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..:: FAUNA E
FLORA
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Parco Nazionale del Gran Paradiso
Situato in Valle d'Aosta, il Parco
Nazionale del Gran Paradiso confina con il Parc National de
la Vanoise, in Francia. E la più antica area protetta
dell'Italia. In origine riserva reale di caccia di Casa
Savoia, il parco fu istituito nel 1922 in seguito a una
donazione del re Vittorio Emanuele III. Il territorio del
parco comprende montagne, le boscose valli di Cogne,
Valservanche e Val de Rhêmes e il gruppo montuoso del Gran
Paradiso, 4.061 m, da cui prende il nome.
L'ambiente è quello dell'alta montagna, con vasti ghiacciai,
pascoli alpini, foreste di larici, abeti rossi, pini cembri
e pini mughi. La fauna comprende stambecchi, camosci, lepri,
donnole ed ermellini. Molte specie di uccelli, quali
l'aquila reale, la peppola, la civetta e il picchio
nidificano nel parco.
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Il Parco nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale
istituito in Italia, abbraccia un vasto territorio montuoso,
compreso fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4061 metri
della vetta del Gran Paradiso. Boschi di larici e abeti,
praterie alpine, rocce e ghiacciai costituiscono l'habitat
di una fauna ricca e varia. Man mano che si sale lungo i
versanti, i boschi lasciano spazio ai pascoli, che nella
tarda primavera si ricoprono di fiori. Ad altitudini
maggiori sono le rocce e i ghiacciai a caratterizzare il
paesaggio, fino ad arrivare alle cime più alte del
massiccio. Il Parco si prefigge di valorizzare anche il
patrimonio culturale dei villaggi e degli alpeggi, che
conservano importanti testimonianze della storia della
civiltà montana.
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Arcipelago della Maddalena
L'arcipelago della Maddalena è composto da sette isole,
granitiche, quattro delle quali (La Maddalena, Caprera,
Santo Stefano e Spargi) poco distanti dalla costa gallurese,
di fronte a Palau, con cui l'arcipelago è collegato da
frequenti traghetti, le altre tre (Budelli, Santa Maria,
Rizzoli) situate più a nord-ovest a delimitare la parte
italiana di quel braccio di mare tra Sardegna e Corsica che
prende il nome di Bocche di Bonifacio.
L'arcipelago in passato ebbe grande importanza militare e
strategica e proprio per questo motivo alla fine del
Settecento i piemontesi fondarono nella maggiore di queste
isole, La Maddalena, l'unico centro urbano dell'arcipelago
come appoggio per la guarnigione militare che vi risiedeva
stabilmente. Ora l'importanza militare è notevolmente
scaduta, benché rimanga una base della Marina Italiana, e
l'arcipelago ha trovato una notevole risorsa economica nel
turismo. Dalla Maddalena, attraverso un ponte sopra il
canale che le separa, si può raggiungere Caprera ove si
trova la villa-museo di Garibaldi. Nelle altre isole vi sono
pochi insediamenti turistici, alcune belle ville di privati
e molte barche ormeggiate negli anfratti naturali.
La straordinaria bellezza dei paesaggi marini ancora
incontaminati hanno fatto di questi luoghi delle ambite mete
turistiche. Proprio per tutelare l'ambiente, gli splendidi
fondali e le spiagge, tutta l'area è protetta nel Parco
Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena per un totale di
5000 ettari a terra e 15.000 ettari a mare nei quali vivono
molte specie, anche rare, di uccelli marini e fauna
acquatica.
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| Parco Nazionale d'Abruzzo Istituito
nel 1923, il Parco Nazionale d'Abruzzo si estende su una
superficie di 44.000 ettari di terreno, di cui oltre 33.000
nel territorio abruzzese dell'alta valle del Sangro e i
restanti divisi tra Lazio e Molise. Tutt'intorno è stata
estesa una fascia di protezione di 60.000 ettari, dai monti
della Marsica a est fino ai monti tra i fiumi Sangro, Liri e
Volturno a sud e sud-ovest. Il territorio del parco è
decisamente montano, occupando la fascia centrale degli
Appennini, ma le sue vette superano appena i 2000 m (2249 m
il Monte Petroso, 2245 m il Monte Marsicano). Per trovare
nuclei abitati bisogna scendere nelle valli a un altitudine
compresa tra gli 800 e i 1000 m.
Il clima della maggior parte del parco è di tipo oceanico,
abbastanza umido, con estati fresche e inverni freddi ma non
troppo rigidi. La parte che si estende nel Lazio gode però
di un clima tipicamente mediterraneo, più caldo. L'ambiente
delle valli è ancora selvaggio come doveva essere un tempo
su tutti gli Appennini e il fiume Sangro ha ancora acque
pulitissime, ricche di pesci, e rive immerse nel verde, dove
ancora trova ospitalità la rarissima lontra, insieme a
puzzole, merli acquaioli, martin pescatori.
L'immenso patrimonio forestale del parco copre almeno 24.000
ettari di terreno e su queste montagne si trovano le faggete
più grandi e continue di tutti gli Appennini, con alberi che
superano i 5 secoli di vita. Oltre al faggio si trovano
l'acero, il pino nero, alcuni esemplari di betulla. La ricca
vegetazione del parco a partire dal decennio tra il 1980 e
il 1990, per la prima volta dopo secoli, ha addirittura
incominciato a espandersi come risultato di una protezione
ancora più severa e della fine della pastorizia.
