|
Anzola d'Ossola

Anzola fa la sua apparizione ufficiale nella storia
il 12 luglio 1006, quando, nel castello dell'Isola
di San Giulio, Pietro III, vescovo di Novara, concede a
Grimaldo per 29 anni la metà di quattro masserie poste nel
territorio di Anzola appartenenti ai beni della chiesa pievana di
San Vincenzo di Vergonte, per il canone d'affitto annuo di cento
libbre di formaggio.
Questo il testo del preziosissimo documento, conservato
nell'Archivio Capitolare di Santa Maria a Novara
(Novara, Archivio Storico Diocesano, A.C.N, 27).
Non è noto quando e da chi fu fondata Anzola.
Nel 1006 le quattro masserie e i sei coloni erano di pertinenza
dclla chiesa pievana di Vergonte, anche se amministrate dal Vescovo,
il quale secondo una formula in uso a quel tempo, godeva i beni ma
provvedeva ai bisogni di quella chiesa proporzionalmente ai frutti.
Un legame già forte nel 1006, ma che risaliva ad un'epoca precedente
e univa quel lembo di terra e di montagna all'antichissima pieve di
San Vincenzo di Vergonte.
Testimonianze del X secolo mostrano come Vergonte
fosse corte e centro già vivo nell'Alto Medioevo.
Nel 962, poco prima dell'assedio dell'isola di San Giulo.
Ottone il grande confermò al Monastero di San Pietro in Ciel l'Oro a
Pavia il possesso della corte di Vergonte, corte che il monastero
benedettino possedeva già da tempo.
Nel 978, Ottone II riconfermò al monastero di Pavia la corte di
Vergunto e la peschiera sulla Toce.
E probabile che la fondazione di piccoli insediamenti colonici alle
radici del Monte Massone, sul versante destro del grande solco
dell'Ossola, tra Vergonte e la punta di Migiandone, risalga ai
secoli dell'alto Medioevo ed alla iniziativa monastica. Erano secoli
nei quali il prosciugarsi dell'antico lago consentì ai monaci ed
alla chiesa di Vergonte di disseminare di sparse fattorie quella
striscia di terra, e affidarle ai primi coloni venuti a tentare una
fragile sopravvivenza, tra il fiume e la montagna.
"Antiola ad Tnsulam", secondo una etimologia
suggerita da C. Jonghi Lavarmi (Ornavasso nella sua
Storia Sacra e Civile, Novara 1934), significherebbe appunto
"piccola ansa in prossimità di un'isola" nella Toce o, prima ancora,
nel lago.
L'autore avrebbe letto Antiola (Ansiola) ad Insulam in antiche
carte, tuttavia oggi ignote, così da rendere suggestiva ma insiema
enigmatica questa derivazione di Anzola - voce celtica molto
prossima ai toponimi Anza, Anzasca o Anzino - da Ansiola.
In tutte le pergamene medioevali note e nei documenti successivi
compare però sempre come Anzola, e non vi sono tracce della
misteriosa Antiola.
Qualunque sia l'origine del nome, i sei fattori della chiesa di
Vergonte (Domenico, Lupo, Martino, Domenico,
Giovanni Battista e Albino) che nel 1006 lavoravano le quattro
masserie di cui si componeva la terra di Anzola, discendeano
probabilmente dai primi coloni insediati dalla chiesa pievana o dal
monastero di Pavia, che risulta aver posseduto in quei tempi terre e
pesehiere anche a Migiandone ed in altri luoghi della valle.
I coloni vivevano dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento,
come rivela il canone stabilito in formaggio - cento libbre - da
versare ogni anno nei giorni precedenti o successivi alla festa di
Sant'Andrea (30 novembre): scadenza posticipata rispetto a quella di
San Martino (11 novembre), tradizionalmente fissata
come termine dell'annata agraria. Ma oltre ai proventi della terra
vivevano della caccia e dei frutti, forse meno stentati, della
pesca.

SITO DEL COMUNE :
http://www.comune.anzoladossola.vb.it/ |