Il prato

Il prato: la concimazione

L’erosione, il dilavamento delle sostanze a causa della pioggia e dell’irrigazione, il taglio e l’asportazione delle colture che a loro volta avevano assorbito elementi necessari alla crescita, possono portare a forti carenze nutritive o, nei casi peggiori, alla sterilità del terreno.
Come rimediare? Esistono due tipi di sostanze fertilizzanti: quelle organiche, che sono residui di sostanze di origine animale o vegetale decomposte, e quelle minerali, formate essenzialmente da azoto, fosforo e potassio combinati in forme più o meno prontamente assorbibili dalle piante.
I fertilizzanti organici sono conosciuti fin dai tempi più antichi: già Aristotele ne faceva menzione, sostenendo la tesi, poi accettata sino alla fine del ‘700, che solo la terra nutre le piante, come se il terreno fosse un enorme stomaco che prepara e fornisce cibo ai vegetali. L’uso dei fertilizzanti e dei concimi minerali ha rivoluzionato la storia dell’agricoltura, ma il loro uso sistematico è cominciato solo a metà del 1800, in seguito alle ricerche dello scienziato Julius Liebig, il “padre della chimica agricola”. Il vantaggio offerto dai fertilizzanti minerali è nel minore costo e nei risultati superiori.
Di fatto, le piante assorbono con le radici gli elementi che servono alla loro crescita sotto forma di particelle elementari (ioni), siano esse provenienti da sostanze minerali oppure organiche. Usati soprattutto nella fase di preparazione del terreno, i fertilizzanti organici aiutano a correggere la struttura e ad aumentarne il tenore in humus, mentre la conciliazione minerale apporta gli elementi nutritivi necessari per un corretto sviluppo della vegetazione.

Concimazione

Le sostanze nutritive. Le radici assorbono dal terreno una soluzione composta da acqua e da elementi nutritivi disciolti. Gli elementi sono ceduti all’acqua dal terreno. Continuando a passare in soluzione, le sostanze si esaurirebbero se non intervenissero vari processi (disfacimento delle piante e degli animali morti, disgregazione delle rocce sottostanti, “fissazione” di elementi dall’aria, eccetera) a riequilibrare la situazione.
Un prato coltivato, che subisce rasature continue con esportazione di materiale, richiede grandi quantitativi di elementi nutritivi per crescere sano e rigoglioso: pertanto è necessario aiutare il terreno a soddisfare tali esigenze. Gli elementi di cui le piante hanno bisogno sono molti. Alcuni sono disponibili in abbondanza, e sono quelli presenti nell’aria e nell’acqua (carbonio, ossigeno e idrogeno). Altri, invece, sono “esauribili” non sempre a disposizione.
Possono essere macroelementi (necessari in quantità notevoli) e microelementi, che partecipano in minima parte alla costituzione della pianta e che perciò sono richiesti in quantità piccolissime. Quando vengono a mancare, però, determinano danni talmente gravi e immediati da non poter essere affatto sottovalutati. Tre i macroelementi essenziali: azoto, fosforo e potassio. Ma ci sono anche magnesio, zolfo e calcio, più o meno necessari a seconda della coltura o del terreno con cui si ha a che fare.
Microelementi, invece, sono il ferro, il molibdeno, il manganese, il rame, lo zinco, eccetera.

Azoto. È l’elemento più richiesto dalle piante perché serve alla sintesi delle proteine e con la fotosintesi clorofilliana consente la crescita e lo sviluppo delle piante.
L’azoto (N) presiede allo sviluppo vegetativo e la sua manifestazione più evidente è l’aumento della superficie fogliare. Se manca, le piante sviluppano poco la parte aerea (fenomeni di nanismo), appaiono poco vigorose, ingiallite e molto più suscettibili a problemi fitosanitari. Il tappeto erboso può diradarsi sino a deperire completamente.
Una corretta concimazione evita gli scompensi che derivano da dosaggi eccessivi: crescita sproporzionata delle foglie (e quindi maggiore spesa di manutenzione del prato e difficoltà per ottenere una corretta rasatura); cellule del tessuto fogliare con pareti deboli e notevoli perdite d’acqua per traspirazione (che avviene su una superficie maggiore).
L’azoto regola anche la formazione del feltro, costituito dalle parti vegetative morte, che sta alla base delle essenze prative. Una piccola parte di questa sorta di “tappeto secco” si trova in tutti i prati: permette di limitare l’evaporazione dell’acqua dal terreno e la sua decomposizione concorre alla formazione di uno strato organico superficiale. Un dosaggio corretto di azoto evita che il feltro si accumuli, che l’acqua di irrigazione stenti a penetrare in profondità e che l’aerazione risulti insufficiente rendendo necessari lavori di scarificazione.