In questo territorio incontaminato si trovano moltissime
specie animali, dai grandi carnivori come il lupo e l'orso
bruno ai grandi erbivori come il camoscio, il cervo, il
capriolo. Alcune specie sono esclusive come l'orso marsicano
o il camoscio d'Abruzzo, altre decisamente più comuni come
volpi, cinghiali, gatti selvatici, martore, scoiattoli,
moscardini. Notevoli anche le specie volatili, dai predatori
come il gufo selvatico, l'astore, lo sparviero, ai rari
picchi di Lilford a poche coppie di aquile reali. Non
mancano i rettili e gli anfibi, tra cui la Salamandrina
dagli occhiali e l'Ululone dal ventre giallo, entrambi
decisamente poco comuni. Questa incredibile varietà
faunistica non ha riscontro in nessun altro parco naturale,
né italiano né europeo.
Il Parco Nazionale d'Abruzzo, con le sue immense foreste e
la sua preziosa fauna, può essere visitato facilmente a
partire da uno qualsiasi dei dieci centri visita che
organizzano gite guidate ed escursioni anche con
pernottamenti in rifugi.
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Il camoscio d'Abruzzo non è molto dissimile nei tratti
generali dal camoscio alpino: poco più snello, ha corna
leggermente più lunghe. D'inverno il suo mantello, invece
che bruno scuro, è marrone, con grandi macchie giallo-fulve
su fronte, gola, collo, spalle e zampe posteriori.
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Gennargentu
I Monti del Gennargentu con le cime più elevate, Punta la
Marmora (1834 m), Bruncu Spina (1829 m) e Punta Paulinu
(1792 m), dominano l'ampia regione della Barbagia, la zona
più aspra e selvaggia di tutta l'isola. I suoi confini si
confondono con quelli dell'altopiano calcareo del Supramonte
a nord, della catena dell'Ogliastra a est, con le vette del
Sarcidano a sud e del Mandrolisai a ovest. Con ogni
probabilità deve il suo nome al latino Ianua Argenti, "porta
d'argento", con riferimento alle sue vette imbiancate dalla
neve durante l'inverno o alla leggenda che lo vorrebbe ricco
di miniere d'argento. Le sue pendici sono brulle a causa del
disboscamento programmatico cui fu sottoposto nella seconda
metà del XIX secolo e per i frequenti e devastanti incendi
che scoppiano ogni anno nel periodo estivo.
L'economia della zona è rivolta fondamentalmente al
sostentamento della popolazione locale, con poche
coltivazioni e con la pastorizia che da sempre rappresenta
il più comune mezzo di sopravvivenza. Del resto il
Gennargentu è quasi disabitato e tutta la Barbagia con le
sue montagne resta una regione arcigna, nella quale sono
vivi ancora tutti i valori della tradizione e della cultura
popolare.
Lo straordinario patrimonio ambientale e culturale di tutta
questa ampia area ricade sotto l'amministrazione del Parco
Nazionale del Gennargentu, del Golfo di Orosei e
dell'Asinara. Come suggerisce anche il nome, il parco si
estende ben oltre i Monti del Gennargentu fino a comprendere
tutto l'entroterra del Golfo di Orosei, gran parte della
Barbagia, il Supramonte e la lontana Asinara, sulla punta
nord-ovest dell'Sardegna.
Il territorio si presenta vario e ricco di fauna: i 40 km
del Golfo di Orosei sono ancora completamente intatti - qui
l'uomo non ha ancora potuto edificare nulla - con la celebre
grotta del Bue Marino, poco a sud di Cala Gonone, dove
troverebbe ancora rifugio la foca monaca, e con molte
falesie affacciate sul mare dove nidificano ancora il falco
della Regina, il falco pellegrino, l'aquila di Bonelli.
Salendo nell'interno verso il Supramonte e il Gennargentu si
incontra una fitta macchia mediterranea in cui vivono
cinghiali, mufloni, volpi, la rara donnola sarda e specie
animali più comuni. Il Supramonte, con le rocce calcaree e i
fenomeni carsici del suo terreno, presenta pendici scoscese
e inaccessibili, profondi valloni, gole impressionanti, come
Su Gorropu, incassata tra pareti alte anche 300 m. Sul
Gennargentu vivono mufloni, martore, volpi, gatti selvatici
sardi; hanno ancora il loro nido molti rapaci: aquile reali,
poiane, sparvieri.
L'Asinara, distante dal cuore del parco, non è stata toccata
dal turismo e dall'intervento dell'uomo perché vi si trova
un carcere di massima sicurezza. L'estensione del parco alla
sua area ha proprio il significato di continuare a
mantenerla intatta nel suo aspetto selvaggio e solitario. La
fauna comprende i caratteristici piccoli asini bianchi, ma
sono gli uccelli a rappresentare il patrimonio più
importante: pernice sarda, falco pellegrino, marangone dal
ciuffo, il raro gabbiano corso.
