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Omegna

Omegna (così anche in piemontese) è un comune di 15.973 abitanti della
provincia del Verbano Cusio Ossola.
L’insediamento antico del territorio è provato dai ritrovamenti
archeologici della frazione di Cireggio, dove in località San
Bernardo si sono rinvenuti frammenti fittili e litici della tarda
età del bronzo e del ferro, e del monte Zuoli, dove si è individuato
un altare protostorico e un possibile scivolo rituale.
Priva di fondamento è l’ipotesi, proposta dallo storico Antonio
Rusconi (Il lago d’Orta e sua Riviera, 1880), che vorrebbe il lago
d’Orta popolato dagli Osci (nome che gli eruditi locali avevano
ricavato da “Oscela”, ritenuto l’antico nome dell’Ossola) di origine
iberica, dal cui dialetto sarebbe derivato (da umacia = lago) il
toponimo Humana-Umenia-Vemenia. Un’altra leggenda è quella che fa
derivare il nome di Vemania da “Vae moenia” (Guai a voi o mura!)
maledizione che Giulio Cesare avrebbe scagliato contro le
formidabili mura della città. Queste e altre ipotesi (come quella
sul favoloso popolo degli Usii), sono da relegare tra i miti creati
da una certa erudizione, più ricca di amor di patria che di spirito
critico.
Nel 1221 Omegna si diede al Comune di Novara seguendo le vicende
del Novarese in età medievale e moderna.
Anche il novarese fu percorso dalla ventata libertaria e
repubblicana conseguente alla rivoluzione francese. Nel 1796 fallì
un complotto del pallanzese Azari, che intendeva sollevare la
regione per farne un dipartimento autonomo. Nel 1798 il generale
francese Léotaud sbarcò a Pallanza con una schiera di armati, occupò
Cannobio e parte dell’Ossola; ma finì sbaragliato dalle truppe
sabaude del marchese d’Oncieux tra Gravellona e Ornavasso. All’alba
del 29 maggio venne fucilato ad Omegna il ventenne milanese Graziano
Belloni, fatto prigioniero in quel frangente. All’esordio di
Napoleone il Cusio fu occupato dai francesi, poi dagli austriaci. In
seguito il cantone d’Omegna, sottoposto al V distretto con sede ad
Arona, fece parte del dipartimento dell’Agogna nella Repubblica
Cisalpina (1800); con il regno italico voluto da Bonaparte (1805) fu
sottoposto alla vice prefettura aronese. Sconfitto Napoleone, nel
1815 il congresso di Vienna sancì la restaurazione dei Savoia; gli
omegnesi - conservatori per indole - salutarono con gioia il ritorno
di Vittorio Emanuele I.
Da metà ‘800 vennero impiantate in paese importanti fabbriche: la
Ferriera, il Fabbricone. Agli albori del ‘900 altri pionieri (come i
Cane della Valle Strona, i Lagostina di Pedemonte) trasformarono il
borgo in un vivace centro industriale, incrementandone la
popolazione con mano d’opera immigrata. Nel 1913 Omegna venne
collegata con Pallanza da una tramvia elettrica. Nel 1928 le furono
aggregate le attuali frazioni; nel 1939 divenne città. Nel corso
dell’ultima guerra la resistenza novarese ai nazi-fascisti ebbe
inizio in zona, con la figura romantica di Beltrami; proseguì poi
nei lunghi mesi, in un avvicendamento di lutti (60 caduti compresi i
civili) e di successi. Omegna fu una base della liberazione
partigiana dell’Ossola nel settembre 1944. La liberazione di Omegna
avvenne il 24 aprile 1945, mentre le truppe angloamericane passavano
il Po, e nelle città del nord Italia ancora occupate dalle truppe
nazi-fasciste scattava l’insurrezione generale ordinata dal CLNAI.
Tale data ora viene ricordata nel nome della piazza dove si trova il
municipio cittadino.
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