Il prato

Il prato: impianto

Fertilità fisica, come operare, fertilità chimica, il ph, acidità in eccesso?, alcalinità in eccesso?, operazione aratro, movimenti di terra, sistemazioni idriche.

Prima di dare avvio ai lavori per l’impianto di un tappeto erboso bisogna sottoporre a un piccolo check-up il terreno per controllare qual è il suo grado di fertilità, cioè la sua attitudine a ospitare e sostenere le piantine durante il loro ciclo biologico. Nel caso in cui vengano riscontrate anomalie gravi, infatti, è possibile prendere i necessari provvedimenti per migliorare la situazione.
Fertilità fisica. Da un punto di vista prettamente fisico, le proprietà più importanti che un terreno deve avere sono tre: la massa, la tessitura e la struttura. La massa è lo spessore dello strato del terreno utile per una buona espansione delle radici: permette alle piante di assimilare una maggiore quantità di acqua e di elementi nutritivi, mitigando nello stesso tempo gli effetti di eventuali sostanze tossiche o troppo concentrate.
Se la massa è carente e la roccia sottostante affiora qua e là (cosa che si può verificare soprattutto negli ambienti premontani e montani, nei luoghi più scoscesi) è opportuno aggiungere altra terra per creare uno spessore iniziale e sicuro di almeno 30 cm.
La tessitura è la proporzione con cui le particelle di vario diametro si trovano presenti nel suolo. Le particelle vengono universalmente suddivise a seconda del loro diametro in diverse categorie.

Assorbimento particelle

Ad esempio, una tessitura “grossolana” è composta essenzialmente da elementi di diametro maggiore; in una tessitura “fine” prevalgono le componenti più piccole. La struttura è il modo in cui queste particelle sono disposte e assestate. Quando gli spazi vuoti tra i vari elementi sono ridotti al minimo si ha la struttura “compatta”; se gli spazi invece sono molti, la struttura è “lacunare” o “glomerulare”.
La tessitura e la struttura sono fondamentali in un suolo, perché determinano la maggiore o minore permeabilità, il grado di aerazione, la capacità di assorbimento. Un terreno con troppo “scheletro”, cioè con troppi ciottoli o ghiaia, crea problemi, non solo di eccessiva permeabilità (l’acqua scivola via), ma anche per le normali lavorazioni e operazioni di impianto del prato (gli strumenti trovano ostacoli nel loro cammino). Anche un terreno sabbioso come quello di un deserto o di una spiaggia, non è adatto alla coltivazione. Come nel caso precedente, se gli elementi sono di una certa dimensione c’è molto spazio tra l’uno e l’altro e le radici possono godere di ottimi scambi gassosi, ma muoiono per disidratazione, perché l’acqua non si ferma a sufficienza negli strati superficiali, ma scivola subito nel sottosuolo.
Il caso opposto è quello di un terreno composto esclusivamente da argille in cui le piccolissime particelle sono talmente vicine tra loro da non permettere gli scambi gassosi. Il terreno è dunque asfittico. I suoli dovrebbero sempre contenere una giusta percentuale di argille, che trattengono l’acqua, e di sabbia, che ne aumenta la porosità. In definitiva il suolo adatto a un prato deve essere profondo, con poco scheletro, tessitura abbastanza fine, ma con una struttura non compatta, cioè con una buona parte di sabbia. Un eccesso di materiale sciolto (sabbia) è da preferire a un eccesso di argilla.
Come operare. Per migliorare un terreno troppo pesante si possono adottare vari metodi, tra i quali l’aggiunta di sabbia e di un buon materiale organico che ne migliorano la struttura, aumentano l’aerazione e la permeabilità.
Per la parte organica si può utilizzare un composto di buona torba, contenente i principali elementi nutritivi, che, oltre all’azione ammendante, svolge una contemporanea fertilizzazione del letto di semina. Si usa aggiungendolo al terreno in ragione di 6-9 l/mq e mescolandolo con gli ultimi 10-15 cm di suolo. Un altro metodo prevede l’aggiunta di calce viva spenta. La calce ha le proprietà di far flocculare (cioè addensare) le piccolissime particelle argillose, in modo che si formino degli aggregati di buone dimensioni.
Se il terreno, al contrario, è troppo sciolto, arido e sterile, la struttura può essere migliorata soprattutto con la sostanza organica. Anche in questo caso il problema può essere risolto dalla torba, che proviene in genere dalle torbiere della Germania del Nord, e che contiene una alta percentuale di sostanza organica. Ne vanno distribuiti 18-24 l/mq da incorporare poi a una profondità di 10-15 cm.
Dopo una iniziale buona modificazione della struttura e della massa del terreno, probabilmente non ci sarà bisogno di altri interventi in questo senso, perché saranno le stesse piante, con le loro radici e con la decomposizione delle loro parti secche, a creare altro humus o comunque a mantenere una struttura adeguata. Eventuali altre sabbiature rientreranno nei lavori di manutenzione.
L’analisi delle caratteristiche fisiche va fatta eseguire da persona esperta per ottenere dati corretti: l’esame infatti non è semplice e richiede attrezzature da laboratorio.

