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Ghiffa

Ghiffa (in piemontese Ghifa) è un comune di 2.400 abitanti della
provincia del Verbano Cusio Ossola, sulla sponda occidentale del
Lago Maggiore.
IL SACRO MONTE
Riserva Naturale Speciale del SS. Monte della Trinità
Sede della Riserva:
Via SS. Trinità, 48
Tel. 0323/59 870
Fax 0323/59 08 00
Istituita con legge regionale nel 1987
Estensione di circa 200 ettari
Sito web: http://www.sacromonteghiffa.it
Email: sacromonte_ghiffa@libero.it
All’interno della Riserva, come un gioiello nella cornice
paesaggistica tra lago e boschi, si inserisce il complesso
monumentale barocco del Sacro Monte, dedicato alla SS. Trinità, che
comprende il Santuario, tre cappelle ed il porticato della Via
Crucis.
Luogo di antichissima devozione popolare, l’attuale Sacro Monte di
Ghiffa sembra essere parte di un progetto più ampio ed articolato
che non fu mai portato a compimento e che doveva raffigurare episodi
dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Il complesso è costituito da 3 Cappelle.
La prima (1646-47) è dedicata all'incoronazione di Maria ed ha un
impianto ottagonale con abside quadrato.
La seconda (1659) dedicata a San Giovanni Battista, ha pianta
centrale con un portico anulare tipico dell'architettura dei Sacri
Monti. All'interno è presente un complesso plastico che racconta di
Giovanni Battista che battezza Gesù nel Giordano.
La terza cappella è dedicata ad Abramo (1701-1703), ha pianta
cruciforme ed è preceduta da un portichetto rettangolare.
All'interno un gruppo di statue raffigura Abramo in adorazione.
A coronamento del complesso si erge il porticato della Via Crucis
costituito da 14 arcate poggianti su colonne di pietra. Sul lato
nord è presente una cappella dedicata alla Vergine addolorata (1761)
che chiude il porticato.
IL MUSEO DEL CAPPELLO
Il Museo dell'Arte del Cappello di Ghiffa ha sede in alcuni locali
del nucleo primigenio di fabbricati che costituirono il vecchio e
glorioso Cappellificio Panizza.
Fondata nel 1881, la fabbrica ha cessato la propria attività nel
1981 dopo cento anni di vita.
Il principale richiamo del Museo è costituito da alcuni vecchi
macchinari e da attrezzature che furono attivi nel cappellificio: un
patrimonio storico prezioso, tanto più ora che, caduto in disuso il
cappello di feltro, se ne è resa quasi obsoleta la produzione.
Ma il materiale esposto non può da solo offrire al visitatore
un'adeguata visione dei processi di lavorazione del cappello. Per
quanti, dunque, vorranno approfondire l'argomento, è stata
approntata un'interessante documentazione filmata, integrata da
materiale esplicativo fotografico di vario genere riguardante sia la
lavorazione che la vita aziendale.
La storia
L'arte del cappello di feltro è antica. La feltrazione è un
procedimento che consiste nell'ottenere un manufatto compatto non
attraverso la tessitura di filati, ma utilizzando il pelo di alcuni
animali che, mosso in presenza di umidità e di calore, ha la
particolare proprietà di concatenarsi formando il feltro che, in
altri termini, è un "tessuto non tessuto".
Il feltro può anche essere considerato una pelliccia, ricostituita
senza il supporto naturale della pelle. Esso è poroso e pertanto
traspirante; è cedevole ed è quindi modellabile in varie forme, se
convenientemente vaporizzato.
Morbido e caldo, può essere rasato, satinato, scamosciato, vellutato
e anche tinto in vari colori. Pur se poroso, ha una sufficiente
compattezza che gli conferisce buona impermeabilità. Tutte queste
doti lo rendono idoneo alla confezione di un copricapo robusto e
pratico.
La fabbricazione del cappelli di feltro era già nel Settecento una
solida tradizione artigianale dell'Alto Verbano e in particolare di
Intra, che già all'epoca contava molti lavoratori. E proprio a Intra
nel 1817 il Cappellificio Albertini si trasforma da semplice
laboratorio in vero opificio, anche se la lavorazione conserverà
ancora per molti anni la sua natura artigianale.
Sarà però lo stesso cappellificio che, primo in Italia, si
industrializzerà nel 1862 introducendo l'arsone meccanico,
abbandonando così il complesso lavoro manuale fin allora in uso per
la preparazione del cono di feltro.