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Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Con una decina di vette oltre i 2000 m, i Monti Sibillini presentano
rispetto all'asse della dorsale appenninica un versante
orientale caratterizzato da valli strette e un versante
occidentale con tre grandi depressioni ad alta quota, i
Piani di Castelluccio. A grandi linee questa è la vasta
area, circa 70.000 ettari, tutelata dal Parco Nazionale dei
Monti Sibillini, istituito nel 1993.
La flora e la fauna protette rappresentano un patrimonio
importante: circa 1800 specie diverse di fiori e numerose
specie arboree; 50 diverse specie di mammiferi, tra cui il
lupo, il gatto selvatico, la martora; 150 specie di uccelli,
tra cui l'aquila reale e il falco pellegrino; alcuni rettili
e invertebrati, la vipera dell'Orsini e il chirocefalo del
Marchesoni, piccolo crostaceo che vive esclusivamente nel
lago di Pilato.
Oltre alla natura, l'area protetta ha interessanti
testimonianze architettoniche quali abbazie, monasteri,
chiese, torri, castelli, fortificazioni, mulini, case-torri,
tutte inserite nel paesaggio senza alcuna forzatura o
sfregio, ma a complemento della bellezza naturale dei
luoghi.
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La Maremma è una regione storico-geografica che si estende
fra la Toscana meridionale e il Lazio nordoccidentale.
Questi territori, intensamente coltivati nell'antichità,
dopo la caduta dell'impero romano si trasformarono
progressivamente in paludi malariche. Gli interventi di
bonifica, avviati nel XIX secolo nel Grossetano da parte dei
granduchi di Toscana, furono conclusi alla metà del
Novecento. Alcune aree, tuttavia, tra cui il Parco naturale
della Maremma, sono state lasciate intatte e conservano così
le caratteristiche dell'ambiente naturale originario.
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Maremma
Terra forte, aspra e fiera, la Maremma si estende
nell'Italia tirrenica delle province di Livorno e Grosseto,
dalla foce del Cecina fin oltre Tarquinia (Lazio) lungo una
costa interrotta dalle elevazioni del promontorio di
Piombino, di Punta Ala, dei Monti dell'Uccellina e
dell'Argentario.
La regione si suddivide in Maremma pisano-livornese, a nord,
Maremma grossetana, al centro, e Maremma laziale, a sud;
verso l'interno si alzano le Colline Metallifere che
superano i 1000 m alle Cornate di Gerfalco e al Poggio
Montieri. L'economia della zona, discretamente fornita di
risorse minerarie, si basa sull'agricoltura, l'industria (Cecina,
Rosignano Solvay, Piombino) e il turismo.
Indicata a partire dal IX secolo come "Maritima Regio",
appellativo da cui deriverebbe il nome, la fascia costiera
da Cecina a Civitavecchia, florida in età etrusca e romana
(anche per lo sfruttamento delle risorse minerarie)
sprofondò progressivamente nella desolazione. Il ristagno
delle acque dei fiumi a causa dell'alzarsi delle acque dei
tomboli ha provocato l'impaludamento della parte bassa del
territorio e, di conseguenza, lo spopolamento. Gli stessi
fiumi, Cecina, Cornia, Bruna, Ombrone, Albegna sono poi
valsi come collettori drenanti nella bonifica. La leggenda
di una Maremma "amara" parte forse dai tempi in cui le terre
litorali erano oppresse dalla malaria e soggette alle
scorrerie dei Mori Ottomani che saccheggiavano questi
luoghi.
Il paesaggio naturale maremmano è un insieme armonico di
sottosistemi che possono essere schematicamente indicati con
la costiera sabbiosa-limosa, la catena dei Monti
dellUccellina e la pianura coltivata che si allunga nella
fascia collinare interna. Parte di questo territorio è
tutelato dal Parco Naturale della Maremma che si estende per
9000 ettari sul comprensorio dei Monti dell'Uccellina, da
Principina a Mare a Talamone compresa la foce dell'Ombrone.
La fauna è quella tipica della macchia mediterranea:
cinghiale, tasso, istrice, daini, caprioli, volpi; inoltre è
presente una ricca avifauna.
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| Cilento
Si estende per tutta la Campania meridionale in un'area
che si affaccia sul Mar Tirreno tra il Golfo di Salerno e il
Golfo di Policastro ed è limitata a nord e a est dal
massiccio dell'Alburno e dal Vallo di Diano. Il territorio,
perlopiù montuoso, presenta un suolo di natura
prevalentemente calcarea e dolomitica, con fenomeni di
carsismo evidenti e la presenza di numerose grotte abitate
fin dal Neolitico. La costa è frastagliata con promontori di
roccia e improvvise baie, alcune spiagge di sabbia che si
intervallano a porticcioli che manifestano una tradizione
marinerasca.
L'area è scarsamente popolata, con pochi centri abitati, più
frequenti sulla costa e sui poggi e dorsali. L'attività
principale rimane l'agricoltura, con le colture tipiche dei
fichi e, sulla fascia litoranea, degli agrumeti. Il turismo
balneare e naturalistico è una risorsa di una certa
importanza lungo la costa.