Fertilità chimica, il pH. Il grado di acidità o di alcalinità di un terreno è molto importante per la buona riuscita di una coltura, perché condiziona direttamente la capacità nutritiva del suolo.
Si misura con la scala del pH, che va da 0 (massima acidità) a 14 (massima alcalinità). L’analisi per valutare il pH del vostro terreno può essere fatta in casa, usando semplici indicatori (cartine di tornasole) oppure alcuni reagenti specifici in vendita nei garden center.

Acidità in eccesso? La maggior parte delle colture preferisce un pH neutro (6,57,5), ma per le essenze prative in genere sono adatti substrati leggermente acidi (pH tra 5,5 e 6,5). Una acidità eccessiva agisce negativamente sulla fertilità dei terreni: oltre a non rendere più disponibili certi elementi necessari alle piante, blocca l’attività della flora microbica, impedendo la trasformazione degli elementi nutritivi nelle forme assimilabili per le piante (il fosforo viene bloccato in composti con il ferro e l’alluminio e non è più assorbibile dalle radici, mentre il potassio, il calcio e il magnesio vengono più facilmente trasportati dalla pioggia negli strati profondi del suolo).
Un terreno acido può essere corretto apportando materiali come la calce spenta, calcari o marne, in quantitativi inversamente proporzionali al pH di partenza e al loro valore correttivo, e usando concimi non acidificanti. È da tener presente, comunque, che l’acqua di irrigazione, se presa dagli acquedotti comunali, è quasi sempre troppo dura e alla lunga tende a far innalzare il grado di pH, e che le essenze da prato tollerano abbastanza un lieve eccesso di acidità.

Alcalinità in eccesso? I terreni troppo alcalini in genere sono argillosi, chiari, privi di vegetazione arborea, ma presentano inconvenienti simili a quelli dei terreni acidi: molti elementi non sono più disponibili per le piante. Il ferro diventa meno solubile, per cui le piante possono accusare i tipici sintomi della clorosi ferrica (ingiallimento); il fosforo viene bloccato in una forma che decisamente non è assorbibile dalle radici; la compattezza, l’impermeabilità e la scarsezza di ossigeno rendono la vita difficile alla flora microbica, per cui anche l’azoto, che viene reso disponibile per la vegetazione dal “lavoro” dei batteri, scarseggia. Questo tipo di anomalia può essere abbastanza grave per le essenze che costituiscono i tappeti erbosi (graminacee).
La eccessiva alcalinità si corregge in genere con sostanze come gesso, zolfo, o solfato ferroso, ma è più importante ed efficace cercare di migliorare la struttura del terreno con i metodi spiegati prima, che oltretutto favoriscono molto l’ossigenazione e offrono un efficiente sistema di drenaggio. Col passar del tempo, saranno poi le stesse essenze del prato con il loro capillizio radicale a migliorare l’aerazione degli strati superficiali del suolo. I concimi da impiegare in questi terreni dovranno essere tendenzialmente acidi.

