e subtropicale.

Le essenze. Adattissime agli impianti sportivi e ai tappeti erbosi soggetti a calpestio, le Poa, che si diffondono per mezzo di rizomi, e producono una copertura verde fitta e uniforme; resistono bene al freddo, meno bene alla siccità e al caldo (specie quello del terreno), in presenza dei quali interrompono l’attività per riprenderla alle prime piogge e al sopraggiungere di temperature meno elevate. In genere sopportano poco anche l’ombra e i terreni molto acidi.
Di lento insediamento, hanno però una durata più che soddisfacente. Utilizzatissima sia da sola che nei miscugli è Poa pratensis, o erba fienarola. Di un bel colore verde brillante, preferisce terreno ben drenato, a reazione neutra oppure leggermente acida, e tagli non troppo bassi, intorno ai 3,5-4 centimetri. Se l’apparato radicale è profondo resiste bene al freddo e alla siccità. Tante le varietà selezionate, capaci di superare gli svantaggi della specie tipo.
Più rustiche e più resistenti al calpestio delle Poa, sono le Festuca, tipiche essenze per prati stabili, di cui soprattutto la “rossa” si presta alla formazione dei tappeti erbosi. Festuca rubra ha foglie verde scuro, strette e dure; tollera i terreni poveri e l’ombreggiamento, è adatta a quelli secchi ma non sopporta i tagli inferiori ai 3 centimetri. Anche Festuca ovina, simile a quella “rossa” ma con fogliame verdeblu, è ancora meno esigente, cresce bene nei terreni poveri e ombreggiati purché non soggetti a ristagni d’acqua, anche in condizioni di freddo e siccità.
Graminacee da prato “importanti” sono anche le Agrostis, capaci di adattarsi all’ombreggiamento, ma esigenti in fatto di umidità e di concimazioni, soprattutto azotate (in particolare Agrostís stolonifera). Agrostis tenuis è un’essenza molto bella ma delicata, che per tali caratteristiche viene impiegata nei prati in miscuglio con altre; da sola, seminata fitta, la si utilizza nei green dei campi da golf perché si presta a tagli molto bassi fornendo un tappeto compatto, quasi il piano di un biliardo. Sopporta una leggera acidità del terreno, ma come tutte le Agrostis è alquanto esigente in fatto di umidità e concimazioni.
La più nota tra le essenze da prato è però senza dubbio Lolium perenne, conosciuta con i nomi di loietto inglese o perenne. La frequente presenza del loietto nei miscugli si spiega col fatto che questa è una tipica specie protettrice, “un’erba pilota”: grazie alla rapidità di crescita (a una temperatura del terreno di 8 °C germina in 5-6 giorni) protegge con la sua presenza le erbe più lente a germinare e svilupparsi ma più durature e attraenti; inoltre, se consociata con specie macroterme, quelle cioè che durante l’inverno interrompono il proprio sviluppo, assicura una continua copertura verde del terreno. Resistente al calpestio, entra a far parte, per un 40% almeno, dei miscugli per prati molto frequentati, come quelli destinati a giochi o a camping.
Per terminare questa brevissima rassegna sulle essenze prative maggiormente utilizzate, due parole soltanto su una specie per climi caldi, Cynodon dactylon. Conosciutissima come infestante (si tratta infatti della gramigna), si adatta a qualunque tipo di terreno, compresi quelli salini; non è molto esigente ma non sopporta l’ombreggiamento. Se ben curata si espande rapidamente formando un tappeto denso e uniforme. Per l’impianto si utilizzano sia i semi sia porzioni di stoloni, secondo un procedimento cui accenneremo brevemente al termine del capitolo.

La semina

Miscugli. È molto raro che un prato sia costituito da un’unica specie, più spesso si utilizza un miscuglio di erbe differenti, pronto tal quale in commercio oppure miscelato “artigianalmente”.
Le ragioni di questa scelta sono essenzialmente pratiche. Un appezzamento, anche se di piccole dimensioni, difficilmente è uniforme in fatto di terreno o esposizione, certe zone saranno più ombrose o più soleggiate, più umide o al contrario più asciutte di altre. Seminando specie di erbe differenti si farà sì che ciascuna vada a insediarsi dove può crescere meglio.
Inoltre un prato formato da più essenze è molto più robusto, e capace di resistere agli attacchi dei parassiti perché non tutte hanno la medesima suscettibilità nei confronti dei patogeni.
Fino a non molto tempo fa i miscugli per tappeti erbosi erano costituiti da molte specie, anche otto, nove o più, ultimamente il loro numero non supera le due o tre. E questo perché si preferisce eliminare dal miscuglio le specie troppo o troppo poco invadenti, incapaci di crescere a fianco delle altre senza creare pericolose competizioni. E poi, quanto maggiore è il numero delle essenze scelte, tanto più difficile è decidere i rapporti percentuali di ciascuna nel miscuglio e più alta è la probabilità che le diverse caratteristiche si annullino reciprocamente: senza contare che anche i tempi di germinazione possono variare moltissimo.
Comunque, in generale, i miscugli per prati ornamentali in commercio sono preparati in modo da produrre erbe capaci di adattarsi a condizioni ambientali anche molto diverse tra loro: quando il prato si sarà consolidato prevarrà il tipo di erba specifico per quel determinato ambiente.