Questo territorio coincide con l'area protetta attraverso
l'istituzione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di
Diano nel 1991. Oltre a mammiferi di vario genere tra cui il
lupo, la fauna protetta è caratterizzata da uccelli rari o
di notevole interesse scientifico, come l'aquila reale, la
coturnice, il gracchio corallino, lo sparviero e varie
specie di picchio, quello verde, quello rosso maggiore e
quello, rarissimo, nero. Circa 3000 sono le specie botaniche
comprese nel territorio, perlopiù tipiche delle zone
montuose e del paesaggio mediterraneo, con alcuni endemismi
significativi come la primula palinuri e la genista
cilentina.
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È l’area selvaggia più vasta
d’Italia, ma anche uno straordinario museo all’aperto della
passata civiltà alpina, basata sulle pratiche dell’alpeggio
e del disboscamento, stili di vita faticosi. Altro motivo di
interesse è dato dalla Linea Cadorna, una serie di
fortificazioni militari realizzate durante la Prima guerra
mondiale nel timore di un attacco austro-tedesco attraverso
la Svizzera. Un parco dai mille volti: valloni scoscesi e
dirupati, acque limpidissime in gole difese da grandi pareti
strapiombanti e panorami suggestivi che spaziano dal Monte
Rosa al Lago Maggiore.
Regione:
Piemonte
Provincia:
Verbano-Cusio-Ossola
Comuni:
Aurano, Beura Cardezza, Caprezzo, Cossogno, Cursolo Orasso,
Intragna, Malesco, Miazzina, Premosello Chiovenda, San
Bernardino Verbano, Santa Maria Maggiore, Trontano, Vogogna
Superficie:
14.598 ettari
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Parco Nazionale della Val Grande Esteso su una
superficie di circa 13.000 ettari compresi nella provincia
di Verbano-Cusio-Ossola, il Parco Nazionale della Val Granda
è una delle più vaste aree selvagge d'Italia. Racchiusa in
un arco di montagne aspre e rocciose a due passi dal Lago
Maggiore, l'area della Val Granda, protetta fin dal 1967,
venne riconosciuta come parco nazionale nel 1992. Oltre alla
protezione della fauna e della flora, in questo territorio
trova spazio anche la conservazione della civiltà montanara,
testimoniata dai centri abitati del parco e dai numerosi
alpeggi sparsi sulle montagne.
Il territorio presenta quasi esclusivamente rocce di tipo
metamorfico, con la presenza di varie forre che
caratterizzano il corso dei torrenti. La vegetazione è molto
ricca e grande è la varietà di fioriture. Nella bassa Val
Granda predominano i boschi misti di latifoglie, con
prevalenza di castagno, mentre nella parte alta il faggio è
la specie più diffusa.
Ungulati come camosci, caprioli e cervi sono ben
rappresentati al pari di micromammiferi come topi selvatici,
arvicole, toporagni; molto frequente è la volpe, oltre ad
altri mammiferi tipici dell'habitat di montagna. L'avifauna
è molto ricca, con tutte le specie del territorio delle Alpi
e in particolare il gallo forcello, il merlo acquaiolo e
l'aquila reale. Non mancano anfibi e rettili, ma è la trota
a godere di un habitat ideale grazie alla purezza delle
acque.
Il borgo medievale di Vogogna
Vogogna è il paese che meglio ha conservato le tracce del
proprio illustre passato. Un borgo antico già citato in una
pergamena dell'anno 970, ma che conserva testimonianze di un
passato ancor più lontano, come il "mascherone celtico" di
Dresio e la lapide di epoca romana, ricordante la
costruzione nel 196 d.C. della strada romana dell'Ossola. La
Rocca, il castello e il Palazzo pretorio testimoniano invece
secoli di fasti e magnificenze, di quando dalla prima metà
del XIV secolo Vogogna divenne, per volere dei Visconti, il
centro amministrativo dell'Ossola inferiore.
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| Le Alpi
Le Alpi (il cui nome latino Alpes deriva da un'antica
radice preindoeuropea, che indicava il concetto di "monte,
altura") sono un'imponente catena montuosa, la più alta
d'Europa, che dal Mar Mediterraneo si estende fino alla
pianura ungherese per 1300 km circa, con una larghezza
massima di 250 km circa. La regione montuosa più alta e più
densamente abitata dell'Europa interessa in modo diseguale
il territorio di sei Stati (Italia, Francia, Svizzera,
Germania, Austria, Slovenia).
La forma della catena europea è ad arco, con il versante
rivolto all'Italia breve e ripido, e il versante opposto più
lungo e meno scosceso. Tradizionalmente le Alpi vengono
divise in tre sezioni, a loro volta suddivise in vari
tratti: le Alpi Occidentali, Centrali e Orientali. Le prime
(dal Colle di Cadibona presso il Golfo di Genova al Passo di
Ferret nell'omonima valle piemontese) sono distinte in:
Marittime, Cozie, Graie e un tratto delle Pennine; le Alpi
Centrali (dal Passo di Ferret al Colle di Resia, nella Val
Venosta) sono suddivise in Pennine, Lepontine, Retiche e
parte delle Atesine; le Alpi Orientali (dal Colle di Resia
al Passo di Vrata, in Croazia) si differenziano in Atesine,
Carniche e Giulie.
