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Baceno

Baceno, comune della Valle Antigorio, ha una
superficie di 6872 ettari e si trova a 655 metri sul livello del
mare.
Numerosi reperti archeologici testimoniano la
presenza di insediamenti umani già nel III millennio a.C. Il
ritrovamento di un’accetta risalente a quell’epoca, infatti,
testimonia la presenza di cacciatori nomadi su questi monti già
dalla fina della Preistoria. Numerosi altri reperti indicano la
probabile presenza di antichi villaggi in tutta l’area di confluenza
tra il torrente Devero ed il Toce. Se gli insediamenti antichi sono
certi ma in larga parte ancora avvolti nel mistero, dalla fine
dell’Alto Medioevo la presenza di comunità stabili in valle è
testimoniata dalla prima costruzione di una cappella di S. Gaudenzio,
ceduta nel 1039 da Gualberto, vescovo di Novara, ai canonici di S.
Maria di Novara, e che diventerà poi la chiesa di Baceno. Nei secoli
seguenti l’anno Mille Baceno cresce con abitati sparsi attorno alla
chiesa che si trovava in una posizione nevralgica alla confluenza di
due valli, con i pascoli di Devero che rappresentavano fonte di vita
per i pastori, e la bocchetta d’Arbola, fonte di traffici
mercantili. Lo sviluppo di Baceno nei secoli seguenti è testimoniato
dagli ampliamenti della chiesa nei secoli XIII e XVI. Lo sviluppo di
quei periodi è legato in larga parte alla colonizzazione dei pascoli
nelle valli laterali (Bondolero, Esigo, Agaro, Devero).
L’organizzazione sociale è basata sulla vicinia, il possesso comune
di boschi e pascoli da parte dei terrieri di Baceno. Baceno e Croveo
costituivano uno dei quattro quartieri in cui era suddivisa la
giurisdizione in Antigorio retta da un Podestà. Durante
l’occupazione Svizzera (1512-1515), la Pretura d’Antigorio, corte
giudiziaria, ebbe sede alla torre di Baceno, costruita prima del
1340 da Guifredo de Rodis-Baceno. Nella Loggia di Giustizia venivano
risolte le controversie tra le varie comunità antigoriane per il
possesso di pascoli ed alpeggi.
Durante il periodo Sforzesco vennero restaurate le torri difensive
distrutte dalle invasioni svizzere. Venne così realizzato un sistema
di comunicazione attraverso fuochi e segnali di fumo che permetteva
di comunicare velocemente dai valichi alpini fino ad Arona. Nella
valle del Devero i capisaldi principali erano tre: la torre di
Baceno, il campanile di Croveo e lo sbarramento del Passo. Questa
torre era a tre piani e doppia porta arcuata e fungeva da posta per
il pagamento del pedaggio da parte delle carovane che muovevano
verso la bocchetta d’Arbola per raggiungere i ricchi mercati della
Svizzera centrale.
I secoli che vanno dal XV al XVII vedono la vita delle comunità
antigoriane segnate da tre vicende: le lotte di fazione, le epidemie
di peste ed i processi alle streghe di Croveo. Dopo le lotte tra gli
Spelorci (guelfi) ed i Ferrari (ghibellini) nei secoli XIII e XIV,
quel “cancro che face serva l’Itali per molti secoli” riesplose agli
inizi del Cinquecento, quando si videro lotte cruente tra i
Ponteschi (seguaci della famiglia Da Ponte di Domodossola) e i
Brenneschi (de Rodis-Baceno, Della Silva di Crevola, Marini di Crodo,
Campieno di Cravegna, Grazioli e Guenza di Premia).
Ogni famiglia potente aveva i suoi bravi. Le grida dell’imbelle
governo spagnolo nulla potevano contro i banditi trincerati e difesi
nelle loro torri di Cristo, Baceno, Rondola, Rencio e Crevola. Più
temuti e violenti erano i Marini di Crodo. Costoro entravano nelle
chiese scortati da fieri mastini e punivano il sacerdote che avesse
iniziato le funzioni prima del loro intervento. E’ fama che
facessero anche un infame ladroneccio di femmine, che, dopo di aver
disonorate, facevano morire col solletico. Pretendevano pure dalle
spose le nuziali primizie. Giovanni de Maurizi, 1927 La guerra
civile si concluse con l’uccisione dei capitani Gaspare e
Baldassarre de Rodis-Baceno nel 1527 ad opera di sicari inviati da
Pietro Giovanni Da Ponte. L’assassinio ebbe vasta eco in tutta
l’Ossola e Da Ponte venne bandito e i suoi beni confiscati. In tal
modo scomparivano due delle più illustri casate ossolane; la valle
andò pacificandosi, ma non mancarono ulteriori soprusi e prepotenze.
In poco più di un secolo, dal 1513 al 1630, Baceno fu colpita da
cinque epidemie di peste, portate da mercanti e viaggiatori. Nel
1513 un mercante di Croveo la importò dal Vallese e questa si
propagò fino a Domodossola facendo più di 330 morti in pochi mesi.