Inizia così anche in Italia l'era industriale del cappello. In pochi
anni l'industria italiana diverrà egemone in Europa se non per la
quantità prodotta quanto meno per la qualità.
Accanto alla Borsalino di Alessandria, anche la fabbrica Panizza si
renderà famosa su tutti i principali mercati mondiali per la qualità
dei suoi prodotti.
Museo dell'arte del Cappello
Corso Belvedere, 279
28823 Ghiffa (VB)
Tel. 0323/59209 - 0323/59174
Email: museocappelloghiffa@libero.it
Modalità di visita:
* Aperto il sabato e la domenica, da aprile a ottobre, dalle ore
15.30 alle ore 18.30 (ultima entrata alle ore 17.30)
* Tutto l'anno viene aperto su prenotazione telefonica al numero
0323 59174 per gruppi e scolaresche
* Ingresso gratuito
* Tutte le visite sono guidate
Per ricerche bibliografiche sono a disposizione presso la biblioteca
del museo le seguenti pubblicazioni:
* Achille Ciana, Franco Mondolfo - "Il Cappellificio Panizza, storia
di un centenario" - Ghiffa, Museo dell'arte del Cappello, 1991
* Franco Mondolfo - "Tanto di cappello. Il copricapo da uomo nella
sua storia. I materiali. La lavorazione. Il museo verbanese" -
Verbania, Alberti Libraio Editore, 1997
ITINERARI
Percorso n. 1
Ghiffa - Ronco - SS. Trinità
Difficoltà: bassa
Tempo di salita: 15 minuti
Dislivello: 175 m
Altezza massima: 375 m
Tracciato del percorso: abitato di Ghiffa, abitato di Ronco,
Santuario della SS. Trinità
Descrizione: breve e comoda passeggiata che conduce dal lungolago al
Santuario della SS. Trinità.
Il capoluogo si sviluppa lungo l'asse della SS. 34, presenta un
agglomerato di antica formazione nella loc. la Punta.
A margine di detta località sorgeva il cappellificio Panizza esempio
di produzione industriale di alta qualità che creò generazioni di
maestri cappellai e divenne famoso nel mondo. L'attività inizio nel
1881 e terminò nel 1981. Il luogo della fabbrica ora riattata a
edificio residenziale è stato creato nel 1994 "il Museo dell'arte
del Cappello" in cui sono stati raccolti strumenti e macchinari e la
documentazione delle fasi di lavorazione del feltro.
Percorrendo dal capoluogo il sentiero di Via Volta, si raggiunge la
Via Marconi e proseguendo si giunge alla loc. Ronco.
Nell'abitato è presente il Monastero di clausura delle Benedettine
del SS. Sacramento e la Chiesa dedicata a Maria Elisabetta.
Dall'abitato riparte un antico sentiero pavimentato a selci che si
inerpica nella zona boschivagiungendo all'area monumentale della SS.
Trinità.
Il complesso è parte integrante della Riserva Naturale Speciale,
istituita nel 1987, da cui prende nome, la cui sede, uffici e
accoglienza si trova nelle immediate vicinanze dell'area
monumentale.
Il complesso è costituito da 3 Cappelle.
La prima (1646-47) è dedicata all'incoronazione di Maria ed ha un
impianto ottagonale con abside quadrato.
La seconda (1659) dedicata a San Giovanni Battista, ha pianta
centrale con un portico anulare tipico dell'architettura dei Sacri
Monti. All'interno è presente un complesso plastico che racconta di
Giovanni Battista che battezza Gesù nel Giordano.
La terza cappella è dedicata ad Abramo (1701-1703), ha pianta
cruciforme ed è preceduta da un portichetto rettangolare.
All'interno un gruppo di statue raffigura Abramo in adorazione.
A coronamento del complesso si erge il porticato della Via Crucis
costituito da 14 arcate poggianti su colonne di pietra. Sul lato
nord è presente una cappella dedicata alla Vergine addolorata (1761)
che chiude il porticato.
Nell'area si trova un ristorante e una zona pic-nic.
Dalla SS.Trinità si dipana a raggiera l'antica rete pedonale di
collegamento alle frazioni di Ghiffa e alle località limitrofe.

LINK :
http://www.comune.ghiffa.vb.it/ |