Quando seminare. L’epoca migliore per la semina del prato è quella in cui il terreno è tiepido e, dopo la semina, è prevedibile un periodo fresco e umido di alcune settimane: condizioni queste che favoriscono la rapida germinazione dei semi. Ciò, alle nostre latitudini, significa autunno o primavera.
In quelle zone in cui i primi mesi dell’anno sono caratterizzati da improvvisi ritorni di freddo o in cui soffiano venti freddi e asciutti, la semina autunnale, dalla fine di agosto alla metà di ottobre circa, darà senz’altro maggiori garanzie di successo, mentre là dove l’inverno arriva presto, sarà meglio aspettare marzo, o l’inizio di aprile, prima di affidare i semi al terreno.
In Italia si preferisce in genere la semina autunnale: è minore, infatti, il rischio di basse temperature in autunno rispetto a quello, ben più concreto, di ridotte precipitazioni primaverili. In primavera, poi, le erbe infestanti annuali (quelle che nell’arco di una decina di mesi nascono, fioriscono, fruttificano e muoiono) germineranno fianco a fianco con l’erba seminata che, al medesimo livello di sviluppo, difficilmente potrà competere per la luce, l’acqua o gli elementi nutritivi. La semina autunnale, invece, consentirà all’erba di attecchire bene, svilupparsi e farsi rigogliosa prima della comparsa delle infestanti.
Essenzialmente primaverile è, al contrario, la semina delle specie macroterme come Cynodon dactylon, in modo che il loro sviluppo sia già avanzato prima del periodo di massimo accrescimento in piena estate.

La semina

Quantità di semente. Altro fattore da ben valutare prima della semina è la quantità di semente necessaria, quantità variabile al variare del momento di semina, dell’utilizzo che del tappeto erboso si vuol fare, delle condizioni fisico-chimiche del terreno, del tempo in cui il prato deve essere pronto.
Premesso che è sempre meglio preferire sementi di buona qualità, anche se più costose, utilizzandole con parsimonia piuttosto che il contrario, quanto più ci si discosta dall’epoca di semina ottimale tanto maggiore sarà la quantità di seme necessaria, soprattutto nelle semine tardive: le non ottimali condizioni di temperatura o umidità che i semi dovranno affrontare determineranno una più bassa percentuale di germinazione e quindi, a parità di numero di piante per metro quadrato, un più elevato impiego.

Preparazione del letto di semina. Scelte le sementi, decisa la loro quantità per metro quadrato (o ettaro), effettuata l’aratura (come è stato detto nel capitolo precedente), si eseguiranno le operazioni di affinamento rappresentate da una o più erpicature (incrociate ad angolo retto in questo caso) per affinare quanto più possibile il terreno prima della semina, pareggiandone la superficie. Nella grande agricoltura si ricorre per questo agli erpici, alle fresatrici o ad altri strumenti capaci di disgregare il suolo mediante tagli verticali o orizzontali; per la lavorazione di superfici ridotte si ricorrerà a strumenti più semplici come motocoltivatori o motozappe oppure a rastrelli.
Fatto ciò, si spargono i concimi fosfatici, potassici e azotati a lento effetto non ancora distribuiti, e lasciare il terreno in riposo per qualche giorno. Completerà la preparazione del letto di semina un’ultima rastrellatura che ha lo scopo di spianare piccole differenze di livello, smuovere il terreno al punto giusto per ricevere la semente e permettere alle particelle di terra di assestarsi.
In conclusione, un terreno preparato a regola d’arte pronto per la semina deve essere privo di qualunque residuo vegetale vivo, e costituito da particelle di terra della grandezza di un grano di pepe, uniformemente assestate per uno spessore di almeno 20 centimetri.