Concimazione

La giusta conciliazione azotata determina, quindi, la crescita omogenea e il perfetto accrestimento delle specie prative, foglie resistenti e compatte, maggiore resistenza al calpestio, sviluppo radicale equilibrato con conseguente maggiore resistenza alla siccità.
Come essere sicuri che l’apporto di azoto utilizzabile per il prato sia quantitativamente corretto e continuo (non dilavato dall’acqua), senza dover ricorrere ad analisi complicate o metodi empirici per determinarne la mancanza?
Da qualche anno la ricerca ha fatto passi da gigante, e la soluzione a tutti questi problemi viene dalla creazione dei fertilizzanti cosiddetti “ad azione prolungata”. Nel caso dell’azoto, si tratta di concimi granulari nei quali l’elemento contenuto viene ceduto lentamente, in funzione del fabbisogno della pianta. L’azoto ad azione prolungata si scioglie in circa 15 settimane, mantenendo costante la quantità di elemento ceduta al terreno. L’azione è determinata essenzialmente dalla sua scarsa solubilità: l’elemento viene decomposto da microorganismi o per via idrolitica. È importante sottolineare che, siccome l’azoto viene ceduto lentamente, le piante lo assorbono completamente e non si verificano eccedenze che possono venir dilavate dall’acqua e andare ad alterare le falde acquifere. Con la somministrazione di azoto ad azione prolungata, nei periodi e nei quantitativi corretti, vengono risolti i problemi che tale elemento ha sempre procurato.

Fosforo e potassio. L’azoto non è il solo macroelemento che si dà alle piante perché crescano sane e rigogliose: anche il fosforo e il potassio sono molto importanti.
Il fosforo (P) è necessario per la moltiplicazione cellulare poiché trasporta l’energia necessaria per le reazioni vitali; aumenta lo sviluppo radicale e apporta piccoli ma importanti benefici. Se viene a mancare, le piante presentano scarso sviluppo, deperimenti, diminuita attività clorofilliana.
Il potassio (K) ha la funzione di controllare la trasformazione e l’assorbimento dell’azoto minerale nelle forme assimilabili. Serve nella regolazione dell’equilibrio idrico, perché facilita l’assorbimento dell’acqua e limita le perdite per traspirazione. Aumentando la concentrazione salina dei succhi cellulari permette una maggiore resistenza al freddo e al gelo. Favorisce anche il processo fotosintetico. Se manca il potassio, le piante presentano gli apici e i margini delle foglie ingialliti, minor sviluppo, tessuti molli e acquosi.
Tra gli altri macroelementi ce n’è uno in particolare che, per la cura di un prato, è da prendere in considerazione: il magnesio (Mg). Questo elemento partecipa direttamente alla formazione della clorofilla e contribuisce a rendere più resistenti al freddo le piante.

I concimi complessi. In commercio esistono fertilizzanti che contengono due o tre elementi combinati nelle proporzioni giuste con speciali procedimenti chimici. A seconda che contengano due o tre elementi, vengono chiamati concimi complessi “binari” o “ternari”. Offrono importanti vantaggi di ordine pratico: con un solo prodotto è possibile effettuare una conciliazione completa; gli elementi sono preordinati in dosi corrette e possono agire tutti nello stesso tempo; la reazione chimica, in genere, è neutra: non nascono quindi problemi nei confronti del pH del terreno; la forma è granulare, la più comoda da usare. I tre macroelementi fondamentali e il magnesio (N-P-K+Mg) sono contenuti in concimi con azoto a lenta cessione, usati con grande successo sia per i prati ornamentali sia per quelli sottoposti a forte calpestio, come campi di calcio, green per campi da golf, aree ricreative condominiali, eccetera.
Azoto, fosforo, potassio e magnesio, nei casi ottimali, entrano in queste proporzioni: 20-5-8-2. Vale a dire che 100 grammi di prodotto contengono 20 gr di azoto, 5 di fosforo, 8 di potassio e 2 di magnesio. L’azoto è, nella maggior parte, sotto forma di azione prolungata, mentre una frazione è in altre forme, per permettere alle piante di goderne immediatamente, in equilibrio con gli altri elementi.
L’azoto in azione prolungata è ideale per tappeti erbosi di qualsiasi tipo: ne aumenta la resistenza al calpestamento favorendo l’apparato radicale, intensifica il colore, fa sviluppare in modo giusto e armonico le essenze, accresce la resistenza al freddo. Con il buon sviluppo delle specie volute, inoltre, limita l’espansione delle infestanti.

Concimazione

Ne esiste una variante contenente solfato ferroso, utile nelle zone ombrose e umide perché previene la formazione di muschio. Le dosi consigliate per tappeti erbosi ornamentali sono: 10 kg per 300 mq di superficie (corrisponde a 30-40 g/mq) per ogni intervento.
Deve essere somministrato tre volte all’anno: in marzo-aprile, in giugno-luglio e in ottobre-novembre. L’azione prolungata dell’azoto consente il nutrimento costante ed equilibrato del prato, senza che si verifichino eccessi o carenze nell’arco dell’anno.
Come si opera. Le concimazioni si possono eseguire prima, contemporaneamente alla semina, oppure “in copertura”, quando le piante sono già cresciute. La distribuzione del fertilizzante deve essere effettuata il più uniformemente possibile, a mano oppure con una macchina spandiconcime. Queste macchine piuttosto semplici consentono di dosare correttamente il prodotto e sono in genere in materiale plastico, leggero e maneggevole. Ne esistono di diverse dimensioni, a seconda delle superfici da trattare. Per non creare accumuli o carenze, si eviti di conciliare in giornate di forte vento. Se le dosi da somministrare sono piccole, si mescola accuratamente il fertilizzante con sabbia o terra per creare un certo volume.
Le concimazioni d’impianto vengono effettuate con l’aratura iniziale, sfruttando il movimento del terreno. In tale occasione si può aggiungere, insieme al fertilizzante, anche la sostanza organica.

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