|
Malesco

Malesco (in piemontese Malesch) è un comune di 1.473
abitanti della provincia del Verbano Cusio Ossola.
E' il più popoloso dei comuni della Val Vigezzo, e parte del suo
territorio è compresa nel Parco Nazionale della Val Grande.
Origine del nome
Si pensa che il nome della cittadina derivi dal periodo della peste.
Infatti il paese era stabilito su una sponda del fiume Melezzo, e
per sfuggire alla peste tutti gli abitanti non ammalati si
trasferirono sull'altra sponda. Da qui "Malesco", "dal male esco".
Monumenti e luoghi d'interesse
Nell'Oratorio di San Bernardino da Siena si possono ammirare belle
pitture realizzate da Giuseppe Antonio Maria Torricelli di Lugano
nel 1777 in collaborazione col fratello Giovanni Antonio; cfr.:
Bazzetta -Brusoni, Guida dell'Ossola, Arona, 1888, 150.
STORIA
Malesco é stato nei secoli il più popoloso paese della Valle Vigezzo.
Le sue origini risalgono probabilmente alla preistoria; di epoca
romana si sono rinvenute: tombe, suppellettili e il lastricato di
una antica via, mentre la toponomastica indica la presenza
longobarda, nella cui epoca il paese dovette essere importante
avamposto, a guardia degli sbocchi di Finero e delle Centovalli,
verso il lago Maggiore.
Dopo il Mille divenne comunità rurale e dovette godere di una certa
libertà. Già nel 1251 due suoi consoli potevano acquistare dalla
comunità di Cossogno due alpeggi in Val Grande. L'importante atto è
ancora oggi conservato nell'archivio comunale di Malesco ed è
incluso negli otto faldoni relativi alla lunga lite fra i due paesi
che ne è seguita, durata circa sette secoli e segnata pure da gravi
fatti di sangue. Questi documenti svelano anche alcuni aspetti della
vita di questa comunità contadina, ligia alle consuetudini
religiose, alle autorità civili succedutesi nei secolo ed agli
ordinamenti che aveva saputo darsi. I più antichi di questi
risalgono al 1450 e contengono norme di "vicinanza", regole per
l'elezione dei consoli e ne determinano i poteri. Seguono obblighi
di partecipazione alle funzioni religiose, vengono stabiliti modi e
tempi per il taglio dei boschi e della raccolta della legna, dettate
norme precise sull'uso degli alpeggi, sui salari dei pastori e dei
casari, né mancano regolamenti di polizia urbana e rurale.
Malesco oggiCol tempo molti abitanti furono indotti ad emigrare in
altri paesi ove, con la loro operosità ed inventiva, riuscirono
sovente a trovare fama e ricchezza. Ciò permise loro larghe
elargizioni che migliorarono i costumi e la vita del luogo natio. I
Cavalli vantarono un noto avvocato del foro milanese, divenuto
senatore e ministro di Maria Teresa d'Austria. I Cioja divennero
gioiellieri e banchieri in Francia e a Roma; fra essi vi fu Giacomo
Antonio Bernardo, nato a Malesco nel 1701, emigrato a Parigi e
divenuto conte di Monzone, ministro plenipotenziario del Duca di
Modena alla corte di Francia e suo valido rappresentante al
Congresso di Aquisgrana . Originaria di Malesco era la famiglia del
Conte Giacomo Mellerio, amico e sostenitore di Rosmini. I Trabucchi,
partiti poverissimi per la Francia, in poco tempo poterono
permettersi di donare al paese un ospedale ed i Sotta vi aprirono
una importante scuola di pittura.
La fondazione dell'ospedale, avvenuta nel 1832 pone il paese
all'avanguardia in campo medico-sanitario; già dal 1700 però ci si
preoccupava della presenza in loco di un medico condotto che
assicurasse l'assistenza gratuita ai poveri. Malesco, inoltre può
vantare, tra i suoi concittadini validi medici. Tra i primi vanno
annoverati: un antenato del Conte Mellerio, vissuto fra il 1631 ed
il 1697 e due suoi figli.
Il centro storicoNell'800 esercitò in paese il medico chirurgo
Giovanni Antonio Cavalli che aveva compiuto i suoi studi a Vienna.
La sua opera venne continuata dal figlio Federico, non solo stimato
medico chirurgo, direttore dell'ospedale e dedito ai malati di tutta
la Valle Vigezzo e della vicina Cannobina, ma anche abile
amministratore comunale e sindaco. Egli seppe riordinare le finanze
del paese, abbellirlo, migliorandone l'edilizia pubblica, la
viabilità e dandogli una prima illuminazione.