Le Alpi sono costituite da rocce diverse sia per origine sia
per consistenza, cosicché il paesaggio alpino è vario, con
massicci, cime arrotondate, guglie, archi rocciosi, aree
pietrose. Anche l'altitudine varia lungo la catena ed è
generalmente maggiore nel tratto che si erge in Piemonte,
minore nei tratti che sovrastano la Lombardia e il Veneto. I
monti principali sono: Monte Bianco (4807 m), il più alto
d'Europa; Monte Rosa (4634 m), Cervino (4477 m),
Finsteraarhorn (4274 m), Pelvoux (4103 m), Gran Paradiso
(4061), Bernina (4049). La catena è interrotta da numerosi
valichi, che permettono di attraversarla da un versante
all'altro; da segnalare i colli e i passi più noti, quali:
Tenda, Monginevro, Moncenisio, Piccolo e Gran San Bernardo,
Sempione, San Gottardo, San Bernardino, Spluga, Stelvio,
Brennero, Dobbiaco, Tarvisio.
Estremamente ricche di acque, ghiacciai, fiumi e torrenti,
le Alpi sono molto importanti per il sistema idrografico
dell'Europa, perché alimentano i maggiori fiumi, come Po,
Reno, Rodano e gli affluenti di destra del Danubio.
La catena alpina, che si innalza tra l'Europa centrale (con
clima continentale temperato), l'area mediterranea (con
inverni relativamente miti ed estati alquanto secche) e una
regione dell'Europa orientale con clima continentale
estremo, risente dell'influsso dei tre climi e ovviamente
dell'altitudine, per cui la temperatura diminuisce
mediamente di 1°C ogni 170 m di altezza.
La flora si distingue in fasce sovrapposte: alle massime
altitudini, vegetano piante xerofite; sotto il limite delle
nevi perenni, la vegetazione alpina è costituita da pascoli;
la fascia sottostante o prealpina è ricca di bassi alberi,
come i pini, e arbusti come i rododendri; segue la zona
montana, con boschi di latifoglie e conifere; nella
sottostante area submontana le specie sono più varie
(faggio, abete, quercia, castagno e arbusti caducifogli).
Quest'ultima zona è stata particolarmente trasformata
dall'uomo, che ha sostituito colture agricole alla
vegetazione spontanea.
La fauna caratteristica delle Alpi è costituita da
stambecchi (nel Parco del Gran Paradiso), camosci, caprioli,
rari cervi e, in aree limitate, orsi bruni. Numerosi sono i
roditori (marmotte, arvicole delle nevi, lepri delle nevi),
gli insettivori (toporagno alpino), le donnole, gli
ermellini e l'avifauna, dall'aquila reale al grifone (oggi
raro), a rondini montane, cince, merli alpini, corvi,
pernici, fagiani di monte.
Le principali attività economiche riguardano il turismo,
l'industria dei latticini, la silvicoltura, la produzione di
energia idroelettrica, l'estrazione di sale e di minerali di
ferro. Grazie ai numerosi passi che consentono la
comunicazione fra l'Europa centrale e meridionale, le Alpi
sono state un'area di transito commerciale fin dai tempi
antichi.
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Il monte Cervino, al confine tra Svizzera e Italia, non è
una cima isolata, come può apparire dal versante svizzero,
ma il vasto tratto terminale di una dorsale. Pendii scoscesi
rendono difficile l'ascesa sul versante italiano. Zermatt,
cittadina svizzera ai piedi del monte, è una località di
villeggiatura frequentata tutto l'anno, base per
interessanti escursioni.
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Parco Nazionale del Monte Falterona, della Campigna e
delle Foreste Casentinesi
Istituito nel 1990, il Parco si estende per 35.000 ettari ed è
caratterizzato essenzialmente dalla dorsale degli Appennini
nelle direzioni nord-ovest e sud-est, a confine tra le
regioni di Emilia-Romagna e Toscana. I due versanti
romagnolo e toscano risultano morfologicamente diversi: il
romagnolo, ripido e scosceso, comprende le valli del
Montone, del Rabbi e del Bidente; quello toscano,
relativamente più dolce con pendenze modeste, oltre a una
piccola parte del Mugello, occupa anche il Casentino, il
territorio dell'Alta Valle dell'Arno che nasce dal Monte
Falterona (1654 m).
L'area protetta tutela uno dei patrimoni boschivi più ampi e
meglio conservati dell'Italia Centrale: foreste soprattutto
di faggio e abete bianco; sotto la fascia altimetrica dei
1300 m si incontrano altre specie tipiche come l'acero
montano, l'acero riccio, il tiglio, l'olmo montano e il
frassino maggiore. Per quanto riguarda la fauna si segnala
l'introduzione di specie non autoctone quali: il daino, il
cinghiale, il muflone, ma anche di specie autoctone come
caprioli e cervi, quasi estinti a causa del bracconaggio; il
lupo appenninico è presente in pochissimi esemplari.
Testimone della purezza delle acque dei torrenti è la
presenza del gambero di fiume.
