Il prato

Il prato: la manutenzione

Per ottenere e mantenere un tappeto verde sano, folto, robusto e “verde”, ci sono alcune cure da seguire scrupolosamente. Finora abbiamo visto come conciliare, irrigare e tosare in modo giusto senza incappare in errori grossolani. Adesso considereremo un’altra operazione, altrettanto importante: l’aerazione degli strati superficiali del terreno.
Con l’uso del prato si creano zone maggiormente costipate, ad esempio nei punti di passaggio, nei luoghi di appoggio dei mobili da giardino o di transito del tagliaerba. In queste zone l’aria non può più circolare liberamente nel suolo, ed ecco che si creano accumuli di anidride carbonica e viene limitato l’assorbimento dell’acqua con le sostanze nutritive disciolte.
La manutenzione
Con l’avvicinarsi della stagione calda e secca, l’acqua assorbita dalle radici non compensa più quella persa per traspirazione dalle foglie, e le essenze del prato ingialliscono o muoiono creando brutte chiazze non inerbite. L’acqua di irrigazione, inoltre, può stagnare sulla superficie, favorendo la formazione di muschio o malattie fungine. Spesso non è necessario effettuare l’operazione su tutta l’estensione, ma basta aerare i punti “critici”, nei quali il prato presenta visibili segni di sofferenza. Se il tappeto erboso è stato impiantato da poco, però, un leggero arieggiamento è utile alle giovani piantine per favorire la loro crescita. Questo lavoro di manutenzione consiste nel creare piccoli fori sulla cotica erbosa che permettono o migliorano gli scambi gassosi e la penetrazione dell’acqua.

Attrezzi. Esistono diversi attrezzi adatti e vengono scelti soprattutto in base all’estensione della superficie da trattare. Per prati casalinghi, di dimensioni ridotte, si usano strumenti che si limitano più o meno a bucare la superficie. Per aerare piccole zone, spesso viene usata una semplice forca da giardino. Si infila nel terreno, spingendola col piede, posizionata in modo che la parte convessa sia rivolta verso l’esterno. I denti vanno fatti penetrare di almeno 10 centimetri e la forca, così conficcata, va smossa avanti e indietro per allargare i fori. Si ripete l’operazione a intervalli di 10-15 centimetri, procedendo all’indietro, in modo da non calpestare i buchi già fatti.
Un altro attrezzo semplice, usato soprattutto per i terreni pesanti, è la forca aeratrice a denti cavi. Si tratta di uno strumento dotato di bastoni carotatori vuoti. Ogni volta che viene infilato nel suolo, rimuove delle “carote” di cotica e terreno che vengono depositate sul prato alla successiva penetrazione. I residui possono essere sparsi sul terreno e sminuzzati, magari servendosi di un pezzo di rete metallica che, fatta scorrere, frantuma le carote appoggiate sul tappeto. Nei fori si immetterà poi un po’ di sabbia che servirà a migliorare la struttura troppo pesante del terreno.
Quando si ha a che fare con superfici estese, si possono usare macchine più complesse, anche a motore. La macchina carotatrice, ad esempio, è fornita di un grosso tamburo con punzoni di 5-10 centimetri che, penetrando nel terreno, asportano le carote con lo stesso principio della forca a denti cavi. I fori verranno coperti da nuova vegetazione, stimolata non solo dall’aumentata aerazione, ma anche dalla leggera rottura delle radici che vengono pungolate nella crescita.
Altri strumenti sono dotati di denti a forma di cuneo o di ruote stellate che tagliano leggermente la superficie. Prima di eseguire l’aerazione è consigliabile innaffiare abbondantemente il giorno precedente e tosare bene, per favorire la penetrazione dei denti e dei punzoni nel terreno.
L’epoca migliore per l’intervento è quella di maggio re sviluppo vegetativo, tra maggio e settembre, irrigando sempre subito dopo.