In campo educativo, già nel 1801, Malesco aprì una scuola maschile,
alla quale potevano accedere tutti i ragazzi del posto; ad essa
seguì, nel 1827, un'analoga scuola femminile.
Nei primi decenni del '900 il paese si aprì al turismo ed ebbe la
ventura di ospitare l'illustre letterato Ettore Romagnoli, per opera
del quale, per alcune estati, poté godere di una raffinata "stagione
teatrale".
Durante l'ultima guerra Malesco fu particolarmente legata alla
Resistenza. Nell'estate del 1944, durante il grande rastrellamento,
patì il martirio di sedici partigiani, catturati in Val Grande,
torturati per giorni ed infine fucilati a Finero; negli stessi
giorni pianse il piccolo Romano Sotta sorpreso e fucilato dai
tedeschi in montagna. Di Malesco era il Colonnello Attilio Moneta,
ufficiale di collegamento fra i reparti partigiani e la Svizzera,
caduto insieme ad Alfredo Di Dio, nelle gole di Finero, quando,
nell'autunno '44 le truppe tedesche e della Repubblica di Salò
sferrarono il decisivo attacco contro la libera Repubblica
dell'Ossola.
La Valle LoanaOggi il fiorente paese vigezzino offre anche facile
accesso, attraverso la Valle Loana, al grande Parco Nazionale della
Val Grande, su cui si estendono molti suoi territori e che
costituisce la più grande riserva naturale d'Europa.
Qui il turista sensibile all'ambiente, fra incredibili scenari
alpini, fra folta vegetazione e ricca fauna, può scoprire le deboli
vestigia dell'antica civiltà dell'alpeggio e lasciarsi conquistare
dal fascino di una natura incontaminata.
FENOMENI PARANORMALI
Trascrizione da copia autentica esistente presso
l'autore della relazione giurata fatta nel 1838 davanti al Vescovo
di Novara Marco Aurelio Balbis Bertone riguardante l'apparizione
dell'anima del defunto Sacerdote Gioanni Battista Balconi già
parroco di Zornasco.
Richiesto faccio fede, ed attesto io sottoscritto in pura verità,
qualmente servendo io in qualità di Canonico Convisitatore
Monsignore Illustrissimo, e reverendissimo Don Marco Aurelio Balbis
Bertone Vescovo presentaneo di questa città, e Diocesi nella sacra
Visita Pastorale, che in quel tempo si faceva nelli Vicariati
dell'Ossola superiore nel mese di Luglio dell'anno mille settecento
cinquanta nove si sparse una voce, e fu riferita al suddetto Prelato
una confusa relazione di certa apparizione seguita nel luogo di
Zornasco nella Valle di Vigezzo in dett'Ossola Superiore, di modo
che, giunto Monsignor Vescovo in visita nel luogo di Trontano poco
distante dalla sudetta Valle di Vigezzo fece ivi venire il Molto
Reverendo Sig. Mellerio allora Parroco di Zornasco, ed un giovine
studente in detto luogo sotto la direzione del detto Parroco, ed a
cui dicevasi seguita la suddetta apparizione, ad effetto di
chiarirsene, e giunti li suddetti in Trontano fattili a se chiamare
il detto Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo, alla presenza di
me sottoscritto, ed interrogatili separatamente l'uno dall'altro, si
ebbe dallo scolare, previo giuramento da esso prestato nelle mani di
Monsignor Vescovo toccati li Sacrosanti Vangeli di Dio la seguente
relazione.
Ritrovandosi il detto Scolare con altri due suoi compagni per
accudire agli studi nel detto luogo di Zornasco sotto la Disciplina
del sudetto Molto Reverendo Curato Mellerio ed alloggiati li
medesimi per il dormire in una casa alquanto discosta dalla
Parrocchiale, nella sera del giorno ventisei, o ventisette di Giugno
di detto anno mille sette cento cinquanta nove, nell'ascendere la
scala per andare nelle rispettive loro stanze; giunti circa la metà
della scala, gli si estinse il lume che avevano per le mani, ed
essendo andati a riaccenderlo per ben due volle, arrivati allo
stesso sito, gli si estinse sempre, cosichè si risolse il detto
deponente di andare a dormire all'oscuro, intanto che gli altri due
suoi condiscepoli ritornarono per la terza volta ad accendere il
lume: ritornati li detti due scolari col lume acceso, ed ascesa la
scala di nuovo, giunti al medesimo silo, gli si estinse di bel nuovo
il lume, nè volendo essi far nuovo esperimento, si risolsero pure di
far ciò che aveva fatto l'altro, ed incaminatisi all'oscuro,
nell'avvicinarsi alla porta della stanza che era quasi subito salita
la scala, videro cosi all'oscuro sopra la detta porta un ombra
grande ammantata di bianco: e credendo essi che fosse il loro
compagno, che per intimorirli si fosse ivi presentato coperto di un
lenzuolo, si fecero coraggio, e proseguirono il loro cammino.