Nel 1550 venne portata da una partita di lana proveniente dal
Vallese, nel 1613 morirono di peste sedici persone a Uresso. Risale
ai periodi di peste l’erezione di oratori dedicati ai SS. Rocco e
Sebastiano, come quello di Esigo. Tra il 1570 ed il 1610 si svolsero
i processi contro le streghe di Croveo e Baceno accusate di heretica
pravità. Quaranta donne e due uomini vennero torturati e processati
per atti di stregoneria dall’Inquisizione domenicana e dal Tribunale
Diocesano di Novara. Il 31 maggio 1575 vengono messe al rogo e
bruciate vive Giovanna “la Fiora” di Croveo e Gaudenzia Foglietta di
Rivasco. Tra il 1609 ed il 1611 un maxi processo vide dieci donne di
Croveo e Baceno morire nelle carceri vescovili di Novara.
Gianbattista Beccaria (XVII sec) vede nel fenomeno delle streghe di
Croveo la sopravvivenza di antichi riti pagani in sacche culturali
marginali confinate sulle Alpi Lepontine per cui il demonio potrebbe
essere la trasformazione, nel cupo clima della controriforma,
dell’antichissimo culto del dio celtico Cernumnos, raffigurato con
corna e gambe incrociate. Forse a baluardo contro le pratiche
stregoniche si può far risalire la costruzione a metà del XVII
secolo della chiesa di Croveo dedicata a S. Maria; la grande porta
in legno scolpita teneva lontani antichi riti pagani.
La parrocchiale di Croveo fu eretta tra il 1618 ed il 1641 dagli
emigranti di Croveo a Roma. Le autorità ecclesiastiche dell’epoca
guardavano con diffidenza alla comunità di Croveo a causa
dell’accanimento con cui cercavano di staccarsi da Baceno e per la
tradizione mercantile che portava gli abitanti di Croveo oltralpe in
terra di eretici. Tra il 1596 ed il 1615 la comunità di Croveo, che
allora contava 174 famiglie e 1009 abitanti divisi in otto villaggi,
si rivolse al vescovo Carlo Bescapè chiedendo una parrocchia
autonoma. Tale richiesta fu fortemente avversata dai curati di
Baceno per i quali la separazione significava una diminuzione di
entrate fiscali. Alla fine fu concessa soltanto una cappellania
dipendente da Baceno.
Tra il XVI ed il XIX un flusso emigratorio portò generazioni di
uomini di Croveo e Baceno a Milano, Bologna e Roma, dove
esercitavano le professioni di muratori, panettieri e pastai. Pietro
Paolo Sala di Croveo fu pittore e chirurgo a Roma nei primi anni del
Seicento.
Superate le difficoltà ed i litigi del Seicento, la storia di Baceno
vede nel Settecento il consolidarsi dell’economia agro-pastorale che
vede un ordinamento normativo nei Bandi Pastorali del 1780. In
questi anni si collocano le dispute con le altre comunità valligiane
per il possesso degli alpeggi; grazie alla crescita dell’economia si
assiste anche ad un modesto aumento demografico. I prodotti
principali erano il fieno ottenuto in due tagli, la segale, le
patate, le castagne ed il vino (nel 1805 514 brente).
Nel 1836 il chimico domese Giovanni Antonio Bianchetti segnalò le
acque termali di Baceno “Questa sorgente frequentata dalle lavandaie
che vi accorrono e perché trovano tiepida la sorgente e perché le
sostanze alcaline che vi si rinchiudono, fanno risparmiare il
sapone, ha una virtù molto salutifera nelle eruzioni cutanee; ed
alcuni individui, presi da rogna già inveterata e recidiva,
guarirono col tuffarsi più volte il essa.”
Dopo il 1860 compaiono le prime attività estrattive; nel 1861 una
miniera d’oro in concessione a Luigi Alberti sul Rio Ghendola,
un’altra miniera aurifera in galleria alla Vallaccia di Goglio, dal
1875 al 1897 fu attiva una cava d’amianto alle pendici del
Cervandone, sopra all’alpe della Rossa di Devero.
L’Ottocento fu anche secolo di gravi calamità naturali: nel 1839 il
torrente Rossa inghiaiò i pascoli di Devero, le valanghe del 1841
distrussero varie case e stalle a Goglio, le nevicate del 1888
causarono tre morti e la distruzione di numerose case.
Nel 850 don Remigio Capis, parroco di Croveo, e Giacomo Girardi
costituirono la prima banda musicale composta da dodici suonatori.
Nel 1875 fu costituita la latteria turnaria di Baceno, la prima
della valle. Fu un notevole passo avanti in quanto fino a quel
momento il latte veniva lavorato in casa da ogni famiglia; i
prodotti spesso inacidivano, mentre con la latteria migliorò la
qualità e la quantità dei prodotti. Nel 1920 c’erano 30 latterie in
tutta l’Ossola.
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