Sabbiatura. Approfittando dell’aerazione, è possibile migliorare la struttura dei terreni troppo pesanti aggiungendo sabbia in piccoli quantitativi, subito dopo la carotatura. I quantitativi di sabbia da usare (naturalmente di fiume e ben lavata) oscillano dai 3 ai 4 litri per metro quadro. La si distribuisce con un normale spandiconcime e si livellano gli eventuali residui irregolari con reti a strascico.

Rigenerazione. I tappeti erbosi hanno bisogno di cure specifiche che servono a rigenerare periodicamente le parti degradate. Vengono effettuate all’inizio del periodo vegetativo e si svolgono con fasi precise.
Prima di iniziare è necessario irrigare bene il terreno e rasare il prato molto basso (2 centimetri).
Una leggera scarificatura sarà necessaria per asportare il feltro in eccesso, e può essere fatta anche con un semplice rastrello. In questo modo si possono anche eliminare i detriti, il materiale di superficie e le infestanti per evitare che la attività degli insetti prolifichi. Per la scarificatura si possono usare vari tipi di rastrello, da quello normale, a denti rigidi, a quello “a scopa” (a forma di ventaglio). Esiste anche un rastrello scarificatore, con dischi a mezzaluna al posto dei denti.
Dopo la scarificatura si effettua una aerazione, approfittando dell’occasione per aggiungere un miscuglio di sabbia e seme. Se le chiazze senza erba sono troppo ampie, è opportuno procedere a una parziale risemina. Per questa operazione si procede così: si smuove bene il terreno e vi si mescola della buona torba concimata, si livella e si spargono i semi facendoli scorrere fra il pollice e l’indice per una maggiore uniformità.
Si rastrella leggermente per far affondare i semi e si comprime con il dorso di una zappa. Alla fine, si innaffia con acqua possibilmente nebulizzata per mantenere umida la parte. Per un certo periodo è bene evitare di calpestare le zone riseminate, per permettere ai semi di germinare con tranquillità.

Se si ammalano. Molte delle malattie che colpiscono i prati sono da attribuire ai funghi, anche se talvolta i responsabili sono virus, batteri o piccoli animali. Una tra le patologie più caratteristiche è quella che, a seconda delle zone, viene chiamata “cerchio fatato” o “cerchio delle streghe”. Appare come un anello, spesso molto regolare, di erba più rigogliosa e scura, nella quale in autunno, con le prime piogge, compaiono dei funghi, in genere a ombrello. La specie che maggiormente è responsabile di questo fenomeno è Marasmius oreades, che si presenta con due anelli concentrici, all’interno dei quali l’erba si secca.
Il metodo migliore per eliminare i “cerchi fatati” è quello di delimitare gli anelli, considerando un margine in più di 30 centimetri verso l’esterno e verso l’interno, e di asportare tutta la parte infetta, bruciandola a parte. L’arrossamento del tappeto erboso che spesso si nota dalla metà di maggio a tutto ottobre è invece dovuto alle ruggini (Puccinia sp.). Sulle foglie compaiono delle pustole arancione. Il rimedio contro le ruggini, che colpiscono tutte le essenze del prato, consiste in cure preventive con concimazioni equilibrate e tagli frequenti a intervalli regolari.
Le malattie più temute per i prati sono le elmintosporiosi (Helminthosporium sp.). Si manifestano con macchie brune sulle foglie che si allargano sino ai margini e fanno disseccare la parte di lamina soprastante.
Le elmintosporiosi sono favorite dall’umidità e dal freddo in primavera e in autunno; si controllano soprattutto con l’impiego di fertilizzanti azotati a lento effetto e con l’uso di varietà resistenti al patogeno (“Merion” per le poe, “Pennlawn” e “Improved Illahee” per le festuche rosse).
La fusariosi (in particolare Fusarium nivale) è una malattia che appare a chiazze irregolari di erba gialla, che poi diventano marrone e infine secche. Con il tempo umido attorno alle macchie si formano delle masse cotonose bianche o rosate. F. nivale compare a volte dopo la caduta della neve, soprattutto nei punti in cui il prato è stato calpestato. Per prevenire questo patogeno è buona regola evitare che il feltro si accumuli, tosare il prato regolarmente e aerarlo bene. Bisognerebbe sempre evitare di calpestare un prato innevato.
Quando invece appaiono delle depressioni circolari giallastre o rossastre larghe qualche centimetro, ci troviamo di fronte all’ofiobolo (Ophiobolus graminis). Le dimensioni delle chiazze aumentano di anno in anno e spesso nella zona centrale prendono il sopravvento le infestanti a foglia larga. Questa malattia è agevolata dalle condizioni umide e da un alto valore del pH dal terreno (terreno poco acido).
Macchie rossastre sono anche il sintomo di Corticium fuciforme, una malattia molto frequente che si presenta in ogni stagione dell’anno. Le chiazze possono diventare biancastre e compaiono poi delle particolari forme fungine rossastre che ammazzettano insieme gruppi di foglie e di steli (da qui anche il nome di “malattia dei fili rossi”). Non è molto grave, perché sovente, se il prato è curato a dovere con le giuste opere di manutenzione (tagli, aerazioni, concimazioni soprattutto azotate), scompare da sé. Ultimo, ma non meno importante, è l’oidio o mal bianco, patologia che si manifesta con macchie biancastre sulle foglie e sulle guaine. Sotto le macchie, le parti ingialliscono e muoiono.
Esistono poche varietà che sono resistenti alla malattia, comunque è provato che si diffonde di più nelle zone in ombra e nei casi in cui sono state somministrate dosi sbagliate di azoto a pronto effetto. Tutti questi attacchi fungini possono essere combattuti preventivamente, seguendo con attenzione le cure colturali prescritte. Se un prato è sano e robusto difficilmente cade preda dei funghi o dei patogeni in genere, perché non viene lasciato loro lo spazio vitale per espandersi.
Seguendo i consigli che sono stati dati per eseguire correttamente le cure e le concimazioni, non si dovrebbero presentare grossi problemi riguardanti i patogeni. In caso di necessità si provvederà ad irrorare il tappeto erboso con fungicidi specifici sia ad azione preventiva sia ad azione curativa.