In questo scenario di selvaggia bellezza sorgono borghi e
castelli medievali, nuclei di case isolate, eremi suggestivi
come Camaldoli e La Verna. Il primo, immerso in una grande
foresta, è composto dal convento, dalla chiesa e dall'antica
foresteria che racchiude un cortile porticato dell'XI
secolo. La Verna, annoverato tra i più importanti santuari
francescani, ha mantenuto il fascino e la suggestione della
passata presenza del santo.
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| Vesuvio
Il Vesuvio, l'unico vulcano attivo dell'Europa
continentale, sorge dalla pianura campana, in posizione
dominante sul Golfo di Napoli, ed è uno dei più piccoli, ma
meglio conosciuti vulcani della Terra. Si tratta di un
tipico vulcano a recinto, con una circonferenza di base di
48 km. Le pendici del vulcano sono ricoperte di vigneti, da
cui si ricavano le uve per la produzione del famoso vino
Lacryma Christi, mentre le zone più basse sono coltivate a
ortaggi, patate e frutteti e nelle zone superiori si
estendono boschi. Una strada porta dalla base alla sommità
del vulcano, su cui sorge un osservatorio presso il cratere.
Dal 1991 oltre 8000 ettari dell'area del Vesuvio sono
protetti dall'istituzione di un parco nazionale. È questo un
esempio di protezione ambientale rivolta non tanto alla
tutela della flora o della fauna, di cui il vulcano non è
particolarmente ricco, ma piuttosto alla salvaguardia di
elementi geologici e geomorfologici. I differenti tipi di
minerali catalogati nell'area sono oltre 230, mentre di
notevole interesse sono i fenomeni di colonizzazione dei
depositi eruttivi da parte della vegetazione.
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Parco nazionale del Gran Paradiso
Il Parco nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale
istituito in Italia, abbraccia un vasto territorio montuoso,
compreso fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4061 metri
della vetta del Gran Paradiso. Boschi di larici e abeti,
praterie alpine, rocce e ghiacciai costituiscono l'habitat
di una fauna ricca e varia. Man mano che si sale lungo i
versanti, i boschi lasciano spazio ai pascoli, che nella
tarda primavera si ricoprono di fiori. Ad altitudini
maggiori sono le rocce e i ghiacciai a caratterizzare il
paesaggio, fino ad arrivare alle cime più alte del
massiccio. Il Parco si prefigge di valorizzare anche il
patrimonio culturale dei villaggi e degli alpeggi, che
conservano importanti testimonianze della storia della
civiltà montana.
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| Parco Nazionale della Calabria
Il Parco Nazionale della Calabria tutela 12.000 ettari di
territorio compresi nelle province di Cosenza, Catanzaro e
Reggio di Calabria.
La sua creazione è connessa a quella di alcune zone di
tutela forestale costituite in tempi diversi nell'arco
dell'ultimo secolo e unificate sotto un'unica
amministrazione nel 1968 con l'istituzione del parco che
comprende le aree della Sila Grande (7005 ha in provincia di
Cosenza), della Sila Piccola (5689 ha in provincia di
Catanzaro) e una zona ristretta dell'Aspromonte (3204 ha;
dal 1994 quest'area è compresa nel Parco Nazionale
dell'Aspromonte).
La Sila Grande e quella Piccola hanno l'aspetto di altopiano
dai rilievi ondulati, con le cime ricche di alberi e spesso
ricoperte di neve durante l'inverno, con un clima temperato
freddo, più rigido nella Sila Piccola. L'Aspromonte presenta
un paesaggio più aspro e un clima più secco, con numerosi
torrenti, le fiumare, asciutte per gran parte dell'anno,
salvo riempirsi improvvisamente in occasione delle piogge
primaverili o autunnali.
Il parco è particolarmente rinomato per la straordinaria
bellezza delle sue foreste che, anche se nel corso dei
secoli sono state ampiamente sfruttate per il pregiato
legname, mantengono intatto il loro fascino primigenio. La
foresta della Fossiata, nella Sila Grande, è una delle più
grandi dell'Italia meridionale, mentre nella Sila Piccola si
trovano parte della foresta di Roncino-Buturo e l'intera
foresta del Gariglione. La vegetazione di queste aree è
composta da grandi arbusti come faggi, castagni, abeti e
pini, con molte pinete di pino laricio soprattutto nella
Sila Grande.
La fauna che trova ospitalità nell'area del parco è di
notevole interesse: oltre ad animali comuni, si segnalano
specie decisamente più rare come l'aquila reale, il gufo
reale e il picchio nero, con la preziosa presenza del lupo
appenninico che negli ultimi anni sta ripopolando l'intera
zona.
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L'Etna è il più grande vulcano d'Europa, ed è uno dei
vulcani più attivi del mondo. La sua attività è quasi
continua, anche se per lunghi periodi si svolge nella zona
sommitale, e non si verificano eruzioni dalle bocche e dalle
fratture situate a quote più basse, eruzioni che potrebbero
arrecare gravi danni alle zone popolate e coltivate alle sue
pendici. I crateri sommitali dell'Etna sono quattro, e sono
in continua eruzione, a volte contemporaneamente, come
successe nell'estate del 1997 e, ancora, nell'estate del
1998.