Entrati nella stanza senza aver più veduto la dett'ombra,
interpellarono il detto compagno se era stato egli, che per farli
paura, si era presentalo con il lenzuolo su la porta, e ritrovato
che lo stesso era già a letto, e non era, ne poteva essere stato lui
quello che avevano veduto, se n'andarono anch'essi a letto. La
mattina susseguente, avendo fra di loro pensato all'accidente
occorsogli la sera antecedente, tanto dell'estinzione replicatamente
seguitagli senza che ci fosse aria od altro che avesse potuto
cagionarla, ed all'ombra apparsagli, si presentarono tutti e tre dal
loro Molto Reverendo Signor Curato, e Maestro, narrandogli ambedue i
casi, e dicendogli che non volevano andare più a dormire in quella
casa, e da che non aveva il detto Sig. Curato altro luogo da
collocarli, si licenziarono altresì dalla scuola, e vollero partire
per lo rispettive loro patrie, come difatti eseguirono due di loro.
Il detto deponente però si lasciò persuadere dalle insinuazioni del
detto Signor Curato, che gli disse ciò non potere essere altro, che
un qualche spirito folletto, e di non dover avere alcun timore, e
perciò lo pregò di fermarsi e di ritornare pur tranquillamente a
dormire nella solita camera, che altro non gli sarebbe seguito: ed
ove mai avesse o sentito qualche rumore, o veduta qualche cosa,
dovesse farsi coraggio, e scongiurare in nome della Santissima
Trinità, se fosse stata qualche anima a dovergli manifestare cosa
desiderava. Tanto eseguì il detto giovine: e portossi la sera
medesima, che fa la vigilia di S. Pietro, alla solita sua stanza, ed
ivi dopo le sue orazioni, coricatosi, ed estinto il suo lume che
aveva, appena aveva principiato a prender sonno, che sentì come una
persona che passeggiasse per la camera, svegliatosi per tal cosa, e
raccomandatosi al Signor Iddio, col cuore proferì le parole
insinuategli dal Signor Curato. Ma invece di ricavarne nessuna
risposta, senti approssimarsegli maggiormente il detto passeggio e
appoggiarsi come un corpo a piedi del letto, ed urtare nel medesimo:
e replicatosi dal medesimo dette parole, appena le ebbe proferite,
che sentì un sospiro profondo, d'indi proferirsi le seguenti parole
= Sia lodato il Signor Iddio, che finalmente mi è concesso di poter
parlare = (e nel mentre sentì questi accenti, s'illuminò nell'atto
stesso tutta la stanza di maniera che, si potevano chiaramente
vedere o distinguere tutti gli oggetti in essa esistenti) ed al
splendore chiarissimo vede a piedi del letto un corpo in piedi di
statura grande vestito da prete con camice bianco, stola al collo, e
pianeta indosso di color violaceo, ma il capo non si rendeva
visibile — Non vi stordite perciò: ne abbiate nessun timore. Io sono
l'anima del fu Curato Balconi (Parroco antecessore, morto circa otto
anni prima) che per la divina misericordia, avendo terminato il mio
purgatorio, mi chiama alla gloria del santo Paradiso; Epperò domani
mattina vi porterete da questo Signor Curato, e gli direte, che
osservi nel tale armadietto nella Sagrestia, che ivi ritroverà la
mia disposizione in iscritto di ciò, che devesi fare di questa casa
da me comprata per formarvi uno spedale per gli infermi; e che facci
in modo si adempia la mia mente, d'indi unitamente al detto Signor
Curato anderete dal Preposto Balconi altro dei Parrochi di Santa
Maria Maggiore mio fratello, e gli direte a mio nome, che mi facci
celebrare tre messe, una per me, e le altre due per quest'anima, che
è quivi meco (Parve al detto giovine di vedere in un angolo della
camera come un'ombra, quale però non poté distinguere) per cui avevo
ricevuto la limosina, e che io non ho potuto celebrare per essere
stato prevenuto dalla morte. E che osservi nella cassa stata
asportata dopo la mia morte in sua casa, che vi troverà una lista
del grano stato da me raccolto per limosina da Benefattori per
convertirlo nell'erezione del detto Spedale: e che facci restituire
ogni cosa avvertendo bene, che chi ne ha fatto il trasporto è di già
morto. (Quegli che dopo la morte del detto fu Signor Curato Balconi
aveva fatto trasportare a Santa Maria Maggiore unitamente alli
mobili del defunto anche li detti generi supponendoli di ragione
privativa del medesimo e senza saputa alcuna del detto Signor
Preposto, fu un altro fratello Secolare, che faceva il Mercante in
Germania, e di quel tempo ritrovavasi in patria; e ritornato in quei
paesi diffatti era morto). E perciò che non ritardi più oltre
l'adempimento di quanto sopra. Ciò sentito dal detto Studente, disse
che era impossibile al medesimo potere ritenere a memoria le sudette
cose: epperò lo pregava accontentarsi, che le mettesse in iscritto,
e gliele repplicasse. Al che soggiunse la detta anima apparsagli le
seguenti parole - Sibbene: Scrivete: Sbalzato subito dal letto, si
mise al tavolino ivi vicino ove era solito studiare, e presa carta
penna e calamajo, al detto splendore, che proseguiva ad illuminare
la stanza, scrisse tutte le sudette cose dettategli dallo stesso
defunto, e raccomandatogli di consegnare lo scritto al Signor Curato
di Zornasco, disparve, e ritornò la stanza al primiero suo bujo.