Operazione aratro. L’aratura è la prima operazione da affrontare per rendere un terreno in grado di essere coltivato. La frantumazione e il rimescolamento di un terreno compatto sono importanti perchè prima di tutto arieggiano lo strato coltivato, poi espongono all’azione del sole, del gelo, dell’acqua e delle escursioni termiche i diversi strati del suolo.
La struttura viene così profondamente modificata e migliorata, perchè riacquista una forma a glomeruli e porosità ideale per le colture, facilitando i movimenti dell’acqua.

L'aratura

Movimenti di terra. Una volta che il terreno è stato dissodato, bisogna rendere la superficie più o meno livellata, seguendo canoni estetici voluti o esigenze di drenaggio (può essere utile, nei terreni pesanti, creare lievi pendenze che convoglino le acque verso docci di raccolta).
Volendo trasportare da una parte all’altra del giardino un certo quantitativo di terra per ottenere una superficie mossa, quasi collinare, o, al contrario, perfettamente piana, è necessario asportare prima uno strato superficiale di almeno 15-20 cm (i primi centimetri di suolo sono più umificati e fertili: è in questo strato che vivono i microrganismi che tengono vivo il terreno), che andrà ridistribuito, dopo aver effettuato il movimento, in modo regolare su tutta la superficie.
È sempre molto conveniente approfittare delle operazioni preliminari di aratura e di movimento per eseguire contemporaneamente le operazioni di correzioni del pH e di ammendamento della struttura con sostanza organica e sabbia.

Movimenti di terra

Sistemazioni idriche. Nei periodi e nelle zone più piovose si presenta spesso il problema dei terreni troppo bagnati, che richiedono un sistema per sgrondare l’acqua in eccesso. Il terreno infatti può essere assimilato, nel comportamento, ad una spugna: esso assorbe acqua riempiendo tutti i pori interni sino al punto in cui, ammettendo altra acqua, non ne può contenere più, e allora l’acqua si spinge per gravità verso il sottosuolo oppure, se il terreno è molto compatto, scivola sulla superficie provocando fenomeni di erosione o ristagni.
Le piante hanno bisogno che un certo quantitativo d’acqua sia sempre a loro disposizione, ma molte non tollerano di averne in eccesso, con pericolo di asfissie radicali o marciumi. Semplici fossi o tubi di drenaggio favoriscono allora lo sgrondo dell’acqua in sovrappiù.
I fossi si preparano scavando semplici canaletti che hanno la funzione di convogliare le acque di superficie. La distanza tra i fossi è in rapporto con la compattezza del terreno; la loro profondità non deve essere mai eccessiva. Questo sistema ha due difetti: può rendere difficile il passaggio di macchine, è costoso da mantenere.
Il drenaggio invece è un sistema di tubi interrati che fa confluire l’acqua all’interno dei tubi stessi e la convoglia in fossi collettori sotterranei, molto utile nella sistemazione di terreni non molto estesi.
In Italia, però, sino a pochi anni fa non era preso in considerazione: si tratta infatti di un metodo piuttosto lento, poiché l’acqua, per penetrare all’interno dei dreni, richiede un certo tempo mentre da noi, spesso, i problemi nascono con gli acquazzoni, piogge di breve durata ma di alta intensità che provocano erosioni, in quanto le acque in eccesso scorrono in superficie e la quantità che può essere drenata nel sottosuolo è irrilevante. Il sistema tuttavia rimane comunque valido per terreni di piccole dimensioni.
Un sistema efficiente deve essere progettato in base alla natura del terreno che determina il diametro, la distanza e la profondità dei tubi da interrare. L’impianto deve essere affidato a esperti. I dreni possono essere tubi in terracotta, in cemento o in plastica e vengono sistemati in fossetti scavati con pendenza costante e alla profondità voluta. Sui dreni messi in opera si sistema materiale sempre più fine in progressione: ciottoli, ghiaia, ghiaino, eccetera. Gli schemi di apertura dei canaletti sono i più diversi: a spina di pesce, a ventaglio, a griglia.

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