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Etna
Attivo da oltre due milioni di anni, l'Etna (detto anche
Mongibello, dall'accostamento degli analoghi termini, il
latino mons e l'arabo gibel o gebel), è uno dei maggiori
vulcani della Terra e il più alto d'Europa, situato sulla
costa della Sicilia orientale, in posizione dominante sulle
coste del Mar Ionio. Il monte ha la configurazione di un
immenso cono, di altitudine massima di 3.323 m, troncato
all'altezza di 2.800 m da un ripiano, dal quale si eleva il
cono terminale con il cratere principale (tra i 250 crateri
minori, che caratterizzano il vulcano). Chiamato Etna dai
Greci (il nome deriva dal verbo greco aìzo, "bruciare", da
cui Aitna, "che brucia"), il comportamento del vulcano
attesta la correttezza della denominazione, in quanto dal
XVIII secolo a oggi sono state registrate oltre novanta
eruzioni dal suo fumante cratere. Dopo le eruzioni degli
anni 1971, 1981, 1983 e 1992, il cratere ha ripreso
un'intensa e spettacolare attività tra il 1995 e il 1997.
Le pendici del monte sono distinte in tre zone di
vegetazione, ciascuna delle quali si estende per oltre 1.000
m di altitudine. Dal mare fino a 1.300 m circa vegeta la
flora mediterranea e la zona fertile è coltivata a frutteti,
viti e segale; segue una zona boschiva di castagni, querce,
faggi, betulle e pini, che si esaurisce intorno ai 3.000 m
nella zona dei pascoli montani. La sezione terminale del
vulcano è invece deserta e coperta di ceneri vulcaniche e
frammenti di lava. Gli insediamenti umani sono fitti nelle
zone più basse, dove sorgono numerosi paesi e cittadine.
Dal 1987 tutta la vasta area dell'Etna e delle sue fertili
pendici è protetta con l'istituzione del Parco Regionale
dell'Etna, con sede a Paternò; più di 60.000 ettari di
terreno sono stati suddivisi in quattro zone di tutela con
lo scopo di mantenere intatto il suo straordinario
ecosistema e di proteggere l'ormai scarsa fauna, già
decimata dalla caccia nel corso dei secoli.
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| Appennini
Gli Appennini o Appennino (dal nome latino Appenninus o
Apenninus) sono una catena montuosa che si stacca dalle
Alpi, a nord del Golfo di Genova, e costituisce la spina
dorsale dell'Italia fino alla Calabria, con una lunghezza di
1.350 km, continuando nei monti settentrionali della
Sicilia.
Generalmente gli Appennini vengono divisi in tre sezioni, a
loro volta suddivise in vari tratti: gli Appennini
settentrionali (dal colle di Cadibona alla Bocca Trabaria,
che mette in comunicazione le valli dei fiumi Tevere e
Metauro) sono distinti in: Appennino Ligure e
Tosco-Emiliano; gli Appennini centrali (dalla Bocca Trabaria
al passo di Rionero, che mette in comunicazione le valli dei
fiumi Sangro e Volturno) sono distinti in: Appennino
Umbro-Marchigiano e Abruzzese; gli Appennini meridionali
(dal passo di Rionero alla Calabria) sono distinti in:
Appennino Campano, Pugliese, con le Murge, e Appennino
Calabrese, con la Sila. L'Appennino Siculo è formato dai
monti Peloritani, Nebrodi e Madonie.
La catena appenninica è di formazione geologica più recente
rispetto alle Alpi ed è formata da fasce di catene
parallele, a volte staccate l'una dall'altra. Il versante
rivolto al Mar Tirreno è più ripido e spesso a picco sul
mare, mentre quello rivolto al Mare Adriatico digrada sino
alla costa ed è meno dirupato. Il paesaggio è dunque vario,
sia per la composizione e la consistenza delle rocce, che
formano rilievi arrotondati, montagne ripide, imponenti
massicci, profonde gole e zone aride; sia perché la catena
si estende da aree temperate a zone più calde e meno
piovose, determinando notevoli differenze nella vegetazione;
sia perché il vulcanismo ha originato tipiche forme a cono.
I monti principali sono il Gran Sasso d'Italia (2.914 m),
massima altitudine della catena, e la Maiella (2.790 m).
Alcuni dei numerosi passi che consentono di attraversare gli
Appennini da un versante all'altro sono Giovi, Cisa, Abetone,
Porretta, Futa, Colfiorito, Arquata, Antrodoco, Vinchiaturo,
Campotenese.
Gli Appennini sono per lo più poveri di acque (eccetto
l'Appennino Toscano e la Sila) e danno origine a fiumi di
struttura molto diversa: i corsi d'acqua che scendono dal
versante adriatico, più vicino alla costa, sono infatti
alquanto brevi, mentre quelli che scendono dal versante
tirrenico (tra cui l'Arno e il Tevere) sono più lunghi.
Il clima risente sia dell'altitudine sia della latitudine,
cosicché la flora varia procedendo da nord a sud,
distinguendosi in una fascia alpina, ristretta
prevalentemente all'Abruzzo (dai 2.000 m in poi), con scarsa
vegetazione; una fascia subalpina, con rari alberi nani e
arbusti, e prevalenza di pascoli; una fascia montana, tra i
1.000 e i 1.800 m, con boschi di faggi e conifere; una
fascia submontana con boschi di caducifoglie (querce,
carpini, frassini) e castagni; ad altitudini inferiori a 650
m vegeta anche la tipica macchia mediterranea nei tratti
montuosi più vicini al mare. Le colture agricole sono
concentrate nelle valli, che consentono la coltivazione di
vite e ulivo, mentre la pastorizia è in declino.