Ritornato a letto il detto deponente, ove si fermò, sebbene senza
dormire per l'apprensione delle cose seguite, e vedute, appena fatto
giorno, si alzò e pertossi subito da quel suo Signor Curato, a cui
narrò la sudetta apparizione, e gli presentò la carta scritta.
Attonito il Signor Curato a tale narrativa, portossi subito nella
Sagrestia, e nel luogo indicatogli ritrovò appunto la detta
scrittura da lui per l'avanti mai veduta: e celebrala la santa messa
ben per tempo, avviossi di compagnia di detto scolare al luogo di
Santa Maria Maggiore, ove solennizzandosi la festa dei Santi Pietro
e Paolo, era anch'egli invitato con gli antri Parrochi del
Vicariato; e dopo d'aver assistito alla messa solenne, ritiratosi
nella Casa Parrocchiale per il pranzo, frattanto che venisse l'ora
d'andare a tavola, preso da parte il detto Signor Preposto Vicario
Balconi, unitamente allo Scolare narrogli il fatto seguito, e gli
mostrò anche la scrittura dettata dal defunto. Sovrapreso il detto
Signor Preposto da tale notizia, e novità, corse subito alla stanza
in cui eravi riposta la detta cassa, ed apertala vi trovò anch'egli
la lista indicatagli. Il che gli cagiono una somma ammirazione e
timore nel medesimo tempo, dubitando d'aver commessa qualche
negligenza e rimase pensieroso, cosichè nel tempo del pranzo, a cui
fu di mestieri chiamarlo più volte, restò sempre mortificato, e
senza parola, contro il suo solito, essendo egli anzi di umore
allegro e vivace. Nel giorno susseguente fece celebrare la santa
messa da tutti li Parrochi non solamente concorsi per delta
solennità, che trattenne presso di lui, ma anche dagli altri
Sacerdoti del luogo, ed un officio dei morti solenne, e fece
restituire in Zornasco tutto il grano descritto in detta lista, ma
ciò non ostante, fattosi il detto Signor Preposto, e continuando in
una profonda melanconia, dopo due giorni fu sorpreso da febbre, che
in cinque o sei giorni lo portò all'altro mondo.
La sudetta disposizione, fatta con giuramento dal detto Scolare, fu
confermata nelle mani di Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo,
ed alla mia presenza anche del detto Signor Curato Mellerio di
Zornasco, il quale oltre all'aver ritrovato mediante la detta
notizia, la sudetta scrittura, attestò anche, che quanto era scritto
in quel foglio, oltrepassava assolutamente la capacità, e cognizione
dello Scolare, che da sè era impossibile avesse potuto formarla.
Concorda la presente col suo originale esistente negli atti di
questa Vescovile Curia, il quale comunque non si trovi segnato,e
sottoscritto da chi lo estese, posso però con tutta certezza
affermare essere stato tutto esteso di pugno e carattere del fu
lll.mo e Rev.mo Mons. Vicario Gen.le D. Ferdinando Rovida; e per
fede ecc.
Novara dalla Cancelleria Vescovile li 7. febbrajo 1838
sott. Avvocato Bottali Cancelliere Vescovile.

LINK :
Testo della sezione storia di Anita Azzari
tratto da:
http://www.malesco.net |