CALENDARIO DELLA MANUTENZIONE

Gennaio. Non è necessaria alcuna operazione di manutenzione. In presenza di neve o gelo è consigliabile evitare di camminare sul tappeto erboso.
Febbraio. Se la superficie non è gelata, libera da neve e abbastanza asciutta è utile rastrellare il prato con un rastrello a scopa fitto. In presenza di aree infestate dal muschio intervenire con i prodotti adatti (solfato di ferro e/o solfato di rame).
Marzo. Provvedere alla prima conciliazione e al primo taglio della stagione.
Aprile. In assenza di pioggia è necessario dare inizio all’irrigazione. La tosatura del prato si esegue ogni 10-15 giorni.
Maggio. Il taglio dell’erba diventa settimanale. Le irrigazioni si fanno più frequenti. Se il tappeto erboso è infestato da malerbe è il momento di intervenire.
Giugno. Si continua a tosare, irrigare e conciliare. Se la temperatura è alta è consigliabile aumentare l’altezza di taglio del tosaerba.
Luglio. Nessun intervento particolare: si continua a tosare settimanalmente e a irrigare.
Agosto. Tosare, irrigare, conciliare. Se ci sono danni da malattie fungine si può intervenire con fungicidi. In previsione di semine autunnali, si inizia la preparazione del letto di semina.
Settembre. Se il clima si mantiene estivo continuare a tosare alto. Irrigare se necessario. È il momento della semina dei nuovi prati.
Ottobre. La frequenza delle tosature diminuisce. All’inizio del mese si effettua l’ultima conciliazione. Raccogliere le foglie sotto le piante.
Novembre. Con l’inizio del mese si sospende il taglio dell’erba. A fine mese si aera il tappeto troppo compatto mediante forature.
Dicembre. Non si effettua alcuna operazione di manutenzione. È il momento adatto per revisionare con cura tutti gli attrezzi.

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