La fauna caratteristica degli Appennini è oggi costituita da
pochi esemplari di lupo e di orso bruno (orso marsicano,
nell'Appennino Abruzzese).
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Le Grotte di Frasassi
Lo scenario esterno è quello della complessa, irregolare
orografia dell'Appennino umbro-marchigiano ove si trova
un'area speleologica tra le più interessanti d'Europa, con
un poderoso sviluppo del fenomeno carsico e la presenza di
una natura austera e incontaminata che mantiene intatti i
segni di un passato millenario. Siamo a Frasassi di Genga,
nell'entroterra anconetano, tra le due montagne tagliate a
picco su una gola selvaggia dentro la quale scorre a fatica
il Sentino.
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| Nelle Marche ricade il
settore settentrionale del massiccio montuoso dei M. della
Laga, che costituito da un cuore di calcare ricoperto da
potenti stratificazioni argilloso-arenacee, si è sollevato,
dal mare, verso la fine del Miocene. In quest’ambiente
evidenti fenomeni erosivi, determinati sia dai ghiacciai del
Quaternario che dalle acque, hanno poi dato vita ad un
paesaggio unico e straordinario caratterizzato da valli
incassate, circhi glaciali e numerose e suggestive cascate
come quelle della Volpara o di Selvagrande.
La flora e la fauna: Dal punto
di vista floristico la presenza del raro abete bianco, che è
oramai scomparso dall’intera regione Marche (è rinvenibile
solo a Bocca Trabaria nell’istituendo Parco Naturale Alpe
della Luna) costituisce un altro elemento che caratterizza
quest’interessante parte dell’Appennino. Da sottolineare
inoltre la presenza di specie di eccezionale valore
naturalistico come il lupo e l’orso bruno che è stato più
volte segnalato in tutto il comprensorio.
L’uomo e il suo territorio:
L’area marchigiana del parco, che interessa due comuni, si
caratterizza per una popolazione che è stata soggetta ad un
forte esodo ma che nonostante ciò presenta ancora una viva
quanto attiva integrazione con il territorio, grazie anche
allo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali che
continuano a costituire l’elemento portante dell’economia
della zona. |





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Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga
Istituito nel 1991, il Parco comprende oltre al massiccio del Gran
Sasso anche i Monti della Laga siti più a nord e si estende
su 160.000 ettari nelle province di L'Aquila, Teramo,
Pescara, Ascoli Piceno e Rieti. Il Gran Sasso, considerato
dai Romani l'ombelico d'Italia, si allunga per 35 km ed è
simile paesaggisticamente a quasi tutte le altre montagne
appenniniche con versanti verdeggianti e ripidi verso il
Mare Adriatico, più dolci e digradanti verso il Tirreno. Le
ampie distese di prati e pascoli fanno del versante aquilano
del Gran Sasso una zona di notevole valore paesaggistico che
trova la sua massima espressione nella Piana di Campo
Imperatore, antico fondo lacustre e zona di sci. Naturale
prosecuzione del Gran Sasso a nord, i Monti della Laga sono
costituiti prevalentemente da arenarie e sono ricchi di
acque che sgorgano in ruscelli e torrenti su ogni versante.
La flora del Parco annovera tra le specie più comuni il
faggio, le querce, il castagno e l'acero, mentre sono rari
l'abete bianco e la betulla. Oltre il limite arboreo la
flora di altitudine è di grande interesse per la presenza
del papavero alpino, dell'adonide curvata, della stella
alpina dell'Appennino. La fauna è ancora ricca, nonostante
le popolazioni di grandi mammiferi, siano molto ridotte: sul
massiccio si può ancora incontrare il capriolo, il lupo, il
gatto selvatico e tra i piccoli mammiferi la particolare
arvicola delle nevi.
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| Parco Nazionale del Pollino
Il Parco Nazionale del Pollino è stato istituito nel 1990
su un'area di oltre 190.000 ettari al confine tra Basilicata
e Calabria, coincidente perlopiù con l'area del Monte
Pollino. La caratteristica predominante di questa area è
l'isolamento entro cui sembra essere rimasta immersa per
secoli, fino ai pochi, recenti, interventi dell'uomo.
Il territorio è ovunque montano, con aspre cime di rocce
calcaree. Le due montagne del Pollino e della Serra
Dolcedorme (2267 m, seconda vetta del meridione) dividono i
due versanti del parco. Quello verso la Basilicata ha pendii
più dolci, prati, pascoli e boschi; quello verso la Calabria
più ripido, scavato dal corso dei torrenti, con poca
vegetazione.
Questa area protetta custodisce alcuni esemplari di flora e
fauna veramente unici. In particolare si segnala per la
presenza del lupo, del gatto selvatico e del rarissimo
picchio nero, che trova una perfetta abitazione nei tronchi
plurisecolari diffusi sul massicio.
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