Semina. Eseguite le operazioni descritte, non resta che attendere una giornata di bel tempo, secca e senza vento, per effettuare la semina. Semina che può essere eseguita a macchina oppure a mano, ma sempre a spaglio. In generale è sempre meglio, perché la semina sia la più uniforme possibile, non mescolare semi di specie diverse soprattutto quando le loro caratteristiche, dimensione e peso, differiscono parecchio.
Seminando a macchina, una volta regolata la seminatrice sulla base della dimensione della semente, se ne distribuirà metà in senso longitudinale e l’altra metà in senso trasversale. Le seminatrici più usate sono ‘a caduta” o “a distributori rotanti”. Si possono utilizzare anche seminatrici spandiconcime ma in questo caso bisognerà usare l’avvertenza di mescolare il seme a materiali inerti come sabbia, terra, vermiculite.
In mancanza di una seminatrice, non resta che ricorrere alla semina a mano, facendo cadere il seme dal pugno chiuso con un ampio gesto del braccio. Si potrà dividere la quantità totale di semente in due parti distribuendone una metà perpendicolarmente all’altra oppure ripartire la superficie da seminare in tanti riquadri per ciascuno dei quali verrà predisposta la relativa dose di seme, da dividere poi in quattro parti, ognuna delle quali verrà distribuita sul riquadro in tempi successivi, facendo in modo di incrociare le distribuzioni.
Subito dopo la semina si copriranno i semi con un sottilissimo strato di terra, non superiore ai 4-5 millimetri; uno strato più spesso infatti può impedire alle piantine di raggiungere la superficie del suolo. Lo si può fare con un erpice molto leggero, un rastrello oppure, seguendo un metodo empirico, adatto quindi a piccole superfici, tramite una porzione di rete metallica che, trascinata sul terreno, lo smuove coprendo i semi e le impronte dei piedi e lascia la superficie meno compatta, più ricettiva nei confronti dell’umidità. Altrimenti si potrà distribuire direttamente sulla superficie del terreno seminato uno straterello di terra o di sabbia. Nessuno di questi metodi comunque copre completamente i semi, ma ciò non è grave: alla prima innaffiatura la maggior parte cadrà nelle fenditure del terreno.
Se il suolo è molto sciolto può essere utile rullarlo leggermente per favorire la risalita dell’umidità dagli strati profondi e aumentare il contatto dei semi con le particelle di terra; altrimenti è meglio evitare la rullatura per non rischiare di comprimerlo eccessivamente.

La semina

Propagazione vegetativa. La semina non è l’unico metodo con il quale è possibile impiantare un tappeto erboso, lo si può fare anche ricorrendo alla propagazione vegetativa. I vantaggi risiedono nella rapidità di insediamento del prato, nella sicurezza di ottenere un tappeto erboso folto e uniforme costituito senza alcun dubbio dalle specie e dalle varietà prescelte e nel minore impegno richiesto in fase di preparazione e manutenzione. L’unico svantaggio è rappresentato dal costo elevato: ciò limita l’impiego di questa pratica ai casi in cui si voglia utilizzare una varietà di seme ibrido a scarsa o nulla produzione di semente oppure propagabile esclusivamente per via vegetativa.
Caratteristiche queste di molte specie macroterme adatte ai climi caldi, come ad esempio Cynodon dactylon.
I materiali utilizzabili per la propagazione vegetativa sono rappresentati da stoloni, piccoli germogli striscianti caratteristici delle specie stolonifere; ciuffi (meno utilizzati), porzioni di cotica erbosa di 5-10 centimetri di diametro circa per 5 di profondità; zolle (o piote) erbose nonché dai rotoli di tappeto che hanno la stessa origine dei ciuffi, dimensioni molto maggiori e servono per coprire aree nude di una certa estensione. Gli stoloni vengono tagliuzzati e poi sparsi sulla superficie da inerbire; si esegue una rullatura e una distribuzione di terriccio. È indispensabile irrigare frequentemente l’area inerbita fintanto che il tappeto non si sia definitivamente insediato.
I ciuffi e le zolle erbose si utilizzano per riparare le zone danneggiate del tappeto: è importante, per non mescolare specie o varietà, eseguire le riparazioni con la graminacea già insediata.
I materiali usati per questi tipi di impianto si propagano tutti muovendosi sopra o sotto la superficie del suolo, grazie a fusti modificati chiamati stoloni e rizomi: è così che piantine disposte a intervalli riescono a riempire in breve tempo gli spazi vuoti intermedi. Il trapianto di piote erbose o di rotoli di cotica è, infine, il sistema più rapido per la costituzione di un nuovo prato e per impiantare tappeti erbosi su pendii ripidi dove la semente verrebbe. probabilmente dilavata alla prima pioggia. Zolle e rotoli possono essere tagliati e messi a dimora in qualunque momento (tranne quando il terreno è gelato), purché non manchi l’acqua necessaria per l’irrigazione.

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